Trova il tuo ‘Buon samaritano’

 

Se nelle ultime settimane ci sono state proposte in varie sfacettature come ci si può atteggiare per “essere felici”, nell’ultima domenica la Sacra Scrittura proponeva la parabola del ‘Buon Samaritano’, la quale sottende anche al ruolo che ognuno di noi dovrebbe assumere in un contesto sociale, famiglia o comunità nel senso più squisito del termine.

Il passo segnato con questa pagina è fondamentale per ogni cristiano, richiamandolo non a ciò che Lui vuole ma a ciò che a lui medesimo fa bene, lo fa sentire parte attiva di una comunità, di una società, permettendogli anche di dare un senso al suo essere, di sentirsi “importante”, “utile”; forse anzi la pagina più “bella” del “vivere cristiano” dell’intero testo sacro. Facendo leva sul caso esemplare del cagnesco rapporto esistente fra Giudei e Samaritani, Gesù rileva dalla disponibilità a servire, “ad aprirsi” l’uno all’altro la valenza dell’essere prossimi. “Va’ e anche tu fà così”.

 

Nel mentre si legge mi è piacevole come d’abitudine figurarmi la scena che viene trasmessa e allora mi torna in mente la primissima volta alle scuole elementari in cui l’allora arciprete del nostro paese don Mario Binda nei suoi insegnamenti ci introdusse a questa preziosa e basilare pagina del Vangelo.

Il messaggio che traspira è chiaro. Ma allora, come porci dinanzi a questo ‘richiamo’ ? come io, te, ognuno di noi può ‘incarnare’, far suo questo verbo, questo modo di atteggiarsi ? Così come ‘anche il buon cristiano’ dovrebbe saper coltivare il talento dell’essere disponibili verso chi ci è vicino, a prescescindere da chi esso sia.

Un’esperienza nuova … un’asta !!

 

Raccogliendo l’annuncio potato qualche settimana fa su Facebook dalla testata di Varesenews (visualizzato in seguito all’aver messo il famoso ‘Mi piace’ sulla pagina), ieri mattina mi sono recato all’aereo porto di Malpensa (Terminal 2) dov’era in programma un’asta degli oggetti smarriti (!!!) dai viaggiatori, spinto dalla curiosità di assistere ! …

Giungo allo scalo della brughiera di buon mattino e girovago un po’ fra i due poli della stazione, realizzo poi che dal Terminal 1 mi devo recare al Terminal 2 (mi era sfuggito dal volantino !). Arrivo in uno stanzone stile aula magna dove alla spicciolata si raggruppano un 400 persone (!!!); già anzitempo, era stato reso disponibile online l’elenco dei lotti all’incanto: quasi 150 ! Si va dall’abbigliamento, vestiti, giacche, giubbotti (anche di marca), borse, cappelli, ai cellulari, agli orologi, agli articoli di elettronica, … Non nascondo che comunque c’era qualche interesse ‘in seno stretto’, ma in effetti m’incuriosiva questa esperienza.

L’asta ha inizio 10’ dopo l’orario indicato; il notaio diligentemente e scorrevolmente, procede ad elencare gli oggetti secondo l’ordine prestabilito. Opinione poi condivisa con altri presenti, i pressi spesso schizzano all’impazzata, con una oscillazione media dal 60-70% al 5-600% (!!!!).

Constato la presenza di numerosi marocchini pronti per lo più ad accaparrarsi (anche a suon di rilanci) vestiario, occhiali, cellulari e bigiotteria da reimmettere nel loro giro d’affari o comunque personaggi che hanno già le ‘mani in pasta’., altri che magari agiscono su delega di altri interessati.

Arriva poi un blocco più o meno nutrito di oggetti tecnologici, verso cui è orientata l’attenzione di parecchissimi: computer (qualche Mac – direi buono – e diversi pc – un po’ datati – anche in bundle), iPad, iPod, qualcosa di musica. Io comincio a rilanciare, individuando il primo interesse che avevo messo sulla mia lista: l’i-Pad (e riesco poi ad aggiudicarmene uno !!).

Conclusa la lunga seduta dell’asta, occorre poi rimettersi in fila per procedere al pagamento e fatturazione di quanto acquistato. Infine, dopo un quasi due ore , finalmente si mettono le mani sull’ambito oggetto prescelto J (l consegna avviene in un altro locale, ubicato quasi giu giu agli inferi !).

Cosa mi è rimasto ? Beh, sicuramente l’i-Pad (ora bisogna vedere se si accende !!!)di aver conosciuto gente nuova (e amicizie ???,Filomena Ferraiuolo  J); opinione condivisa invece che si poteva evitare la lungaggine della seconda fila, per cui avrebbero potuto organizzarsi meglio, anche se è poi un commesso stesso a ‘zittire’ i rimasti portando a giustificazione esigenze di fatturazione da rispettare.

Caleidoscopio sociale

Riporto un post di una mia conoscente … che fa pensare:

 

Scusate se non ho figli… riflessioni sulla condizione di non madre

Quando una donna non ha figli, le cause e le situazioni che determinano questa condizione possono essere le più disparate.
Supponiamo che la donna in questione abbia un partner, compagno o marito non è importante, in questo caso la prima possibilità è che entrambi, oppure solo lei o magari solo lui, non desiderino in alcun modo avere figli, per cui l’evento non avrà mai luogo con buona pace, si spera, di entrambi gli individui.
Supponiamo invece che i due malcapitati non riescano in alcun modo a procreare nonostante le più buone intenzioni, in questo malaugurato caso la cosa può essere vissuta serenamente, quasi mai, ma si cerca di lasciare che la natura faccia il suo corso e ci si rassegni al fatto che non sia destino, oppure la cosa non sia vissuta assolutamente con rassegnazione, quindi si decida di dare il via ad un impietoso massacro sul proprio corpo, ormoni a nastro, operazioni complicatissime di inseminazioni varie, ma nonostante tutti gli sforzi e le sofferenze ahimè il prodotto sia pari a zero e quindi il risultato finale sia spesso la disperazione più nera, alla quale si cerca di far seguire una rassegnazione oserei dire incazzata, inevitabile, ma molto, molto incazzata.
C’è poi il caso della donna single e anche qui vanno distinte delle situazioni ben precise, ovvero la donna single convinta per eccellenza, che piuttosto che portarsi a casa un partner e ancor di più un figlio, se la farebbe cementare… di solito questa tipologia di donna predilige la figura dell’amico per soddisfare le esigenze corporali, ma farebbe carte false per non perdere la sua indipendenza che vale più di qualsiasi altra cosa.
Poi c’è la donna single diciamo per scelta degli altri, o per pura sfortuna, che farebbe qualsiasi cosa per avere in cambio uno straccio di marito e minimo minimo due pargoli, ma ahimè qualche causa sconosciuta (è ‘na cozza? è acida come lo yoghurt scaduto? è semplicemente sfortunata nel trovare con il lanternino tutti gli uomini più bastardi del mondo?) le impedisce di socializzare con il genere maschile, per cui in mancanza di materia prima oserei dire ‘essenziale’ non riesce a procreare.
In tutti questi casi comunque, a parte la convivenza con un malessere quotidiano portato più o meno bene, la donna senza figli è destinata a fare ben presto la conoscenza di una cosa che non l’abbandonerà mai più nella vita e di cui non poteva immaginare il livello che potesse raggiungere ossia la cattiveria della gente, le lingue taglienti di persone anche le più insospettabili che costantemente giudicano la sua situazione, ergo non si esimono dal farsi i cavoli loro manco fossero stati abilitati dal Supremo ad additarla come un essere di serie B solo perché non sta portando avanti la specie umana.
Se per caso hai osato dire che tu e il tuo partner non volete avere figli, sarete subito catalogati come dei mostri egoisti senza senso della famiglia, poi non importa sapere il perché di questa vostra scelta, non sfiora neanche minimamente il cervello di queste persone, ammesso che ne abbiano uno, pensare o solo immaginare che la vostra scelta è dovuta a un disagio interiore che vi fa vivere il ruolo di genitori come inadeguato alle vostre capacità, la paura di non essere in grado di sostenere un simile ruolo magari psicologicamente o economicamente, perché non pensare anche a questo visto la situazione che stiamo vivendo… ma no, non è così, voi siete dei mostri, punto e basta.
E che dire poi se tu e il tuo partner ci state provando da mesi, da anni e sto’ cavolo di bambino non arriva o peggio l’avete pure perso e ti trovi davanti il parente, magari al classico battesimo del figlio di tuo cugino, il quale non vede l’ora di farti la fatidica domanda ‘e voi, a quando il lieto evento?’, ovviamente davanti ai 200 invitati che improvvisamente rivolgono il loro sguardo impietoso su di te e tu, che stai cambiando tutti i colori dell’arcobaleno in volto e non sai cosa rispondere, ti senti anche incalzare sempre dal parente pirla che aggiunge pure, rivolto di solito ai tuoi suoceri, ‘dai, non vorrete far aspettare a lungo questi due poverini per diventare nonni’ e a questo punto vorresti scavare una buca ma solo per seppellire il parente e tutti i 200 invitati che nel frattempo annuiscono e concordano sul fatto che no, non si può far aspettare questi due poverini, devono diventare nonni al più presto.
E che dire della stronza di turno, perché in questi casi esiste sempre, che fino all’altro ieri era nella tua stessa condizione e improvvisamente non si sa per quale miracolo diventa mamma, non sapeva niente di bambini ma ora è praticamente diventata la Wikipedia dell’infanzia e che se per caso o meglio per sbaglio ti permetti di darle un consiglio, ti risponde con quella frase che la donna senza figli NON vorrebbe mai sentirsi dire ‘e ma tu non hai figli, quindi non puoi capire’… ma veramente sei stronza, è la frase che anche tu fino all’altro ieri non volevi sentirti dire e ora me la butti lì con una cattiveria inimmaginabile… e poi diciamolo, non è vero un cavolo che io non posso capire perché non ho figli, io capisco benissimo e anche meglio di te perché non sono coinvolta e quindi ho più razionalità per prendere una decisione che tu, mamma isterica, non riesci a prendere perché in quel momento non ci stai con la testa.
E poi ci sono i genitori, i suoceri e i parenti tutti, che ogni volta che ti vedono ti lanciano il loro sguardo ‘tenero’ e ti dicono ‘novità?’ e tu, fingendo di non capire per non ficcarti in un ginepraio da dove non ne usciresti più, rispondi ‘no, al lavoro sempre uguale’ e speri che non entrino nel dettaglio per non dover rispondere, dare spiegazioni, che poi non sei tenuta a dare perché nessuno ha diritto di chiederti nulla, tanto meno di metterti in imbarazzo con ipotesi e allusioni stupide.
Ebbene si, sono una donna senza figli, per scelta o perché non mi sono arrivati, perché non mi sono massacrata per averli, perché ho accettato il destino di non essere madre, perché per me c’è un tempo per tutto e per me quel tempo è già passato, perché mi ritengo comunque una donna di serie A, solare, positiva e pronta sempre ad aiutare tutti con una buona parola e con un sorriso, e vivrei questa mia situazione più che serenamente se solo le persone imparassero a rispettare la mia condizione, a non dire cattiverie, più praticamente a farsi gli affari propri e a non giudicare quello che non possono sapere.
Care madri, credetemi se vi dico che avete tutta la mia ammirazione, credetemi se vi dico che ho tutta la sensibilità del mondo per capire il vostro sacrificio e la vostra dedizione, ma capitemi se vi chiedo di non guardarmi con sospetto e con invidia perché io ho tempo per me stessa, perché se non avrò mai la gioia di tenere un figlio tra le braccia, ho deciso che dalla vita mi prendo tutto il resto.

 

Di corsa .. per la fiaccolata di Cavona

Da alcuni anni il gruppo di giovani di Cavona propone, alla vigilia della festa patronale per la Madonna della quale nel piccolo paese al centro della Valcuvia è presente un santuatio, una fiaccolata itinerante, con partenza da un santuario/convento tipico delle nostre zone; così a memoria negli anni passati si sono scelti i luoghi di Agra, S. Monte, Ardena, …
Quest’anno, l’interepido gruppo ha scelto di partire dal suggestivo Eremo di Santa Caterina, a Leggiuno.
Siamo in una dozzina di ragazzi a fungere da tedofori per questa simpatica iniziativa …, il percorso è di 17 chilometri per cui ognuno di noi deve percorrerr perlomeno un km .. a meno di ripescaggi !! Dopo la benedizione impartita dal nostro don Samuele nella chiestta interna, si parte e, dopo un ‘allineamento’ alla parte sottostante alla strada che conduce al Santuario, prende il via l’edizione 2012 della fiaccolata !!
Siamo accompagnati nell’impresa da un paio di furoni di appoggio per lasciare per strada gli staffettisti e recuperare quanti hanno già corso più un paio di motociclette ‘apripista’. Il tragitto da percorrere prevede un unico tratto piuttosto impegnativo, più o meno a metà: la risalita da Gemonio (e, a seguire, visto l’anticipo sulla tabella di marcia, da Azzio per poi ridiscendere da Orino) !!, dove viene ‘lasciata per strada’ Laura, una delle due ragazze della comitiva.
Il tratto finale, una volta raggiunta Cuvio, è percorsa da tutti i tedofori insieme. Ecco dunque che gli improvvisati, camminanbdo e corricchiando, raggiungono il santuario di Cavona dedicato alla Madonna; qui, raggiunta la piccola piazza dove è stato eretto l’sltare per la celebrazione della domenica, sono due ali di persone che accolgono la fiaccola, ed è poi Laura, la più giovane, che avvicina la fiamma al trespolo che illuminerà il culmine della festa !!Gruppo di tedofori per la fiaccolata 2012