Perché l’Email Marketing è meglio del Social Media Marketing ?

(lunedì 6 luglio)

Fra le tecniche di marketing online (‘Affiliate marketing’, ‘Email marketing’, ‘Social Media Marketing’, ‘Content marketing’, ‘SEO’, ‘Influencer marketing’, Viral marketing’) se ne può apprezzare una che si dimostra particolarmente efficace quanto a tempi di risposta.

L’Email Marketing è tutt’oggi, e probabilmente lo sarà per molto tempo ancora, il canale primario di lead generation utilizzato dalla maggior parte delle aziende perché garantisce un ritorno d’investimento sicuro e “in tempi celeri”.

Valore indiscutibile del marketing online è di riuscire a raggiungere un pubblico potenzialmente ampio e, dati alla mano, questa tecnica è una “cassaforte” all’uopo.

L’email marketing consiste in tutte quelle attività che prevedono l’invio di messaggi di posta elettronica, commerciali e/o promozionali, al fine di acquisire nuovi clienti nel pubblico, fidelizzare quelli che si hanno già e spingerli con un invito (call-to-action) a eseguire un’azione (es. acquistare un prodotto, utilizzare un servizio, etc.). Il che è poi il processo del funnel.
Ricorrendo alla tecnica dell’email marketing comunque, bisogna fare attenzione a non cadere nella pratica dello spamming, ovvero l’invio assillante e continuo di messaggi pubblicitari: questo potrebbe infastidire gli utenti e produrre risultati negativi rispetto alle intenzioni.
Per inviare messaggi pubblicitari è possibile utilizzare vari servizi, ad esempio i famosi MailChimp e CleverReach, i quali offrono strumenti avanzati nella gestione dei messaggi e per effettuare campagne di marketing.

Si può parlare allora di un “primato” del marketing online alias Web Marketing ? Potrebbe essere, guardando alle consuetudini dell’utente medio, sempre più fuori casa e connesso per necessità ad internet e ai dispositivi mobile per trovare risposta alle sue necessità (approfondimento).

Altra voce importante nel panorama del marketing online e che trova sempre più riscontri con il proliferare dei social network è il social media marketing (SMM). Il suo successo dipende principalmente dal fatto che permette alle aziende e ai clienti (= utenti interessati) di interagire fra di loro.
Questo offre dei benefici per ambedue i soggetti: da una parte le aziende hanno la possibilità di condurre campagne di marketing mirate, scegliendo il pubblico (target) da raggiungere; dall’altro i clienti possono esprimere liberamente le proprie opinioni su un certo prodotto o un servizio con le recensioni. Sui social network è possibile promuovere i propri prodotti e servizi a pagamento, avviando campagne pubblicitarie mirate, che permettono di selezionare il pubblico che si vuole raggiungere, aumentando in questo modo le probabilità di rendere visibili i post a persone realmente interessate al contenuto proposto. I social media sono fortemente associati a una strategia dei contenuti, solitamente di tipo organico (cioè non a pagamento), impensabile in una strategia di Marketing Digitale (che non includa cioè anche la pubblicità a pagamento). Mentre una campagna di Marketing Digitale si realizza in vari modi (pubblicità su Internet, annunci per cellulari, TV, SMS e così via) una strategia di Social Media Marketing rimane sempre e comunque circoscritta all’ambito dei social.

Non deve trarre in inganno che il solo “mettersi sui social media” significhi che così si sta già facendo Marketing Online e che tutto si esaurisca lì: nient’affatto ! I social media sono, infatti, una delle tante attività che è possibile fare nell’ambito del più ampio gruppo di azioni dell’Online e Digital Marketing. Quindi, è solo mediante l’ausilio di determinate tecniche – SEM, e-mail marketing, remarketing, pubblicità su canali o piattaforme digitali, pubblicità a pagamento – che si realizza l’effettiva promozione.

È più importante puntare nel Marketing Digitale o nel Social Media Marketing? Su cosa un imprenditore deve investire per far conoscere la propria attività e i propri prodotti ? La risposta è strettamente correlata alla tipologia dei prodotti e servizi che si intendono promuovere: a casi in cui una attività di SMM può essere più che sufficiente, se ne contrappongono altri che necessitano del supporto di una strategia di Digital Marketing efficace. Tutto dipende dal risultato che si vuole raggiungere e dalle ambizioni che si hanno. Va però notato che implementare il Social Media Marketing all’interno di una più strutturata strategia di promozione sul web garantisce maggiori probabilità di successo.

Anche se entrambe le strategie sono molto efficaci prese singolarmente se ben impostate ed utilizzate possono, integrate fra di loro, amplificare i risultati in maniera esponenziale. Questo suggerisce che, se si desidera migliorare il coinvolgimento del nostro pubblico aumentando i tassi di conversione, l’utilizzo dell’Email Marketing e la sua integrazione con i Social, ed in particolare con Facebook, potrebbe essere uno dei migliori percorsi da intraprendere.

Se un tempo la strategia di invio delle email consisteva semplicemente in un invio massivo della stessa email a tutti i contatti di una mailing list, oggi l’email marketing è una tecnica di digital marketing all’avanguardia, articolata, dinamica e altamente professionale.
La tecnica che utilizza l’email è la regina dei canali di marketing con un ROI cospicuo (3.800%). Le email permettono di accelerare il processo di conversione degli interessati in clienti e agevolano – come detto – l’interazione e la fidelizzazione.


Una sinergia fra le strategie di email marketing e social media marketing genera potenza e, quindi, risultati. Ad esempio, validi suggerimenti sono quelli di aggiungere le icone dei social network alle email, promuovere la presenza sui social del brand, promuovere il contenuto stesso delle email sui social, offrire incentivi (chiedere ai propri affiliati di invitare i loro contatti a mettere “Mi piace”sulla pagina dell’azienda in cambio di scontistica sugli acquisti).

“Sottile linea rossa” fra Web Marketing e Digital Marketing

(mercoledì 1 luglio)

Oggigiorno le dinamiche sociali, il livello di competitività tra le imprese, il modo di interagire stesso e le esigenze dei consumatori hanno sovvertito le strategie aziendali: il successo sta ora nella comunicazione digitale e nel rivolgersi in particolare in maniera efficace al proprio target (nel frattempo sempre più social, che si aggiorna tramite dispositivi mobile e il web).

Con alla base queste nuove esigenze e aspettative, due sono le tendenze “operative” già avviate da alcuni anni, settori in fermento da questo punto di vista: il Digital Marketing e il Web Marketing; ma cosa li distingue? è nato prima l’uno o l’altro ? In effetti, “una sottile linea rossa” sta tra i due termini che spesso vengono utilizzati erroneamente come sinonimi: operativamente, una sottile sfumatura infatti li distingue.

Possiamo affermare che il suffisso ‘web’ indica un sottoinsieme del Digital Marketing: quest’ultimo ingloba l’insieme di azioni e strumenti di promozione che hanno a che fare col digitale; pertanto, il ‘Web’ si conclude ne è una branca.
L’imperativo appare dunque non utilizzare più “Web Marketing” al posto di “Digital Marketing” e viceversa !
Tenendo presente la situazione attualizzata del mercato e delle dinamiche correlate, il Digital Marketing fa riferimento alle azioni messe in atto da azienda o professionista per pubblicizzare beni e/o servizi che hanno a che fare con il mondo del digitale (ad es. dalle offerte commerciali alle informazioni utili per fidelizzare i clienti).

Web Marketing fa riferimento alla sterminata varietà di attività del World Wide Web per raggiungere il comune fine di promozione e pubblicità di beni attività che, pur convergendo in sostanza tutte nel digitale, circoscrivono un ambito più definito: il web; quindi ad esempio fare web copywriting, seo, inbound marketing, leads, social media marketer è fare web marketing.

Fare marketing su Internet “Web Marketing” – all’interno di cui stanno strumenti anche innovativi – si può etichettare come “Marketing Online

(tradizionalmente qui rientrano: Affiliate marketing, email marketing, analytics, content marketing, SEO, influencer marketing, viral marketing). Sempre più aziende e associazioni si rivolgono a questa metodologia di marketing non solo perché risulta essere il modo più conveniente per connettersi con i propri clienti/utenti ma anche per attrarne di nuovi tramite opportune strategie di funnel e conversione _.

Investire semplicemente sui canali di comunicazione del web marketing non appare però esaustivo al fine di averne poi la padronanza: è opportuno conoscere i fondamenti per investire al meglio le proprie risorse e farsi conoscere dal proprio target per i prodotti/servizi offerti.

Definire il web marketing come “marketing applicato al web” è però limitato, non dà spazio alla sua varietà. Il web marketing è un insieme di strumenti, tecniche e metodologie di marketing utilizzati/e per la promozione di una marca e/o prodotti e servizi attraverso internet. Esso include l’uso di social media, motori di ricerca, blogging, video e email. Normalmente le attività di web marketing si traducono prima nella pubblicazione di un progetto web, poi nella realizzazione e promozione di un sito internet.
Il web marketing è destinato ad essere sempre più importante nei prossimi anni: come consumatori si prenderanno le nostre decisioni sempre di più online; si spende sempre più tempo in internet, ci intratteniamo sempre di più sui motori di ricerca, su mobile e sui siti web per ottenere ciò che vogliamo. Allora, un’azienda che vuole vendere i propri prodotti e servizi deve essere in grado di:
– intercettare i suoi possibili clienti su questi canali;
– online deve saper comunicare con loro per influenzare positivamente le decisioni, affinché acquistino prodotti e servizi di questa azienda.

I canali di marketing sono tutte le piattaforme, gli strumenti e le strategie a disposizione del business per comunicare con la loro target audience (“pubblico profilato”) allo scopo di vendere i propri prodotti.

Perché abbiano successo, le imprese devono saper scegliere il giusto “marketing mix” di strategie, ovvero attuare un’efficace comunicazione di marketing. I consumatori vogliono oggi brand di cui fidarsi, comunicazioni che siano personalizzate e rilevanti, e offerte ritagliate sui loro bisogni e preferenze.
Dal punto di vista delle PMI, assume particolare importanza per le micro-attività in quanto con azioni di marketing online anche queste possono intraprendere campagne di rispetto.
Rispetto al marketing tradizionale, il web marketing potendo contare su validi strumenti mediante cui monitorare in maniera pressoché costante l’attività consente ai web marketer di apprezzare in tempo reale cosa funziona ed eventualmente apportare correzioni alla strategia adottata.
Fare marketing oggi significa pensare una strategia per posizionarsi sul mercato e successivamente implementarla attraverso gli strumenti a disposizione.
Prima di cominciare a utilizzare qualunque strumento di marketing e decidere di investire in una qualsivoglia campagna, è indispensabile definire il proprio posizionamento sul mercato: la prima cosa da fare quindi è guardarsi intorno e cominciare un’analisi della nostra concorrenza.

I vantaggi del marketing online rispetto al marketing tradizionale:

Costi ridotti: usare internet per connettersi con il proprio target clienti è meno oneroso rispetto ad una promozione attuata tramite i media tradizionali.
Alta focalizzazione: il web marketing consente attraverso gli Analytics e altri tools di targettizzare i clienti non solo in base a caratteristiche demografiche, ma anche psicografiche ed emozionali (cioè sulla base di interessi, valori, caratteristiche personali ecc.).
Analytics: il web marketing facilita il conseguimento di risultati statistici senza il sostenimento di costi aggiuntivi.
Opzioni multiple: gli strumenti di advertising sono diversificati e includono pay-per-click advertising, email marketing e integrazioni di ricerche locali (come Google Maps).


Per contro, il Digital Marketing è il ramo del marketing che, volgendosi prevalentemente su internet attraverso siti, canali web e social e piattaforme di e-commerce studia il mercato, il comportamento e l’interazione degli utenti.
Differisce dal marketing tradizionale perché consente la promozione online di prodotti ispirandosi a principi di comunicazione pubblicitaria.


Il Digital Marketing comprende diverse branche come Content Marketing, SEO, SEM, DEM, Social Media Marketing e E-Commerce Marketing ed è oggi considerato il settore maggiormente in crescita sia in termini di fatturato che di posizioni lavorative generate ogni anno.

Avere una strategia di marketing efficace è fondamentale per riuscire a posizionarsi sul mercato sapendo di avere a disposizione strumenti sempre più oculati.

Esiste una sterminata varietà di strategie di marketing online che possono essere adottate. Prima che queste diventassero fruibili ai più e disponibili, un business poteva essere attuato a fronte di pubblicità e sponsorizzazioni, dunque era necessario fare un investimento per poterle attuare. Oggi basta disporre di un computer, una connessione a internet e ambizione per arrivare a dei risultati !
Un esempio è offerto dai Social: prima del loro avvento, poter comunicare in modo rapido con altri Paesi quando non altre parti del mondo era inimmaginabile. Il social media marketing consente invece di crearsi una rete di relazioni commerciali con una minima spesa.

Il 2020 ha messo a disposizione alcune strumenti tramite cui poter fare marketing gratuitamente, a fronte della varietà dei canali a disposizione: i Social Media (strumento ideale per avviare un’attività e tramite cui riuscire a realizzare una vera e propria connessione con il target di riferimento), gli Influencer marketing (collaboratori per la promozione del business, consapevoli di poterlo diffondere tramite i propri follower, e che poggia sull’importante leva delle recensioni e opinioni – cosiddetta prova sociale -), il Content marketing (cioè il processo che va dalla pianificazione alla pubblicazione e redistribuzione di contenuti interessanti e coinvolgenti per i proprio target), la spinta della Search Engine Optimization strategia di marketing utilizzata per cercare di posizionarsi nei primi posti delle pagine dei risultati dei motori di ricerca (SERP) facendo leva sull’interesse per i contenuti pubblicati, l’Email marketing, strumento completamente duttile e controllabile di pubblicità, che nonostante la sua non giovane età consente ancora di ottenere buoni ritorni d’investimento.

Fra le strategie di marketing in generale si sta facendo strada il concetto di prossimità.

Strategie di marketing in sintesi

Social Media Marketing

Scegli solo alcune piattaforme di social media su cui concentrarti.
Assicurati che ampia parte della tua target audience interagisca su questi siti.
Le relazioni sono più importanti delle vendite.
Sii consistente con il tuo programma di social media.
Influencer Marketing

Crea un’offerta allettante: cosa ci guadagnano?
Assicurati di ricercare gli influencer in modo approfondito prima di avviare collaborazioni.
Attieniti agli influencer più piccoli, per iniziare.
Sii proattivo e contatta diversi influencer.
Sviluppa relazioni a lungo termine con gli ambassador.
Content Marketing

Concentrati sulla produzione e la condivisione del valore.
Intrattieni il tuo pubblico o insegna loro qualcosa.
Riutilizza i contenuti per diversi canali e piattaforme.
Investi nel lungo termine.
Search Engine Optimization

Ricerca parole chiave efficaci che il tuo target di riferimento sta già cercando.
Ottimizza il tuo sito web e i contenuti per queste parole chiave.
Aggiorna e rinnova continuamente i vecchi contenuti per garantire che rimangano pertinenti.
Email Marketing

Crea un lead magnet avvincente per indurre le persone ad iscriversi alla tua mailing list.
Segmenta la tua mailing list in gruppi in modo da poter prendere di mira strategicamente le persone in diverse fasi del percorso dell’acquirente.
Inizia utilizzando modelli di email efficaci per risparmiare tempo.

Come fare marketing online: 11 strategie in un’infografica

Sinergia fra User Experience e SEO

(venerdì 19 giugno)

Se fino a non più di due anni fa la SEO poteva essere considerata a tutti gli effetti una scienza abbastanza rigida nelle regole e nelle metodologie, circoscritta alla valutazione di pochi parametri come argomentazioni e strumenti a disposizione, solo da tempi più recenti sta mostrando continue mutazioni le quali vanno comunque sempre a interessare quella che è l’essenza della scienza stessa, rendendola però più lungimirante: se il fine ultimo è il miglior posizionamento di un sito ciò viene fatto in virtù delle effettive esigenze dell’utente/buyer personas.
Agli albori di Internet il web appariva come un mondo da scoprire in cui veicolare l’utente navigatore. Ora si assiste invece a una sorta di rovesciamento dei fronti: se cioè in principio era il web a presentare i contenuti agli utenti, ora la logica è che siano loro a disegnare il “percorso digitale” da intraprendere in base alle proprie esigenze. Oggi gli utenti navigano scientemente e sanno cosa cercare, dove andare, cosa vogliono: il sito web deve quindi essere davvero all’altezza delle loro aspettative, ora la logica è che sono loro a selezionare il “percorso digitale” da intraprendere.
Se l’utente è diventato più esigente nelle proprie ricerche, di conseguenza i motori di ricerca si sono adattati, modificando l’interpretazione delle ricerche e il modo di mostrare i risultati desiderati.
Da questo punto di vita, l’algoritmo di Big G subirà nei prossimi mesi (si parla comunque del 2021) un nuovo “scossone”; senza creare panico, un affinamento dove saranno premiate l’interazione e l’usabilità del sito .

Il web marketing dunque si conforma sempre più sull’utente, e in futuro le strategie aziendali adottate giocheranno su un dualismo oramai innegabile, quello fra SEO e UX per ottenere più vendite.
E’ allora necessario che la visibilità sui motori di ricerca sia massimizzata. In che modo ? Semplice, ottimizzando il sito.

Seo e UX si danno la mano

La User Experience fa riferimento alle attività di progettazione del sito messe in atto per ottenere la soddisfazione dell’utente (lavorare sull’UX vuol dire mettere in risalto la qualità intrinseca della risorsa con accessibilità, usabilità – “concentrato” di efficacia, efficienza e soddisfazione -, architettura dell’informazione); accorgimenti che si riflettono poi sulla SEO. Infatti, se la UX mira a coinvolgere i visitatori una volta approdati sul sito mediante l’implementazione di una struttura ad hoc, la SEO si focalizza sugli elementi esterni e sulla struttura del sito al fine di portare traffico.

Ecco che invece di porsi in competizione, i settori della Search Engine Optimization e della User Experience agiscono entrambi nell’intento di fornire un’esperienza ottimale ai vari livelli della navigazione web.
Il nuovo algoritmo di indicizzazione terrà conto di nuovi parametri legati al grado di soddisfazione che il sito offre all’utente per determinare l’assegnazione del ranking.
Dunque, un’analisi oculata delle prestazioni di un progetto web oggi deve valutare il legame tra User Experience e SEO. Combinare una buona progettazione della UX con l’ottimizzazione per i motori di ricerca, questa è la chiave del successo !
La sinergia fra i due diversi approcci si rivela fondamentale al fine di avere esperienze ottimizzate per gli utenti. Si può constatare che la SEO mette a disposizione i dati necessari agli addetti alla User Experience per sviluppare esperienze customizzate; per contro, la UX, puntando sulla conoscenza della struttura del sito e l’ottimizzazione dei contenuti necessarie, consente ai primi di assumere decisioni importanti al fine di raggiungere il miglior posizionamento nelle SERP (Search Engine Result Page).

Un tempo il lavoro di posizionamento per i motori di ricerca si basava sulla pura e semplice suddivisione tra le tecniche di link building e keyword research. Ciò è ancora valido, seppur con sfumature differenti, ma sempre con un occhio di riguardo a ciò che fa l’utente quando arriva sulla pagina web.
Invece di essere in competizione, i comparti SEO e UX convergono nell’intento di guadagnarsi la soddisfazione dei clienti; ne consegue che le due metodologie sono dunque complementari.

Mentre la SEO è importante per mettere in luce le tendenze dell’utente tipo, una user experience vincente è fondamentale per la permanenza degli utenti che hanno deciso di visitare un determinato sito. Il rischio è però che se non riescono a trovare velocemente le informazioni che stanno cercando, presto abbandoneranno quel sito web senza convertire.

Se la SEO si focalizza principalmente su elementi esterni e sulla struttura al fine di migliorare il traffico, la User Experience mira prevalentemente a coinvolgere i visitatori una volta approdati al sito, implementando un design che riduca le distrazioni per massimizzare viceversa l’interesse del visitatore e dunque aumentare le conversioni.

La qualità della risorsa non è data solo dal contenuto; ed è in questo contesto che si inserisce l’User Experience la quale fa leva su accessibilità, usabilità, architettura dell’informazione, buona struttura del codice e altro ancora per massimizzare il risultato.

Uno dei punti su cui focalizzare l’attenzione al fine di ottimizzare il rapporto tra web usability e ottimizzazione per i motori di ricerca è la velocità del sito web. Le pagine devono cioè caricarsi nel minor tempo possibile, evitando che l’utente decida di andare altrove a causa dei tempi di caricamento.

Non dimenticare poi che il tuo sito web deve essere sì bello da vedere, ma facile da navigare; mai sacrificare la funzionalità per l’estetica, il che non ripaga il fine ultimo ovvero il riuscire a convertire.

Perciò occorre puntare su di una struttura snella e fluente, che offra da subito al cliente una chiara visione di ciò che il sito offre in funzione di quel che si cerca; puntare a una navigazione semplice e intuitiva, lavorando su un menu capace di accorpare solo ciò che serve.

Perché fare User Experience è importante in un progetto ?

L’esperienza utente (in inglese User Experience o UX) può essere intesa come la sommatoria di emozioni, percezioni e impressioni avvertite da una persona nel momento in cui si interfaccia con un prodotto o servizio. La User Experience (termine coniato da Donald Norman vent’anni fa) è quindi una sfaccettatura della progettazione che mette al centro le caratteristiche e i bisogni degli utenti.
Lavorando su un menu capace di riunire solo ciò che serve ciò dovrebbe aiutare nell’evoluzione dei siti web in modo da corrispondere alle consuetudini di navigazione degli utenti, ormai affinate. Tuttavia, il condizionale è d’obbligo: se da una parte i clienti sono diventati più selettivi nelle loro ricerche, dall’altra parte, sulla base di questi cambiamenti, i motori di ricerca si sono adattati, modificando l’interpretazione delle ricerche e il modo di mostrare i risultati.
Non è più possibile focalizzarsi solo sulle peculiarità della SEO o guardare solo alla UX.
Così, se in principio è stato il web a dettare il modo in cui gli utenti interagiscono con i contenuti, ora sono loro a richiedere che i contenuti abbiano determinati requisiti.
I tuoi potenziali clienti hanno una certa aspettativa quando interagiscono con il tuo business: sta all’azienda far sì che i siti web siano all’altezza delle previsioni. Per farlo è decisivo che ogni realtà imprenditoriale sappia combinare user experience (UX) e strategie SEO.
Gli utenti/visitatori hanno problemi specifici per i quali cercano risposte affidandosi ai motori di ricerca. Nel momento in cui trovano un sito che soddisfa le loro necessità, da quel sito web si aspettano una esperienza di navigazione che sia all’altezza.
Questo è il motivo per cui SEO e UX devono lavorare insieme:

  • La SEO si focalizza principalmente su elementi esterni e sulla struttura del sito web e agisce nell’intento di portare traffico.
  • La UX mira prevalentemente a coinvolgere i visitatori quando arrivano sul sito, mediante un design che lo catturi nella visita al fine di massimizzare le conversioni.


Analizzando la realtà, la UX si pone in stretta relazione con il futuro della SEO: mentre scopo di quest’ultima è mettere in risalto le tendenze dell’utente tipo, una user experience oculata è fondamentale per la permanenza dei medesimi sul sito.


La UX non solo influenza il modo in cui le persone percepiscono un sito web, ma può anche avere un impatto positivo sul modo in cui i motori di ricerca percepiscono l’authority del proprio sito, la sua rilevanza e la sua affidabilità, elementi che possono indirettamente migliorarne il posizionamento in SERP.

La SEO dispone dei dati che gli addetti alla User Experience utilizzano poi per progettare esperienze personalizzate per i clienti; viceversa, gli addetti della UX conoscono la struttura del sito e come puntare all’ottimizzazione dei contenuti, ciò che consente agli addetti alla SEO di prendere decisioni importanti per posizionare il sito nelle SERP (Search engine result page).

I Core Web Vitals: nuove metriche per il (buon) posizionamento in SERP

La già poliedrica e vasta gamma dei fattori di ranking (il complesso meccanismo, con cui gli algoritmi di Google stabiliscono il posizionamento di un sito, conta oltre 200 diversi elementi) si arricchirà con i primi mesi del prossimo anno di nuove metriche, annunciate a maggio 2020, destinate a testimoniare la crescente sinergia fra SEO e UX.

L’algoritmo di Big G subirà nei prossimi mesi un nuovo “scossone”; senza creare panico si tratterà di un affinamento con l’attenzione rivolta a premiare l’interazione e l’usabilità (“concentrato” di efficacia, efficienza e soddisfazione) del sito. L’User Experience fa riferimento alle attività di progettazione del sito messe in atto per ottenere la soddisfazione dell’utente (lavorare sull’UX vuol dire valorizzare la qualità stessa della risorsa con accessibilità, usabilità, architettura dell’informazione). Accorgimenti che si riflettono poi sulla SEO.

Se la UX mira quindi a coinvolgere i visitatori un volta che sono approdati sul sito mediante l’implementazione di una struttura ad hoc, la SEO si focalizza sugli elementi esterni e sulla struttura del sito al fine di portare traffico. Invece di essere in competizione, i comparti SEO e UX agiscono entrambi nell’intento di fornire un approccio soddisfacente a diversi livelli per la navigazione dei clienti. Di fatto, SEO e UX sono due facce della stessa medaglia.

Il motore di ricerca Google ha annunciato che essi rientreranno tra i parametri di riferimento dell’algoritmo che determina il posizionamento dei siti. La casa di Mountain View ha precisato che le metriche adottate non rimarranno costanti bensì potranno cambiare nel tempo in funzione del grado di accuratezza (e di risposta al cliente) nella pagina web.
Nell’algoritmo di Google si apprezza sempre più la sinergia fra la SEO e la User Experience, tramite i Core Web Vitals. I Core Web Vitals (letteralmente Segnali Web essenziali) rappresentano dei segnali di qualità che misurano la navigabilità di un sito dal punto di vista dell’esperienza utente.

Posto ciò, intuendone il valore basilare, i marketer hanno imparato a usare SEO e UX insieme per portare lead qualificati e accrescere le conversioni dei loro siti.

Ciò grazie a tre metriche : velocità di caricamento della parte iniziale della pagina, l’interattività del sito, vale a dire il tempo di risposta del sito alla prima richiesta di interazione dell’utente, la stabilità visuale, ovvero la frequenza con cui si verificano eventuali spostamenti nella visualizzazione della pagina.
Già conosciamo fattori di posizionamento legati alla qualità della navigazione, come l’ottimizzazione per i dispositivi mobili, il protocollo di sicurezza HTTPS, Elementi intrusivi disturbanti come le pop-up e il corretto upload dei contenuti. Ora se ne aggiungono altri legati in particolare all’usabilità e si chiamano Core Web Vitals, già preannunciati agli inizi di maggio dal blog Chromium e progettati per misurare l’esperienza dell’utente che forniscono in termini di caricamento, interattività e stabilità visiva. L’elenco delle metriche comprenderà quindi:

Velocità di caricamento
Interattività
Stabilità del layout
Uso del HTTPS
Ottimizzazione per dispositivi mobile
Sicurezza della navigazione
Elementi intrusivi disturbanti (come pop-up)

Fattori Core Web Vitals

I fattori Core Web Vitals sono tre, identificati da degli acronimi: LCP, FID e CLS, e considerano i seguenti aspetti:

Largest Contentful Paint (LCP): misura le prestazioni di caricamento (loading);
quantifica la velocità di caricamento percepita, e nello specifico la velocità con la quale i primi elementi della pagina appariranno agli occhi dell’utente. Il punteggio LCP ottimale si attesta sotto i 2,5 secondi;
First Input Delay (FID): misura la reattività (interactivity) degli elementi di una pagina al primo caricamento da parte dell’utente. È una misurazione pertanto della percezione e dell’interattività della pagina web. Si misura calcolando lo scarto di tempo intercorso tra prima interazione dell’utente sulla pagina (per esempio, il clic su un link o su un bottone) e l’effettiva risposta del sito a questa interazione. Il valore deve essere inferiore a 100 millisecondi;
Cumulative Layout Shift (CLS): misura la stabilità visiva (visual stability), se la pagina è stabile una volta caricata, se cioè immagini, contenuti e pulsanti si spostano all’interno della pagina. È forse, dal punto di vista concettuale, la metrica più difficile da capire; viene calcolata con un punteggio che considera la somma degli spostamenti dei layout. Il punteggio ottimale si ottiene sotto lo 0.1.

Ricapitolando:

                     Buono          igliorabile            Scarso

LCP <2,5s 2,5s < x < 4,0s >4,0s
FID <100ms 100ms < x < 300ms >300ms
CLS <0,1 0,1 < x < 0,25 >0,25

Conclusioni

I Core Web Vitals sono un insieme di metriche che pongono dunque al centro l’utente, qualificando gli aspetti chiave della User Experience. Misurano le dimensioni dell’usabilità del progetto come il tempo di caricamento, l’interattività e la stabilità dei contenuti durante la fase di loading.

Si potranno misurare tramite gli strumenti di misurazione di Google : ad esempio PageSpeed Insights, Search Console e Lighthouse di Chrome.

Non sono immutabili, il che significa che potranno cambiare di anno in anno in base a ciò che gli utenti si aspetteranno da una buona esperienza di pagine Web.
Con questo aggiornamento, l’esperienza utente diventa fattore di ranking; se Google ritiene che il sito non offra una buona User Experience non lo classificherà così come è adesso.
La qualità del contenuto rimarrà tra i principali fattori ma, in una SERP ad alta concorrenza, le metriche UX potranno sancire la gerarchia tra i risultati.
Per contro, l’uso delle pagine AMP non sarà più stringente, considerato un requisito richiesto.
La convergenza tra le ottimizzazioni per la SEO e quelle per la User Experience nel 2021 sarà realtà.

Il nuovo algoritmo di indicizzazione terrà conto di nuovi parametri legati all’esperienza che il sito offre all’utente per determinare l’assegnazione del ranking.

L’esigenza di avere una buona esperienza di navigazione oggi è rimarcata dal fatto che la maggior parte del traffico arriva da mobile ed è proprio in questo senso che la loro ottimizzazione porta a un Web più fluido e scorrevole per gli utenti qualsiasi browser usino e orienta i siti a evolversi verso le loro aspettative.

Google userà soprattutto la mobile version di un sito per indicizzare e posizionare contenuti. Non solo però responsive e mobile friendly: occorre assicurarsi che la velocità sia in primo piano, ma non vanno sottovalutate la leggibilità del testo e l’usabilità degli elementi nella pagina web.

Il modello D2C come nuova soluzione di e-commerce

(sabato 2 maggio)

Oggigiorno è strategico per commercianti e aziende avere un sito e-commerce, per allargare il proprio business e guadagnare eventualmente nuovi segmenti di clientela; non averlo significherebbe rimanere svantaggiati rispetto alla concorrenza.

B2B2C Business to Business to Customer

Avviando un‘attività online ci si accorge subito che esistono diverse tipologie di e-commerce, designate con delle sigle. Questi acronimi hanno significati precisi che delineano la tipologia di business online. La diversificazione si basa su chi coinvolgiamo nel nostro piano di commercio elettronico. La transazione avviene con singoli soggetti o con altre aziende.


Schematicamente , parlando di “E-commerce” identifichiamo due soggetti distinti “B”, il business, che è l’azienda ossia il produttore, e “C”, il consumatore, il cliente finale privato come partita IVA. L’ultimo modello – di cui si parla nelle prossime righe -introduce un ulteriore connotato “D” il quale può essere ricollegato comunque al soggetto rivenditore.

Sul piano economico, si parla oggi più che mai di e-commerce e ancor più della sua vitalità e importanza nel futuro prossimo, quando le attività riprenderanno.
Una argomentazione che sta prendendo piede nel settore è quello del “D2C” (Direct to consumer).
Ennesima strategia di web marketing che riflette le tendenze attuali di mercato, riguarda i rapporti commerciali in cui la parte del “Business” è svolta da un pool di produttori rappresentati da una sola figura come “Rivenditore”.
Si tratta di un fenomeno che ha investito una fetta del mercato dell’ecommerce, seppur ancora allo stadio embrionale pertanto non molto diffuso.


Attualmente il “Direct-to-Customer‘ si è affermato coinvolgendo determinati settori come quello della moda ma anche del food i cui operatori, osservando le dinamiche oggigiorno incerte del canale della distribuzione, hanno guardato allo strumento dell’ecommerce ottenendo risultati rilevanti.

Il periodo “up” è stato favorito dall’impossibilità di Amazon (“la grande distribuzione” per eccellenza ai tempi del Coronavirus) di far fronte a tutte le richieste per cui una fetta dei consumatori si è rivolta a marchi minori i quali hanno così accentuato il D2C. Da alcuni anni il colosso cogliendone le potenzialità sta convincendo le sue imprese a convertirsi per diventare D2C.

Il mondo dell’e-commerce ci ha abituato a dover masticare diverse sigle, acronimi delle parti coinvolte nel rapporto commerciale: B2B, B2C, C2C, C2B:

B2B : “Business to Business”, a volte scritto BtoB. Con B2B si intendono tutti quegli ecommerce che vendono i loro prodotti a degli intermediari che poi venderanno al consumatore finale. L’ eCommerce business to business riguarda commerci elettronici tra aziende. È il giro d‘affari online più importante.
B2C : “Business to Consumer” anche questo a volte abbreviato con BtoC. In questo caso il modello di vendita è da azienda a consumatore finale, dove per consumatore finale non si intende solo il privato ma qualsiasi azienda è colui che utilizzerà il prodotto. È la tipologia di e-commerce più diffusa e conosciuta anche grazie a grandi aziende come Amazon. La sua diffusione continua ad apprezzarsi con il crescente utilizzo di internet. Non si traduce come ‘vendita al privato’: B2C significa che la vendita viene fatta all’utilizzatore finale (consumatore) sia esso azienda o privato.
La differenza fra le due tipologie descritte è sottile perché nel B2B le aziende vendono ad altre aziende (è intrinseca in questo caso una “doppia responsabilità”), B2C è il modello in cui le aziende vendono al consumatore (utilizzatore finale), a prescindere che sia partita IVA o privato.

Oltre questi schemi, che vengono adottati da una larghissima fetta del mercato (oltre il 90%), esistono poi altri modelli:

C2C : “Consumer to Consumer“, l’utilizzatore finale viene messo in relazione con un altro utilizzatore finale. Ad esempio buona parte delle transazioni che vengono fatte su eBay sono C2C. Tra le tipologie di e-commerce è uno dei più recenti. Nato grazie ai siti delle aste online, i siti c2c gestiscono l’”ambiente” dove gli utenti interagiscono per comprare online. È un modo facile e veloce per acquisire un prodotto necessario da un altro utente che non ne ha bisogno. La possibilità di risparmiare nel comprare e nel guadagnare sono le attrattive maggiori dell’e-commerce c2c.
C2B : Modello particolare, in cui sono i consumatori finali a offrire servizi alle aziende. Sono i consumatori a stabilire il prezzo del prodotto o servizio e le aziende possono accettarlo o rifiutarlo. Un esempio è quello dei portali di crowfounding, i siti che offrono la possibilità alle aziende di chiedere dei soldi direttamente agli utenti finali. L’e-commerce consumer to business è meno diffuso, meno conosciuto e ancora in crescita e non è sviluppato come le tre tipologie di e-commerce appena viste.

Quasi tutte le piattaforme e-commerce nascono per il B2C ma si adattano alle esigenze di mercato. E’ molto importate però avere le idee chiare sulle funzionalità che servono nella fattispecie in modo da potere capire se le soluzioni disponibili fanno al proprio caso o se è più opportuno ricorrere ad una soluzione personalizzata con conseguente aggravio dei costi.

Se il B2C è allora la forma più tradizionale del commercio elettronico, un processo per la vendita di prodotti direttamente ai consumatori, nel D2C, che si può definire come derivato da esso, senza oltrepassare o offendere la rete di rivenditori, Il produttore ha la garanzia di mantenere la vendita dei prodotti/servizi ma indirizza i consumatori verso i rivenditori predeterminati.