Anche quest’anno luglio fa rima con … la ‘Spingi, Corri Pedala’

(lunedì 16 luglio)

Dopo la (quasi) tempesta della nottata, una bella giornata di sole fa da cornice ad un appuntamento che oramai è diventato un appuntamento sentito da tanti oltre che un “MUST” per la Proloco di Cuveglio nonché i diretti interessati ! …

Puntuale come ogni anno arriva, con il week.end della locale Festa della Polenta, la kermesse della ‘Spingi Corri e Pedala’ – manifestazione organizzata dalla ProLoco di Cuveglio in collaborazione con la PolHa Varese giunta alla 8^ edizione – , staffetta a tempo che vede impegnate terne di handbykers, podisti e ciclisti sul percorso oramai collaudato di 8 km interamente su asfalto lungo la via principale di Cuveglio per i primi, fra la ciclabile retrostante la baita – dove avvengono i cambi fra le frazioni – e il paesino di Cavona per podisti e ciclisti. 

Ecco allora di prima mattina sopraggiungere tanti amici: Alessandro, Omar, Lorenzo, Pietro, Mauro, Giuseppe, Fabrizio, Cristina, Renato, Giuseppe, l’altro Alessandro, Francesco, Lorenzo, e così tutti gli altri … Anche fra gli handbykers, all’accoglienza presso la palestra come dopo, ritrovo vecchie conoscenze: capitan Marco Re Calegari, “il chiassoso” Domenico Vinci, Innocenzo e poi la carissima Natasha, Igor ed Elisa.

Una volta sorteggiate le terne, pochi minuti dopo le 9 la “concitata” partenza con le handbykes pronte a mangiarsi la distanza da coprire (per i primi basteranno 20 minuti). E’ poi la volta degli amici podisti che non lesinano a ‘raschiare il fondo’ per il “primato”. Quindi i bikers che, chiamati ad effettuare due volte lo stesso giro, con i loro scatti possono stravolgere i parziali sin qui registrati (“impresa” che ad alcuni – dovere di cronaca – riesce).

Tanta la frenesia organizzativa dietro a questo evento: anzitutto per avere la disponibilità degli atleti (ruolo da non sottovalutare !!), e poi la mattina stessa per approntare percorso e servizi vari in modo da garantire anzitutto sicurezza lungo il percorso stesso e soddisfazione  per tutti i partecipanti. : l’impresa a questa tornata non è delle più semplici, numeri alla mano passati da Alessandro Rossi (eheh) si tratta di allestire 18 terne, anche se poi la mattina se ne conteranno due in meno (..uufff !). La riuscita alla fine “dei giringiri” – come detto – non  nasconde la soddisfazione per chi sta dietro !!

Un doveroso ringraziamento infine a quanti hanno voluto essere presenti e collaborare per la riuscita dell’evento: da Alessandro al suo staff, a tutti gli amici che si sono resi disponibili e ad Atletica Verbano in particolare sempre presente a quanti lavoravano dietro le quinte.

 

SCP 2018 - STAFFETTE

A Cavona per una insolita serale

(sabato 14 luglio)

Stasera (venerdì 13, ndr) a Cavona, frazione di Cuveglio, è andata di scena – dopo due rinvii consecutivi dall’originaria collocazione del mese di marzo causa meteo – la Corsa ideata per la Festa della Donna, giunta alla 5^ edizione, – 3° Memorial Maria Stella Bonetti, personalità molto conosciuta in valle per il suo operato nel sociale, scomparsa prematuramente a soli 49 anni colpita da un male incurabile. La manifestazione come tradizione ribadiva la sua vocazione solidale  dal momento che il ricavato veniva interamente devoluto alla sezione Valcuvia della LILT (Lega Italiana contro i Tumori).

Con la regia del vulcanico Renato Furigo e del mai domo Vittorio Ciresa viene proposta dunque questa camminata non competitiva  in veste serale
su di un percorso di 4 km attorno l’abitato del piccolo paese, interamente su asfalto per facilitare la partecipazione di tutti.
Ritrovo presso l’adiacente campo sportivo e alle 19.30, ora decisamente ‘consona per una bella sgambettata serale’ – visto il meteo di questi giorni – il via dato dal sindaco Giorgio Piccolo.
Il percorso dunque si sviluppa lungo la via principale che attraversa il borgo, portando i protagonisti praticamente a fare il periplo della piccola località della Valcuvia: messo alle spalle l’iniziale lungo rettifilo iniziale, progressivamente ma dolcemente si scende verso la zona denominata Scavè per prendere così la ciclabile per circa un chilometro e mezzo, fino a raggiungere la fattoria ‘Il Vallone’, dove ad attenderci è un vero e proprio tifo ‘da spalti’ con le capre dell’amico Mattia. Tratto corribile questo ma che richiede agli astanti continuità nel passo, dopo quello iniziale ‘di lancio’. A seguire infatti l’ascesa abbastanza impegnativa per tornare verso il paesino con la sua chiesa madre; a seguire breve tratto in discesa di circa 200 m per raggiungere la piazza e quindi vviaaa per il rettilineo che riconduce all’inconfondibile gonfiabile giallo dell’Avis.
Una cospicua partecipazione a questa serale che in punta di piedi va ad inserirsi nel già folto calendario  stagionale e nel rispetto delle ‘corse di nicchia’ non mancano i cavalli-da-battaglia: ecco tra gli altri Paolo Proserpio, Matteo Raimondi, Francesco Pellicini, Ombretta e Cristina. Inaspettatamente poi ritrovo oltre alle solite “facce da runner” conosciute tanti amici che hanno voluto essere presenti alla serata, anche semplicemente per una semplice camminata: ecco Chiara, Sergio, Gabriella, Laura e Matteo. Inoltre, presente in gran numero il gruppo ‘Sempre per Sempre’, associazione sorta proprio in memoria di MariaStella, con la loro inconfondibile maglia rossa.
Detto del lato prettamente sportivo della manifestazione, la serata è condita poi dall’intrattenimento e dalla convivialità.

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(Mal)Essere

(martedì 13 marzo)

Sto scorrendo le pagine di una rivista scientifica mentre sono in sala d’attesa dal dentista quando la mia attenzione si sofferma come catalizzata dalla lettura di un articolo inerente uno ‘stile di vita’ o meglio un atteggiamento comportamentale che, similarmente ad altri “sulla stessa frequenza”, potrebbe far pensare a … qualcosa di strano, qualcosa che non va, di innaturale nella persona …

Da qui, ho preso spunto per una riflessione sullo sfondo sociale, su come cioè sia facile essere etichettati / targetizzati perché “diversi”, foss’anche per una minuzia (come spesso avviene) alla stregua del romanzo pirandelliano ‘Uno, nessuno, centomila’ .. L’immagine che di ognuno di noi viene creata da chi ci osserva, da chi ci frequenta; questa è una realtà della vita di tutti i giorni. 

Vivere sulla propria pelle, non per nostra scelta o volere nel senso del verbo, quanto per .. “fattori innati” determinati modi d’essere ci fa sembrare “distanti” da chi ci circonda … Ecco che allora ‘essere specchio’ di determinati atteggiamenti piuttosto che comportamenti caratteriali della persona che vanno poi riflettendosi “a macchia d’olio” sulla società potrebbero indurre a ‘sentirsi diversi’ rispetto agli altri quando non addirittura isolati dalla comunità, al considerarsi malati …, finanche all’essere additati, discriminati.

Sunto della nostra fragilità quando pur non sapendolo cioè non per nostra scelta ci discostiamo dall’essere normali ed “equilibrati” nella conduzione della vita, o meglio di come siamo succubi e di “come cadiamo” di fronte agli altri che ci vedono così “anormali”.

Quando però dietro alla maggioranza di questi comportamenti “anormali” si nasconde solamente un diverso modo di porsi alla vita, alla relazione con gli altri, senza cioè andare a pregiudicare quelli che possono essere i rapporti amicali, le relazioni sociali.

 

L’argomento trattato è quello dell’asessualità cioè di quel modo d’essere per cui non si prova attrazione l’uno per l’altro, o meglio non si prova alcuna forma di attrazione e desiderio né da una parte né dall’altra, constatazioni che inducono a vedere “storto” chi ci sta innanzi.

Durante l’adolescenza, l’idea di vivere una prima esperienza sessuale “non manda in tilt corpo e cervello e, anche crescendo, il sesso non è mai stato al centro dei propri pensieri”; ma non per una questione di timidezza o per un’educazione religiosa.  Eppure, non c’è nulla che non vada in questi soggetti: benché siano poche le ricerche condotte su questa categoria, da un punto di vista neurofisiologico un gruppo di scienziati ha affermato che in chi è asessuale non c’è nulla che non va: l’eccitazione è dunque simile a quella degli ‘eterosessuali’. Si denota solo una scarsa ‘reazione soggettiva’, come se ci fosse un blocco tra la normale reazione fisica che si prova e le consapevolezza della stessa (attrazione): solitamente infatti il cervello si accorge che il corpo è eccitato e dà il via all’istinto di stare insieme a un partner. Statisticamente, una curiosità, l’asessualità è più diffusa fra i mancini.

Asessualità non significa per forza ‘astensione da’, non deve essere confusa cioè con la castità che è dettata da norme religiose.  Asessualità non significa infine rifiutare e fuggire le relazioni affettive; anche loro desiderano conoscere persone con cui relazionarsi, vivere emozioni forse in modo ‘atipico’: una persona asessuale potrebbe voler vivere una storia d’amore “a modo suo”, e magari costruire comunque anche una famiglia, avere dei figli.

In una società dominata da istinti innati definendo perciò le nostre relazioni, l’idea di una vita senza sesso può apparire inconcepibile. Se allora nei decenni precedenti, a seguito delle prime osservazioni, questi soggetti venivano catalogati come “persone senza contatti o relazioni socio-sessuali, nel 1979 certo Michael Storms scienziato all’università del Kansas identificandolo come “orientamento sessuale”, alla stregua dell’eterosessualità e/o bisessualità.

Un’omelia, una riflessione

(sabato 27 gennaio)

‘Il più bel ricordo che una persona può lasciare di sè ai [posteri,] coetanei e compagni, sono gli insegnamenti che è riuscito a tramandare durante la sua esistenza …’.
Parole ricorrenti in una qualsiasi omelia …

Oggi queste stesse parole pronunciate da don Luca in una celebrazione funebre mi hanno toccato tanto da ricordarle parola per parola; “significativo” verrebbe da dire, in un frangente come quello di una liturgia, precisamente in un commento ai passi della Sacra Scrittura, ricordarsene a posteriori ! … Non so il motivo, forse perché avevo presente di chi si stava parlando nella circostanza. E quello che è ancor più significativo sono state le parole successive: ‘… perché ha capito cosa fosse importante nella vita, … i veri valori che bisogna tenersi stretti …’.

Una riflessione “dal doppio taglio” – verrebbe da pensare -: chi si può fregiare della “buona” strada intrapresa, chi rimane “in bilico” a queste parole, quasi rappresentassero una chimera ! ….

Traslando un pò la riflessione, nel corso della propria vita, del proprio vissuto, ad ognuno è data la facoltà di sperimentare giorno dopo giorno determinate esperienze e conseguentemente le proprie attitudini dal punto di vista caratteriale e comportamentale, imprescindibilmente dettate dalla propria sensibilità e da ciò, da quello che viene seminato, ne consegue il riscontro, una sorta di filtro dei propri talenti e valori, la cartina tornasole del nostro ego. Questa forse è anche l’essenza del ‘METTERSI IN GIOCO‘, non un dovere – va sottinteso – ma una facoltà per ognuno.

Dunque un invito a ‘conformare’ la propria vita interiore “ai” valori veri e consolidati, mettendo in secondo piano quelli più materiali ed effimeri: ciò non vuole sottintendere però a una vita asociale, al rimanere in disparte – anzi, il contesto sociale è il “campo di gioco” in questi termini ! -.

Tu chiamale se vuoi ‘AFFEZIONI’

(domenica 21 gennaio)

Uno degli aspetti umanamente (e universalmente) più “luminosi” e appaganti per ognuno di noi è – come ci viene insegnato – la capacità di intavolare, tessere rapporti sociali per così dire a vari livelli.
Quindi qui non voglio parare banalmente del nostro relazionarsi agli altri, siano essi la propria famiglia piuttosto che il frequentare la vita sociale in genere; mi riferisco cioé squisitamente alla nostra ambizione di METTERSI IN GIOCO (come altrove già alluso …).
Spostando l’attenzione su queste “situazioni” di vissuto abbiamo così gruppi di aggregazione per così dire generici (“Gruppo Alpini”, “Protezione Civile”, ecc) dove cioè abbiamo opportunità o meno di stabilire ulteriori legami e altri in cui, senza nulla togliere ai primi, ci si trova maggiormente immersi non per “numero” di rapporti stretti quanto forse “per scelta” e il senso di responsabilità che ci si prende nell’esserne parte e per quanto si spende per esso, …. la possibilità di stabilire e consolidare legami quasi ne consegue !
Un esempio lampante è quello dei gruppi sportivi: aggregazioni “extra-familiari” e “extra-sociali” – o meglio sottoinsieme – che ci danno l’opportunità di mettere in comune nostre passioni con altre persone, adulti e ragazzi. Relazioni che crescono senza che noi ce ne accorgiamo. In essi e con i nostri compagni di viaggio, grandi o piccoli, condividiamo sacrifici, l’Amicizia e parallelamente un rapporto di fiducia, gioie per i risultati raggiunti come le fatiche per i sacrifici sostenuti – leggi anche scelte da adottare – ….
Sembra quasi si venga a creare un nuovo nido se il rapporto coinvolge adulti e fanciulli di differente età ! Momenti rubati al proprio quotidiano – e chi allena in primis lo sa bene -per dedicarsi ad una famiglia costruita, fondata su valori di rispetto reciproco e crescita personale .
Ecco poi che, quando meno te lo aspetti, “ti” arriva una tegola addosso, che mai avresti voluto o pensato interessasse anche te – la quale si traduce nella perdita di qualcuno ‘di famiglia’ …. non l’abbandono, ognuno è poi libero di fare quello che vuole, di “scendere dalla giostra” perché non ritiene opportuno continuare o capisce che ciò non rispecchia effettivamente ciò che pensava …
E’ qui – come dicevo recentemente a un mio amico anche lui dirigente di squadra – che entra in scena il dirigente di squadra con i suoi valori e la sua opportuna vicinanza e – si auspica – la società tutta anzitutto per “proteggerli”, che deve farsi e dare forza ai propri atleti per andare avanti nel percorso intrapreso a prescindere dai momenti ‘bui’, da ciò che non si sarebbe mai voluto, star loro accanto, …..

PGS, 50 anni al servizio dei giovani con lo sport

(martedì 2 gennaio)

Il presidente della Repubblica Mattarella ha mandato una medaglia commemorativa. L’ente di promozione sportiva è presente sul tutto il territorio e sabato convegno celebrativo nel Salone d’onore del Coni, col presidente Malagò.

Lo scorso 16 dicembre le PGS (Polisportive Giovanili Salesiani) hanno spento le 50 candeline di presenza sul territorio nazionale facendo dello sport un valido e necessario Risultati immagini per 50 anni PGS

strumento educativo, indispensabile per una responsabile crescita formativa dei nostri ragazzi uomini e donne di domani, andando oltre la dimensione agonistica dello sport medesimo.

Nella giornata di sabato 16 dicembre è andato in scena il momento culminante delle celebrazioni con un convegno celebrativo presso il Salone d’Onore del Coni a Roma

Come riportato in un articolo apparso sulla Gazzetta dello Sport, ‘ le Polisportive Giovanili Salesiane sono impegnate a sviluppare la dimensione educativa dell’attività sportiva all’interno di un progetto giovani-società ispirato al sistema preventivo di Don Bosco’ e portato avanti facendo leva sui fondamenti della tradizione e spiritualità salesiana e degli “alleducatori”.

Questi ultimi, insieme alla presenza del corpo arbitrale presenza imprenscindibile per il rispetto delle regole di gioco, sono i veri attori e artefici del progetto PGS.

 

http://www.gazzetta.it/Sport-Vari/13-12-2017/pgs-polisportive-salesiane-coni-malago-240203051921.shtml

(tratto da un articolo apparso su ‘La Gazzetta dello Sport’ e dal filmato realizzato per il 50° delle PGS, 14-16 dicembre 2017)

'Non abbiate paura !'

(sabato 23 dicembre)

La gioia del Natale è una gioia speciale perché è Speranza, lo spirito del Natale è Pace, il cuore del Natale è Amore.
Natale è una parola che trasmette felicità solo a pronunciarla ed il più grande augurio che possiamo farvi è che sia Natale ogni giorno e in ogni luogo.
Tutti i popoli accolgono e attendono questo evento e con questo concerto intitolato ‘Note di Natale nel mondo‘ abbiamo voluto proporre canti e musiche dell’avvento in luoghi lontani da noi per provare a vivere il Natale preparandolo “da dentro e celebrandolo nel profondo del proprio cuore perché “Gesù può nascere mille volte a Betlemme, ma se non nasce dentro ogni uomo è come se non fosse mai nato” (Angelus Silesius).

Si è rinnovato ieri sera (sabato 16 dicembre, ndr) l’appuntamento con il tradizionale Concerto di Natale della Corale Amadeus nella prepositurale di Cuveglio. A seguito del positivo anticipo nella chiesa di Lozza della sera precedente.
Si rinnova così un appuntamento che è oramai tradizione a Cuveglio, nonostante le varie peripezie affrontate negli ultimi tempi dal gruppo.

Aspettative che sono state ampiamente rispettate … e ripagate dai coristi come sempre diretti dal M° Loris Capister e accompagnati al piano/organo dal M° Marco Cadario e con la partecipazione ECCEZIUUNALEEE del soprano Antonella Romanazzi.

Sarà per l’atmosfera che traspirava piuttosto che per l’esecuzione ‘in casa’, i coristi sono decisamente parsi all’altezza del programma proposto, ‘… riuscendo oltre le righe ! …‘ – a detta del direttore stesso !! -,

un tangibile segno della maturazione raggiunta dal gruppo (ecco perché ‘Non abbiate paura !‘, magistrale esclamazione di papa Giovanni Paolo II); aspettative che dunque si sono riflesse nelle esecuzioni ufficiali.
E il programma proposto non ha senz’altro disatteso le aspettative dei presenti, nelle due distinte serate …. Sostanzialmente quasi un inedito, spaziando geograficamente nelle culture di vari paesi: ecco allora accostarsi ad alcuni “must” natalizi (‘Adeste Fideles’, ‘Stille Nacht’, ‘Jingle Bells’), brani natalizi ‘propri’ (‘Mele Kalikimaka’ ne è un esempio lampante) ad altri squisitamente meditativi sulla venuta del Signore (‘In the bleak midwinter’, ‘Joy to the world’, ‘The First Nowell’, ‘Deck the Halls’).
La serata è stata inoltre allietata dall’esecuzione di un mottetto di Antonio Vivaldimica pizza&fichi‘ eseguito dalla giovane soprano Antonella Romanazzi e ripreso in una sua recente incisione discografica: ‘Nulla in mundo pax sincera‘, mottetto in quattro arie. Paradossalmente (ma meritevolmente) le quattro arie proposte senza soluzione di continuità sono state intervallate dagli applausi dei presenti (!!) a riprova della indubbia preparazione della solista …
A conclusione della serata, la corale si è esibita nell’esecuzione di un tipico canto natalizio delle Hawaii, con la particolare aggiunta dell’accompagnamento dell’ ukulele,     caratteristica “chitarrina” pizzicata sapientemente da Gianluca Fortino.

 

 

 

Come non sono mancati gli apprezzamenti e i consensi ai due Maestri per la loro confermata preparazione, ed ai coristi che piacevolmente si sono fatti perfetti interpreti del programma della serata !

 

Comunicato importante: il 'Giorno del Giudizio' è rimandato !

(giovedì 29 dicembre)

giornodelgiudizio    E niente, si va ! … O meglio, si procede (ancora) così !!
La stagione 2016 del PdO si è conclusa al mese di ottobre con “sinistre” e poco incoraggianti (!!) noie al ginocchio, per cui ho ritenuto opportuno fermarmi per gli esami di routine per capire “DI CHE MORTE MORIRE” – così ho coniato con ironia questo momento di stand-by.
Non avendo mai sofferto problemi del genere, non avevo idea di che cosa potesse esserne la causa: liquido, cartilagine, …, menisco ? …. Stop ????
Il culmine si è profilato con una opportuna RM che avrebbe tracciato più approfonditamente eventuali anomalie a livello osseo e muscolare.

‘Nulla di allarmante …; è un inizio di infiammazione dovuto al riversamento del liquido…’- è stato il responso del medico che oggi mi ha (finalmente!) letto il referto della risonanza per me indecifrabile – ‘… Stai invecchiando ! …’. (SSOBBB) ….
Ma non ssobbb sparato a caso ma perché al mese e mezzo alle spalle di fermo precauzionale si aggiungono almeno altri venti giorni in attesa di una terapia di contrasto per attutire l’iniziale infiammazione riscontrata.
Da qui consegue che la preposta decisione sulla prossima stagione di corse(tte) è ancora rimandata, anche se oramai va prendendo una direzione quasi definitiva !

Il presepio e l'albero

(9 dicembre)

 Incontriamo il Nato Bambino

 

All’evento della Nascita di Gesù si giunge attraverso una fase preparatoria ed organizzativa che vede all’opera grandi e bambini. Una tradizione del “fare” che ebbe origine nel 1223 a Greccio con san Francesco d’Assisi. Era una scena della Natività fatta di essenzialità e semplicità, riflesso del sentire e vivere del Poverello d’Assisi.
Nel tempo le rappresentazioni del presepio sono andate sempre più elaborandosi. Da anni l’arte e la creatività hanno dato luogo a molteplici interpretazioni e svariati modelli che pur ruotando attorno alla ricostruzione storica della nascita di Gesù, da essa si distaccano introducendo mestieri e figure del presente.
A San Gregorio Armeno, Napoli, ad esempio, la fantasia napoletana mette in scena statuine con personaggi dello spettacolo e Capi di Stato.
In tante parrocchie viene realizzato il presepe vivente con la partecipazione attiva dei fedeli. Un modo per coinvolgere famiglie intere avvicinando anche i giovani che non frequentano la chiesa.
Il presepe che potrebbe essere definito come il luogo della tenerezza divina, trova anche nelle abitazioni una collocazione centrale in virtù di una tradizione religiosa irrinunciabile. Alla ricostruzione storica della Natività spesso si affianca l’albero di Natale.
ricordiamo che durante il pontificato di san Giovanni Paolo II nel 1982 fu allestito per la prima volta un grande albero di Natale in piazza San Pietro a Roma. Significative le parole di papa Francesco: ‘Anche oggi, presepe_1Gesù continua a dissipare le tenebre dell’errore e del peccato, per recare all’umanità la sfolgorante luce divina, di cui l’albero natalizio è segno e richiamo” (13 dicembre 2014).

 

(tratto da “La Domenica, periodico religioso)

Il valore della dignità oggi

(martedì 29 novembre)

La dignità è diventata negli ultimi anni da semplice vocabolo “perso” nei dizionari italiani celando il suo significato di ‘libertà e serenità’,
a bene prezioso, termine ricorrente nel quotidiano, quasi a significare una ‘cosa’ da custodire gelosamente. Stato e livello di vivibilità irrinunciabile per la persona, ma che spesso viene messo in discussione dal mondo reale !
Uscendo quasi dalla nebulosa dell’oblìo dei termini della lingua italiana (una bella accezione è “nobiltà morale che deriva all’uomo dalla sua natura, dalle sue qualità, e insieme rispetto che egli ha di sé e suscita negli altri in virtù di questa sua condizione”; e ancora: “Considerazione in cui l’uomo tiene se stesso e che si traduce in un comportamento responsabile, misurato, equilibrato”), per il suo significato, il suo valore, la sua innegabilità, oggi questa parola è alquanto di uso comune, fa parte della nostra quotidianità !!
Tante invece le sfumature che oggigiorno il mondo ci offre in cui la sua mancanza è viceversa tangibile, palpabile: dalle storie dei prigionieri reclusi e di guerra, al fenomeno e alle vicende dei migranti, … a quello – forse più latente e tagliente – della disoccupazione.
Già mi vedo Lorenzo Cherubini, apprezzato paroliere degli anni 2000, come possibile assemblatore di una grida a riguardo (“DIGNITA’ DIGNITA’…). Condizione a cui tutti auspicano di non arrivare, o banalmente evitare, ma che non guarda in faccia a nessuno … o quasi !!!
Anche papa Francesco nei suoi recenti discorsi si è schierato a difesa di questo diritto imprescindibile per ognuno: se anche il detenuto sconta una pena meritata (per aver commesso reati anche gravi) lo Stato non ha il diritto di ignorare le sue sofferenze.”; “Il lavoro non è un dono gentilmente concesso a pochi raccomandati: è un diritto per tutti!”, “Ogni lavoratore ha il diritto di vederla tutelata, e in particolare i giovani devono poter coltivare la fiducia che i loro sforzi, il loro entusiasmo, l’investimento delle loro energie e delle loro risorse non saranno inutili.”
Leggi controverse e talora forse opinabili, diritti calpestati: tutto però fa “confusione”.
Brutto, estremamente sfiancante e intollerabile è vedere un padre di famiglia, se non padre e madre, vittime ‘innocenti’ e inconsapevoli,
faticare per arrivare a fine mese per riuscire a malapena a sfamare la propria famiglia.
O il pensionato o l’anziano vedersi privati di diritti certi e acquisiti, garantiti della propria carriera lavorativa dopo anni di lavoro, per un domani migliore. O ancora “i bamboccioni”, fantomatico eufemismo coniato dalla nostra classe politica, non riuscire a dare un senso, una finalità al proprio futuro, la libertà di poter programmare la propria vita “oltre”; a una possibilità di migliorare, di riuscire a cambiare il proprio domani, rincorrendo magari (anche) un sogno.