Digital tax: diverrà realtà ora ?

Digital Tax: da tempo, anche troppo, si propone di tassare anche le grandi aziende che operano nel settore digitale – finora esentate o per meglio dire protette -, senza che però le dirette interessate, ovvero Europa ed America in primis, trovassero un accordo.

L’ultimatum lanciato dalla UE a metà gennaio, poco prima dell’insediamento del neo presidente Joe Biden, secondo la quale il mancato raggiungimento di un accordo fra Europa ed America in materia di tassazione delle imprese operanti su Internet entro metà anno porterebbe l’Unione Europea ad agire in autonomia, pare ora dare i suoi frutti. Con il passaggio di consegne alla Casa Bianca infatti, al progetto congiunto fra OCSE e Unione Europea potrebbero appoggiarsi finalmente anche gli Stati Uniti che nel frattempo si sono dissociati dalla clausola che protegge i colossi digitali americani (Google, Yahoo!, Amazon, Facebook, ..) dall’imposizione fiscale. Un accordo sarebbe così possibile entro il prossimo G20 di luglio che si terrà a Venezia, la quale va a fissare delle aliquote di base e una ripartizione nei paesi ove operano.

Mountain View: restyling su mobile per evidenziare i risultati

E’ degli ultimissimi giorni l’intenzione del colosso di Mountain View di apportare un restyling in chiave grafica su smartphone e dispositivi mobile in fatto di visualizzazione dei risultati di ricerca, una sorta di come-back in ragione di quanto ottenuto con gli attuali algoritmi, sposando cioé un look più accattivante che però aiuti l’utente a trovare in minor tempo e più facilmente ciò che sta cercando senza bisogno di dover scorrere più volte dall’alto al basso lo schermo dei dispositivi mobile.

Ciò viene realizzato massimizzando l’attenzione nella parte superiore del testo mediante l’adozione di una grafica che prevede un testo più grande con l’ausilio di un set di font nei risultati di ricerca.
I risultati trovati verranno visualizzati su un maggiore spazio adeguandoli alla dimensione orizzontale dello schermo del dispositivo mobile, con inoltre l’esplicita dichiarazione di utilizzare il colore per mettere in risalto le parti importanti degli stessi.

Il lancio del nuovo look è previsto per la fine del mese.

Social Marketing del 2021: tra incertezze e trends.

In un articolo precedente avevo riportato i progressi raggiunti sul campo dalle ultime applicazioni e i possibili sviluppi in ottica SEO. Il 2021 sarà tutt’altro che chiaro per il settore del marketing e i suoi operatori, pur potendo contare su tendenze già delineate, al fine di pianificare una adeguata strategia di social marketing.


Mai pensare a una social media strategy per l’anno a venire è stato più complicato: il 2020 lascia in eredità un anno pesante sia per le impreviste mutate abitudini delle persone a causa della pandemia sia per l’ attività fortemente compromessa dalle misure restrittive messe in atto negli ultimi mesi per le imprese di diversi settori; dall’altra parte “freme” oramai la voglia di riscatto di ripartenza con l’affacciarsi di nuove tecnologie e modalità d’approccio.

Punto fermo rimane quello attuale della pandemia i cui effetti, anche se dovesse rientrare nei mesi a venire, si protrarranno ancora per lungo tempo, rendendo finanche difficile mettersene alle spalle le conseguenze. E’ per ciò che le aziende sono chiamate ad adeguare il proprio modo di fare comunicazione per mantenere il loro ‘primato’ sul mercato, come assecondare una maggiore importanza della digitalizzazione e dei contatti umani – riflessi dei lockdown che si sono succeduti.

Tendenze che secondo l’autorevole Ninja Marketing ruotano attorno a tre concetti chiave, tre “tracce” che faranno da padrone nel delineare i trends per l’anno a venire pensando ad una strategia da adottare: “contenuti“, “meme“, “nostalgia“: tradotto, maggiori fruizione e condivisione ‘a più mani’ e trasversalità dei contenuti, purché siano di qualità, i meme evoluzione delle tanto ricorrenti e utilizzate emojis, sempre più utilizzati dai social media tanto da offuscare le prime; nostalgia come elemento trainante a significare una sorta di trasposizione dal sociale al digitale delle nuove necessità ed esigenze avvertite.

Due osservatori in particolare, We are social, ripreso da Ninja Marketing, e Talkwalker, hanno dedicato un report a riguardo, da una parte uno che analizza le nuove tendenze da un punto di vista settoriale dall’altra un rapporto che più in dettaglio guarda ai mutati comportamenti sociali e al modo in cui poi vanno a riflettersi sempre sugli orientamenti di categoria, un’analisi più orientata dunque al ‘micro’, dando voce anche a marketer professionisti.
Nel suo lavoro l’agenzia Wearesocial mette in rilievo i mutamenti sociali conseguenti alla pandemia: se il distanziamento sociale e i ripetuti lockdown iniziati con il mese di marzo hanno portato a riscoprire i valori empatici e più basilari della società, ben presto questi sono stati traslati nel mondo digitale (per esempio si è assistito alla nascita di diverse community dedicate proprio alla riscoperta e alla divulgazione di essi) portando gli imprenditori ad affrontare la sfida della digitalizzazione ripensando alle vecchie logiche per .. rimanere a galla e rispondere ai nuovi bisogni dei consumatori. Viene inoltre incentivata una riscoperta delle potenzialità dei social nel fare riavvicinare persone lontane.

Wearesocial evidenzia pure come le persone tendano a prestare maggiore attenzione ai profili che tendono a seguire sui social: sempre più consapevoli ed esigenti rispetto alla pertinenza dei contenuti vedono nei cosiddetti influencer figure in cui rispecchiarsi per i propri gusti e scelte. Ecco allora che le aziende dovranno prestare attenzione anche all’influencer marketing nella definizione di strategie. Viene poi esaltato il concetto più che mai determinante di “crossmedialità“: la consultazione di più canali multimediali per le loro ricerche, infatti, caratterizza con sempre maggiori riscontri le modalità d’approccio degli utenti ai social media fino a interagire con propri ‘elaborati’. Contenuti il cui editing in passato era prerogativa di una specifica piattaforma, oggi diventano trasversali coinvolgendo più piattaforme come flessibilità nella loro creazione. https://www.insidemarketing.it/social-media-trend-2021-scenari-futuri-e-prospettive/

Talkwalker ha svolto un lavoro più ‘di settore’ andando cioè a verificare come i succitati cambiamenti sociali si riflettono nel settore del marketing. A concetti-chiave basati sulla componente sociale, ne accosta – o meglio ne fa derivare – altri più attinenti al marketing (presa di consapevolezza dei social media contro la disinformazione digitale e battaglia contro le fake news, con uno sguardo al passato quanto ai mezzi di comunicazione. Il pubblico sarà più socialmente consapevole. Viene valorizzato con il target di ‘remix marketing‘ il nuovo contenuto generato dagli utenti – il nuovo UGC User Generated Content: si individua qui la capacità dell’utente di estrapolare e importare da altre risorse o testi concetti e combinarli per esprimere la propria opinione. https://www.talkwalker.com/it/tendenze-social-media

Se da una parte si conferma che “il Contenuto è il re” dall’altra “il consumatore ha sempre ragione”.

Fonti: www.omniaweb.it ; www.talkwalker.com ; www.ninjamarketing.it)

Facebook: il 2021 porta aria fresca

L’anno appena cominciato porterà una ventata d’aria fresca pure nell’orbita ‘Facebook’: infatti, con un comunicato nei primi giorni del mese di gennaio, il colosso fondato da Mark Zuckerberg ha introdotto alcuni importanti cambiamenti sul social previsti nel corso dell’anno. Coinvolte dal rinnovamento in particolare saranno le Pagine, al fine di snellirle ma al tempo stesso arricchendole di ulteriori funzionalità volte ad ottimizzare la user experience.

La più importante è quella di soppiantare i ‘Mi piace’ dalle Pagine, rinunciando ad un pulsante che ha accompagnato Facebook sin dalla sua nascita, sostituendolo con un più classico ‘Segui’, allineando (inconfutabilmente) la piattaforma di Zuckerberg ad altri social.

La strategia di Facebook mira a ridurre il distacco dagli altri social promettendo agli utenti una versione più moderna e più attenta alle esigenze degli utenti nell’ottica di una migliore disponibilità dei contenuti medesimi.
Sull’altro piatto della bilancia mettendo ‘segui’ su una pagina l’utente è anche interessato a ricevere aggiornamenti (ciò va a determinare quanto “forte” sia il gradimento, l’interesse per un certo ‘creator’ ovvero contenuto).

Le pagine avranno anche una sorta di marcatore (news feed) per avvertire l’utente della presenza di aggiornamenti su un determinato argomento e contenuti di tendenza.
Nelle Pagine inoltre i commenti dei personaggi pubblici (celebrità, atleti, band, politici, giornalisti e creator) appariranno in testa.

A livello di gestione delle pagine sarà possibile un maggior controllo e gestire in maniera più accurata le autorizzazioni che vengono concesse ad ognuno (es. prevedere diversi livelli di autorizzazione per i vari ruoli di responsabilità/usabilità previsti) e dunque preservare la personalizzazione della pagina stessa.
La finalità di questa nuova veste è rivolta a migliorare l’esperienza utente per renderla più sicura e tutelata contro un uso improprio del social network e contro la diffusione di violenza o spam.
Un rinnovo che va inevitabilmente ad investire il settore del mobile.

(Fonte: www.pcprofessionale.it)

WooCommerce vs Shopify


Nel panorama delle piattaforme di e-commerce, WooCommerce e Shopify sono quelle più affermate e popolari, più facili ed utilizzate sul mercato (1 2).
Ambedue possono essere utilizzate senza bisogno di particolari requisiti né dell’aiuto di professionisti; ognuna delle due presenta propri punti di forza per rappresentare la soluzione ideale al fine di implementare il proprio negozio online come pure svantaggi.
Primo carattere distintivo fa riferimento alla loro “natura”: mentre Shopify è a pagamento, WooCommerce, plugin associato al CMS WordPress, è fondamentalmente gratuito, fintantoché non si voglia personalizzarlo secondo le proprie esigenze.

Shopify è un ‘prodotto chiavi in mano’: una volta acquistato “pronti-via” … si va in strada con la sola preoccupazione di allestirlo con i propri prodotti etc. (.. affermazione comunque del tutto relativa, considerando comunque la sua strutturazione !). WooCommerce invece si presenta come un vero e proprio programma ‘indipendente’, da personalizzare in base alle proprie esigenze in termini di ecommerce.

Una delle decisioni principali da parte dell’utente è (saper) cogliere se è orientato ad una piattaforma di e-commerce open source (gratuita) piuttosto che ad una più user-friendly che al contrario prevede una tariffa mensile.
Shopify è la soluzione ideale per iniziare da subito, eliminando complicazioni dovute all’hosting (acquisto dello spazio per il sito web) e alla gestione degli aspetti tecnici legati al negozio online, sostituendoli con una svariata gamma di strumenti di facile utilizzo per le varie esigenze, rendendolo così funzionante in pochi minuti. Shopify è la scelta ideale se si desidera un pacchetto all-in-one per il proprio negozio di e-commerce. WooCommerce si presta invece alla personalizzazione del proprio ecommerce.
Approfondimenti qui:
https://ecommerce-platforms.com/it/compare/shopify-vs-woocommerce-comparison#woocommerce-vs-shopify-difference

Shopify è una soluzione di e-commerce all-in-one progettata per offrire tutto il necessario per iniziare subito. Consente di ‘bypassare’ eventuali complicazioni che possono derivare dal dover gestire gli aspetti tecnici ricorrendo invece a strumenti di facile utilizzo. Se questi ne sono i privilegi, se cioè Shopify ha il pregio di essere funzionante in pochi minuti, ciò si traduce nella mancanza di un controllo completo sul progetto. WooCommerce, a parte il fatto di essere in stretta relazione con WP, si presenta come una piattaforma open-source (‘Le soluzioni open source sono spesso piene di funzionalità uniche perché vengono costantemente sviluppate‘) e self-hosted cioè prevede pieno controllo sia sul dominio del sito che sull’hosting, pieno controllo sui contenuti che vengono caricati permettendo, a differenza del concorrente, e di avere il controllo su aspetti più peculiari (come il citato hosting). Può inoltre contare su di una vasta community, garantendo una piena personalizzazione del negozio online.


In definitiva, Shopify offre tutte le funzionalità necessarie per gestire e far crescere la tua attività. WooCommerce è la soluzione ideale se si ha già un sito wordPress e si vuole poter avere un maggiore controllo sul proprio negozio.

Il modello dropshipping applicato all’e-commerce

Il modello ‘Dropship’

Non può passare inosservato il primato che in particolare negli ultimi mesi ha fatto registrare il fenomeno ‘e-commerce‘, e tanto più la spinta alla presenza di un’attività commerciale online.

Immaginiamoci per un momento fra gli ingranaggi della macchina ne rimarremo esterrefatti: ‘ben oleati’ per le sue dinamiche e la fluidità degli ordini da ricevuti ad evasi. Sorge allora spontanea la domanda: cosa sta dietro a questo ” perfezionismo” ? in che modo cioè i colossi commerciali- Amazon piuttosto che Ebay o altri – riescono a gestire il grande volume di ordini che prendono in carico quotidianamente ?
Il segreto del settore è nascosto nel cosiddetto ‘drop ship‘ (più conosciuto come ‘drop shipping‘ o più semplicemente ‘dropshipping‘), ovvero un modello di vendita … fatto su misura !

Schema modello dropshipping

Il dropshipping si rivela essere la ‘chiave di volta’ per un ecommerce, il gap che può decretare il successo di una attività di commercio che decide di avere un negozio online.

Schematizzazione fasi di un sistema dropshipping


Drop ship (meglio conosciuto come Dropshipping) è un sistema di vendita particolarmente adottato dall’e-commerce secondo cui il venditore vende un articolo al cliente senza bisogno di averlo materialmente in magazzino. In base a questo modello, quando il titolare di un ecommerce vende un prodotto, lo acquista da una ‘terza parte’ – commerciante o grossista – e da questo “terminale” lo fa direttamente recapitare al cliente. Pertanto, il venditore in questo caso non gestisce direttamente il prodotto.

Le fasi di un modello drop ship

Passaggi in un modello drop ship

A differenza del modello standard di vendita al dettaglio, il venditore qua non fa scorte o non possiede un (proprio) magazzino fisico (e quindi un corrispondente inventario delle giacenze). Precisamente, il venditore acquista l’inventario da un terzo soggetto per poter evadere gli ordini.
Ciò consente ai dropshipper di concentrarsi sugli aspetti commerciali e di marketing dell’attività: essi lavorano come intermediari tra fornitori e clienti. Nello specifico, chi fa dropshipping guadagna una commissione vendendo i prodotti dei fornitori; quando ricevono un ordine, trasferiscono loro le informazioni relative e a conclusione del rapporto commerciale trattengono per sè una percentuale come commissione.

Step in un modello drop ship o dropshipping

L’Eldorado dei giorni nostri

Dal prologo di un servizio televisivo nasce un paradigma che, seppur traslato di 150 anni, ben si adatta ad un fenomeno in (pieno) corso di svolgimento dei giorni nostri …
Ebbene, come a metà del XIX secolo in una zona circoscritta degli Stati Uniti, nel Far West, dalla scoperta di un ricco giacimento aurifero sorse la leggenda passata alla storia come il mito della miniera di El Dorado (regione del Nevada), nei pressi del fiume Colorado, oggi come allora siamo tutti testimoni di profondi cambiamenti nei nostri ‘usi e costumi’ che presentano diverse analogie con il mito dell’effimero Eldorado Canyon (1775).

Il contesto è perfetto per essere ambientato ai giorni nostri: come nel nascente El Dorado la gente riponeva le proprie speranze i propri sogni, le proprie velleità di ricchezza in quell’Eldorado nascente così al nostro secolo, nei nostri anni, in tanti si proiettano su internet con lo stesso spirito: l’Eldorado del nostro tempo è il web, ancor prima Internet che ne ha determinato lo sviluppo che al giorno d’oggi è sotto gli occhi di tutti. In tanti lanciano e si proiettano sulle piattaforme digitali, sulla varietà di tecnologie e applicazioni con lo stesso spirito con cui si partiva per l’Eldorado centinaia d’anni fa …

Cosi come allora in tanti muovono dunque verso il mare magnum offerto dalla Rete e la Content Creation con le stesse motivazioni: come in tanti a quei tempi cercavano una nuova dimensione partendo per Eldorado tanti ora vanno su internet per la costruzione di piattaforme o innovazioni.

Quanti trovarono però effettivamente ricchezza in Eldorado ? pochi. Quanti “si sono estinti”, hanno faticato (rimettendoci addirittura la vita, o la salute) alla ricerca del ‘mito’ ? molti. Così per il Web . ‘La storia difficilmente ricorda chi ricercava ricchezza.Una civiltà mai si trova, una civiltà si costruisce. ‘… La storia premia chi dona ricchezza, coloro che condividono ricchezza: ancora una volta ‘.. una civiltà non si trova, una civiltà si costruisce.’

https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/freedomoltreilconfine/raffaele-tavazzi-lel-dorado-del-nostro-tempo_F310071101013C02 alt=”Raffaele Tavazzi: l’El Dorado del nostro tempo.”

(Fonte: Raffaele Tavazzi: l’El Dorado del nostro tempo.)

“La SEO è viva”: contrordine firmato Google

Se per Steve Jobs i webmaster venivano additati come figure ‘in circolo’ e usate da poche persone, la sua interpretazione va rivista o meglio aggiornata ! Ne è un chiaro sintomo l’aver ribattezzato pochi giorni fa il Google Webmasters Central in Google Search Central con un certosino indizio sul cambiamento “generazionale” in corso.
La terminologia ‘webmaster’ è stata ufficialmente (e operativamente) deprecata, o meglio rimpiazzata: con ciò decade la figura ‘nuda e cruda’ di webmaster preferendo spostare l’attenzione su SEO specialist, marketer, web developer, blogger, …

Un0a riflessione asettica questa, perché se volessimo darle un taglio più specifico beh si aprirebbe un mondo a riguardo, leggi qui 1 e 2.

GA4: uno spaccato su Google Analytics 4

Cronotavola di Google Analytics

Il mese di ottobre ha portato un fondamentale aggiornamento allo strumento di Google Analytics, giunto ora alla release numero 4. ‘GA 4‘ (evoluzione della proprietà App + Web) è il nuovo nome di Google Analytics App Place Web, in grado di monitorare dati sia da mobile sia da siti web.

Google Analytics è lo strumento utilizzato dalle aziende, grandi e piccole, per analizzare e apprezzare le preferenze dei clienti e “conformarsi” alle loro esigenze di acquisto; questo rinnovamento deriva dal fatto che l’uso dell’analisi costituisce una priorità assoluta per le aziende, e le soluzioni esistenti attualmente rendono difficile ottenere una visione completa del cliente e al tempo stesso ricavare informazioni utili.

Occorre fare un inciso per capire due concetti chiave ricorrenti nell’ambito di Google Analytics.

Google Analytics 4 si differenzia radicalmente dal precedente Google Universe Analytics: non ci sono più le viste. Un concetto innovativo sono i data streams cioè i dati raccolti possono essere ora analizzati in una proprietà.

La configurazione della nuova versione è basata sugli eventi: si passa da un modello session-centric ad uno basato su eventi; muore così il concetto di ‘sessione’ (e suoi attributi). Il data model viene ‘appiattito’ consentendo di avere un dato più granulare, più grezzo e pertanto ‘usabile’, in un certo senso duttile e performante: i dati vengono utilizzati dinamicamente (rispetto a quanto avveniva in Google Universal).

GA 4 può venir definito come un Google Analytics più intelligente, che sfrutta il machine learning per l’apprendimento automatico e fornisce automaticamente informazioni utili e addirittura una profilazione degli utenti. Così, il nuovo Analytics è in grado di rilevare automaticamente le nuove tendenze che emergono dallo studio dei dati (ad esempio i prodotti che subiscono una variazione della domanda in funzione delle nuove esigenze dei clienti).
Sarà possibile apprezzare il comportamento dei clienti dall’acquisizione alla conversione e alla fidelizzazione, significativo quando occorre prendere decisioni in tempo reale per conquistarli in linea con le loro mutate esigenze.

Sostanzialmente, Google Analytics 4 è un sistema di analisi user centrico e predittivo, ideato per ottenere un miglior ritorno dalle operazioni di marketing che vengono applicate.

Non prevedendo uno schema predefinito ma assolutamente personalizzabile (vedi introduzione e definizione eventi) al tempo stesso è necessario attribuire una specificità della struttura medesima quanto a parametri, dati di confronto ecc.; agli eventi viene posto un limite sul numero di eventi che si possono creare di 500. Inoltre, la mancanza di uno standard di misurazione, riferito ai parametri, comporterà l’avere a che fare con “una giungla”, con una struttura dei dati completamente diversa da altre analisi.

Inoltre, il nuovo real-time integrato ha una gestione completamente diversa dal precedente. Definito il significato di concetto in GA, GA4 presenta un nuovo concetto di conversione che si differenzia da precedente concetto di obiettivi presente in GAU (da configurare in ogni vista), collegato agli eventi e attivabile mediante un flag.
Ci sono definizioni e metriche “custom” – ora 50 non più 20 -, e altri attributi (user properties: dimensioni da collegare cioè parametrizzare “su misura” agli utenti).


Si ha ora una gestione completa dei grafici: tramite Explorer Analysis è possibile creare ex-novo nuove reportistiche anche ex-novo: ciò in particolare comporta però una complessità per creare i nuovi report, in conflitto con ‘data studio‘, strumento collegato ad esso.
In Google Analytics 4 è previsto un collegamento diretto con BigQuery, ovvero un enorme database virtuale il quale consente di eseguire operazioni su gradi volumi di dati. Ora, l’utilizzo di GA non è più a pagamento come previsto da Google Analytics 360.
Inoltre, ora è possibile debuggare in tempo reale tutti gli eventi (Debug View).
C’è inoltre la possibilità di poter contare su un collegamento diretto con Google Adsense (nativo).
Inoltre creare custom audience mediante algoritmi di predictive: uso audience per gestire operazioni di remarketing (il cui intento è di individuare e indurre ‘utenti che potrebbero acquistare’).
Gestione cross domain gestita direttamente da GA4.
Gli eventi si possono adesso creare e modificare all’interno della piattaforma stessa, permettendo di duplicare un evento cambiandogli semplicemente nome. Quindi ciò appare come un nuovo livello di gestione e modifiche di eventi e conversioni strutturato ora direttamente all’interno della piattaforma di GA4 non facendo riferimento esterno al sito/app, definito non solo in fase di progettazione, creando nuove entità.

Conclusioni

La nuova proprietà di Google Analytics 4 fornisce una visione cross-channel più completa andando a prendere come dato di analisi l’intero ciclo di vita del cliente e utilizza tali informazioni con funzionalità di marketing predittivo, fornendo agli operatori di marketing più informazioni e modi efficienti per agire in base a tali informazioni.

Google Analytics 4 sarà l’opzione predefinita quando si imposterà una nuova proprietà. Universal Analytics continuerà ad essere disponibile, ma Google consiglia ai proprietari dei siti di impostare entrambi i tipi di proprietà e di eseguirli in parallelo.

Per approfondimenti (fonti): https://www.nimaia.it/blog/google-analytics-4-che-cos-e-e-come-si-usa/ https://www.dankempes.com/blog_seo/29-google-analytics-4.html https://support.google.com/analytics/answer/10089681

Il fenomeno ‘Cashback’


Negli ultimi tempi, nell'(oramai) mare magnum del mondo digitale si stanno sviluppando piattaforme commerciali B2C orientate a cambiare radicalmente un’abitudine implicita del consumatore, vale a dire abbandonare l’utilizzo della cartamoneta quale consueto sistema di pagamento utilizzato a favore dei moderni sistemi di pagamento elettronici.

Realtà ormai affermatasi negli Stati Uniti, a fronte di una rete capillare oramai collaudata, il cashback sta lentamente prendendo piede anche in Italia.
Cashback è un fenomeno che si propone di assumere addirittura carattere sociale in quanto andrà ad investire in pieno un’abitudine corrente sacrosanta negli acquisti – per meglio dire dei pagamenti – dei consumatori. “Il cashback è il principio secondo il quale, a seguito dell’acquisto di un bene o di un servizio, all’acquirente viene garantito un rimborso di parte della spesa.” E’ un meccanismo di riaccredito automatico di parte dei soldi spesi nei propri acquisti.

Cashback – rimborso sugli acquisti

Si tratta di un metodo mediante cui, previa iscrizione ai rispettivi portali, viene rimborsata una percentuale sui propri acquisti effettuati online .

Come il sito “spot” guadagna una percentuale degli acquisti effettuati dai propri utenti su uno dei punti convenzionati così altrettanto riconosce automaticamente parte del suo guadagno all’acquirente che ha aderito al progetto. Il meccanismo si attiva aderendo a dei siti specializzati dove gli utenti registrati possono guadagnare una percentuale.

Nato inizialmente come servizio online, negli ultimi anni il cashback si è gradualmente diffuso anche a livello locale grazie ad esempio all’utilizzo di coupon creati appositamente.


Si distingue da sistemi cosiddetti programmi di fidelizzazione, come ad esempio la scontistica, perché riconosce effettivamente un guadagno sugli acquisti fatti nei negozi prescelti.

Presenta un duplice aspetto: trarre un vantaggio diretto dalle proprie spese e uno indiretto legato alla rete di contatti sviluppata.
Come anticipato, sempre più siti di cashback incentivano i propri utenti attraverso un sistema di referenza che garantisce loro dei vantaggi extra allorché invitano degli amici ad utilizzare il servizio di cashback, vale a dire una percentuale dell’importo (solitamente tra il 3% e il 10% della cifra pagata) speso. In questo modo i benefici sono sia per l’utente sia per il sito che trova un canale pubblicitario alternativo e spesso più economico rispetto a quelli classici.

Le attività di cashback in Italia stanno prendendo sempre più piede e sono tante le aziende che, per promuovere nuovi prodotti, offrono la possibilità di acquistare loro articoli e richiedere un rimborso.

Solitamente il sito di cashback pone un limite minimo da raggiungere per poter richiedere il pagamento (il cosiddetto “payout“), rendendo così necessaria per l’utente la fidelizzazione.

Il cashback non è né uno sconto sull’acquisto né un guadagno: lo sconto infatti si applica contestualmente all’acquisto (ed è garantito dal venditore);
i soldi che si accumulano sul conto mediante questo meccanismo non sono infatti un guadagno ma piuttosto un risparmio ottenuto sotto forma di rimborso di parte di un acquisto.

“Cashback” letteralmente significa “soldi indietro e consiste in un rimborso parziale della spesa sostenuta dagli utenti quando acquistano online sui siti di negozi/circuiti di convenzionati.


Un sito di cashback fornisce i mezzi tecnici ed amministrativi grazie ai quali si può ottenere un rimborso sugli acquisti effettuati online. In particolare, se si acquista su un negozio convenzionato con le modalità previste dal sito di cashback, il sito stesso riconoscerà una quota della spesa effettuata per l’acquisto, in denaro reale.

Il ‘Cashless’ approda in Italia

A dicembre anche in Italia verrà avviato questo progetto che rientra nel piano Italia cashless con il fine di invogliare il consumatore a ridurre l’utilizzo di contante e incoraggiandoli all’utilizzo di strumenti digitali, unitamente ad un sistema di premialità.