Santo Natale 2023 … con gli occhi di San Francesco

(Natale 2023)

Anche quest’anno il gruppo ‘Amici del Presepe’ non ha mancato all’appuntamento con la tradizionale rappresentazione del Sacro Presepe nella chiesa di Canonica di Cuveglio.

Il tema proposto quest’anno, ‘Vedere con gli occhi del corpo’, prende spunto dalla ricorrenza dell’Ottavo Centenario dal Primo Presepio a Greccio – un borgo della provincia di Rieti – nel 1223, quando san Francesco – di ritorno dal suo viaggio in Terra Santa ammaliato – ritrovando nel piccolo paese le stesse rocce e gli stessi anfratti, volle «rappresentare e celebrare così Gesù Bambino nato in un umile riparo a Betlemme, nella greppia di una mangiatoia, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui in cui venne alla luce.
L’intuizione di Francesco divenne spunto per annunciare e riscoprire in una forma nuova il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio (Lettera apostolica di Papa Francesco, Admirabile Signum, 2019), e da ciò si originò un eccezionale movimento culturale, artistico, musicale e popolare, che ancora oggi anima e riempie di significato la festa del Natale.

Lo spaccato della scena rurale e contadina minuziosamente ricostruita e proposta dagli Amici pone al centro proprio il santo in adorazione di Gesù, Giuseppe e Maria.

L’invito dunque per ognuno di noi è di volgere sempre il nostro sguardo a Lui e alla Sua Venuta per coglierne il primato e la bellezza pur nella semplicità.

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8 dicembre: giorno dell’Immacolata Concezione

L’Immacolata Concezione è un dogma della Chiesa cattolica, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Pio IX è il papa che definì solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione. Una spinta fondamentale fu data dalle suppliche dei fedeli e dall’ampio consenso tra i vescovi. E in più c’era il voto che lo stesso Pio IX aveva fatto alla Santa Vergine…

Quando Pio IX, 1’8 Dicembre 1854 proclamò il Dogma dell’Immacolata come verità rivelata da Dio, il protestante razionalista Harnach scrisse una frase spiritosa e incredula: “Ma quando, e perché, e da chi?”. Sono espressioni ironiche, destabilizzanti, ma possono essere motivo anche per i credenti di ricordare la lunga, sofferta ricerca teologica di questo privilegio di Maria SS. sino alla formulazione definitiva e infallibile della chiesa.

La verità della Immacolata Concezione era già patrimonio della fede orientale e della prima festa sotto questo titolo sin dal secolo VI e VII. Nella Chiesa latina sin dal mille.

Ma lo studio sulla Immacolata assunse rilievo nel periodo della Scolastica: vi sono stati Santi, Dottori della Chiesa, Università Teologiche che si schierarono pro e contro questa verità; il primo grande difensore dell’Immacolato concepimento di Maria, fu il francescano Duns Scoto (di cui in quest’anno si celebra il 6• Centenario della sua Professione religiosa).

Giovanni Duns Scoto, il “Doctor subtilis”, il Cavaliere dell’Immacolata era nato a Duns in Scozia nel 1265 o 1266. Entrò nell’ordine Francescano ed ebbe per maestro negli studi teologici Guglielmo Ware (o Varrone), uno dei massimi sostenitori dell’immacolata concezione. Scoto succedette al suo maestro nella cattedra di Oxford, e da qui cominciò a propugnare la sentenza immaculista. Da Oxford passò poi a Parigi, ed ebbe il dottorato ed il magistero alla Sorbona. Il maestro di Scoto pure, Ware, insegnò a Parigi, ma non sembra che abbia avuto occasione di sostenere pubblicamente, ed in maniera che destasse la comune attenzione, il privilegio di Maria. Il primo che richiamò l’attenzione generale sull’immacolata concezione, e l’impose al rispetto di molti fu dunque Scoto. Ciò avvenne nei primi del 1300. Pochi anni più tardi, un fiero avversario del privilegio della Vergine, il domenicano Gerardo Renier, chiamava Scoto “il primo seminatore di questo errore, (dell’opinione cioè immaculista). – Scoti, primi seminatoris hujus erroris, vel secundum Augustinum, falsae aequivalenter hujus haereticae pravitatis”. Ciò avveniva nel 1350, e queste parole, nessuno oserebbe negarlo, costituiscono, a riguardo di Scoto, una testimonianza di primo ordine.

A proposito dell’influsso che ebbe Scoto sul trionfo della dottrina dell’Immacolata Concezione, divenne più tardi popolare il racconto di una sua meravigliosa disputa sostenuta a Parigi per ordine della S. Sede ed alla presenza dei suoi delegati, allo scopo di dissipare tutte le ombre che nelle scuole si venivano accumulando contro l’insigne privilegio della Madre di Dio.

Bernardino da Bustis nell’Officio che lui ha composto in onore di Maria Immacolata, ed approvato da Sisto IV nel 1480 ne parla nei seguenti termini: “Vi fu un tempo in cui certi religiosi si accesero di tanto accanimento contro l’Immacolata Concezione, che chiamavano eretici i frati dell’Ordine dei Minori, perché nella loro predicazione sostenevano essere stata la Madre di Dio concepita senza peccato. Su questo argomento fu per ordine della Sede apostolica tenuta una pubblica disputa nello studio di Parigi (Sorbona). Gli accennati accusatori vi intervennero con un numero addirittura straordinario dei loro dottori. Ma N. Signore a protezione della dignità della diletta sua Madre, d’improvviso destinò a quella città Scoto esimio dottore dell’Ordine dei Minori, ed egli confutati tutti i fondamenti e gli argomenti dell’avversario con ragionamento inconfondibile, fece brillare di tanta luce la santità della concezione della Madonna, che tutti quei frati, pieni di ammirazione per la sua sottigliezza si racchiusero nel silenzio e cessarono dalla disputa. Di conseguenza l’opinione dei Minori fu approvata dallo studio di Parigi. Scoto poi fu per questo denominato il Dottor sottile”.

La disputa ebbe luogo o verso la fine del 1307, o sul principio del 1308. Scoto sarebbe allora venuto espressamente a Parigi da Oxford. Arrivato il giorno del grande atto Sorbonico, come si chiamava allora la disputa, mentre Scoto si avviava al luogo della discussione, si prostrò davanti ad una statua della Vergine che si trovava sul suo passaggio, e le indirizzò questa preghiera: Dignare me, laudare te, Virgo sacrata: da mihi virtutem contra hostes tuos. La Vergine, ad attestare il gradimento di questo atto, inclinò il capo: posizione questa che avrebbe poi conservata anche in seguito. Incominciata la disputa, gli avversari scrosciarono su Scoto una vera gragnuola di argomenti. Non se ne contarono meno di duecento. Scoto li ascoltò tutti con grande attenzione, col contegno modesto’ ma colla tranquillità ed il presagio del trionfo, dipinti in volto. Quando gli avversari si tacquero egli prese a confutare tutti i loro argomenti: li confutò uno per uno nel medesimo ordine con cui erano stati proposti, con quella medesima facilità, con cui Sansone rompeva i vincoli coi quali Dalila l’aveva legato. Conseguenza di tale disputa sarebbe stata non solo l’approvazione della Sorbona data alla opinione immacolista, ma altresì l’adozione da parte della insigne Università della relativa festa, nonché il rifiuto dei gradi accademici a chi avesse osato esprimere un sentimento diverso.

Così il discepolo di Scoto, Francesco Mayroni, riassumeva l’argomento del maestro: “Dio ha potuto preservare Maria dal peccato: era conveniente che lo facesse: dunque lo fece. – Potuit, decuit, ergo fecit”.

I contemporanei lo chiamarono Doctor subtilis, e i porteri: Doctor Verbi Incarnati e Doctor Marianus.

Le dispute perdurarono sino al Ven. Pio IX.

Ora questa verità non è più incerta e disputabile, essa fa parte dei dogmi della nostra fede e fu solennemente definita da Pio IX il giorno 8 dicembre 1854 con la Bolla Ineffabilis, ove si proclama: “1I Dio ineffabile sin dal principio e innanzi ai secoli, elesse e dispose all’Unigenito suo Figlio una Madre, da cui fatto uomo, avesse egli a nascere nella felice pienezza dei tempi, e fra tutte le creature di tanto amore predilesse, lei, da compiacersi in lei sola con propensissimo affetto. Per il che, assai più che tutti i santi, la ricolmò dell’abbondanza di tutte le grazie celesti, tolte dal tesoro della divinità, in un modo così meraviglioso, che sempre affatto immune da ogni macchia, di peccato, e tutta bella e perfetta, ebbe in sé quella pienezza d’innocenza e di santità, di cui maggiore non può concepirsi al di sotto di Dio, e cui nessuno fuor che Dio stesso può raggiungere col pensiero. E per verità era del tutto conveniente, che sempre rifulgesse ornata degli splendori di perfettissima santità, ed affatto immune dalla stessa macchia della colpa originale, riportasse amplissimo trionfo dell’antico serpente, una sì venerabile Madre.

PIO IX E IL DOGMA DELL’ IMMACOLATA

Sull’intenzione di Pio IX, tra la fine del ’48 e gli inizi del ’54, di procedere verso la definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione, il massimo storico attuale scrive: “Le circostanze eccezionali del momento, l’esilio a  Gaeta e l’imminente proclamazione della Repubblica Romana non faceva che stimolare il papa nella via intrapresa, che nella sua tipica forma mentis gli appariva non solo una questione teologica ma anche come il rimedio più efficace per la salvezza della Chiesa, del suo capo, della società intera dai mali che sovrastavano minacciosi”. Pio IX fu sospinto a definire questo dogma dalla sua pietà mariana che egli mantenne nell’esercizio del suo pontificato, nel quale, però, anche le particolari curvature del temperamento e della educazione familiare vengono chiamate a inquadrarsi nelle responsabilità del supremo magistero.

L’ INFLUSSO DELLA DEVOZIONE PRIVATA

Appare indubbio che allorché Pio IX varcò il soglio pontificio volle porre fine alla secolare controversia teologica e di definire l’Immacolata Concezione.

Già dal 1821, giovane sacerdote, seguendo l’esempio di prelati romani, faceva il ritiro mensile nella cappella del Convento di S. Bonaventura al Palatino, dove era esposta la Lettera Profetica di S. Leonardo da Porto Maurizio, l’ultimo grande araldo dell’Immacolata, e davanti all’urna del Santo aveva voluto ricevere l’abito del Terzo Ordine francescano. E per leggere quella Lettera Profetica ed averne copia, appena eletto papa si reca con tutto il suo seguito al Convento di S. Bonaventura, come attestano i contemporanei pp. Giuseppe da Roma e Agostino Pacifico.

Scoppiata a Roma la rivoluzione il 15 novembre 1848 ed il 24 rifugiatosi Pio IX a Gaeta , il re delle due Sicilie Ferdinando II gli offre ospitalità, ma dietro suggerimento degli Alcantarini di Napoli, per mezzo del suo ambasciatore il duca di Serracapriola, curatore degli affari economici dei francescani, gli chiede come contraccambio la definizione dogmatica dell’Immacolata. Nella sua risposta all’inviato reale Pio IX dichiara che le grandi parole di S. Leonardo e le suppliche del mondo cristiano non gli lasciano più riposo e che è ben risoluto all’azione. Infatti il 2 febbraio 1849 pubblica da Gaeta l’enciclica Ubi Primum, nella quale chiede all’episcopato di tutto il mondo di fargli conoscere con lettere il suo pensiero e quello dei fedeli riguardo all’Immacolata Concezione. Questo ricorso ai Vescovi della cristianità è precisamente quel “Concilio per iscritto e senza spese” preconizzato da S. Leonardo presso Clemente XII e Benedetto XIV. Il risultato dell’inchiesta è noto: 1’8 dicembre 1854 il dogma è proclamato.

Il dogma dell’Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX nel 1854 con la bolla “Ineffabilis Deus” che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Nella devozione cattolica l’Immacolata è collegata con le apparizioni di Lourdes (1858) dove Maria apparve a Bernardette presentandosi come «l’Immacolata Concezione».

Già celebrata dal secolo XI, la solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria si inserisce nel contesto dell’Avvento e del Natale, congiungendo l’attesa messianica e il ritorno glorioso di Cristo con la memoria della Madre. In tal senso questo periodo liturgico deve essere considerato un tempo particolarmente adatto per il culto della Madre del Signore. Maria è la tutta santa, immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura.

Già profeticamente adombrata nella promessa fatta ai progenitori della vittoria sul serpente, Maria è la Vergine che concepirà e partorirà un figlio il cui nome sarà Emmanuele.

L’Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da Papa Pio IX l’8 dicembre 1854, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Nella Sacra Scrittura l’Immacolata Concezione di Maria non ha un fondamento biblico in senso stretto; nella tradizione della Chiesa trova però un solido fondamento.
Nel proclamare il dogma è stato dato uno speciale risalto al Vangelo di Luca dove Maria è chiamata dall’Arcangelo Gabriele ‘Piena di Grazia’ e dove Santa Elisabetta le dice ‘Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo Grembo’.

L’iter del pronunciamento del dogma da parte di Papa Pio lX nel 1854 è il seguente:
– Nel 1848 viene istituita una commissione teologica perché si esprimesse sulla possibilità di definire il dogma.
– L’anno seguente il Papa pubblica l’enciclica Ubi Primum, in cui chiede a tutti i Vescovi di esprimersi  sulla definibilita’ del dogma.

I Vescovi sono concordi e favorevoli.
L’8 dicembre 1854 Pio lX proclama così il dogma dell’Immacolata Concezione con la bolla Ineffabilis Deus.
La bolla così recita: ‘Dichiariamo che la dottrina ritiene, che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua Concezione, per singolare privilegio di Dio Onnipotente e in vista dei meriti di Gesù  Cristo, Salvatore del genere umano, sia stata  preservata immune da ogni macchia di colpa originale, ciò sia da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli’.
A conferma della veridicità del dogma, a Lourdes, il 25 marzo 1858, la Madonna, in una apparizione, si presenta a Bernadette Soubirous come ‘l’Immacolata Concezione.

[fonti: www.papapionono.it; www.famigliacristiana.it; www.lapressa.it]

‘Il vero amore non uccide’

(lunedì 20 novembre)

Esplosione di sentimenti; di persone che si attraggono, si (ri)trovano complici, e si frequentano con la speranza che … chissà possa scoccare qualcosa …

Poi, accadimenti che lacerano il rapporto- forse incomprensibili -, che complicano quanto raggiunto, che minano il rapporto creato … Tutto quanto costruito quasi dal nulla viene così annientato, travolto con impeto (dalla persona). E il più delle volte è forse l’egoismo esacerbato, portato all’estremo che comanda tutto, in un attimo “ci fa cambiare”, ci toglie quella maschera che forse nascondeva tratti della propria personalità inimmaginabili. Non ci fa vedere e sentire nient’altro che la voglia di vendetta … inconcepibile e bestiale ci insegna la cronaca.

Questo è lo scenario -tipo che apre a comportamenti estremi, inimmaginabili e incomprensibili -dentro e fuori – che preclude ogni possibilità di ragionare finanche riprendere in mano il nostro comportamento, il nostro atteggiamento.

Ferma, stop ! E’ qui che entra in gioco la coscienza della persona. Coscienza – o meglio (saper) prendere in mano la situazione venutasi a creare: una circostanza che ci ha offeso o che in qualche modo mai avremmo pensato capitasse a noi- e imporsi un momento di riflessione ……..Consapevolezza di fermarsi …. capire cosa si sta facendo. Sommariamente , non agire d’impulso, non sempre è la corretta via.

Avere la presunzione che il partner o ex che sia debba pagare – anche amaramente – una propria scelta, decisione o fare un passo indietro – giusto che sia – ha irreprensibilmente in sé qualcosa di inconcepibile e bestiale. Tutto qui.

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