Viaggio Apostolico a Rio de Janeiro in occasione della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù

FESTA DI ACCOGLIENZA DEI GIOVANI

SALUTO E OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Lungomare di Copacabana, Rio de Janeiro
Giovedì, 25 luglio 2013

 

SALUTO

Carissimi giovani,
buona sera!

Anzitutto voglio ringraziarvi per la testimonianza di fede che state dando al mondo. Sempre ho sentito dire che ai carioca non piacciono il freddo e la pioggia, ma voi state mostrando che la vostra fede è più forte del freddo e della pioggia. Congratulazioni! Siete dei veri eroi!

Vedo in voi la bellezza del volto giovane di Cristo e il mio cuore si riempie di gioia! Ricordo la prima Giornata Mondiale della Gioventù a livello internazionale. È stata celebrata nel 1987 in Argentina, nella mia città di Buenos Aires. Custodisco vive nella memoria queste parole del beato Giovanni Paolo II ai giovani: “Ho tanta speranza in voi! Mi auguro soprattutto che rinnoviate la vostra fedeltà a Gesù Cristo e alla sua croce redentrice” (Discorso ai Giovani (11 aprile 1987): Insegnamenti X/1 (1987), 1261).

Prima di continuare, vorrei ricordare il tragico incidente nella Guyana francese che hanno sofferto i giovani che venivano a questa Giornata. Lì ha perso la vita la giovane Sophie Morinière, e altri giovani sono stati feriti.

Vi invito a fare un momento di silenzio e di preghiera a Dio, nostro Padre per Sophie, per i feriti e per i familiari.

Quest’anno, la Giornata ritorna, per la seconda volta, in America Latina. E voi, giovani, avete risposto in tanti all’invito del Papa Benedetto XVI, che vi ha convocato per celebrarla. Lo ringraziamo con tutto il cuore! A lui che ci ha convocati oggi, qui, inviamo un saluto e un forte applauso. Voi sapete che prima di venire in Brasile ho conversato con lui, e gli ho chiesto di accompagnarmi nel Viaggio, con la preghiera. E lui mi ha detto: vi accompagno con la preghiera e sarò vicino alla televisione. Così, in questo momento, ci sta guardando. Il mio sguardo si estende su questa grande folla: Siete in tanti! Venite da tutti i continenti! Siete spesso distanti non solo geograficamente, ma anche dal punto di vista esistenziale, culturale, sociale, umano. Ma oggi siete qui, anzi oggi siamo qui, insieme, uniti per condividere la fede e la gioia dell’incontro con Cristo, dell’essere suoi discepoli. Questa settimana, Rio diventa il centro della Chiesa, il suo cuore vivo e giovane, perché voi avete risposto con generosità e coraggio all’invito che Gesù vi ha fatto per rimanere con Lui, per essere suoi amici.

Il treno di questa Giornata Mondiale della Gioventù è venuto da lontano e ha attraversato tutta la Nazione brasiliana seguendo le tappe del progetto «Bota fé – Metti fede». Oggi è arrivato a Rio de Janeiro. Dal Corcovado, il Cristo Redentore ci abbraccia e ci benedice. Guardando questo mare, la spiaggia e tutti voi, mi viene in mente il momento in cui Gesù ha chiamato i primi discepoli a seguirlo sulla riva del lago di Tiberiade. Oggi Gesù ci chiede ancora: Vuoi essere mio discepolo? Vuoi essere mio amico? Vuoi essere testimone del mio Vangelo? Nel cuore dell’Anno della fedequeste domande ci invitano a rinnovare il nostro impegno di cristiani. Le vostre famiglie e le comunità locali vi hanno trasmesso il grande dono della fede, Cristo è cresciuto in voi. Oggi desidera venire qui per confermarvi in questa fede, la fede nel Cristo vivente che dimora in voi, ma sono venuto anche io per essere confermato dall’entusiasmo della vostra fede! Voi sapete che nella vita di un vescovo ci sono tanti problemi che richiedono di essere risolti. E con questi problemi e difficoltà, la fede di un vescovo può rattristarsi. Che brutto è un vescovo triste! Che brutto! Perché la mia fede non sia triste sono venuto qui per essere contagiato dall’entusiasmo di tutti voi!

Vi saluto tutti con affetto. Voi qui presenti, venuti dai cinque continenti e, attraverso di voi, saluto tutti i giovani del mondo, in particolare coloro che desideravano venire a Rio de Janeiro e non sono potuti venire. A coloro che sono collegati per mezzo della radio, della televisione e di internet, a tutti dico: Benvenuti a questa festa della fede! In varie parti del mondo, in questo stesso momento, tanti giovani si sono radunati per vivere insieme con noi questo momento: sentiamoci uniti gli uni con gli altri nella gioia, nell’amicizia, nella fede. E siate certi: il mio cuore vi abbraccia tutti con affetto universale. Perché la cosa più importante oggi è questa vostra riunione e la riunione di tutti i giovani che ci stanno seguendo attraverso i mezzi di comunicazione. Il Cristo Redentore, dalla cima del monte del Corcovado, vi accoglie e vi abbraccia in questa bellissima città di Rio!

Un saluto particolare al Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, il caro e infaticabile Cardinale Stanisław Ryłko, e tutti coloro che lavorano con lui. Ringrazio Monsignor Orani João Tempesta, Arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro, per la cordialità con cui mi ha accolto  – e desidero dire qui che i carioca sanno accogliere bene, sanno offrire una grande accoglienza – e lo ringrazio del grande lavoro per realizzare questa Giornata Mondiale della Gioventù assieme ai suoi vescovi ausiliari e con le varie diocesi di questo immenso Brasile. Esprimo il mio ringraziamento a tutte le autorità nazionali, statali e locali, e a quanti altri sono stati coinvolti per far diventare realtà questo momento unico di celebrazione dell’unità, della fede e della fraternità. Grazie ai Fratelli Vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi, alle persone consacrate e ai fedeli laici che accompagnano i giovani, da diverse parti del nostro Pianeta, nel loro pellegrinaggio verso Gesù. A tutti e a ciascuno un abbraccio affettuoso in Gesù e con Gesù.

Fratelli e amici, benvenuti alla XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù, in questa meravigliosa città di Rio de Janeiro!


 

OMELIA DEL SANTO PADRE

Giovani amici,

«È bello per noi essere qui!»: ha esclamato Pietro, dopo aver visto il Signore Gesù trasfigurato, rivestito di gloria. Possiamo ripetere anche noi queste parole? Io penso di sì, perché per tutti noi, oggi, è bello essere qui insieme attorno a Gesù! E’ Lui che ci accoglie e si rende presente in mezzo a noi, qui a Rio. E nel Vangelo abbiamo ascoltato anche le parole di Dio Padre: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!» (Lc 9, 35). Se da una parte, allora, è Gesù che ci accoglie, dall’altra anche noi vogliamo accoglierlo, metterci in ascolto della sua parola perché è proprio accogliendo Gesù Cristo, Parola incarnata, che lo Spirito Santo ci trasforma, illumina il cammino del futuro, e fa crescere in noi le ali della speranza per camminare con gioia (cfr Lett. enc. Lumen fidei, 7).

Ma che cosa possiamo fare? “Bota fé – metti fede”. La croce della Giornata Mondiale della Gioventù ha gridato queste parole lungo tutto il suo pellegrinaggio attraverso il Brasile. “Metti fede”: che cosa significa? Quando si prepara un buon piatto e vedi che manca il sale, allora tu “metti” il sale; manca l’olio, allora tu “metti” l’olio… “Mettere”, cioè collocare, versare. Così è anche nella nostra vita cari giovani: se vogliamo che essa abbia veramente senso e pienezza, come voi stessi desiderate e meritate, dico a ciascuno e a ciascuna di voi: “metti fede” e la vita avrà un sapore nuovo, la vita avrà una bussola che indica la direzione; “metti speranza” e ogni tuo giorno sarà illuminato e il tuo orizzonte non sarà più oscuro, ma luminoso; “metti amore” e la tua esistenza sarà come una casa costruita sulla roccia, il tuo cammino sarà gioioso, perché incontrerai tanti amici che camminano con te. Metti fede, metti speranza, metti amore! Tutti uniti: “metti fede“, “metti speranza”, “metti amore“.

Ma chi può donarci tutto questo? Nel Vangelo sentiamo la risposta: Cristo. «Questo è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Gesù ci porta Dio e ci porta a Dio, con Lui tutta la nostra vita si trasforma, si rinnova e noi possiamo guardare la realtà con occhi nuovi, dal punto di vista di Gesù, con i suoi stessi occhi (cfr Lett. enc. Lumen fidei, 18). Per questo oggi vi dico, a ciascuno di voi: “metti Cristo” nella tua vita e troverai un amico di cui fidarti sempre; “metti Cristo” e vedrai crescere le ali della speranza per percorrere con gioia la via del futuro; “metti Cristo” e la tua vita sarà piena del suo amore, sarà una vita feconda. Perché tutti noi desideriamo avere una vita feconda, una vita che sona vita agli altri!

Oggi, farà bene a tutti chiedersi con sincerità, che ciascuno pensi nel suo cuore: in chi riponiamo la nostra fiducia? In noi stessi, nelle cose, o in Gesù? Tutti abbiamo spesso la tentazione di metterci al centro, di credere che siamo l’asse dell’universo, di credere che siamo solo noi a costruire la nostra vita o di pensare che essa sia resa felice dal possedere, dai soldi, dal potere. Ma tutti sappiamo che non è così! Certo l’avere, il denaro, il potere possono dare un momento di ebbrezza, l’illusione di essere felici, ma, alla fine, sono essi che ci possiedono e ci spingono ad avere sempre di più, a non essere mai sazi. E finiamo “riempiti”, ma non nutriti, ed è molto triste vedere una gioventù “riempita”, ma debole. La gioventù deve essere forte, nutrirsi della sua fede e non riempirsi di altre cose! “Metti Cristo” nella tua vita, metti in Lui la tua fiducia e non sarai mai deluso! Vedete cari amici, la fede compie nella nostra vita una rivoluzione che potremmo chiamare copernicana: ci toglie dal centro e mette al centro a Dio; la fede ci immerge nel suo amore che ci dà sicurezza, forza, speranza. Apparentemente sembra che non cambi nulla, ma nel più profondo di noi stessi cambia tutto. Quando c’è Dio, nel nostro cuore dimora la pace, la dolcezza, la tenerezza, il coraggio, la serenità e la gioia, che sono i frutti dello Spirito Santo (cfr Gal 5, 22); allora la nostra esistenza si trasforma, il nostro modo di pensare e di agire si rinnova, diventa il modo di pensare e di agire di Gesù, di Dio. Cari amici, la fede è rivoluzionaria e io oggi ti chiedo: sei disposto, sei disposta e entrare in quest’onda rivoluzionaria della fede? Solo entrando in quest’onda la tua giovane vita acquisterà senso e così sarà feconda!

Caro giovane, cara giovane: “metti Cristo” nella tua vita. In questi giorni, Lui ti attende: ascoltalo con attenzione e la sua presenza entusiasmerà il tuo cuore; “Metti Cristo”: Lui ti accoglie nel Sacramento del perdono, con la sua misericordia cura tutte le ferite del peccato. Non avere paura di chiedere perdono a Dio perché Lui nel suo grande amore non si stanca mai di perdonarci, come un padre che ci ama. Dio è pura misericordia! “Metti Cristo”: Lui ti aspetta anche nell’Eucaristia, Sacramento della sua presenza, del suo sacrificio di amore, e ti aspetta anche nell’umanità di tanti giovani che ti arricchiranno con la loro amicizia, ti incoraggeranno con la loro testimonianza di fede, ti insegneranno il linguaggio dell’amore, della bontà, del servizio. Anche tu caro giovane, cara giovane, puoi essere un testimone gioioso del suo amore, un testimone coraggioso del suo Vangelo per portare in questo nostro mondo un po’ di luce. Lasciati cercare da Gesù, lasciati amare da Gesù, è un amico che non delude.

“E’ bello per noi stare qui”, mettere Cristo nella nostra vita, mettere la fede, la speranza, l’amore che Lui ci dona. Cari amici, in questa celebrazione abbiamo accolto l’immagine di Nostra Signora di Aparecida. A Maria, le chiediamo che ci insegni a seguire Gesù, che ci insegni ad essere discepoli e missionari. Come Lei, vogliamo dire “sì” a Dio. Chiediamo al suo cuore di madre di intercedere per noi, affinché i nostri cuori siano disponibili ad amare Gesù e a farlo amare. Cari giovani, Gesù ci attende. Gesù conta su di noi! Amen.

 

Viaggio Apostolico a Rio de Jneiro in occasione della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù

VISITA ALLA COMUNITÀ DI VARGINHA (MANGUINHOS)

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Rio de Janeiro
Giovedì, 25 luglio 2013

Carissimi fratelli e sorelle, buongiorno!

È bello poter essere qui con voi! È bello! Fin dall’inizio, nel programmare la visita in Brasile, il mio desiderio era di poter visitare tutti i rioni di questa Nazione. Avrei voluto bussare a ogni porta, dire “buongiorno”, chiedere un bicchiere di acqua fresca, prendere un “cafezinho” – non un bicchiere di grappa! – parlare come ad amici di casa, ascoltare il cuore di ciascuno, dei genitori, dei figli, dei nonni… Ma il Brasile è così grande! E non è possibile bussare a tutte le porte! Allora ho scelto di venire qui, di fare visita alla vostra Comunità; questa Comunità che oggi rappresenta tutti i rioni del Brasile. Che bello essere accolti con amore, con generosità, con gioia! Basta vedere come avete decorato le strade della Comunità; anche questo è un segno di affetto, nasce dal vostro cuore, dal cuore dei brasiliani, che è in festa! Grazie tante a ognuno di voi per la bella accoglienza! Ringrazio gli sposi Rangler e Joana per le calorose parole.

1. Fin dal primo momento in cui ho toccato la terra brasiliana e anche qui in mezzo a noi, mi sento accolto. Ed è importante saper accogliere; è ancora più bello di qualsiasi abbellimento o decorazione. Lo dico perché quando siamo generosi nell’accogliere una persona e condividiamo qualcosa con lei – un po’ di cibo, un posto nella nostra casa, il nostro tempo – non solo non rimaniamo più poveri, ma ci arricchiamo. So bene che quando qualcuno che ha bisogno di mangiare bussa alla vostra porta, voi trovate sempre un modo di condividere il cibo; come dice il proverbio, si può sempre “aggiungere più acqua ai fagioli”! Si può aggiungere più acqua ai fagioli? … Sempre? … E voi lo fate con amore, mostrando che la vera ricchezza non sta nelle cose, ma nel cuore!

E il popolo brasiliano, in particolare le persone più semplici, può offrire al mondo una preziosa lezione di solidarietà, una parola – questa parola solidarietà – spesso dimenticata o taciuta, perché scomoda. Quasi sembra una brutta parola … solidarietà. Vorrei fare appello a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e a tutti gli uomini di buona volontà impegnati per la giustizia sociale: non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto e più solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che ancora ci sono nel mondo! Ognuno, secondo le proprie possibilità e responsabilità, sappia offrire il suo contributo per mettere fine a tante ingiustizie sociali. Non è, non è la cultura dell’egoismo, dell’individualismo, che spesso regola la nostra società, quella che costruisce e porta ad un mondo più abitabile; non è questa, ma la cultura della solidarietà; la cultura della solidarietà è vedere nell’altro non un concorrente o un numero, ma un fratello. E tutti noi siamo fratelli!

Desidero incoraggiare gli sforzi che la società brasiliana sta facendo per integrare tutte le parti del suo corpo, anche le più sofferenti e bisognose, attraverso la lotta contro la fame e la miseria. Nessuno sforzo di “pacificazione” sarà duraturo, non ci saranno armonia e felicità per una società che ignora, che mette ai margini e che abbandona nella periferia una parte di se stessa. Una società così semplicemente impoverisce se stessa, anzi perde qualcosa di essenziale per se stessa. Non lasciamo, non lasciamo entrare nel nostro cuore la cultura dello scarto! Non lasciamo entrare nel nostro cuore la cultura dello scarto, perché noi siamo fratelli. Nessuno è da scartare” Ricordiamolo sempre: solo quando si è capaci di condividere ci si arricchisce veramente; tutto ciò che si condivide si moltiplica! Pensiamo alla moltiplicazione dei pani di Gesù! La misura della grandezza di una società è data dal modo con cui essa tratta chi è più bisognoso, chi non ha altro che la sua povertà!

2. Vorrei dirvi anche che la Chiesa, “avvocata della giustizia e difensore dei poveri contro le disuguaglianze sociali ed economiche intollerabili che gridano al cielo” (Documento di Aparecida, 395), desidera offrire la sua collaborazione ad ogni iniziativa che possa significare un vero sviluppo di ogni uomo e di tutto l’uomo. Cari amici, certamente è necessario dare il pane a chi ha fame; è un atto di giustizia. Ma c’è anche una fame più profonda, la fame di una felicità che solo Dio può saziare. Fame di dignità. Non c’è né vera promozione del bene comune, né vero sviluppo dell’uomo, quando si ignorano i pilastri fondamentali che reggono una Nazione, i suoi beni immateriali: la vita, che è dono di Dio, valore da tutelare e promuovere sempre; la famiglia, fondamento della convivenza e rimedio contro lo sfaldamento sociale; l’educazione integrale, che non si riduce ad una semplice trasmissione di informazioni con lo scopo di produrre profitto; la salute, che deve cercare il benessere integrale della persona, anche della dimensione spirituale, essenziale per l’equilibrio umano e per una sana convivenza; la sicurezza, nella convinzione che la violenza può essere vinta solo a partire dal cambiamento del cuore umano.

3. Un’ultima cosa vorrei dire, un’ultima cosa. Qui, come in tutto il Brasile, ci sono tanti giovani. Eh giovani! Voi, cari giovani, avete una particolare sensibilità contro le ingiustizie, ma spesso siete delusi da fatti che parlano di corruzione, da persone che, invece di cercare il bene comune, cercano il proprio interesse. Anche a voi e a tutti ripeto: non scoraggiatevi mai, non perdete la fiducia, non lasciate che si spenga la speranza. La realtà può cambiare, l’uomo può cambiare. Cercate voi per primi di portare il bene, di non abituarvi al male, ma di vincerlo con il bene. La Chiesa vi accompagna, portandovi il bene prezioso della fede, di Gesù Cristo, che è «venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10).

Oggi a tutti voi, in particolare agli abitanti di questa Comunità di Varginha dico: non siete soli, la Chiesa è con voi, il Papa è con voi. Porto ognuno di voi nel mio cuore e faccio mie le intenzioni che avete nell’intimo: i ringraziamenti per le gioie, le richieste di aiuto nelle difficoltà, il desiderio di consolazione nei momenti di dolore e di sofferenza. Tutto affido all’intercessione di Nostra Signora di Aparecida, Madre di tutti i poveri del Brasile, e con grande affetto vi imparto la mia Benedizione. Grazie!

Viaggio Apostolico a Rio de Janeiro in occasione della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù

SANTA MESSA NELLA BASILICA DEL SANTUARIO DI 

NOSTRA SIGNORA DI APARECIDA

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Mercoledì, 24 luglio 2013

 

Signor Cardinale,
Venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari fratelli e sorelle!

Quanta gioia mi dà venire alla casa della Madre di ogni brasiliano, il Santuario di Nostra Signora di Aparecida! Il giorno dopo la mia elezione a Vescovo di Roma ho visitato la Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, per affidare alla Madonna il mio ministero. Oggi ho voluto venire qui per chiedere a Maria nostra Madre il buon esito della Giornata Mondiale della Gioventù e mettere ai suoi piedi la vita del popolo latinoamericano.

Vorrei dirvi anzitutto una cosa. In questo santuario, dove sei anni fa si è tenuta la V Conferenza Generale dell’Episcopato dell’America Latina e dei Caraibi, è avvenuto un fatto bellissimo di cui ho potuto rendermi conto di persona: vedere come i Vescovi – che hanno lavorato sul tema dell’incontro con Cristo, il discepolato e la missione – si sentivano incoraggiati, accompagnati e, in un certo senso, ispirati dalle migliaia di pellegrini che venivano ogni giorno ad affidare la loro vita alla Madonna: quella Conferenza è stata un grande momento di Chiesa. E, in effetti, si può dire che il Documento di Aparecida sia nato proprio da questo intreccio fra i lavori dei Pastori e la fede semplice dei pellegrini, sotto la protezione materna di Maria. La Chiesa, quando cerca Cristo bussa sempre alla casa della Madre e chiede: “Mostraci Gesù”. E’ da Lei che si impara il vero discepolato. Ed ecco perché la Chiesa va in missione sempre sulla scia di Maria.

Oggi, guardando alla Giornata Mondiale della Gioventù che mi ha portato in Brasile, anche io vengo a bussare alla porta della casa di Maria – che ha amato ed educato Gesù – affinché aiuti tutti noi, i Pastori del Popolo di Dio, i genitori e gli educatori, a trasmettere ai nostri giovani i valori che li rendano artefici di una Nazione e di un mondo più giusti, solidali e fraterni. Per questo, vorrei richiamare tre semplici atteggiamenti, tre semplici atteggiamenti: mantenere la speranza, lasciarsi sorprendere da Dio, e vivere nella gioia.

1. Mantenere la speranza. La seconda lettura della Messa presenta una scena drammatica: una donna – figura di Maria e della Chiesa – viene perseguitata da un Drago – il diavolo – che vuole divorarne il figlio. Ma la scena non è di morte, ma di vita, perché Dio interviene e mette in salvo il bambino (cfr Ap 12,13a.15-16a). Quante difficoltà ci sono nella vita di ognuno, nella nostra gente, nelle nostre comunità, ma per quanto grandi possano apparire, Dio non lascia mai che ne siamo sommersi. Davanti allo scoraggiamento che potrebbe esserci nella vita, in chi lavora all’evangelizzazione oppure in chi si sforza di vivere la fede come padre e madre di famiglia, vorrei dire con forza: abbiate sempre nel cuore questa certezza: Dio cammina accanto a voi, in nessun momento vi abbandona! Non perdiamo mai la speranza! Non spegniamola mai nel nostro cuore! Il “drago”, il male, c’è nella nostra storia, ma non è lui il più forte. Il più forte è Dio, e Dio è la nostra speranza! È vero che oggi un po’ tutti, e anche i nostri giovani sentono il fascino di tanti idoli che si mettono al posto di Dio e sembrano dare speranza: il denaro, il successo, il potere, il piacere. Spesso un senso di solitudine e di vuoto si fa strada nel cuore di molti e conduce alla ricerca di compensazioni, di questi idoli passeggeri. Cari fratelli e sorelle, siamo luci di speranza! Abbiamo uno sguardo positivo sulla realtà. Incoraggiamo la generosità che caratterizza i giovani, accompagniamoli nel diventare protagonisti della costruzione di un mondo migliore: sono un motore potente per la Chiesa e per la società. Non hanno bisogno solo di cose, hanno bisogno soprattutto che siano loro proposti quei valori immateriali che sono il cuore spirituale di un popolo, la memoria di un popolo. In questo Santuario, che fa parte della memoria del Brasile, li possiamo quasi leggere: spiritualità, generosità, solidarietà, perseveranza, fraternità, gioia; sono valori che trovano la loro radice più profonda nella fede cristiana.

2. Il secondo atteggiamento: lasciarsi sorprendere da Dio. Chi è uomo, donna di speranza – la grande speranza che ci dà la fede – sa che, anche in mezzo alle difficoltà, Dio agisce e ci sorprende. La storia di questo Santuario ne è un esempio: tre pescatori, dopo una giornata a vuoto, senza riuscire a prendere pesci, nelle acque del Rio Parnaíba, trovano qualcosa di inaspettato: un’immagine di Nostra Signora della Concezione. Chi avrebbe mai immaginato che il luogo di una pesca infruttuosa sarebbe diventato il luogo in cui tutti i brasiliani possono sentirsi figli di una stessa Madre? Dio sempre stupisce, come il vino nuovo nel Vangelo che abbiamo ascoltato. Dio riserva sempre il meglio per noi. Ma chiede che noi ci lasciamo sorprendere dal suo amore, che accogliamo le sue sorprese. Fidiamoci di Dio! Lontano da Lui il vino della gioia, il vino della speranza, si esaurisce. Se ci avviciniamo a Lui, se rimaniamo con Lui, ciò che sembra acqua fredda, ciò che è difficoltà, ciò che è peccato, si trasforma in vino nuovo di amicizia con Lui.

3. Il terzo atteggiamento: vivere nella gioia. Cari amici, se camminiamo nella speranza, lasciandoci sorprendere dal vino nuovo che Gesù ci offre, nel nostro cuore c’è gioia e non possiamo che essere testimoni di questa gioia. Il cristiano è gioioso, non è mai triste. Dio ci accompagna. Abbiamo una Madre che sempre intercede per la vita dei suoi figli, per noi, come la regina Ester nella prima lettura (cfr Est 5, 3). Gesù ci ha mostrato che il volto di Dio è quello di un Padre che ci ama. Il peccato e la morte sono stati sconfitti. Il cristiano non può essere pessimista! Non ha la faccia di chi sembra trovarsi in un lutto perpetuo. Se siamo davvero innamorati di Cristo e sentiamo quanto ci ama, il nostro cuore si “infiammerà” di una gioia tale che contagerà quanti vivono vicini a noi. Come dicevaBenedetto XVI, qui, in questo Santuario: “Il discepolo è consapevole che senza Cristo non c’è luce, non c’è speranza, non c’è amore, non c’è futuro” (Discorso inaugurale della Conferenza di Aparecida [13 maggio 2007]: InsegnamentiIII/1 [2007], p. 861).

Cari amici, siamo venuti a bussare alla porta della casa di Maria. Lei ci ha aperto, ci ha fatto entrare e ci mostra suo Figlio. Ora Lei ci chiede: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2, 5). Sì, Madre, noi ci impegniamo a fare quello che Gesù ci dirà! E lo faremo con speranza, fiduciosi nelle sorprese di Dio e pieni di gioia. Così sia.

 

Viaggio Apostolico a Rio de Janeiro in occasione della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù

CERIMONIA DI BENVENUTO

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Giardino del Palazzo Guanabara di Rio de Janeiro
Lunedì
, 22 luglio 2013

 

Signora Presidente,
Distinte Autorità,
Fratelli e amici!

Nella sua amorevole provvidenza, Dio ha voluto che il primo viaggio internazionale del mio Pontificato mi offrisse la possibilità di ritornare nell’amata America Latina, concretamente in Brasile, Nazione che si vanta dei suoi saldi legami con la Sede Apostolica e dei suoi profondi sentimenti di fede e di amicizia che sempre l’ha tenuta unita, in modo singolare, al Successore di Pietro. Rendo grazie per questa benevolenza divina.

Ho imparato che, per avere accesso al Popolo brasiliano, bisogna entrare dal portale del suo immenso cuore; mi sia quindi permesso in questo momento di bussare delicatamente a questa porta. Chiedo permesso per entrare e trascorrere questa settimana con voi. Io non ho né oro né argento, ma porto ciò che di più prezioso mi è stato dato: Gesù Cristo! Vengo nel suo Nome per alimentare la fiamma di amore fraterno che arde in ogni cuore; e desidero che a tutti e ciascuno giunga il mio saluto: “La pace di Cristo sia con voi!

Saluto con deferenza la Signora Presidente e i distinti membri del suo Governo. La ringrazio per la generosa accoglienza e per le parole con cui ha voluto manifestare la gioia dei brasiliani per la mia presenza nella loro Nazione. Saluto anche il Signor Governatore di questo Stato, che gentilmente ci accoglie nel Palazzo del Governo, e il Sindaco di Rio de Janeiro, come pure i Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso il Governo brasiliano, le altre Autorità presenti e tutti coloro che si sono prodigati per far diventare realtà questa mia visita.

Voglio rivolgere una parola di affetto ai miei fratelli Vescovi, sui quali grava il compito di guidare il gregge di Dio in questo immenso Paese, e alle loro dilette Chiese particolari. Con questa mia visita desidero proseguire nella missione pastorale propria del Vescovo di Roma di confermare i fratelli nella fede in Cristo, di incoraggiarli nel testimoniare le ragioni della speranza che scaturisce da Lui e di animarli ad offrire a tutti le inesauribili ricchezze del suo amore.

Come è noto, il motivo principale della mia presenza in Brasile trascende i suoi confini. Sono venuto infatti per la Giornata Mondiale della Gioventù. Sono venuto a incontrare giovani arrivati da ogni parte del mondo, attratti dalle braccia aperte del Cristo Redentore. Essi vogliono trovare un rifugio nel suo abbraccio, proprio vicino al suo Cuore, ascoltare di nuovo la sua chiara e potente chiamata: “Andate e fate discepoli tutti i popoli”.

Questi giovani provengono dai diversi continenti, parlano lingue differenti, sono portatori di culture variegate, eppure trovano in Cristo le risposte alle loro più alte e comuni aspirazioni e possono saziare la fame di una verità limpida e di un amore autentico che li uniscano al di là di ogni diversità.

Cristo offre loro spazio, sapendo che non può esserci energia più potente di quella che si sprigiona dal cuore dei giovani quando sono conquistati dall’esperienza dell’amicizia con Lui. Cristo ha fiducia nei giovani e affida loro il futuro della sua stessa missione: “Andate, fate discepoli”; andate oltre i confini di ciò che è umanamente possibile e generate un mondo di fratelli. Ma anche i giovani hanno fiducia in Cristo: essi non hanno paura di rischiare con Lui l’unica vita che hanno, perché sanno di non rimanere delusi.

Nell’iniziare questa mia visita in Brasile, sono ben consapevole che, rivolgendomi ai giovani, parlo anche alle loro famiglie, alle loro comunità ecclesiali e nazionali di provenienza, alle società in cui sono inseriti, agli uomini e alle donne dai quali dipende in gran misura il futuro di queste nuove generazioni.

È comune da voi sentire i genitori che dicono: “I figli sono la pupilla dei nostri occhi”. Come è bella questa espressione della saggezza brasiliana che applica ai giovani l’immagine della pupilla degli occhi, la finestra attraverso la quale la luce entra in noi regalandoci il miracolo della visione! Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi? Come potremo andare avanti? Il mio augurio è che, in questa settimana, ognuno di noi si lasci interpellare da questa domanda provocatoria.

E attenzione! La gioventù è la finestra attraverso la quale il futuro entra nel mondo. E’ la finestra, e quindi ci impone grandi sfide. La nostra generazione si rivelerà all’altezza della promessa che c’è in ogni giovane quando saprà offrirgli spazio. Questo significa: tutelarne le condizioni materiali e spirituali per il pieno sviluppo; dargli solide fondamenta su cui possa costruire la vita; garantirgli la sicurezza e l’educazione affinché diventi ciò che può essere; trasmettergli valori duraturi per cui vale la pena vivere; assicurargli un orizzonte trascendente per la sua sete di felicità autentica e la sua creatività nel bene; consegnargli l’eredità di un mondo che corrisponda alla misura della vita umana; svegliare in lui le migliori potenzialità per essere protagonista del proprio domani e corresponsabile del destino di tutti. Con questi atteggiamenti anticipiamo oggi il futuro che entra dalla finestra dei giovani.

Nel concludere, chiedo a tutti la gentilezza dell’attenzione e, se possibile, l’empatia necessaria per stabilirne un dialogo tra amici. In questo momento, le braccia del Papa si allargano per abbracciare l’intera nazione brasiliana, nella sua complessa ricchezza umana, culturale e religiosa. Dall’Amazzonia fino alla pampa, dalle regioni aride fino al Pantanal, dai piccoli paesi fino alle metropoli, nessuno si senta escluso dall’affetto del Papa. Dopodomani, a Dio piacendo, ho in animo di ricordarvi tutti a Nostra Signora Aparecida, invocando la sua materna protezione sulle vostre case e famiglie. Fin d’ora vi benedico tutti. Grazie per il benvenuto!

 

 

Adobe CC versus Adobe CS6

Adobe CS6 vs Adobe CC

 

In un panorama informatico dove ormai da qualche tempo si è cominciato a parlare di “cloud” – alias “nuvoletta” -, abilitando cioè un termine ‘ignoto’ per definire una tecnologia mediante cui dati, archivi, file  ecc.  di fatto “pesanti”, ingombranti presenti  sulla singola macchina locale vengono memorizzati ‘aer‘ (‘in aria’), in uno spazio intangibile, immateriale piuttosto che su unità disco sempre più dispendiose , facendo appunto pensare a  ‘una nuvola’.

Dunque, tra tutte le major, Adobe ha sviluppato, sull’onda della tecnologia nascente una nuova  release dei suoi programmi specificamente pensati per il mondo della grafica e della ‘lavorazione digitale’.

la Creative Cloud, contrapponendosi così a una politica della casa stessa, quella di concedere l’utilizzo dei suoi prodotti con licenza ‘illimitata’; ciò ha determinato però una indubbia onerosità dei pacchetti stessi di casa Adobe, benché siano state proposte nel contempo diverse offerte ad esempio verso insegnanti o studenti.

Adobe Creative Cloud – che si fonda sulla innovativa tecnologia Cloud – presenta anzitutto un nuovo modo di acquistare i prodotti della famiglia Adobe rispetto a quanto sappiamo e amiamo. Il package della Creative Cloud (CC) è fatto di tante singole parti per cui “tu usi quello che ti serve del pacchetto “, il quale fornisce abitudinariamente il miglior software del settore ad un prezzo decisamente contenuto (29 e i 49 dollari al mese),  basandosi sull’idea di base che prevede la possibilità di poter utilizzare qualsiasi sw – più sue eventuali release (come CS7) e tools previsti – per un periodo di tempo determinato maggiore di quello solito.

Dunque, l’ offerta Creative Cloud prevede un pacchetto con tutti i software che fanno parte della CS6, comprese alcune migliorie ai programmi stessi e aggiornamenti (Adobe Acrobat XI e Adobe Photoshop CS6.1),  più altri più specifici ( LightroomAdobe MuseAdobe Edge, più un tramite per trovare una soluzione ai tuoi servizi professionali di publishing. La maggior parte di essi non viaggia però attraverso la rete quando richiamati bensì dopo che sono scaricati e installati sul computer in locale e c’è solo bisogno di collegarsi un paio di volte ad Internet perché vengano ‘rinnovati’ (ciò fa capire che c’è una sorta di ‘group’ di collaborazione  online per la CC che permette la gestione, lo scambio e la memorizzazione fra i diversi computer dei file basati su questa piattaforma. Per questo non si paga alcunché ma c’è un livello ‘free’ di adesione alla Creative Clooud che fornisce sostanzialmente le stesse caratteristiche del”pacchetto full”.

Pertanto, in questo modo con questi sw Adobe è in grado di offrire prodotti non più condizionati da una licenza ‘a termine’, inoltre ora un upgrade degli stessi ad un basso prezzo è consentito solamente se si è già in possesso di una precedente versione rispetto a quella corrente. Pertanto, chi vuole fare un aggiornamento alle versioni CS6 o CS6.5 deve essere già in possesso di una release CS5 o CS6 può usufruire di queste agevolazioni nel prezzo; diversamente, chi possiede una versione CS3 o CS4.

 

Cloud vs CS6 – Which is right for you ?

 

Come visto, nel recente passato sono avvenuti determinanti cambiamenti, e Adobe ha deciso di interpretarli al meglio . Ma allora, a chi si addice l’uno e a ci l’altro prodotto ?

Occorre anzitutto porsi delle domande riguardo all’uso che si deve fare di un pacchetto come quello offerto dalle CS, quanto spesso si pensa di utilizzarlo, quale tool se non tutti si pensa di utilizzare, se si pensa di avere necessità che per questi si possa poter contare periodicamente di aggiornamenti.

Il costo della Creative Cloud è di poco meno di  $50 l’anno contro un costo di $75/mese con possibilità di rinnovo. $29,99/mese per aggiornare il pacchetto da una precedente versione, che diviene di $19,99 per studenti e insegnanti. Quindi una media di $600 per semplici acquirenti, $360 per chi proviene già da una CS, $240 per insegnanti/studenti … una media di $1-2/al giorno.  In compenso, ad esempio usare Photoshop costa $700 la versione full, $200 l’upgrade, Lightroom $50 la versione completa, $80 l’upgrade … e similarmente per gli altro sw della CS …

Diversamente, se si è un utilizzatore abituale della Creative Suite, allora la Creative Cloud può essere una novità positiva. La CS6 Master Collection  è venduta a $2600 nella versione full, $1050 l’aggiornamento dalla CS5, vecchia di due anni. Così, pagando una differenza di $1200 (sui due anni) la Creative Cloud è migliore, specialmente se comparata a  una versione ‘stabile’ a $2600. E senza contare che l’alternativa Cloud  è l’ideale per chi ha intenzione di utilizzare il pacchetto solo per determinati tools e per un certo periodo (lavoratori a progetto, dipendenti, freelance, … paghi solamente quando tu usi il programma.

 

Adobe CC aggiorna tutti i singoli sw compresi tradizionalmente nella CS6; inoltre, aggiunge i tools Adobe Muse e Adobe Edge. Diversamente, nella nuova suite non sono stati rivisitati Fireworks e Encore, sebbene ambedue siano ancora parte integrante della CC nella versione della CS6 Lato positivo, Adobe InCopy è stato aggiunto alla CC come parte integrante. Nessun cambiamento sostanziale invece per Acrobat X  Pro e Flash Builder 4.7.

L’abbonamento base per poter lavorare utilizzando Adobe CC parte da $999 al mese, compresa a possibilità di avere gli upgrade.

Qualche elemento chiave sulle novità della Adobe CC:

  • La solida ma leggera applicazione Creative Cloud rimpiazza tranquillamente sia il gestore Adobe delle applicazioni sia la connessione Creative Cloud, e pure il passaggio fra le versioni.
  • Tecnologia cloud basata su sincronizzazione e sharing per tutte le personalizzazioni impostate come Preferiti, Impostazioni, pennelli, collegamenti veloci, ambiti di lavoro, stili, font, colori, e così via.
  • Grazie allo strumento Behance permette di gestire, scambiare e caricare , progetti di design e lavori grafici tutto sempre restando sul cloud, la ‘nuvoletta’ come si vorrebbe.
  • 680 tipi diversi di carattere possono essere scaricati ed installati localmente sulla propria macchina.
  • Coloro che sottoscrivono un abbonamento annuale potranno usare tutti i prodotti della Creative Cloud per 99 giorni senza bisogno di riconvalidare la suite stessa o di connettersi ad internet (al più dopo il 180imo giorno).
  • Le nuove apps CC si installeranno e lavoreranno a fianco delle vecchie versioni dei prodotti Adobe come Creative Suite 6, Creative Suite 5, etc., e saranno in grado di ripristinate o esportare nel formato di file della CS6.
  • I sottoscrittori di un pacchetto CC avranno accesso al download e all’installazione di precedenti versioni da un archivio di release per desktop dalla CS6 in avanti.

 

 

 

 

Presagio

Tra i miei hobby attuali rientra la passione per la fotografia digitale.

Mi è sempre piaciuta la fotografia in senso stretto, ma in particolare ho cominciato ad esserne “soggetto attivo” dagli albori della  nuova era. Le prime ‘esperienze’ in questo senso le ho avute durante i campi estivi con il mio oratorio (ed è proprio a Livigno che ho acquistato la mia macchina attuale !). Effettivamente, quello della fotografia amatoriale è un bell’hobby; l’arrivo poi del digitale l’ha ingigantito a dismisura poi: bello scattare scattare scattare … tanto poi quelle che non piacciono o non interessano si cancellano comodamente ! …­­­­

Ci sono periodi – come questo – in cui se “sono ispirato” (.. ‘vena artistica’ !!) ne faccio ‘a iosa’, una quintalata per una singola esperienza, una mezza giornata vissuta !!

Rientrato alle consuete gare domenicali del Piede d’Oro dopo due settimane di assenza , scoperto il giorno prima che il mio gruppo doveva fare “servizio” sul percorso, TOH (!!) vengo dirottato a  … fare servizio !

E allora, disimpegnato ci metto poco ad approfittare della circostanza per dedicarmi a fare qualche scatto (… qualche ! ….). Recuperata la mia fida Olympus dalla macchina fotografica: eccomi subito alle prese con inquadrature e zoom, non disdegnando qualche foto con gli amici di sempre o di passaggio: Giovanni, Francesca, Samuele, Gabriele, Alessandro, Stefano, Barbara, il grande Giulio Dorigo, ….

Dopo essermi dedicato a scatti ‘di rito’ sul campo sportivo di Bardello luogo del ritrovo della tappa odierna, mi accingo con i protagonisti ad avvicinarmi alla linea di partenza e per la prima volta (beh dovendo fare il ‘fotografo di rito’) non rinuncio a oltrepassare tutti ! … Ecco la partenza del gruppone !! … e via via scorrono tutti dai più forti che non rinunciano a posizionarsi in testa a quelli che ‘la prendono con calma’ a quelli che ‘corricchiano’.

A seguire, ecco la partenza dei bambini per il percorso breve. Dopo un quarto d’ora più o meno eccoli già arrivare: è bello assistere all’arrivo dei ragazzini,  vedere la loro grinta, la loro tenacia, quanta passione ci mettano per arrivare in fondo e il meglio possibile !!

E’ ora di prepararsi per l’arrivo del lungo (la zona di arrivo, a ridosso dell’entrata del campo di calcio, è una ‘location’ suggestiva direi: ecco arrivare i primi: l’amico Oukhrid Lhoussaine (specialista ‘estemporaneo’) taglia il traguardo insieme a Ronnie Fochi, a seguire altri indiscussi protagonisti della stagione: i fratelli Argoub, Andrea Tersigni, Andrea Macchi, Ivan Breda, Matteo Malatrasi, Nadal Rahal fino a Giuseppe Bollini. In campo femminile, dopo un 5’ ecco arrivare la forte portacolori dell’Atletica 3V Sabina Ambrosetti, quindi Cristina Clerici, Martina Gioco e Cristina Grassi.

Commentando con Samuele, infortunato causa distorsione rimediata qualche giorno prima in un pre-gara serale, che perciò oggi ha fatto il corto, anche lui fotografo improvvisato, ci si sta divertendo più stamane a fare “skatting” che a sudare !! …..

Il Web Design vissuto da Freelance

 

Weekend impegnativo ma interessante quello passato nel segno della partecipazione ad un convegno di Web Designer che si è tenuto a Roma e a cui ho deciso di partecipare, dapprima ‘titubante’ per un altro impegno nello stesso weekend e a cui tenevo essere presente,  su invito dell’amico Roberto Di Prima, organizzato a Roma presso una struttura vicino all’aeroporto di Ciampino per l’8/9 di giugno.

Il seminario ha visto da subito coinvolti i 150 partecipanti provenienti da tutta Italia (partecipazione esponenzialmente cresciuta dopo la prima edizione del meeting diranno poi i responsabili, spronati in particolare nei momenti di stanchezza psicologica e di ripresa al motto “100%”.

E’ così che abbiamo avuto occasione di conoscere il guru del giovane movimento italiano, al nome di Nando Pappalardo, il quale proprio nell’ambito degli incontri proposti ha avuto occasione di riportare la propria vita e le circostanze che lo hanno indotto a intraprendere questa carriera.

Si articolava in singoli task che venivano presentati a turno dai diversi componenti del team. Mi ha stupito e ci ha stupito l’esperienza di alcuni di loro che seppur ancora giovanissimi (23-25 anni !!) avevano già messo alle spalle tappe di crescita di non poco conto (America, Silicon Valley, ! …) ! I contenuti spaziavano da quelli che possono essere ritenuti argomenti più generici (fiscalità, come mettersi in rete, iniziare, … , ‘di pubblico dominio’ ad altri più settoriali forse anche tecnici (SEO, questo sconosciuto …), talora richiedevano una certa attenzione e comunque nel complesso direi che si è rivelato  TOSTO per l’articolazione dei contenuti.

Era chiara nelle intenzioni di Mando e dei suoi colleghi una’voglia’ smaniosa di trasmetterci ‘in maniera definitiva’  il tarlo del web designer. Il tutto comunque è filato decisamente per il meglio, mai una sbavatura da parte dei relatori,  attenzione di tutta la sala ‘ai massimi livelli’, noi per il possibile ‘al 100%’. Forse, e in alcuni casi è stato anche evidente, il tempo a disposizione per il relatore era insufficiente per l’articolazione dell’argomento ma anche qui si è cercato di infondere nel pubblico ‘il meglio di’. Inedito ma molto efficace e penso produttivo il momento di ‘Networking’ al termine sia del sabato sia della domenica, spazio pensato per avvicinare, magari mettere in contatto per future collaborazioni i giovani partecipanti al convegno.

Così, lentamente le luci in sala sono andate spegnendosi ma, come in una iperbole in cui al diminuire della misura X aumenta in maniera inversamente proporzionale ’Y’, già aleggiava in sala la smania un po’ per tutti di volere3 mettersi alla prova ! …

‘Se son rose fioriranno ! …’ o ‘Chi vivrà vedrà ! …’.

.. Vedi un cane …

(Lunedì 3 giugno)

Ieri, allorché mi sono recato alla palestra di Cuveglio per sbrigate le mie solite faccenduole sulla bacheca di società, approfittando della porta aperta è entrato un grazioso cucciolo (pastore tedesco ?), con fare giocoso ma visibilmente timoroso, in un primo momento non capivo se era proprio così di carattere o altro ! ….

Dal suo fare, dai suoi movimenti titubanti ho avuto comunque l’impressione fosse scappato da chissà dove, anche se in un primo moment o  pensavo il suo padrone si trovasse nei paraggi.

Mi sono subito allertato recandomi al vicino municipio benché fosse tardi per trovarlo aperto e quindi al comando dei vigili lì vicino segnalando la situazione notata. Così, allertato il canile comunale, poco dopo è giunto un operatore che, con pazienza e dovizia, è riuscito a prendere il cucciolo impaurito ma ingenuamente bonaccione (stava scorazzando nel campo polivalente antistante la palestra dopo aver giocato con dei ragazzi là presenti), per portarlo nella struttura e accertare che avesse un padrone.

Già in precedenza, tempo fa, mi era capitato di salvare un cucciolo che sui era smarrito: lungo la strada che conduce a Cittiglio ad un tratto noto che proprio a ridosso della sede stradale c’era un cane di piccola taglia che, perso e ‘angosciato’ (aveva il cuore a 1000 !!), stava vagabondando sperando forse di ritrovare il suo padrone.  Appena notato, ho accostato la macchina e mi sono precipitato sul cucciolo; poi con un’altra coppia di giovani, dopo essere riusciti a bloccarlo, abbiamo provveduto  a rincuorarlo. Nel mentre è arrivato il suo padrone ! …

Situazione che mi colpiscono all’istante, ma a cui non sempre riesco ad ‘essere presente’ perché magari non posso fermarmi ! sarà per la mia inclinazione verso la razza canina in genere ma … quasi quasi mi commuovo !!!  😉

Ode a Te

 
O Musa infame
che ti diverti a vedere chi anela l’amore
impazzire nel suo errare.

Tanto imprevedibile
quanto folgorante
è il tuo scatto !

Tu sei
Capace di annichilire
l’astante che,
attento e riflessivo
in ogni suo passo come non mai,
esita ad ogni
parvenza di Te.

Così
al Tuo passare
chiunque cerca di inanellare
l’Effimero
che Tu puoi dare.
Ogni tanto
Ti posi
aleggiando
e così facendo
lasci chi Ti cerca
su un lieto ma dolceamaro
baratro.

Ma così come
Puoi dare
così
Puoi bruciare
e lasciare
chi ti cerca
ricadere nel suo Andare.