“Cari i miei pischelli”

– I figli che non ho mai avuto –

Titolo un po’ frivolo, parrebbe poco serio ma volutamente giocoso, ma che racchiude un preciso quanto sottile (e “prezioso” per me) significato.

Una riflessione che nasce semplicemente dalle mie sensazioni ed emozioni.

Da alcuni anni, svolgo un lavoro che mi porta ad essere in contatto con bambini e ragazzi: ciò che a pensarci, “relazionarsi” con i giovani, mi è sempre piaciuto, fa quasi parte del mio DNA: arrivo così ad apprezzare il mio attuale ruolo di collaboratore scolastico.
Cosa non sempre scontata, si può respirare una bella atmosfera in una scuola (“da sapere” costruirsi) che quest’anno ho raggiunto complice il buon rapporto anche con il personale docente oltre che con i ragazzi, alcuni dei quali conosco se non addirittura figli di miei amici.

Tralasciando altre realtà in cui mi metto in gioco, è qua che largamente manifesto la mia sensibilità per i fanciulli, sulla falsariga del ‘Buon padre di famiglia’ riversando forse quel ‘qualcosa’ che mi realizzerebbe.

Proprio la tendenza insita di mantenere questo tipo di legame consente a chiunque di alimentarlo. Del resto, è il fanciullino che è in noi (cit. Pascoli) che tenta di ‘farsi strada’ ed emergere, alla stregua della nostra età e .. storia.

Per ciò si aggiunga che la capacità di dialogare anche in maniera empatica con loro e l’essere disponibili con i professori sono secondo me punti fermi per una gratificazione del “fu” bidello.

Riuscire a mantenere un rapporto di questo tipo anche quando si è adulti, quando “si passa alla maggiore età”, è importante e funzionale e alimenta comunque la crescita del proprio io; non cristallizza cioè la persona a quello che è ma crea una sorta di continuità con la sua giovinezza … i ricordi.

Empatia

Guardo attorno e vedo come un caleidoscopio; scruto sfacettature di Vita Esperienze vissute che parlano in silenzio di sé.

Quasi internate rimangono assopite e nell’oblio confondendosi ma lasciando traccia nei propri pensieri, nei propri ricordi.

Maschere del nostro io Spilli dietro cui poter mascherare le nostre nefandezze le cose assopite.

Voci che tutt’attorno nessuno ascolta. E nessuno dà conforto.

Talento non innato ma da saper coltivare.

Mi pongo disinteressatamente alla finestra offrendo il mio orecchio e le mie esperienze.

Conscio che possa risuonare in chi cerca.

L'arte dello 'scrivere semplice'

Letto ? Capito ?? … Ok, partiamo !

Quante volte pensiamo di “avere le carte in regola” per fare, pensiamo di aver capito, di potere e riuscire a scrivere bene ? Se non accorgersi dopo i primi (un pò) di tentativi che qualcosa non torna !! …
‘Ma come ! .. Ho seguito alla lettera le indicazioni, il mio ‘ABCDeario’; e ora non vedo “ritorni”, …, apprezzamenti, riscontri positivi …; ciò dopo (casistica non isolata) essersi (s)venduti (insana ma ricorrente pratica in chi si butta nella cerchia) !

Vediamo: ma tu come approcci alla capacità di sviluppare, (ri)creare testi/contenuti ?
Ci sono infatti alcuni punti fissi che non vanno sottovalutati nell’arte del copywriting.
Saper scrivere semplice è un obbiettivo che il copywriter in particolare deve riuscire a raggiungere; sembra un paradosso ma quello che segue è uno scotto che si paga inevitabilmente: “difficile raggiungere la semplicità“.
Il perché trova risposta nella ragione che quando scriviamo, o meglio riscriviamo, utilizziamo vocaboli, verbi, ecc. “nostri”, quasi riversando sulla tastiera quanto ci viene in mente ! Ma scrivere semplice richiede inevitabilmente il saper mettersi al livello del lettore (alla stessa finestra); ciò vuol dire che il nostro elaborato deve essere ‘limato’, smussato, liberato da elementi che abbiamo ritenuto utile aggiungere ma che alla fin fine non rendono chiari i concetti.
Al centro il lettore: ‘scrivere semplice‘ è sinonimo di empatia: mettersi alla finestra; abbandonare – per usare un eufemismo – la nostra “linea” in favore di chi legge. Una buona ricetta per dare continuità (“sopravvivenza”) al proprio blog e anzi aumentarne le visite, in un certo senso renderlo ‘competitivo’ e perché no’autorevole’.

Attenzione però: scrivere semplice non vuol dire sminuire lo scrivere ! … bensì liberare un qualsivoglia testo da tutto ciò che è superfluo senza però intaccarne la sostanza.
Una bella metafora è di considerare il web writer come uno scultore che, trovandosi dinanzi un blocco di marmo (‘prima bozza’) la smussa, la ritocca con lo scalpello ripulendo la pietra iniziale facendo così emergere chiara la figura che è al centro.

Ci sono alcuni punti focali che devono essere tenuti presenti per scrivere meglio:

  1. Usa frasi attive. Essere diretti ed evitare enunciati complessi.
  2. Scelta delle parole. Un ruolo chiave nell’arte del copywriting sta proprio nella scelta delle parole
  3. Impara a usare i verbi. Colta la centralità nella frase del verbo, è opportuno utilizzare verbi diretti in modo cioè da rendere chiaro il messaggio.
  4. Il nucleo della frase. La frase deve essere costruita in modo tale da rimarcare la vicinanza tra soggetto e verbo.
  5. Sviluppo dell’idea. Concentrarsi sul concetto da comunicare; e in base a ciò, strutturare il nostro articolo “step by step”; così ogni frase conterrà un messaggio, ogni paragrafo un concetto.
  6. Evitare frasi troppo lunghe. Se le frasi brevi aiutano la leggibilità del testo, ciò non vuol dire rinunciare a prescindere ad utilizzare quelle più lunghe. O meglio, utilizzarne sì ma sempre tenendo ben presente la semplicità del testo.
  7. Non usare equivalenze. Ovvero evitare di utilizzare parole similari con lo stesso significato a breve distanza.
  8. ‘Emotività’ indispensabile. Per dare più enfasi a ciò che scriviamo occorre puntare sul fattore emotività nello scrivere in modo tale da attirare realmente l’attenzione del lettore.

Ma scrivere semplice non è affatto facile: non si impara l’arte su due piedi. E’ proprio qui che subentra il fattore “empatia“: mettersi cioè dalla parte di chi legge non soddisfare solo la nostra esigenza di comunicare.

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