"Circumnavigazione" (su quattro ruote) per una settimana di volley

(domenica 30 ottobre)

Si conclude stamane un’intensa settimana di volley (6 gare in cinque giorni !!).
lmst, u14, …, u16, u13: non, non sono bizzarre coordinate di un fantomatico battaglia navale, ma le categorie che si sono succedute: dai ragazzi/aduli della mista alla vivacità e imprevedibilità delle u16 alle piccolissime della u12.
Proprio sabato il ritrovarmi in palestra per arbitrare una partita di u12 mi ha fatto sorridere: dall’altezza dagli atleti visti pochi giorni prima ai bambini di tornata (e vederli dall’alto del seggiolone è tutto un dire !!) ….
Prendo come “oro colato” la possibilità di avere il collega-tutor del io esordio 8 anni fa Stefano Macalli come secondo in due designazioni, glissando altri impegni (..). Avere un buon secondo ogni tanto è sempre utile, per fare tesoro di eventuali suggerimenti e osservazioni (e da Stefano ! ….).
Infine, il “quadro” più fresco stamattina quando a Casciago mi ritrovo ad arbitrare un quasi derby fra due squadre relativamente vicine geograficamente, il tutto in salsa ‘u16’: CSI Luvinate contro le coetanee di San Carlo.
Sceso dal seggiolone posso dire bella partita ben giocata da ambedue le squadre, poco fallosa e avvincente, combattuta da ambo le parti che si concedevano ridottissimi gap.
Messa in fienile questa serie, mi accorgo che c’è ancora da lavorare però (opinione personale), da cristallizzare e focalizzare sulle decisioni da adottare nel contesto di una partita, a maggior ragione quando da una parte ti ritrovi un pubblico “vivace” e dall’altra, quella su cui dovresti focalizzarti, una partita movimentata.

Risultato a parte, stamane vengo alla fine gratificato dall’allenatore della squadra San Carlo con il quale ci conosciamo dal mio debutto per la direzione ‘equilibrata’ ….
Infine, nel pubblico noto la presenza di Nicola De Pace che non evito di andare a salutare una volta sceso dal seggiolone.

"Seconda" della stagione 2016-17

(lunedì 24 ottobre)
Trasferta (lunga …) per il secondo impegno stagionale: di fronte le u14 di Cavaria e la ‘B’ di Folgore Bosto; esordio stagionale per i due sodalizi.
La categoria è, a mio parere, insieme alla 16, quella che può nascondere il gioco più animato e pertanto massima deve essere la presenza del direttore di gara sul comportamento in campo e le azioni di gioco – badando però a non essere pressante -, con particolare riferimento a quanto può avvenire sottorete.

Il primo set s’inizia con una “lunga” fase di studio tra le compagini, anche se la squadra di casa pare più reattiva (119, 14-13, 15-14). Le ragazze ospiti accusano però il colpo si sfilacciano e lasciano cadere palle importanti comunque recuperabili (22-14). Se quindi ora Folgore è votata ad una maggiore compattezza, la strada per le padrone di casa è praticamente spianata per il finale 25-16.
Il secondo set, al servizio la squadra ospite, pare volgere a proprio favore (0-3) ma Cavaria capitalizza propizi aces e si riporta in parità (3-3). La stessa atleta che aveva cominciato a scavare un gap nel set precedente, si rivela nuovamente strategica, complice una brutta ricezione ospite (17-5). Solo sul finale di parziale Bosto tenta di reagire realizzando un important break di +8 (25-18).
A questo punto Bosto pare annichilita e “disorientata”. Ancora, al ritorno in campo la squadra di casa trova nella stessa pedina sopracitata la “chiave di volta” pure per il terzo set appannaggio delle locali che dunque segna il termine della gara con un secco 3-0.

Ritorno a Mustonate in 'stile sgambata'… per un minigiro (e chiudere la stagione!)

(domenica 23 ottobre)

A fare da sfondo all’ultimo appuntamento della stagione 2015/16 del Piede d’Oro è la cornice del borgo di Mustonate, gara che giunge alla sua quarta edizione. Cambia la location per ritrovo e partenza, quest’anno nella zona del campo sportivo di Lissago, un chilometro più avanti rispetto al solito, diversamente dalle aspettative di molti della “collina” soprastante.
Ad attenderci oggi una giornata tipicamente autunnale uggiosa (.. anche piovosa !! …) e con una temperatura che “non passava inosservata” (non più di 11-12°).

Ahimé, gli acciacchi che mi perseguitano da un paio di mesi a questa parte, da ultimo un fastidioso risentimento al ginocchio, mi inducono ad optare scientemente per il percorso corto, ben memore dell’edizione 2015 – leggi tipologia del percorso -, oggi di poco più di 3 chilometri (vista anche la collocazione in coda alla stagione, condita da condizioni non molto gradevoli  ! …).

Vista la mia esplicita intenzione di non fare il ‘lungo’ come consuetudine, a chi mi propone ‘ … allora corri con me ! …’ io rispondo: ‘.. No grazie, io voglio correre con il Giulio !! (ndr Giulio Dorigo, detto Lo Squalo)’; ma il Giulio non si vede oggi – strano ! -.

Tanti gli amici che ritrovo: Antonio e Omar Spoti – Spoti senior appena rientrato dalle vacanze (paretesi ?? …) -, ‘Doc’ Gianfelice Bianchi, Samuele Pari e alcuni altri amici della Mezzanese, Massimo Fontana, Adele Pina, Ugo, Nicola Benevento e la moglie Mimma, Gianni e Francesca del 7 Laghi, i fortissimi Andrea Marzio e Marco Tiozzo, i mitici Aldo Racchetti e Renato Brogioli. Come tante le assenze oggi, complice la “ripristinata” mezza di Gallarate. Anche guardandosi attorno, la sensazione sin dall’inizio è proprio questa: compresa una cospicua partecipazione locale, all’incirca 250 ! …

Proprio Omar mi anticipa quella che sarà la sua partenza. … non è un segreto, a razzo (ma arriverà poi giù dal podio per una manciata di secondi AHAH !!).
Anticipati dalla partenza del minigiro, alle 9.15 tocca a noi. Si parte da un lungo rettifilo – il quale ridiscende proprio dalla sommità di Mustonate -, dalla base: una sorta di avvallamento dal momento che la strada subito s’impenna !! Nel giro di poche centinaia di metri siamo già su sterrato, breve passaggio nei boschi, quindi di nuovo su asfalto.
Nuova deviazione che ci porta su un agevole camminamento nelle campagne e quindi i boschi. E’ a questo punto – la vegetazione lascia spazio ad un agevole spiazzo – che è posta la deviazione: “quelli” del lungo .. allargano nuovamente verso i boschi, noi del “corto” ci riavviciniamo verso il borgo e le sue staccionate.
Brusco tornante sempre boschivo, e si ridiscende nei pressi della chiesetta per riprendere la via “staccionata” che per noi ridiscende all’arrivo.
Io, io beh con un pò di esitazione chiudo bene a 4’40” …. ma erano neanche 5 km. E il ginocchio ?? .. SSTTTT ! :).

Peccato la giornata piovigginosa che ci ha privato di poter gustare e contemplare questo piccolo borgo e gli spazi circostanti sito alle porte di Varese, conosciuto (e che mi ha ammaliato) solamente due anni fa !

Vista la costrizione, giunto al traguardo del mini-giro, non sosto neanche più di tanto (…), vado a cambiarmi velocemente e per una volta (…) vado ad immortalare gli arrivi che di lì a poco si succederanno sullo stesso rettilineo

.

Con un pò di anticipo rispetto al programma, ecco le consuete premiazioni condotte in maniera sobria dallo speaker di giornata.

 

Appuntamento fra tre settimane quando come da tradizione presso il Salone Estense di Varese avranno luogo le premiazioni finali delle categorie.

 

EDIZIONE STRAORDINARIAAA: "La SEO è morta !!" …

(sabato 22 ottobre)

Nella vita comune, o meglio in una vita astratta come può essere quella vissuta nel mare di Internet, da cybernauta, quando si sentono strombazzare o sostenere frasi un pò controcorrente in rapporto alla moda del momento che per chi non conosce bene l’argomentazione fanno tremare o meglio dire ‘Ma adesso ?? .. che non si fa più ?? E’ che ci ho speso tempo per farmelo entrare nella zucca !! …’

Da neofita del settore, mi è capitato in questi giorni navigando periodicamente su Internet, di denotare sinistre esclamazioni che declamavano quasi ai quattro venti, come fosse una cosa che tutti conoscono – ma questo non c’entra, altrimenti usciamo dal seminato -, e per chi invece già ne masticava, ne aveva sentito parlare o peggio – come il sottoscritto – stava muovendo i primi passi affascinato dalla nicchia di settore: “La SEO è morta !”. Poi, sentilo una, due volte, … alla fine quasi bannerizzato appena apri Facebook non riesci a non farcene caso, a non dare peso ….

Decidi allora di reperire qualche informazione in più su ‘quanto si dice’, di indagare un pò sulla questione, di trovare qualche riferimento … (guarda caso): cosa di meglio dello sterminato mare di Internet ?! E cosa ne esce ?? Beh, senz’altro, in un perfetto stile da “urlatore”, il fine del messaggio era sì quello di seminare panico – o meglio, panico per noi comuni mortali, che forse non ce ne capiamo, piuttosto che lanciare un “alert” a potenziali clienti/aziende – ma leggendo un pò di letteratura e qua e là tra i gruppi/blog dedicati, alludeva ad una trasformazione “indotta” di quella che era la SEO (Search Engine Optimization) alla sua nascita, nei primi anni del Ventunesimo secolo.

Conoscendo le potenzialità e le finalità dello strumento, figuriamoci se si poteva trattare di un addio senza se e senza ma !! … Ddisatroooooo !!!!

Di seguito riporto alcuni articoli che vanno a trattare l’argomento, taluni lasciando pensare “.. Chissà ! …” altri invece che spiegano più dettagliatamente la causa e il significato (molto interessante l’ultimo !) dell’affermazione.

 

 

 

 

La SEO è morta? Intervista a Giorgio Taverniti (Giorgiotave)

 

Quante volte abbiamo sentito o letto la frase “la SEO è morta“? E’ morta o è divenuta molto complessa?

Abbiamo la fortuna di parlarne con Giorgio Taverniti, conosciuto da tutti come “Giorgiotave“.

 

Oggi parliamo di SEO con una persona che non ha bisogno di presentazioni: Giorgio Taverniti (alias Giorgiotave), che ringrazio per la disponibilità e la professionalità con le quali ha risposto alle mie domande.

 

1) Per prima cosa, ci racconti chi è Giorgio Taverniti .. o meglio, Giorgiotave? Ci parli delle tue innumerevoli attività e iniziative (da GT Idea al forum, per arrivare ai convegni  GT)?                                         La SEO è morta? Giorgio Taverniti (Giorgiotave)

Mi piace una descrizione che hanno fatto di me nei primi anni dell’attività:

Fondatore di GT Idea e di uno dei forum dedicati alle tematiche SEO,SEM e SMM più attivi in Italia, è impegnato attivamente nella gestione di una community di oltre 100.000 specialisti del web, stimolando l’interesse e la crescita dei suo partecipanti attraverso un’opera quotidiana di divulgazioneformazione. Forte di un originale approccio alla gestione delle comunità, il forum gt si differenzia dal panorama internazionale dei forum SEO incentivando la condivisione e la diffusione delle più efficaci tecniche di posizionamento sviluppate dagli iscritti.

È passato molto tempo, ma il cuore della descrizione è ancora valido.

In questi anni insieme a Cosmano Lombardo e Andrea Pernici ci siamo concentrati molto nella crescita della GT Idea riuscendo a portare avanti il Network, aumentare l’apporto nella formazione e offrire servizi di consulenza.

Così abbiamo creato un team di persone con la voglia di migliorare le cose e che ogni giorno si batte per ottenere risultati migliori.
Ed è così che nascono le idee e le iniziative più belle.

Attualmente siamo impegnati su più fronti:

  • stiamo studiando un cambio radicale e rivoluzionario per il forum GT
  • sta per avere luogo a Roma, il 4 Luglio, la seconda edizione del Festival del Web Marketing
  • cerchiamo di dare spazio a progetti innovativi
  • progettiamo un cambio nei vari siti del Network
  • innoviamo sempre più i servizi di consulenza

È una crescita costante di ognuno di noi e del gruppo.

 

 

2) Mi ha colpito il motto del tuo profilo Google+, che ho usato come titolo del post: “La SEO non morirà mai, perché è uno stile di vivere il Web“. Mi trovi d’accordo.
Puoi argomentarlo per in nostri lettori?

La SEO è morta? Non morirà mai!

 

Ogni anno, dal 2000, qualcuno dice che la SEO è morta. Questo perché, specialmente negli ultimi anni, è diventata molto complessa. Le persone non comprendono i meccanismi che ci sono dietro alle modifiche di Google e quando esce una nuova news dicono che la SEO è    morta.

In realtà sono persone non competenti. E, secondo me, non capiscono di web a 360°, non hanno una visione chiara.

Essere un SEO ti porta a vedere le cose in un modo completamente differente. Ti permette di interagire con tutte le altre figure del reparto digital e ti consente di dire la tua in qualsiasi canale web, perché tutti i canali oggi influenzano il posizionamento organico. E comunque, tutti i canali hanno un contenuto da ottimizzare per renderlo visibile.

Questo approccio non lo possono avere le altre figure. Il SEO può spiegare come i motori di ricerca interagiscono con i social, il codice della pagina, il server, il layout, il mobile, i contenuti e tante altre cose.

Non esiste una figura che può permettersi di interfacciarsi a quel livello con tutte le altre. Ed è per questo che alla fine diventa uno stile di vivere il web.

 

3) Cosa significa, oggi fare SEO? Quali sono diventati i cardini di tale attività? E come sono variati (in un breve raffronto) nel tempo?

 

 

 

 

Keyword strategy: conoscenze SEO e di marketing

La cosa più importante che è cambiata è la keyword strategy. È sempre di più un vero pilastro della SEO.
E si è evoluta talmente tanto che servono siaconoscenze SEO che di Marketing. E non è facile.
Dietro ogni ricerca delle persone c’è un bisogno che noi possiamo soddisfare, ma prima di noi c’è Googleche lo interpreta e prova a dare una risposta. E molte volte non contano i link, i contenuti, le penalizzazioni, ma conta riuscire a soddisfare l’utente. Perché se offri quello che vuole, e in quella SERP passa un quality rater o molti utenti “valutano” la tua risorsa come valida per quella chiave, col cavolo che scendi

Un po’ di tempo fa, mi ha intervistato Giovanni Sacheli (l’intervista) chiedendomi di dare delle percentuali di influenza ad alcuni fattori. Ho risposto così:

Analisi delle parole chiave: 100%, SEO on-page (Meta tags, LSI, SEO Copywriting): 0%, Ottimizzazione del crawling: 0%, Link building: 0%, Social media management: 0%, Content generation: 0%
Concludendo: speriamo nasca una nuova generazione di SEO che prima di ogni cosa, analizzi si le parole chiave, ma poi si studi bene le SERP.

 

4) Noto spesso una grande difficoltà da parte delle aziende nell’approccio all’attività SEO e di promozione dei siti web nei confronti dei clienti. Mi spiego meglio con la domanda: qual è, secondo la tua esperienza, la miglior formula di vendita di questi servizi? Basata sugli obiettivi (richieste informazioni dai siti, acquisti, ecc.)? Basata sulla posizione raggiunta nelle SERP?

 

Purtroppo non so risponderti. Nel senso che a noi ci contattano perché vogliono lavorare insieme a noi. Non abbiamo commerciali o formule di vendita.

 

 

 

5) Qual è l’errore assolutamente da evitare in ambito SEO e di promozione di un sito web? E quello che ti capita di notare più spesso?

 

 

                                                                                                                                                                   Errori SEO: Giorgio Taverniti (giorgiotave)

Quello che mi capita di notare più spesso è l’uso errato del Title.
L’errore da non fare e mi riallaccio alla domande 3… è di creare una keyword strategy o comunque un piano di comunicazione senza prendere in considerazione questo: “The Customer Journey to Online Purchase”.

 

6) Parliamo di penalizzazioni da parte di Google. Ci racconti qualche esperienza che possa darci delle indicazioni interessanti? Le attività da evitare per non incappare in questo fastidioso evento? Nel caso accadesse, come consigli di agire?

 Ho delle slide bellissime su SlideShare.

http://image.slidesharecdn.com/milano13penalizzazioni-131024083648-phpapp02/95/le-penalizzazioni-di-google-smau-1-638.jpg?cb=1447686083

Sono ancora valide

 

7) Cosa ne pensi della Local SEO? Hai qualche consiglio sull’argomento Local Strategy“?

 

Di sicuro di non lasciarsi sfuggire Google My Business (se vi rivolgete a persone che usano Windows Phone usate anche Bing Places).

Local SEO strategy – La SEO è morta?

Ad oggi My Business è lo strumento più potente per chi si occupa di local: da un unico posto si possono gestire le informazioni che poi compaiono nelle SERP di Google, su Maps e su Google Plus.

E il progetto di Google è molto ambizioso.

 

 

8) Se fatto con serietà, sono un sostenitore del “Guest Posting“, perché ritengo sia un modo di condividere esperienze e contenuti di qualità.. è un po’ come invitare un ospite in una trasmissione radio o televisiva. Tu cosa ne pensi?  Quali sono le tecniche SEO off-site che prediligi?

 

La SEO è morta? E il Guest Posting?

Il problema non è mai la tecnica, ma l’uso che se ne fa. Google non è contrario a Guest PostingDirectoryArticle Marketing, ma tende a penalizzare coloro che utilizzano queste forme per introdurre  link fatti appositamente per spingere un sito nei risultati di ricerca.

Quindi se volete farne, di qualità, fatevi linkare semplicemente con www nome del vostro dominio.it.

A me piacciono molto le campagne che mirano a creare un forte interesse verso un’iniziativa: per esempio i contest.

 

9) La “web advertising” si sta evolvendo di giorno in giorno. Recentemente ho fatto un post su questo blog relativo alla “Native Advertising” che apprezzo particolarmente. Quale sarà, secondo te, il trend che andrà a delinearsi?

 

Di sicuro Facebook l’ha capito prima di tutti. Ad oggi il 60% dei suoi introiti viene proprio dal Native. Questo sarà un trend sicuro, un altro è quello di personalizzare sempre di più l’annuncio a seconda dell’orario e del dispositivo della persona che sta guardando l’annuncio.

 

Social network e Web Marketing

 

10) Pensi che la maggior fonte di traffico per un sito web rimarrà derivante dai motori di ricerca o si sposterà sempre di più verso social network? Visto che abbiamo toccato l’argomento: qual è il tuo rapporto con i social network? Fanno parte di tuoi “piani strategici“?

 

Social Network e Web Marketing

Dipenderà sempre dai progetti, anche se basarsi sul traffico è errato. Bisogna vedere poi a cosa serve quel traffico, che obiettivi ci siamo posti e come li stiamo tracciando.

Proprio nell’analisi di Google si mostra come i social convertono solo per il 16% contro i motori di ricerca al 41%.

Quindi dipende dal progetto.

Io mi trovo benissimo con i social network e ovviamente rientrano nei nostri piani strategici e in quelli dei nostri clienti. Per fare una buona attività di Web Marketing non puoi tralasciare i canali utili ai tuoi obiettivi.

 

Google e la lotta contro la SEO

11) Da professionista che opera in questo settore, spesso mi faccio odiare affermando che appoggio Google nella “lotta contro la SEO“. Chiaramente la mia è una provocazione verso quei “trucchetti” che troppo spesso mi trovo a dover vedere. Io ritengo che tali azioni abbiano “le gambe corte” e che il futuro sia completamente orientato ai contenuti. Tu cosa ne pensi? Mi odi? 

                    Google e la lotta contro a SEO

No
Io credo che Google stia facendo l’errore di chiudersi dentro il suo punto di vista andando contro i webmaster, invece che lavorare insieme.

Per tagliare fuori chi fa spam, sta tagliando fuori tutta la categoria. Cosa veramente stupida.

Comunque, non è il futuro che è orientato ai contenuti… è il passato ed il presente. È sempre stato così

 

 

Microdati, Microformati, Rich Snippet

12) Microdati, Microformati, Rich Snippet: pensi che in futuro possano diventare una discriminante importante nel posizionamento, oltre che per il CTR nella Serp?

 Tra molti anni si. Nel senso che i motori di ricerca avrebbero un gran vantaggio se tutto il codice del web fosse formattato in un

Microdati, Microformati, Rich Snippet

certo modo.
Se arrivassimo a questo punto, si, diventerebbe una discriminante.

 

(tratto da www.alessiopmaro.com, 25 giugno 2014)

 

 

 

LA SEO È MORTA! VIVA LA SMO!

FOCUS: ci s’interroga se la SEO abbia ancora la stessa importanza di qualche anno fa, raccontando la sua evoluzione verso la SMO (Social Media Optimization).

La SEO è al capolinea?

Mi trovo spesso a parlare di SEO con amici “addetti ai lavori”, così tra un caffè ed una chiacchiera sul nuovo algoritmo di Google, ci chiediamo se la SEO sia morente o se abbia ancora speranze di vita.

Il 2011 è stato un anno di grandi cambiamenti, è iniziato con l’annuncio di Google Panda che ha fatto stragi di siti ben posizionati che però sfruttavano infiniti elenchi di directory ed usavano in modo selvaggio l’article marketing. Il Panda di Google si è dimostrato tutt’altro che il mite e simpatico orsetto che eravamo abituati a considerare; sarebbe stato meglio chiamarlo Google Grizzly per quanto abbia scosso il mondo della SEO.

Le agenzie di SEO erano tutte concentrate sulla tecnica e sui trucchi più o meno leciti che permettevano a siti di dubbia utilità di essere posizionati in prima pagina.

Oggi, e per fortuna, l’aspetto fondamentale di ogni sito è il suo contenuto. Tuttavia concentrarsi sui contenuti è molto più difficile che fare un elenco di link; si è passati dalla quantità alla qualità,passaggio  che ha fatto traballare anche le grandi agenzie di SEO. Ad un tratto non bastavano più i soldi per comprare link, bisognava essere in grado di creare contenuto utile e ben scritto.

Avere centinaia di backlink generici ha perso la sua importanza, a vantaggio di pochi link ma di qualità, ovvero posizionati in contenuti in linea con il sito linkato ed in pagine con pochi altri link verso l’esterno.

Ecco quindi spuntare un concetto importante, quasi dogmatico: dal marketing tradizionale (outbound) siamo ormai passati all’inbound marketing ovvero dalle strategie per trovare clienti siamo passati alle strategie per farsi trovare dai clienti. Fanno parte dell’outbound marketing cose come la pubblicità in TV, la radio o volantini inviati a casa. Sono tutte attività che interrompono senza consenso ciò che le persone stanno facendo, come ad esempio vedere un film o ascoltare la musica. Sono azioni che si rivolgono ad un pubblico di massa con ritorni sugli investimenti non sempre misurabili.

Diversamente l’inbound marketing si basa su strategie che permettono di essere trovati dai potenziali clienti ovvero su tre concetti chiave:

  1. Contenuti (guarda un po’…);
  2. Search Engine Optimization (di nuovo la SEO?) e Social Media Optimization (SMO ovvero il futuro dell’Internet Marketing);
  3. I Social Network.

In altre parole la strategia di base (fondamentale) è scrivere contenuti di qualitàottimizzare il sito per favorire i motori di ricerca (farsi trovare da chi cerca) ma soprattutto usare i Social Network perraccontare della nostra attività o del nostro prodotto/servizio.

Possiamo tranquillizzarci ora? Abbiamo addomesticato il Panda? Sì, fino a quando Google non ci ha proposto Google Fresh!

Lo scopo di Google Fresh è fornire all’utente il contenuto più recente in un range di tempo sensibile. Un esempio? Quando c’è stato il lancio di Volunia (il nuovo motore di ricerca tutto italiano) mi è accaduto una cosa alquanto strana, così strana che ho immediatamente effettuato uno screen print di cui vi mostro il risultato (fate clic sull’immagine per ingrandirla):

 

 

Come potete vedere nel campo di ricerca avevo digitato la query google e come risultato ho ottenuto in prima posizione un articolo del Corriere della Sera che parlava di Volunia. Se guadate bene era una notizia pubblicata due ore prima che io effettuassi la ricerca. Per la cronaca, l’articolo faceva un confronto tra Volunia e Google. Aggiungo, per gli addetti ai lavori, che non ero connesso con nessun servizio Google e da poco avevo anche cancellato la cache. Ho effettuato la stessa ricerca mezzora dopo, ma l’articolo era già scomparso ed al primo posto era tornato, come ci si aspetterebbe, il link a Google.

Quali sono le implicazioni di Google Fresh? Questo nuovo algoritmo costringe i webmaster all’aggiornamento con maggiore frequenza dei contenuti del proprio blog o sito; questo vuol dire anche essere maggiormente informati e fornire contenuti non solo qualitativamente elevanti, ma ancheparticolarmente pertinenti con ciò che sta accadendo relativamente all’area d’interessa del sito.

Di nuovo l’accento sui contenuti e di nuovo le tecniche SEO passano in secondo (terzo? quarto?) piano.

Quindi la SEO è davvero morta? Forse sì, almeno la SEO che siamo abituati a pensare. Oggi la SEO si sta evolvendo sempre di più verso la SMO che è costituita da azioni sempre meno tecniche e con maggiore importanza del fattore umano.

Le agenzie SEO, tutte incentrate sulla tecnica, sono seriamente in pericolo. Un bravo consulente con ottime capacità di copywriting e marketing può fare la differenza. Infatti la SMO si basa su azioni come il commentare su altri blog in modo intelligente e non invasivo (SPAM), come quello dell’aggiornamento di stato nei profili dei Social Network, creando sondaggi, contenuti che favoriscano la loro condivisione. Il consulente SMO crea (inventa) video su Youtube, condivide foto, organizza flussi RSS per favorire gli aggiornamenti e, tra le altre cose, gestisce la reputazione online (ORM).

Sempre più aziende stanno comprendendo che è necessario non solo avere una presenza nei social network, ma anche gestirla in modo strategico, coinvolgendo gli utenti, coccolando i clienti, gestendo ed amplificando le relazioni, creando comunità.

Finalmente siamo tornati ad una gestione SEO/SMO dove l’uomo fa la differenza, dove non è solo una questione di chi ha più soldi, ma di chi ha maggiori capacità di scrivere un testo, di comunicare un sentimento, di raccontare una storia.

 

Personalmente mi piace molto questa nuova prospettiva, la ritengo non solo più utile, ma maggiormente democratica perché, potenzialmente, alla portata di tutti.

 

 

(tratto da http://www.marketingsocialnetwork.it)

La SEO è morta: viva la SEO (e il social media marketing)

La SEO è morta? Se ne discute da diversi anni. Anzi: ammesso che la SEO si trovi in cattive condizioni, il dibattito sul suo destino è più vivo che mai. Stando a Google Search, solo negli ultimi 30 giorni sono stati pubblicati nel web oltre mille documenti, in lingua inglese, contenenti l’espressione esatta “SEO is dead”. Quasi il triplo sono quelli in italiano, contenenti l’espressione “la SEO è morta” o “il SEO è morto” (a proposito: perché prevale l’uso al maschile, visto che traduciamo optimization con “ottimizzazione”?) Sempre secondo Google, il termine SEO mantiene lo stesso livello di popolarità nelle ricerche degli utenti dal 2009. Quanto alle ricerche effettuate con l’espressione per esteso – “search engine optimization” – esse sono in crescita (fonte: Google Trends).

Di solito chi sostiene la tesi secondo la quale il lavoro di ottimizzazione di siti e singole pagine web per i motori di ricerca sia diventato superfluo fa notare la progressiva diminuzione di peso del traffico organico rispetto a quello ottenuto attraverso i social media come Facebook, Twitter o altri. Si tratta di un argomento debole. Il traffico che otteniamo è soprattutto frutto delle nostre scelte e delle nostre strategie. Certo, se pubblichiamo pochi contenuti di qualità sul nostro sito e dedichiamo invece molte energie a disseminare backlink nei social media, dove peraltro saranno in molti casi accompagnati dall’attributo “nofollow” e quindi in linea di massima ininfluenti ai fini del posizionamento nelle SERP, la resa in termini di traffico organico sarà modesta.

Nel caso del sito di Spindox, a titolo di esempio, il traffico organico contribuisce per il 22,5% del totale, circa il doppio rispetto a quello proveniente dai social media, che supera di poco il 12%. È un buon ratio? Dipende. Una maggiore popolarità del brand Spindox su Facebook, Twitter & C. e un’attività più intensa di social media marketing potrebbe spostare questi pesi in una certa direzione. Ma se, viceversa, aumentassimo la quantità di contenuti sul nostro canale di news, lavorando per renderli sempre più autorevoli, interessanti e SEO friendly, otterremmo l’effetto contrario. Magari la cosa più sensata è fare entrambe le cose.

Il punto è che SEO, strategia editoriale e social media marketing devono lavorare di concerto. Sono le tre leve su cui occorre agire per costruire visibilità, prestigio e relazioni qualificate online. Guai a trascurarne una!

Non dimentichiamo che il volume delle ricerche online da parte degli utenti di Internet è in continua crescita. Né trascuriamo l’autorevolezza che i motori di ricerca si vedono tuttora riconosciuta dagli internauti. Stando ai risultati del 2015 Edelman Trust Barometer, i motori di ricerca sono considerati dagli utenti la fonte di informazioni più credibile. Semmai il problema di Google è che i margini garantiti fin qui dal business del search advertising rischiano in futuro di assottigliarsi molto. Ma questa è materia per un altro post.

D’altra parte ciò che sta cambiando, in modo sempre più evidente, sono i fattori che influenzano la visibilità di qualunque sito nei motori di ricerca, ossia i criteri utilizzati dagli stessi motori di ricerca – Google in particolare – per determinare il ranking delle SERP. Ne abbiamo parlato recentemente nel post Il futuro della SEO. In sintesi si può dire che i motori di ricerca tendono a premiare in misura crescente la qualità dei contenuti. Questo non significa che la SEO sia morta. Piuttosto vuol dire che certi vecchi trucchi, al limite dello spam, hanno le gambe sempre più corte. E che nessuna buona SEO sarà in grado di sostituire un piano editoriale di qualità. Dobbiamo insomma abituarci a considerare la SEO una disciplina che aiuta gli utenti a entrare in contatto con i contenuti di loro interesse, non un espediente per rendere visibile ciò che agli utenti non interessa.

Qualcuno ha proposto di sostituire la “vecchia” sigla con un nuovo acronimo: UEO, ossia “user experience optimization”. Sarà, ma a noi sembra solo l’ennesima trovata di marketing. Fra l’altro pessima dal punto di vista SEO, visto che UEO sta anche per Unione Europea Occidentale (in italiano, ma anche in francese) e quindi genera grande ambiguità.

P.S. I fondatori di Spindox credono a tal punto nella SEO da insegnarla come materia universitaria: il corso tenuto quest’anno da Paolo Costa all’Università di Pavia (Laurea magistrale in Editoria e Comunicazione Professionale) si intitola – guardate un po’ – Web Marketing & Social Media: SEO, SEM, Analytics.

 

 

(tratto da https://www.spindox.it, 17 settembre 2015)

 

 La SEO è viva? La SEO è morta? La SEO è immortale !!!

Eravamo agli albori del 2010 quando scrissi un articolo dedicato alla potenziale morte della SEO, oggi a distanza di più di 3 anni da quel post c’è ancora chi ogni tanto cerca di trovare i killers della SEO. Secondo il mio umile punto di vista la SEO, come qualunque altra materia, si sta evolvendo e sta diventando un’argomentazione trattata non solo da pochi smanettoni ma da chiunque decida di avviare un business online che per forza di cose si dovrà avvicinare alla tanto amata esss ei oooo.

 

La SEO non può morire!

Fin quando Google sarà online, fin quando le persone useranno i motori di ricerca per trovare le informazioni che gli interessano, fin quando ci saranno consulenti SEO che si aggiornano costantemente, niente e nessuno potrà uccidere la SEO.

Certo la SEO di 10 anni orsono non è la stessa di oggi, e quella di oggi non sarà quella di domani, ma questo è solo frutto di un processo evolutivo oserei dire naturale, come il seme che diventa albero.

Quindi ammesso che la SEO è immortale, quello che cambia non è altro che la forma ma la sostanza rimane sempre la stessa. In questa mutazione alcune cose sono andate perse, ma per ogni fattore SEO perduto uno nuovo viene a prendere il suo posto, ad esempio se qualche anno fa bastavano una manciata di link spam con anchor text esatto, oggi bisogna stare attenti ai link e renderli più naturali possibili.

 

 

Chi vuole uccidere la SEO?

Purtroppo qualcuno ogni tanto se ne esce dicendo che la SEO è morta, e costoro sono quelli che rendono la SEO complicata, quelli che hanno bisogno di trovare sempre l’ultima news a tutti i costi perchè di ‘sta SEO non è che ne abbiano capito molto, quindi quando loro per primi non capiscono qualcosa la rendono complicata agli occhi dei clienti e potenziali tali, ma è tutto molto più semplice di quanto si pensi.

La SEO viene ferita nel suo animo ogni volta che i SEO(fake) parlano o scrivono per sentito dire, ma del resto la macchina umana è fatta per mentire e mentiamo costantemente a noi stessi e a chi ci circonda, quindi non mi stupisco quando leggo le solite menate a riguardo.

Chi vive di corsi SEO è costretto ad “inventarsi” sempre qualcosa di nuovo, a meno che non voglia rischiare di proporre sempre la stessa solfa ai propri alunni, eppure basterebbe seguire poche “best practice SEO” per ottimizzare una pagina web e posizionarla per una determinata key, purtroppo però qualcuno ci vuol far credere che per fare SEO bisogna essere una sorta di geni incompresi del web, ma quello che conta veramente a mio avviso è l’esperienza all’atto pratico, perchè come diceva Aristotele:

Quello che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo.

 

Non solo SEO pura

Fare SEO per il semplice gusto di farla può essere un lavoro utile in termini formativi ma se le direttive arrivano dal reparto marketing un operazione di ottimizzazione è un tassello di un mosaico molto più ampio. Quello che vedo da consulente SEO è che i fattori che entrano in gioco per fare SEO sono di diverso tipo ed è per questo che fare una distinzione tra SEO pura e SEO contaminata credo sia un dovere di questo articolo.

La SEO pura è quell’insieme di operazioni onsite ed offsite che potremmo definire “basic”. Si tratta dell’ ABC, delle fondamenta, veri e propri evergreen, ovvero azioni che possono essere usate su qualsiasi nicchia, ovviamente limando a dovere il tutto proprio in base alla nicchia di mercato.

Poi c’è la SEO contaminata che dentro di sè contiene la precedente però integra al suo interno una serie di tasselli derivanti per lo più dai canali sociali, luogo dove si stanno muovendo le discussioni e dove l’utenza passa il tempo, tutto sommato non è strettamente necessario contaminare la SEO pura per ottenere risultati migliori, anche se attivare dei canali sui social network e gestirli al meglio porterà ottimi benefici in termini SEO.
Conclusione

La conclusione è molto semplice quanto dura, chi afferma che la SEO è morta (o sta morendo) non capisce nulla di SEO.

 

 

(tratto da http://www.marketingseoagency.com)

 

 

Qualcuno dice che la SEO è morta (forse perché non sa più come farla)

 

Con questo post voglio fare un po’ di chiarezza, ho visto in passato in giro per la rete alcuni articoli ma anche commenti di alcuni “consulenti” sconsigliare in ambito turistico la SEO, dicendo che è morta.

Allora mi sono chiesto come mai girano queste informazioni in rete.

La risposta che mi sono dato è che negli ultimi anni fare la SEO in maniera efficace è diventato sicuramente più difficile soprattutto in ambito turistico, ma la SEO non è morta, è solamente cambiato il modo di farla. Fra poco ti dimostrerò il perché.

Anzitutto che cos’è la SEO? È quell’insieme di operazioni che aiutano una pagina web ad essere più visibile di altre sui motori di ricerca in modo naturale (non il pay per click). Sì, su Google, hai capito bene.

Chi non sa come fare a farsi vedere tra i primi risultati su Google, stanco di essere dietro agli altri, si è messo a raccontarti che la SEO è morta, che non si può più fare niente per prendere le prime pagine dei motori, e che ti devi accontentare di quello che viene.

È vero che non c’è la GARANZIA, un modo perfetto e sempre vincente di essere primo sui motori, ma ci sono delle regole e dei professionisti che le conoscono e le studiano sul campo da anni, che possono riuscire ad ottenere ancora importanti risultati per te.

Se anche tu hai deciso di mollare il campo della SEO perché ti hanno detto che è morta, finisci di leggere questo articolo e ti dimostrerò che almeno è un po’ presto per farlo.

CASO STUDIO

Per complicarmi la vita ho scelto una delle parole chiave a più alta competizione, in questo periodo. Ci potrà essere secondo te un evento più grande dell’Expo di Milano ? Ecco, se la SEO fosse morta io non ti potrei far vedere quello che invece ti sto per mostrare.

Due tuoi colleghi che si sono fidati e mi hanno creduto hanno fatto insieme a me delle offerte per il loro hotel per farsi trovare da chi cercava una camera per l’Expo.

Ecco qui il RISULTATO per la ricerca “Hotel Expo Milano”


Hai visto? Prima pagina di Google, senza trucco e senza inganno.

Un altro esempio? Proviamo la chiave secca “offerte expo” (poi ti mostrerò con i dati che non sempre quella che pensiamo abbia più ricerche, ha in realtà più ricerche. Tutto va misurato).

Hai visto? Prima pagina di GOOGLE, senza trucco e senza inganno.

Un altro esempio? Proviamo la chiave secca “offerte expo” (poi ti mostrerò con i dati che non sempre quella che pensiamo abbia più ricerche, ha in realtà più ricerche. Tutto va MISURATO).

Ecco per la ricerca “offerte Expo”



In questo caso sono riuscito ad ottenere la prima pagina con l’offerta citata nel primo esempio e anche con un’altra che ho curato.

Ecco gli accessi che sono arrivati grazie a questi posizionamenti (sì sì, è proprio morta questa SEO).

Questi sono gli accessi dell’offerta che si è posizionata nella prima pagina di tutte e due le SERP che ti ho mostrato (Search Engine Results Page, la pagina dei risultati Google per la ricerca che ho fatto)


Questi gli accessi dell’offerta che si è posizionata in prima pagina per la ricerca “offerte Expo”:

So già cosa stai pensando: che sono le conversioni che contano, verissimo!
Ma prima di queste ci sono le visite no?

NO VISITE, NO CONVERSIONI!

Che siano telefoniche o dirette dal sito (lo so che ti interessano le conversioni ma non è l’argomento di questo post).

TANTO C’E’ IL PAY PER CLICK!

Stavi pensando questo? In effetti il pay per click è un ottimo strumento che usiamo tantissimo, spesso anche per fare dei test su keyword di nostro interesse. Soltanto dopo un’attenta analisi è giusto decidere se vale la pena intraprendere una strategia SEO che richiede tempo e ore di lavoro, quindi ogni caso è da analizzare: SEO naturale e PPC sono ottime strategie e la differenza sta nel capire quando usare uno o l’altro o entrambi.

Tornando all’esempio sopra riportato nei nostri screen, vediamo per queste due chiavi quanto avresti dovuto pagare, volendo fare campagne Pay per Click:

 

Per avere quelle visite che vedi sopra, in media i miei clienti avrebbero speso più di 5000 € nel primo caso e più di 1000 € nel secondo, solo per quelle chiavi!

Per questo ti dico che le strategie in un progetto di web marketing vincente sono tante altre, ma la SEO ad oggi fa ancora assolutamente parte di quelle azioni che possono spingere in modo significativo il tuo hotel.

Insomma, la SEO non è morta, ora sai che ci sono modi per essere più visibili, per mangiare in testa ai tuoi competitor, mentre loro se ne stanno addormentati e ascoltano le favole dei cantastorie.

La SEO non è morta, è solo diversa da qualche anno fa. Ti ho appena dimostrato il perché.

 

(tratto da http://www.marketingseoagency.com,  Riccardo 17 agosto 2015)

 

 

La SEO è morta: la più grande stronzata!

 

forse questa frase non ti è nuova e io sono qui per svelarti quello che si nasconde dietro questa frase.

La SEO (posizionamento sui motori di ricerca) è cambiata e non smetterà mai di cambiare.
Se vediamo la SEO di qualche anno fa e la confrontiamo con quella di oggi, abbiamo di fronte due realtà completamente differenti.

Allora perchè molte “aziende seo” continuano a dire che la SEO è morta e cazzate simili? La verità dietro questa affermazione è 1 sola: molte aziende che prima si sono portati a casa un bel po’ di soldi appiccicandosi l’etichetta di “seo expert” o “seo specialist” hanno utilizzato tecniche e strategie di posizionamento su google che all’epoca erano vincenti ma che poi col tempo hanno visto davvero la morte dei propri risultati, con le penalizzazioni del gigante “google”.

SEO è qualcosa che va oltre :

  • scrivere contenuti di qualità
  • inserire keyword a gogo dentro la pagina
  • avere una sruttura semantica corretta
  • avere un dominio abbastanza “vecchio” di età
  • avere tanti link in ingresso

con la lista potrei continuare per ore e attenzione, non sto dicendo che i punti sopra indicati non sono utili al posizionamento della pagina, anzi!

quello che sto dicendo che la SEO di oggi non è più solo questo. Non so quanti siano di preciso, se non circa 160?! o forse più punti che Google prende in considerazione per il posizionamento di quel sito web con quella keyword. Oggi come non mai ciòé che fa davvero la differenza è l’approccio alla SEO e consiste in:

  1. analisi
  2. strategia
  3. ottimizzazione

Alcuni dei punti fondamentali non fanno più parte della pagina, ma del comportamento che l’utente ha verso quella pagina posizionata. Mi spiego meglio, a Google serve solo 1 cosa: migliorare la ricerca per l’utente!
Ecco perchè, al di la di tutti i parametri, Google “dice”:

se l’utente che cerca una determinata informazione, entra in quel sito ed esce quasi subito, molto probabilmente quel sito non ha saputo soddisfare e rispondere alla necessità della persona.

Ecco quindi che Google si domanda:

è giusto che quel sito sia posizionato li?!

 Ovviamente non è solo questo, ma sicuramente questo dato è per Google un dato molto importante ed è il motivo per cui, essendo oggi la SEO molto più complessa rispetto a qualche anno fa, le aziende dicono “la SEO è morta”

Quello che ti invito a fare nella scelta di un servizio SEO per il tuo sito web è di controllare:

  • se c’è un prezzo univoco e standard per tutti
  • se trovi voci tipo… 200 keyword posizionate a €…
  • se trovi scritto garanzia 100% posizionamento in 1° posizione

occhio, perchè dovrebbero metterti in guardia…sono segnali di allarme che potresti spendere soldi e non vedere un ritorno ;-).

 

(tratto da http://www.marketing-position.com, Fabio Sestu)

 

 

Esordio con una 'u16' !!

(lunedì 17 ottobre)

Cominciata oggi pomeriggio la nuova stagione dal cadreghin.
Come inizio … rompo subito il ghiaccio: mi attende una prima designazione “importante” – leggi “per categoria” di riferimento – : under 16 fra la locale squadra Atlas San Fermo e le coetanee del Bergoro Volley. Subito arriva così un banco di prova idoneo a testare le mie “attitudini”, “il polso” all’avvio dell’ottavo anno da direttore di gara (!!!).
“Più facile a dirsi che a farsi” – verrebbe da dire: già a questo livello – voglio dire – gli scambi di gioco si fanno più intensi (e in più di una occasione le due squadre ne fanno prova confrontandosi tenacemente per conquistare il punto) così come le dinamiche di squadra più “animate” per cui è doveros(issim)a una attenta presenza dell’arbitro, oltre che una rapida capacità decisionale sulle azioni – specie sottorete !-. E’ per questo che, oltre a curare i “particolari” di gioco cerco di non distaccare il mio sguardo dalla palla che ora passa in una metacampo ora nell’altra.

Proprio prima di partire da casa mi rinfresco le idee – “come da prassi” – con la rilettura di alcuni passi delle RdG, la nostra Bibbia: ‘ … in particolare mi soffermo, cercando di fare mie le parole, sull’abilità di porre attenzione se – fermo il rispetto di alcuni “paletti” fondamentali – ‘il singolo palleggio (e più in generale ogni singolo tocco di palla) è stato eseguito correttamente o non correttamente’. E in effetti così deve essere nel contesto della gara, al fine di ‘agevolare il gioco’.”Fermo quanto previsto dalla Regola 9.3.3, il criterio valutativo deve essere improntato a garantire la continuità del gioco“.
Ciò si traduce nel riuscire ad usare e a mantenere (sembra facile !) un metro imparziale nei confronti di ambedue le formazioni, non arrecando cioé vantaggio ad una nei confronti dell’altra, non rendendo pesante il gioco ma sanzionando le azioni più eclatanti (e bbehhh qui ogni tanto la soggettività ci può scapppare – ammesso non si sfori !!).

Rispettando l’approccio-tipo alla gara, seguo ambedue le squadre in campo sian dal riscaldamento ufficiale come sono solito fare cercando così di carpire eventuali “punti deboli” in particolare nella costruzione del gioco; così come cerco di memorizzare (‘na parola!) e prestare attenzione anche al corretto posizionamento dei sestetti ogni volta che risalgo sul seggiolone ….
Per la verità, al contrario di quelle che potevano essere le mie aspettative il gioco non si rivela affatto falloso in considerazione proprio della categoria (calmiere prima giornata ??). Mi limito a sanzionare le dinamiche più fallose, evitando (per ora) possibili velleità (le quali per loro natura non farebbero altro che alimentare l’effetto opposto desiderato ! …).
Pur ben disposte in campo ed essersi tenute a braccetto fio a raggiungere la doppia cifra, già nella seconda rotazione del primo set con il capitano in battuta la squadra di casa rompe gli indugi e mette la freccia (10-8) mentre le ospiti non riescono a pungere in maniera convincente benché il parziale si chiuda con un bel break che le fa illudere (+6) per il finale 25-20; emerge quasi “puntigliosamente” la superiorità delle locali, probabilmente perché più motivate …
Il secondo set è quasi una fotocopia del precedente, con Bergoro che soffre le rimesse in gioco della seconda line, giocando pertanto più in difesa, e commettendo diversi errori in ricezione (25-15), mentre il sestetto di casa comincia ad pagare lo “sforzo da  prestazione “con qualche errore grossolano, molti servizi “fuori” – non che ne condizioni il gioco -. Per contro, sostenute anche dalla panchina, le ospiti, seppur costrette ad inseguire, non vogliono concedere punti facile all’avversario (è per questo che talvolta la palla viene lungamente giocata e difesa prima di toccare il teraflex ..
Lanciate dai primi due parziali a proprio vantaggio, Atlas chiude facilmente e senza problemi il terzo set approfittando di un avversario oramai … quasi alle corde (25-8) !

Una domenica qualsiasi …. "UnaCorsadaRe"

(domenica 16 ottobre)
Il tempo delle ultime 48 ore, che aveva spalancato le porte al clima grigio e inclemente invernale, accompagnato da una caduta verticale delle temperature da una settimana a questa parte, non avrebbe mai fatto pensare in un netto capovolgimento delle condizioni meteo per la giornata odierna.

Glissando l’appuntamento domenicale del Piede d’Oro che oggi faceva tappa ad Albizzate per la classica StraCascine, penultimo appuntamento stagionale, oggi per il gruppo podistico del CB S. Andrea, trasferta ‘fuoriporta’ per partecipare ad una gara affascinante quanto ‘meritevole’ in terra piemontese, a Venaria Reale alle porte di Torino, per “Una Corsa da Re”, piacevole gara  che si svolge fra la Reggia di Venaria Reale con i suoi stupendi giardini e l’attiguo Parco della Mandria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nata come “evento-clou” per festeggiare la conclusione dei lavori di risistemazione della Reggia e dei suoi Giardini Reali del 2011, nonostante quest’anno andava in scena solamente l’edizione numero 5, da subito questo evento di aggregazione ha registrato una grande attenzione da parte di runners e appassionati, toccando proprio oggi la cifra record di oltre 7000 presenze, suddivise fra i tre percorsi proposti: i due principali, 10 chilometri e mezzamaratona, e la ‘FamilyRun’ per i meno allenati di 4 km.
Un’affluenza così importante trova senz’altro giustificazione nello stupendo scenario che fa da sfondo ai percorsi i quali si snodano fra gli stupendi ed estesi Giardini Reali e l’adiacente parco.
Preceduti dalla partenza di una “canicola” di accompagnatori-volontari che spingono le carrozzine, alle 10.30 la partenza dei 10 e 21 alle porte dei Giardini, su due viali attigui e paralleli per le prime centinaia di metri.
All’inizio, raccogliendo la “provocazione” dell’amico Gianluigi, poteva essere una sfida sui 21 chilometri ma ahimé gli ultimi mesi non mi hanno concesso di concentrarmici; inoltre le note noie degli ultimi tempi non erano delle più favorevoli per impegnarsi sulla distanza.

Quindi, con tanti amici attorno (!!), fatta una doverosa foto di gruppo,

ci presentiamo sotto il gonfiabile “NERO”; dietro a noi, posizionati nelle prime fila, un vero tappeto umano !! …., e così alla nostra sinistra dove è collocato i plotone della mezza …..

Percorso sostanzialmente in linea, in gran parte su sterrato tranne nel passaggio al parco della Mandria e le ultime centinaia di metri in cui, una volta risaliti i giardini imbocchiamo un viale laterale che conduce all’esterno in direzione del centro cittadino e poi affrontare l’ultimo rettifilo che conduce al traguardo posto all’entrata del palazzo reale.

Se (mmagari !!) ero intenzionato a “fare gara”, parto bene ma con l’ansia di auscultare eventuali reazioni per quanto sopra: così, la mia fuga termina verso il quarto chilometro quando risalendo alla Reggia affrontiamo un tratto in pavé in progressiva ascesa di qualche centinaia di metri abbastanza insidioso e reso viscido dalle recenti piogge, non particolarmente impegnativo ma decisamente muscolare. Da qui, costeggiamo le scuderie della residenza e poi ci rituffiamo sui larghi corsi dei giardini per poi passare al parco attiguo.
Procediamo dunque per un paio di chilometri su sentieri boschivi, agili ma che a tratti si restringono costringendo quai a stare in fila indiana, nei quali è essenziale “NON MOLLARE !!!”.
Poco dopo il quinto, dietro-front: mentre attraversiamo un passaggio boschivo, brusca curva a destra con un leggero strappetto dopo il quale si abbandona LaMandria per rientrare nei giardini reali dalla parte bassa, quindi risalire verso la Reggia ma deviando per un viale laterale che ci porta fuori dalla tenuta e si raggiunge su asfalto il centro cittadino e la parte retrostante di Venaria Reale “in progressione” dopo un ennesimo passaggio boschivo in leggera salita, immettendosi infine sul viale lastricato che conduce al traguardo posto all’ingresso della villa.

 

 

Mantengo una buona media fino al 7° km quando, dopo una rapida occhiata al cronometro, stimo un 5’30-40″ di media. Con il ritorno nei giardini ecco però il passo scema letteralmente ! … Poi comincia a suonare il campanello d’allarme per il ginocchio che mi consiglia di diminuire la frequenza; ma non è certo facile “riuscire” quando ti ritrovi con una massa tale di runners che ti circonda: nel mio stile, cerco spesso di mantenere una posizione defilata che, a maggior ragione quando devo rallentare o procedere al passo, non arrechi intralcio agli alri ma tant’é ogni tanto me li vedo passare dovunque nonostante ciò !! …

Termino tutto sommato con un tempo discreto ma che con un pò più di verve sarebbe potuto essere migliore. Comunque, il fine ultimo del running – almeno per come lo pratichiamo noi – è divertirsi, a contatto con l’aria aperta !! … e quale occasione, scenario migliore di oggi per correre in allegria godendo di un contesto simile ??
.. E come si dice dalle nostre parti, ‘Iiauuuu !! …’.

 

Ottimizzazione SEO On-Page

(giovedì 13 ottobre)

 

Hai spesso sentito parlare dell’ottimizzazione  SEO On-Page e non hai idea di cosa significhi?

Non preoccuparti, perché si tratta di una strategia fondamentale del SEO e, a dispetto di quanto possa sembrare ad una prima impressione, è anche una delle più semplici da mettere in pratica con del sano fai da te. La prima cosa che devi sapere, infatti, è che per fare SEO On-Page non dovrai necessariamente rivolgerti ad una web agency: con lo studio, ed il costante aggiornamento, sarai tu l’unico padrone del destino del tuo sito web e della tua attività online.

Vediamo dunque come fare SEO On-Page e quali sono le strategie più importanti da mettere in pratica.

SEO On-Page: si parte dai tag HTML

Cominciamo subito ad analizzare la parte più spinosa dell’ottimizzazione SEO On-Page: i tag HTML delle pagine del tuo sito web. Nonostante siano comunque semplici ed intuitivi da compilare, rappresentano l’unica parte ‘tecnica’ delle strategie di SEO On-Page, e necessitano dunque un immediato approfondimento.

Se aprirai la tua pagina web visualizzando il codice HTML, ti accorgerai della presenza di una sezione contrassegnata dal tag <head>: al suo interno, troverai il TITLE e la meta-description.

Come compilarli correttamente per l’ottimizzazione SEO On-Page?

Nella sezione <title> dovrai inserire il titolo della tua pagina, includendo la keyword primaria (ad esempio: ‘hotel a Roma’). Nella sezione <meta name> dovrai invece scrivere una breve presentazione della pagina, anche in questo caso aggiungendo le parole chiave più indicate per la tua attività.

Contenuti e keyword

I contenuti testuali sono fondamentali per ottimizzare le pagine del tuo sito per i motori di ricerca come Google. Da questo punto di vista, dovrai dedicare molta attenzione alla scelta delle keyword più adatte per rappresentare il tuo business: il motivo?

Le parole chiave funzionano proprio come etichette, che servono per indicare ai motori di ricerca l’argomento del tuo sito o dei tuoi articoli. In questo modo potrai segnalarli a Google, permettendogli di fornire il tuo sito in risposta agli utenti che cercheranno le parole chiave che hai inserito.

Inoltre, non dimenticarti mai che dovrai piazzarle con una densità che si aggiri intorno all’1%, e mescolarle in modo naturale al resto del testo: ad esempio, in un articolo di circa 500 parole potrai inserire la parola chiave primaria circa 5-6 volte.

Infine, assicurati di inserire le keyword che rappresentano al meglio la tua attività anche nei testi di presentazione, come ad esempio nella home page.

Contenuti e link interni ed esterni

L’ottimizzazione SEO On-Page non può assolutamente prescindere da una strategia di link building interno.

Ma cosa significa? Dovrai collocare dentro al testo dei tuoi contenuti dei link che rimandino l’utente ad altri articoli già presenti sulla tua piattaforma, legandoli ad una keyword come anchor-text.

Il motivo? In questo modo aumenterai il traffico anche verso i contenuti più vecchi, che altrimenti difficilmente verrebbero visitati. Così facendo comunicherai a Google che le tue pagine sono interessanti, e che meritano un posizionamento migliore sulla SERP.

Vuoi un esempio? Poniamo caso che tu abbia scritto un articolo sulla ricetta della torta alla marmellata di mirtilli: al suo interno potresti spingere l’utente ad informarsi su ‘come fare la marmellata di mirtilli in casa’, legando a questo anchor-text il link all’articolo apposito. Infine, il consiglio è di inserire anche un link esterno all’inizio dell’articolo, possibilmente collegandolo ad una fonte famosa come Wikipedia.

L’ottimizzazione SEO On-Page delle immagini

Il testo non è certo l’unico aspetto che i robots di Google analizzano per stabilire il posizionamento delle tue pagine: anche le immagini contenute dal sito e all’interno degli articoli, infatti, hanno una grande importanza. Di conseguenza, dovrai avere sempre cura di dargli un nome congruo all’argomento e contenente le parole chiave: invece di rinominare un’immagine ‘sjdfhbdd’, potresti ad esempio rinominarla come ‘torta di mirtilli’ o ‘marmellata di mirtilli fatta in casa’.

Assicurati anche di compilare il tag ALT inserendo la keyword più adatta: in questo modo, permetterai a Google di aggiungerla fra gli elementi determinanti della tua ottimizzazione SEO On-Page. Infine, sappi che queste operazioni sono semplicissime utilizzando un CMS come WordPress: una soluzione che dovresti sempre prendere in considerazione quando crei un sito web.

Attenzione al tema grafico del sito

Chiudiamo la nostra piccola guida sull’ottimizzazione SEO On-Page con la scelta del template grafico più adatto. Oltre a dover essere leggero e agile da navigare, dovrai anche scegliere un template che sia mobile friendly: in questo modo permetterai a chi naviga da smartphone e da tablet di visitare una versione del tuo sito ottimizzata per questi dispositivi, senza che tu debba muovere un dito.

Questo è un aspetto cruciale delle strategie di SEO On-Page, in quanto non solo renderà il tuo sito più interessante per chi naviga da questi device, ma lo renderà più attraente anche agli occhi di Google: con le nuove modifiche dei suoi algoritmi, infatti, i siti web non responsive vengono penalizzati in fase di posizionamento sulla SERP. Questo significa che, realizzando un sito mobile friendly, scavalcherai chi ancora non si è adeguato alle nuove direttive del noto motore di ricerca. Anche in questo caso, se non sai come crearne uno, non hai nulla da temere: CMS come WordPress ti mettono a disposizione tantissimi template responsive, gratuiti o a pagamento.

 

(tratto da www.webassistant.it)

E facciamola la Storica !!

(lunedì 10 ottobre)

 

 

 

 

 

 




C’è voluta quasi tutta la settimana per riassorbire (o quasi) i postumi della gara di Cardana di Besozzo (sarà, ma personalmente pur non eccellendo la pago ogni anno !!) le cui pendenze non così tanto indifferenti (mi) hanno lasciato il segno … ehmm il peso sui polpacci !!
Oggi però non si poteva mancare al tradizionale appuntamento di Cavaria con Premezzo e la storica ‘Cross Country dei Sette Campanili’
, gara emblematica e di grande tradizione  inserita nel calendario del Piede d’Oro e che quest’anno spegne le 102 candeline (!!!),

 

organizzata in maniera impeccabile e attenta dall’AsD ‘Centro della Gioventù’ locale con un valido supporto della Protezione Civile.

Evento sportivo quindi di lunga data che deve il suo nome ai paesi (o meglio, ai rispettivi campanili i quali nelle prime edizioni  fungevano da punti di riferimento) che vengono toccati lungo il suo sviluppo; Cavaria, Santo Stefano, Oggiona, Orago, Jerago, Premezzo e Cajello.
Mattinata che nel rispetto delle previsioni dell’ultim’ora si apre con una leggera pioggia la quale accompagna il mio trasferimento da Cuveglio fin dopo Varese, ma il cui diradarsi al ritrovo fa un pò sperare tutti gli astanti, se non riprendere per i primi km di gara, smettere e rifarci timidamente compagnia sugli ultimi chilometri; tipicamente autunnale anche dal punto di vista delle temperatura piuttosto freddina.
Nonostante tutto, l’appuntamento riconferma in pieno l’attrattiva che da sempre riveste: alla partenza infatti più di 1000 partecipanti, e starting list ineccepibile, con protagonisti di tutto rispetto, tra cui un certi Michele Belluschi  “figlio d’arte” !

Salutati un pò tutti come il mio solito, la Lory e il Massimo Riva, poi in corsa Federica in compagnia di PEPPO Giuseppe Ramundo, procedo con un tranquillo (…) riscaldamento per le vie circostanti, concedendomi anche un assaggio della fatidica scalinata che si incontrerà dopo appena tre chilometri.  
Confermati in toto i 16 km del percorso con una piccola variazione alla partenza, arretrata all’interno del campo di calcio onde favorire la rilevazione del chip. Per 2/3 su asfalto, praticamente fino al km 10, poi i restanti attraverso un bel passaggio boschivo e poi sul percorso vita, per “bruciare” gli ultimi 2 chilometri di giornata nuovamente su asfalto rientrando dove si era pariti.





In partenza tengo bene, benché se non spingo “volutamente”, visti gli ultimi .. allarmismi. I primi km sono praticamente una sorta di periplo sulle strade attorno al Centro Giovanile di Cavaria; al km 3,5 ecco la mitica e temutissima scalinata che accompagna a Santo Stefano. Quindi leggera discesa (ffalsa) per raggiungere la frazione di Oggiona e a seguire l’impervia (seppur più breve) scalinata naturale di Orago che conduce proprio a ridosso della parrocchiale del paese.
Percorso che non manca di essere accattivante e impegnativo, scalinate a parte, in particolare con la succitata ascesa a Orago e qua e là brevi strappetti che si fanno comunque sentire (!!) e per risalire all’arteria principale.

Per tramite di un tratto in pavé in pendenza (e meno male che oramai si era pressocché asciugato) si ridiscende verso il centro per poi proseguire; qui, piacevolissimo il “batti5” reclamato da bambini dai bordi della strada (eccomediredino ??).riporta a Cavaria. Si ripassa sopra la zona di partenza e, percorso il cavalcavia dell’autostrada, breve arzigogolìo per le stradine interne in direzione dello svincolo autostradale per toccare il ‘Campanile’ di Jerago.
Proseguendo, si esce da Jerago per lambire il comune di Gallarate.

Ripresa così la via per Cavaria si devia per il tratto ‘Country‘ che ci terrà compagnia per buon parte dei chilometri restanti. Con il compagno d’avventura Pierluigi Aletti e una simpatica ragazza, che poi ritrovo all’arrivo, percorro “a effetto elastico” questo piacevole e ‘ombreggiato’ sentiero.
Un non so che di emozionante poi quando, passando per uno dei campanili (Premezzo, Cajello ??) siamo ‘accolti’ da un concerto d’archi il cui suono si libra dalla vicina chiesa, esce quasi con disinvoltura quasi come per accompagnarci, incitarci dalla chiesa.
Anche se “indugio” alla mi maniera tengo d’occhio i cartelli che segnano gli ultimi chilometri ‘.., 12, .., 14, 15 …’.

Come fatto nelle battute iniziali di gara, piacevole ma un pò complicato passaggio sulle strette stradine lastricate che circondano la chiesa di Cavaria prima del “rettifilo finale” con l’entrata nel campo da cui precedentemente si è partiti
Se riesco a partire senza particolari problemi, cercando di ‘tastare’ le sensazioni visto l’andamento degli ultimi tempi con acciacchetti annessi, gli ultimi km in particolare gli ultimi due quando la fatica comincia a farsi sentire sono i più pesanti, anche perché avverto un inusuale e fastidioso “campanello” al ginocchio destro che, nonostante non voglia mollare su di un percorso accattivante ma tutto sommato percorribile, a procedere al passo a più riprese !

ORDINE D’ARRIVO MASCHILE: 1° Michele Belluschi (55’02”), 2° Stefano Bianco (56’30”), 3° Matteo Borgnolo (57’42”), 4° Andrea Biotti (58’18”), 5° Paolo Proserpio (58’23”), 6° Antonio Vasi (58’44”), 7° Marco Brambilla (59’09”), 8° Mattia Grammatico (59’17”), 9° Giuseppe Bollini (59’25”), 10° Stefano Rinaldi (1h00’45” non competitivo).
ORDINE D’ARRIVO FEMMINILE: 1a Elena Begnis (1h05’51”), 2a Sabina Ambrosetti (1h05’59”), 3a Erika Caccamo (1h08’39”), 4a Eugenia Vasconi (1h08’56”), 5a Cristina Clerici (1h09’40”).

 

Lorenzo, 27 anni, liutaio: «Vi racconto l’arte di costruire violini»

(sabato 8 ottobre)

 

Mani che leggono il legno e lo fanno suonare, note che arrivano da lontano, dai boschi della Val Di Fiemme dove crescono i migliori alberi e che qui, nella sua bottega, si trasformano in violini e violoncelli.

Benvenuti a Orino da Lorenzo Cinquepalmi, 27 anni, liutaio. Sissignore: chiude qualche anno fa l’ultima salumeria e aprono nuove professioni, ultima, fra quelle ospitate nel piccolo paese della Valle, proprio quella di liutaio, l’artigiano della musica che aggiusta gli strumenti, li accorda, li lucida e soprattutto li costruisce, nuovi.

La scommessa di questo giovane che ha fatto tanto studio e bottega da riuscire a creare uno strumento su misura, è partita l’estate scorsa. Il grande passo è stato intrapreso prendendo in affitto un appartamento al primo piano in una storica casa di cortile di via della Rocca, nel pieno centro storico, subito trasformata in opificio artigiano; entrando ci sono le credenze con gli strumenti da sistemare e quelli realizzati; in fondo alla stanza, sotto la finestra, due 5 violoncelli. Poi nell’altra camera un tavolo ricavato dal telaio in legno di un vecchio organo del ‘600 diventa il bancone di lavoro su cui pialle di ogni misura assottigliano le pareti del legno trasformandole in cassa di un violino o di una chitarra. Lavoro difficile, quello del liutaio: sono in pochi qui in zona, e non ti aspetti di trovarti di fronte un artigiano così giovane a metà pomeriggio di una assolata giornata di fine settembre, in grado di svelare che i violini nascono a 1.300 metri da legni di abete e di acero: «Sì, sono stato diverse volte in val Pusteria con le guide a cercare gli alberi migliori. Gli dici: “Questo va bene” e loro ti fanno avere il legname».

Ma questo è solo uno dei passaggi per realizzare uno strumento. Stiamo parlando di oggetti di valore, che servono a musicisti esperti, da fine conservatorio. O da professionisti.

Ma come si inizia? Come si crea?

«La scelta del legno è il primo, fondamentale passo per la buona riuscita di uno strumento – racconta Lorenzo, mentre è alle prese con l’ascolto di un violoncello – . Il legname va acquistato di solito già stagionato, e maggiore è la stagionatura, maggiore è il prezzo. Ma non si può può lavorare solo a commessa: devi prima di tutto avere la tua scorta di legname, che ha un costo piuttosto elevato». Qualche esempio? «Le tavole già tagliate per violino possono avere un costo “vivo” di più di 500 euro. Oltre che agli altri materiali. Senza contare la mano d’opera».

Quanto ci vuole per realizzare un violino?

«Un mese e mezzo, lavorando otto ore al giorno». E quanto costa? «Attorno ai 3.000 euro, ma poi il prezzo può variare a seconda di ciò che il cliente chiede. Per un violoncello, invece, i costi sono più alti: si parla di 800 ore di lavoro e il prezzo si aggira attorno agli 8-9.000 euro. Beninteso: sono prezzi che pratico ora, che sono all’inizio della mia avventura». Il business gira però anche attorno alle riparazioni, magari di strumenti realizzati nel secolo scorso o addirittura a fine ‘800, ma in fabbrica. «Sì ho strumenti su cui sto lavorando che sono stati realizzati in fabbrica, ma con un livello e una qualità di lavorazione molto elevata – spiega Lorenzo – . Il cliente mi chiede di solito piccole riparazioni, sostituzione delle corde, lucidatura, restauro e messa a punto». I ferri del mestiere sono pialla e rasiera, poi ci vuole una gran mano per capire come tagliare e trattare il legno. Il legno: qui in Valcuvia ce n’è tanto. Boschi di faggi, castagni: si possono utilizzare queste essenze per realizzare strumenti? «Il legno migliore arriva dal Trentino, dove c’è clima e altitudine particolare. Anche gli strumenti di Stradivari venivano realizzati con questa materia prima. Da noi c’è del buon faggio, ma si tratta di un legname che può venir impiegato per realizzare chitarre. Violini e violoncelli no, per quelli ci vuole l’abete rosso di risonanza».

Dove si impara questo mestiere?

«Fondamentale è la pratica. È importantissima. Ma anche lo studio. Io mi sono preparato alla Civica scuola di liuteria di Milano. Al termine dei primi due anni diventi operatore liutaio, e con gli altri due acquisisci la qualifica di maestro liutaio. Insegnano sia il lavoro su strumenti ad arco sia a pizzico. Il tirocinio del quarto anno l’ho invece fatto a Trento, poi un anno di specializzazione a Cremona». L’aspetto affascinante di questa professione, aldilà dei luoghi comuni che fanno pensare ad antichi strumenti battuti all’asta per decine di milioni di euro, riguarda il rapporto costo/tempo di produzione, ma soprattutto il valore che gli strumenti realizzati artigianalmente acquistano col tempo. «Un violino fatto a mano e su misura è uno strumento indispensabile per un professionista – spiega Lorenzo – . Ma è anche un buon investimento che premette negli anni di far aumentare il valore di ciò che si compra, perché lo strumento “cresce” con l’aumentare dell’esperienza dell’artigiano, che a fine carriera vede le sue quotazioni salire, e parecchio».

Lorenzo, scopriamo, suona. Ma la chitarra elettrica. Gli piace la musica heavy metal. Ma come: non la classica? Tutto normale? «Sì – risponde sorridendo – . Direi di si. Sono in grado di suonare violino e violoncello in maniera molto scolastica, naturalmente. Ma diciamo che se dovessimo prendere a prestito una metafora dalla Formula Uno, non tutti i meccanici che stanno ai box sono anche piloti…».

 

(tratto da www.varesenews.it, di Andrea Camurani)

Responsive Design: I Vantaggi di un Template Responsive

(venerdì 7 ottobre)

Responsive Design di certo non è un termine nuovo se si sta valutando di fare un restyling del tuo vecchio sito web!

Prova a restringere orizzontalmente la finestra del browser… vedi che le informazioni si spostano e si adattano? Ecco, questo sul quale stai navigando, ad esempio, è un sito responsive! 🙂

Responsive design: quali vantaggi?

  • Il responsive design rende il tuo sito web visibile correttamente da chiunque.
  • I siti web pensati per i dispositivi mobili sono veloci ed efficienti; sono caratterizzati da una struttura snella, funzioni di navigazione semplici ed intuitive e tempi di caricamento rapidi. Questo permette di offrire un’ottima esperienza di navigazione agli utenti, facendo in modo che trovino subito e facilmente quello che stanno cercando.
  • La manutenzione e l’aggiornamento dei siti internet progettati con le tecniche di responsive design risultano semplificati. Realizzando un unico sito web si interviene su una sola struttura e su un solo contenuto in caso di modifiche, riducendo in tal modo i tempi e i costi di manutenzione. Si evitano, inoltre, problemi di duplicazione dei contenuti con conseguenti vantaggi in termini di posizionamento nei motori di ricerca .

Il Responsive Design oltretutto, con la sua capacità di eliminare eventuali blocchi della struttura, ad esempio nella navigazione da mobile, per favorire la lettura di quei contenuti realmente utili agli utenti che si collegano mentre sono in movimento!

Pensa al sito di un ristorante.  E’ giusto che nella navigazione da desktop l’utente sarà comodamente seduto alla sua scrivania ed apprezzerà che il sito si apra con delle immagini in primo piano, che mostrano i piatti in bella vista, succulente pietanze e magari i feedback dei clienti, ma da mobile a cosa sarà importante dare immediata visibilità? Indubbiamente ad esempio alle informazioni sulla localizzazione!

E’ fondamentale contemplare l’esperienza di navigazione dell’utente per rendere un sito accattivante e utile, non credi ?

 

(tratto da www.madd.it)

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