20 novembre 2018: Centenario dell’Aula di Montecitorio

(mercoledì 21 novembre)
Palazzo Montecitorio - 1918
Palazzo Montecitorio – 1918

 

Palazzo Montecitorio - 2018
Palazzo Montecitorio – 2018

                                                                       

 

 

 

 

 

 

Seduta Centenario Aula Montecitorio
Seduta Centenario Aula Montecitorio

 

Camera dei Deputati - Palazzo Montecitorio
Camera dei Deputati – Palazzo Montecitorio

Ieri è ricorso il centenario dell’aula di Montecitorio, dove ha sede la Camera dei Deputati. Era il 20 novembre 1918 quando, trascorsi pochi giorni dalla fine della Prima Guerra Mondiale (9 novembre), i deputati si riunirono nella nuova Camera dei Deputati realizzata dall’architetto Ernesto Basile, caposaldo dello stile Liberty. Nella stessa giornata avvennero le celebrazioni per la pace riconquistata e l’inaugurazione di quello che sarebbe poi stato il cuore della democrazia parlamentare italiana.

 

Discorso Roberto Fico per Centenario aula Montecitorio
      Discorso Roberto Fico per Centenario aula Montecitorio

«Il Parlamento è il luogo in cui trova espressione la sovranità popolare, il luogo in cui attraverso il confronto si assumono decisioni destinate a incidere sulla vita della comunità e il luogo dove si costruisce il futuro» ha esordito il presidente della Camera Roberto Fico, che ha fatto gli onori di casa nella cerimonia organizzata per l’occasione, alla quale hanno preso parte i rappresentanti delle cariche dello Stato, il presidente Sergio Mattarella e diversi storici. «Quest’Aula è stata testimone di molti avvenimenti che hanno segnato gli ultimi cento anni di storia italiana. È il luogo in cui trova espressione la sovranità popolare, il luogo in cui attraverso il confronto si assumono decisioni destinate a incidere sulla vita della comunità. Il luogo dove costruire il futuro.» ha proseguito Fico, aggiungendo: «Un Parlamento che mantiene la sua centralità nel sistema democratico infonde nei cittadini il senso di appartenenza alla comunità e di fiducia nel futuro. Un futuro che costruiamo ogni giorno con tutte le azioni che compiamo».

Presenza autorità Stato per Centenario Montecitorio 1

Presenza autorità Stato per Centenario Montecitorio 2

              

 

 

 

 

 

 

 

Vista aula Montecitorio
Vista aula Montecitorio

 

L’Aula parlamentare è fondamentale per l’opera politica di un Paese democratico quale è, o dovrebbe essere, l’Italia, poiché è grazie ad essa e al Senato che le discussioni politiche diventano azioni politiche. «Devono continuare ad alimentarsi il rispetto per la democrazia e la fiducia nelle sue Istituzioni che quest’Aula e la sua storia testimoniano e ispirano. In quest’Aula, così come nelle commissioni parlamentari, si è realizzato e continua a realizzarsi in ogni seduta il senso profondo della nostra democrazia e del dettato costituzionale che si sostanzia nella discussione e nel confronto, nel raggiungimento della giustizia, nel rispetto dei diritti, nella lotta alle diseguaglianze» ha ricordato ancora Fico.

I cittadini, insomma, dovrebbero potersi rispecchiare in questi luoghi, sentirli propri, poiché il Parlamento è la culla stessa del legiferare politico e dell’amministrazione di uno Stato. E proprio in onore del suo valore storico, culturale e politico, sono anche state inaugurate due mostre significative e documentali sulla nascita e sulla storia dell’Aula. «Celebrazioni come questa servono a non dimenticare, a non dare mai niente per scontato. La democrazia non è scontata; non è scontata la pace; non è scontato il nostro sistema di valori, il nostro tenore di vita. Tutti insieme ogni giorno dobbiamo lottare per cercare di mantenere forte e salda la democrazia, che non è mai scontata: nel nostro Paese e nel mondo» ha sottolineato in chiosa alla cerimonia il Presidente della Camera.

Seduta Camera dei Deputati
                         Seduta Camera dei Deputati

Platealmente controcorrente la presa di posizione e l’atteggiamento assunto dai gruppi parlamentari d’opposizione, che si sono scagliati contro le testimonianze “poco veritiere” e nostalgiche degli storici intervenuti. Mentre Fratelli d’Italia che, insieme ai vicepresidenti di Camera e Senato, hanno abbandonato l’emiciclo in segno di protesta contro Fico, accusato dai meloniani di aver usato parole “antipatriottiche e a senso unico”, reo in sostanza di non essersi soffermato a sufficienza sul significato della guerra vinta dagli italiani nel 1918 e di aver usato toni troppo pacifisti. In difesa degli storici, dal Presidente della Camera è arrivato un appello a non dare per scontata la democrazia e a non dimenticare. Perché «solo un Parlamento che opera nell’esclusivo interesse generale e risulta capace di esprimere una visione del Paese può infondere nei cittadini senso di appartenenza alla comunità e fiducia nel futuro, perché l’Aula parlamentare è innanzitutto il luogo della proposta, dell’ascolto e dell’analisi di scelte destinate a incidere sulla vita di milioni di persone».

 

 

Appunti di una domenica pomeriggio alternativa

(domenica 30 settembre)

Proseguendo la giornata sportiva, dopo il consueto appuntamento mattutino con il Piede d’Oro sul lungolago della Schitanna di Varese, nel pomeriggio mi reco a Malgesso, invogliato dall’amico Vittorio Ciresa, per partecipare a una corsa benefica: ‘Memorial Martina e Erika’ e patrocinato dalla Fondazione Giacomo Ascoli , per cui ritrovo Giuseppe e Mariella, la quale da anni combatte per e a fianco dei bambini colpiti da malattie oncoematologiche.
Trattasi di una gara di 5 chilometri circa che si sviluppa fra le vie e i boschi limitrofi, con partenza e arrivo davanti all’oratorio.
“Partecipazione soft” – almeno così si sarebbe detto una volta: si è dato al mattino ora si corre per una giusta causa !
All’arrivo sul piazzale dell’oratorio ritrovo Pietro e gli amici dell’Atletica 3V, qualche rappresentante del 7 Laghi Runners dell’amico Ugo Fantoni, Antonio Rondinelli, Stefano Bordanzi e Matteo Raimondi anch’essi reduci dalla prova del mattino.
Si sarebbe detto gara tranquilla ma, si sa, un conto è parlare … un altro interpretare ! Infatti, sin dall’inizio il ritmo è decisamente alto.
Meno di un km e siamo nella parte boschiva che da subito si profila abbastanza impegnativa con un paio di passaggi … degni di nota fino ad arrivare al punto più alto del percorso.
Noto che lungo lo sviluppo la gara ripropone alcuni passaggi della gara di Malgesso di qualche anno fa.
Siamo attorno al terzo chilometro quando abbandoniamo i boschi per riguadagnare l’abitato, e tornare così in leggera discesa verso ‘la zona di lancio. A questo punto però invece di imbucare nuovamente il rettifilo iniziale teniamo la destra per superare il ponte sulla ferrovia e dirigerci verso il lungo rettilineo delle scuole Manzoni.
Al termine, ci dirigiamo verso il punto di partenza ma veniamo prima portati verso l’attraversamento del parco DinDon, lungo periplo per riuscire dal parco giochi e rientrare più in alto attraversando il viale alberato al termine del quale è posto l’arrivo.

Bel percorso quello proposto dagli organizzatori come buona la partecipazione di grandi e piccini, soprattutto coinvolgendo le famiglie, e accattivante quanto basta … Promosso.

Appuntamento settembrino con la fiaccolata di Cavona

(domenica 9 settembre)
Della serie ‘Piccole cose che lasciano il segno ! ..’

Oggi smetto la skill del podista verace, “doc” per indossare quelli che, da alcuni anni a questa parte, considero un piccolo pregio, un’occasione che non capita tutti i giorni per chi fa della corsa una passione, un piccolo onore: fare il tedoforo, sulle strade di casa !! …
E’ un piccolo ma irrinunciabile gesto questo ma dall’encomiabile significato che si ripete da svariati anni e che porta un gruppo di ragazzi di Cavona e Cuveglio a suggellare, con una marcia di avvicinamento (simbolo di difficoltà e sacrificio) emulando il gesto olimpico, il cammino che porta alla Luce che è Maria.
Come da diversi anni a questa parte avviene, la prima settimana di settembre, in occasione dei festeggiamenti della Madonna Nera nel piccolo paese della Valcuvia, è stato rispettato l’appuntamento con la Fiaccolata. Un ‘rendez-vous’ irrinunciabile e fortemente voluto dalla Comunità che sta diventando una consuetudine dal grande significato in occasione della festività mariana evidenziandone la devozione.

Un gesto che si ripete ogni anno partendo da un santuario o sito religioso della provincia a simulare un cammino non privo di difficoltà e che conduce proprio sul sagrato della chiesa del borgo valcuviano per l’accensione del braciere antistante.
Dopo aver toccato il Sacro Monte di Varese, la prepositurale di Arcisate, San Michele, Agra, Marzio e altre località, partenza quest’anno nel tardo pomeriggio dalla Casa ‘Don Guanella’ di Barza di Ispra passandosi di volta in volta la fiamma per risalire al cuore della Valcuvia dove veniamo accolti da don Lorenzo.

 

A Cavona per una insolita serale

(sabato 14 luglio)

Stasera (venerdì 13, ndr) a Cavona, frazione di Cuveglio, è andata di scena – dopo due rinvii consecutivi dall’originaria collocazione del mese di marzo causa meteo – la Corsa ideata per la Festa della Donna, giunta alla 5^ edizione, – 3° Memorial Maria Stella Bonetti, personalità molto conosciuta in valle per il suo operato nel sociale, scomparsa prematuramente a soli 49 anni colpita da un male incurabile. La manifestazione come tradizione ribadiva la sua vocazione solidale  dal momento che il ricavato veniva interamente devoluto alla sezione Valcuvia della LILT (Lega Italiana contro i Tumori).

Con la regia del vulcanico Renato Furigo e del mai domo Vittorio Ciresa viene proposta dunque questa camminata non competitiva  in veste serale
su di un percorso di 4 km attorno l’abitato del piccolo paese, interamente su asfalto per facilitare la partecipazione di tutti.
Ritrovo presso l’adiacente campo sportivo e alle 19.30, ora decisamente ‘consona per una bella sgambettata serale’ – visto il meteo di questi giorni – il via dato dal sindaco Giorgio Piccolo.
Il percorso dunque si sviluppa lungo la via principale che attraversa il borgo, portando i protagonisti praticamente a fare il periplo della piccola località della Valcuvia: messo alle spalle l’iniziale lungo rettifilo iniziale, progressivamente ma dolcemente si scende verso la zona denominata Scavè per prendere così la ciclabile per circa un chilometro e mezzo, fino a raggiungere la fattoria ‘Il Vallone’, dove ad attenderci è un vero e proprio tifo ‘da spalti’ con le capre dell’amico Mattia. Tratto corribile questo ma che richiede agli astanti continuità nel passo, dopo quello iniziale ‘di lancio’. A seguire infatti l’ascesa abbastanza impegnativa per tornare verso il paesino con la sua chiesa madre; a seguire breve tratto in discesa di circa 200 m per raggiungere la piazza e quindi vviaaa per il rettilineo che riconduce all’inconfondibile gonfiabile giallo dell’Avis.
Una cospicua partecipazione a questa serale che in punta di piedi va ad inserirsi nel già folto calendario  stagionale e nel rispetto delle ‘corse di nicchia’ non mancano i cavalli-da-battaglia: ecco tra gli altri Paolo Proserpio, Matteo Raimondi, Francesco Pellicini, Ombretta e Cristina. Inaspettatamente poi ritrovo oltre alle solite “facce da runner” conosciute tanti amici che hanno voluto essere presenti alla serata, anche semplicemente per una semplice camminata: ecco Chiara, Sergio, Gabriella, Laura e Matteo. Inoltre, presente in gran numero il gruppo ‘Sempre per Sempre’, associazione sorta proprio in memoria di MariaStella, con la loro inconfondibile maglia rossa.
Detto del lato prettamente sportivo della manifestazione, la serata è condita poi dall’intrattenimento e dalla convivialità.

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(Mal)Essere

(martedì 13 marzo)

Sto scorrendo le pagine di una rivista scientifica mentre sono in sala d’attesa dal dentista quando la mia attenzione si sofferma come catalizzata dalla lettura di un articolo inerente uno ‘stile di vita’ o meglio un atteggiamento comportamentale che, similarmente ad altri “sulla stessa frequenza”, potrebbe far pensare a … qualcosa di strano, qualcosa che non va, di innaturale nella persona …

Da qui, ho preso spunto per una riflessione sullo sfondo sociale, su come cioè sia facile essere etichettati / targetizzati perché “diversi”, foss’anche per una minuzia (come spesso avviene) alla stregua del romanzo pirandelliano ‘Uno, nessuno, centomila’ .. L’immagine che di ognuno di noi viene creata da chi ci osserva, da chi ci frequenta; questa è una realtà della vita di tutti i giorni. 

Vivere sulla propria pelle, non per nostra scelta o volere nel senso del verbo, quanto per .. “fattori innati” determinati modi d’essere ci fa sembrare “distanti” da chi ci circonda … Ecco che allora ‘essere specchio’ di determinati atteggiamenti piuttosto che comportamenti caratteriali della persona che vanno poi riflettendosi “a macchia d’olio” sulla società potrebbero indurre a ‘sentirsi diversi’ rispetto agli altri quando non addirittura isolati dalla comunità, al considerarsi malati …, finanche all’essere additati, discriminati.

Sunto della nostra fragilità quando pur non sapendolo cioè non per nostra scelta ci discostiamo dall’essere normali ed “equilibrati” nella conduzione della vita, o meglio di come siamo succubi e di “come cadiamo” di fronte agli altri che ci vedono così “anormali”.

Quando però dietro alla maggioranza di questi comportamenti “anormali” si nasconde solamente un diverso modo di porsi alla vita, alla relazione con gli altri, senza cioè andare a pregiudicare quelli che possono essere i rapporti amicali, le relazioni sociali.

 

L’argomento trattato è quello dell’asessualità cioè di quel modo d’essere per cui non si prova attrazione l’uno per l’altro, o meglio non si prova alcuna forma di attrazione e desiderio né da una parte né dall’altra, constatazioni che inducono a vedere “storto” chi ci sta innanzi.

Durante l’adolescenza, l’idea di vivere una prima esperienza sessuale “non manda in tilt corpo e cervello e, anche crescendo, il sesso non è mai stato al centro dei propri pensieri”; ma non per una questione di timidezza o per un’educazione religiosa.  Eppure, non c’è nulla che non vada in questi soggetti: benché siano poche le ricerche condotte su questa categoria, da un punto di vista neurofisiologico un gruppo di scienziati ha affermato che in chi è asessuale non c’è nulla che non va: l’eccitazione è dunque simile a quella degli ‘eterosessuali’. Si denota solo una scarsa ‘reazione soggettiva’, come se ci fosse un blocco tra la normale reazione fisica che si prova e le consapevolezza della stessa (attrazione): solitamente infatti il cervello si accorge che il corpo è eccitato e dà il via all’istinto di stare insieme a un partner. Statisticamente, una curiosità, l’asessualità è più diffusa fra i mancini.

Asessualità non significa per forza ‘astensione da’, non deve essere confusa cioè con la castità che è dettata da norme religiose.  Asessualità non significa infine rifiutare e fuggire le relazioni affettive; anche loro desiderano conoscere persone con cui relazionarsi, vivere emozioni forse in modo ‘atipico’: una persona asessuale potrebbe voler vivere una storia d’amore “a modo suo”, e magari costruire comunque anche una famiglia, avere dei figli.

In una società dominata da istinti innati definendo perciò le nostre relazioni, l’idea di una vita senza sesso può apparire inconcepibile. Se allora nei decenni precedenti, a seguito delle prime osservazioni, questi soggetti venivano catalogati come “persone senza contatti o relazioni socio-sessuali, nel 1979 certo Michael Storms scienziato all’università del Kansas identificandolo come “orientamento sessuale”, alla stregua dell’eterosessualità e/o bisessualità.

XXVI Giornata Mondiale del Malato

(sabato 10 febbraio)

 

L’11 febbraio di quest’anno ricorrono i 160 anni dalle apparizioni di Lourdes (1858). La Vergine Santa si mostrò alla giovane Bernadette Soubirous presentandosi ad essa con il titolo di Immacolata Concezione, confermando di fatto quanto era stato definito come dogma dal Beato Papa Pio IX, appena quattro anni prima (1854).

La presenza di Maria a Lourdes è stata, fin dal primo momento, grazie anche alla testimonianza semplice e bella, ma allo stesso tempo faticosa e travagliata di Bernadette, legata al fiducioso affidamento che i fedeli fanno della propria vita a Lei, Madre del Signore,per consegnarle le proprie sofferenze, i propri dolori, le proprie malattie sia fisiche che spirituali.

Fin dai primi tempi, numerosissimi pellegrini, alcuni di essi colpiti da gravi infermità, hanno raggiunto la città francese. E’ stato principalmente questo il motivo che ha spinto il Papa Giovanni Paolo II, a disporre che a partire dal 1993 la memoria della Vergine di Lourdes divenisse Giornata Mondiale del Malato. Quest’anno siamo alla XXVIima edizione. Tema: “Ecco tuo figlio … Ecco tua madre. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sè“.

L’invocazione a Maria “Salute degli Infermi” manifesta con forza la fede nel potere della Vergine di guarirci dai nostri mali ….

 

(tratto da La Domenica, periodico religioso)

Qual’è la differenza tra blogger e giornalista (ma esiste questa differenza)?

(giovedì 8 febbraio)

Ci sono professioni che possono fare la differenza. E che possono segnare la vita delle persone. Una di queste è quella del giornalista, ma qual è la differenza con il blogger? Ci sono dei passaggi da seguire per definire le divergenze?

Questa è la domanda che assilla un po’ tutti quelli che si trovano coinvolti nella creazione dei contenuti scritti: qual è la differenza tra blogger e giornalista? So bene che sto camminando su un terreno scivoloso, quasi pericoloso.

Qual è la differenza tra blogger e giornalista

 

Chi è e cosa fa un blogger online

Inizio con un passaggio: chi è il blogger e cosa fa per portare il pane a casa? Il punto è che con questo termine-ombrello si intende di tutto.

Hanno buttato nel pentolone quello che scrive articoli per le aziende, quello che si occupa del piano editoriale e anche quell’altro che si propone come influencer.

Queste figure hanno poco da condividere con il giornalista. Restringo il cerchio e metto sul piatto della bilancia, insieme al giornalista, il blogger inteso come autore indipendente che scrive, crea video o pubblica podcast attraverso una prospettiva lontana dalle logiche proprietarie del padrone.

Da leggere: come trovare lavoro come blogger

La vera anima del nostro blogger

Il blogger nasce come appassionato che lascia su uno spazio personale le proprie idee e opinioni su un tema. Oggi le cose sono cambiate, i blogger si prestano alle strategie di marketing e sono al soldo delle aziende. Ma io direi di partire da questo punto, non credi? Il blogger è un autore indipendente e che magari viene ingaggiato per essere tale. Mi sembra una buona partenza, ma forse c’è qualcosa da aggiungere.

Chi è e cosa fa il giornalista

Qui si potrebbe scrivere un libro, non è facile dare tutte le nozioni che ruotano intorno a questa professione. Quindi mi limito a inserire la definizione di Wikipedia:

Il giornalista è un professionista del settore dell’informazione; si occupa di scoprire, analizzare, descrivere e scegliere notizie per poi diffonderle (…). Il giornalista redige articoli, inchieste (o reportage) o editoriali per testate giornalistiche periodiche o agenzie di stampa, che vengono pubblicate sui mezzi di comunicazione di massa (carta stampata, radio, televisione, internet).

Ok, commentiamo. Qual è la differenza tra blogger e giornalista? Di certo la prima figura non va oltre il web e la carta stampata resta un affare del giornalista. Lo stesso vale per la Tv e la radio, anche se il blogger ri-media queste tecnologie e le trasforma in video e podcast. E a pensarci bene anche il blogger dovrebbe scoprire.

E analizzare, descrivere, scegliere notizie. Solo che lo fa in modo diverso e con mezzi indipendenti. O magari viene ospitato su testate giornalistiche che hanno bisogno di una caratteristica particolare: la sintesi tra stile personale e indipendenza.

Come diventare giornalista

A differenza dei blogger, i giornalisti devono superare un percorso per diventare tali. E per poter conquistare il famoso tesserino. Qual è la strada da seguire? In primo luogo devi sapere che ci sono due figure essenziali in questo scenario:

  • Giornalista pubblicista
  • Giornalista professionista

Il primo scrive in modo retribuito ma non esercita con costanza: per ottenere il tesserino devi pubblicare per minimo due anni con regole che variano. Il secondo, invece, lavora ogni giorno nel campo dell’informazione e deve superare un esame di Stato. Per maggiori informazioni puoi consultare l’Ordine dei giornalisti.

Mi piace l’idea: il blogger, chiamato nelle redazioni dei giornali online, si intrufola nei portali e pubblica articoli con la propria firma. Che vanno oltre la cronaca, l’enumerazione dei fatti. L’autore prende un tema e lo fa esplodere, oppure conduce un filone in modo indipendente. Senza legami e obblighi. Ma rispettando le regole:

  • Obbligo di rettifica e replica.
  • Presunzione d’innocenza.
  • Verifica e tutela delle fonti.
  • Tutela dei soggetti deboli.

Questi sono solo una parte dei punti espressi dalla carta dei doveri. Un documento che ogni giornalista dovrebbe rispettare. Ma anche ogni blogger. In fin dei conti la mia idea è semplice: il tempo passa e queste figure sono sempre più simili.

Vero, sei giornalista sulla carta quando sei iscritto all’ordine. Ma è veramente questo il punto che fa la differenza nella creazione e nella gestione dell’informazione?

Da leggere: come scrivere un articolo di giornale

Differenza tra blogger e giornalista

Questa è la differenza tra blogger e giornalista secondo me. Alla base della riflessione c’è la capacità di questo professionista (perché il blogger è un professionista) di andare oltre determinate regole. E di superare i binari imposti dalle redazioni.

Ma non dai doveri. Fare informazione attraverso il blog è possibile, ma ci sono dei passaggi imprescindibili che secondo me vanno oltre l’iscrizione all’albo dei giornalisti. Sei d’accordo?

 

(tratto da www.mysocialweb.it)

.. Una tranquilla sgambata !

(venerdì 3 febbraio)

Uscita pomeridiana “dalle mie parti” oggi, lungo la ciclabile che dal mio paese arriva sino a Rancio Valcuvia. Le sensazioni sono buone ma “voglio staccare” concedendomi un’uscita abbastanza soft prediligendo un percorso sì in falsopiano ma non impegnativo. Dunque eccomi sulle ‘solite strade’ che mi accompagnano nelle campagne retrostanti prima di imboccare la sopracitata ciclabile ‘Valli del Verbano’; procedendo, noto che inizio a gestire (?!!) i cambi di passo e “ad alternare” (…), forse favorito dal percorso in linea – buon segnale “di testa” ! -. Mi metto alle spalle il terreno dell’Ema e dopo poco più di un chilometro ‘Il Vallone’ dell’amico Mattia, che non esito a salutare -; quindi via lungo l’ultimo tratto realizzato in ordine cronologico – molto bello da percorrere anche camminando -, che curva e controcurva attraversa i boschi limitrofi fino a riavvicinarsi alla sede della provinciale dov’è posta una deviazione: o l’uscita verso l’attigua stazioncina dei pulmann o proseguendo dritti per continuare verso Germignaga e Luino. Opto per la 1) ed ecco la rotatoria che rappresenta un pò il “target” per le mie uscite da qualche tempo.
Ad attendermi è poi lo strappo di via Giovanni XXIII che dalla sede stradale principale risale al municipio e le scuole elementari del paese: uno strappo di 300 metri circa non “hors-de-catégorie” ma di cui gli ultimi 20 – quando sei già al limite, almeno il sottoscritto – sono terribili (!!!). Giunto poi ‘in cima’ odi il vociare altisonante dei bambini nel vicino parco giochi mentre tu arrivi alquanto trafelato e – come fatto stasera – non puoi evitare di “gridare” il tuo impegno.
Proseguo poi per la via parallela che dal campo sportivo ‘Frattini’ locale riporta verso la frazione di Cavona e, per terminare lo scarico, riprendere la ciclabile ripercorrendola fino al campo dell’amico Emanuele (tratto che riesco a fare ‘tutto-dun-fiato‘, rincorsa già cominciata sulla ridiscesa precedente di via per Rancio, e di buona gamba). Quel che mi rimane per tornare a casa praticamente ‘scarico-dello-scarico’: corricchio, cammino, corricchio per recuperare quanto speso in precedenza.

Un’omelia, una riflessione

(sabato 27 gennaio)

‘Il più bel ricordo che una persona può lasciare di sè ai [posteri,] coetanei e compagni, sono gli insegnamenti che è riuscito a tramandare durante la sua esistenza …’.
Parole ricorrenti in una qualsiasi omelia …

Oggi queste stesse parole pronunciate da don Luca in una celebrazione funebre mi hanno toccato tanto da ricordarle parola per parola; “significativo” verrebbe da dire, in un frangente come quello di una liturgia, precisamente in un commento ai passi della Sacra Scrittura, ricordarsene a posteriori ! … Non so il motivo, forse perché avevo presente di chi si stava parlando nella circostanza. E quello che è ancor più significativo sono state le parole successive: ‘… perché ha capito cosa fosse importante nella vita, … i veri valori che bisogna tenersi stretti …’.

Una riflessione “dal doppio taglio” – verrebbe da pensare -: chi si può fregiare della “buona” strada intrapresa, chi rimane “in bilico” a queste parole, quasi rappresentassero una chimera ! ….

Traslando un pò la riflessione, nel corso della propria vita, del proprio vissuto, ad ognuno è data la facoltà di sperimentare giorno dopo giorno determinate esperienze e conseguentemente le proprie attitudini dal punto di vista caratteriale e comportamentale, imprescindibilmente dettate dalla propria sensibilità e da ciò, da quello che viene seminato, ne consegue il riscontro, una sorta di filtro dei propri talenti e valori, la cartina tornasole del nostro ego. Questa forse è anche l’essenza del ‘METTERSI IN GIOCO‘, non un dovere – va sottinteso – ma una facoltà per ognuno.

Dunque un invito a ‘conformare’ la propria vita interiore “ai” valori veri e consolidati, mettendo in secondo piano quelli più materiali ed effimeri: ciò non vuole sottintendere però a una vita asociale, al rimanere in disparte – anzi, il contesto sociale è il “campo di gioco” in questi termini ! -.

Tu chiamale se vuoi ‘AFFEZIONI’

(domenica 21 gennaio)

Uno degli aspetti umanamente (e universalmente) più “luminosi” e appaganti per ognuno di noi è – come ci viene insegnato – la capacità di intavolare, tessere rapporti sociali per così dire a vari livelli.
Quindi qui non voglio parare banalmente del nostro relazionarsi agli altri, siano essi la propria famiglia piuttosto che il frequentare la vita sociale in genere; mi riferisco cioé squisitamente alla nostra ambizione di METTERSI IN GIOCO (come altrove già alluso …).
Spostando l’attenzione su queste “situazioni” di vissuto abbiamo così gruppi di aggregazione per così dire generici (“Gruppo Alpini”, “Protezione Civile”, ecc) dove cioè abbiamo opportunità o meno di stabilire ulteriori legami e altri in cui, senza nulla togliere ai primi, ci si trova maggiormente immersi non per “numero” di rapporti stretti quanto forse “per scelta” e il senso di responsabilità che ci si prende nell’esserne parte e per quanto si spende per esso, …. la possibilità di stabilire e consolidare legami quasi ne consegue !
Un esempio lampante è quello dei gruppi sportivi: aggregazioni “extra-familiari” e “extra-sociali” – o meglio sottoinsieme – che ci danno l’opportunità di mettere in comune nostre passioni con altre persone, adulti e ragazzi. Relazioni che crescono senza che noi ce ne accorgiamo. In essi e con i nostri compagni di viaggio, grandi o piccoli, condividiamo sacrifici, l’Amicizia e parallelamente un rapporto di fiducia, gioie per i risultati raggiunti come le fatiche per i sacrifici sostenuti – leggi anche scelte da adottare – ….
Sembra quasi si venga a creare un nuovo nido se il rapporto coinvolge adulti e fanciulli di differente età ! Momenti rubati al proprio quotidiano – e chi allena in primis lo sa bene -per dedicarsi ad una famiglia costruita, fondata su valori di rispetto reciproco e crescita personale .
Ecco poi che, quando meno te lo aspetti, “ti” arriva una tegola addosso, che mai avresti voluto o pensato interessasse anche te – la quale si traduce nella perdita di qualcuno ‘di famiglia’ …. non l’abbandono, ognuno è poi libero di fare quello che vuole, di “scendere dalla giostra” perché non ritiene opportuno continuare o capisce che ciò non rispecchia effettivamente ciò che pensava …
E’ qui – come dicevo recentemente a un mio amico anche lui dirigente di squadra – che entra in scena il dirigente di squadra con i suoi valori e la sua opportuna vicinanza e – si auspica – la società tutta anzitutto per “proteggerli”, che deve farsi e dare forza ai propri atleti per andare avanti nel percorso intrapreso a prescindere dai momenti ‘bui’, da ciò che non si sarebbe mai voluto, star loro accanto, …..