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San Carlo, under 16 sugli scudi

(domenica 3 marzo)

Sfida di livello oggi al Centro Giovanile San Carlo: di fronte il sodalizio under 16 locale contro la compagine di Induno Olona allenata da Mazzola. Non volevo perdermela, valutandone la rilevanza, a scapito degli impegni casalinghi (peccato, o forse per fortuna, mi sono poi dovuto ricredere) ! …

San Carlo all’inseguimento de I Gabbiani, con una partita giocata in più, al primo posto nel girone VA09.
Già dal riscaldamento ufficiale e dalla determinazione che si apprezza da ambo le parti viene da pensare ad un match “testa-a-testa”. Ma il riscontro sul campo sarà ben diverso.
Gara che testimonia di due sodalizi molto preparati, agonisticamente parlando, e difatti il gioco, da subito “di spessore”, si sviluppa su tutti i diciotto metri del campo da gioco ogni metacampo ed è molto dinamico con le locali che a più riprese tentano di cogliere di sorpresa la difesa blu azzurra (tanto da “confondere le idee” all’arbitro in alcune visualizzazioni di gioco) forzando pure dalla seconda linea: si potrebbe parlare forse di una “sfida da mille e una notte” !!
Una volta in campo, OSGB non sfigura quanto a tenacia e duttilità delle giocatrici nel primo set, per poi sgonfiarsi progressivamente nei successivi. Dall’altra parte, le locali mettono determinazione “e core” dall’inizio alla fine, pur spronate da coach Gaggini.
Pur conquistato il servizio, OSGB cede subito palla a San Carlo (2-1) ma è già con la rotazione successiva (con la regia di capitan Moccia al servizio) che si entra nel vivo dei giochi quanto a dinamiche e intensità di gioco. Si assiste ad un avvincente botta e risposta fra le due squadre che verosimilmente trova un indirizzo solo alla fine della prima rotazione (16-9 da 11-6) a suggello della continuità delle locali. Sorti che non mutano con lo sviluppo della seconda rotazione in cui San Carlo che verosimilmente domina approfittando di un calo di concentrazione delle avversarie ora “troppo larghe” pur dovendosi difendere da un impavido OSGB che non riesce però a “scardinare” la difesa locale (22-16) per il finale 25-18. Il secondo parziale è il più avvincente (a referto, 20′ come il primo) anche se, come anticipato, la squadra di Mazzola non riesce a .. risolvere mentre Citerio e compagne continuano a martellare letteralmente: belle dinamiche e gioco molto incentrato sui tre scambi da ambo le parti, ma l’andamento è scontato (25-8).
San Carlo ha verosimilmente paura di un possibile ritorno del sodalizio di Induno Olona ed è forse questa una chiave di lettura della gara.

E in effetti come dice il detto “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco !” ecco Induno tornare in campo per .. giocarsela. Innanzi ad un sestetto che non cede minimamente, le giocatrici di Induno si mostrano calme e costruttive: riescono così a rimontare un secco 4-0 iniziale (5-5), e poi a seguire break ridottissimi fino ad inizio seconda rotazione (14-11) che dà nuovamente il là alle locali per chiudere set e partita (25-19).

Direzione di gara tranquilla, abbastanza scorrevole pur rimarcando la necessaria presenza arbitrale e visione a 360° sul campo. Pochissime le azioni da sanzionare (anche se avrei potuto osare di più, ma non era il caso !). Denoto poi come sia innegabile per l’arbitro il contino allenamento sulle diverse categorie per riuscire a focalizzare poi gesti atletici da ritenere fallosi e non invece rimanere vittima dell’incertezza.

.. E siamo a 498 !!

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A Varese per uno scontro fra titani

(lunedì 26 febbraio)

Siamo ancora alle primissime giornate del campionato primaverile delle PGS ma quella che ho arbitrato oggi è stata un gara senz’altro altisonante (come da aspettative) e combattuta da ambo le parti. Varese, scuola Silvio Pellico, categoria under 13; di scena la squadra locale di Elpis contro la formazione di Olimpia Pernate.

Oramai conosco bene – con piacere – il sodalizio delle ‘Pulci’ di Elpis e la caratura, l’estro delle giovani atlete. Diversamente, nulla so sulle avversarie. Si può suggellare allora la gara come un ‘Derby del Ticino‘, dal momento che Pernate si trova sulla sponda piemontese.
Ritmi serrati e bel gioco sciorinato dal primo all’ultimo set con le due squadre che giocano una buona pallavolo in considerazione del “livello tecnico” della categoria.
Con lo sviluppo del gioco emergono però velleità o leggerezze da ambedue le parti (leggi “falli”) che a rigor di regolamento non possono passare inosservate all’arbitro nonostante il disappunto di panchina e giocatrici (aria interrogativa).
Partita piacevole con continui finanche rocamboleschi capovolgimenti di fronte e recuperi della palla in situazioni estreme. A scanso della giovinezza le due formazioni non lesinano molto a … giocare alta la palla.
Se i primi due set Elpis e Olimpia tentano vicendevolmente di imporsi sfoggiando il meglio del loro gioco (il primo è appannaggio delle locali 17 a 12, il secondo “più complicato” vede Pernate pareggiare i conti 11 a 17), col terzo parziale le locali fanno la voce grossa approfittando di un improvviso quanto inaspettato black-out nelle fila del sodalizio piemontese. Il parziale vede ancora la squadra di Tanco imporsi, stavolta in larga misura (17-9).
Ultimi due quasi interminabili (posso testimoniare che nel corso del quarto solo guardando il parziale nell’intervallo del timeout chiesto da Pernate capisco perché mi sembrasse interminabile – 15-15 -), mentre nell’ultimo la squadra di casa mette una mano sul malloppo ma dopo l’altalena degli ultimi cambi palla le ospiti ad imporsi, che nel frattempo rivitalizzate hanno ritrovato lucidità e il grip giusto per “fare la differenza”, 15 a 17.

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Etoile filante

Cadeau généraux le Destin m’a donné.

Si loins néanmoins tu est rentrée avec une favourable intimidation dans ma vie. Etoile parvue dans la nuit de mon ciel. Sincerité et complicité se sont retrouvées là et ont réjoui.

Maintenant tu envahi mes pensées Mes nuites, ma journée, comme l’un des plus beaux plaisirs qu’on puisse avoir ! lesquels peuvent enivrer.

A la facon d’une papillon qui va fleur en fleurs ainsi d’avoir tout.

Soleil de vie toi, et joie l’avoir connue.

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Per OSGB prove di .. volo con I Gabbiani

(domenica 18 febbraio)

Oggi buon ‘test’ il secondo impegno stagionale a Induno Olona: categoria under 16, di fronte la formazione locale di OSGB opposta alle coetanee della compagine novarese de I Gabbiani.
Giunto sul campo ritrovo l’amica Benedetta alla guida del sodalizio di casa. Dalle distinte noto che la squadra de I Gabbiani è ‘fuori classifica’ presentando nella propria rosa un ‘2007’; squadra di casa invece relativamente giovane. Dal riscaldamento emerge, ed è poi quanto si vedrà in partita, OSGB orientata ad un gioco maggiormente organico, I Gabbiani puntare su palle lunghe (e questi saranno i punti di forza che si apprezzeranno !).
Approccio alla gara: formazioni aggressive e .. solide, ambedue dalle ambizioni già alte in questa tornata dei campionati PGS, ma la partita non offre grossi spunti tecnici almeno nei primi due set nei quali palesemente le due squadre “si stuzzicano”, dapprima appannaggio di OSGB poi I Gabbiani trovano l’alchimia giusta e impongono il proprio gioco, ancorché asfissiante … Primi due set sostanzialmente antitetici, con la formazione di casa che riesce a “stordire” le avversarie incapaci di trovare il giusto assetto sul rettangolo di gioco non riuscendo ad essere convincenti nel primo (15-7, 17-10) e al contrario un secondo parziale in cui pur partite in sordina le ragazze di Pozzan mettono la quinta e con una buona rotazione con il capitano in battuta annichiliscono la retroguardia di OSGB inermi (15-25).

Ritmi sempre serrati ora, formazioni che si inseguono punto a punto, ma la squadra dell’OltrePo comincia a trovare le giuste sinergie e dinamiche per far girare la palla… Le ragazze di Mazzola avvertono questo cambiamento e verosimilmente non abbassano la guardia (6-3) ma le avversarie rispondono alla pari e mettono la freccia (13-16) quando asd inizio di seconda rotazione intensificano il gioco dai nove metri confidando in validi “bracci armati” (numero 33 in particolare) per il 21-25 finale, mentre dall’altra parte le ragazze di OSGB pasticciano su palle innocue e gestibili. Set successivo incerto fino ad inizio seconda rotazione (12-11), quando dal capitano e dal numero 25 in battuta (battute al full di cotone !!) arriva il La per la formazione de I Gabbiani mentre non si risolve l’empasse di Induno che, pur cresciute raggiunta la doppia cifra e portato il parziale ai vantaggi, cedono, complice anche una vistosa accompagnata che a giudizio non poteva passare inosservata, il set 24-26.

Oggi dunque una buona prova utile – dicevo – per saggiare la mia preparazione in una categoria in cui “la fermezza” conta: e i risultati li posso apprezzare. E infatti, salito sul trespolo con la solita determinazione, mantengo alta l’asticella dell’attenzione sulle dinamiche di gioco, con particolare attenzione a quelli che possono essere i falli più comuni su tutti quelli di seconda linea e le invasioni) e placo gli animi in campo – squadre comunque non particolarmente fallose – richiamando in un certo senso ambo le parti ad un “rispetto delle regole” (qualche esagerazione ? non penso) nei primi set, mentre nella parte finale della gara mi limito a gestire le dinamiche.

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Elogio della fiducia

Tra i valori relazionali, da ricercare in una persona e di basilare importanza per poter stabilire un rapporto che si vuole stabile è la fiducia (confiance in francese; trust in inglese; confianza in spagnolo: Vertrauen in tedesco). Talento oggi quasi di poco conto o spesso sottinteso (il “dare per scontato’ certe cose è spesso un’arma a doppio taglio, e qui può assumere sfaccettature .. disattese per il legame), che ad un certo punto “l’altro” richiede in chi gli sta di fronte. Esigere fiducia reciproca per potersi fidare ciecamente di chi si ha di fronte, e a prescindere dal rapporto esistente.

Valore che non si riduce a qualcosa di “astratto” ma che si deve propagare nel tempo per preservare il legame stesso che si è creato. Una qualità ricercata e richiesta soprattutto in un legame che vuole tenere unite due persone, quindi irrinunciabile (e interdipendente) per lo stesso.

Valore non facile da ritrovare e tantomeno concedere: legato strettamente per ciò a un altro valore imprescindibile che va sotto il nome di complicità.
Complicità forse è poi lo step successivo alla fiducia, ed esso quando sussiste … apre molte porte !

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“Cari i miei pischelli”

– I figli che non ho mai avuto –

Titolo un po’ frivolo, parrebbe poco serio ma volutamente giocoso, ma che racchiude un preciso quanto sottile (e “prezioso” per me) significato.

Una riflessione che nasce semplicemente dalle mie sensazioni ed emozioni.

Da alcuni anni, svolgo un lavoro che mi porta ad essere in contatto con bambini e ragazzi: ciò che a pensarci, “relazionarsi” con i giovani, mi è sempre piaciuto, fa quasi parte del mio DNA: arrivo così ad apprezzare il mio attuale ruolo di collaboratore scolastico.
Cosa non sempre scontata, si può respirare una bella atmosfera in una scuola (“da sapere” costruirsi) che quest’anno ho raggiunto complice il buon rapporto anche con il personale docente oltre che con i ragazzi, alcuni dei quali conosco se non addirittura figli di miei amici.

Tralasciando altre realtà in cui mi metto in gioco, è qua che largamente manifesto la mia sensibilità per i fanciulli, sulla falsariga del ‘Buon padre di famiglia’ riversando forse quel ‘qualcosa’ che mi realizzerebbe.

Proprio la tendenza insita di mantenere questo tipo di legame consente a chiunque di alimentarlo. Del resto, è il fanciullino che è in noi (cit. Pascoli) che tenta di ‘farsi strada’ ed emergere, alla stregua della nostra età e .. storia.

Per ciò si aggiunga che la capacità di dialogare anche in maniera empatica con loro e l’essere disponibili con i professori sono secondo me punti fermi per una gratificazione del “fu” bidello.

Riuscire a mantenere un rapporto di questo tipo anche quando si è adulti, quando “si passa alla maggiore età”, è importante e funzionale e alimenta comunque la crescita del proprio io; non cristallizza cioè la persona a quello che è ma crea una sorta di continuità con la sua giovinezza … i ricordi.

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Acuto di Folgore Bosto alla prima di campionato

(domenica 11 febbraio)

Iniziano con questo fine settimana i campionati primaverili PGS 2024 che condurranno a fine maggio alle finali per i titoli provinciali di categoria.
Così, mi reco alle scuole ‘Foscolo’ di Varese per l’impegno di under 14 fra la formazione locale e le coetanee di OSGB Induno.
Particolarità scrutando le distinte delle due formazioni è che OSGB presenta una rosa targata ‘2010’, mentre il sodalizio locale porta una maggiore eterogeneità presentando anche alcuni elementi all’esordio nella categoria.

Partita intensa anche dal punto di vista delle dinamiche, con OSGB che parte in auge … sfoggiando il vestito migliore, e Folgore costretta ad inseguire riuscendo poi a ribaltare l’andamento della gara. Già dal riscaldamento si possono apprezzare ambizioni e “pesi” in campo …..

E già dai primi palloni giocati si intuisce quanto predetto. Ottenuto il servizio Induno parte bene (0-4) ma le locali si fanno sentire subito e corrono all’assalto: in effetti, si denota una buona risposta sul campo (5-6). Nuovo strappo delle ospiti che possono contare ora su una buon fraseggio e fluidità di palla (6-11). Le ragazze di Giadini pur non deludendo non riescono però a darsi continuità (8-15, 9-18). Già ad inizio seconda rotazione doppia Folgore (10-20) pe il conclusivo 19-25.
Seconda frazione sostanzialmente fotocopia del precedente ad eccezione di un inizio scoppiettante dove la squadra di casa parte bene (5-2) se non risentire del ritorno delle avversarie (5-8), e poi tentare invano la fuga (12-11); poi è tutto un testa-a-testa fra le due (27-27,18-18, 19-20). Il finale è da cardiopalma ma dice ancora OSGB (23-25).
Ed è a questo punto che Folgore trova l’alchimia e l’assetto giusti nel proprio sestetto. Il sodalizio di casa parte bene con il braccio armato Ponzellini in battuta approfittando di uno sfilacciamento e di una linea troppo bassa della retroguardia di Induno (3-0) ma OSGB non rimane a guardare e nel giro di due rotazioni è nuovamente avanti (5-8). Folgore rimane in scia (9-11, 12-13) e, mentre la panchina di Induno tenta invano di ridare ossigeno alle sue ragazze utilizzando i due timeout , approfittando di un loro “dissesto” tattico preme a fondo e realizza un significativo gap che la porta dal 16 a 18 al 25 a 18.
Il successivo parrebbe allora riaprire i giochi oltre ad essere il più incerto e combattuto a referto (29′). Dopo una prima fase di stallo (4-3, 7-7) ecco i padroni di casa mettere la freccia (10-8) e realizzare poi un proficuo gap (15-9) cui Induno fatica a rispondere (16-11, 19-13). E’ ora l’apoteosi attorno al rettangolo di gioco e Folgore capitalizza il gap (21-15). Induno non ha però gettato la spugna e , benché siano diversi i punti da colmare (24-17) vuole dire ancora la sua. Si assiste ora all’ascesa di Folgore ‘in folle’ mentre OSGB rimane inerme (26-24).
Al tie-break procedono a braccetto fino al cambio campo quando le locali realizzano un discreto break (+5, 12-7) per il conclusivo 15-10.

Come da prassi, alla vigilia della gara mi antepongo anzitutto la presenza dell’arbitro cosa in cui mi comporto discretamente arrivando a cogliere anche situazioni non proprio nitide … Riesco perciò ad impormi nei momenti topici e di dissenso ma qui la prestazione non è del tutto limpida in quanto in un paio di occasioni ho la sensazione di peccare di zelo … forse. Comunque la prima è aandata !

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Le chiavi di un “piccolo paradiso”

(domenica 28 gennaiio)

Una chiave. ‘ Beh ? ..’ -si direbbe – ‘Cosa c’è di strano in una chiave ?? …’.
Non è una “semplice” chiave, ma permette di aprire ad uno spazio reale, tangibile in cui i bambini, i ragazzi finanche i più piccoli possono dare sfogo alle loro passioni: lo stare insieme, il gioco e il divertimento.
Questa chiave dunque è a simboleggiare qualsiasi luogo, spazio o cortile, in cui il fanciullo può correre svagarsi giocare e relazionarsi con altri suoi coetanei. E il pensiero allora corre subito a San Giovanni Bosco e ai suoi insegnamenti.
Nello specifico, la chiave in questione è di una palestra. Uno spazio più circoscritto (e definito) per il gioco. Ecco allora che qui parla di sport, veicolo – proprio come dice don Bosco – per la formazione e la crescita educativa del fanciullo … per la persona di domani.

Lo strumento – il format – migliore è quello dello “sport di squadra” quindi calcio, pallavolo, pallacanestro piuttosto che egualmente eventi organizzati su più discipline che “allenano al divertimento ma anche alla condivisione, e dunque educazione, i ragazzi”, ciò che è proprio alla base dell’oratorio di Don Bosco.

Il cardine che tiene viva questa dimensione di crescita educativa tramite lo sport è attualmente tenuta viva dalle PGS (Polisportive Giovanili Salesiane) nelle varie discipline che propone: pallavolo, pallacanestro, ginnastica soprattutto.

Qui a Cuveglio si è proposta fatta 20 anni fa ai nostri giovani si è basata sulla pallavolo, che già teneva aggregati i ragazzi nelle sere d’estate al campetto del nostro oratorio. Ebbene, se al primo raduno si contava su un gruppo di una dozzina di ragazze nel corso degli anni la società nostrana ASD PGS Blu Volley accoglie un bacino inimmaginabile di ragazzi, di varie fasce d’età, impegnati nelle varie categorie.

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Te e me

Come due corpi estranei, quasi sconosciuti ignari di un destino giocoso finanche beffardo, che rivela complicità Vengono a toccarsi.

Due anime distanti, ignare di quel che sarà e potrà essere.

Due punti distanti che cercano allora una connessione un legame che li possa mettere inconsapevolmente in sincronia, nella stessa orbita dell’infinito.

Cercatori di sogni forse noi alla ricerca di un alito, un sussulto che possa fare vibrare le nostre anime che il Fato ha voluto tacere.

Me e te. Toi e moi.

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Empatia

Guardo attorno e vedo come un caleidoscopio; scruto sfacettature di Vita Esperienze vissute che parlano in silenzio di sé.

Quasi internate rimangono assopite e nell’oblio confondendosi ma lasciando traccia nei propri pensieri, nei propri ricordi.

Maschere del nostro io Spilli dietro cui poter mascherare le nostre nefandezze le cose assopite.

Voci che tutt’attorno nessuno ascolta. E nessuno dà conforto.

Talento non innato ma da saper coltivare.

Mi pongo disinteressatamente alla finestra offrendo il mio orecchio e le mie esperienze.

Conscio che possa risuonare in chi cerca.

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“Il vero amore”

(sabato 9 dicembre)

Nato in Libano il 6 gennaio 1883 ed emigrato poi negli Stati Uniti, Gibran è noto per la raccolta di poesie Il Profeta, pubblicata nel 1923. In particolare Il vero amore è una delle più note, spesso letta ai matrimoni, non ai funerali, perché parla della resistenza dei sentimenti attraverso le avversità della vita, «nel bene e nel male», e di come sia più importante la reazione al dolore e alle difficoltà, che il dolore stesso.

‘Voglio leggervi una poesia che credo possa dare una reale rappresentazione di come bisognerebbe imparare a vivere’. *

Il vero amore non è ne fisico ne romantico.
Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.
Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto,
ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.
La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.

[* Poesia letta da Gino Cecchetin al recente funerale della figlia Giulia]

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‘Il vero amore non uccide’

(lunedì 20 novembre)

Esplosione di sentimenti; di persone che si attraggono, si (ri)trovano complici, e si frequentano con la speranza che … chissà possa scoccare qualcosa …

Poi, accadimenti che lacerano il rapporto- forse incomprensibili -, che complicano quanto raggiunto, che minano il rapporto creato … Tutto quanto costruito quasi dal nulla viene così annientato, travolto con impeto (dalla persona). E il più delle volte è forse l’egoismo esacerbato, portato all’estremo che comanda tutto, in un attimo “ci fa cambiare”, ci toglie quella maschera che forse nascondeva tratti della propria personalità inimmaginabili. Non ci fa vedere e sentire nient’altro che la voglia di vendetta … inconcepibile e bestiale ci insegna la cronaca.

Questo è lo scenario -tipo che apre a comportamenti estremi, inimmaginabili e incomprensibili -dentro e fuori – che preclude ogni possibilità di ragionare finanche riprendere in mano il nostro comportamento, il nostro atteggiamento.

Ferma, stop ! E’ qui che entra in gioco la coscienza della persona. Coscienza – o meglio (saper) prendere in mano la situazione venutasi a creare: una circostanza che ci ha offeso o che in qualche modo mai avremmo pensato capitasse a noi- e imporsi un momento di riflessione ……..Consapevolezza di fermarsi …. capire cosa si sta facendo. Sommariamente , non agire d’impulso, non sempre è la corretta via.

Avere la presunzione che il partner o ex che sia debba pagare – anche amaramente – una propria scelta, decisione o fare un passo indietro – giusto che sia – ha irreprensibilmente in sé qualcosa di inconcepibile e bestiale. Tutto qui.

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Voci dal profondo

Il mio animo vacilla in questa scatola di vetro Scalfito e provato, quasi soffoco avvolto in uno spaccato quotidiano che non è mio che non è più pace e serenità.

Vado incontro al mio quotidiano Anelo alla stabilità mia, interiore e che mi fa star bene, a un equilibrio smarrito, e che solo là posso trovare.

Finalmente chiudo le tante porte dietro me.

Mi incammino un lungo viale alberato filare di ombrosi cipressi ad accogliere ad accompagnare i miei recalcitranti passi appesantiti.

Abbandono infine i miei pensieri e dolce m’è il naufragare !

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“Love of my live” (by F. M.)

(sabato 30 settembre)

Love of my life, you’ve hurt me
You’ve broken my heart, and now you leave me
Love of my life, can’t you see?
Bring it back, bring it back, don’t take it away from me
Because you don’t know what it means to me

Love of my life, don’t leave me
You’ve taken my love (all my love), you now desert me
Love of my life, can’t you see? (Please bring it back)
Bring it back, bring it back, don’t take it away from me
Because you don’t know what it means to me (means to me)

You will remember when this is blown over
And everything’s all by the way (ooh, yeah)
When I grow older, I will be there at your side (ooh)
To remind you how I still love you (I still love you)

Back, hurry back, please bring it back home to me
Because you don’t know what it means to me (means to me)
Love of my life
Love of my life
(Ooh, ooh)

TRADUZIONE

Amore della mia vita, mi hai ferito
Hai spezzato il mio cuore, e ora mi lasci
Amore della mia vita, non lo vedi?
Riportalo indietro, riportalo indietro, non portarlo via da me
Perché non sai cosa significhi per me

Amore della mia vita, non lasciarmi
Hai preso il mio amore (tutto il mio amore), ora mi abbandoni
Amore della mia vita, non lo vedi? (Per favore, riportalo)
Riportalo indietro, riportalo indietro, non portarlo via da me
Perché non sai cosa significhi per me (significhi per me)

Ricorderai quando questo sarà passato
E tutto sarà passato (ooh, sì)
Quando diventerò vecchio, sarò lì al tuo fianco (ooh)
Per ricordarti quanto ti amo ancora (ti amo ancora)

Torna, torna in fretta, per favore riportalo a casa da me
Perché non sai cosa significhi per me (significhi per me)
Amore della mia vita
Amore della mia vita
(Ooh, ooh)

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Autorevolezza nello sport

(martedì 19 settembre)

Partiamo dal presupposto che ‘nessuno nasce imparato’ – come recita un vecchio ricorrente adagio, e come ci insegnano i nostri tutor nello specifico.

Riconosciamo nella figura arbitrale colui che controlla il corretto svolgimento dell’attività sportiva, del gesto sportivo, della partita secondo le regole, nonché il corretto comportamento dei giocatori delle due squadre, senza che ne l’una né l’altra parte ne tragga vantaggio, ponendosi perciò necessariamente in una posizione di imparzialità.

E ancora di più – e su questo siamo più che sicuri – non c’è palestra migliore per quanto si apprende nei corsi teorici che la pratica.

L’abilità di un buon arbitro risiede nella sua capacità di osservare quanto avviene sul rettangolo di gioco e conseguentemente essere presente in ogni momento della gara, in particolare sottorete, e “saper leggere” le azioni che vi avvengono. Cosa questa che si perfeziona con il tempo e la pratica.

Il neofita non deve assolutamente “farsi prendere”, ovvero mostrarsi agitato e teso ed evitare di apparire indeciso nelle proprie decisioni (fatto salvo il guadagnare qualche secondo prima di prendere la giusta decisione dopo aver fischiato): ciò che dimostra senz’altro preparazione e capacità di gestione. Confidando nella comprensione dell’allenatore di turno, non pretendere da subito di arrivare ad avere una “visione a 360°”.

Mai essere autoritario nelle decisioni: farsi rispettare sì, anche nei provvedimenti presi, ma non imporsi perché questo atteggiamento potrebbe poi rivelarsi azzardato e controproducente.

Col tempo e con perseveranza (propria) egli sarà in grado di diventare autorevole, una condizione imprescindibile per un buon arbitro, e non autoritario, finanche di essere in grado di rassicurare i giocatori di ambo le parti del regolare svolgimento della gara e della sua imparzialità nella direzione di gara.

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.. Candeline …

(lunedì 28 agosto)

“Un” evento … sta per accadere ! …. Archiviata la pausa estiva, si profila un autunno denso di scadenze (leggi “ricorrenze“) per il sottoscritto ! No, non parlo di fisco traa …

Ricorrenze che potrebbero apparire banali per i più ma significative per me, a testimoniare la mia perseveranza e costanza in ciò in cui credo e mi piace fare ….

Dapprima, l’importante traguardo delle 100 donazioni Avis che, tra qualche rinuncia agli appuntamenti prefissati e una interruzione “non programmata”, arriva un pò lungo rispetto alla “tabella di marcia”, essendomi iscritto alla sezione Avis locale (Medio Verbano) alla fine del 1998 (prima donazione a dicembre) seguendo le orme di mio padre già donatore Avis. Un modo per .. donarsi agli altri. Traguardo raggiungibile dopo svariati anni (.. 25 !!), visto che si può donare ogni tre mesi ! “Mettiti in gioco, dona il sangue” – recita lo spot che campeggia sulla homepage del sito dell’Avis Nazionale.

Poi, altre minori ma che per me assumono una certa rilevanza: una mia passione (la pallavolo) e poi il mio blog personale.

A parte l’aver costituito con altri amici una società di pallavolo locale (ma che si è anche tolta diverse soddisfazioni in questi anni, a cominciare da una famiglia che via via è cresciuta tanto da allargare il suo bacino ai paesi limitrofi), la pallavolo mi ha dato tanto in questi anni. Anzitutto, un modo per continuare a stare in contatto con i ragazzi, un’attività coinvolgente da fare con piacere, … E anche un ruolo responsoriale dentro e fuori la società (oltre ad essere dirigente, “ex” accompagnatore, segretario e arbitro di società, sono anche arbitro ufficiale PGS). Il prossimo autunno festeggerò … le nozze di cristallo come arbitro ufficiale, avendo iniziato a vestire la divisa del Comitato di Varese nel gennaio del 2009. Amante delle statistiche, scrupolosamente (ma non penso di essere poi il solo) prendo nota di ogni gara diretta: “carta canta !!#“:

nei prossimi mesi festeggerò il traguardo delle 500 gare ufficiali (ci tengo a dare una sottolineatura a certe mete raggiunte !). Un piccolo traguardo, quasi un “nonnulla”, ma per me per il mio passato rappresenta una grossa inaspettata soddisfazione ! … Sarà sì una delle tante gare di “un campionato”, con un’accezione un pò diversa però; mi resta da “giocare” dove mi ritroverò per la ricorrenza ! Via allora con il prossimo obiettivo da tagliare (!!) …

Nato quasi per gioco nel 2012 per testare quanto appreso all’indomani dei corsi seguiti, il mio blog prossimamente arriverà a contare 1000 articoli pubblicati (devo ammettere che non tutti sono scritti di mio pugno: ogni tanto mi piace riportare qualche “contributo” – nudo e crudo -) !! Se posso parlare di “piano editoriale”, il blog in questione ha subito alcune correzioni al timone (contenuti) nel corso degli anni: se all’inizio doveva essere un pò la rampa di lancio per una possibile attività professionale, con contenuti improntati sul web e dintorni, ora è uno spazio più generico che, pur raccogliendo sempre articoli di quel taglio, vede anche mie riflessioni, poesie (talento scoperto con la scrittura creativa 1 2), resoconti sulle partite di pallavolo che dirigo.

E questa è un’altra soddisfazione perché scrivere – anche se è su web -, non parlo tanto di saper scrivere, vuol dire dedicarci ritagliare un pò di tempo al proprio quotidiano – già … saturo -, alla stesura ma anche rilettura di quanto “buttato giù” !

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Il baratro

Inevitabile e imperscrutabile il ritrovarsi lungo il nostro viatico ad indugiare, il passo incerto.

Come se giunti sulla punta di un iceberg.

Fermi ad interrogarsi su quello che è stato sulle nostre azioni sui nostri gesti.

Non capire più se procedere o incedere, destra o sinistra, proseguire o tornare indietro ?

E ora arrivare proprio là, punta d’iceberg, quasi un dentro o fuori, momento culminante di ciò che si è inseguito e voluto per sè, restare immobili di fronte all’immensità e all’infinito che si respira, quasi attoniti, col fiato che si smorza ci rimane in petto; e sforzarsi di capire ciò che sarà di noi e ancora più avvicinarsi assurgere al nostro Disegno.

Strane sensazioni che ti inducono a rimuginare e ripensare a quanto ti sei speso a quanto hai ottenuto, sul senso delle scelte compiute a quanto ti senta gratificato per i passi mossi.

Strana sensazione ora trovarti là in quel punto, su quel dirupo alla ricerca dell’Essenza a cercare la retta direzione a chiederti sulla bontà e indissolubilità delle tue azioni.

Vanità di vanità tutto è vanità.

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La nascita di Google

(lunedì 10 luglio)

Nel variegato palcoscenico del mondo digitale, un ruolo di rilevanza è quello rivestito da Google (attenzione: Google Chrome venne dopo), il motore di ricerca più famoso e versatile oltre che verosimilmente più utilizzato al mondo oltre ad essere uno dei primi sviluppati.
Google nasce … nei laboratori dell’università americana di Stanford dalla collaborazione tra due studenti, Larry Page e Sergey Brin, nel 1995. Larry e Sergey, pur avendo diverse personalità, sono accomunati da un grande obbiettivo: riuscire a riorganizzare il mare magnum di informazioni presenti nel Web al fine di renderle più accessibili agli utenti.
Nel 1996 i due cominciarono a lavorare sul progetto “BackRub” – l’archetipo di Google -ovvero un motore di ricerca che permetteva di di realizzare collegamenti fra diverse pagine web determinandone così la rilevanza.
Alla base di ‘BackRub’ c’era quello che probabilmente è il loro maggiore successo (oltre ad essere tuttora una “pietra miliare” nell’evoluzione dei modelli matematici): l’algoritmo PageRank il quale assegna un punteggio alle pagine web in base all’apprezzamento e alla qualità dei collegamenti delle stesse. Ciò ha permesso di ideare un innovativo sistema di classificazione dei risultati di ricerca. Il successo che ne derivò fu tale da permettere ai due giovani di costituire una società per lo sviluppo e la commercializzazione del motore di ricerca (settembre 1998): Google Inc., che lanciò di fatto il motore di ricerca. “Google” nacque quasi in sordina in un modesto appartamento. L’interesse e le successive innovazioni hanno poi consentito all’azienda ‘Google’ di spostarsi a Mountain View in California, riuscendo ad attirare sempre più l’attenzione degli investitori _.

Ma a cosa si deve il nome ‘Google’ ? “Google” deriva dal termine matematico “googol” che indica il numero 1 seguito da 100 zeri, a rappresentare l’immensa quantità di informazioni che il motore di ricerca avrebbe dovuto gestire.
Negli anni successivi, le migliorie per mantenere chiara e semplice d’impatto la propria interfaccia hanno permesso a Google di sperimentare un inimmaginabile successo nel panorama digitale.

Inoltre, nel 2000 nacque Google Adwords, un sistema di pubblicità basato su annunci testuali, che avrebbe presto generato ingenti entrate per l’azienda; ciò consentì all’azienda di fare il suo ingresso in borsa nel 2004.

La crescita di Google non si è fermata al solo motore di ricerca. Nel corso degli anni 2000, l’azienda ha sviluppato una vasta gamma di prodotti e servizi, tra cui GMail (2004), Google Images (2001), Google Adsense (2002), Google Maps (2005), YouTube (2006) e molti altri.

Con gli anni 2010 Google consolidò sempre più il suo ruolo di leader nel settore tecnologico come a sfornare prodotti e soluzioni. Questi anni sono stati caratterizzati da ulteriori innovazioni e dall’espansione di Google in diversi settori, mantenendo la sua posizione come una delle aziende più influenti e riconoscibili al mondo. E’ proprio del 2010 la nascita di Google Chrome, un browser che si contraddistinse da subito per velocità e affidabilità e che ben presto divenne uno dei più utilizzati. Sempre del 2010 è Google Drive, un servizio di archiviazione ‘virtuale’ dei documenti che consentiva la condivisione online degli stessi.
Nel 2011 venne avviato un nuovo progetto di social network, Google+, il quale però non ottenne ampi consensi e venne chiuso nel 2019.
Nel 2012, Google allargò i suoi orizzonti commerciali con Google Glass, ossia occhiali con funzionalità avanzate, che però non conquistarono il mercato.
Ancora, nello stesso anno si allargò al mercato mobile con l’acquisto di Motorola Mobility ma poco dopo, nel 2014, vendette il pacchetto a casa Lenovo.
Nel 2015, a seguito di operazioni societarie, Google divenne partner di Alphabet Inc. che consentì una gestione più oculata delle varie attività.


Un passo importante che Google continuò a tenere fu quello degli investimenti nell’intelligenza artificiale e nella ricerca, introducendo Google Assistant nel 2016, un assistente virtuale che ha rivoluzionato l’interazione con i dispositivi.

Non ha mostrato disinteresse neppure per il settore hardware, per cui ha lanciato diversi prodotti come Pixel, una famiglia di smartphone, e Google Home, un altoparlante intelligente.

Finanziamento e offerta pubblica iniziale

L’affermazione dell’ampio progetto si fonda sul finanziamento prima e l’offerta pubblica con la quotazione in Borsa poi (L’IPO di Google è stata una delle più grandi e di successo nella storia, la cui emissione di azioni ha raccolto miliardi di dollari). Nel corso degli anni successivi attirò infatti l’attenzione di importanti investitori.

Ciò ha reso Page e Brin miliardari e garantì all’azienda le risorse finanziarie necessarie per autosostenersi e realizzare ulteriori progetti, assicurandone l’affermazione come azienda tecnologica leader e ponendo le basi per i successi futuri.

I punti di forza del successo di Google

Il successo di Google che ne ha sancito l’affermazione come motore di ricerca e azienda leader nel settore può essere attribuito a diversi fattori chiave.

Il primo è stato l’innovativo algoritmo di ranking di Google, chiamato PageRank, il quale ha segnato un passo cruciale nell’evoluzione dell’esperienza utente di ricerca, ora in grado di fornire risultati accurati e pertinenti, guadagnando la fiducia degli stessi e accrescendo in questo modo la popolarità di Google.

Da non sottovalutare è poi l’attenzione di Google per l’usabilità del suo browser e per una interfaccia semplice, consentendo a chiunque di utilizzarlo in modo semplice ed efficace. La sua interfaccia pulita e priva di distrazioni ha reso l’esperienza di ricerca piacevole e user-friendly.

Terzo, in parallelo Google ha contribuito allo sviluppo di nuovi servizi e prodotti (Gmail, Google Maps, YouTube e molte altre applicazioni) offrendo nuovi strumenti digitali alle persone.

Infine, la capacità di Google di adattarsi alle esigenze in continua evoluzione degli utenti e del mercato, attraverso acquisizioni strategiche, investimenti in ricerca e sviluppo, e una costante ricerca finalizzata all’innovazione, ha consentito di mantenere la sua posizione di rilievo nel panorama tecnologico.

Nel complesso, il successo di Google può essere attribuito alla combinazione di un algoritmo di ricerca all’avanguardia, un’interfaccia user-friendly, l’introduzione di nuovi servizi e la capacità di adattarsi alle mutevoli esigenze del mercato.

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L’eco (la caduta) dei giganti

Sin dai primi passi ci accompagnano ci tengon per mano con fiducia e aspettative sul Sentiero della Vita.

Austeri nel segnare i passi come monoliti.

Pronti a farsi tutto in tutto come la chioccia con i suoi pulcini. Meticolosi nel dare e premurosi nell’offrire, al cospetto di quel che sarà !

Lesto è infatti il Destino a prender il timone di quel che sarà.

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Tendenze della SEO per il 2023

Chi mastica di seo, aldilà degli operatori del settore, può ben immaginare come, in quanto la SEO (Search Engine Optimization ) è una scienza astratta ed in continua evoluzione, i trend le tecniche e i modi di approccio siano in continuo mutamento, di anno in anno, seguendo giustamente le dinamiche e le effettive esigenze di mercato. Ecco di seguito allora un piccolo vademecum su quelle che saranno le strategie e gli strumenti ottimali su cui puntare nel corso del 2023.

Le strategie di ottimizzazione per i motori di ricerca sono in continua evoluzione ed è essenziale che le aziende stiano al passo con questi cambiamenti per assicurarsi che i loro sforzi rimangano efficaci. Si osserva che gli algoritmi dei motori di ricerca e i comportamenti degli utenti continuano a cambiare insieme agli obiettivi aziendali; pertanto, le aziende devono adattare le loro strategie SEO per garantire che i loro contenuti rimangano pertinenti, si posizionino più in alto nei risultati di ricerca ed estendano la loro portata. Così le tendenze SEO per il 2023 sono senza dubbio influenzate dagli importanti passi in avanti dell’intelligenza artificiale e ai progressi fatti in tema di ricerca vocale.

Un ruolo fondamentale nelle applicazioni di ricerca e strategie SEO verrà esercitato dagli strumenti di intelligenza artificiale generativa i quali consentono di risparmiare tempo in termini di ricerca, generazione di meta e analisi dati. La creazione di procedure operative standard SEO si sta rivelando determinante e irrinunciabile in una azienda per fare chiarezza sui vari ruoli in ambito SEO (creazione di SOP SEO).
Sempre spalleggiate dall’AI, se fino a pochi anni fa le ricerche delle parole chiave e i relativi volumi di ricerca erano incentrate su singoli termini, ora le ricerche sono sempre più specifiche, rispondendo a ciò che realmente il mercato consumer ricerca, quindi un orientamento verso le famose keyword a coda lunga. Ciò significa che gli utenti si rivolgono a termini di ricerca molto specifici, meglio di una semplice parola; questo comportamento sta a significare che le persone interessate sono più prossime a fare un acquisto.

L’update del Broad Core di Google (marzo 2023) premierà i contenuti ritenuti di alta qualità. Ciò significa per le agenzie una maggiore attenzione nell’analisi delle ricerche al fine di evitare che i propri articoli possano essere penalizzati in quanto percepiti come di qualità inferiore. L’evoluzione raggiunta dalla SEO determina una rivalutazione e continuo aggiornamento delle delle strategie di ricerca non più circoscritte al proprio marchio/prodotti ma orientate al comportamento dei consumatori, alla reputazione del marchio e all’esperienza del cliente.

Un rischio dello sviluppo e ascesa delle applicazioni dell’intelligenza artificiale generativa è quello di un possibile aumento di rifiuti di Internet, ovvero di contenuti che, seppur qualitativi, per l’algoritmo in uso vengono scartati; pertanto occorre fare maggiore attenzione sulla qualità e attendibilità dei contenuti per “distinguersi dal rumore” e “avere rilevanza“: è importante ricordare che la qualità deve essere sempre al primo posto.

Tornando sulla qualità dei contenuti, assicurarsi che siano ben congeniati, che diano informazione e siano interessanti, in maniera da risultare coinvolgenti per gli utenti e ben posizionati. I contenuti long-form per le pagine verticali – cioè articoli che trattano in maniera specifica un argomento – contribuiscono a migliorare le pagine dei risultati dei motori di ricerca.

Se è indubbio che l’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più determinante ed efficace nel marketing aziendale, è più che mai vera la necessità di avere procedure adeguate per rimanere all’altezza della sfida. Con la continua evoluzione del panorama SEO, puntare sempre più nelle best practice sull’esperienza utente, sfruttando le tecnologie di apprendimento automatico e implementando strategie di ottimizzazione della ricerca vocale.

Queste tendenze influenzeranno il lavoro di quest’anno. Gli utenti porranno domande ai chatbot di intelligenza artificiale anziché inviare richieste ai motori di ricerca come facevano in passato. La misurazione delle prestazioni SEO diventerà più impegnativa e probabilmente cambierà le nostre tattiche per influenzare il modo in cui i bot rispondono alle domande pertinenti.

Ecco allora arrivare al nuovo acronimo di Google: E-E-A-T (esperienza, competenza, autorevolezza e fiducia) di Google nella definizione delle linee guida dei parametri della qualità della ricerca: Google prenderà ora in considerazione l’esperienza dell’autore quale ‘connotato’ rilevante per orientare le scelte fatte online. Pure le metriche ‘tanto care’ subiranno una correzione e saranno orientate alla conversione: ciò determinerà una nuova filosofia della SEO così tendente alla ‘capacità di conversione‘.

Anche per l’anno in corso continuerà a imperare il verbo della User Experience (UX, Esperienze Utente) ovvero la valorizzazione dell’esperienza utente: fulcro delle strategie SEO sarà cioè l’attenzione alla velocità di caricamento delle pagine ad esempio; altro connotato irrinunciabile sarà puntare su un design capace di colpire e nondimeno su contenuti sempre più attinenti e di qualità al fine di premiare il posizionamento in SERP.
Il passaggio dai cookie di terze parti, informazioni , ai dati di prima parte, ovvero ad informazioni maggiormente conformate sui visitatori del sito, sarà fondamentale per monitorare, analizzare e ottimizzare le strategie SEO.

La profilazione con un profilo Google Business, a cui arrivare utilizzando keyword specifiche, unito a opportune strategie di SEO on-site, determina un feedback importante sui mercati: postare ogni giorno dal proprio profilo Google Business, utilizzando parole chiave relative all’offerta di servizi o prodotti, ha un grande impatto se abbinato a oculate strategie di SEO.

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Memorial Andrea Campoleoni

(sabato 3 giugno)

Lo sport come strumento edificante e di unione… in una parola vincente ! E’ stato questo l’incipit che ha spinto Comitato delle Feste di Vergobbio e Proloco di Cuveglio, con l’autorizzazione di Francesca e i figli Simone e Chiara, ad organizzare un evento significativo che potesse ricordare una valida persona, nel lavoro e non, apprezzato da tutti e che per anni ha “accompagnato” i nostri giovani.

Con la suggestiva cornice della località S. Anna a fare da sfondo si è svolto stamane (venerdì 2 giugno, ndr) il Memorial Andrea Campoleoni, gara di corsa aperto ai ragazzi delle scuole elementari e medie e ai loro genitori, coinvolgendoli in una staffetta sul medesimo percorso per ricordare l’ex comandante della polizia locale di Cuveglio, scomparso prematuramente due mesi fa.
La gara si è svolta interamente nei prati sottostanti la chiesetta di Sant’Anna tranne un breve passaggio su asfalto che reimmetteva poi alla zona partenza, per uno sviluppo di 700 metri.
Ansia e commozione hanno accompagnato organizzatori e volontari con il sopraggiungere dell’orario della partenza, ‘per poi dare il via ai protagonisti‘.

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In sequenza allora, con tanto di apripista, via alle batterie previste: ecco il giro riservato ai ragazzi delle elementari (700 metri), quindi delle medie (2 giri) e l’inedita – ma indubbiamente gradevole – staffetta genitore/figlio (1 giro + 1 giro).
Caldo, come la mattinata baciata dal sole, il tifo dei presenti in zona partenza/arrivo. Discreta la partecipazione alla manifestazione proposta (.. che lancia una ‘eco’ agli organizzatori ??).

Al termine della mattinata, alla presenza del sindaco Francesco Paglia e dell’assessore allo sport di Cuveglio Adolfo Fidanza, premiazioni delle batterie e un piccolo gadget ricordo a tutti i partecipanti e volontari, e l’auspicio di poter chissà ripetere la manifestazione.

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Al PalaGemonio Blu Volley si gioca la serie D

(domenica 28 maggio)

Ieri sera (sabato 27, ndr) alla palestra di Gemonio si è vissuto l’epilogo della stagione agonistica 2022/23 della PGS Blu Volley con la Prima Squadra Molinary&West Bakery Volley dei coach Pozzi e Regina chiamata a difendere la permanenza in serie D nella finalissima dei playout contro la ‘Du. Eco’ di Costa Volpino (Brescia).
Se nell’andata della ‘semifinale2’ le ragazze gialloblu avevano incassato una sconfitta per 3 a 1 tutto veniva realisticamente rinviato alla settimana dopo. Nel ritorno infatti, vuoi per la rinnovata carica insita nelle giocatrici vuoi per il vantaggio di ‘giocarsela’ fra le mura di casa, risultato invertito 3 a 0 per Blu Volley e, in virtù dei punti assegnati nelle due partite, conseguente Golden Set dominato dalle nostre.
Effettivamente, grandi aspettative e voglia di riscatto aleggiavano su questa gara che Blu Volley ha interpretato e condotto autorevolmente, forse giocata con il piede un pò ‘tenuto sul freno’ dalle avversarie.
Parziali inevitabilmente risicati (25-22, 25-22, 25-17) ma in ognuno le singole ragazze di coach Pozzi hanno saputo tirar fuori il meglio e resistere nei momenti topici di resistenza avversaria. Grande autorità poi nel golden set in cui, con Peri che incamera un importante gap (7-1), ipoteca il cambio di campo. Du. Eco nulla può contro lo slancio oramai irrefrenabile di capitan De Tomasi e compagne, non riuscendo poi a darsi continuità nei cambipalla: ecco servito un perentorio (ma anche significativo) 15-6.
Iniziata l’esperienza in serie D nel 2017 sotto il consorzio ViviVolley, presa in autonomia dal 2019 ma condizionata poi dal Covid, per la ripartenza nell’autunno 2021, si può dire questa essere la “prima vera” centrata dal sodalizio della Blu Volley.

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In California la nuova corsa all’oro. Torna la Gold Rush.

(26 aprile)

E’ di pochi giorni fa la notizia che in California è tornata in auge la “Ricerca dell’Oro” alla stregua di quanto accadde a metà del XIX secolo nel Klondike e in Alaska … Giacimenti che sono stati sfruttati ancora in minima parte; chi ha saputo sfruttare questa occasione si è letteralmente arricchito.

Le innumerevoli devastazioni occorse negli ultimi anni in California hanno sì segnato una notevole tragedia sia ambientale (desertificazione di intere foreste) sia umana (decine di morti, interi villaggi distrutti dalle fiamme) con paurosi incendi boschivi, ma permesso di rivivere uno scenario di decine d’anni fa.

Quest’anno, poi, il passaggio dalla siccità alle alluvioni e a un’abbondanza di precipitazioni nevose ha provocato inondazioni e cascate di fango, determinando un importante dissesto idrogeologico.

Ma per chi ancora cullava in sè il mito dei cercatori d’oro queste devastazioni sono state una benedizione. Rivivere così il periodo della corsa all’oro di quasi 200 anni fa quando, spinti dai giacimenti auriferi, arrivarono nelle vicine regioni cercatori d’oro da tutta l’America ma anche da tutto il mondo. Una volta sfruttati i filoni principali, i cercatori se ne andarono, ma non completamente: qualche vecchio nostalgico rimase in quei paesi a setacciare a mano nei fiumi.

L’eccezionale portata di maltempo degli ultimi tempi ha rigenerato le stesse condizioni di allora: con il mutamento generatosi negli strati superficiali del terreno spaccato dalla siccità, sono così riapparse le pepite d’oro rimaste sino ad ora in profondità. Ecco così che il popolo dei vecchi cercatori si è rimesso al lavoro, e la loro associazione – il Gold Country Treasure Seekers Club – è tornata ad essere da ritrovo di un circolo di anziani una vetrina per le quantità di ricchezza facilmente accumulate.

Con un potenziale giacimento sfruttato ancora in minima parte, forse finirà tutto con il sopraggiungere della primavera, ma appare palese che il fenomeno di questi smottamenti del terreno non sarà una semplice parentesi, attirando ancora a lungo altri cercatori d’oro: chi ne ha fatto una vera e propria professione come semplici turisti della domenica. Risvolto indubbiamente positivo è quello di aiutare un’economia non certo florida come è quella della Central Valley.

[rif.: corriere.it;
https://www.visitcalifornia.com/it/attraction/corsa-alloro-jamestown]

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Luce dei tuoi occhi

Scorri la vita.
Corri la giovinezza.
T’impegni e t’ingegni per stare a galla
in un mondo che sin da subito ti mette alla prova
e richiede da Te.

Inconsciamente è inevitabile
finanche ineluttabile
che arrivi a spenderti,
fai anche più del dovuto
per non rimanere indietro,
godere di gioie e dolori.

Ecco qua !
Non posso non fare miei i tuoi occhi semichiusi
il tuo passo incerto
che cerca un sostegno
nel suo andare indeciso e titubante.

Se il Destino ci è precluso
il Fato vi ha messo lo zampino
e ha rincarato la caducità
della nostra fragile natura.

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Le mie mani tra le tue

Distesi ridenti, e forse piacenti, su questo campo.
Assaporando le meraviglie
e il silenzio della Natura.
I nostri sguardi che si perdono
e si confondono
inebriati dalla brezza che risale
all’ermo colle.

Gli occhi che si cercano
quasi a cristallizzare le sensazioni le emozioni di ognuno, celate,
forse sopite.

I lineamenti che diventano ispidi,
avvertendo chissa che !

I corpi che si avvicinano,
a cercare un pò di tepore; carezze che si perdono
alla ricerca del fatuo contatto.

Poi, due corpi voluttuosi che
gemono,
si amano.
Infiniti attimi che nascondono voluttà e complicità.

Movimenti repentini e incontrollati
di braccia che si cercano
si sfiorano e si ritrovano,
e infine si toccano
raggiungendo la perfezione
l’apice dell’effimero
il Piacere.

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Il codice a barre

(lunedì 10 aprile)

Il codice a barre è un codice di identificazione costituito da un insieme di elementi grafici a contrasto che vengono letti da un dispositivo di scansione e quindi ‘spacchettati’ ovvero decodificati per ottenere l’informazione contenuta. È costituito da una serie di barre nere e spazi bianchi, in un numero predefinito. Questi elementi insieme, costituiscono la carta di identità di un prodotto o di un articolo, contenendo tutte le informazioni utili al fine di garantirne l’identificazione e la tracciabilità. Infatti, ogni prodotto viene identificato da un’etichetta che riporta il suo codice univoco che, per convenzione, è un codice a barre, lineare o bidimensionale, il quale può essere considerato come la carta d’identità del prodotto. Devono usare questo sistema di catalogazione tutti gli operatori che vendono alla grande distribuzione. In particolare se operano nel settore alimentare; viceversa, se i prodotti sono solo per uso interno, entro cioè i confini di un paese, non hanno bisogno di fare parte del sistema utilizzato dai “Codice a barre”.

Se prendiamo un codice a barre le prime 3 cifre indicano la provenienza e identificano il paese (ad esempio, nei codici a barre le prime 3 cifre identificative dell’Italia vanno dall’800 all’830, per la Francia vanno dal 300 al 379, per la Germania dal 400 al 440), le 4 cifre che seguono rappresentano l’indirizzo del produttore o del fornitore; le 5 cifre successive si riferiscono all’articolo stesso, mentre l’ultima cifra agevola la lettura.

Storia

Il codice a barre nacque il 7 ottobre 1948 da un’idea di due studenti di ingegneria dell’Università di Drexel, Norman Joseph Woodland e Bernard Silver; l’idea nacque dall’esigenza del presidente di un’azienda del settore alimentare di automatizzare le operazioni di cassa. La loro intuizione si antepose a quella di utilizzare il codice Morse sviluppato però in senso verticale, in modo da ottenere barre strette e barre larghe, e a quella di impiegare codici a barre ovali (nel 1972, l’esperimento effettuato in un grande magazzino di Cincinnati con l’aiuto della RCA, non produsse risultati incoraggianti in quanto ma i codici si macchiavano facilmente o producevano delle sbavature durante la stampa, per cui l’esperimento fu un insuccesso). La loro invenzione venne brevettata per la prima volta nel 1952.

La modalità della loro lettura venne poi gradualmente ottimizzata:
i primi tentativi di riconoscere i codici a barre avvennero utilizzando un fotomoltiplicatore (originariamente utilizzato per la lettura ottica delle tracce audio dei film) ma non ebbe successo a causa dell’eccessivo rumore dei dispositivi utilizzati, del calore generato dalla lampada utilizzata per l’illuminazione del sistema oltre che al costo non indifferente per le lampade allo xeno, all’epoca l’unico gas in grado di assicurare un’adeguata fonte luminosa.

Il progressivo sviluppo della tecnologia laser consentì di poter disporre di lettori a prezzi più accessibili; inoltre, lo sviluppo dei circuiti integrati permise la decodifica dei codici.

Silver morì nel 1963, prima di poter vedere le applicazioni pratiche del suo brevetto. Woodland utilizzò presso IBM i codici a barre lineari, i quali vennero adottati il 3 aprile 1973 con il nome “UPC” (Universal Product Code). Il 26 giugno 1974 rappresenta una data centrale: in un supermarket a Troy, nell’Ohio, fu venduto il primo prodotto (un pacchetto di gomme americane) con l’ausilio di un lettore di codici a barre.

Nello stesso anno si volle introdurre anche in Europa un sistema similare, che fosse compatibile con UPC; nel 1977 i rappresentanti di 12 Paesi europei, tra cui l’Italia, fondarono a Bruxelles la European Article Numbering Association (in seguito chiamata EAN), che dal 2005 venne conosciuta a livello internazionale col nome di GS1. Nel 1978 nacque in Italia quella che oggi è GS1 Italy: si chiama Indicod, inizialmente formata da 60 imprese associate, che ad oggi sono circa 35 000.

Nel 1992, Woodland ricevette la medaglia nazionale per la tecnologia.

Tipologie dei codici a barre

Una prima distinzione da fare é fra codici a barre lineari e codici a barre bidimensionali (‘matrici’).

Lineari
Il codice a barre lineare è composto da un susseguirsi di barre e spazi. La barra è l’elemento scuro del codice a barre, formato da un segmento verticale. Lo spazio è l’elemento chiaro del codice a barre e separa due barre tra loro.
Si definisce modulo la larghezza dell’elemento (barra o spazio) più stretto.

Un particolare tipo di codici a barre lineari sono i codici a barre discreti, in cui solo le barre portano l’informazione. Nei codici a barre discreti, ogni carattere del codice ha lo stesso numero di barre e spazi e ciò ne rende facile la rappresentazione con un font di caratteri (ad es. Code 39). Viceversa, nei codici continui troviamo informazioni sia nelle barre che negli spazi; in essi ciascun carattere può avere una lunghezza diversa.
Tra i codici a barre lineari, ce ne sono alcuni che per gli elementi prevedono solo due spessori (largo e stretto); altri prevedono al contrario un numero variabile di spessori. Ogni tipo di codice a barre inoltre prevede i caratteri ammessi (es. solo numerici, alfanumerici, alcuni caratteri speciali). Altri tipi di codici a barre prevedono una lunghezza del codice fissa: ad esempio, EAN 13 ha una lunghezza fissa di 13 caratteri, UPC A di 12 caratteri.
Alcuni tipi di codici a barre possono essere Stacked ovvero impilati (esempi sono GS1 DataBar Stacked Omnidirectional, GS1 DataBar Expanded Stacked e GS1 DataBar Stacked).

I codici a barre come siamo abituati a pensarli, ovvero quelli con le barre nere e gli spazi bianchi rientrano nella prima categoria, mentre i QR code, i DataMatrix e i codici farmaceutici nella seconda.

L’EAN (European Article Number), molto utilizzato in Italia, viene utilizzato nella grande distribuzione, seguito dal Farmacode o codice 32 adottato per l’identificazione dei farmaci e delle specialità vendute al banco nelle farmacie. Sempre nella grande distribuzione, si può trovare lo Universal Product Code (UPC) per i prodotti importati da Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Stati Uniti. Dal 2014 nello stesso settore è possibile usare la famiglia di codici a barre GS1 DataBar per la sua caratteristica di memorizzare un maggior numero di informazioni in minor spazio. Nell’ambito industriale hanno trovato grande diffusione il codice 128, il codice 39 e il 2/5 interlacciato.

La maggior parte dei codici ha un codice di controllo (check digit) che viene acquisito dall’unità di lettura per verificare la corretta lettura e l’integrità dei dati.

Bidimensionali I codici a barre bidimensionali hanno due dimensioni appunto, e vengono letti tramite apparecchi fotografici e smartphone.

Lettura dei codici a barre

La disponibilità dei lettori di codici a barre è andata diversificandosi progressivamente con l’avvento di nuove tecnologie e con l’ottimizzazione della componentistica elettronica.

Tipo di collegamento

Se parlando lettori di codice a barre il pensiero va immediatamente a quelli collegati ad un personal computer o ad un registratore di cassa, ci sono anche lettori dotati di memoria “propria” e pertanto in grado di immagazzinare un certo numero di letture prima di avere necessità di scaricarle utilizzando un’unità base (il ‘calamaio‘ nel caso delle penne ottiche). Altri lettori sono invece dotati di un trasmettitore che consente di comunicare in tempo reale ad un’unità ricevente i dati letti.

Tecnologia di lettura

Di base, esistono 26 tipologie di codifica.

La tecnologia prevalente e più affidabile nella loro lettura utilizza uno o più raggi laser, integrati ad una testina oscillante e talvolta ad un sistema di specchi, per avere la certezza, o comunque una maggiore probabilità, che qualsiasi codice stampato venga letto al primo tentativo. Analogamente, esistono anche dei lettori più economici che utilizzano una barra di LED per illuminare i codici a barre e un sensore CCD (Charged Coupled Device) per la lettura: ne risultano dispositivi più leggeri e più resistenti, ideali per scanner da impugnare, i quali però devono essere ravvicinati ai codici a barre da leggere. In ambito industriale, le ultime tecnologie prevedono la lettura del codice a barre tramite l’acquisizione di un’immagine fornita da un sistema video. nella fotografia “impressionata” dal software il codice a barre viene letto e poi interpretato.

Uno dei programmi a disposizione per gli utenti Android è “Barcode Scanner“, disponibile gratuitamente. Una volta installato ed avviato, per potere leggere i codici da fotocamera, è necessario mettere il telefono in orizzontale. Anzitutto, il codice a barre deve essere leggibile sul prodotto; assicurarsi poi che nella foto sia visualizzato integralmente e, quando si scatta la foto, assicurarsi di mettere a fuoco il codice a barre.

Se, utilizzando un lettore o uno scanner, non si riesce a decodificare il codice, si tratta sicuramente di un errore.

Applicazioni

I codici a barre trovano ampio utilizzo nella gestione del magazzino e del movimento delle merci; la spesa per la loro stampa è decisamente poco rilevante, poiché il bozzetto è solitamente parte integrante del bozzetto dell’etichettatura o dell’imballaggio della merce.

Quello del codice a barre è un meccanismo semplice da capire: ad ogni numero corrisponde “qualcosa” !

Questo sistema facilita lo svolgimento delle attività di di cassieri e magazzinieri andando ad interessare la gestione degli ordini, la collocazione sugli scaffali, gli inventari… ma non da meno il codice a barre è utile anche al consumatore per capire la tracciabilità di un prodotto.

Altra applicazione è quella per le pubblicazioni e i periodici, al fine di facilitare l’identificazione e la classificazione degli stessi.

Particolare è quella finalizzata all’identificazione dei convogli in transito in determinate tratte ferroviarie o nelle linee della metropolitana.

Vengono utilizzati anche sulle carte fedeltà, per rappresentarne il codice identificativo associato al titolare della carta stessa.

Ancora, il codice a barre è presente anche nel retro della tessera sanitaria e codifica il codice fiscale.

Esiste poi un particolare tipo di codice chiamato GSI Digital Link e che rappresenta l’evoluzione del codice bar che permette di aggiungere informazioni quali il numero di lotto, la data di scadenza e un link ipertestuale a una pagina contenente informazioni sulla composizione del prodotto e le modalità di riciclo.

Per acquistare un codice EAN occorre richiesta all’associazione internazionale GS1 (in Italia rappresentata da Indicod-ECR). Il codice a barre viene così richiesto ad un ente terzo, che certifica l’azienda e rilascia i dati fissi (“stringa” di 9 cifre) che ogni codice riporterà.

In Italia sono tre i tipi di codici a barre diffusi. Il più comune è indubbiamente l’EAN, European Article Number. Il codice EAN è un pezzetto del codice ISBN.

Culturalmente …

Secondo una leggenda metropolitana i codici a barre lineari applicati su tutti i prodotti commerciabili nel mondo occidentale contengono il numero 666, il cosiddetto numero della Bestia: tale numero sarebbe rappresentato dalle tre barre di divisione, di forma uguale, delle quali una centrale separa la prima parte del codice dalla seconda, e le altre due sono poste al principio e alla fine del codice: tali barre sono in effetti formate da due righe sottili di uguale misura, identiche a quelle rappresentanti nel codice il numero 6. Questa ipotesi ha dato lasciato spazio a diverse interpretazioni fra cui quella secondo cui esista una corrispondenza con un rimando alle profezie dell’Apocalisse di san Giovanni (13,17-18).

Grazie ai numeri posti sotto le barre nere verticali di un codice a barre, è possibile effettuare delle ricerche su Google per identificare in breve tempo il prodotto.

Il codice a barre è stato adottato anche – impiego significativo questo – nella catalogazione dei libri nel 2007, rapportando cioè il metodo di identificazione dei libri con le tre cifre che ne identificavano la natura editoriale (posizionato sulla confezione del prodotto o sul retro del prodotto, stampato sotto il codice a barre; utilizza da 1 a 5 cifre ma che può raggiungere le 14). Dunque, in buona sostanza, i due codici non sono la stessa cosa ma semplicemente il codice EAN è un pezzetto del codice ISBN.

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28 marzo

Freddo in me. Questa mattina ad intorpidire ancor più la levata quotidiana e i mesti ricordi che affiorano oggi mi assale anche un tremito.

Te, e me: il caso ci ha fatto incontrare quasi per caso, ma è stato come una folgore per me. Tu distante tuttavia, ammaliata nella tua giovinezza e nelle tue aspettative di vita.

Eppure i nostri fugaci incontri erano così intensi e intrisi di complicità, così sentiti, che non potevano passarmi inosservati. Cercavo io di intravvedere nei tuoi occhi la felicità tua e i tuoi sogni.

Con disincanto Tu affrontavi la vita, comunque dirompente, piena di energia e voglia di vivere, che avresti ‘spaccato il mondo’, cavallo di battaglia di tutti i virgulti.

Il Destino ha però sopraffatto il Fato, o aveva però in serbo ben altro per te: che fossi stella fra le stelle.

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Poetica

Beffarda è la vita quando ti dà l’illusione
di poter toccare il cielo con un dito,
per poi scaraventarti in un baratro di illusioni
e disperazione.
Beffarda è la vita quando ti schiude alla sua bellezza,
ti fa respirare la sua Essenza:
ti apre ai suoi Segreti e alle sue Virtù,
quasi facendosi maestra
su di un sentiero tutto da compiere e scoprire.
Beffarda è la vita quando poi all’improvviso
ti nega tutto ciò,
le aspettative
e le emozioni, le sensazioni recondite.

Beffarda è la vita quando in un momento ti nega la sua bellezza, di poter respirare i suoi odori come tutti.

Beffarda è la vita
quando in un momento ti blocca,
ti toglie il fiato
e ti lascia incredulo.

E tu rimani ebete
per quello che sembrava
e non sarà.

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Sobbalzo per GA4 ?

Di pochissimi giorni fa uno scossone che ha investito gli operatori che adoperano Google Analytics (versione 4): con il garante della privacy che ha intimato lo “stop all’uso degli Analytics” a causa di “Dati trasferiti negli USA senza adeguate garanzie” e “ … senza le garanzie previste dal Regolamento Ue, viola la normativa sulla protezione dei dati perché trasferisce negli Stati Uniti, Paese privo di un adeguato livello di protezione, i dati degli utenti ..“.

Il sito su cui poggia il servizio di Google Analytics infatti, senza adeguate garanzie come previsto dal regolamento UE, “viola la normativa sulla protezione dei dati perché trasferisce negli Stati Uniti, Paese privo di un adeguato livello di protezione, i dati degli utenti.“.
E’ quanto affermato dal Garante per la privacy a seguito di una non facile indagine basata su una base di reclami e condotta con l’autorità sulla privacy di altri paesi europei.
Dall’inchiesta del Garante è emerso che i gestori dei siti web che utilizzano Google Analitycs raccolgono, mediante cookie, informazioni sugli utenti che navigano, le singole pagine visitate e i servizi loro proposti; rispetto alla normativa Usa, la privacy non viene tutelata legalmente come in Europa. Addirittura, il solo caricamento dello script è trasferimento all’estero, poiché se si vuol ricevere lo script necessario il proprio IP deve essere mandato in America (cioè trasferimento all’estero di dato personale).
Tra i molteplici dati che vengono raccolti, l’indirizzo IP del dispositivo dell’utente e le informazioni relative al browser e al sistema operativo utilizzati sono considerati oggetto di trasferimento verso gli Stati Uniti. Inoltre, l’indirizzo IP viene ritenuto dato personale e anche qualora fosse troncato non diverrebbe un dato anonimo, considerata l’attuale capacità di Google di arricchirlo con altri dati (leggi ‘rich snippet‘).

Contributo da ‘TagManager Italia’

Fulcro della diatriba è l’anonimazione del dato. Emerge che il trasferimento dei dati fra imprese nell’Unione Europea è protetto e si basa sul GDPR (dunque eguale trattamento di protezione dei dati personali per le società su territorio nazionale). Per contro, il trasferimento di dati verso altri paesi (America e non) prevede che ci debbano essere delle ulteriori garanzie (clausole contrattuali standard) per garantire le attività, precludendo che terzi possano vedere i dati stessi.
Sintomo di un disallineamento in fatto di tutela della privacy (e quindi di GDPR) dei paesi europei e nei rapporti fra questi e l’America.
Problematica di non facile soluzione, dal momento che praticamente Google Analytics fa da padrone nel campo dello scambio dei dati, anche se potrebbero essere considerate soluzioni alternative più o meno all’altezza …

Verrebbe da azzardare anche la (paradossale) possibilità di mantenere i dati in server dislocati nel proprio paese ma per ciò occorrerebbe anzitutto verificare l’architettura della struttura stessa !
In definitiva allora si tratta di un mero caso di policy piuttosto che di privacy, un problema che deve essere risolto a livello politico. Difficile pensare che GA venga smontato ma necessario che sia Google stessa a compiere una valida azione, pena lo stravolgimento del settore.

[Fonti: www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9782874?fbclid=IwAR23CsVELt1jB9egcrL4wnmnI9d7C9ST1N0gnn79fwnDYhgTFM5dbHoatBk; www.ilsole24ore.com/art/non-e-google-analytics-ad-essere-illegale-ma-trasferimento-dati-personali-gli-usa-AE9GrBiB]

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Semifinale ‘u18’ da derby: ‘Blu’ vs ‘Red’

(sabato 18 giugno)

“Atmosfera calda”, anche metereologicamente parlando, stasera al Palabunker di Cuveglio dove é in programma la semifinale in gara secca fra i due sodalizi targati BluVolley, la ‘Blu’ contro la ‘Red’. Dopo un buon cammino nel girone eliminatorio, passato il primo turno del tabellone provinciale di categoria, le formazioni di Regina e Giudici-Magni si sono incrociate per un derby forse inatteso a questo punto del viatico.
Sono dunque diverse e tante le attese che aleggiano su questa partita, fra due formazioni egualmente meritevoli per il cammino fatto.
Arrivato in palestra, ritrovo il collega Angelo per dirigere la partita e, per quanto lo conosca, so che è una buona scelta.
Di fronte due squadre che dunque hanno indubbiamente fatto e lavorato bene in questa stagione: due modalità di approccio alla gara diverse, e alla vigilia troppa ‘attenzione mediatica’ sull’appuntamento ne hanno condizionato un pò il contesto. Fortunatamente, di quest’ultimo “campanello” si è visto ben poco durante lo svolgimento della partita, sia dentro sia fuori il campo !
Sul campo, verisimilmente, “due pesi diversi”: purtroppo, la formazione di Giudici non al meglio del rendimento solito, maggiore determinazione e convinzione nelle ragazze di Regina.
Traspare infatti un pò di timidezza , sportivamente parlando, nella squadra ‘Red’ ma non di certo l’impegno che le ragazze ci mettono. Ecco, forse la cartina tornasole è stata proprio la convinzione.
Pur iniziando al servizio con Giorgetti, la formazione ospite (‘Red’, ndr) perde palla, e subito le avversarie ne approfittano non lesinando su ogni palla. Nel giro di pochi scambi anzi la squadra di Regina si guadagna un bel gap (proficuo il gap del “fluidificante” Evandri per il 12-2) nonostante il buon lavoro in prima linea (“muro” sempre vigile) e in fase ricettiva di capitan Giorgetti – la quale si distingue per i suoi interventi pur non essendo in una delle giornate migliori – e compagne, sciorinando un servizio ineccepibile e calibrato quasi sui punti critici dell’altra parte dove la squadra non arriva. Si continua sempre su questi ritmi e il gap gradualmente aumenta (11-1, 13-2, 17-4). Col ritorno in battuta di Giorgetti un sussulto della formazione ‘Red’ (18-10). La parvenza della riscossa però è breve: di nuovo, la squadra ospite preme sull’acceleratore e allunga, e si va 21-11. Per contro, le giocatrici ‘Blu’ non demordono e difendono ora a tutto campo, si apprezza tra le altre una buona ricezione e recupero della palla di Leoni e Pregnolato, attente. Palla di nuovo ‘Red’ ma con un lungolinea ‘Blu’ ipoteca il set (23-13) e chiude 25-13.

Il ritorno in campo della ‘Red’ non è dei migliori e infatti nel giro di poco le locali guadagnano break importanti (4-1, 7-1) e spadroneggiano sui 9 metri; non lesinano a concedere nulla e continuano nel loro pressing (10-2). Si registra un buon muro delle ‘Red’ che vale il 7-2 ma la soddisfazione dura ben poco con la ripartenza delle ragazze di Regina non comunque facilmente (12-2). Le ragazze di Giudici non si dimostrano perfette in ricezione (19-8) e non precise nel rimettere in gioco la palla (20-8). Si va 22-12 quando la squadra ospite può rifiatare con una accompagnata fischiata giustamente dall’arbitro (22-12). Finale 25-15.

Nuovamente Giorgetti in battuta per il terzo set, stavolta impeccabile (0-3), ma la replica della ‘Blu’ con il numero 22 Roncari è implacabile (4-3). Buoni aces e affondi per la ‘Blu’ (7-3, 8-3) . La formazione di Giudici rimane troppo alta lasciando scoperti gli ultimi metri laddove le locali vanno a colpire facilmente (13-4, 15-4). Si procede “al passo della formica” da ambedue i fronti nella parte conclusiva del parziale ma il gap non cambia (18-8, 21-8), per il conclusivo 25-12.

Verdetto: l’under 18 ‘Blu’ che accede alla finalissima contro Sammaborgo, la ‘Red’ in lizza con OSC Gorla Maggiore per il terzo posto di categoria.

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Scontro tra “titani”, in cerca di gloria

(venerdì 17 giugno)

Appuntamento stasera alla palestra di Cuveglio otre 20 per la semifinale di categoria under 18 tra i due nostri sodalizi; partita in gara secca, quindi … “ci si gioca tutto in una sera”: le proprie ambizioni e velleità, i propri talenti …. In palio, l’accesso alla finalissima PGS in programma domenica prossima 9 giugno (che, comunque, alla fine premierà ambedue avendo in programma sia la finale per il primo posto posto sia per il terzo, ndr).
La tensione per l’evento alla vigilia, ma già dai giorni precedenti, è palpabile come l’attesa il ritrovarsi sottorete opposte fra le due formazioni della nostra società, ognuna con la propria carica agonistica e – senz’altro – emotiva, sotto l’attenta guida dei loro allenatori, protagoniste di una stagione sicuramente positiva nonostante le difficoltà del percorso e in crescendo in cui ambedue hanno saputo dimostrare la propria crescita e maturazione al tempo stesso.
Ora, si è arrivati ad un epilogo dolceamaro che mai si sarebbe voluto, proprio perché in fin dei conti si tratta di un “derby“, una sfida in famiglia, un “dentro o fuori” che entrambe forse non avrebbero voluto a questo punto del proprio cammino nel tabellone provinciale.
Pertanto si può ben capire la “carica agonistica” che animerà la partita ma – come è lo stesso presidente a sottolineare – “che si svolga nel rispetto dell’avversario e del fair play”. In campo e sugli spalti i ogni sua sfumatura, aggiungerei, anche se è una semplice partita provinciale.

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Un mare d’amore

Ho provato ad amare (te) Con tutto me stesso Ad ascoltarti Con tutta la mia anima.

Poi all’improvviso non so cosa sia successo

Il castello che meticolosamente avevamo creato insieme dal nulla, venendoci incontro tenendoci stretti per mano.

È precipitato con una risonanza fragorosa Senza farci trovare colpe o cocci…

I cocci forse ce li ritroviamo noi, nei nostri cuori, nel mio cuore.

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Amore e Psiche, Amore e Consapevolezza

Amore-Psiche -Consapevolezza: un trinomio i cui fattori sono imprescindibili e uno complementare all’altro, il che sta a significare una stretta relazione fra i tre elementi.

Amore e Psiche sono i protagonisti dell’opera ‘La Metamorfosi’ di Apuleio. Secondo la mitologia, Amore è riconducibile a Cupido, signore dell’amore e del desiderio, Psiche all’anima. Unendosi alla Psiche, L’Amore che la rende immortale. Un dualismo ineluttabile – diremmo ai giorni nostri -.

Una commistione fra Amore e Psiche che avviene interamente al buio, in un contesto – si badi bene – di inconsapevolezza: quasi a significare la casualità dell’unione tra i due “elementi”: l’anima non sa con chi si unisce ogni notte e, spinta dalla curiosità, non si fida più di quella presenza che gli offre tutto ciò che desidera dal suo ego. Curioso è poi che Psiche non ha coscienza di sè e pertanto non può vedere né scegliere, e conseguentemente rimane incerta la ricerca di Eros.

La leggenda si conclude con il matrimonio fra i due ‘innamorati’ e la nascita di una graziosa bambina che prese il nome di Voluttà] : il piacere intenso e appagante.

La consapevolezza, nell’amore e nelle relazioni, è paragonabile ad un salvavita.
Essere consapevoli vuol dire prendere atto d ciò che si sta perseguendo e inseguendo con il proprio ‘ego’, gli atti le azioni che compiamo di conseguenza, ciò che rende perfetto e incorruttibile un legame che si cerca che si vuole.

‘Importante rendersi conto che una relazione d’amore soddisfacente e gratificante passa attraverso la consapevolezza: la consapevolezza delle azioni che compiamo, dei nostri pensieri e delle nostre frasi d’abitudine’.


La consapevolezza in amore è una scelta (più o meno obbligata se vogliamo dare importanza al legame avviato). Nella relazione di coppia la consapevolezza è la capacità di saper valutare lo ‘stato di salute’ del rapporto (ancor prima amicale) instaurato.


“La consapevolezza e l’amore, forse, sono la stessa cosa, perché non conoscerete niente senza l’amore mentre con l’amore conoscerete molto” (Dostoevskij).

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Prima della u18 al Palabunker

(venerdì 3 giugno)

Stasera al Palabunker di Cuveglio si gioca il primo quarto di finale delle due ’18’ impegnate: di fronte il sodalizio guidato da Giudici-Magni contro Real Busto.
Partita molto equilibrata sostanzialmente scevra di attacchi e “ambizioni eclatanti” da ambo le parti, in cui nessuna delle due squadre si “sbilancia” …. optando per un gioco poco complicato benché a tratti intenso.

Partita che inizia a ritmi blandi per ambedue le squadre con poche iniziative di attacco. Nonostante ciò, bastano pochi scambi alla squadra d casa per prendere il largo (5-7, 10-7, 13-8, 19-12). Breve ritorno delle ospiti per il 22-17. Paradossalmente, si gioca molto sui tre metri sia per Blu Volley sia per Real Busto: gli ultimi punti la formazione di casa li “sgrana” al rallentatore: 23-19 24-19 e infine un … sudato 25-19.
La seconda frazione inizia con la squadra di casa al servizio ma batte lungo. Sia Blu Volley sia Real Busto si dimostrano però poco aggressive ; d’altro canto, si notano servizi talora apprezzabili aces delle nostre e difesa attenta (3-3). Inizio che propone scambi lunghi (4-4). Attacco rosso poco efficace che agevola le locali. Tatticamente , però, Blu Volley rimane troppo corta facilitando il rientro delle avversarie (8-7, 10-8, 10-10, 10-12): una remuntada di Real Busto stile Barcellona-Inter di Champions League 2010. Ora le ospiti ci credono e progressivamente guadagnano un buon break sulle avversarie : 11-15.
Le gialloblu tradiscono determinazione e lucidità, poco unite in questo frangente, sbagliano troppo lasciando spazi scoperti: 11-17 fino a 12-21. Verosimilmente, le ragazze di Giudici si slegano in campo facilitando la caduta della palla 19-25 finale.
Con il terzo set le locali riossigenate e resettate dalla panchina tornano sugli scudi e iniziano bene (3-0, 5-1, 6-2); Real Busto appare squadra poco grintosa.
Turnazione “leggera” gialloblu facilita il rientro della formazione bustocca: 11-6, 11-9, 11-10. Di nuovo nervosismo che aleggia fra le fila di Blu Volley. Va in battuta il numero 50 per il 13-10. Gialloblu che in prima linea si dimostrano molto attive come a dinamiche di gioco e finalizzazioni d’astuzia per confondere la retroguardia avversaria: 15-12. Ricezione di Real Busto non impeccabile 17-15. Buon gioco e impegno della palleggiatrice numero 56. Arriva in battuta il numero 53: 19-15, 20-15. Poca determinazione x il 21-18. Il gioco si fa concitato sui tre metri : 22-20, 23-20 _ 25-21.

Quarto set con Real Busto in battuta ma il servizio è debole pertanto la finisce sulla rete. Blu Volley riesce a gestire la situazione (3-2, 4-3) pur non “prendendo la tangente” (9-7 al primo giro di boa). La ragazze di Faratti non paiono molto convincenti ed efficaci in ricezione e faticano a tenere palla (10-8, 19-10). Ottenuto un bel break, alla squadra di casa non rimane che amministrare il rimanente. Ma ora nel sestetto di casa si allenta la “morsa” e l’aggressività dimostrate sinora facilitando il ritorno delle avversarie facendosi riguadagnare ben 5 punti sul finale (20-15, 21-19, 23-20, fino al 24 -24); si va così ai vantaggi 26-24 con il numero 85 rientrato sul 53.

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Ritorno a Bosto (Varese)

(sabato 30 aprile)

Ritorno oggi a Bosto per una partita di under 13 fra il locale sodalizio guidato da coach Giadini Marco e Pallavolo Lonate guidata da Colombo Paolo. Nonostante la vivacità e la verve delle ragazze dell’una e dell’altra parte, emerge la disparità fra le due squadre (in rosa nelle fila delle locali anche un 2012); Folgore presenta per cono una squadra abbastanza variegata ma capace di un gioco accettabile. Verosimilmente al primo anno di categoria le ragazze di Giadini, più rodate le avversarie; inoltre, ambedue presentano elementi ‘dal braccio potente’.
Ma aldilà del risultato finale (5 a 0 per Lonate), si apprezzano l’intensità e la tenuta di gioco di ambedue le squadre, addirittura si apprezzano bagher rovesciati (già adocchiati durante il riscaldamento ufficiale), di non facile interpretazione e e esecuzione in una u13.
La preparazione dei due sodalizi si apprezza in particolare nei primi due set (16′ a referto). Poi, nonostante la voglia di giocare, è quasi una formalità per le ospiti chiudere eccezion fatta per un ritorno di Folgore nell’ultimo set.

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Audax da “sali&scendi”

Partita infrasettimanale fra CSI Luvinate e Audax, categoria under 16; lo stesso girone del nostro sodalizio. Con una partita in più come Union Oratori Castellanza, a differenza di Blu Volley ( una in meno), CSI Luvinate occupa i piani alti del raggruppamento.

Partenza sprint per la compagine della brughiera (0-6), che però dilapida nel giro di due rotazioni l’importante break (10-9). Così Luvinate mette la freccia (12-10, 16-11) e riesce a mantenere le avversarie a distanza (18-12, 22-15) mettendo le mani sul set ((25-16).
Col ritorno in campo le locali si ritrovano e iniziano bene (2-0, 4-1): Audax pare già remissiva (8-5, 12-6): in effetti, pur essendo ben disposte in campo, le ragazze di coach Trentin non convincono in particolare la prima linea troppo staccata da rete sugli attacchi.
Così, Audax prosegue la frazione “al passo della formica” mentre la squadra di Croci procede spedita: piccolo infortunio per fortuna poi rientrato per la giocatrice numero 10 di Audax che scende male da un muro ma nel set successivo riesce a rientrare in campo e a disputare una partita non incolore.
Terzo set molto combattuto (a referto 28′) con Audax che parte bene (0-4) ma Luvinate vuole rimanere in scia (4-4, 5-5). Squadre che giocano molto su palloni alti e che procedono a braccetto, ma con un buon gioco dei centrali e della diagonale lunga avversaria consente alle ospiti di allungare (8-14). Luvinate cerca di rientrare (13-15), ma di nuovo buoni scambi stavolta dettati in particolare dalla reattività della ricezione e dalla battuta efficace che trova impreparata la difesa delle locali consentono ad Audax di aggiudicarsi il set (24-26).
La squadra di Croci torna in campo sapendo di dover far meglio di Audax che per quanto visto sinora non sta certo a guardare. Buon break iniziale (4-0) ma l’imprevedibilità delle ragazze di Trentin premia: 6-6. Il rientro delle avversarie è però apparente: la squadra si dimostra gracile. Poi è un buon gioco dell’opposto numero 33 il che consente ai padroni di casa di spingersi avanti (13-8) e con capitan Caselli di perfezionare (20-12) per il finale 25-17.

Buona la direzione di gara (non sono di parte ehh !!), eccetto un paio di indecisioni ‘di fino’ però tempestivamente risolte.

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Abbracciamoci

Abbracciamoci
Che mi sento sconfitto.
Ho messo in gioco il meglio di me in questa partita …

Mi ergo Paladino della sensibilità
e ho messo in campo i miei talenti migliori
Per noi.

Stamane ho gli occhi bagnati
a segno della mia desolazione e tristezza in questo momento
ripensando a Te.

Tu che cercavi chi ti ascoltasse dopo
tante esperienze vuote; io ben lieto e
disponibile a ciò.

Forse l’esitare, i nostri primi passi,
le nostre incertezze,
o io inebriato,
non mi hanno fatto cogliere
le tue esigenze, le tue paure e al
tempo stesso ciò che tu cercavi.

Vanità di vanità.

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Ode su un amore dissolto

Io … ancora non ci credo ! Noi così felici e giocosi insieme, mano nella mano, nelle nostre passeggiate …
Un piacevole e forte legame voleva e si faceva pian piano strada tra noi: l’amore.
Un barlume di felicità si potrebbe dire: “il cerchio che si chiude” volevo esclamare.
E poi un giorno come un fulmine a ciel sereno tutto improvvisamente si ribalta: ” .. Meglio che non ci vediamo più … A casa mia non vieni più ! …”.
Siamo così passati da (promessi ed effimeri) incontri sporadici promesse al .. niente, il deserto più completo.
Tu che mi accoglievi sempre come non aspettassi altro, qualcuno cui aprirsi senza temere incomprensioni. Io che non aspettavo altro che quei giorni per stare un pò con te, appassionatamente, che gongolando sempre mi sono avvicinato a te con empietà intuendo i tuoi bisogni, ascoltandoti ma forse non abbastanza.
E poi, quando non riuscivamo a vederci le piacevoli lunghe telefonate dove tu mi raccontavi della tua giornata, e i messaggi che mi mandavi appena svegli per il buongiorno.
Poi non so cosa sia successo: tutto quanto pazientemente e diligentemente costruito è caduto in un attimo.
Tu che mi hai accusato di cose mendaci non veritiere; io completamente frastornato e incredulo da tutto quanto successo, non ritenendo opportuno reagire compiutamente quasi inebetito.

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Articolista vs Copywriter

Da diversi anni il settore del web si presenta con diverse sfaccettature, diversi profili professionali in risposta ad un mercato sempre più esigente e specifico: non si tratta più di un’unica persona tuttofare, un “informatico”, che bene o male si prestava ad assolvere ai diversi compiti richiesti dal web stesso ! .. no sarebbe praticamente impossibile, in considerazione anche delle diverse nozioni e conoscenze necessarie !

Da alcuni anni in particolare ci si riempie sempre più la bocca con paroloni che vanno ad identificare varie attività che vengono richieste in un contesto di Information Technology.. . le quali talvolta si sovrappongono per non dire essere confuse pur mantenendo la loro individualità (è il caso di dire “aver difficoltà a individuare un confine netto fra queste due figure”).
E così si va dai primordiali web master, web developer, web designer, … ad altri profili che vanno ad identificare i vari ed attuali(zzati) spettri del settore: ux/ui designer, e-commerce specialist, SEO/SEM specialist, content creator, social media manager, data scientist, advertiser, …


E’ questo il caso dell’articolista (Content Writer in senso ampio, più nello specifico ‘Web Writer‘) e del copywriter, due terminologie nate nella giungla del web verosimilmente a seguito di una “macrocategoria”: il Content Manager / Specialist, ovvero colui che è autore di testi e contenuti multimediali di un sito web.


Ecco un caso lampante di due figure che vengono spesso confuse le cui attività, simili tra loro e che vanno a intersecarsi, in effetti non sono però le stesse. Ambedue infatti si occupano di scrittura (anzi, requisito essenziale è il saper scrivere bene) ma la differenza di fondo fra le due sta nello scopo a cui è finalizzata la scrittura stessa. Specificamente, il copywriter sviluppa contenuti, articoli con un obiettivo pubblicitario e di marketing, mentre la finalità del content writer (alias articolista) è di scrivere per il web, sia per aziende o siti di informazione piuttosto che per il proprio sito/blog; in senso più stretto, con la propria arte dello scrivere egli stimola gli utenti ad essere letto e seguito in modo che acquisiscano interesse e conoscenze verso l’argomento (e di conseguenza il brand) trattato.

Sovente il termine “copywriter” viene utilizzato pensando di riferirsi a chi scrive professionalmente per il web; ma, come visto, la figura del copywriter è legata al mondo della pubblicità e della sponsorizzazione. Scopo del content writer invece è quello di ottenere l’attenzione del lettore, tenendolo sulla pagina e attirandolo al “brand”; il Content Writer deve scrivere quello che l’utente cerca e vuole leggere.

Se ne seguiamo la genesi, due figure entrambe importanti che si sono tra l’altro evolute seguendo i cambiamenti velocissimi delle esigenze della rete. Se infatti in origine copywriter e content writer si distinguevano soprattutto per la loro formazione (pubblicitaria per il copywriter e di tipo giornalistico per il content writer), oggi conoscenze e competenze dell’uno e dell’altro si intersecano. Non è più sufficiente, ad esempio, che un copywriter, per raggiungere i propri obiettivi professionali, concentri i suoi sforzi unicamente su contenuti rivolti al marketing bensì che riesca ad integrare nelle sue abilità anche quelle svolte tipicamente dal content writer.

Copywriter e Content Writer come detto devono avere il talento dello ‘scrivere bene‘ – della ‘penna creativa‘ la chiamo io – con la finalità di pubblicizzare prodotti e/o servizi piuttosto che “argomentare”. Ciò vuol dire non solo scrivere buoni contenuti ma anche che sappiano attirare l’attenzione (e l’interesse) del lettore fino a condurlo a compiere una “azione” in senso stretto (call-to-action).

Diversi sono poi i punti che accomunano queste figure: SEO oriented, qualità dei contenuti, scrittura efficace.

Oggi le competenze di scrittura di ognuno, a differenza della propria figura originaria , devono spaziare in più campi. Ad esempio oggi al copywriter è richiesta la conoscenza della SEO, che implica l’utilizzo di una terminologia adeguata e di un modo specifico dello scrivere che siano indirizzate all’ottimizzazione sui motori di ricerca.

L’articolista si occupa essenzialmente della redazione di articoli per blog, siti o altri media con finalità informative o di intrattenimento. Peculiarità di questa figura è la conoscenza a 360° dell’argomento da trattare. Un articolista lavora principalmente sulla quantità e difficilmente ha la creatività e le competenze del Copywriter.

Un copywriter, per scrivere buoni contenuti, dovrà riuscire a creare titoli accattivanti, utilizzando però un un linguaggio chiaro e diretto, che riesca a orientare l’utente verso il brand. Lo stile di scrittura, infatti, è molto importante, in quanto strettamente correlato alla buona riuscita di un contenuto.

La mission del content writer non è finalizzata allo “scrivere per vendere“, piuttosto di incanalare il pubblico su determinati argomento suscitandone interesse, eventualmente a conoscere e “comprendere” il marchio e ciò che propone.

Nel tempo, si è assistito ad una vera e propria evoluzione nel comportamento dei consumatori per arrivare a scegliere ciò che acquisteranno. Difatti, ogni acquisto è dettato da un determinato ‘percorso’ (‘selezione’ e ‘scelta’) effettuato dal cliente che, mosso da interesse, dapprima cerca più informazioni in rete, confrontando non soltanto prezzi ma, consultando diversi siti, cercando ciò che più si avvicina a quelle che sono le sue effettive esigenze e che maggiormente lo ispira.

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Un euro digitale per l’Europa, una nuova moneta virtuale ?

euro digitale in arrivo ?
Euro Digitale: possibile arrivo ?00

Entro fine anno in Europa, nei paesi che fanno capo alla BCE, potrà fare la sua comparsa una “nuova moneta” l’euro digitale, anche se si tratterà di una moneta virtuale, proponendo un nuovo sistema di pagamento digitale. Fortemente voluta dall’Unione europea, il progetto di una valuta digitale (emessa dalla Banca centrale europea) si propone come risposta all’arrivo di alcune criptovalute che hanno fatto irruzione nel sistema monetario mondiale creando instabilità generale. Se il debutto della moneta digitale dovrebbe arrivare verso la fine del 2021, sarà anticipato da una fase di sperimentazione che potrebbe iniziare a giugno. Già nel 2018 si iniziò a valutare e ad apprezzare i vantaggi delle valute digitali per un Paese, a cui seguì una consultazione con i paesi aderenti alla BCE nell’autunno del 2020. Se come detto, verso metà del 2021 verrà deciso se avviare il progetto o meno, l’adozione di un euro digitale richiederebbe ulteriori 4 o 5 anni, in quanto la sua creazione dovrebbe soddisfare una serie di rilevanti requisiti.

euro digitale cosa è

Ma cos’è l’euro digitale ? Di cosa si tratta ? quali sono le motivazioni che hanno spinto a questa nuova divisa e i suoi vantaggi ?

L’euro digitale è una moneta elettronica o moneta virtuale, che si affianca al denaro contante, con il fine di rendere le transazioni più rapide e sicure e senz’altro contribuendo a sostenere l’innovazione digitale nei pagamenti. È questo il progetto a cui sta lavorando la Bce.
L’euro digitale sarà una moneta elettronica, garantita dalla Bce, gestita mediante un wallet (portafoglio digitale), e utilizzabile per i pagamenti di tutti i giorni in alternativa a contante e carte di credito. Nata per contrastare anzitutto il potere inflazionistico legato alle criptovalute, come il bitcoin, le quali hanno fatto irruzione nel sistema monetario mondiale creando instabilità generale, un euro digitale sarebbe equiparato alle monete ufficiali perché – come sostenuto dalla Bce – “sarebbe anch’esso garantito da una banca centrale” .

Il suo funzionamento sarà semplice e immediato: il wallet in cui è custodito sarà collegato ad applicazioni analoghe a quelle utilizzate per i pagamenti mobile banking dallo smartphone.
I benefici _

L’euro digitale equivale alla versione digitale dell’euro (cosiddetto CBDC dell’eurozona, Central Bank Digital Currencies). Un metodo di pagamento accessibile a tutti, sia a cittadini che ad enti o industrie, da usare nella zona euro. Non sostituirebbe le banconote, bensì sarebbe un metodo di pagamento alternativo.

Funzionerebbe attraverso l’utilizzo della Blockchain, e conservato in un portafogli digitale chiamato wallet. Il suo funzionamento sarà semplice e immediato: il wallet in cui è custodito sarà collegato ad applicazioni analoghe a quelle utilizzate per i pagamenti mobile banking dallo smartphone.

L’euro digitale combinerebbe l’efficienza di uno strumento di pagamento digitale con la sicurezza di una valuta virtuale controllata dalla banca centrale.

Si potrebbero elencare diversi fattori che ne sosterrebbero l’introduzione:
_ la digitalizzazione e l’indipendenza dell’economia europea può trarre vantaggio da una forma digitale della moneta emessa dalla banca centrale. Aiuterebbe a tenerla allineata con la tecnologia in modo da soddisfare le esigenze del mercato sempre più in fibrillazione;
_ l’euro digitale sarebbe utile nel caso in cui il contante sia utilizzato sempre meno. Deve essere pensato come forma aggiuntiva di denaro pubblico e in quanto mezzo di pagamento andrebbe a soddisfare le esigenze degli utenti;
_ una forma di moneta diversa da quella fisica diventa un’alternativa plausibile come mezzo di scambio nell’eurozona;
_ l’emissione di un euro digitale andrebbe a sostenere la sovranità e la stabilità monetaria e finanziaria europea davanti alle minacce rappresentate dalla creazione di CBDC da parte di banche centrali straniere;
_ l’euro digitale potrebbe aiutare ad allentare le criticità derivanti da un attacco hacker, un disastro naturale o altri eventi estremi che potrebbero condizionare la fornitura di servizi di pagamento.

L’esigenza di introdurre una moneta digitale gestita da un ente pubblico ha diverse motivazioni tra cui la digitalizzazione dei metodi di pagamento e rilanciare l’euro sullo scenario internazionale. Da notare che i pagamenti in contante negli ultimi anni hanno registrato una progressiva riduzione: la pandemia da Covid-19 poi ha dato un’importante accelerata a questo comportamento del consumatore (soluzioni private di pagamento) inducendo buona parte dei consumatori a mantenere questa abitudine anche dopo il lockdown. Interessante il tentativo italiano, con la proposta del cash back, che mira a disincentivare il pagamento con banconote.

Nella zona euro un riflesso della progressiva riduzione dell’utilizzo di banconote ha determinato il ricorso a soluzioni alternative (dette ‘private’) di pagamento: in questo senso, l’immissione nel circuito monetario di un euro digitale soddisferebbe le nuove esigenze dei cittadini e permetterebbe uno snellimento del settore strategico dei pagamenti al dettaglio in particolare.

A differenza delle classiche criptovalute, però, il suo valore sarebbe garantito e controllato centralmente in modo da evitare possibili speculativi.
Un euro digitale immesso dalla banca centrale nei circuiti di pagamento abbracciando l’innovazione tecnologica finanziaria renderebbe più veloci i pagamenti e più semplice il tracciamento e il contenimento dei reati finanziari, benché non manchino dubbi e perplessità sul suo utilizzo.

Tra le ragioni che hanno portato la Bce a ragionare su un euro digitale c’è indubbiamente contrastare lo sviluppo e il progressivo aumento in circolazione di criptovalute.

Quali sono allora le differenze tra euro digitale e criptovalute? Se l’utilizzo è così simile, perché non sfruttare direttamente Bitcoin, Libra o altre valute digitali già esistenti? Entrambe le domande trovano risposta nella loro natura: la gestione del Digital Euro, al contrario delle criptovalute, non è decentralizzata, lasciata cioè ad ogni singolo paese, in quanto il sistema verrà controllato da un’autorità centrale che è la Banca Centrale.

Di seguito due link per approfondire l’argomento: https://tech.everyeye.it/articoli/speciale-euro-digitale-avvicina-cos-e-come-funziona-vantaggi-52740.html https://www.metaprintart.info/i-mercati-e-la-vita-in-azienda/40187-moneta-digitale-cose-e-perche-dovrebbe-interessarci-tutti/

(Fonti: https://www.focusrisparmio.com/news/bce-euro-digitale-cosa-e-come-funziona; https://mondointernazionale.com/euro-digitale-perch%C3%A9; https://www.money.it/Euro-digitale-cos-e-come-funziona-arriva-nel-2021)

In evidenza

E-commerce, nuovo Eldorado

Per E-commerce si intende il complesso delle transazioni commerciali e anche delle piattaforme legate allo scambio di prodotti e servizi. Un modo di fare commercio che senza dubbio è sentito dagli imprenditori come un’opportunità in più per la loro attività, un nuovo Eldorado.

L’e-commerce così come lo conosciamo oggi non può essere certamente paragonato a quello degli albori – più o meno 20 anni fa – quando acquistare in Rete iniziava ad essere un’abitudine per i più smaliziati, per le differenti metodologie utilizzate e le rinnovate tecniche d’approccio.

Il fenomeno del commercio elettronico vide i suoi natali con le prime transazioni commerciali di metà anni Novanta allorché un impiegato dell’azienda americana NetMarket vendette a un amico un CD di Sting; successivamente avvenne la prima vendita online di una pizza. Di lì a qualche anno sarebbero nati Amazon ed eBay (1995), e poi Alibaba (1999), colossi attualmente ancora sulla cresta dell’onda del palcoscenico dei servizi e-commerce.
Nel frattempo, in quasi trent’anni la vendita tramite Internet di beni e servizi è cresciuta esponenzialmente, adattandosi all’evolversi dei tempi e alle esigenze dei consumatori.

Da una ricerca da parte dello studio Casaleggio Associati (2007), da sempre attento ai suoi sviluppi, che analizzava il primo decennio di andamento dell’e-commerce in Italia e in Europa, il nostro paese risultava essere il fanalino di coda nel settore tanto da parlare di ‘Eldorado latente‘, facendo emergere come l’ecommerce rivestisse allora una posizione marginale nell’economia del nostro paese.

Se già più di dieci anni fa il settore segnava una inversione di rotta cominciando ad assumere un peso via via crescente (per la verità in misura minore in Italia, maggiormente a livello europeo), il la ad una crescita sempre più dirompente si è denotato negli ultimi anni e in particolare dal 2020, pur essendo qua determinata da esigenze oggettive legate alla pandemia.

Fra il 2014 e il 2015 in particolare si colloca la chiave di svolta del settore con una incidenza sull’economia nazionale che ha raggiunto la doppia cifra, una crescita che si colloca controcorrente rispetto ad un PIL fluttuante.

Contestualmente, ecco allora che la rilevanza dell’argomento, dell’avere un negozio online, ha assunto una valenza strategica per qualsiasi impresa:
in corrispondenza allo stravolgimento delle consuetudini legato alla pandemia da Coronavirus che ci ha costretto a successive misure restrittive l’avere una vetrina su Internet è divenuto sinonimo di sopravvivenza per gli imprenditori.

Durante il lockdown, l’e-commerce è stato il principale, se non esclusivo, motore di sostentamento dei consumi, rendeendo meno amara la crisi delle vendite.

I dati sul commercio elettronico in Italia mostrano chiaramente come siano aumentati nel tempo gli acquisti da dispositivi mobile: il canale mobile conta poco meno del 50% del fatturato e-commerce.


Fra le varie tipologie di commercio elettronico, B2B (Business to Business) e B2C (Business to Consumer) i più comuni, grande rilievo sta assumendo in questi tempi il modello D2C, acronimo di ‘direct-to-consumer’ (diretto al consumo) sinonimo di commercio conversazionale. Si basa sulla vendita diretta al consumatore finale, controllando ogni aspetto dell’attività dalla produzione alla distribuzione dei prodotti. La potenza del commercio conversazionale sta nel porre il cliente (e la conversazione “diretta”) al centro del rapporto commerciale. In questo senso si parla di commercio conversazionale, ossia la vendita di prodotti o servizi attraverso conversazioni personalizzate. Un modello di business che colpisce nel segno in un periodo in cui i consumatori sono sempre più alla ricerca di autenticità e prossimità.

Se questo periodo di restrizione porta i grandi brand a rivedere i propri piani, quelli d2c hanno fatto passi avanti.

L’e-commerce si rivela essere al giorno d’oggi una strategia vincente per una realtà aziendale, a maggior ragione un tesoretto per le piccole imprese: è in ciò che sta l’essenza della Local SEO, con cui per definizione ha molto in comune verrebbe da dire (leggi commercio di prossimità) perché consiste sempre in un rapporto diretto fra commerciante e consumatore …

Di seguito, il Rapporto sull’E-commerce in Italia nel 2021. https://www.youtube.com/watch?v=Bkg0ZsSlYi4

(Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Commercio_elettronico, https://www.insidemarketing.it/glossario/definizione/ecommerce/, http://www.b2commerce.it/e-commerce-in-italia-un-eldorado-latente/, https://blog.osservatori.net/it_it/e-commerce-in-italia)

In evidenza

SEO, strumento innovativo per E-Commerce .. e TO

Se approccio e applicazioni della seo sono legati comunemente ai siti web commerciali, un nuovo ambito la lega ad un settore in fermento per gli ultimi accadimenti: seo e-commerce.

La crescita dell’e-commerce nel 2020

Ci siamo lasciati alle spalle un anno – il 2020 – particolare sotto diversi punti di vista che, aldilà dei diversi cambiamenti sociali che ha comportato, ha determinato un profondo “mutamento” anche in ambito strettamente economico: se fino adesso rappresentava solamente una soluzione alternativa per soddisfare le proprie necessità ed interessi, le abitudini degli italiani nei confronti dell’e-commerce hanno assunto in corrispondenza una sostanziale crescita: proprio a fronte delle misure restrittive imposte in quei mesi, sempre più aziende hanno intuito la necessità e la portata di essere presenti anche online con la propria attività. L’essere in grado di vendere online è ora un’esigenza innegabile per l’imprenditore, addirittura per “mantenersi in vita”. Questo balzo in avanti è certificato anche da un sondaggio condotto dall’Osservatorio E-Commerce B2C, team del Politecnico che s’impegna per un’analisi del mercato e delle soluzioni dell’eCommerce B2C, il ricorso agli acquisti online ha denotato un importante balzo in avanti facendo registrare un incremento del 79%.

Se le piattaforme CMS (Contet Management System) ci mettono a disposizione dei prodotti ad hoc per affrontare questa nuova esigenza, una prima opportunità ci viene offerta da Google, senza che parecchi se ne accorgano.

Svolta di Google

Dopo essere rimasta ferma sulle sue posizioni per 8 anni infatti, il 2020 ha segnato una svolta per il colosso di Mountain View che ha deciso di aprire alla ricerca gratuita sui prodotti (21 aprile 2020), sinora rimasta un accesso a pagamento, soluzione che va anzitutto ad aumentare il volume del traffico organico (cioè il traffico che arriva direttamente sul proprio sito) visto che l’accesso alla “vetrina” non è sottoposta ad alcun vincolo.

La svolta apportata da Google il 21 aprile 2020 tramite Google Shopping ha comportato come conseguenza una crescita di traffico organico (più traffico significa più vendite), scelta adottata anche per evitare di perdere quote di mercato nei confronti degli altri colossi, aderendo al modello ‘pay-to-play’.

L’apertura di Google Shopping ha creato una sorta di effetto domino: dare ai consumatori una gamma più ampia di prodotti fra cui scegliere significa un aumento del numero di ricerche e bisogni (soddisfatti). Da ciò discende una crescita della concorrenza e quindi di possibilità di potersi imporre sul mercato, favorendo gli advertiser di Google coloro che acquistano spazi pubblicitari sul motore di ricerca.

Google ha intuito di “doversi aprire a tutti” per offrire il prodotto ideale al cliente al miglior costo possibile (non devo più pagare per accedere alla sua vetrina di prodotti).

Per inserire i dati dei miei articoli in Google Shopping, in modo che li possa poi distribuire agli utenti, occorre essere iscritti a Google Merchant Center, piattaforma originariamente a pagamento ma ora gratuita e necessaria per esportare dal negozio online – seppur già esistenti – i dati corrispondenti ad ogni articolo presente affidandoli a Google tramite dei feeds. Questa soluzione è supportata anche dai CMS (in particolare, se ho un ecommerce già avviato posso disporre di tools appositi).

Alla ricerca di maggior visibilità e traffico per il sito

Tutte queste informazioni raccolte ed esportate dallo shop on line dunque tramite plugin o feeds e vengono affidate al motore di ricerca (es.  Google) per poter poi essere fruibili in modo da avere maggior visibilità e generare più traffico sul sito pur avendo un piccolo business. “L’azienda che riesce ad aver più dati è quella che riesce a vincere la concorrenza”.

L’implementazione è stata resa disponibile da ottobre 2020, Questi elementi quindi non devono mancare nella progettazione del sito ecommerce. Del resto essi sono già presenti sulla scheda del prodotto: i dati sono accorpati e mantenuti da Big G.

Benefici della Seo

Benefici dell’E-Commerce

In ambito ecommerce investire nella seo consente di abbassare i costi dei canali pubblicitari (Ads, Facebook Ads, Social Media, …). Diametralmente opposto al contenimento dei costi per la pubblicità è l’aumento del traffico organico. Inoltre, aumenta la brand awareness (quanto è conosciuta la marca dei nostri prodotti), facilitare la ricerca a coda lunga (indubbio aumento di ‘conversione’) e migliorare la User eXperience (per essa è inoltre previsto un aggiornamento da maggio 1 2).

Per un aumento de traffico organico (TO)

Come portare più traffico organico sull’ecommerce?

Se vuoi più traffico, devi iniziare a pensare come un motore di ricerca”: con questa massima si evidenzia che la pagina sia compresa dai motori di ricerca (tramite il passaggio degli spider). Più comprensibile è, migliore è il ranking.

Introduzione ai dati strutturati

Un indubbio aiuto al lavoro di scansione dello spider che passa le pagine del sito è svolto dai dati strutturati (‘la seo moderna’) possono aiutare. Permettendo una maggiore visibilità su un maggior numero di prodotti.

Ne discende che una maggiore visibilità  degli articoli determina più visibilità al negozio online e quindi maggiori possibilità di vendita.

Pensare come un motore di ricerca

Pensare come un motore di ricerca”: possiamo individuare alcuni elementi per assicurarsi che la propria pagina sia “compresa” dal motore di ricerca, e di conseguenza auspicare in un ranking più facile:

1 Avere un sito mobile-friendly. Considerando che ora la maggior parte delle persone utilizza dispositivi mobile per collegarsi ad internet, quando si progetta e sviluppa un progetto web dobbiamo ribaltare l’approccio: devo pensare alla mobile Experience (sito web Mobile-friendly). Costruendo un sito non devo pensare a come sia visto ‘in grande’, su desktop. Ma alla mobile experience; a maggior ragione per un sito e-commerce da zero devo ragionare in stile mobile experience.

2 Velocità di caricamento delle pagine: le persone esigono tempi rapidissimi nelle loro ricerche, per cui questo aspetto non può essere sottovalutato. Quindi importante lavorarci per avere un tempo di caricamento di 3-4 secondi.

3 Scegliere le parole chiave giuste (parole chiave più specifiche con un volume di ricerca inferiore possono generare più conversioni rispetto ad altre generiche: una keyword research più ampia è un must), nelle varie “sfaccettature” e sugli intenti di ricerca (i. navigazionale, i. informazionale, i. investigativo, i. transazionale).

4 Approfondire i contenuti sintetici. Evitare i contenuti scarni anche per un sito di e-commerce: mettere più informazioni che servono a spingere la pagina dell’articolo. Strategia necessaria e più che mai opportuna perché il prodotto ranki.

5 Inoltre, ottimizzare immagini e video: metterle in modo intelligente perché la pagina non diventi pesante ovvero lenta, quindi siano ottimizzate per non influire sul caricamento.

Ancora sui dati strutturati

L’introduzione dei dati strutturati facilita il lavoro allo spider che nel suo passaggio può in questo modo capire tutti i dati riportati. In questo modo lo spider trova tutti i dati necessari e utili sul prodotto, viceversa il mancato utilizzo non lo faciliterebbe.

I dati strutturati permettono di parlare la lingua dei motori di ricerca.

Ma quali sono i dati strutturati ? Essi rappresentano il ‘linguaggio naturale’ per parlare con il motore di ricerca.

Schematicamente, nella parte sinistra il codice tradizionale (sito) da cui il motore di ricerca è in grado di estrarre i dati (parte destra). Quello indicato (Google Structured Data Testing Tool) è il tool più raccomandato. Operativamente, basta inserire la url di una pagina (prodotto) in [TEST]. Un segmento di codice viene inserito nel siro e da esso il motore di ricerca è in grado di estrapolare tutti  dati relativi.

Da un codice complesso lo spider è in grado di estrapolare i singoli dati che è in grado di vedere (nome prodotto, immagini, ecc).

Per semplificare il lavoro di conversione – certamente non facile da leggere – si può fare ricorso a dei plugin.

Mettere i dati strutturati sui siti facilita il lavoro anche dei programmatori, chi sta dietro ai motori di ricerca. Tutti i dati strutturati ci aiutano a capire meglio le entità presenti in pagina.” (John Muller)

Le entità

Occorre introdurre un nuovo concetto:

Nel 2013 i gestori dei principali motori di ricerca si sono riuniti e hanno deciso di adottare un glossario globale che rappresentasse tutti gli oggetti reali ognuno dei quali deve essere convertito in un ‘oggetto’ comprensibile alla macchina.

L’entità rappresenta qualsiasi elemento presente nel mondo reale (persone, prodotti, luoghi, ecc), che il motore di ricerca è in grado di apprendere.

Più entità messe insieme fanno il Knowledge Graph.

Un Product Knowledge Graph è un a raccolta di tutte le entità dei prodotti di un magazzino. Se cioè ho un negozio online con 600 articoli ognuno di essi costituisce una entità e creano un Product Knowledge Graph.

Benefici di un Product Knowledge Graph:

1. Aiuta a vendere al di fuori del tuo e-commerce 2. Migliora la visibilità in termini di SEO 3. Permette di coinvolgere i clienti con contenuti immersivi, ovvero una modalità di fruizione a 360° dei contenuti scoprendone anche di nuovi.

Ma la grande novità per il 2021, annunciata nel novembre 2020, è che la Page Experience a partire da maggio 2021 sarà un fattore di ranking; tradotto l’esperienza utente arriva sul sito. Vale a dire verrà valorizzato come è facile caricare una pagina oppure quanto è facile muoversi da una pagina all’altra, quanto è facile comprare un prodotto da un e-commerce, ..

Possiamo concordare che l’avere pagine veloci è determinante per il cliente/consumatore che arriva sul nostro sito.

Conclusioni

Alla seo classica si accosta quella che è definita come agentive seo, la seo “potenziata dall’intelligenza artificiale” (‘seo moderna‘) su cui adesso più che mai è necessario investire (ora i motori di ricerca sono molto più intelligenti !).

I dati strutturati sono la soluzione perfetta per comunicare informazioni di un prodotto (sono di gran lunga migliori delle keywords): inserito il dato il motore di ricerca è in grado di estrapolare una mole di dati riguardo il prodotto.

[Fonte: https://kinsta.com/it/webinars/seo-per-ecommerce/]

In evidenza

AMP: tra velocità di caricamento e indicizzazione per pagine da mobile

La tecnologia AMP (Accelerated Mobile Pages, pagine accelerate per il mobile) è stata introdotta per aumentare la velocità di caricamento delle pagine internet da dispositivo mobile. Al giorno d’oggi, infatti, una discriminante essenziale per l’indicizzazione nella lista dei risultati dei motori di ricerca – e ancora prima nell’ottimizzazione di un sito, mobile nello specifico – è rappresentata dalla velocità di caricamento delle pagine che sposa la necessità di utilizzare dei temi responsive. Tecnica sviluppata in risposta all’introduzione dell’indice mobile-first (il quale va a “premiare”, a dar precedenza alla versione mobile dei contenuti di un sito ai fini della sua indicizzazione), inversione “di approccio” avviata ufficialmente da Big G da 5 anni (progetto Google AMP).

Da diversi studi si rileva che gli utenti abbandonano la pagina di un sito se non viene caricata entro 3 secondi: questo significa un’elevata percentuale di utenti persi. Proprio per questo motivo, l’implementazione di AMP può essere una scelta vincente e ottimale per quei siti che si occupano della fruizione di informazioni e quindi in particolare di contenuti testuali. Le pagine AMP sono il futuro dei blog aziendali.

Fermo stante il concetto di ‘mobile-friendly‘, il proclama ‘Mobile First al posto del Desktop First‘ ribalta e scombussola la primordiale concezione di progettazione e sviluppo di un sito web.

La presenza di pagine AMP su Google viene stigmatizzata tramite una sorta di lampo che richiama proprio la velocità di caricamento.

Ma in cosa consiste la tecnologia AMP ? Partendo da una Library Open Source, le AMP non sono altro che pagine fatte con gli stessi elementi di tutte le pagine tradizionali, quindi basate su HTML, CSS e Javascript, ma che presentano alcune restrizioni in base a regole e tags specifici, eliminando tutti i fattori che rischiano di rallentare il sito web e consentendo in questo modo un codice più performante e che poggia su script asincroni, caratteristiche chiave che contraddistinguono le pagine AMP e che servono a ridurre la velocità di caricamento dei contenuti statici: secondo questa modalità vengono cioè eliminati tutti quegli elementi che “rallentano” il sito, determinando così una considerevole riduzione del peso di una pagina e dunque del suo tempo di caricamento (statisticamente, le pagine AMP sono 4 volte più veloci rispetto alle pagine tradizionali).
Vista allora la loro natura, le pagine AMP sono sicuramente ideali e preziose per le testate giornalistiche e i siti di notizie in generale; meno necessarie per le pagine istituzionali di un sito (di per sè già veloce e performante). Ma non può essere applicato con altrettanto successo agli e-commerce, per cui sarebbero necessari ulteriori adattamenti al codice decisamente difficili da implementare.

Le pagine AMP privano l’utente di tutte le funzionalità aggiuntive legate alle animazioni e agli effetti speciali, per privilegiare una pagina pulita ed essenziale nell’aspetto, di modo che resti concentrato sui contenuti.

Le pagine mobili accelerate sono fondamentali per creare un’esperienza utente migliore e più veloce su internet mobile.

Dal momento del suo lancio, il progetto AMP ha ottenuto parecchie adesioni da parte di aziende, blogger e freelancer che avevano la necessità di snellire l’esperienza mobile. AMP permette una navigazione più armonica tra i contenuti editoriali.

Ci sono alcune caratteristiche chiave che contraddistinguono le pagine AMP e che servono a ridurre la velocità di caricamento dei contenuti statici.

La velocità di caricamento è uno dei fattori di Ranking più importanti. E’ opinione comune fra gli operatori che i principali vantaggi derivanti dalla loro implementazione sono un aumento significativo del volume di traffico organico e delle conversioni facilitate da esperienze mobile più veloci. Coloro che si occupano di SEO e di mobile SEO sono concordi nell’affermare che un sito web AMP ben strutturato abbia vantaggi in termini di traffico organico, engagement e ranking. Contrariamente alle dichiarazioni ufficiali di Google sin dai tempi del lancio del mobile-first index che negavano questa possibilità, verosimilmente qualche effetto pare possa esserci. Le pagine AMP riportano fondamentalmente l’attenzione sui contenuti dei siti web; le aziende che hanno scelto di implementare pagine mobile accelerate hanno riscontrato rilevanti incrementi di traffico in termini di ricerca organica.

Si rileva inoltre l’esistenza di una relazione tra utilizzo della tecnologia AMP ed aumentate performance su Google: il motivo può essere ricavato dal fatto che l’user engagement sui siti AMP è decisamente maggiore rispetto ai siti non AMP, e che le conversioni derivanti da esperienze mobile più veloci sono decisamente maggiori.

Per ciò, è possibile utilizzare un plugin AMP il quale, una volta installato, associerà ad ogni url una versione ‘/amp/’. Oppure ancora adoperare uno specifico editor che permette di gestire e personalizzare alcuni parametri per la versione AMP dei post/pagine. Inoltre, attivare Google AMP può aiutare a ridurre il carico di richieste ai server e migliorarne la performance. Google salverà una versione cache della pagina AMP e la mostrerà agli utenti su dispositivi mobili.
Condizione sine qua non, e quindi per trarne vantaggio, è comunque che si abbiano contenuti di qualità; l’implementazione cioè di pagine AMP non determina automaticamente un aumento di accessi al sito.

C’è una relazione tra AMP e ranking? Google può dare una priorità tra i risultati in SERP ai siti che utilizzano pagine AMP? Benefici potrebbero arrivare innanzitutto dal miglioramento complessivo delle performance del sito e dell’user experience da mobile, oltre che dalla maggior velocità di caricamento e di utilizzo. In aggiunta, si può ipotizzare che Google utilizzi come fattore di ranking anche una serie di segnali dell’user engagement, così come lasciano intuire i risultati delle implementazioni AMP.

Il rovescio della medaglia, vale a dire gli svantaggi di Google AMP: riduzione dei guadagni pubblicitari, statistiche meno dettagliate, limitazioni negli stili e negli script, migliore qualità del codice.

Per approfondimenti sull’argomento: https://blog.leevia.com/web-marketing/pagine-amp-cosa-funzionano-utilizzarle/

[Fonte. https://sos-wp.it/google-amp-wordpress/]

In evidenza

Chi vince non sa che cosa si perde

Da una intervista con il Santo Padre uscita con il primo numero del 2021 di ‘Sportweek’ – supplemento de ‘La Gazzetta dello Sport’ – riporto un estratto di una piacevole conversazione con uno dei papi che più si è dimostrato sensibile nei confronti dello sport, nelle sue varie discipline e ‘interpretazioni’. Lo sport per Francesco è l’occasione in cui ciascuno si mette in competizione prima di tutto co sé st4sso, per superare la spinta all’individualismo.

Tutto nasce da un’intervista … fuori le righe.
Sullo sfondo la Via Crucis dello scorso 10 aprile in una Basilica di San Pietro insolitamente deserta e perciò desolante, con il papa a celebrare in solitaria; idea rilanciata poi dalla lettera scritta dal papa ad Alex Zanardi a seguito del suo tragico incidente . L’intelligibile intermediazione e collaborazione di don Marco Pozza da il la ad un progetto “ambizioso”, proponendo a papa Francesco una intervista ‘di ampio respiro’ sullo sport, un’intervista strutturata in cui cogliere e approfondire il suo pensiero sul mondo dello sport, vissuto dai suoi luoghi tramite diversi incontri con vari, coinvolgendolo così in una sorta di ‘enciclica laica sullo sport‘.
Ne sono usciti sette pilastri sui quali Francesco edifica lo sport: lealtà (“Lo sport è lealtà e rispetto delle regole. Anche lotta alle scorciatoie, lotta al doping”), impegno (“Il talento è niente senza applicazione: si può nascere talentuosi ma non ci si può addormentare sopra il talento …”), sacrificio (“Il ‘sacrificio’ è termine che lo sport spartisce con la religione: “sacrum-facere” è dare sacralità alla fatica”), inclusione (“Questo sarà l’anno delle Olimpiadi. I Giochi, da sempre, sono un segno di inclusione, contrapposta alla cultura del razzismo, dello scarto”), spirito di gruppo (“Fare squadra è essenziale nella logica dello sport. Anche della vita di tutti i giorni”), ascesi (“Le storie delle grandi imprese ci inducono a pensare che il gesto sportivo sia una sorta di ascesi, pur senza la religione addosso …”) e riscatto (“Dire sport è dire riscatto, possibilità di redenzione per tutti gli uomini”). Per ognuno di questi è stato accostato un rappresentante del mondo sportivo che può esserne considerato ‘il paladino’.
L’intervista è avvenuta ai primi del mese di dicembre alla presenza di Stefano Barigelli, direttore de ‘La Gazzetta dello Sport‘, e Pier Bergonzi, vicedirettore e autore dell’intervista, e don Marco Pozza, ospiti di papa Francesco nella residenza di Santa Marta.

LEALTA’. “Prendere le scorciatoie è una delle tentazioni con cui spesso abbiamo a che fare nella vita: pensiamo sia la soluzione immediata e più conveniente ma quasi sempre conduce a degli esiti negativi. La scorciatoia è l’arte di imbrogliare le carte. Penso, ad esempio, a chi va in montagna: la tentazione di cercare scorciatoie per giungere prima alla vetta … nasconde spesso e inevitabilmente un lato tragico. Questo capita anche nell’allenamento delle differenti discipline sportive: ….. Il gioco e lo sport in genere sono belli quando si rispettano le regole; senza regole, infatti, ci sarebbe anarchia, confusione totale. Rispettare le regole è accettare la sfida di battersi con l’avversario in maniera leale … La pratica del doping nello sport non solo è un imbroglio, una scorciatoia che annulla la dignità, ma è anche volere rubare a Dio quella scintilla che, per i suoi disegni misteriosi, ha dato ad alcuni in forma speciale e maggiore.”.

IMPEGNO. “La storia, non solo quella sportiva, racconta di tanta gente di talento che si è poi persa strada facendo … Nello sport non basta avere talento per vincere: occorre custodirlo, plasmarlo, allenarlo, viverlo come l’occasione per inseguire il meglio di noi …”.

SACRIFICIO. “A nessuno piace fare fatica perchè la fatica è un peso che ti spezza. Se, però, nella fatica riesci a trovare un significato, allora il suo giogo si fa più lieve. L’atleta è un pò come il santo: conosce la fatica ma non gli pesa perchè, nella fatica, è capace di intravedere, oltre, qualcos’altro. Trova una motivazione, che gli permette non solo di affrontare la fatica ma quasi di rallegrarsi per essa: senza motivazione, infatti, non si può affrontare il sacrificio …”.

INCLUSIONE. “Chiediamo al Signore la grazia di poterci avviare verso un anno di ripartenza di tutto … Le Olimpiadi, di cui ho sempre apprezzato il desiderio innato di costruire ponti invece che muri, possono rappresentare anche simbolicamente il segno di una partenza nuova e con il cuore nuovo. All’inizio dell’esperienza delle Olimpiadi, infatti, si prevedeva addirittura la tregua delle guerre nel tempo delle competizioni ….”.

SPIRITO DI GRUPPO. “E’ vero: nessuno si salva da solo … Lo sport ha questo di bello che tutto funziona avendo una squadra come cabina di regia. Gli sport di squadra assomigliano ad un’orchestra: ciascuno dà il meglio di sé per quanto gli compete … E’ così che piccoli gruppi, capaci però di restare uniti, riescono a battere squadre incapaci di collaborare …”.

ASCESI. “.. L’ascesi … ti permette di vedere e comprendere meglio il centro: [dalle periferie] estraniarsi dal mondo per immergersi ancora meglio … Lo sport rappresenta tutto questo molto bene: mi immagino le scalate sugli Ottomila metri, le immersioni negli abissi, le attraversate degli oceani come dei tentativi per ricercare una dimensione diversa, più alta, meno abituale …”.

RISCATTO. “.. non basta sognare il successo, occorre svegliarsi e lavorare sodo. E’ per questo che lo sport è pieno di gente che, col sudore della fronte, ha battuto chi era nato con il talento in tasca. I poveri hanno sete di riscatto: offri loro un libro, un paio di scarpette, una palla e si mostrano capaci di gesta impensabili … “.

(Fonti: ‘La Gazzetta dello Sport’, sabato 02/01/2021; ‘Sportweek’, periodico allegato, nr. 1/2021)

Salto nei regionali ! ..

(domenica 4 febbraio)

Tempo di regionali. All’indomani della chiusura dei campionati invernali in quel di Milano, quest’anno differita rispetto a Varese, gia nel weekend passato è partita lsa Don Bosco Cup 2024 con buona parte delle gare di andata.
Eccomi sabato nella nuova location di OSGB di Induno Olona, presso l’oratorio San Paolo. Format under 14: avversarie, la formazione Net Volley di Cinisello Balsamo, forte di un agevole 3 a 0 (25-4; 25-18; 25-15) che, oltre ad evidenziare il divario fra le due compagini, già forse ha tracciato l’epilogo del turno.
Pertanto, alla formazione guidata da Laura Barella non rimane … che giocarsela davanti al proprio pubblico.
La storia però non cambia nel ritorno con il sestetto di Cinisello che non abbassa l’asticella del proprio gioco e con un gioco pressante e veloce piega a più riprese la retroguardia di OSGB inerme di fronte alle mine lanciate dai nove metri (8-17 dopo solo tre rotazioni nel primo set), a evidenza che la formazione di Cinisello Balsamo non rinuncia alle proprie ambizioni, per un perentorio 10-25 finale. L’intervallo è propizio alle locali e a coach Barella per rimettere ordine nelle proprie fila e, con una rimescolata di carte, nel successivo riesce a tenere testa ad un gioco verosimilmente più affievolito delle ospiti tenendosi avanti nonostante il ritorno per il conclusivo 25-20.
Ma OSGB non riesce a tener testa e continuità nei due successivi alzando praticamente bandiera bianca nell’ultimo set (25-13 e 25-15).

La designazione di domenica mi riporta alla palestra Falaschi di San Fermo in Valle Olona, dove il sodalizio locale ‘u13’ di coach Ambrosetti sfida nella gara di ritorno il sodalizio di Volley Arluno guidato dal duo Ferrari. Le locali partono dal risultato di 1 a 4 dell’andata (17-15, 13-17, 9-17, 8-17, 5-17) maturato giusto 24 ore prima. Conoscendo però il sodalizio di Atlas, che può contare anche sul fattore-campo, c’è da aspettarsi di tutto nella gara di ritorno. Gioco apprezzabile da ambo le parti. La compagine milanese in particolare si dimostra una formazione molto duttile e dinamica, ciò che probabilmente ha segnato il solco già nell’andata, senza nulla togliere alle ragazze di San Fermo.

La gara è tutto un testa-a-testa fra le due squadre con la formazione ospite che, pur tramortita dalla buona partenza della squadra di casa (1-6) non perde la concentrazione potendo contare su di una buona cabina di regia (numero 7) che dà lo scossone con micidiali diagonali dalla prima linea (9-12). Mentre Arluno preme molto sulle palle lunghe, la squadra di Ambrosetti invece non riesce a trovare continuità nella sua azione (10-17). La formazione di casa non getta la spugna anzi… mentre si apprezzano dinamiche di gioco che vanno in crescendo a testimonianza dell’impegno profuso da ambo le parti, riesce a domare e a contenere le avversarie nei successivi due (17-12, 17-12). Ecco allora il quarto set assume un’importanza fondamentale (a dimostrazione, 24′ di gioco a referto !!): si intravede la tensione nelle ragazze di Ferrari con un gioco non così lindo come agli inizi (leggi alcune invasioni a rete), Atlas vede così il colpaccio imponendosi ai vantaggi nel quarto (16-18), mentre Arluno perde verosimilmente di lucidità. Volley Arluno non vuole però tirare i remi in barca e nel quinto set respinge le velleità delle locali (9-17), allontanando lo spettro di un possibile Golden Set, che vale il passaggio diretto al turno successivo. Apprezzabile (non perché sia lo scrivente) la direzione di gara: visto il contesto e le premesse della sfida, tengo alta la concentrazione (quasi al 101% !!), attento allo sviluppo di gioco sui 18 metri e focalizzando la presenza nei momenti topici: da questo punto di vista direi le due squadre sostanzialmente impeccabili e capaci di un un buon gioco e di mantenere viva la palla pure in condizioni .. “estreme” ! Penso di aver risposto adeguatamente all’impegno, senza inventarmi nulla nella conduzione.


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