Appunti dalla NYCM 2017 – parte 2

(venerdì 10 novembre)

 

 

La prima domenica del mese di novembre l’America sportiva come pure diversi paesi degli altri continenti sono catalizzati da un evento sportivo di carattere internazionale tra i più antichi ed affascinanti, e che parimenti catalizza i media di tutto il mondo.

Per un giorno la caotica e nevralgica cittadina di New York “si ferma” per permetterne lo svolgimento, dal momento che l’evento richiama migliaia di  appassionati curiosi e turisti che si trovano lì per viaggio o di passaggio, se non come accompagnatori dei maratoneti.

La maratona di New York nasce il 13 settembre del 1970 su un idea di Fred Lebow e Vince Chiappetta

La modella Karlie Kloss, a sinistra, insieme alla maratoneta Kathrine Switzer (famosa per essere stata la prima donna a correre una maratona, a Boston nel 1967) e al direttore della maratona di New York Peter Ciaccia
(AP Photo/Seth Wenig)

 

, cofondatori del New York Road Runners Club. Il percorso, durissimo, prevede sei giri del Central Park; partono in 127 di cui solo in 55 arriveranno al traguardo. E’ per merito loro se la maratona viene aperta da subito alla partecipazione femminile nonostante il parere negativo della federazione di atletica americana. Nel 1971 Beth Bonner è la prima donna a vincere la maratona di New York.

Da allora sempre disputata, ad eccezione del 2012 quando la città fu travolta dall’uragano Sandy, la Maratona New York è la più partecipata al mondo (quest’anno superate di gran lunga le 50.000 presenze) e fra le più antiche, dopo Boston e Chicago.

Quella del 2017 rappresenta dunque l’edizione numero 47 della storia e vedrà al via una folta rappresentanza azzurra: sono infatti 3002 gli iscritti provenienti dall’Italia, secondi per numero solamente ai “locali” statunitensi arrivati a 36067 unità. Tra i nostri portacolori, da segnalare la presenza per il secondo anno consecutivo di Leonardo Cenci, atleta perugino che se dovesse tagliare il traguardo posizionato a Central Park diventerebbe “la prima e unica persona al mondo ad aver affrontato 2 maratone con il cancro”, come lui stesso ha fatto notare sulla propria pagina Facebook (per leggere la nostra intervista a Leonardo, clicca qui).

La più bella maratona del mondo viene corsa a New York a soli sei giorni dall’attentato di Halloween che ha lasciato l’ennesima scia di sangue e nessuno si sarebbe azzardato ad organizzare un evento di tale portata. Invece è proprio così: la maratona, come la strage di Boston ha tragicamente dimostrato quattro anni fa, offre uno dei migliori obiettivi sensibili per un atto terroristico ma vedere correre insieme 53.000 persone è anche la migliore risposta alla strategia del terrore. Ecco perché nessuno a New York, neanche per un momento, ha pensato di sospendere l’organizzazione del più spettacolare evento di massa del mondo com’era purtroppo accaduto, proprio alla vigilia della corsa e non senza polemiche, di fronte all’uragano Sandy del 2012. Quella pagina vissuta aveva in effetti frenato non poco la grande migrazione dei maratoneti verso la Terra Promessa della corsa e la partecipazione degli italiani alla corsa della Grande Mela, in coincidenza con la crisi economica, era vistosamente calata a poco più di 2000 iscritti negli anni successivi.

La Maratona di New York è senza dubbio uno degli eventi sportivi più seguiti: si tratta della corsa più affascinante al mondo, non a caso richiama ogni anno milioni di appassionati. Le strade della Grande Mela sono pronte a dare spettacolo: sono previsti 50mila podisti per una manifestazione che porta in strada, dentro e fuori, metro dopo metro, i colori del mondo fino al termine del percorso di 42 chilometri. L’Italia è la nazione straniera più presente alla manifestazione: saranno ben tremila i nostri connazionali, un record che certifica il legame tra il nostro Paese, New York e la sua Maratona.

La grande storia dei maratoneti azzurri a New York inizia già nel 1978 con Marco Marchei e Franco Ambrosioni che, reduci da uno stage in quota a Città del Messico, decidono di schierarsi al via soprattutto con l’intento di fare un lunghissimo come allenamento finale della trasferta oltre oceano.

Nel rispetto della tradizione dei grandi numeri, oltre 50 000 runner pronti ad attraversare tutti e 5 i distretti della città per poter dire alla fine, con il sorriso nonostante la fatica accumulata, di aver corso la Maratona forse anche più importante del mondo.

Benché la manifestazione sia aperta a diverse categorie, dai disabili in carrozzella/handbyke

Corridori della gara in carrozzina sopra al ponte Verrazzano
(AP Photo/Craig Ruttle)
I vincitori della maratona nella gara in carrozzina maschile: da sinistra, il britannico John Smith arrivato secondo, lo svizzero Marcel Hug primo classificato e il giapponese Sho Watanabe arrivato terzo
(AP Photo/Seth Wenig)

 

 

 

 

 

 

 

 

agli appassionati e amatori della corsa

I corridoro alla partenza
(REUTERS/Andrew Kelly/LaPresse)
I corridori sopra al ponte Verrazano
(AP Photo/Craig Ruttle)

 

come ai runner di professione, questo evento richiama però soprattutto professionisti, pronti a darsi battaglia per vincere: occhi puntati allora su Ghebreslassie, Kipsang e Kamworor, mentre per quanto riguarda le donne Mary Keitany è favorita per la quarta vittoria consecutiva. Col senno del poi, pronostici decisamente sovvertiti: se fra gli uomini ad affermarsi è stato Kamworor  , uno dei favoriti insieme a Ghebreslassie e Kipsang, che precede dopo una entusiasmante volata quest’ultimo,

 

 

è dalle donne che arriva la sorpresa forse più inaspettata con l’americana Shanane Flaning che riporta in patria l’alloro dopo 40 anni di dominio africano che ha la meglio sulla keniana Mary Keitany grande favorita per il successo finale e che inseguiva la quarta vittoria consecutiva.

 

 

Da segnalare poi fra gli italiani un buon 6 posto di Sara Dossena e diciannovesimo Francesco Puppi, la prestazione di una sfortunata Emma Quaglia.

Come descritto sopra, la maratona di New York

 

 

 

 

 

si sviluppa attraverso i cinque quartieri della città    , i luoghi simbolo della corsa:
la partenza avviene da Staten Island, che divide la baia di New York in due metà, Upper e Lower; prima la gara femminile e mezz’ora dopo la partenza di quella maschile, con le famose “wave”, i nostri ‘cancelletti’, scaglionati in base ai propri PB sulla distanza.

 

 

 

Subito dopo il via, il Ponte di Verrazzano con i suoi 1600m (la metà dei quali in salita, per un dislivello positivo di circa 50 metri) il quale collega i distretti di Staten Island e Brooklyn (deve il suo nome a Giovanni da Verrazzano, il navigatore italiano che nel 1524 fu il primo europeo ad entrare nella baia di New York; il suo nome lo ritroviamo anche lungo il percorso di una storica gara podistica che si svolge nel Varesotto).
Superato il Verrazzano-Narrows Bridge si entra a Brooklyn; qui la corsa si sviluppa per circa 18 km con scorrevolezza, con l’unica vera difficoltà da affrontare rappresentata da Pulanski Bridge, lungo poco più di 50 m, che collega Brooklyn con Queens,’ il distretto più grande di New York.
A questo punto, viene affrontato il Ponte di Queensboro, collegamento fra i distretti di Queens e di Manhattan, e rappresenterà uno dei tratti più difficili da affrontare alla Maratona New York 2017, visti i suoi 800m con dislivello positivo di 42 metri.

Corridori sopra al ponte Queensboro
(AP Photo/Andres Kudacki)

Un gruppo di corridori sopra al ponte Queensboro
(AP Photo/Jason DeCrow)All’uscita dal ponte, gli atleti affrontano un largo semitornante in discesa che porta sulla First Avenue (Manhattan), dove gli atleti vengono letteralmente accolti da un vero e proprio boato di gente e turisti che incitano indistintamente tutti quanti.
Una via di 4-5 km ricca di saliscendi, come indicato appunto dal nome del distretto in cui si trova (Manhattan significa letteralmente “isola con molte colline”).

Dalla First Avenue quindi, attraversando Willis Avenue Bridge, la maratona attraversa per un breve tratto il Bronx, quinto ed ultimo distretto di New York. Messo alle spalle il Bronx, i corridori rientreranno quindi a Manhattan attraverso il ponte di Madison Avenue, nel quartiere di Harlem; qui la strada sarà quasi completamente piatta.

Da Harlem, attraversando il centro di Manhattan, si arriva infine a Central Park per percorrere gli ultimi chilometri della Maratona, tra i più duri a causa delle numerose salite che li caratterizzano soprattutto visto il loro collocamento, praticamente alla fine della corsa.

Un corridore mostra la medaglia che gli è stata data al termine della maratona
(Xinhua/Li Muzi/LaPresse)
Il kenyota Geoffrey Kamworor dopo essere arrivato primo nella categoria maschile
(AP Photo/Seth Wenig)

 

 

 

 

 

 

 

Di seguito riporto l’esperienza di due amici, Cristina e Matteo, che hanno partecipato alla NYCM 2017:

”  Ciao a tutti, in queste poche righe vorrei raccontarvi la mie esperienza alla New York City Marathon come accompagnatrice e supporter di mio marito, appassionato maratoneta.
Per ottenere il pettorale ci siamo iscritti attraverso Terramia, agenzia specializzata nel settore. Con Terramia si è accompagnati nel viaggio da due personaggi di eccellenza: Orlando Pizzolato, due volte vincitore della maratona di New York nel 1984 e nel 1985 e Linus, conduttore radiofonico nonchè pluri-partecipante a New York.
Il venerdì precedente alla maratona siamo subito entrati in clima di gara con l’allenamento in Central Park guidato da Orlando Pizzolato. L’esperienza è stata emozionante anche per me che non ho corso. I colori di Central Park in autunno sono spettacolari, la natura è protagonista indiscussa ma i grattacieli che contornano l’enorme parco ricordano che siamo in una delle città più grandi e frenetiche al mondo. Pizzolato faceva il passo dell’allenamento lungo il percorso attorno al lago… 8 km a 4.50.. non male come allenamento pre gara!
Sabato invece c’è stata la conferenza tecnica di Pizzolato e Linus. Orlando ha dato consigli generali su come affrontare il percorso scendendo poi nei particolari dei tratti più ostici del tragitto. Linus invece ha riportato la sua esperienza amatoriale di nove volte partecipante alla corsa. Entrambe le presentazioni sono state interessanti per capire meglio il percorse e come gestirne le parti difficili.
Domenica la corsa! Uscita all’alba dall’hotel per arrivare alla partenza a Staten Island da dove incomincia il percorso. Si parte dal lunghissimo Verrazano bridge per poi passare nelle diverse zone di New York:
Brooklyn, Queens, poi nel Bronx, Harlem e l’arrivo festoso a Central Park in Manhattan.
Seguire la maratona da spettatore è stato emozionante: 50.000 partecipanti provenienti da 125 paesi al mondo, sembra che tutto il mondo sia presente con i propri colori e le proprie tradizioni.

NEW YORK, NY – NOVEMBER 5: Runners make their way in Long Island City during 2017 TCS New York City Marathon, November 5, 2017 in New York.

Tantissime le persone che correvano supportando associazioni di beneficenza e scopi umanitari. Un melting pot culturale incredibile!
Il tifo lungo il percorso è calorosissimo, si sentivano incitamenti in qualsiasi lingua e cori e bande suonare ininterrottamente.
Moltissime erano le persone che sventolavano bandiere e cartelli incitanti, dai semplici “go on” a “you look great” al fantastico “If Trump can run a state you can run a marathon!”.
Anche nell’era Trump quindi la maratona è stata un grande successo, simbolo di integrazione, unità e amore per lo sport! Complimenti a tutti i partecipanti!  “

 

(fonti: www.ilsussidiario.net, www.ilpost.it, www.gazzetta.it, telecronisti di www.raisport.it, gli amici Cristina e Matteo)

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