Corsi da tecnici Fidal? “Passava anche chi non sapeva la lunghezza di una pista”

(sabato 27 agosto)

Sull’onda del post-Olimpiadi Rio e della “magra” figura della nostra atletica, riporto (e pur essendo un semplice amatore della corsa condivido) il post di una personalità  di indubbio spessore della nostra atletica, di cui ne è tuttora protagonista cogliendo anche importanti risultati, vissuta anche a livelli nazionali. Il riferimento poi ad un articolo che dovrebbe far riflettere chi di dovere  …

 

Ho sempre sostenuto che il problema dell’atletica leggera in Italia sia la mancanza di tecnici competenti; di allenatori bravi ce ne sono ma, purtroppo, sono in maggioranza quelli che non sanno di non sapere e rovinano i giovani atleti facendo passare loro la voglia di continuare questo faticoso sport. A mio modesto parere dovrebbe diventare anche la figura del tecnico FIDAL che lavora sulle piste tutti i giorni una fonte (anche minima) di remunerazione con obblighi e responsabilità secondo una graduatoria meritocratica, così facendo forse qualcosa si succederà .

Nel disastro della post-Rio, moltissimi utenti della rete hanno individuato molteplici carenze del sistema a tutti i livelli. Uno di loro, in particolare, mi ha segnalato una delle maggiori criticità, ovvero la preparazione, quindi la qualità, i soggetti abilitati dalla stessa ad esercitare il ruolo di “tecnico”.

Aneddoti “lunari” su come sia invero facile ottenere un documento che abiliti ad essere un “tecnico Fidal”, con le conseguenti agevolazioni sistemiche dovute a chi, in realtà, non ne avrebbe le capacità. Con il piccolo inciso che molti di loro andranno ad insegnare, educare, dispensare (non) conoscenze a bambini e ragazzi, con ipotizzabili effetti negativi non solo sui risultati, ma proprio sulla salute di questi atleti in erba. Leggiamo alcuni di questi aneddoti che mi sono stati girati.

Faccio parte di un corpo docenti (i cosiddetti formatori): facciamo gli esami ai futuri istruttori di atletica. Prima degli esami orali di merito, dopo gli scritti, il responsabile ci chiamò (c’erano diversi docenti a giudicare) e ci disse che non avremmo dovuto bocciare nessuno. Era forse un’ordine venuto dall’alto, presumibilmente bisognava gonfiare i numeri, non lo so. Mi è così capitato di interrogare persone che non conoscevano la lunghezza di una pista d’atletica (gente probabilmente proveniente dal mondo della strada che una pista non l’avevano mai annusata) e ho dovuto promuoverli comunque. Questi poi sarebbero andati in giro col tesserino di istruttore di atletica. L’educazione è la prima cosa in ogni società: con maestri simili, che possibilità si hanno? Significativo, per fare un esempio pratico, come nel triathlon boccino il 50% dei candidati e come, se non ti aggiorni, ti tolgano il tesserino.

E  la cosa vale per tutti e tre i livelli (anche per allenatore e allenatore specialista). Un esempio vissuto? Ad un corso un “aspirante” viene interrogato da un tecnico nazionale decisamente rinomato. Sto tizio è un perfetto idiota, di quelli che li riconosci a un chilometro di distanza (la tipica faccia da ebete, caso non raro nel quale l’abito fa il monaco) non una cattiva persona sia chiaro, ma proprio un babbeo. Ricordo chiaramente che guardai la faccia sbigottita dei tecnici nazionali mentre lo interrogavano. Si chiedevano, con tutta evidenza: “ma questo cosa ci fa qui, che non ne sa una?“. Fu bocciato, raggiungendo una votazione molto bassa. Però… però gli fu data la possibilità di rifare l’esame l’anno seguente, senza rifare il corso (procedura ordinaria, si fa con tutti, anzi direi con quei due o tre che vengono bocciati sul cospicuo totale). L’anno successivo, pur continuando ad essere l’ebete che è, fu promosso con il minimo. So, per quanto è a mia conoscenza, che anche al corso allenatori nessuno è MAI stato bocciato la seconda volta.

Per poter passare da istruttore ad allenatore, e quindi partecipare al corso, devi aver accumulato 3 crediti e devi nominare almeno due atleti allenati. Ma i 3 crediti li fai andando agli aggiornamenti, e puoi andare anche con le cuffie nelle orecchie perché non c’è esame, bisogna solo presenziare. I due atleti possono essere di qualunque livello, per intenderci anche da 18” sui 100 metri.

E veniamo al corso specialisti. Al corso specialisti le regole dicono che non puoi fare più di una lezione e mezzo di assenza, pena la bocciatura. Io ero tra quelli che ne totalizzò un paio (questo lo dico contro la mia stessa professionalità), un altro paio di frequentatori raggiunse le tre assenze, mentre gli altri erano a posto. Nonostante questo al corso specialisti negli anni in cui partecipai non fu bocciato nessuno. Da colloqui col responsabile del mio corso la motivazione più o meno ufficiale fu questa. “Se sei arrivato fino al corso specialisti vuol dire che sei bravo e poi come facciamo a bocciare gente che ha speso 3000 e passa euro per farlo?”. Questo perchè tra iscrizione al corso e viaggi, compresi gli alberghi, quella era la somma che raggiungevano mediamente le persone. Ah, per poter frequentare il corso da specialista devi avere 5 crediti ed elencare gli atleti allenati, come per il passaggio da istruttore ad allenatore.

Insomma, uno può percorrere il “cursus homorum” degli allenatori ed… essere un perfetto idiota.

A Brenta .. tempo di canotta ??! ;)

(domenica 10 aprile)
Classicissima del Piede d’Oro oggi a Brenta per la ‘Su e giò per i Runchitt’ organizzata in maniera impeccabile dalla proloco locale, giunta alla 32^ edizione.
Giungo nell’ampio parcheggio boschivo della località S. Quirico con l’amico Marco Acchini; tempo di scendere dalla macchina e di avviarsi al banco iscrizioni ed ecco i soliti compagni delle corse domenicali (il primo però che mi aspetto di vedere ‘a fare gli onori di casa’ è il caro ex-vicino di ca Salvatore Scarantino che poco dopo infatti ritrovo) !!
Oggi siamo graziati da una bella giornata con tanto di sole nonostante la mattinata sia abbastanza fresca, il che mi fa indugiare sino all’ultimo se presentarmi in canotta o, considerando la preminenza della parte boschiva, ripensarci (COME POI FACCIO) ! Ci casco sempre, e me ne pentirò visto che comunque la seconda parte del tracciato è abbastanza scoperta, ma l’arietta che anticipa la partenza trae in inganno !).
Sarà per il mancato anticipo solito, il tempo scorre velocemente così, una volta sbrigate le solite incombenze e fatta una prima perlustrazione sull’ampio piazzale da cui da lì a breve prenderanno il via le ostilità di giornata (fugacemente, apprendo che la temibile ascesa finale è stata ‘modificata’ o almeno che al posto dei temibili ultimi trecento metri vengono affrontati gli scalini che conducono al Santuario soprastante), eccoci pronti per un breve riscaldamento lungo il saliscendi in progressiva salita che viene affrontato alla partenza.
Proprio mentre mi reco sotto il gonfiabile della partenza prospicente al santuario incontro l’amico Gianni Belotti al quale subito mi riferisco per un consulto relativo all’allacciatura delle scarpe: “i lacci sarebbero da tirare ” …” – ma ora non c’è più tempo; si va !! Partenza che , in linea con i dettami del Piede d’Oro, è posta proprio innanzi al santuario. un centinaio di metri prima del solito.

La gara dunque così parte e già ecco servito il primo piatto forte con le prime centinaia di metri in progressiva salita, con lo “strappo” terminale prima di catapultarsi “a pata verta” per quasi un chilometro giù verso il paese e quindi la parte boschiva, non impegnativa ma che comunque si presenta, ad eccezione di due tratti successivi, con dei sentieri abbastanza corribili ma – vuoi anche per la scesa – occorre sempre tenere gli occhi aperti .. non farsi ingannare (facile prendere una storta qua, come rischio io stesso !). Abbandoniamo quindi per il momento i boschi per ridiscendere verso la palestra comunale e la strada che corre parallela alla provinciale e percorriamo un 2-300 metri su asfalto prima di risalire su un allegro sterrato che apre a un bel camminamento interno fra i campi del paese del cuore della Valcuvia.
Si arriva alla deviazione fra il percorso lungo e il corto (non invidio i secondi perché li attende la risalita al santuario !!). Noi invece ci si allontana dal centro del paese per prendere le strade interne che giungono a lambire, su di un percorso “su&giò”, il comune di Cittiglio. Se qualcuno può dire ” … Chi pensa ‘Il Peggio è alle spalle ! ..’ beh deve ricredersi perché ad attenderci è l’altrettanto asfissiante e alquanto impegnativa risalita di via Oberdan che riporta, dopo un simpatico passaggio per un cascinale e un ultimo passaggio attraverso i sentieri boschivi (!!!) nella parte bassa della frazione di San Quirico.
Sbuchiamo così ai piedi della temibile erta finale che – da quanto appreso prima – si presenta più addolcita !! … così mi è parso di origliare … ma tanto dolce non è, o meglio: invece di affrontare i 300 metri finali come sempre, quest’anno si è pensato di zig-zagare sulla collinetta: quindi primi 100 metri e poi “sterzata” a destra per effettuare una sorta di periplo che conduce susu alla scalinata antistante il santuario e quindi ingresso (trion)finale sul grazioso viale .
Percorso congeniale questo, nonostante l’impegno e continuità richiesti, ma senz’altro affascinante proprio per la sua cvsrirtà continua e che non permette tanto di riprendere fiato. Inaspettata ma tutto sommato gradita la variante finale (.. a patto di arrivarci con ancora un pò di fiato nei polmoni.

A seguire le premiazioni di giornata, che qui a io parere sono abbastanza gradevoli e gradite.

Personalmente , non potevo aspettarmi una prestazione significativa vista una plee impossibilità per un buon allenamento w casa. Ma , come no i stanco msi di ripetere, tutto dommato rimago “estsiato” dal traccisato propsto __________

Corriamo con San Paolo … incontro al nostro compimento !!

Si prova sempre una sensazione di piacere quando si sente “parlare” di sè !….

Un passo delle Sacre Scritture  che ci invita a rileggere in maniera evangelica una nostra “consuetudine”, un gesto (e un modo di porsi) che può far parte della propria quotidianità; una strana sensazione di ‘IO CI SONO’ E ‘METTERSIINGIOCO’, un misto fra analogia e costanza, che ci fa avvertire per qualche istante un ‘fremito’ in chi ci si riconosce, anche se infinitesimamente. Un gesto che in tanti compiamo periodicamente, ognuno per quel che può, chi più chi meno, in base alle proprie attitudini ed ambizioni ma sempre con l’obbiettivo fisso come dice San Paolo stesso e che comunque cela soddisfazione !

Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, …., corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. … !”.

Schwazer, udienza al Tas l'8 agosto a Rio

(martedì 2 agosto)

E’ stata finalmente fissata l’udienza di Alex Schwazer al Tas, con la speciale divisione olimpica: l’appuntamento per l’8 agosto a Rio, a quattro giorni dalla 20 km, mentre la 50 km è in programma il 19.

 

Il marciatore, che cercherà di ottenere il via libera per partecipare ai Giochi, dopo la controversa positività con prelievo a gennaio e comunicazione a giugno (poi confermata dalle controanalisi), sarà accompagnato dall’allenatore Sandro Donati e dagli avvocati Gerhard Brandstaetter e e Thomas Tiefenbrunner.

 

L’avvocato Brandstätter ha dichiarato che: “Alex Schwazervuole restare a Rio dopo l’udienza della Tas dell’8 agosto, non come spettatore, ma come atleta e partecipare ai giochi olimpici. Alex sta bene e si sta allenando, come se nulla fosse, dice di essersi ripreso, nonostante le pene dell’inferno che deve subire da ormai un mese e mezzo. Alex vuole arrivare fino in fondo, è uno che non molla“.

 

L’avvocato ha aggiunto che i periti ed eventuali altri testimoni interverranno via teleconferenza.

 

La decisione sull’eventuale partecipazione alle Olimpiadi è attesa tra il 9 e il 10 agosto.

 

(tratto da www.podisti.net, 29 luglio)

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