Etoile filante

Cadeau généraux le Destin m’a donné.

Si loins néanmoins tu est rentrée avec une favourable intimidation dans ma vie. Etoile parvue dans la nuit de mon ciel. Sincerité et complicité se sont retrouvées là et ont réjoui.

Maintenant tu envahi mes pensées Mes nuites, ma journée, comme l’un des plus beaux plaisirs qu’on puisse avoir ! lesquels peuvent enivrer.

A la facon d’une papillon qui va fleur en fleurs ainsi d’avoir tout.

Soleil de vie toi, et joie l’avoir connue.

Te e me

Come due corpi estranei, quasi sconosciuti ignari di un destino giocoso finanche beffardo, che rivela complicità Vengono a toccarsi.

Due anime distanti, ignare di quel che sarà e potrà essere.

Due punti distanti che cercano allora una connessione un legame che li possa mettere inconsapevolmente in sincronia, nella stessa orbita dell’infinito.

Cercatori di sogni forse noi alla ricerca di un alito, un sussulto che possa fare vibrare le nostre anime che il Fato ha voluto tacere.

Me e te. Toi e moi.

Empatia

Guardo attorno e vedo come un caleidoscopio; scruto sfacettature di Vita Esperienze vissute che parlano in silenzio di sé.

Quasi internate rimangono assopite e nell’oblio confondendosi ma lasciando traccia nei propri pensieri, nei propri ricordi.

Maschere del nostro io Spilli dietro cui poter mascherare le nostre nefandezze le cose assopite.

Voci che tutt’attorno nessuno ascolta. E nessuno dà conforto.

Talento non innato ma da saper coltivare.

Mi pongo disinteressatamente alla finestra offrendo il mio orecchio e le mie esperienze.

Conscio che possa risuonare in chi cerca.

“Il vero amore”

(sabato 9 dicembre)

Nato in Libano il 6 gennaio 1883 ed emigrato poi negli Stati Uniti, Gibran è noto per la raccolta di poesie Il Profeta, pubblicata nel 1923. In particolare Il vero amore è una delle più note, spesso letta ai matrimoni, non ai funerali, perché parla della resistenza dei sentimenti attraverso le avversità della vita, «nel bene e nel male», e di come sia più importante la reazione al dolore e alle difficoltà, che il dolore stesso.

‘Voglio leggervi una poesia che credo possa dare una reale rappresentazione di come bisognerebbe imparare a vivere’. *

Il vero amore non è ne fisico ne romantico.
Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.
Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto,
ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.
La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.

[* Poesia letta da Gino Cecchetin al recente funerale della figlia Giulia]

Voci dal profondo

Il mio animo vacilla in questa scatola di vetro Scalfito e provato, quasi soffoco avvolto in uno spaccato quotidiano che non è mio che non è più pace e serenità.

Vado incontro al mio quotidiano Anelo alla stabilità mia, interiore e che mi fa star bene, a un equilibrio smarrito, e che solo là posso trovare.

Finalmente chiudo le tante porte dietro me.

Mi incammino un lungo viale alberato filare di ombrosi cipressi ad accogliere ad accompagnare i miei recalcitranti passi appesantiti.

Abbandono infine i miei pensieri e dolce m’è il naufragare !

“Love of my live” (by F. M.)

(sabato 30 settembre)

Love of my life, you’ve hurt me
You’ve broken my heart, and now you leave me
Love of my life, can’t you see?
Bring it back, bring it back, don’t take it away from me
Because you don’t know what it means to me

Love of my life, don’t leave me
You’ve taken my love (all my love), you now desert me
Love of my life, can’t you see? (Please bring it back)
Bring it back, bring it back, don’t take it away from me
Because you don’t know what it means to me (means to me)

You will remember when this is blown over
And everything’s all by the way (ooh, yeah)
When I grow older, I will be there at your side (ooh)
To remind you how I still love you (I still love you)

Back, hurry back, please bring it back home to me
Because you don’t know what it means to me (means to me)
Love of my life
Love of my life
(Ooh, ooh)

TRADUZIONE

Amore della mia vita, mi hai ferito
Hai spezzato il mio cuore, e ora mi lasci
Amore della mia vita, non lo vedi?
Riportalo indietro, riportalo indietro, non portarlo via da me
Perché non sai cosa significhi per me

Amore della mia vita, non lasciarmi
Hai preso il mio amore (tutto il mio amore), ora mi abbandoni
Amore della mia vita, non lo vedi? (Per favore, riportalo)
Riportalo indietro, riportalo indietro, non portarlo via da me
Perché non sai cosa significhi per me (significhi per me)

Ricorderai quando questo sarà passato
E tutto sarà passato (ooh, sì)
Quando diventerò vecchio, sarò lì al tuo fianco (ooh)
Per ricordarti quanto ti amo ancora (ti amo ancora)

Torna, torna in fretta, per favore riportalo a casa da me
Perché non sai cosa significhi per me (significhi per me)
Amore della mia vita
Amore della mia vita
(Ooh, ooh)

Il baratro

Inevitabile e imperscrutabile il ritrovarsi lungo il nostro viatico ad indugiare, il passo incerto.

Come se giunti sulla punta di un iceberg.

Fermi ad interrogarsi su quello che è stato sulle nostre azioni sui nostri gesti.

Non capire più se procedere o incedere, destra o sinistra, proseguire o tornare indietro ?

E ora arrivare proprio là, punta d’iceberg, quasi un dentro o fuori, momento culminante di ciò che si è inseguito e voluto per sè, restare immobili di fronte all’immensità e all’infinito che si respira, quasi attoniti, col fiato che si smorza ci rimane in petto; e sforzarsi di capire ciò che sarà di noi e ancora più avvicinarsi assurgere al nostro Disegno.

Strane sensazioni che ti inducono a rimuginare e ripensare a quanto ti sei speso a quanto hai ottenuto, sul senso delle scelte compiute a quanto ti senta gratificato per i passi mossi.

Strana sensazione ora trovarti là in quel punto, su quel dirupo alla ricerca dell’Essenza a cercare la retta direzione a chiederti sulla bontà e indissolubilità delle tue azioni.

Vanità di vanità tutto è vanità.

L’eco (la caduta) dei giganti

Sin dai primi passi ci accompagnano ci tengon per mano con fiducia e aspettative sul Sentiero della Vita.

Austeri nel segnare i passi come monoliti.

Pronti a farsi tutto in tutto come la chioccia con i suoi pulcini. Meticolosi nel dare e premurosi nell’offrire, al cospetto di quel che sarà !

Lesto è infatti il Destino a prender il timone di quel che sarà.

Luce dei tuoi occhi

Scorri la vita.
Corri la giovinezza.
T’impegni e t’ingegni per stare a galla
in un mondo che sin da subito ti mette alla prova
e richiede da Te.

Inconsciamente è inevitabile
finanche ineluttabile
che arrivi a spenderti,
fai anche più del dovuto
per non rimanere indietro,
godere di gioie e dolori.

Ecco qua !
Non posso non fare miei i tuoi occhi semichiusi
il tuo passo incerto
che cerca un sostegno
nel suo andare indeciso e titubante.

Se il Destino ci è precluso
il Fato vi ha messo lo zampino
e ha rincarato la caducità
della nostra fragile natura.

Le mie mani tra le tue

Distesi ridenti, e forse piacenti, su questo campo.
Assaporando le meraviglie
e il silenzio della Natura.
I nostri sguardi che si perdono
e si confondono
inebriati dalla brezza che risale
all’ermo colle.

Gli occhi che si cercano
quasi a cristallizzare le sensazioni le emozioni di ognuno, celate,
forse sopite.

I lineamenti che diventano ispidi,
avvertendo chissa che !

I corpi che si avvicinano,
a cercare un pò di tepore; carezze che si perdono
alla ricerca del fatuo contatto.

Poi, due corpi voluttuosi che
gemono,
si amano.
Infiniti attimi che nascondono voluttà e complicità.

Movimenti repentini e incontrollati
di braccia che si cercano
si sfiorano e si ritrovano,
e infine si toccano
raggiungendo la perfezione
l’apice dell’effimero
il Piacere.

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