Il valore della dignità oggi

(martedì 29 novembre)

La dignità è diventata negli ultimi anni da semplice vocabolo “perso” nei dizionari italiani celando il suo significato di ‘libertà e serenità’,
a bene prezioso, termine ricorrente nel quotidiano, quasi a significare una ‘cosa’ da custodire gelosamente. Stato e livello di vivibilità irrinunciabile per la persona, ma che spesso viene messo in discussione dal mondo reale !
Uscendo quasi dalla nebulosa dell’oblìo dei termini della lingua italiana (una bella accezione è “nobiltà morale che deriva all’uomo dalla sua natura, dalle sue qualità, e insieme rispetto che egli ha di sé e suscita negli altri in virtù di questa sua condizione”; e ancora: “Considerazione in cui l’uomo tiene se stesso e che si traduce in un comportamento responsabile, misurato, equilibrato”), per il suo significato, il suo valore, la sua innegabilità, oggi questa parola è alquanto di uso comune, fa parte della nostra quotidianità !!
Tante invece le sfumature che oggigiorno il mondo ci offre in cui la sua mancanza è viceversa tangibile, palpabile: dalle storie dei prigionieri reclusi e di guerra, al fenomeno e alle vicende dei migranti, … a quello – forse più latente e tagliente – della disoccupazione.
Già mi vedo Lorenzo Cherubini, apprezzato paroliere degli anni 2000, come possibile assemblatore di una grida a riguardo (“DIGNITA’ DIGNITA’…). Condizione a cui tutti auspicano di non arrivare, o banalmente evitare, ma che non guarda in faccia a nessuno … o quasi !!!
Anche papa Francesco nei suoi recenti discorsi si è schierato a difesa di questo diritto imprescindibile per ognuno: se anche il detenuto sconta una pena meritata (per aver commesso reati anche gravi) lo Stato non ha il diritto di ignorare le sue sofferenze.”; “Il lavoro non è un dono gentilmente concesso a pochi raccomandati: è un diritto per tutti!”, “Ogni lavoratore ha il diritto di vederla tutelata, e in particolare i giovani devono poter coltivare la fiducia che i loro sforzi, il loro entusiasmo, l’investimento delle loro energie e delle loro risorse non saranno inutili.”
Leggi controverse e talora forse opinabili, diritti calpestati: tutto però fa “confusione”.
Brutto, estremamente sfiancante e intollerabile è vedere un padre di famiglia, se non padre e madre, vittime ‘innocenti’ e inconsapevoli,
faticare per arrivare a fine mese per riuscire a malapena a sfamare la propria famiglia.
O il pensionato o l’anziano vedersi privati di diritti certi e acquisiti, garantiti della propria carriera lavorativa dopo anni di lavoro, per un domani migliore. O ancora “i bamboccioni”, fantomatico eufemismo coniato dalla nostra classe politica, non riuscire a dare un senso, una finalità al proprio futuro, la libertà di poter programmare la propria vita “oltre”; a una possibilità di migliorare, di riuscire a cambiare il proprio domani, rincorrendo magari (anche) un sogno.

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