Digital tax: diverrà realtà ora ?

Digital Tax: da tempo, anche troppo, si propone di tassare anche le grandi aziende che operano nel settore digitale – finora esentate o per meglio dire protette -, senza che però le dirette interessate, ovvero Europa ed America in primis, trovassero un accordo.

L’ultimatum lanciato dalla UE a metà gennaio, poco prima dell’insediamento del neo presidente Joe Biden, secondo la quale il mancato raggiungimento di un accordo fra Europa ed America in materia di tassazione delle imprese operanti su Internet entro metà anno porterebbe l’Unione Europea ad agire in autonomia, pare ora dare i suoi frutti. Con il passaggio di consegne alla Casa Bianca infatti, al progetto congiunto fra OCSE e Unione Europea potrebbero appoggiarsi finalmente anche gli Stati Uniti che nel frattempo si sono dissociati dalla clausola che protegge i colossi digitali americani (Google, Yahoo!, Amazon, Facebook, ..) dall’imposizione fiscale. Un accordo sarebbe così possibile entro il prossimo G20 di luglio che si terrà a Venezia, la quale va a fissare delle aliquote di base e una ripartizione nei paesi ove operano.

Mountain View: restyling su mobile per evidenziare i risultati

E’ degli ultimissimi giorni l’intenzione del colosso di Mountain View di apportare un restyling in chiave grafica su smartphone e dispositivi mobile in fatto di visualizzazione dei risultati di ricerca, una sorta di come-back in ragione di quanto ottenuto con gli attuali algoritmi, sposando cioé un look più accattivante che però aiuti l’utente a trovare in minor tempo e più facilmente ciò che sta cercando senza bisogno di dover scorrere più volte dall’alto al basso lo schermo dei dispositivi mobile.

Ciò viene realizzato massimizzando l’attenzione nella parte superiore del testo mediante l’adozione di una grafica che prevede un testo più grande con l’ausilio di un set di font nei risultati di ricerca.
I risultati trovati verranno visualizzati su un maggiore spazio adeguandoli alla dimensione orizzontale dello schermo del dispositivo mobile, con inoltre l’esplicita dichiarazione di utilizzare il colore per mettere in risalto le parti importanti degli stessi.

Il lancio del nuovo look è previsto per la fine del mese.

Social Marketing del 2021: tra incertezze e trends.

In un articolo precedente avevo riportato i progressi raggiunti sul campo dalle ultime applicazioni e i possibili sviluppi in ottica SEO. Il 2021 sarà tutt’altro che chiaro per il settore del marketing e i suoi operatori, pur potendo contare su tendenze già delineate, al fine di pianificare una adeguata strategia di social marketing.


Mai pensare a una social media strategy per l’anno a venire è stato più complicato: il 2020 lascia in eredità un anno pesante sia per le impreviste mutate abitudini delle persone a causa della pandemia sia per l’ attività fortemente compromessa dalle misure restrittive messe in atto negli ultimi mesi per le imprese di diversi settori; dall’altra parte “freme” oramai la voglia di riscatto di ripartenza con l’affacciarsi di nuove tecnologie e modalità d’approccio.

Punto fermo rimane quello attuale della pandemia i cui effetti, anche se dovesse rientrare nei mesi a venire, si protrarranno ancora per lungo tempo, rendendo finanche difficile mettersene alle spalle le conseguenze. E’ per ciò che le aziende sono chiamate ad adeguare il proprio modo di fare comunicazione per mantenere il loro ‘primato’ sul mercato, come assecondare una maggiore importanza della digitalizzazione e dei contatti umani – riflessi dei lockdown che si sono succeduti.

Tendenze che secondo l’autorevole Ninja Marketing ruotano attorno a tre concetti chiave, tre “tracce” che faranno da padrone nel delineare i trends per l’anno a venire pensando ad una strategia da adottare: “contenuti“, “meme“, “nostalgia“: tradotto, maggiori fruizione e condivisione ‘a più mani’ e trasversalità dei contenuti, purché siano di qualità, i meme evoluzione delle tanto ricorrenti e utilizzate emojis, sempre più utilizzati dai social media tanto da offuscare le prime; nostalgia come elemento trainante a significare una sorta di trasposizione dal sociale al digitale delle nuove necessità ed esigenze avvertite.

Due osservatori in particolare, We are social, ripreso da Ninja Marketing, e Talkwalker, hanno dedicato un report a riguardo, da una parte uno che analizza le nuove tendenze da un punto di vista settoriale dall’altra un rapporto che più in dettaglio guarda ai mutati comportamenti sociali e al modo in cui poi vanno a riflettersi sempre sugli orientamenti di categoria, un’analisi più orientata dunque al ‘micro’, dando voce anche a marketer professionisti.
Nel suo lavoro l’agenzia Wearesocial mette in rilievo i mutamenti sociali conseguenti alla pandemia: se il distanziamento sociale e i ripetuti lockdown iniziati con il mese di marzo hanno portato a riscoprire i valori empatici e più basilari della società, ben presto questi sono stati traslati nel mondo digitale (per esempio si è assistito alla nascita di diverse community dedicate proprio alla riscoperta e alla divulgazione di essi) portando gli imprenditori ad affrontare la sfida della digitalizzazione ripensando alle vecchie logiche per .. rimanere a galla e rispondere ai nuovi bisogni dei consumatori. Viene inoltre incentivata una riscoperta delle potenzialità dei social nel fare riavvicinare persone lontane.

Wearesocial evidenzia pure come le persone tendano a prestare maggiore attenzione ai profili che tendono a seguire sui social: sempre più consapevoli ed esigenti rispetto alla pertinenza dei contenuti vedono nei cosiddetti influencer figure in cui rispecchiarsi per i propri gusti e scelte. Ecco allora che le aziende dovranno prestare attenzione anche all’influencer marketing nella definizione di strategie. Viene poi esaltato il concetto più che mai determinante di “crossmedialità“: la consultazione di più canali multimediali per le loro ricerche, infatti, caratterizza con sempre maggiori riscontri le modalità d’approccio degli utenti ai social media fino a interagire con propri ‘elaborati’. Contenuti il cui editing in passato era prerogativa di una specifica piattaforma, oggi diventano trasversali coinvolgendo più piattaforme come flessibilità nella loro creazione. https://www.insidemarketing.it/social-media-trend-2021-scenari-futuri-e-prospettive/

Talkwalker ha svolto un lavoro più ‘di settore’ andando cioè a verificare come i succitati cambiamenti sociali si riflettono nel settore del marketing. A concetti-chiave basati sulla componente sociale, ne accosta – o meglio ne fa derivare – altri più attinenti al marketing (presa di consapevolezza dei social media contro la disinformazione digitale e battaglia contro le fake news, con uno sguardo al passato quanto ai mezzi di comunicazione. Il pubblico sarà più socialmente consapevole. Viene valorizzato con il target di ‘remix marketing‘ il nuovo contenuto generato dagli utenti – il nuovo UGC User Generated Content: si individua qui la capacità dell’utente di estrapolare e importare da altre risorse o testi concetti e combinarli per esprimere la propria opinione. https://www.talkwalker.com/it/tendenze-social-media

Se da una parte si conferma che “il Contenuto è il re” dall’altra “il consumatore ha sempre ragione”.

Fonti: www.omniaweb.it ; www.talkwalker.com ; www.ninjamarketing.it)

Facebook: il 2021 porta aria fresca

L’anno appena cominciato porterà una ventata d’aria fresca pure nell’orbita ‘Facebook’: infatti, con un comunicato nei primi giorni del mese di gennaio, il colosso fondato da Mark Zuckerberg ha introdotto alcuni importanti cambiamenti sul social previsti nel corso dell’anno. Coinvolte dal rinnovamento in particolare saranno le Pagine, al fine di snellirle ma al tempo stesso arricchendole di ulteriori funzionalità volte ad ottimizzare la user experience.

La più importante è quella di soppiantare i ‘Mi piace’ dalle Pagine, rinunciando ad un pulsante che ha accompagnato Facebook sin dalla sua nascita, sostituendolo con un più classico ‘Segui’, allineando (inconfutabilmente) la piattaforma di Zuckerberg ad altri social.

La strategia di Facebook mira a ridurre il distacco dagli altri social promettendo agli utenti una versione più moderna e più attenta alle esigenze degli utenti nell’ottica di una migliore disponibilità dei contenuti medesimi.
Sull’altro piatto della bilancia mettendo ‘segui’ su una pagina l’utente è anche interessato a ricevere aggiornamenti (ciò va a determinare quanto “forte” sia il gradimento, l’interesse per un certo ‘creator’ ovvero contenuto).

Le pagine avranno anche una sorta di marcatore (news feed) per avvertire l’utente della presenza di aggiornamenti su un determinato argomento e contenuti di tendenza.
Nelle Pagine inoltre i commenti dei personaggi pubblici (celebrità, atleti, band, politici, giornalisti e creator) appariranno in testa.

A livello di gestione delle pagine sarà possibile un maggior controllo e gestire in maniera più accurata le autorizzazioni che vengono concesse ad ognuno (es. prevedere diversi livelli di autorizzazione per i vari ruoli di responsabilità/usabilità previsti) e dunque preservare la personalizzazione della pagina stessa.
La finalità di questa nuova veste è rivolta a migliorare l’esperienza utente per renderla più sicura e tutelata contro un uso improprio del social network e contro la diffusione di violenza o spam.
Un rinnovo che va inevitabilmente ad investire il settore del mobile.

(Fonte: www.pcprofessionale.it)

Il modello dropshipping applicato all’e-commerce

Il modello ‘Dropship’

Non può passare inosservato il primato che in particolare negli ultimi mesi ha fatto registrare il fenomeno ‘e-commerce‘, e tanto più la spinta alla presenza di un’attività commerciale online.

Immaginiamoci per un momento fra gli ingranaggi della macchina ne rimarremo esterrefatti: ‘ben oleati’ per le sue dinamiche e la fluidità degli ordini da ricevuti ad evasi. Sorge allora spontanea la domanda: cosa sta dietro a questo ” perfezionismo” ? in che modo cioè i colossi commerciali- Amazon piuttosto che Ebay o altri – riescono a gestire il grande volume di ordini che prendono in carico quotidianamente ?
Il segreto del settore è nascosto nel cosiddetto ‘drop ship‘ (più conosciuto come ‘drop shipping‘ o più semplicemente ‘dropshipping‘), ovvero un modello di vendita … fatto su misura !

Schema modello dropshipping

Il dropshipping si rivela essere la ‘chiave di volta’ per un ecommerce, il gap che può decretare il successo di una attività di commercio che decide di avere un negozio online.

Schematizzazione fasi di un sistema dropshipping


Drop ship (meglio conosciuto come Dropshipping) è un sistema di vendita particolarmente adottato dall’e-commerce secondo cui il venditore vende un articolo al cliente senza bisogno di averlo materialmente in magazzino. In base a questo modello, quando il titolare di un ecommerce vende un prodotto, lo acquista da una ‘terza parte’ – commerciante o grossista – e da questo “terminale” lo fa direttamente recapitare al cliente. Pertanto, il venditore in questo caso non gestisce direttamente il prodotto.

Le fasi di un modello drop ship

Passaggi in un modello drop ship

A differenza del modello standard di vendita al dettaglio, il venditore qua non fa scorte o non possiede un (proprio) magazzino fisico (e quindi un corrispondente inventario delle giacenze). Precisamente, il venditore acquista l’inventario da un terzo soggetto per poter evadere gli ordini.
Ciò consente ai dropshipper di concentrarsi sugli aspetti commerciali e di marketing dell’attività: essi lavorano come intermediari tra fornitori e clienti. Nello specifico, chi fa dropshipping guadagna una commissione vendendo i prodotti dei fornitori; quando ricevono un ordine, trasferiscono loro le informazioni relative e a conclusione del rapporto commerciale trattengono per sè una percentuale come commissione.

Step in un modello drop ship o dropshipping

Appunti di Lead Generation

Che cos’è un lead? Si tratta di un individuo che ha mostrato interesse verso un prodotto o un servizio … In ambito marketing si genera un lead quando, attraverso un’iniziativa di marketing, un potenziale cliente, che dimostra un interesse nei confronti dell’azienda o dei suoi prodotti, e potrebbe stabilire un contatto commerciale con la medesima. Più precisamente, è quel contatto che precedentemente ha letto una landing page e, motivato da altri strumenti come i lead magnet, ha svolto l’azione suggerita dalla call to action.
La lead generation è una fase del marketing che consente di generare una lista di possibili clienti interessati ai prodotti o servizi offerti da un’azienda.

Oggi sono gli stessi utenti che, spinti dalle loro ricerche sui prodotti, sono pronti a dichiarare un interesse nei confronti dell’azienda (prima azione del funnel). Per esempio, scelgono di compilare un form sul sito web o di iscriversi a una newsletter per ottenere un beneficio in cambio.


La Lead Generation è un insieme di azioni di marketing volte all’acquisizione ed alla generazione di una lista di contatti di potenziali clienti realmente interessati. Successivamente, l’insieme di queste strategie sono finalizzate alla conversione dell’interesse del Lead (un contatto qualificato) in vendita. L’impresa è chiamata ad accompagnare i contatti, far evolvere il loro interesse e ottenere la loro fiducia nei confronti dell’azienda .
Allora finalità della Lead Generation non è l’immediata vendita, piuttosto costruire un rapporto di fiducia con gli utenti e catturare il loro interesse prima di contattarli per la vendita.

Di seguito ecco le fasi fondamentali per la generazione di Lead:

  1. Individuare il target di riferimento e analizzare le sue esigenze;
  2. Raggiungerlo e farsi trovare facilmente generando traffico qualificato al sito web;
  3. Raccogliere l’interesse degli utenti creando una lista di contatti qualificati;
  4. Canalizzare i contatti instaurando con i clienti un rapporto basato sulla fiducia;
  5. Comunicare il valore dell’azienda;
  6. Soddisfare le esigenze del pubblico offrendo una soluzione concreta ai loro problemi;
  7. Monitorare le diverse fasi del processo di acquisto in cui si trova l’utente;
  8. Convertire i potenziali clienti in clienti reali proponendo una vendita.

Il punto di partenza per ogni processo di vendita è l’acquisizione di nominativi e recapiti telefonici/email, step determinante per la conversione di un contatto in cliente a tutti gli effetti. Ogni fase del processo è strategica per il raggiungimento del risultato finale ed ad ogni fase corrispondono attività specifiche utili a far “scendere” l’utente nell’imbuto fino alla vendita.
Una volta definito il proprio target di riferimento, è importante capire come attirare l’attenzione del pubblico e ottenere una prima manifestazione di interesse, e così via fino all’ottenimento del risultato finale. Mediamente, più dell’80% dei visitatori che atterra per la prima volta su un sito web non è pronto ad acquistare, piuttosto è propenso a raccogliere delle informazioni preliminari sui prodotti o servizi; è pertanto necessario costruire una presenza online visibile ed efficace che presenti l’azienda come una reale soluzione al problema del consumatore.
Per essere pronto ad acquistare l’utente deve essere “educato nel tempo” e deve costruire un rapporto con l’azienda basato sulla fiducia. Ed è perciò che il processo di lead generation si realizza mediante un ‘funnel’.


Il sito web, il blog e i social media sono i principali canali tramite cui un’azienda può creare il primo contatto con il proprio target di pubblico e da qui creare un rapporto.
L’obiettivo è quello di trasmettere credibilità mediante la pubblicazione di contenuti di valore che contengano informazioni utili.

In questo modo l’utente sarà motivato ad approfondire le sue conoscenze e accetterà di lasciare i suoi contatti come iscriversi alla newsletter per ottenere qualcosa in cambio:
o report, ebook, ricerche di mercato;
o video tutorial;
o risorse gratuite
o promozioni;
o punti o gadget in omaggio.

Grazie a questa strategia sarà possibile ottenere una lista variegata di contatti qualificati, utenti che hanno espresso un primo interesse, i quali sono alla base del lead nurturing mediante cui l’azienda ottimizza la comunicazione con i potenziali clienti .

Così il Lead Nurturing è parte integrante di una strategia di marketing di successo; tramite di esso si perfeziona il processo di costruzione delle relazioni con i potenziali clienti tramite i diversi canali comunicativi. Le parole chiave del processo di Lead Nurturing sono: costanza e rilevanza. Non bisogna pensare solo alla vendita, ma seguire e rispettare le fasi del processo di acquisto seguite dal cliente.

Oggigiorno i consumatori si aspettano una comunicazione sempre più personalizzata e diversificata, cioè essere ascoltati; le aziende per contro vogliono creare relazioni cercando di trasmettere fiducia.
Informare il cliente per la sua fidelizzazione, promuovere il Brand mediante l’invio di messaggi costanti e non necessariamente finalizzati ad una promozione, arrivare ad un pubblico profilato di clienti, cioè interessati alle attività svolte dall’azienda, ottenere fiducia nel tempo trasformando i contatti stessi in promotori dell’azienda sono gli obiettivi da perseguire nel processo della lead generation.

E’ in questo scenario che si interpone la figura del blogger aziendale, figura che si occupa di scrivere periodicamente contenuti per il blog. Perché avere un blogger aziendale è indispensabile? Il compito del blog aziendale è quello di condurre un lettore verso la sua trasformazione in lead, offrendogli una serie di contenuti di qualità che rispondano in modo dettagliato. Come intuibile, e come dimostrato in precedenza, il blog aziendale è uno degli strumenti della lead generation perché contribuisce alla profilazione del lead rivolgendosi a un target preciso.

Allora il senso di un blog aziendale resta la conversione, ossia il contributo che questo strumento riesce a dare affinché un lettore diventi un cliente reale. Il blogger non deve però fermarsi alla mera reportistica dei dati ma conoscere le dinamiche di vendita, deve ampliare le sue competenze su diversi versanti, dal copywriting alle basi dello storytelling, e soprattutto alla comprensione delle dinamiche comportamentali della clientela. Ciò esclusivamente per orientare verso la soddisfazione del cliente alla ricerca di un determinato prodotto/servizio.

[fonti: www.webmarketingaziendale.it, www.mysocialweb.it]