Sinergia tra AI e Web semantico

(lunedì 12 marzo)

Come ormai si sa, una delle tendenze della SEO iniziata nel 2017 e che vedrà 

   la sua esplosione nel 2018 e gli anni a venire sono la ricerca conversazionale, la elaborazione del “linguaggio naturale” e l’intelligenza artificiale (chiamato anche machine learning o apprendimento automatico). In sostanza il concetto è che i robot stanno diventando sempre più intelligenti al punto di arrivare addirittura a dedurre il contesto di una ricerca !

Il risultato di questi sviluppi è ciò che viene definito web semantico e l’algoritmo ad esso dedicato è Rank Brain.

Se per gli addetti del settore il web semantico è una realtà, viceversa per alcuni sembra ancora molto lontana, forse addirittura inesistente, probabilmente perché a parer loro al momento non ha un grosso impatto sul campo.

Una nuova forma di contenuto Web scatenerà una rivoluzione di nuove possibilità, dando così origine a un Web di dati strutturati e non-strutturati, che consentirà “ad assistenti automatici di operare per conto nostro in modo del tutto autonomo, semplificando e arricchendo notevolmente la nostra esperienza on-line”.

 

Un altro importante elemento è la complessità dei contenuti in ottica SEO semantico. In passato la semplicità del World Wide Web è stato un fattore decisivo per la sua rapida espansione in una rete di massa globale.

Quella semplicità ha dato (libero) accesso anche a persone non preparate tecnicamente ad iniziare la creazione di contenuti che in breve tempo hanno popolato l’intero Web. Al contrario creare contenuti semantici è molto più complicato, proibitivo per molti. Produrre contenuti appositamente per il Web semantico è parte fondamentale per la sua crescita. Il campo semantico è molto più astratto rispetto a documenti o database.

 

Il SEO semantico non è un nuovo ambiente informatico, ma piuttosto una estensione del Web esistente. Il potere dei dati semantici è che un software sarà in grado di elaborare autonomamente soluzioni in grado di soddisfare totalmente le esigenze, bisogni e domande che gli utenti sottopongono ogni giorno al motore di ricerca.

Si sente spesso parlare di semantica applicata alla SEOGoogle RankBrain,  Knowledge Graph, Google Colibrì sono solo alcuni degli algoritmi usati da Google per sfruttare questi concetti e dare risposte concrete alle esigenze di ricerca degli utenti.

La Semantic Search è una sezione innovativa introdotta negli algoritmi dei motori di ricerca che permette di migliorare la precisione delle ricerche sfruttando il comportamento dell’utente.

Con l’avvento di Hummingbird e l’introduzione del Knowledge Graph, la Semantica si impone in modo prepotente all’interno dei “ragionamenti di Google”. I Microdati, RDF e le strutture tecniche sono a supporto del motore di ricerca per aiutarlo a comprendere i bisogni dell’utente finale.

In questo scenario i dispositivi mobile e l’introduzione delle query vocali hanno un ruolo cruciale. La S.E.O. moderna non è una cosa banale !

 

La visione semantica applicata al web si è diffusa a partire dal 2001. Costruire un web semantico globale è un impresa estremamente complessa, innanzitutto la complessità tecnologica, nuovi linguaggi e framework di rappresentazione della conoscenza devono essere pensati tramite standard ipertestuali che poggiano su  protocolli Web determinati.

 

La nascita nel 2013 dell’algoritmo  di ricerca  “Hummingbird”, è stato di fatto l’inizio dell’indicizzazione semantica.

L’azienda di Mountain View, negli anni successivi ha dato sempre più importanza al motore di ricerca e al web semantico, applicando, aggiornando e revisionando gli algoritmi per aumentargli l’intelligenza, semplicemente perché la semantica restituisce contenuti sempre migliori e rilevanti per la query fornita dagli utenti.

Non parliamo più di dati strutturati, applicati ai contenuti come veniva fatto in precedenza, ma di una vera e propria intelligenza artificiale – machine learning -, abbandonando di fatto la SEO canonica e spostandoci verso un SEO semantico.

 

Su questa scia nel 2015 Google dichiara di utilizzare una nuova struttura di intelligenza artificiale – learning machine – chiamato “Rank Brain“.

 

Nel 2018 l’Intelligenza Artificiale e la SEO andranno ancora più strettamente a braccetto, nell’ottica di aiutare gli utenti a ottenere risultati più rilevanti col minimo sforzo. A prescindere da come si accede ai contenuti, una cosa è assolutamente chiara: l’Intelligenza Artificiale applicata alla SEO continuerà ad aiutare gli utenti a ottenere risultati sempre più rilevanti. Tutto ciò avverrà in virtù dell’enfatizzazione di un web semantico, ossia di una strutturazione dei contenuti fornendo all’utente una gamma più completa di informazioni inerenti la sua ricerca (questa era nel 2013 la filosofia “nuda e cruda” dell’algoritmo Hummingbird).

 

Quest’anno assisteremo a una crescita esponenziale del fenomeno dei Linked Data. La rivoluzione silenziosa dei dati linked ha già iniziato a cambiare interi settori, interessando anche SEO e digital marketing. Le applicazioni di Intelligenza Artificiale, i motori di ricerca e gli algoritmi di machine learning hanno un bisogno cospicuo di dati strutturati arricchiti semanticamente per migliorare la qualità dei propri risultati.

 

In questo scenario subentra il concetto di contenuto olistico, ovvero un modo d’approccio alla SEO secondo cui la risposta ad ogni ricerca dovrebbe riuscire a dare strategicamente più informazioni possibili inerenti la ricerca medesima: un testo non deve basarsi solo sull’ottimizzazione di keyword, ma deve trattare l’argomento in modo completo ed essere arricchito di termini correlati e attinenti.

E’ da tempo che si afferma l’importanza di capire l’intenzione degli utenti piuttosto che basarsi sulla singola keyword; si può anzi affermare che oramai al centro dell’indicizzazione di un sito in riferimento alla SERP l’attenzione si è spostata sull’intento di ricerca.  Questa affermazione è facile a dirsi ma difficile da mettere in pratica. Per capire in modo accurato quali siano i comportamenti degli utenti bisogna conoscere le loro aspettative.

 

 

 

Dalla voglia di implementare il web semantico, è nato WordLift, un plugin per WordPress che combina tecnologie semantiche e Intelligenza Artificiale per fare quello che un esperto Seo farebbe per aumentare il traffico verso il proprio sito. Progetto nato agli inizi del 2017 con l’intenzione di sviluppare un “prodotto” che aiutasse a rendere i contenuti più ricchi, organizzandoli in base agli interessi degli utenti.

 il plugin esegue un’analisi semantica, che evidenzia concetti – e non parole – da mettere in risalto. Vengono scelti e tradotti dal software in contenuti adatti a chatbot, crawler e assistenti digitali come Siri. Questo meccanismo non penalizza lo stile di scrittura, anzi aiuta a creare una user experience più ricca, in cui l’utente finale sente di avere un dialogo reale o di leggere un testo più “vero” e curato.

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