Gestori pacchetti

(martedì 10 ottobre)

Un gestore di pacchetti è un tool di strumenti per automatizzare l’installazione e la configurazione dei programmi e gestire l’utilizzo del sw aggiunto.

A differenza dell’ambiente Linux il quale pone alla base del suo funzionamento un univoco sistema di gestione dei pacchetti (“debian“,  file-archivio che contiene i file eseguibili, le librerie e la documentazione associati), Windows non ha mai previsto un unico tool dedicato sino all’ ultima release.

In ambito Windows infatti non si poteva parlare di uniformità e unicità di tools finalizzati a questa funzione. Una prima standardizzazione è arrivata con i pacchetti MSI (Microsoft Installer), un formato standard per la gestione dei pacchetti sulla piattaforma. Una parentesi però, appunto …. Infatti, negli anni successivi si è continuato a sviluppare parallelamente altre procedure d’installazione, che magari per l’installazione si basavano su un file eseguibile.

Paradossalmente, quando Microsoft abbandonò il sistema a 32 bit si puntò ad una standardizzazione di questa procedura ma dovette poi far retromarcia per tornare a valorizzare win32 in funzione della centralità dell’architettura per gli utenti. Pertanto, si arrivò a un compromesso con Win32 come metro comune da utilizzare per operazioni su qualsiasi programma – tuttora valido -.

Di fronte alla varietà dei protocolli disponibili prevalse però la necessità di poter disporre di un protocollo standard.

Si arriva così all’adozione di Winget, comando che installa automaticamente programmi in Windows 10 e 11, il quale dimostra piena compatibilità con varie applicazioni.

WingetUI è l’interfaccia grafica ideale per “snellire” l’istallazione dei gestori di pacchetti e ha il pregio di permettere un controllo completo sul software. Dialogando con i vari gestori di pacchetti, WingetUI dimostra pirena compatibilità nelle varie operazioni di gestione di un programma.

L’interfaccia di WingetUI è suddivisa in tre sezioni, da cui poter gestire le varie azioni (installazione, disinstallazione, aggiornamento, ..) per ogni applicazione: ‘Scopri i pacchetti’, ‘Aggiornamenti software’ e ‘Pacchetti installati’: quindi, i pacchetti disponibili nell’app; l’elenco delle app per cui è disponibile una nuova release; gestire tutti i packages.

[rif.: www.punto-informatico.it; www.ilsoftware.it]

La nascita di Google

(lunedì 10 luglio)

Nel variegato palcoscenico del mondo digitale, un ruolo di rilevanza è quello rivestito da Google (attenzione: Google Chrome venne dopo), il motore di ricerca più famoso e versatile oltre che verosimilmente più utilizzato al mondo oltre ad essere uno dei primi sviluppati.
Google nasce … nei laboratori dell’università americana di Stanford dalla collaborazione tra due studenti, Larry Page e Sergey Brin, nel 1995. Larry e Sergey, pur avendo diverse personalità, sono accomunati da un grande obbiettivo: riuscire a riorganizzare il mare magnum di informazioni presenti nel Web al fine di renderle più accessibili agli utenti.
Nel 1996 i due cominciarono a lavorare sul progetto “BackRub” – l’archetipo di Google -ovvero un motore di ricerca che permetteva di di realizzare collegamenti fra diverse pagine web determinandone così la rilevanza.
Alla base di ‘BackRub’ c’era quello che probabilmente è il loro maggiore successo (oltre ad essere tuttora una “pietra miliare” nell’evoluzione dei modelli matematici): l’algoritmo PageRank il quale assegna un punteggio alle pagine web in base all’apprezzamento e alla qualità dei collegamenti delle stesse. Ciò ha permesso di ideare un innovativo sistema di classificazione dei risultati di ricerca. Il successo che ne derivò fu tale da permettere ai due giovani di costituire una società per lo sviluppo e la commercializzazione del motore di ricerca (settembre 1998): Google Inc., che lanciò di fatto il motore di ricerca. “Google” nacque quasi in sordina in un modesto appartamento. L’interesse e le successive innovazioni hanno poi consentito all’azienda ‘Google’ di spostarsi a Mountain View in California, riuscendo ad attirare sempre più l’attenzione degli investitori _.

Ma a cosa si deve il nome ‘Google’ ? “Google” deriva dal termine matematico “googol” che indica il numero 1 seguito da 100 zeri, a rappresentare l’immensa quantità di informazioni che il motore di ricerca avrebbe dovuto gestire.
Negli anni successivi, le migliorie per mantenere chiara e semplice d’impatto la propria interfaccia hanno permesso a Google di sperimentare un inimmaginabile successo nel panorama digitale.

Inoltre, nel 2000 nacque Google Adwords, un sistema di pubblicità basato su annunci testuali, che avrebbe presto generato ingenti entrate per l’azienda; ciò consentì all’azienda di fare il suo ingresso in borsa nel 2004.

La crescita di Google non si è fermata al solo motore di ricerca. Nel corso degli anni 2000, l’azienda ha sviluppato una vasta gamma di prodotti e servizi, tra cui GMail (2004), Google Images (2001), Google Adsense (2002), Google Maps (2005), YouTube (2006) e molti altri.

Con gli anni 2010 Google consolidò sempre più il suo ruolo di leader nel settore tecnologico come a sfornare prodotti e soluzioni. Questi anni sono stati caratterizzati da ulteriori innovazioni e dall’espansione di Google in diversi settori, mantenendo la sua posizione come una delle aziende più influenti e riconoscibili al mondo. E’ proprio del 2010 la nascita di Google Chrome, un browser che si contraddistinse da subito per velocità e affidabilità e che ben presto divenne uno dei più utilizzati. Sempre del 2010 è Google Drive, un servizio di archiviazione ‘virtuale’ dei documenti che consentiva la condivisione online degli stessi.
Nel 2011 venne avviato un nuovo progetto di social network, Google+, il quale però non ottenne ampi consensi e venne chiuso nel 2019.
Nel 2012, Google allargò i suoi orizzonti commerciali con Google Glass, ossia occhiali con funzionalità avanzate, che però non conquistarono il mercato.
Ancora, nello stesso anno si allargò al mercato mobile con l’acquisto di Motorola Mobility ma poco dopo, nel 2014, vendette il pacchetto a casa Lenovo.
Nel 2015, a seguito di operazioni societarie, Google divenne partner di Alphabet Inc. che consentì una gestione più oculata delle varie attività.


Un passo importante che Google continuò a tenere fu quello degli investimenti nell’intelligenza artificiale e nella ricerca, introducendo Google Assistant nel 2016, un assistente virtuale che ha rivoluzionato l’interazione con i dispositivi.

Non ha mostrato disinteresse neppure per il settore hardware, per cui ha lanciato diversi prodotti come Pixel, una famiglia di smartphone, e Google Home, un altoparlante intelligente.

Finanziamento e offerta pubblica iniziale

L’affermazione dell’ampio progetto si fonda sul finanziamento prima e l’offerta pubblica con la quotazione in Borsa poi (L’IPO di Google è stata una delle più grandi e di successo nella storia, la cui emissione di azioni ha raccolto miliardi di dollari). Nel corso degli anni successivi attirò infatti l’attenzione di importanti investitori.

Ciò ha reso Page e Brin miliardari e garantì all’azienda le risorse finanziarie necessarie per autosostenersi e realizzare ulteriori progetti, assicurandone l’affermazione come azienda tecnologica leader e ponendo le basi per i successi futuri.

I punti di forza del successo di Google

Il successo di Google che ne ha sancito l’affermazione come motore di ricerca e azienda leader nel settore può essere attribuito a diversi fattori chiave.

Il primo è stato l’innovativo algoritmo di ranking di Google, chiamato PageRank, il quale ha segnato un passo cruciale nell’evoluzione dell’esperienza utente di ricerca, ora in grado di fornire risultati accurati e pertinenti, guadagnando la fiducia degli stessi e accrescendo in questo modo la popolarità di Google.

Da non sottovalutare è poi l’attenzione di Google per l’usabilità del suo browser e per una interfaccia semplice, consentendo a chiunque di utilizzarlo in modo semplice ed efficace. La sua interfaccia pulita e priva di distrazioni ha reso l’esperienza di ricerca piacevole e user-friendly.

Terzo, in parallelo Google ha contribuito allo sviluppo di nuovi servizi e prodotti (Gmail, Google Maps, YouTube e molte altre applicazioni) offrendo nuovi strumenti digitali alle persone.

Infine, la capacità di Google di adattarsi alle esigenze in continua evoluzione degli utenti e del mercato, attraverso acquisizioni strategiche, investimenti in ricerca e sviluppo, e una costante ricerca finalizzata all’innovazione, ha consentito di mantenere la sua posizione di rilievo nel panorama tecnologico.

Nel complesso, il successo di Google può essere attribuito alla combinazione di un algoritmo di ricerca all’avanguardia, un’interfaccia user-friendly, l’introduzione di nuovi servizi e la capacità di adattarsi alle mutevoli esigenze del mercato.

E-commerce, nuovo Eldorado

Per E-commerce si intende il complesso delle transazioni commerciali e anche delle piattaforme legate allo scambio di prodotti e servizi. Un modo di fare commercio che senza dubbio è sentito dagli imprenditori come un’opportunità in più per la loro attività, un nuovo Eldorado.

L’e-commerce così come lo conosciamo oggi non può essere certamente paragonato a quello degli albori – più o meno 20 anni fa – quando acquistare in Rete iniziava ad essere un’abitudine per i più smaliziati, per le differenti metodologie utilizzate e le rinnovate tecniche d’approccio.

Il fenomeno del commercio elettronico vide i suoi natali con le prime transazioni commerciali di metà anni Novanta allorché un impiegato dell’azienda americana NetMarket vendette a un amico un CD di Sting; successivamente avvenne la prima vendita online di una pizza. Di lì a qualche anno sarebbero nati Amazon ed eBay (1995), e poi Alibaba (1999), colossi attualmente ancora sulla cresta dell’onda del palcoscenico dei servizi e-commerce.
Nel frattempo, in quasi trent’anni la vendita tramite Internet di beni e servizi è cresciuta esponenzialmente, adattandosi all’evolversi dei tempi e alle esigenze dei consumatori.

Da una ricerca da parte dello studio Casaleggio Associati (2007), da sempre attento ai suoi sviluppi, che analizzava il primo decennio di andamento dell’e-commerce in Italia e in Europa, il nostro paese risultava essere il fanalino di coda nel settore tanto da parlare di ‘Eldorado latente‘, facendo emergere come l’ecommerce rivestisse allora una posizione marginale nell’economia del nostro paese.

Se già più di dieci anni fa il settore segnava una inversione di rotta cominciando ad assumere un peso via via crescente (per la verità in misura minore in Italia, maggiormente a livello europeo), il la ad una crescita sempre più dirompente si è denotato negli ultimi anni e in particolare dal 2020, pur essendo qua determinata da esigenze oggettive legate alla pandemia.

Fra il 2014 e il 2015 in particolare si colloca la chiave di svolta del settore con una incidenza sull’economia nazionale che ha raggiunto la doppia cifra, una crescita che si colloca controcorrente rispetto ad un PIL fluttuante.

Contestualmente, ecco allora che la rilevanza dell’argomento, dell’avere un negozio online, ha assunto una valenza strategica per qualsiasi impresa:
in corrispondenza allo stravolgimento delle consuetudini legato alla pandemia da Coronavirus che ci ha costretto a successive misure restrittive l’avere una vetrina su Internet è divenuto sinonimo di sopravvivenza per gli imprenditori.

Durante il lockdown, l’e-commerce è stato il principale, se non esclusivo, motore di sostentamento dei consumi, rendeendo meno amara la crisi delle vendite.

I dati sul commercio elettronico in Italia mostrano chiaramente come siano aumentati nel tempo gli acquisti da dispositivi mobile: il canale mobile conta poco meno del 50% del fatturato e-commerce.


Fra le varie tipologie di commercio elettronico, B2B (Business to Business) e B2C (Business to Consumer) i più comuni, grande rilievo sta assumendo in questi tempi il modello D2C, acronimo di ‘direct-to-consumer’ (diretto al consumo) sinonimo di commercio conversazionale. Si basa sulla vendita diretta al consumatore finale, controllando ogni aspetto dell’attività dalla produzione alla distribuzione dei prodotti. La potenza del commercio conversazionale sta nel porre il cliente (e la conversazione “diretta”) al centro del rapporto commerciale. In questo senso si parla di commercio conversazionale, ossia la vendita di prodotti o servizi attraverso conversazioni personalizzate. Un modello di business che colpisce nel segno in un periodo in cui i consumatori sono sempre più alla ricerca di autenticità e prossimità.

Se questo periodo di restrizione porta i grandi brand a rivedere i propri piani, quelli d2c hanno fatto passi avanti.

L’e-commerce si rivela essere al giorno d’oggi una strategia vincente per una realtà aziendale, a maggior ragione un tesoretto per le piccole imprese: è in ciò che sta l’essenza della Local SEO, con cui per definizione ha molto in comune verrebbe da dire (leggi commercio di prossimità) perché consiste sempre in un rapporto diretto fra commerciante e consumatore …

Di seguito, il Rapporto sull’E-commerce in Italia nel 2021. https://www.youtube.com/watch?v=Bkg0ZsSlYi4

(Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Commercio_elettronico, https://www.insidemarketing.it/glossario/definizione/ecommerce/, http://www.b2commerce.it/e-commerce-in-italia-un-eldorado-latente/, https://blog.osservatori.net/it_it/e-commerce-in-italia)

WooCommerce vs Shopify


Nel panorama delle piattaforme di e-commerce, WooCommerce e Shopify sono quelle più affermate e popolari, più facili ed utilizzate sul mercato (1 2).
Ambedue possono essere utilizzate senza bisogno di particolari requisiti né dell’aiuto di professionisti; ognuna delle due presenta propri punti di forza per rappresentare la soluzione ideale al fine di implementare il proprio negozio online come pure svantaggi.
Primo carattere distintivo fa riferimento alla loro “natura”: mentre Shopify è a pagamento, WooCommerce, plugin associato al CMS WordPress, è fondamentalmente gratuito, fintantoché non si voglia personalizzarlo secondo le proprie esigenze.

Shopify è un ‘prodotto chiavi in mano’: una volta acquistato “pronti-via” … si va in strada con la sola preoccupazione di allestirlo con i propri prodotti etc. (.. affermazione comunque del tutto relativa, considerando comunque la sua strutturazione !). WooCommerce invece si presenta come un vero e proprio programma ‘indipendente’, da personalizzare in base alle proprie esigenze in termini di ecommerce.

Una delle decisioni principali da parte dell’utente è (saper) cogliere se è orientato ad una piattaforma di e-commerce open source (gratuita) piuttosto che ad una più user-friendly che al contrario prevede una tariffa mensile.
Shopify è la soluzione ideale per iniziare da subito, eliminando complicazioni dovute all’hosting (acquisto dello spazio per il sito web) e alla gestione degli aspetti tecnici legati al negozio online, sostituendoli con una svariata gamma di strumenti di facile utilizzo per le varie esigenze, rendendolo così funzionante in pochi minuti. Shopify è la scelta ideale se si desidera un pacchetto all-in-one per il proprio negozio di e-commerce. WooCommerce si presta invece alla personalizzazione del proprio ecommerce.
Approfondimenti qui:
https://ecommerce-platforms.com/it/compare/shopify-vs-woocommerce-comparison#woocommerce-vs-shopify-difference

Shopify è una soluzione di e-commerce all-in-one progettata per offrire tutto il necessario per iniziare subito. Consente di ‘bypassare’ eventuali complicazioni che possono derivare dal dover gestire gli aspetti tecnici ricorrendo invece a strumenti di facile utilizzo. Se questi ne sono i privilegi, se cioè Shopify ha il pregio di essere funzionante in pochi minuti, ciò si traduce nella mancanza di un controllo completo sul progetto. WooCommerce, a parte il fatto di essere in stretta relazione con WP, si presenta come una piattaforma open-source (‘Le soluzioni open source sono spesso piene di funzionalità uniche perché vengono costantemente sviluppate‘) e self-hosted cioè prevede pieno controllo sia sul dominio del sito che sull’hosting, pieno controllo sui contenuti che vengono caricati permettendo, a differenza del concorrente, e di avere il controllo su aspetti più peculiari (come il citato hosting). Può inoltre contare su di una vasta community, garantendo una piena personalizzazione del negozio online.


In definitiva, Shopify offre tutte le funzionalità necessarie per gestire e far crescere la tua attività. WooCommerce è la soluzione ideale se si ha già un sito wordPress e si vuole poter avere un maggiore controllo sul proprio negozio.

L’Assistente Vocale che non t’aspetti

Il prolungato periodo di pandemia, destinato ad allungarsi anche al periodo delle feste, costringendo un pò tutti a trascorrere larga parte del proprio tempo fra le mura domestiche, potrebbe accentuare l’utilizzo degli Assistenti Vocali. Neanche a farlo apposta, fra le tante – più o meno indispensabili – essi presentano alcune interessanti funzioni che consentono di apprezzare quanto questi dispositivi siano vicini al giorno d’oggi all’intelligenza artificiale.
Così ad esempio Google Assistant spicca proprio per presentarne alcune che, oltre a (anche) venirci incontro in questo periodo, mettono in evidenza il livello raggiunto da questi dispositivi … da far stropicciare gli occhi !
Trattasi di implementazioni di comandi vocali che dicono “Google, fai questo … fai quello ! ..” soddisfando le nostre esigenze. Ecco sette nuove funzionalità che sottintendono alla comodità e versatilità di questi strumenti.
Ora, è possibile impostare l’Assistant Google come temporizzatore per l’accensione/spegnimento delle luci (paradossalmente, questa funzionalità non è ancora resa disponibile su Amazon Echo). Ora é possibile programmare Google Assistant perché provveda automaticamente … senza bisogno di intervenire manualmente. E’ possibile impostarne l’attivazione o dopo un certo tempo trascorso oppure ad una determinata ora; unica pecca è che, ad ora, non è possibile interromperne la programmazione.
L’assistente vocale permette anche di creare una lista della spesa ….. consuetudine questa che torna di moda oggi, permettendo di appuntarsi – in questo caso di elencare all’assistente virtuale di turno – i prodotti da acquistare quando si va al supermercato: mediante un comando vocale si può creare una vera e propria lista di quanto necessario.

O addirittura di affidargli la gestione della sorte emulando il classico ‘Testa o croce‘ per le nostre scelte.

“Ok Google lancia una moneta”


Di impostare la sveglia tramite Spotify quindi programmare il nostro risveglio con un brano ad hoc o una playlist, permettendo cosi di scegliere un modo più soft per iniziare la giornata.
Per sciogliere le tensioni accumulate durante la giornata, è possibile inoltre impostare una ‘modalità relax‘ a cui abbandonarsi mediante la riproduzione di suoni della natura.
Continuando in questa breve elencazione, la funzionalità ‘Traduci’ è però il cavallo di battaglia di Google Assistant per cui si presta a svolgere al meglio la funzione di traduttore, sia di singole parole come di costrutti, facendo così diventare l’Assistente Vocale un interprete.

“Ok Google come si dice (Ciao) in (Inglese)?”


Come Alexa anche Google introduce l’intrattenimento interattivo dei giochi, allargando in questo senso il concetto di intelligenza artificiale all’intrattenimento interattivo.

“Ok Google giochiamo”


In conclusione, oggigiorno si sta dimostrando che un Assistente Vocale riesce ad andare ben oltre il concetto di utilità, aprendo a nuovi orizzonti come quello dell’interattività, benché sia un settore ancora in fase di maturazione, arrivando a rivalutare quello che è il significato di Intelligenza Artificiale.

(Fonte:www.https://www.tuttoandroid.net/)

L’Eldorado dei giorni nostri

Dal prologo di un servizio televisivo nasce un paradigma che, seppur traslato di 150 anni, ben si adatta ad un fenomeno in (pieno) corso di svolgimento dei giorni nostri …
Ebbene, come a metà del XIX secolo in una zona circoscritta degli Stati Uniti, nel Far West, dalla scoperta di un ricco giacimento aurifero sorse la leggenda passata alla storia come il mito della miniera di El Dorado (regione del Nevada), nei pressi del fiume Colorado, oggi come allora siamo tutti testimoni di profondi cambiamenti nei nostri ‘usi e costumi’ che presentano diverse analogie con il mito dell’effimero Eldorado Canyon (1775).

Il contesto è perfetto per essere ambientato ai giorni nostri: come nel nascente El Dorado la gente riponeva le proprie speranze i propri sogni, le proprie velleità di ricchezza in quell’Eldorado nascente così al nostro secolo, nei nostri anni, in tanti si proiettano su internet con lo stesso spirito: l’Eldorado del nostro tempo è il web, ancor prima Internet che ne ha determinato lo sviluppo che al giorno d’oggi è sotto gli occhi di tutti. In tanti lanciano e si proiettano sulle piattaforme digitali, sulla varietà di tecnologie e applicazioni con lo stesso spirito con cui si partiva per l’Eldorado centinaia d’anni fa …

Cosi come allora in tanti muovono dunque verso il mare magnum offerto dalla Rete e la Content Creation con le stesse motivazioni: come in tanti a quei tempi cercavano una nuova dimensione partendo per Eldorado tanti ora vanno su internet per la costruzione di piattaforme o innovazioni.

Quanti trovarono però effettivamente ricchezza in Eldorado ? pochi. Quanti “si sono estinti”, hanno faticato (rimettendoci addirittura la vita, o la salute) alla ricerca del ‘mito’ ? molti. Così per il Web . ‘La storia difficilmente ricorda chi ricercava ricchezza.Una civiltà mai si trova, una civiltà si costruisce. ‘… La storia premia chi dona ricchezza, coloro che condividono ricchezza: ancora una volta ‘.. una civiltà non si trova, una civiltà si costruisce.’

https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/freedomoltreilconfine/raffaele-tavazzi-lel-dorado-del-nostro-tempo_F310071101013C02 alt=”Raffaele Tavazzi: l’El Dorado del nostro tempo.”

(Fonte: Raffaele Tavazzi: l’El Dorado del nostro tempo.)

Il fenomeno ‘Cashback’


Negli ultimi tempi, nell'(oramai) mare magnum del mondo digitale si stanno sviluppando piattaforme commerciali B2C orientate a cambiare radicalmente un’abitudine implicita del consumatore, vale a dire abbandonare l’utilizzo della cartamoneta quale consueto sistema di pagamento utilizzato a favore dei moderni sistemi di pagamento elettronici.

Realtà ormai affermatasi negli Stati Uniti, a fronte di una rete capillare oramai collaudata, il cashback sta lentamente prendendo piede anche in Italia.
Cashback è un fenomeno che si propone di assumere addirittura carattere sociale in quanto andrà ad investire in pieno un’abitudine corrente sacrosanta negli acquisti – per meglio dire dei pagamenti – dei consumatori. “Il cashback è il principio secondo il quale, a seguito dell’acquisto di un bene o di un servizio, all’acquirente viene garantito un rimborso di parte della spesa.” E’ un meccanismo di riaccredito automatico di parte dei soldi spesi nei propri acquisti.

Cashback – rimborso sugli acquisti

Si tratta di un metodo mediante cui, previa iscrizione ai rispettivi portali, viene rimborsata una percentuale sui propri acquisti effettuati online .

Come il sito “spot” guadagna una percentuale degli acquisti effettuati dai propri utenti su uno dei punti convenzionati così altrettanto riconosce automaticamente parte del suo guadagno all’acquirente che ha aderito al progetto. Il meccanismo si attiva aderendo a dei siti specializzati dove gli utenti registrati possono guadagnare una percentuale.

Nato inizialmente come servizio online, negli ultimi anni il cashback si è gradualmente diffuso anche a livello locale grazie ad esempio all’utilizzo di coupon creati appositamente.


Si distingue da sistemi cosiddetti programmi di fidelizzazione, come ad esempio la scontistica, perché riconosce effettivamente un guadagno sugli acquisti fatti nei negozi prescelti.

Presenta un duplice aspetto: trarre un vantaggio diretto dalle proprie spese e uno indiretto legato alla rete di contatti sviluppata.
Come anticipato, sempre più siti di cashback incentivano i propri utenti attraverso un sistema di referenza che garantisce loro dei vantaggi extra allorché invitano degli amici ad utilizzare il servizio di cashback, vale a dire una percentuale dell’importo (solitamente tra il 3% e il 10% della cifra pagata) speso. In questo modo i benefici sono sia per l’utente sia per il sito che trova un canale pubblicitario alternativo e spesso più economico rispetto a quelli classici.

Le attività di cashback in Italia stanno prendendo sempre più piede e sono tante le aziende che, per promuovere nuovi prodotti, offrono la possibilità di acquistare loro articoli e richiedere un rimborso.

Solitamente il sito di cashback pone un limite minimo da raggiungere per poter richiedere il pagamento (il cosiddetto “payout“), rendendo così necessaria per l’utente la fidelizzazione.

Il cashback non è né uno sconto sull’acquisto né un guadagno: lo sconto infatti si applica contestualmente all’acquisto (ed è garantito dal venditore);
i soldi che si accumulano sul conto mediante questo meccanismo non sono infatti un guadagno ma piuttosto un risparmio ottenuto sotto forma di rimborso di parte di un acquisto.

“Cashback” letteralmente significa “soldi indietro e consiste in un rimborso parziale della spesa sostenuta dagli utenti quando acquistano online sui siti di negozi/circuiti di convenzionati.


Un sito di cashback fornisce i mezzi tecnici ed amministrativi grazie ai quali si può ottenere un rimborso sugli acquisti effettuati online. In particolare, se si acquista su un negozio convenzionato con le modalità previste dal sito di cashback, il sito stesso riconoscerà una quota della spesa effettuata per l’acquisto, in denaro reale.

Il ‘Cashless’ approda in Italia

A dicembre anche in Italia verrà avviato questo progetto che rientra nel piano Italia cashless con il fine di invogliare il consumatore a ridurre l’utilizzo di contante e incoraggiandoli all’utilizzo di strumenti digitali, unitamente ad un sistema di premialità.

Addio strumento di test per i dati strutturati !

Un altro passo avanti nel mondo della SEO – verrebbe da dire ! Stavolta, protagonista o meglio finito sotto i riflettori della casa di Mountain View è una delle ultime innovazioni introdotte in tema di multimedialità e strutturazione delle pagine web: i rich snippets.
Se a proposito del loro utilizzo e validazione Google aveva messo a disposizione uno strumento di validazione mediante cui gli operatori SEO potevano controllare la corretta implementazione del codice, tool ‘decantato’ fino al giorno prima, è degli inizi di luglio la notizia secondo cui questo non sarà più disponibile.


Anche se la scelta non avrà effetti immediati, non si tratterà comunque di un ‘addio totale’ dal momento che il tool sarà comunque integrato (e migliorato) nel nuovo strumento di test dei risultati multimediali che lo sostituirà.

Progetto sviluppato nel 2017, il nuovo strumento di test consente di testare sia porzioni di codice che URL di pagine web di rich snippet tradizionali come di altre tipologie di risultati di ricerca che vengono visualizzati in una SERP.
Se all’inizio consentiva di supportare solo i quattro tipi-base di dati strutturati (ricette, annunci di lavoro, film e corsi), ora il tool ex-novo si dimostra compatibile con dati strutturati in JSON-LD, Microdata e RDFa.
Il tool consente in particolare, in fase di analisi del codice di un pagina web, di fornire in risposta sia errori (che impediscono alla pagina di essere visualizzata sul Web) sia avvertimenti (uno o più elementi non verranno mostrati nella SERP.

Qui riporto un articolo su alcune valide alternative al tool di Google.

Scopriamo LinkedIn

LinkedIn non è dedicato solo al lavoro ma, oltre che ad assumere rilevanza nel b2b (‘business2business‘), si presta anche per ottenere informazioni specifiche e ‘in tempo reale’ sulle persone, per scambi professionali e generare collaborazioni: si presenta come il primo social professionale dedicato al business, dando possibilità di avere una propria rete di contatti, di persone con cui intrattenere collaborazioni.

Può essere considerato sia un social network (cioè strumento per creare relazioni) ma anche social media (piattaforma per la pubblicazione e diffusione di contenuti).

In Italia conta su oltre 14 milioni di iscritti.

Forse perché abituati ai soliti Facebook, Twitter, Instagram, non trovandolo intuitivo come interfaccia e capace di attirare le nostre attenzioni, presumendo che la sua utilità sia limitata alla ricerca di un lavoro e poco attraente per le potenzialità, erroneamente lo si abbandona lasciandolo andare nel .. dimenticatoio !
Fermo stante questa convinzione, LinkediIn sarebbe allora controproducente, addirittura dannoso: visitare cioè un profilo incompleto o comunque non aggiornato è un pessimo biglietto da visita per chi ci cerca.

Essere presenti con un profilo (personale o aziendale) è solo ‘la punta dell’iceberg’: un buon profilo è infatti la base del lavoro da fare, a ciò occorre affiancare delle attività destinate a fare business e a generare clienti: per questo, è necessario pianificare una strategia personalizzata (un mix di attività di coaching, strategie di marketing, ..), dove si individuano le caratteristiche peculiari dal punto di vista professionale come quelle da migliorare per portare valore alla professione (anche come contenuti), un metodo strutturato necessari per realizzare il proprio percorso con continuità.

Alcune peculiarità dei due possibili account che si possono creare.

1. Come per gli altri social, l’esistenza di un profilo aziendale è subordinato all’esistenza di uno personale correlato;

2. Il profilo personale può essere gestito solo da una persona, la pagina da più amministratori.

3. Le relazioni con il profilo sono ‘dirette’ (umano a umano), quelle della pagina ‘da uno a molti’.

4. Il profilo personale può avere collegamenti, la pagina può avere solo follower.

5. Il profilo personale può pubblicare post e articoli, la pagina solo post.

6. Il profilo personale ha poche statistiche, la pagina ha molti insight (report).

7. Il profilo personale non può creare campagne di sponsorizzazione, la pagina sì.

8. Il profilo personale non può aprire pagine vetrina (per singoli prodotti o servizi), la pagina sì.

9. Il profilo personale serve soprattutto per fare personal branding, la pagina per fare marketing

Difficile pensarlo come social network nella cui categoria rientra (effettivamente, in questo caso si tratta di un approccio per costruire relazioni al fine di promuovere il proprio business e il profilo; piattaforma che erroneamente si reputa orientata alla ricerca di lavoro dal momento che offre anche la possibilità di interfacciarsi nel mondo del lavoro e sviluppare i contatti professionali in forza della propria “carta d’identità” (da mantenere aggiornata). Dunque curare e mantenere aggiornato il proprio profilo, dando in esso spicco alle proprie capacità; mantenere aggiornate immagini e contenuti (i contenuti sono vitali per dare visibilità alla piattaforma. Come fondamentali sono le relazioni, ambito in cui LinkedIn eccelle): all’inizio semplici collegamenti, che poi con l’interesse crescente degli utenti/visitatori si trasformano in contatti e rapporti più stabili e duraturi. Così il digitale trasforma relazioni virtuali in relazioni reali); fare network vale a dire sviluppare una rete di contatti (più persone saranno collegate all’account maggiori sono i ritorni anche in termini di visibilità e opportunità), fare networking davvero vuol dire incontrare le persone faccia a faccia.

Per chiedere un collegamento occorre andare sul profilo della persona da invitare e, nel menu di fianco alla sua foto, scegliere la voce Collegati.

Parlando di profilo aziendale è poi strategico il ruolo del Brand Ambassador il quale va a divulgare e a rafforzare l’immagine (brand) aziendale oltre che potenziare la propria skill.

Ammaliato il futuro padre Reid Hoffman in uscita dal progetto ‘Paypal’, LinkedIn vide i natali nel 2002 con l’ambizione di essere una piattaforma social che mettesse in contatto professionisti creando occasione di incontrarsi e discutere di lavoro in rete, dare la possibilità di pubblicare il proprio curriculum e avviare nuove collaborazioni.

Iscriversi a LinkedIn è gratuito; una volta iscritti, si possono pubblicare e aggiornare curriculum vitae e presentazioni, cercare offerte di lavoro, iscriversi a gruppi e seguire i profili delle imprese e delle persone che interessano maggiormente. Un valido strumento che si può seguire nella compilazione del profilo è il cd metodo ‘LinkedIn 10C’ il quale permette di procedere alla compilazione di un cv in modo esauriente e completo, in risposta alle esigenze di chi viene a cercarci.

Un profilo LinkedIn ben creato e aggiornato può fungere da personal branding ovvero il profilo LinkedIn si pone anche come una sorta di vetrina, in cui si presentano le proprie competenze e, in particolare guardando ad un profilo aziendale, può svolgere anche la funzione di landing page (ovvero “pagina di atterraggio”) finalizzata alla vendita dei prodotti e servizi online, o alla lead generation.

LinkedIn permette di dare un’impressione che va sotto il nome di social selling ovvero tramite una combinazione di quattro parametri (completezza del profilo, il numero di collegamenti, l’autorevolezza raggiunta e il grado di networking sulla piattaforma) arrivare a un grado di valutazione interna del proprio operato.

La potenzialità dei rich snippets

Con gli anni Novanta è diventata consuetudine dei programmatori di pagine web ricorrere alla tecnica dei collegamenti ipertestuali utilizzati all’interno di un testo al fine di arricchirlo di preziosi rimandi ad altre risorse per approfondire determinati aspetti, concetti o biografie presenti nel testo stesso, con la finalità implicita di soddisfare il comune internauta altrimenti costretto a continui … “salti”.


Quella dei collegamenti ipertestuali, comunemente chiamati link, è una storia ancor più lunga che trova i suoi albori negli anni Sessanta ma che ha avuto la sua esplosione con la nascita del World Wide Web (XX secolo appunto); indubbio vantaggio è che evitano di dover scrivere contenuti chilometrici, rappresentando una soluzione per ovviare ad articoli altrimenti lunghi e con una quantità eccessiva di informazioni costringendo l’utente ad un continuo scrolling dello stesso. ‘Col senno di poi’ è stato un primo approccio per rendere fruibili al navigante contenuti interessanti e completi su di una ricerca, senza dover saltar da un testo all’altro, in grado cioè di offrire una lettura ‘a 360°’ su di un’unica pagina, non limitandosi cioè all’essenza di ciò che si cerca ma fornendo al tempo stesso utili approfondimenti e contestualizzazione dell’argomento.
In particolare, il collegamento ipertestuale può essere interno (rimandare ad un’altra pagina del sito medesimo) o esterno (che rimanda ad siti web esterni) o al sito stesso, a seconda delle esigenze che ha chi sta scrivendo la pagina web, oppure un’ancora per fare riferimento ad una posizione specifica della pagina che si sta visitando (anchor text), probabilmente molto lunga.

In anni più recenti, per venire incontro alle sempre maggiori esigenze dell’utente, sempre più fuori casa e per necessità collegato alla Grande Rete tramite smartphone o tablet per poter disporre di informazioni e risorse in tempi brevi, l’avvento e l’affermazione del concetto di web semantico ha determinato una importante revisione in merito con il risultato dell’approccio ad una nuova visione della pagina web dal punto di vista dei contenuti.

Quello dei dati strutturati è un concetto strettamente correlato a quello di ottimizzazione Seo comprende anche gli accorgimenti per ottimizzare la performance di un sito nel posizionamento nei risultati sui Motori di Ricerca, Google in primis.

L’idea di strutturare i dati di una pagina in modo tale che le informazioni scritte dagli uomini possano essere elaborate dai programmi, risale al concetto di web semantico. I dati strutturati permettono la scansione automatica dei contenuti delle pagine. I dati strutturati sono un formato standardizzato per fornire informazioni su una pagina e classificarne il contenuto; ad esempio, nella pagina di una ricetta sono gli ingredienti, il tempo di cottura e la temperatura, le calorie e così via.

Google utilizza i dati strutturati per comprendere e classificare i contenuti della pagina. Esistono diversi formati un cui rappresentare i dati strutturati (Microdati, RDFa, JSON-LD) fra cui il più utilizzato è JSON-LD il quale viene richiamato tramite script. La maggior parte dei dati strutturati di ricerca utilizza il vocabolario schema.org. Ad esempio, di seguito viene riportato uno snippet di dati strutturati JSON-LD che potrebbe essere visualizzato in una pagina di ricette, che descrive il titolo della ricetta, l’autore della ricetta e altri dettagli:

<html>
  <head>
    <title>Party Coffee Cake</title>
    <script type="application/ld+json">
    {
      "@context": "https://schema.org/",
      "@type": "Recipe",
      "name": "Party Coffee Cake",
      "author": {
        "@type": "Person",
        "name": "Mary Stone"
      },
      "datePublished": "2018-03-10",
      "description": "This coffee cake is awesome and perfect for parties.",
      "prepTime": "PT20M"
    }
    </script>
  </head>
  <body>
  <h2>Party coffee cake recipe</h2>
  <p>
    This coffee cake is awesome and perfect for parties.
  </p>
  </body>
</html>

La Ricerca Google utilizza inoltre i dati strutturati per abilitare funzionalità e miglioramenti dei risultati di ricerca.

Con “Rich Snippet”, invece si fa riferimento ai risultati di ricerca che sono arricchiti da elementi grafici i quali favoriscono la visibilità e l’interazione dell’utente. A livello pratico, quindi, sono tutte le informazioni supplementari che vengono visualizzate nei risultati, ogni volta che viene effettuata una ricerca in rete. Tali informazioni sono il risultato delle implementazioni dei Dati Strutturati su schema.org.
L’adozione di questa strategia comporta dei notevoli vantaggi al sito. Primo fra tutti, l’aumento del numero dei click e delle visite.


Con il termine “snippet” si intendono i metadati utilizzati da Google per far comparire un sito nell’elenco dei suoi risultati (titolo, descrizione e URL). Google ha arricchito queste informazioni, disponibili come detto sin dalla SERP, con ulteriori dettagli, i cosiddetti rich snippet. In questo modo, i dati della pagina che possono essere comunicati già dalla SERP aumentano: dalle stelline al prezzo all’autore (nel caso di un contenuto) e così via.
[ESEMPIO RICH SNIPPET]


Occorre inserirli all’interno del codice del proprio sito web usando le indicazioni presenti su Schema.org.

Schema.org: Lo scopo è fornire informazioni affinché i motori di ricerca comprendano meglio il contenuto dei siti web in modo da migliorare i risultati delle ricerche per gli utenti. Schema.org ti consente di predisporre i Rich Snippet (dati strutturati) che vengono visualizzati sotto al titolo e alla descrizione della tua pagina.

L’adozione di questa strategia comporta dei notevoli vantaggi al sito. Primo fra tutti, l’aumento del numero dei click e delle visite.

I Rich Snippet rafforzano (e completano) la versatilità dei collegamenti ipertestuali.

In secondo luogo, l’integrazione dei Dati Strutturati permette di aggiungere informazioni nel sito. In questo modo Google risponderà con precisione a specifiche domande, mostrando la Knowledge Graph. La risposta viene data direttamente da Google senza rimandare ad alcun sito web.
L’introduzione e progressiva affermazione del concetto di web semantico hanno poi portato ad enfatizzare l’importanza dei dati strutturati, ovvero la tendenza a strutturare una pagina web in modo che le informazioni scritte siano facilmente elaborate dai programmi, nel caso specifico riconosciute nel passaggio di scansione del crawler, in modo da permettere una scansione automatica dei contenuti delle pagine. In tal modo, è reso possibile per i motori di ricerca la loro elaborazione come knowledge graph. La ricerca semantica si svolge non per singole parole ma per concetti, entità.

Il famigerato dato che viene comunicato a Google è il seguente >> schema.org/PROPRIETA’ …………..

Esistono tantissimi plugin (anche gratuiti) per aggiungere i Rich Snippet (dati strutturati) a WordPress senza bisogno di dover manipolare direttamente il codice.

Dopo averli inseriti, è possibile testarli con un tool gratuito di Google. Lo strumento di assistenza per il markup aiuta ad incorporare i dati strutturati, implementando il codice una volta selezionati gli articoli (prodotti, ricette, articoli e testi, eventi, musica, Hotel e così via) che si vogliono rendere visibili su web, quindi verrà generata una pagina con un codice HTML con microdati: così il codice è subito disponibile.

https://search.google.com/structured-data/testing-tool?hl=it

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