Microdati, microformati e rich snippet: cosa sono e perché sono importanti

(venerdì 1 luglio)

 

Microdati, microformati e rich snippet: cosa sono e perché sono importanti

Scopriamo cosa sono Microdati, Microformati e rich snippet e comprendiamo perché sono importanti per ottenere visibilità.

 

Per prima cosa vediamo cosa significa rich snippet; successivamente analizziamo microdati e microformati, ovvero i formati di markup da utilizzare per ottenerli.

 

Premessa: cos’è lo snippet?

Se osserviamo la SERP (Search Engine Result Page) di Google, noteremo che i blocchi di risultati, che rappresentano le pagine che soddisfano la ricerca dell’utente, sono composti da:

  • Titolo: l’elemento più visibile e che corrisponde al tag “title” della pagina;
  • URL: in verde, rappresenta l’URL della pagina;
  • Descrizione: poche righe di testo che hanno il compito di introdurre il contenuto della pagina.

Microdati, Microformati, rich snippet: esempio di snippet

Un esempio di snippet: Google Translate

Lo snippet è proprio la descrizione della pagina web. Tale elemento gioca un ruolo importantissimo all’interno della SERP perché, oltre a fornire un “assaggio” della pagina, ci comunica il motivo per il quale il risultato è pertinente alla nostra ricerca.
Nota: le parole che vediamo in grassetto corrispondono al termine ricercato.

 

Cos’è il Rich Snippet

Mediante l’utilizzo di particolari accorgimenti, è possibile fornire a Google delle informazioni aggiuntive sulle pagine web. Questo permette al motore di ricerca di “arricchire” gli snippet (Rich Snippet) di conseguenza. L’immagine che segue mostra degli esempi di Rich Snippet.

Esempi di Rich Snippet - Microdati, Microformati


Esempi di Rich Snippet – Microdati, Microformati

In base ai dati aggiuntivi, Google è in grado di individuare la tipologia delle pagina, fornendo agli utenti un quadro più completo e quindi una maggiore possibilità di scelta del risultato più pertinente alla ricerca.
Sull’immagine di esempio, vediamo una simulazione di rich snippet di:

  • Un ristorante – lo snippet mostra il voto medio (le stelline) delle recensioni, il numero delle recensioni ed  il range di prezzo del listino.
  • Una ricetta – lo snippet mostra il voto medio (le stelline) delle recensioni, il tempo di preparazione e le calorie del preparato.
  • Un album musicale – lo snippet mostra la lista delle canzoni e la rispettiva durata.

Google, attualmente, da la possibilità di creare rich snippet per descrivere le seguenti tipologie di contenuti: personericette, musica, aziende, associazioni, prodotti, recensioni ed eventi.

E’ chiaro che uno snippet di questo tipo risulterà essere notevolmente più esaustivo per gli utenti, facendoaumentare la probabilità di click.

Come possiamo “arricchire” i nostri snippet?

Per avere a disposizione i rich snippet sulle SERP è necessario, per prima cosa, scegliere un formato di markup tra quelli a disposizione; i più importanti sono i microdati ed i microformati.

 

Microdati

Microdati: specifica HTML5

Microdati: specifica HTML5

Come detto precedentemente, i microdati (introdotti dall’HTML5) vengono utilizzati per “etichettare” alcuni dati contenuti all’interno di una pagina web in modo che Google riesca ad interpretarli. Chiaramente, ogni tipologia di contenuto avrà il relativo insieme di dati; questo perché ogni entità è caratterizzata da dati specifici (un ristorante, ad esempio, non avrà la lista delle tracce audio tra le specifiche :) ).

Praticamente come si usano i microdati? L’associazione dei microdati ad una pagina web è abbastanza semplice (prevede una conoscenza base di HTML) in quanto le informazioni vengono inserite all’interno degli attributi dei tag HTML. I tag più utilizzati per questo scopo sono

e .

La struttura dei dati prevede, per prima cosa, la definizione del “contenitore” che si identifica attraverso gli attributi:

  • itemscope (identifica, appunto che il tag che contiene tale attributo è il contenitore)
  • itemtype (stabilisce il tipo di entità che si andrà a descrivere: una persona, una recensione, una ricetta, ecc.).

Un esempio:

Person“> …

L’interpretazione: il div dell’esempio è il contenitore dei dati, in quanto tra i suoi attributi possiede itemscope; i dati andranno a descrivere una persona, come specificato dall’attributo itemtype.

I dati specifici dell’entità vengono definiti all’interno del “contenitore“; i tag HTML che li valorizzano contengono l’attributo itemprop. Vediamo un semplice esempio esplicativo completando quello precedente:

itemscope itemtype=”http://schema.org/Person“>
url” href=”http://www.alessiopomaro.com”>

Alessio Pomaro

</a>

jobtitle“>Project Manager, Web developer, Web Marketing & SEO Specialist. Consulenza SEO e SEO copywriting. Blogger.
description“>Sono un project manager e un web developer specializzato in Web Marketing e SEO (ottimizzazione dei siti web per i motori di ricerca). Mi occupo anche di SEO copywriting e sono attivo come blogger su molti siti web di successo.

address” itemscope itemtype=”http://schema.org/PostalAddress“>

addressCountry“>IT

</div>

email“>info@alessiopomaro.com
birthDate” content=”1981-08-05″>DOB: 08/05/1981

</div>

Analizziamo l’esempio, che che si avvicina ai microdati presenti su questo sito riguardanti il mio profilo.
Come vediamo, viene creato il contenitore (itemscope) e specificato che si sta andando a descrivere persona (itemtype=”http://schema.org/Person). I dati specificati per tale persona, sono un URL, una professione, una descrizione, un indirizzo di posta elettronica e una data di nascita. Ho escluso volontariamente l’indirizzo perché il modo con il quale viene definito introduce una ulteriore possibilità: l’annidamento delle tipologie.
Come si può notare, infatti, l’indirizzo è specificato all’interno di un ulteriore contenitore (itemscope) avente come tipologia un indirizzo (itemtype=”http://schema.org/PostalAddress), il quale avrà, a sua volta, una serie di dati “valorizzabili“; in questo caso, solo la nazione è stata definita.

Dove possiamo trovare la documentazione completa per l’utilizzo dei microdati?
La documentazione ufficiale relativa a tutti gli schemi (tipologie), è disponibile su http://schema.org (corredata da molti esempi).

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=p_JKMHpsOA0]

 

Microformati

Microformati - ottenere visibilità

Microformati – ottenere visibilità

Il funzionamento dei microformati è il medesimo deimicrodati, ma con specifiche sintattiche diverse.

In questo caso, ad esempio, per effettuare l’”iniezione” dei dati, viene utilizzato l’attributo class  all’interno dei tag HTML (i tag più utilizzati sono

e ).

Anche per i microformati, esistono delle tipologie di entità da descrivere, le quali hanno dei nomi specifici, ad esempio il microformato hCard descrive una persona, quello hReview una recensione, ecc..

Vediamo un semplice esempio relativo ad un hCard:

vcard“>
photo” src=”http://www.alessiopomaro.com/wp-content/uploads/2014/01/alessio-pomaro-widget.jpg” />
fn“>Pomaro Alessio
title“>Project Manager, Web developer, Web Marketing & SEO Specialist. Consulenza SEO e SEO copywriting. Blogger.
adr“>
street-address“>Via Roma, 10
locality“>Roma

L’indicazione class=”vcard non è un errore: per specificare che si sta creando un miocroformato hCard, è necessario specificare tale sintassi.
Come vediamo, l’esempio è facilmente comprensibile e simile a quello dei microdati.

 

Dove possiamo trovare la documentazione completa per i microformati?
La documentazione ufficiale, è disponibile su http://microformats.org/wiki/ (completa e corredata di esempi).

 

Gli strumenti a disposizione

Esistono due strumenti messi a disposizione dagli Strumenti per i Webmaster di Google che sono molto utili per creare e verificare i dati “strutturati” delle pagine web:

  1. Assistenza per il markup. Una procedura guidata che consente di effettuare una simulazione direttamente sulle pagine di un sito web consentendo di specificare ed inserire i dati. L’output dello strumento è il codice html da inserire all’interno delle pagine web. L’interfaccia è semplice ed intuitiva, ma allo stesso tempo, potentissima a livello tecnico.
  2. Strumento di test per i dati strutturati. Utile per comprendere come Google interpreta i dati inseriti sulle pagine web e per ottenere una simulazione del relativo snippet.

 

Conclusioni

  • Nel post ho sempre parlato di Google, ma anche gli altri motori di ricerca individuano ed interpretano imicrodati ed i microformati.
  • Esistono altri formati di markup, ad esempio RDFa. Tuttavia i più usati sono quelli descritti dal post. Tra i due, per versatilità e semplicità di utilizzo, consiglio i microdati (la stessa scelta di Google).
  • L’importanza di questi dati strutturati non è assolutamente da sottovalutare: oltre a garantire maggiore visibilità grazie ai rich snippet, di certo favoriscono l’attenzione dei motori di ricerca verso le nostre pagine web.
  • Consiglio di utilizzare i microdati ben “amalgamati” all’interno del contenuto.
  • Vista la semplicità di utilizzo e la potenzialità del “mezzo“.. perché non usarli?

 

 

(tratto da www.alessiopomaro.com)

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