Il Piede d’Oro “incontra” Buran. Il gelo non frena una sana passione.

(domenica 25 febbraio)

In una domenica mattina caratterizzata dagli strascichi del Buran, vento gelido di provenienza siberiana che sta imperversando sulle nostre regioni portando una coda di freddo e nevicate sparse prende il via con la tradizionale tappa di Varese la stagione 2018 del Piede d’Oro. Pare che per quest’anno i giorni della merla che si sa a calendario a fine gennaio abbiano deciso di spostarsi di mese !!
Sveglio già dalla prima mattina ancora sotto le lenzuola odo che (ssigggh) sta piovendo !! Pioggia che con l’avvicinarsi dell’ora della levata va fortunatamente diminuendo. Ben imbacuccato viste le rigide temperature di questi giorni, all’uscita da casa mi accorgo però che ha lasciato posto a un leggero nevischio (effetto-Buran !).
Apro Fb e da una diretta sul ritrovo della gara del Lumy, intravedo che anche là nevischia (sempre meglio della pioggia !!) …
Ritrovo con Gaetano Mele per raggiungere la location come consuetudine dinanzi al negozio ‘Lampadari Frigo Nereo’, ed ecco ha inizio un turbinìo affettuoso di saluti. In primis, saluti a Marco Lumynoso e a tutti gli altri collaboratori del PO: Federico Mantovani, Sergio Castagna, Gianni Lamperti, Aldo Racchetti e Renato Brogioli, Eolo’s Time men, Angelo De Mieri, … e poi ‘alla console’ Fiorella e Manuela Riva, Stefano Irato, …. E poi gli amici di sempre: dapprima Simone Prina con Sara e il piccolo Lorenzo, IlPirata e IlPiratino, Samuele, Luciano, Andrea, Giovanni, Liliana, Barbara, l'”ultramaratoneta” Paolo, Flavio e Stefano della Podistica Mezzanese, Rinaldo Francesca dei Runner Varese, Daniela Ferro e marito, Alessandro Carù e Franca dell’Aermacchi, Andrea Marzio della Whirlpool; Davide Passeri, Stefano Beltramello, l’esordiente Mirco e Francesco Piccinelli dell’Atletica Verbanoancora Vincenzo Lo Presti,  Andrea Pezza, Fabio Casa e famiglia dello Sci Nordico Cunardo, Omar, Giuseppe e una ssfrecciante Lorena Castigioni (hai voglia a richiamarne l’attenzione !!; troppo impegnata a “passeggiare”) della Cardatletica; Giovanni e Francesca, Nicola Benevento e la moglie Mimma, Roberto, Ugo, Lidio e Katia del 7 Laghi Runners tra tutti.

Intelligentemente, “per mantenere alta l’atmosfera e il coinvolgimento”, alle 9.10 la partenza del minigiro e alle 9.30 la partenza dei due percorsi e, 5 minuti più tardi, la ‘Prima’ del Nordic Walking, la camminata coi bastoncini.
Percorso di poco superiore agli 8 chilometri che si snoda fra i quartieri di Masnago, Avigno e Velate.
Sotto un leggero nevischio che ci accompagnerà per tutta la mattinata, dopo una inedita spuntatura ci disponiamo sotto il gonfiabile bianco della Whirlpool; nelle prime fila, adocchio statuario il Soxj che presumibilmente conoscendolo è là pronto per sferrare la sua micidiale partenza “a-rotta”. Confermata una nutrita partecipazione a questa ‘Prima’ della stagione 2018 del Piede d’Oro, a dispetto delle rigide condizioni di giornata (non più di 1-2 gradi): circa 600 partecipanti impegnati sulle distanze proposte .

‘On y va’   ; così risaliamo via Crispi per raggiungere la rotonda dello stadio, quindi prendiamo a destra per poi costeggiarlo risalendo così verso Avigno e proseguire superata la piazzetta verso la Torre Di Velate, ascesa abbastanza impegnativa e muscolare, prima della quale attacchiamo la breve ma muscolare scalinata Dario Bonvini.
Prima di raggiungere l’Eolo Time con gli amici Aldo e Renato (imperterriti) passiamo dinanzi alla chiesetta di S. Cassiano (1100). “Salutati” gli amici in blu, poco più avanti, ecco la Torre. Ma l’impresa non finisce qua: ancora uno strappo di qualche decina di metri di camminamento che ci accompagnano sui sentieri retrostanti. Si percorre quindi un falsopiano su sterrato e poi le strette viuzze di Velate che culminano con la salita Arcelli (800 metri) e il ciottolato Guttuso (300 metri) che non concedono tregua agli astanti fino a raggiungere il traguardo volante ‘Alpi Sistemi’.
L’ascesa è così terminata; dietrofront e praticamente si attraversa in discesa per 600 metri il borgo di Velate, percorrendo a ritroso quanto sinora messo nelle gambe.
In leggera discesa, nel giro di qualche centinaia di metri il ristoro di giornata per poi guadagnare il camminamento del Percorso Vita, che ridiscende per quasi un km fra i boschi, dove è facile incappare in qualche storta. Quindi un breve tratto su asfalto e si prosegue poi sugli stretti tornantini in discesa del Campus.
Superata la sbarra, dopo aver percorso ancora un falsopiano, si va attraverso il Campus per affrontare gli stretti tornanti lastricati per circa 300 metri.
Si abbandona definitivamente la parte sterrata quando si è al 6° chilometro e ci si riavvicina a mò di circumnavigazione allo stadio Franco Ossola.
“Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco” perché se il più è oramai alle spalle, manca ancora l’ultima ciliegina della torta: la salita Overmach-Montello (500 metri circa) che poi apre su un lungo rettilineo in progressiva discesa da affrontare con attenzione anche per il fondo divenuto viscido e infine, imboccata via Ronchelli una “repentina” ed impegnativa discesa che porta al traguardo di giornata.

                             

Profilo altimetrico a parte, trovo i primi chilometri “bastardi” forse anche per la temperatura prossima agli 0 gradi penso: alternare la corsa al passo qui costa il doppio perché i polpacci “si bloccano in tempo 0” e ripartire con avanti ancora salita non è facile da gestire. E’ qui che incrocio l’amico Giovanni La Grutta, con cui poi condivido buona parte dell’avventura del percorso di giornata.
Buone sensazioni tutto sommato; si poteva azzardare di più sui primi km ma oramai penso di conoscermi ! Così come l’ultima parte il Montello tacciata da tanti come terribile ma, a denti stretti e sottovoce, avendola fatta per la prima volta non l’ho trovata così … estrema difficile da interpretare e gestire, per quanto fatto prima, sì. Ritrovo fiato e continuità rilanciando il passo sul rettilineo finale, sino a girare a destra per prendere via Giovan Battista Ronchelli e l’importante discesa che conduce all’arrivo.

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