Buona l'ultima … prima della ripartenza

(venerdì 8 settembre)

Ultimo allenamento oggi prima della ripresa delle corse del Piede d’Oro.
Da tranquillo podista per passione ho ormai fatto tesoro della differenza fra quantità e qualità prediligendo – a maggior ragione in un allenamento – il secondo: se quanti km si macinano è importante per costruire il podista, fare più  attenzione allo stile di corsa, alle sensazioni che si avvertono e alla reazione del proprio corpo è a mio parere – ma non penso solo mio – il parametro in cima alla piramide del buon podista: ‘saper correre’ viene prima di ‘correre’; non strafare – e magari con posture “al limite’ – per arrivare primi.

Oggi esco senza orologio (non che abbia l’assillo del crono!) e quindi, pur attento alle sensazioni e alla frequenza, voglio godermi l’uscita. Complice il tragitto prescelto di stradine interne e dell’attraversamento della pita ciclopedonale, ho il piacere di correre in un silenzio quasi irreale, interrotto dalle pochissime macchine che incrocio e ad alcuni amici/persone che incontro, riuscendo così a concentrarmi sul mio fiato e al procedere dei passi.
Decido di partire da casa un pò in anticipo rispetto al solito proprio per guadagnare tempo sulla tabella e magari allungare l’uscita.
Ancora una volta, non cambio il giro che ripeto oramai da tre settimane: prendo per il cimitero di Cuvio, quindi raggiungo il borgo di Cavona per poi immettermi sulla ciclabile fino ad incontrare ‘Il Vallone’ dell’amico Mattia, quindi dietrofront risalendo al borgo.
Soddisfatto dell’uscita odierna non tanto per la frequenza del passo (mio “tallone d’achille”) quanto piuttosto per la continuità riscontrata: certo, non sarà mai da top runner – oramai mi conosco – ma l’esser riuscito ad andare oltre laddove nelle ultime settimane mi fermavo mi ha ridato un pò di energia, incoraggiante.
Diversamente dal solito, al “paletto” della deviazione che conduce alla discarica decido di proseguire fino a raggiungere l’abitato di Cavona (e fin qua sono arrivato tutto d’un fiato), quindi svolta a sinistra per ridiscendere verso il lago di pesca locale, non dopo aver battuto un bel rettilineo. Abbandonato poi il tratto di ciclabile, ecco il tratto più impegnativo del “tour”: dopo una 30ina di metri infatti ecco arriva l’ascesa che conduce al paese soprastante. Un primo tratto che se arrivi con ancora un pò di fiato ti consente un attimo di tregua per recuperare e affrontare degnamente il prosieguo della risalita. Il pezzo più impegnativo è verso la fine con il doppio tornante che si snoda di fronte al cimitero locale. Le energie spese nell’affrontare quanto speso sinora si recuperano subito con la ridiscesa alla piazzetta del paese. A questo punto, invece di prendere la via delle campagne, decido di proseguire per la strada precedentemente fatta e ridiscendere alla discarica. Non mi resta che ripercorrere la piacevole stradina di campagna che riconduce ‘alla civiltà’; in prossimità del cimitero di Cuvio, opto per “la ciliegina” finale, che decido di concedermi nonostante un fugace campanello del ginocchio sinistro: un breve ma muscolare strappo soprastante il campo sportivo del paese e quindi riprendere la strada verso casa.
Che d ire .. spero che le buone sensazioni riscontrate non siano un fatto a sè ma il segno della forma ritrovata.
Poi … si vedrà !

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