XXVI Giornata Mondiale del Malato

(sabato 10 febbraio)

 

L’11 febbraio di quest’anno ricorrono i 160 anni dalle apparizioni di Lourdes (1858). La Vergine Santa si mostrò alla giovane Bernadette Soubirous presentandosi ad essa con il titolo di Immacolata Concezione, confermando di fatto quanto era stato definito come dogma dal Beato Papa Pio IX, appena quattro anni prima (1854).

La presenza di Maria a Lourdes è stata, fin dal primo momento, grazie anche alla testimonianza semplice e bella, ma allo stesso tempo faticosa e travagliata di Bernadette, legata al fiducioso affidamento che i fedeli fanno della propria vita a Lei, Madre del Signore,per consegnarle le proprie sofferenze, i propri dolori, le proprie malattie sia fisiche che spirituali.

Fin dai primi tempi, numerosissimi pellegrini, alcuni di essi colpiti da gravi infermità, hanno raggiunto la città francese. E’ stato principalmente questo il motivo che ha spinto il Papa Giovanni Paolo II, a disporre che a partire dal 1993 la memoria della Vergine di Lourdes divenisse Giornata Mondiale del Malato. Quest’anno siamo alla XXVIima edizione. Tema: “Ecco tuo figlio … Ecco tua madre. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sè“.

L’invocazione a Maria “Salute degli Infermi” manifesta con forza la fede nel potere della Vergine di guarirci dai nostri mali ….

 

(tratto da La Domenica, periodico religioso)

Qual’è la differenza tra blogger e giornalista (ma esiste questa differenza)?

(giovedì 8 febbraio)

Ci sono professioni che possono fare la differenza. E che possono segnare la vita delle persone. Una di queste è quella del giornalista, ma qual è la differenza con il blogger? Ci sono dei passaggi da seguire per definire le divergenze?

Questa è la domanda che assilla un po’ tutti quelli che si trovano coinvolti nella creazione dei contenuti scritti: qual è la differenza tra blogger e giornalista? So bene che sto camminando su un terreno scivoloso, quasi pericoloso.

Qual è la differenza tra blogger e giornalista

 

Chi è e cosa fa un blogger online

Inizio con un passaggio: chi è il blogger e cosa fa per portare il pane a casa? Il punto è che con questo termine-ombrello si intende di tutto.

Hanno buttato nel pentolone quello che scrive articoli per le aziende, quello che si occupa del piano editoriale e anche quell’altro che si propone come influencer.

Queste figure hanno poco da condividere con il giornalista. Restringo il cerchio e metto sul piatto della bilancia, insieme al giornalista, il blogger inteso come autore indipendente che scrive, crea video o pubblica podcast attraverso una prospettiva lontana dalle logiche proprietarie del padrone.

Da leggere: come trovare lavoro come blogger

La vera anima del nostro blogger

Il blogger nasce come appassionato che lascia su uno spazio personale le proprie idee e opinioni su un tema. Oggi le cose sono cambiate, i blogger si prestano alle strategie di marketing e sono al soldo delle aziende. Ma io direi di partire da questo punto, non credi? Il blogger è un autore indipendente e che magari viene ingaggiato per essere tale. Mi sembra una buona partenza, ma forse c’è qualcosa da aggiungere.

Chi è e cosa fa il giornalista

Qui si potrebbe scrivere un libro, non è facile dare tutte le nozioni che ruotano intorno a questa professione. Quindi mi limito a inserire la definizione di Wikipedia:

Il giornalista è un professionista del settore dell’informazione; si occupa di scoprire, analizzare, descrivere e scegliere notizie per poi diffonderle (…). Il giornalista redige articoli, inchieste (o reportage) o editoriali per testate giornalistiche periodiche o agenzie di stampa, che vengono pubblicate sui mezzi di comunicazione di massa (carta stampata, radio, televisione, internet).

Ok, commentiamo. Qual è la differenza tra blogger e giornalista? Di certo la prima figura non va oltre il web e la carta stampata resta un affare del giornalista. Lo stesso vale per la Tv e la radio, anche se il blogger ri-media queste tecnologie e le trasforma in video e podcast. E a pensarci bene anche il blogger dovrebbe scoprire.

E analizzare, descrivere, scegliere notizie. Solo che lo fa in modo diverso e con mezzi indipendenti. O magari viene ospitato su testate giornalistiche che hanno bisogno di una caratteristica particolare: la sintesi tra stile personale e indipendenza.

Come diventare giornalista

A differenza dei blogger, i giornalisti devono superare un percorso per diventare tali. E per poter conquistare il famoso tesserino. Qual è la strada da seguire? In primo luogo devi sapere che ci sono due figure essenziali in questo scenario:

  • Giornalista pubblicista
  • Giornalista professionista

Il primo scrive in modo retribuito ma non esercita con costanza: per ottenere il tesserino devi pubblicare per minimo due anni con regole che variano. Il secondo, invece, lavora ogni giorno nel campo dell’informazione e deve superare un esame di Stato. Per maggiori informazioni puoi consultare l’Ordine dei giornalisti.

Mi piace l’idea: il blogger, chiamato nelle redazioni dei giornali online, si intrufola nei portali e pubblica articoli con la propria firma. Che vanno oltre la cronaca, l’enumerazione dei fatti. L’autore prende un tema e lo fa esplodere, oppure conduce un filone in modo indipendente. Senza legami e obblighi. Ma rispettando le regole:

  • Obbligo di rettifica e replica.
  • Presunzione d’innocenza.
  • Verifica e tutela delle fonti.
  • Tutela dei soggetti deboli.

Questi sono solo una parte dei punti espressi dalla carta dei doveri. Un documento che ogni giornalista dovrebbe rispettare. Ma anche ogni blogger. In fin dei conti la mia idea è semplice: il tempo passa e queste figure sono sempre più simili.

Vero, sei giornalista sulla carta quando sei iscritto all’ordine. Ma è veramente questo il punto che fa la differenza nella creazione e nella gestione dell’informazione?

Da leggere: come scrivere un articolo di giornale

Differenza tra blogger e giornalista

Questa è la differenza tra blogger e giornalista secondo me. Alla base della riflessione c’è la capacità di questo professionista (perché il blogger è un professionista) di andare oltre determinate regole. E di superare i binari imposti dalle redazioni.

Ma non dai doveri. Fare informazione attraverso il blog è possibile, ma ci sono dei passaggi imprescindibili che secondo me vanno oltre l’iscrizione all’albo dei giornalisti. Sei d’accordo?

 

(tratto da www.mysocialweb.it)

.. Una tranquilla sgambata !

(venerdì 3 febbraio)

Uscita pomeridiana “dalle mie parti” oggi, lungo la ciclabile che dal mio paese arriva sino a Rancio Valcuvia. Le sensazioni sono buone ma “voglio staccare” concedendomi un’uscita abbastanza soft prediligendo un percorso sì in falsopiano ma non impegnativo. Dunque eccomi sulle ‘solite strade’ che mi accompagnano nelle campagne retrostanti prima di imboccare la sopracitata ciclabile ‘Valli del Verbano’; procedendo, noto che inizio a gestire (?!!) i cambi di passo e “ad alternare” (…), forse favorito dal percorso in linea – buon segnale “di testa” ! -. Mi metto alle spalle il terreno dell’Ema e dopo poco più di un chilometro ‘Il Vallone’ dell’amico Mattia, che non esito a salutare -; quindi via lungo l’ultimo tratto realizzato in ordine cronologico – molto bello da percorrere anche camminando -, che curva e controcurva attraversa i boschi limitrofi fino a riavvicinarsi alla sede della provinciale dov’è posta una deviazione: o l’uscita verso l’attigua stazioncina dei pulmann o proseguendo dritti per continuare verso Germignaga e Luino. Opto per la 1) ed ecco la rotatoria che rappresenta un pò il “target” per le mie uscite da qualche tempo.
Ad attendermi è poi lo strappo di via Giovanni XXIII che dalla sede stradale principale risale al municipio e le scuole elementari del paese: uno strappo di 300 metri circa non “hors-de-catégorie” ma di cui gli ultimi 20 – quando sei già al limite, almeno il sottoscritto – sono terribili (!!!). Giunto poi ‘in cima’ odi il vociare altisonante dei bambini nel vicino parco giochi mentre tu arrivi alquanto trafelato e – come fatto stasera – non puoi evitare di “gridare” il tuo impegno.
Proseguo poi per la via parallela che dal campo sportivo ‘Frattini’ locale riporta verso la frazione di Cavona e, per terminare lo scarico, riprendere la ciclabile ripercorrendola fino al campo dell’amico Emanuele (tratto che riesco a fare ‘tutto-dun-fiato‘, rincorsa già cominciata sulla ridiscesa precedente di via per Rancio, e di buona gamba). Quel che mi rimane per tornare a casa praticamente ‘scarico-dello-scarico’: corricchio, cammino, corricchio per recuperare quanto speso in precedenza.

Un’omelia, una riflessione

(sabato 27 gennaio)

‘Il più bel ricordo che una persona può lasciare di sè ai [posteri,] coetanei e compagni, sono gli insegnamenti che è riuscito a tramandare durante la sua esistenza …’.
Parole ricorrenti in una qualsiasi omelia …

Oggi queste stesse parole pronunciate da don Luca in una celebrazione funebre mi hanno toccato tanto da ricordarle parola per parola; “significativo” verrebbe da dire, in un frangente come quello di una liturgia, precisamente in un commento ai passi della Sacra Scrittura, ricordarsene a posteriori ! … Non so il motivo, forse perché avevo presente di chi si stava parlando nella circostanza. E quello che è ancor più significativo sono state le parole successive: ‘… perché ha capito cosa fosse importante nella vita, … i veri valori che bisogna tenersi stretti …’.

Una riflessione “dal doppio taglio” – verrebbe da pensare -: chi si può fregiare della “buona” strada intrapresa, chi rimane “in bilico” a queste parole, quasi rappresentassero una chimera ! ….

Traslando un pò la riflessione, nel corso della propria vita, del proprio vissuto, ad ognuno è data la facoltà di sperimentare giorno dopo giorno determinate esperienze e conseguentemente le proprie attitudini dal punto di vista caratteriale e comportamentale, imprescindibilmente dettate dalla propria sensibilità e da ciò, da quello che viene seminato, ne consegue il riscontro, una sorta di filtro dei propri talenti e valori, la cartina tornasole del nostro ego. Questa forse è anche l’essenza del ‘METTERSI IN GIOCO‘, non un dovere – va sottinteso – ma una facoltà per ognuno.

Dunque un invito a ‘conformare’ la propria vita interiore “ai” valori veri e consolidati, mettendo in secondo piano quelli più materiali ed effimeri: ciò non vuole sottintendere però a una vita asociale, al rimanere in disparte – anzi, il contesto sociale è il “campo di gioco” in questi termini ! -.

Tu chiamale se vuoi ‘AFFEZIONI’

(domenica 21 gennaio)

Uno degli aspetti umanamente (e universalmente) più “luminosi” e appaganti per ognuno di noi è – come ci viene insegnato – la capacità di intavolare, tessere rapporti sociali per così dire a vari livelli.
Quindi qui non voglio parare banalmente del nostro relazionarsi agli altri, siano essi la propria famiglia piuttosto che il frequentare la vita sociale in genere; mi riferisco cioé squisitamente alla nostra ambizione di METTERSI IN GIOCO (come altrove già alluso …).
Spostando l’attenzione su queste “situazioni” di vissuto abbiamo così gruppi di aggregazione per così dire generici (“Gruppo Alpini”, “Protezione Civile”, ecc) dove cioè abbiamo opportunità o meno di stabilire ulteriori legami e altri in cui, senza nulla togliere ai primi, ci si trova maggiormente immersi non per “numero” di rapporti stretti quanto forse “per scelta” e il senso di responsabilità che ci si prende nell’esserne parte e per quanto si spende per esso, …. la possibilità di stabilire e consolidare legami quasi ne consegue !
Un esempio lampante è quello dei gruppi sportivi: aggregazioni “extra-familiari” e “extra-sociali” – o meglio sottoinsieme – che ci danno l’opportunità di mettere in comune nostre passioni con altre persone, adulti e ragazzi. Relazioni che crescono senza che noi ce ne accorgiamo. In essi e con i nostri compagni di viaggio, grandi o piccoli, condividiamo sacrifici, l’Amicizia e parallelamente un rapporto di fiducia, gioie per i risultati raggiunti come le fatiche per i sacrifici sostenuti – leggi anche scelte da adottare – ….
Sembra quasi si venga a creare un nuovo nido se il rapporto coinvolge adulti e fanciulli di differente età ! Momenti rubati al proprio quotidiano – e chi allena in primis lo sa bene -per dedicarsi ad una famiglia costruita, fondata su valori di rispetto reciproco e crescita personale .
Ecco poi che, quando meno te lo aspetti, “ti” arriva una tegola addosso, che mai avresti voluto o pensato interessasse anche te – la quale si traduce nella perdita di qualcuno ‘di famiglia’ …. non l’abbandono, ognuno è poi libero di fare quello che vuole, di “scendere dalla giostra” perché non ritiene opportuno continuare o capisce che ciò non rispecchia effettivamente ciò che pensava …
E’ qui – come dicevo recentemente a un mio amico anche lui dirigente di squadra – che entra in scena il dirigente di squadra con i suoi valori e la sua opportuna vicinanza e – si auspica – la società tutta anzitutto per “proteggerli”, che deve farsi e dare forza ai propri atleti per andare avanti nel percorso intrapreso a prescindere dai momenti ‘bui’, da ciò che non si sarebbe mai voluto, star loro accanto, …..

“Amore incondizionato”

“Amami sempre, anche quando sono difficile da comprendere. Amami quando mi perdo nei miei silenzi e non mi lascio avvicinare, amami quando litighiamo e mi chiudo a chiave in camera lasciandoti fuori ad aspettare. Amami quando sbaglio, quando piango, quando tiro fuori gli artigli come un animale selvatico. Amami quando avro’ gli occhi stanchi dopo notti insonni perse dietro troppi pensieri. Amami quando girerò per casa in pigiama, spettinata, senza trucco e sprofonderò sotto al plaid sul divano. Amami quando specchiandomi troverò una ruga in più sul mio viso e mi sentirò meno bella. Amami quando sono insicura, paranoica, lunatica, irascibile. Amami quando faticherò ad accettare un dolore troppo grande o quando inciamperò nelle buche della vita. Amami quando metto il broncio e divento più capricciosa di una bambina. Amami sempre, anche quando sono difficile da capire, anche quando ti farò impazzire, anche quando ti dirò di andare via perché è proprio in quei momenti che ho più bisogno di te. Solo tra le tue braccia io mi sento a casa, solo con te so di non dover fingere di essere diversa da quella che sono.”
insieme, possiamo e potremo sempre tutto.

[CIT.]

'Non abbiate paura !'

(sabato 23 dicembre)

La gioia del Natale è una gioia speciale perché è Speranza, lo spirito del Natale è Pace, il cuore del Natale è Amore.
Natale è una parola che trasmette felicità solo a pronunciarla ed il più grande augurio che possiamo farvi è che sia Natale ogni giorno e in ogni luogo.
Tutti i popoli accolgono e attendono questo evento e con questo concerto intitolato ‘Note di Natale nel mondo‘ abbiamo voluto proporre canti e musiche dell’avvento in luoghi lontani da noi per provare a vivere il Natale preparandolo “da dentro e celebrandolo nel profondo del proprio cuore perché “Gesù può nascere mille volte a Betlemme, ma se non nasce dentro ogni uomo è come se non fosse mai nato” (Angelus Silesius).

Si è rinnovato ieri sera (sabato 16 dicembre, ndr) l’appuntamento con il tradizionale Concerto di Natale della Corale Amadeus nella prepositurale di Cuveglio. A seguito del positivo anticipo nella chiesa di Lozza della sera precedente.
Si rinnova così un appuntamento che è oramai tradizione a Cuveglio, nonostante le varie peripezie affrontate negli ultimi tempi dal gruppo.

Aspettative che sono state ampiamente rispettate … e ripagate dai coristi come sempre diretti dal M° Loris Capister e accompagnati al piano/organo dal M° Marco Cadario e con la partecipazione ECCEZIUUNALEEE del soprano Antonella Romanazzi.

Sarà per l’atmosfera che traspirava piuttosto che per l’esecuzione ‘in casa’, i coristi sono decisamente parsi all’altezza del programma proposto, ‘… riuscendo oltre le righe ! …‘ – a detta del direttore stesso !! -,

un tangibile segno della maturazione raggiunta dal gruppo (ecco perché ‘Non abbiate paura !‘, magistrale esclamazione di papa Giovanni Paolo II); aspettative che dunque si sono riflesse nelle esecuzioni ufficiali.
E il programma proposto non ha senz’altro disatteso le aspettative dei presenti, nelle due distinte serate …. Sostanzialmente quasi un inedito, spaziando geograficamente nelle culture di vari paesi: ecco allora accostarsi ad alcuni “must” natalizi (‘Adeste Fideles’, ‘Stille Nacht’, ‘Jingle Bells’), brani natalizi ‘propri’ (‘Mele Kalikimaka’ ne è un esempio lampante) ad altri squisitamente meditativi sulla venuta del Signore (‘In the bleak midwinter’, ‘Joy to the world’, ‘The First Nowell’, ‘Deck the Halls’).
La serata è stata inoltre allietata dall’esecuzione di un mottetto di Antonio Vivaldimica pizza&fichi‘ eseguito dalla giovane soprano Antonella Romanazzi e ripreso in una sua recente incisione discografica: ‘Nulla in mundo pax sincera‘, mottetto in quattro arie. Paradossalmente (ma meritevolmente) le quattro arie proposte senza soluzione di continuità sono state intervallate dagli applausi dei presenti (!!) a riprova della indubbia preparazione della solista …
A conclusione della serata, la corale si è esibita nell’esecuzione di un tipico canto natalizio delle Hawaii, con la particolare aggiunta dell’accompagnamento dell’ ukulele,     caratteristica “chitarrina” pizzicata sapientemente da Gianluca Fortino.

 

 

 

Come non sono mancati gli apprezzamenti e i consensi ai due Maestri per la loro confermata preparazione, ed ai coristi che piacevolmente si sono fatti perfetti interpreti del programma della serata !

 

Amare come coppia e come famiglia

(domenica 10 dicembre)

Per troppo tempo la vita coniugale è stata percepita come cammino di fede meno rilevante rispetto alla vita consacrata. Ancora Pio XII nell’enciclica Sacra Virginitas, metteva il matrimonio su un gradino più basso rispetto all’ordine sacro e alle diverse forme di vita consacrata.

A ristabilire una visione più rispettosa arrivò il Vaticano II e il successivo magistero di cui Papa Francesco, a proposito della spiritualità coniugale, riprende nell’ultimo capitolo di Amoris laetitia gli spunti più significativi.

Per sgomberare il campo da qualsiasi fraintendimento ribadisce subito che la spiritualità matrimoniale non è inferiore rispetto ad altri percorsi religiosi: ‘Coloro che hanno desideri spirituali profondi non devono sentire che la famiglia li allontana dalla crescita nella vita dello Spirito, ma che è un percorso che il Signore utilizza per portarli al vertice dell’unione mistica”.

Dopo aver sottolineato l’importanza della preghiera in famiglia come strada di crescita nella fede e prezioso strumento educativo, il Papa colloca l’esigenza di una formazione spirituale specifica come occasione per i coniugi di cura vicendevole, consolazione e stimolo. Anche in questo caso serve un atteggiamento di reciproca misericordia che diventa apertura allo Spirito per testimoniare sempre meglio l’amore di Dio nella quotidianità familiare.

(tratto da la Domenica, periodico religioso, di Luciano Moia)

Il tempo nella vita del cristiano

(domenica 10 dicembre)

Agli occhi dell’essere umano il tempo appare essere semplicemente come un nemico crudele che con la morte distrugge ciò che noi abbiamo di più caro. Ma per coloro ai quali la fede ha aperto gli occhi, come al cieco nato, il tempo di rivela come la moneta preziosa che dobbiamo spendere saggiamente per “acquistare” la vita piena oltre il tempo e lo spazio.

Così ci rivelano alcune parabole di Gesù come quella dei talenti (Mt 25, 14-30), del tesoro nascosto nel campo e della perla preziosa (Mt, 13, 44-45). immagini di quella vita eterna per la quale vale la pena spendere “tutti i propri averi”.

Gesù […] Con la sua stessa via ci ha detto come spendere il nostro tempo su questo pianeta. Si tratta di conformare la nostra vita alla sua, con la luce e la forza dello Spirito Santo. Per questo siamo battezzati e cresimati e continuamente nutriti nel corpo e sangue di Cristo alla mensa eucaristica.

L’Anno liturgico, a partire dalla Pasqua, ha lo scopo di ripresentarci, soprattutto di domenica in domenica, tutto il mistero di Cristo, tuta la sua vita, perché attraverso i sacramenti diventi anche la nostra vita; oggi nella partecipazione alla sua croce, nel dono di sè, domani nella condivisione della sua stessa gloria. Questo è il significato della comunione eucaristica: nutrirci di Cristo per vivere come lui; sulle orme di Maria e di tutti i santi: modelli eroici di conformazione al Vangelo di Dio fatto carne, e che ora vivono nella gloria e intercedono per noi.

(tratto da la Domenica, periodico religioso, di Silvano Sirboni)

Una poesia … tanto significato

(venerdì 8 dicembre)

E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo
i baci lenti sulla bocca,
sul collo,
sulla pancia,
sulla schiena,
i morsi sulle labbra,
le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi,
vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento
era stata un po’ sbiadita.
Intendo dita sui corpi,
creare costellazioni,
inalare profumi,
cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano
allo stesso ritmo.
E poi sorrisi,
sinceri dopo un po’
che non lo erano più.
Ecco,
fate l’amore e non vergognatevi,
perché l’amore è arte,
e voi i capolavori.

(da E poi fate l’amore, di Alda Merini)