.. E OlgiateC sia !! …

(lunedì 28 marzo)

Per spezzare il ponte festivo che pone una pausa dalle gare ufficiali, il Lunedì di Pasqua offre la possibilità di poter effettuare comunque un allenamento in compagnia, pur non essendo molte le proposte di gare.  

 

 

 

 

 

 

Fra di queste, un buon allenamento è offerto dalla camminata IVV nella Comasca a Olgiate Comasco, , dove va in scena una prova che da alcuni anni mi alletta ma che da altrettanti non ho potuto effettuare. Vista la circostanza con il calendario, quest’anno riusciamo a pianificarla e con gli amici Angelo, Maria Grazia e Valentina di buon mattino si parte alla volta del paese a poca distanza da Malnate per la classica ‘Cross Olgiatese – Maratona del confine’, giunto alla 39^ edizione. La doppia denominazione della gara non è un caso perché offre una varietà di scelta di percorsi : 7, 11, 18, 25 e 35 km.

Tappa del circuito FIASP molto frequentato devo dire, anche perché la location è incastonata fra le due province di Varese e Como.

 

 

 

 

Incognita di giornata per i recenti capricci di Pluvio è il tempo, per meglio dire in che condizioni sarà poi il percorso da affrontare, dal momento che come consuetudine queste gare si volgono su sterrato/campagne/sentieri boschivi. Contrariamente alle aspettative però, giunti in loco e una volta preso il camminamento il percorso non si presenta affatto problematico o quantomeno essere stato condizionato dalle condizioni di giornata ad eccezione di alcuni punti nella parte coperta degli 11 chilometri scelti (diversa storia, quanto a “impegno”, per i lunghi dai 18 km in su, memore anche di testimonianze ! …).

Allo stesso modo, il tracciato proposto – parlo per quello fatto insieme ad Angelo, ma ne ho comunque conferma intravvedendo in lontananza la deviazione coi ‘lunghi’ – è prevalentemente lineare snodandosi lungo le campagne e i sentieri boschivi circostanti. Non grosse asperità nella tappa di giornata ma qua e là tratti perlomeno nella prima parte, i quali richiedono “fiato” e “continuità” agli astanti; dal quinto infatti quando ci si immerge nella zona boschiva è relativamente più mossa “quel tanto che ..” ma pur sempre tratti percorribili. Così come – deliberatamente – decido di rallentare il mio passo nei chilometri conclusivi, forse per gustarmi l’andare dei sentieri boschivi che seguiamo.
Ci si avvicina agli ultimi km di giornata: si lasciano (o almeno parrebbe) così i boschi e si guadagnano le strade prossime al paese e che conducono allo ‘Stadium’ da cui si è precedentemente patiti. Mi precede di pochi metri un persona con la divisa rossa, che man mano si allontana; nel momento in cui lasciamo i sentieri sono convinto che si prosegua in discesa su asfalto, come un gruppetto che mi segue, ma avanti a me non vedo più il riferimento, senonché rigirandomi indietro lo vedo affrontare il tornante in salita. Borbottando qualcosa riprendo così il passo in salita; un bluff (per fortuna !!) perché proprio a metà curva si riprende un sentiero boschivo che gradualmente ridiscende verso i prati e la zona di partenza.
Proprio sulla parte conclusiva incrocio due conoscenze la Gloria della 3V e Massimo Riva.

In giro per Malgesso 2016

(domenica 13 marzo)

Dopo la routine del servizio alla tappa d’apetura di Varese e il forfait “forzamaggiore” di domenica scorsa, eccomi ai nastri di partenza della prima gara ufficiale della stagione 2016 del circuito del PSV.
Teatro di questa Prima è Malgesso nella rinnovata location del Parco ‘DinDon’, prospicente la vecchia partenza.
Ecco ritrovare gli amici soliti della domenica : gli amici del 7Laghi Runners a fare gli onori di casa, il pres Ugo Fantoni, Giovani Belotti, Francesca Micheli, Katia Grillo, Nicola Benevento e tutti gli altri presenti, Daniela, Franca, il grande e coriaceo Alessandro Carù e un pimpante signore (che ogni tanto incontro, ma di cui non ricordo mai il nome !) conosciuto sulle strade di Germignaga , Marco Tiozzo, il sior Lamperti e AdelePina, il press Angelo De Mieri, Antonio Spoti, Barbara Imbres e Liliana Cimino della Podistica Mezzanese, Giovanni La Grutta e Andrea Alfonsi; Franco Di Sario e poi il mio press Graziella Gallina e alla spicciolata


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


gli altri del gruppo CB S Andrea; l’amico Marco Acchini. In lontananza intravedo Il Pirata Simone Prina e, sorpresi a far riscaldamento, Giuseppe PlayBeppe Bollini con Antonio Vasi. Diverse sono però le assenze degli habitué che hanno optato per gare alternative: fra tutti, Samuele Pari e Stefano Aglioni (a Brescia), Mignani Ferdinando e Giuseppe Ramundo (Vigevano). Comunque, oggi si è in poco più di 400 unità, con una buona parte di paesani e facce nuove o non conosciute !
La partenza avviene all’interni del parco, poco più di 100 metri prima di oltrepassare la cancellata e … aprire i cavalli, SCATENARE L’INFERNO !!! 🙂 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fatto il periplo che riporta sulla strada principale, presa una laterale rieccoci sul vecchio percorso: curva e controcurva su asfalto e poi un tratto in leggera discesa prima di imboccare la parte bassa boschiva del percorso odierno che farà da padrona ! … Un pò di ansia per la verità memori delle condizioni del fondo in questo tratto in caso di bagnato, m per la verità tiene ad eccezione di qualche breve tratto ! Così, attraversiamo i boschi e i camminamenti nel verde sottostanti allorché (km 2) ecco la prima asperità di giornata dove la pioggia della prima mattinata ha reso il fondo abbastanza impegnativo e, seppur i pochi tratti, fangoso per cui è necessario FBL !! …
Passiamo il centro abitato, prima di tornare a ripercorrere al contrario il tragitto appena fatto verso il ponte sulla superstrada poco prima del ristoro. Tratto di qualche centinaia di metri in discesa su sterrato che porta ad affrontare la seconda temibile salita del giorno decisamente muscolare e che porta su alla frazione di Bregano.
Messo alle spalle l’ennesimo tratto sterrato ma abbastanza tecnico in progressiva discesa eccoci rientrare nell’abitato di Malgesso; si direbbe ‘il più e fatto, è messo alle spalle !’, invece no una: curva cieca (‘.. ma no, è un bluff !!? … no. non è un bluff !! ..’) ci porta a toccare il punto più alto del tracciato di giornata, che passa per la chiesetta di Bregano.
Arrivati a questo punto, imbocchiamo un sentiero di campagna tramite cui si raggiunge nuovamente per una discesa a rotta la sede stradale e affrontare l’ultimo chilometro, tratto tutto in discesa, quasi a “compensare” il percorso tra salite e saliscendi proposto. Riconosco quindi il lungo rettilineo da cui partiva due anni fa la gara; ripercorso al contrario , passato un ponte sulla superstrada prendiamo per un passaggio che conduce dopo 9,200 km al traguardo di giornata !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Soddisfatto di come sia riuscito nonostante tutto ad interpretare il tracciato nella sua interezza e a maggior ragione in considerazione del suo profilo altimetrico di tutto rispetto e la cui varietà fa di Malgesso forse uno degli appuntamenti più “sentiti”. 59′ e spicci vedo sull’orologio all’arrivo.
Bel percorso devo dire essendo mancato l’anno precedente: prima parte decisamente impegnativa e che non concede molte occasioni per riprendere fiato, con l’incognita soprattutto in entrata delle parti boschive e in alcuni punti in ascesa sulle condizioni del fondo a seguito della pioggia delle primissime ore del mattino; e con l’ultima parte che ti invoglia a racimolare le energie residue per spingere fino in fondo (ultimo km tutto in discesa !!)

Percorso ben presidiato e segnalato.
Infine, una sottolineatura per le premiazioni finali per le quali il gruppo dei  7Laghi Runners ha ben figurato premiando, al di là delle varie categorie, praticamente tutti gli assoluti, maschili e femminili, con dei cesti alimentari di tutto rispetto.

Un arrivederci a tutti i compagni di orsa e qualche battuta scherzosa con i premiati, una occhiati ai cesti, e via si torna a casa !! E come dicono certuni, ‘YES, WE RUN !!’.

 

 

 

 

 

Verbania (VB) – 9^ Lago Maggiore Half Marathon

(lunedì 7 marzo)

E’ il giovanissimo etiope Abayneh Degu Tsehay il vincitore della nona edizione della Lago Maggiore Half Marathon. Con 1h01’43” iscrive il suo nome nell’albo d’oro, ma non gli riesce l’impresa di battere il primato della gara. Appuntamento rimandato agli anni futuri quando questa gara sarà ancora più grande, anche se già oggi ha dimostrato di essere una tra le più affascinanti d’Italia. Tra le donne successo per la keniana Hellen Nzembi Musyoka in 1h13’04”, la favorita della vigilia con un primato personale di 1h10’50”, oggi non ha deluso le aspettative e si è dimostrata un’atleta vincente.

Una giornata a dir poco fantastica quella odierna sul Lago Maggiore, il panorama con una Verbania imbiancata dopo la bufera di neve di ieri mattina, ha regalato agli oltre duemila iscritti uno spettacolo della natura eccezionale. Davvero ‘claim’ della manifestazione che recita: “Corri sul percorso più panoramico d’Italia” è stato mai così azzeccato.

A completare il podio maschile ancora atleti degli altipiani africani: Kenya al secondo posto con Emmanuel Kibet Kichwen in 1h02’08” e medaglia di bronzo per il compatriota Nicholas Mulinge Makau sul traguardo in 1h02’29”, appena un secondo di ritardo dopo una spettacolare volata.

Per le donne, Etiopia al secondo posto in 1h15’37” grazie a Helen Bekele Tola, mentre è terza la prima donna italiana. Alice Gaggi sale così sul terzo gradino del podio in 1h15’54”. La valtellinese Gaggi, già campionessa mondiale di corsa in montagna 2013, ha siglato il suo nuovo primato personale, il precedente era di 1h16’01”. Una cavalcata la sua sull’asfalto per trovare velocità, ora sarà tempo di tornare sui terreni e i sentieri di montagna che la stagione sta per iniziare e in programma a luglio ci sono i campionati europei di corsa in montagna e a settembre i mondiali. Alice si è anche aggiudicata così il premio riservato alla prima donna italiana in memoria di Patrizia Pizzi.

Rolando Piana è invece il primo uomo italiano, decimo assoluto in classifica, con 1h09’30”, e si aggiudica il premio in memoria di Aldo Sassi.

 

Classifica maschile:

Pos. Pos. M/F Pos. Cat. Pett. Cognome Nome Societa’ Naz. Cat. Tempo RealTime
 1  1  1  12 TSEHAY ABAYNEH   DEGU  ETIOPIA  JM  01:01:43  01:01:43
 2  2  1  13 KICHWEN   EMMANUEL KIBET  KENIA  PM  01:02:28  01:02:28
 3  3  1  5 MAKAU NICHOLAS   MULINGE  KENIA  SM  01:02:29  01:02:29
 4  4  2  3 KOSKEI EVANS   KIPROTICH  KENIA  SM  01:02:57  01:02:57
 5  5  3  1 DADI FEYERA   GEMEDA  ETIOPIA  SM  01:03:51  01:03:51
 6  6  4  4 KIPNGENO   PATRICK  KENIA  SM  01:04:05  01:04:05
 7  7  5  6 TOLOSSA   CHENGERE  ETIOPIA  SM  01:04:32  01:04:32
 8  8  2  11 TESFAW   NIGUSSIE ABEBE  ETIOPIA  PM  01:05:12  01:05:12
 9  9  6  17 MATVIYCHUK   VASYL  A.S.D. CIRCUITO RUNNING  SM  01:06:17  01:06:17
 10  10  7  8 PIANA ROLANDO  LA RECASTELLO RADICI GROUP  SM  01:09:30  01:09:30

Classifica femminile:

Pos. Pos. M/F Pos. Cat. Pett. Cognome Nome Societa’ Naz. Cat. Tempo RealTime
 16  1  1  F1 MUSYOKA HELLEN   NZEMBI  SF  01:13:04  01:13:04
 23  2  1  F6 TOLA HELEN   BEKELE  PF  01:15:37  01:15:37
 24  3  2  F2 GAGGI ALICE  LA RECASTELLO RADICI GROUP  SF  01:15:54  01:15:54
 31  4  3  F4 JEPKOSGEI   DIVINA  SF  01:18:00  01:18:00
 65  5  1  F31 BOURKE   MARTIGNONI JOANNA  CAG FARVAGNY  SF45  01:22:53  01:22:49
 76  6  1  F94 MARIN   FRANCESCA  PRO PATRIA A.R.C. BUSTO A.  SF35  01:24:00  01:23:40
 93  7  2  F121 RAGONESI   MELISSA  G. S. D. VALDIVEDRO  SF35  01:25:21  01:25:18
 97  8  2  F2216 DI GREGORIO   LORENZA  SCI NORDICO VARESE  SF45  01:25:38  01:25:33
 197  9  3  F77 DORO PAOLA  NUOVA ATLETICA RONCADE  SF45  01:30:42  01:30:27
 219  10  1  F61 RULLO ROSY  G.S. DES AMIS  SF50  01:31:37  01:31:24

 

(tratto da www.podisti.net, domenica 6 marzo)

.. “Prendiamo la lf” – primo atto …

(domenica 6 marzo)

Designazione odierna nella “categoria regina” della libera femminile: appuntamento a Induno Olona dove la locale squadra ‘B’ ospita le coetanee di Aurora (Busto Arsizio, ndr).
Ennesimo “banco di prova” nel senso che la designazione è arrivata col tradizionale “secondo giro” (alias “GARE SCOPERTE”), tra due squadre senz’altro di indiscussa nomea  nel panorama PGS provinciale, capaci di sciorinare un buon gioco, e la sensazione la colgo già dal riscaldamento delle squadre. nel corso delle quasi due ore di gioco che seguono si dimostrano poco fallose nei fondamentali e capaci di giocare una pallavolo ad alti livelli quanto a qualità e intensità degli scambi.
La squadra locale “buca” l’avvio (0-2) ma conquistato il servizio fa la voce grossa scavando un solco importante (10-2), mentre la squadra bustocca fatica a mantenere un possesso della palla e a dimostrare le sue qualità (12-5, 16-6); pur vero che la squadra locale è praticamente impeccabile in questo parziale “sprizzando” a tutto campo e consolidando senza problemi un break già buono (25-14).
Il rientro in campo vede Aurora alzare il tiro e , benché i due sodalizi procedano a braccetto fin perlomeno la prima rotazione (10-9) Aurora trova il sorpasso (16-19 da da 14-13) e capitalizza poi dei turni in battuta importanti (17-22, 20-23),  dimostrando ora maggiore collaborazione e coesione di squadra che le consente di guadagnare progressivamente un buon break per il finale 22-25. 29′ a referto, il che dice tutto sull’impegno da ambo le parti.
La parte iniziale del set numero tre è una fotocopia del precedente con le ospiti che rimangono avanti nella conduzione dei giochi dimostrando maggior pressing e mettendo sotto torchio il sestetto di casa (9-11). M quando meno possa sembrare possibile arriva la rimonta delle locali (+3) che consente di mettere la freccia (17-14 da 14-13), mentre la squadra ospite accusa un infortunio del capitano, pedina importante alla regia, poi determinante per l’offensiva della formazione, del captano, per il momentaneo 21-27. Cala la concentrazione nelle ragazze di Aurora cedono 25-20.
Che Aurora non voglia cedere affatto lo si intuisce nell’impeto dimostrato nel set successivo (1-3) ma le ragazze all’ordine di Chiaravalli non paiono affatto cedere anzi si assiste ad un gioco molto intenso e pressante (19-22). Nuovamente accade l’imprevedibile: sotto 20-24 le locali con un buon gioco e giro di palla (frequentemente alta !) riagguantano le avversarie 24-24; da qui, è un continuo testa a testa, con un intenso gioco sottorete per mettere giù la palla, per il finale (e conclusivo) 27-25. Un set molto conteso da ambedue le formazioni e il parziale registrato ne è testimone, dice tutto: 32′ !!

Che dire ? OSGB si è dimostrata una squadra molto affiatata e solida, capace di compiere delle rimonte importanti anche quando sembrano dover soccombere; Aurora non si dimostra comunque da meno ma probabilmente deve poter trovare un assetto per cui ogni pedina diventi vitale per la squadra.
Discreta prova la mia nonostante qualche mia leggerezza per “disabitudine” e recriminazione delle squadre per alcune conclusioni discutibili.
Mio malgrado, a dimostrazione dell’attenzione al gioco che deve essere sempre alta, sono costretto a ricorrere in alcune circostanze (comunque giustificate) a “palla contesa“.
Analizzando i quattro set della partita, direi ampiamente bene il primo, più sottotono il secondo; nei due finali “rientro” o almeno mi accorgo di dover alzare la presenza e l’attenzione evitando di bloccarsi “su istantanee di gioco”.

Parabola del Figliol Prodigo

(domenica 6 marzo)

Un’altra pagine del Vangelo che aiuta a riflettere … soprattutto al giorno d’oggi … aprendo a mille sfaccettature del nostro vissuto.

 Luca 15,11-32

11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.

14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te;19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Si alzò e torno da suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a supplicarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici.30 Ma ora che è tornato questo tuo figlio che ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

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Questa parabola di Gesù non è tanto sul figlio prodigo o suo fratello ma piuttosto raffigura il grande amore e il cuore clemente del padre.  Il padre qua raffigura Dio, mentre il prodigo è la ribelle umanità e il fratello è il lato religioso dell’uomo.  Questa Parabola dovrebbe essere chiamata correttamente: “La Parabola del padre amoroso”. 

La maggior parte dei predicatori parlano bene del figlio prodigo, un esempio rispettabile di uomo come noi, esaltando il suo comportamento come il vero eroe della storia, denigrando il comportamento del fratello e generalmente ignorando largamente la figura del padre

Ma, esaminiamo il carattere del figliol prodigo, onestamente.

Prodigo: il significato generale della parola è:

  • Sconsiderato, estravagante, cercatore di piaceri,
  • Caratterizzato da imprudenza e dispendioso consumo,
  • Uno che spende e fa spese folli e vive una vita scialacquatrice.

Queste non sono delle buone qualità per un figlio decoroso, vero?  Eppure la figura del figlio prodigo è vista con simpatia e favore da quasi tutti, perché?  Ha forse qualcosa a che fare con Ger 17:9?

Tanto si è detto e fatto sul “pentimento” del prodigo, ma era questo “pentimento” derivato da un penitente e contrito cuore aggravato e afflitto dal peccato o piuttosto sotto lo sprono di bisogno fisico, cioè la fame?  Leggiamo le sue stesse parole: “16 Ed egli desiderava riempire il ventre con le carrube che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava. 17 Allora, rientrato in sé, disse: “Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame!” (Luc 15:16-17) Ci sembra che stava morendo di fame e avrebbe volentieri mangiato l’immondizia data ai maiali, ma nessuno gliene dava.  Questo sembra una buona motivazione per concepire un piano per riempirsi la pancia, sicuramente.  E così escogitò un buon schema: “18 Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati” (Luc 15:18-19)  Ahhh, Ecco! Si potrebbe aggiungere queste parole per spiegare lo schema “almeno come servo non morirei di fame”.  Si, sembra proprio che il suo “pentimento” era basato sul bisogno pressante di sopravvivenza piuttosto che essere aggravato dal peccato. E così complottò una storia plausibile perché sapeva che il cuore del padre era dolce e benevolo.  E così per strada ripeteva cosa doveva dire al padre per essere convincente.

Si! Dimentichiamoci la nozione romantica del figlio penitente con un cuore contrito per le malevoli cose fatte, quello che abbiamo qua è uno schema preparato per prendere vantaggio di un padre amoroso, doppiamente, prima per farsi dare l’eredità in anticipo e adesso per farsi riprendere a casa per aver fallito in una vita volutamente dissoluta.  CHE?  Non ci credete? Pensate davvero che il figlio prodigo fosse tornato dal padre in uno stato penitente se le cose gli fossero andate a gonfie vele con ricchezze moltiplicate e donne e lussuria a volontà?  Penso proprio di NO.  In tal caso, in nessun modo sarebbe tornato, per nulla.

Da notarsi che la parola ‘pentimento’ non viene menzionata mai, per niente e nemmeno c’è un briciolo di evidenza da implicare qualsiasi forma di pentimento nel Prodigo.  Ma la vera motivazione per farlo tornare viene messa in evidenza chiaramente ed è che stava morendo di fame, altro che cuore penitente. Comunque gli interpreti romantici di questa parabola vedono vero rimorso nel prodigo, che ovviamente non c’è.

Dall’altra parte c’è il fratello fedele che aveva sempre obbedito e servito il padre in tutto, senza mai chiedere qualcosa per se stesso. Ebbene vede il prodigo che viene premiato per aver scialacquato la proprietà del padre con prostitute e nel vivere dissolutamente, ed è non poco disturbato, giustamente.  Per il fatto che ha questa reazione, del tutto naturale, il fratello viene marchiato come se avesse un cuore senza misericordia e una cattiva disposizione e diventa il villano della storia.  Sicuramente qualsiasi livello di giustizia e imparzialità sarebbe shockato da queste accuse, ma qui si parla di Grazia e non di Giustizia.

Come la storia si rivela, leggiamo che un giorno il padre mentre occupato nel suo lavoro odierno vede sulla strada di casa il suo giovane figlio. Sicuramente l’apparenza del prodigo sarà stata di un uomo abbattuto per aver fallito nel suo più egoista e arrogante svago, fisicamente debole per mancanza di cibo e stanco per il ungo viaggio. Si! Sarà stata veramente una povera patetica apparenza da vedersi e lo stato pietoso del figlio agita la compassione del padre perché egli era uomo giusto e pieno di amore per i suoi.

Una piccola diversione; certi credono che il padre, infranto dal dolore, passava i suoi giorni guardando alla strada per casa sperando nel ritorno del prodigo.  Questa romantica nozione legge nella storia più di quello che dice. Per esempio, il padre non andò a cercare il figlio, ne si informò di dove era, ma rispettò la decisione del prodigo e referenza a Mat 18:12 è soltanto marginale perché li la pecora si fu persa accidentalmente mentre il prodigo se ne andò di volontà sua sapendo bene cosa voleva. Certamente, il padre avrebbe dato un’occhiata alla strada, ogni tanto, come faceva la sua routine giornaliera, essendo un bravo uomo, ma non avrebbe fissato la strada tutto il giorno, perché era anche un uomo giusto.

E così lo vide tutto abbattuto, e mosso da compassione e gli andò incontro e lo baciò come segno di perdono e di benvenuto di nuovo a casa.  Un’altra volta vediamo il padre come il protagonista della storia, perché fu lui che prontamente perdonò il figlio ancora prima che il prodigo cominciasse a pronunciare le parole di “pentimento” che aveva convenientemente preparato.  Vediamo che il padre quasi non ascolta le parole del figlio, ma lo perdona esternamente dal suo cuore amoroso per aver riavuto un figlio pensato perso, avendolo già perdonato internamente.

Qui c’è un parallelo fra Cristo e Pietro.  Pietro negò il Signore per ben 3 volte, come il Signore predisse, ma Pietro si pentì veramente e fu totalmente dolente per aver negato il Signore, ricordandosi di: “Allora Pietro si ricordò di quello che Gesú gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte», Ed egli uscì, e pianse amaramente.” (Mat 26:75)

Non soltanto per questo atto infame ma anche per la grande malvagità che aveva fatto contro il Signore ricordandosi anche di quelle parole del Signore: “Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, io pure lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».” (Mat 10:33)  Questa cosa avrebbe sicuramente condannato Pietro per sempre, ma sia lodato il Signore per il suo meraviglioso perdono perché vediamo che alla tomba di risurrezione gli Angeli istruiscono le donne a dire agli Apostoli di incontrare Gesù in Galilea aggiungendo specificamente Pietro: “Ma andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; là lo vedrete come vi ha detto».” (Mar 16:7)  Vediamo quanto è magnifico il nostro Signore, perché Pietro lo negò ben tre volte ed egli si meritava che Gesù lo negasse davanti a Suo Padre, ma il nostro meraviglioso Signore lo perdona e lo chiama a Lui, ancora prima che Pietro potesse chiedere perdono, essendosi pentito.  Quant’è grande il Maestro che serviamo.

Come vediamo dalla parabola, il padre era così travolto per aver ricevuto il perduto figlio indietro che appena ascolta le preparate scuse del figlio e procede ad onorare il prodigo con vestiti principesche, anello favoloso, scarpe (dato che avrebbe avuto addosso solo stracci puzzolenti) e anche il vitello ingrassato per festeggiare.  Il figlio prodigo deve essere stato completamente sorpreso da tale trattamento sontuoso perché sicuramente si sarebbe aspettato di ricevere quello che gli era dovuto: un severo rimprovero con botte e messo al lavoro con i servi.  Questo sarebbe stato quello che si meritava per la legge di giustizia, ma non così, invece di giustizia egli riceve GRAZIA, perché il padre ha il cuore di PADRE DIO.

Non è difficile capire che dal punto di vista del fratello tutto questo è ingiustizia perché il prodigo dopo aver rigettato il padre, praticamente sputandogli in faccia, girò la sua schiena a chi gli diede vita pretendendo la sua eredità mentre il padre era ancora in vita, per poi scialacquare i risparmi del padre nel vivere in noncuranza e profondo peccato. Per poi, finita la cuccagna, avendo raggiunto la più bassa miseria dovuto a questo vivere ribelle, decide di ritornare a casa e invece di ricevere la giusta punizione per le sue cose malvagie, egli riceve una sontuosa ricompensa. Tutto questo sembra fare beffa del vivere giusto e onesto, contro qualsiasi standard di imparzialità  Sicuramente questo è quello che ha rattristato e amareggiato il fratello maggiore.  Gli sarà sembrato tutto ingiusto, e lo era dal punto di vista legale.

E’ facile condannare il fratello per dimostrare una attitudine Farisaica, ma se abbiamo attitudine generosa verso il prodigo, allora dovremmo anche estendere la stessa verso il fratello maggiore, come fece il padre.  Ma andiamo avanti.

Dopo aver vissuto una spregevole vita in dissolutezza il prodigo si trovò in più abietta miseria, la fine logica per tutti quelli che vivono una noncurante vita estravagante, e morendo di fame egli decide di rischiare il ritorno a casa per essere servo del padre, almeno il pranzo li è garantito. Ma il padre essendo il padre che è, lo perdona immediatamente, lo veste sontuosamente e gli dedica una festa reale per celebrare il suo ritorno. A questo punto il fratello maggiore fa la sua entrata nella storia. Dopo aver lavorato pesantemente nei campi fin dalla mattina presto in obbedienza al padre, nessuno lo aveva informato del ritorno del prodigo e sentendo suoni di festa chiede ad un servo cosa succede.  Adesso consideriamo cosa passa per la sua mente: “Il mio fratello dissoluto è ritornato dopo avere sperperato tutto, perché nessuno mi è venuto ad informare?  Perché mio padre lo ha ricompensato per aver sbagliato?  Perché il vitello ingrassato non è stato riservato per una più importante occasione, invece di questa, quando a me non è mai stato offerto mai niente per festeggiare con i miei amici?  Ho sempre obbedito a mio padre, mai trasgredito e mai una festa fu fatta per me?  Perché?”  Ragionamento logico e normale.

Sicuramente si percepisce fra le righe che forse non c’era troppo amore perso fra i fratelli visto che il fratello maggiore, anche se giustamente turbato, avrebbe dovuto essere rallegrato dal ritorno del prodigo e per questo lo possiamo condannare per mancanza di amore cristiano, ma tecnicamente la situazione sembra un poco ingiusta.

Adesso osserviamo il vero eroe della parabola, il padre.  In fatti tutta la parabola si aggira attorno al padre, che rappresenta la figura di Dio nella storia.  Tutti e due i fratelli rappresentano il cuore malvagio dell’uomo. Il prodigo dimostra i frutti della carne:  “Ora le opere della carne sono manifeste e sono: adulterio, fornicazione impurità, dissolutezza,” (Gal 5:19) mentre il fratello maggiore dimostra un cuore duro e altezzoso.

Vediamo che il padre, giustamente, è preparato a fare per un figlio quello che fa per l’altro, cioè esercitare grazia e giustizia.  Vide il prodigo da lontano e capì lo stato mentale e fisico in cui era, e anche se egli aveva fatto grosso torto, il padre gli andò incontro provvedendo consolazione e conforto.  Lo stesso col figlio maggiore, il padre capì il tumulto dentro il suo animo e anche se l’attitudine dimostrata non era delle migliori il padre si umiliò ad uscire di casa per consolarlo, fece diligentemente attenzione alle sue lagnanza e lo riassicurò e affermò la sua posizione assicurandolo che tutto era suo, il prodigo avendo già ricevuto e sperperato la sua parte e dopo lo istruì pazientemente. Luc 15:28-32

Il fratello maggiore era sconvolto e non voleva entrare nella casa, ma il padre generosamente usci dalla casa per consolarlo ed esortarlo, incoraggiandolo ad entrare. Come era grande l’amore del padre.  Beh! Questo fratello cominciò a lagnarsi col padre come la cosa era ingiusta per lui che aveva sempre fatto la cosa retta e mai avendo ricevuto alcuna ricompensa, ma il prodigo che aveva fatto tutte le possibili malvagità, anche rigettando il padre, ritorna a casa da questi mali ed è immediatamente premiato con regali e benvenuti.  Questa situazione era troppo per lui, e non riusciva a comprendere.

Il padre, molto pazientemente, assicura il figlio più grande che egli sarà sempre con lui (parla questo di salvezza ?) e tutto quello che il padre ha appartiene a lui.  In quei tempi Biblici l’eredità veniva divisa fra i figli maschi, al primogenito aspettavano due parti, in questo caso la proprietà veniva divisa in 3 col primogenito ricevendo 2 parti. Il prodigo aveva già ricevuto la sua parte (che aveva sperperato) e perciò tutta la proprietà del padre sarebbe stata ereditata dal figlio maggiore.  Il padre conferma questo al figlio per rassicurarlo del suo dovuto.

Avendo così chiarificato questo importante aspetto, il padre procede nello spiegare perché il ritorno del prodigo doveva essere celebrato perché sotto tutti gli aspetti il prodigo era perso e morto, ma adesso fu ritrovato e vivo. questo essendo un miracolo per cui esserne lieti.

Il padre non diede giustizia al prodigo, ma molto di più, gli diede GRAZIA e diede Giustizia la figlio maggiore.

La parabola non dice se il fratello maggiore sia entrato in casa, ma possiamo concludere che lo fece, perché il padre diede sufficienti e esaurienti risposte coperte da vero amore.

Leggendo la storia con un occhio sull’udienza intesa e l’altro sullo sfondo culturale, possiamo prontamente rinominare questa famosa parabole come: “La Parabola del padre amoroso” dato che raffigura come Padre Dio tratta l’umanità con Grazia.  I figli rappresentano i differenti aspetti del cuore umano, e le loro azioni erano ugualmente offensive e dolorose al padre.  In questa parabola Gesù rappresenta e smaschera due aspetti del peccato:

  1. licenzioso, egoistico, cerca piacere vivere del prodigo, e
  2. giustizia propria e legalismo superbo del fratello maggiore.

Guardando alle nostre vite ci rendiamo conto che la nostra attitudine è molto simile a quella di questi figli, con probabilità più a quella del figlio maggiore.  La parabola scopre a nudo il nostro egoismo e arroganza, questo ci dovrebbe far riflettere che ognuno di noi è veramente il prodigo o suo fratello, ma a Dio siamo gli stessi, una espressione effimera, vestita in  immondi indumenti: “Siamo tutti come una cosa impura, e tutte le nostre opere di giustizia sono come un abito sporco; avvizziamo tutti come una foglia, e le nostre iniquità ci portano via come il vento.” (Isa 64:6)

Ma sia lodato il nostro Maestro, il Signore Gesù Cristo, che ci salva da questa miserabile e intollerabile situazione : “Ma ringraziato sia Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesú Cristo.” (1Co 15:57).

 

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Il figlio di questa parabola non poteva aspettare che suo padre morisse. Voleva i beni immediatamente, nonostante suo padre fosse ancora vivo. Una volta che li ebbe, raccolse tutte le sue cose e partì per un “paese lontano”. Chissà cosa aveva sentito dire di questo paese. Forse la pubblicità, la TV, la radio (se esistevano) avevano parlato di questo paese. Se aveva molti soldi, lì poteva vivere la “bella vita” – la “bella vita” che la Parola di Dio descrive con due parole: “vivere dissolutamente”. Alla fine il pallone scoppiò, e il figlio di un padre una volta ricco si trovò nella povertà e nella fame. In realtà aveva così tanta fame che non aveva nulla da mangiare – i maiali erano più sazi di lui!

Fu allora che accadde qualcosa: “rientrò in sé” e pensò: “Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati”. Il figliol prodigo rientrò in sé! Di solito il momento in cui qualcuno “rientra in sé” non è un momento in cui va tutto bene, ma è un momento in cui, come nel caso di questo figlio, non si ha nemmeno cibo per colmare la fame. Pertanto, il figlio rientrò in sé e si incamminò per la strada di ritorno a casa. Tutti i pensieri che aveva fatto erano giusti: dopo quello che aveva fatto, non aveva alcun diritto di essere chiamato ancora figlio di suo padre. Aveva consumato i suoi risparmi vivendo dissipatamente. Tuttavia il padre lo vide da lontano: questo significa che stava guardando la strada. Nonostante il figlio avesse preso la sua eredità e avesse abbandonato la casa, il padre non era indifferente. Stava aspettando il suo ritorno giorno dopo giorno. Se lo avesse trovato, lo avrebbe implorato di tornare a casa – come Dio ci esorta a riconciliarci con Lui (2 Corinzi 5:20-21). Il Padre stava aspettando. Stava guardando la strada, e appena vide che suo figlio stava arrivando, CORSE da lui! Che immagine toccante: un padre che corre per abbracciare e baciare un figlio che ha sperperato tutti i suoi beni vivendo dissipatamente. Non accade lo stesso con Dio? Eravamo morti nei falli e nei peccati, figli dell’ira, tuttavia Egli ci ha salvati, ci ha vivificati insieme a Cristo e ci ha condotti con Lui nei cieli. Non per le nostre opere (noi eravamo morti) MA PER IL SUO GRANDE AMORE (Efesini 2:4). Come il padre della parabola, Dio aspetta la pecora smarrita, e quando ritorna CORRE AD ABBRACCIARLA E BACIARLA. IL PADRE PERDONA E CANCELLA IL PASSATO DI OGNI FIGLIO CHE RITORNA, NON GIUDICHERÀ IL CREDENTE, LA PECORA CHE RITORNA, PER QUELLO CHE HA FATTO MENTRE SI ERA SMARRITA. “SE DUNQUE UNO È IN CRISTO, EGLI È UNA NUOVA CREATURA; LE COSE VECCHIE SONO PASSATE; ECCO, TUTTE LE COSE SONO DIVENTATE NUOVE” (2 Corinzi 5:17), dice la Parola di Dio. Il padre della parabola, invece di punire suo figlio – come fanno molti padri quando scoprono che i loro figli si ribellano, anche se poi si pentono – invece di metterlo alla prova per un periodo, lo ha abbracciato e baciato, e ha ammazzato il vitello più grasso che aveva – E SI MISERO A FARE GRANDE FESTA. La gioia dei cieli è la stessa, quando un peccatore si pente dei suoi peccati. Il Signore non desidera condannare il peccatore. Se vi è stato detto che il Signore vi aspetta con una frusta se tornate da Lui, vi prego di ascoltare queste parole: DIO VI STA ASPETTANDO COME IL PADRE DEL FIGLIOL PRODIGO. VI ASPETTA, E NON APPENA VI VEDRÀ ARRIVARE CORRERÀ AD ABBRACCIARVI E BACIARVI, E DARÀ INIZIO A UNA GRANDE FESTA IN ONORE DEL VOSTRO RITORNO. “Io vi dico che allo stesso modo vi sarà in cielo più gioia per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento” (Luca 15:7).

 

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Papa Francesco nel video messaggio inviato ai giovani di Buenos Aires in occasione della loro Giornata regionale della Gioventù ha voluto prendere ad esempio incontri reali di Gesù con i giovani, descritti nel Vangelo, per analizzare e capire come Gesù si relazioni con i giovani stessi e quali insegnamenti trarre.

Così, tra le tre parabole analizzate, riveste un ruolo centrale quella del figliol prodigo, che Bergoglio battezza con un nuovo nome: il giovane furbo. Papa Francesco spiega che questo giovane furbo ha avuto, a dire il vero, un atteggiamento molto moderno: egli “ha voluto scrivere da solo la propria vita” prendendo letteralmente “a calci le regole della disciplina paterna“.

Così questo giovane furbo, che è il figliol prodigo, ha continuato il Pontefice “se l’è spassata per bene” fino a quando anche per lui, nonostante fosse il figlio del padrone, “ha conosciuto quello che mai aveva conosciuto prima: la fame“.

È in questo momento che interviene la misericordia di Dio che, al posto di chiudere definitivamente le porte a questo giovane furbo che aveva tutto e lo ha sperperato, le spalanca:  “Dio è molto buono – ha così detto il Santo Padre ai giovani – Dio approfitta dei nostri fallimenti per parlarci al cuore“. Così vediamo nella parabola che “Dio non ha detto a questo giovane: ‘Sei un fallito, guarda cosa hai combinato!’” ma Egli interviene facendo ragionare il giovane e facendolo ritornare sui suoi passi, tanto che il Vangelo dice che il giovane “è rientrato in sé“: il giovane si è domandato “Cosa me ne faccio di questa vita? La baldoria non mi è servita a nulla“.

Tuttavia la sorpresa più grande di questa parabola non è la conversione del giovane, non è il suo ritornare sui suoi passi ma lo scoprire che “il padre lo stava aspettando da anni” Così “questo grande peccatore, questo grande sperperatore di tutto il guadagno di suo padre – ha concluso Papa Francesco – ha incontrato qualcosa che non aveva mai conosciuto: l’abbraccio di misericordia“.

La rivisitazione in chiave modera della parabola del figliol prodigo è sicuramente di grande effetto e ci fa riflettere su come noi ci rapportiamo con il Padre: usiamo i doni che ci ha dato per fare del bene o abusiamo degli stessi a fini egoistici, finendo di fatto con lo sperperarli? La fame che prova il giovane furbo è la stessa che proviamo tutti quando desideriamo sempre più beni per poi accorgerci che nessuno di questi veramente ci sazia.

 

Una sera … metti “una partita” di Seconda Divisione

(sabato 5 marzo)

Indugiando fino all’ultimo se andare a vedere un mio collega arbitro impegnato sul campo di Casciago e una pur sempre allettante gara di Seconda Divisione, ho optato infine per la sfida “di vertice” tra Omnia Caravate e La Sportiva Gavirate, compagini del girone in cui milita anche la nostra Prima Squadra.
Sfida di vertice stasera al campo di Caravate tra le padrone di casa di ‘Omniasport’ e il sodalizio ‘La Sportiva’ di Gavirate. Precisamente, 2^ e 3^ del girone B del campionto di Seconda Divisione. Impegno dunque delicato e al tempo stesso importante per ambedue, “breakevenpoint” per rimanere incollati nella scia della capolista imperturbabile sino ad ora Saltrio, e probabilmente per dare continuità ad un’intera stagione.
E sin dal fischio iniziale si capiscono le intenzioni contrapposte ma praticamente identiche delle due contendenti; Caravate parte bene e, iniziando a piccoli passi (5-4, 7-6), raggiunta la doppia cifra insiste nella sua azione aumentando il gap (10-7, 12-8), mentre le ospiti paiono poco incisive e convincenti su “palla attiva”, nonostante una prima linea reattiva nel gestire la palla nella propria metà campo. Altrettanto lo si deve dire anche per Caravate che nonostante il ritorno avversario tiene “vivo” e aperto il parziale … Si arriva al 18-13, quando Gavirate tenta di rientrare (18-15). Si denotano allora di fraintendimenti nel sestetto ospite delle sbavature d’intesa che consentono alle locali di allungare nuovamente mettendo una mano su un primo set certo non di facile risoluzione (22-16), capitalizzato da buoni attacchi.
Nel secondo set le parti si invertono con la compagine di Gavirate che seppur parta in ricezione riesce ad interpretare meglio il gioco in campo alla distanza, complice forse una squadra più giovane, determinata ed efficace nei tempi e nella gestione della palla: 0-4. Ed è proprio con il buon operato della prima linea che continua a capitalizzare buone giocate mettendo a terra la palla nella metacampo avversari (2-6). Le locali cercano di riscattarsi da 6-8 si riavvicinano 8-9 12-11; rinvigorite dalla panchina che chiama timeout Gavirate (12-12, 13-13). Caravate sfugge poi 14-13. Gavirate ora punta sui palloni lunghi ma non si dimostra impeccabile: 15-16,  16-18. S denotano molte piazzate sottorete soprattutto ad opera delle ospiti che approfittano del turnover dell’alzatrice di Caravate; nervosismo in campo e La Sportiva se ne va 18-23. Caravate però non vuole mettere la parola fine e infatti 0-23, sfiora il pareggio 21-22, e ancora dei pasticci sottorete consentono alle ospiti di allungare sul 22-24 per il finale 22-25.
Il terzo set vede Gavirate ritrovare una buona motivazione coesione (0-2) ma appena è nelle condizioni Caravate capitalizza attacchi dalla prima linea 4-3. Pronta però è la reazione delle ospiti che, facendo leva nuovamente su una buona seconda linea (4-8, 6-11). Ora è Gavirate che accelera progressivamente il gioco: 7-13. Da un bell’attacco delle ospiti di 2^ linea matura il 9-14. Nuovamente, si intensifica ambo le parti il gioco sottorete ma progressivamente il gap si allarga a favore di La Sportiva (16-25).
4°Set: Omnia sbaglia subito il servizio ma Gavirate non ne approfitta (1-2); un efficace muro vale il 3-1 per Gavirate. Le due compagini procedono quindi a braccetto (3-3, 4-4), Caravate ora soffre il gioco più “largo” e leggiadro delle ospiti (4-8). Nel contempo, gli scambi si intensificano in particolare sui 3 metri, così come aumentano le probabilità di  commettere errori 7-8, 7-9. Importante 9-13 capitalizzato dalla prima linea Sul 17-10 Gavirate ha un sussulto 18-12, po chiama tempo ma contrariamente ai “diktat nazionali” (‘.. non puoi sbagliare se hai la palla di servizio una volta rientrato in campo !! ..’) : Caravate così accorcia  18-14. Si gioca ora molto su palle alte, ma il break vedono sempre le ospiti avanti ” di getto” fino al 22-20. Al cambio palla infatti le padrone di casa agguantano il pari 22-22, dopodiché è l’apoteosi, una continua altalena: 23-22, 23-23, 23-24, 24-24, da cui esce vincente Gavirate.

(libera cronaca alla partita di venerdì 4 marzo)

Quantità o Qualità ?? … Meglio l’uovo oggi o la gallina domani ?

(giovedì 3 marzo)


Da 14 anni frequento più o meno costantemente il Circuito delle gare del Piede d’Oro ( … giovincello, 25 anni). Giovincello, ricordo che ammaliato dai Miti di Casa Nostra della Grande Atletica (non solo!!) ma più semplicemente dall’aver trovato nella corsa un’arma vincente per il proprio benessere, ogni volta che mi trovavo ai nastri di partenza m’impegnavo per quanto possibile all’inverosimile cercando di arrivare in fondo con una buona posizione ….. Ma sinceramente non ho mai “sfondato”! Vabbé, eppure mi divertivo !!……

E così negli anni a venire comunque, unendo comunque il piacere – più o meno avvertito – della competizione (il nostro è comunque un circuito di gare amatoriali) alla possibilità di conoscere nuovi amici, stare all’aria aperta !!

Se i primissimi anni di “competizione” sono stati i più sentiti proprio per il senso di Primeggiare, la legge degli anni ha lasciato posto progressivamente a nuove leve più talentuose (il ragionamento, entrando nella logica del PSV, deve essere fatto per fasce d’età, come del resto è organizzato il nostro campionato) e comunque la ‘presa di coscienza’ dei propri limiti, è stato gioco-forza “accodarsi”, meglio gustarsi perlopiù il piacere innato dello stare all’ari aperta e insieme godendo di u paio d’ore di … Passione per lo Sport.
E’ così che nel contempo, condividendo questa riflessione con tanti amici con cui tuttora mi ritrovo, ‘… non importa arrivare primi (“tanto non avrai mai la medaglia, o questo o quel premio ! …”) l’importante è .. arrivare in fondo sapendo di aver dato “tutto”, il meglio di sè, di essersi impegnati ! .. e se poi il “contentino” arriva tanto meglio !! …’.

Una settimana fa parlavo giusto con un amico conosciuto proprio sulle strade del circo di corse podistiche del Piede d’Oro – potrei dire un top runner del Circo – , un ragazzo che – tantodicappello – da quando ho conosciuto s’impegna in ogni gara, con annessi&connessi, raccogliendo buoni piazzamenti (!!),
Domenica a Varese ricorreva la prima tappa della stagione 2016 del PSV quindi affettuosi saluti agli amici ritrovati … ma non abbandonati visto che gli allenamenti invernali favoriscono comunque il ritrovarsi per un sgambata in compagnia !! Si discuteva, partendo semplicemente da un dialogo tra due amici che si ritrovano, su argomenti ….più inerenti la passione del running, di come lo si via, sulla stagione a venire.
Accomunati dunque dalla stessa passione, io che vado cominciando una nuova stagione podistica con le sue ansie e incertezze (qua&là – ma speriamo più là !) qualche acciacco (sempre dietro l’angolo quelli!!), lui che – nello stesso stato (leggi fisico ndr) – di come ci eravamo lasciati la stagione passata, mi “confessa” di voler ripiegare per una sorta di “inversione di tendenza“, volendo preferire una ‘Corsa di Qualità’ piuttosto che una ‘Corsa di Quantità’, alias ricercare più stile nello “spettro della corsa” che mettersi nel fienile tanti km percorsi …. Anche se, a ben vedere, seguire la prima opzione conduce verosimilmente, magari in un arco di tempo maggiore, sempre alla seconda linea di condotta, e quindi a ritrovarsi nello status sinora adottato.

Già ! … meglio fare, in prospettiva di una gara – quindi qualcosa di ufficiale -, un allenamento alla corse in stile “di quantità” o “di qualità” ?? Se a naso il primo conduce a macinare chilometri su chilometri quando ci si mette in strada o si percorrono sentieri boschivi o di montagna, verosimilmente non dando retta alle proprie sensazioni se non limiti, il secondo tipo di training non bada tanto al discorso “Quanti?” ma adottato dal podista lo induce sì a compiere un eguale gesto sportivo che però tenga conto maggiormente di una varietà di parametri: sensazioni provate nel gesto della corsa, giusta frequenza da tenere nel gesto (tallone d’Achille un pò per tutti, cmq parlo per me!), resistenza, cambio di passo (altro tallone d’Achille !!), frequenza cardiaca !!
Oppure una gara lanciata dove parti, senza dar peso più di tanto “a ciò che si sente dentro” e calibrare di conseguenza, e arrivi (..) all’agognato traguardo ??

Sfaccettature anche noi semplici amatori della corsa che, nolente o volente, possiamo e/o dobbiamo porci nonostante il proprio “voler inseguire !! …” (eehhhhhhhh ….), anche per prevenire infortuni o esagerazioni !

Dropbox, l’archivio si è fatto cloud

(mercoledì 2 marzo)

Dropbox nasce dal 2008 da una geniale intuizione di Drew Houston e da allora è diventato una della piattaforme di cloud storage più apprezzate dagli utenti di internet ed in particolare dalle aziende dove, è il servizio di storage più utilizzato in assoluto. Dropbox prevede, previa registrazione, un account gratuito di 2 GB di spazio per archiviare, gestire e condividere ogni sorta di contenuto digitale. Lo spazio è quindi espandibile tramite alcuni bonus o piani di upgrade a pagamento. Disponibile per computer Windows, Mac e Linux, è anche disponibile un’app per le principali piattaforma mobile: iOS, Android e nel prossimo futuro anche Windows Phone.

DROPBOX: WHAT ABOUT ? … UN PO’ DI STORIA

Drew Houston, sin da piccolo, aveva come sogno quello di creare una sua azienda informatica. Un obiettivo che gli è riuscito nel 2008, all’età di 25 anni, quando ha fondato Dropbox, un servizio di cloud storage che permette agli utenti di salvare e condividere foto, video, documenti ed ogni sorta di contenuto digitale. Per “cloud storage” si intende un servizio che consente di archiviare file su datacenter remoti, potendovi quindi accedere in caso di bisogno: è un sistema che consente maggior sicurezza e affidabilità del tradizionale archivio locale, ed il cui costo è un abbonamento legato a tempo e quantità di materiale archiviato.

La scelta del simbolo, una “scatola aperta” non è stata casuale perché rappresenta un contenitore in cui gli utenti possono collocare tutto ciò che desiderano, raggiungibile da ogni luogo e da ogni sorta di piattaforma. Dropbox, infatti, può essere utilizzato da ogni tipo di computer non solo attraverso un’interfaccia Web, ma anche scaricando ed installando un client software dedicato. Ma Dropbox è anche mobile in quanto è disponibile un’app (per iOS, Android ed in futuro anche per Windows Phone) che permette agli iscritti di avere sempre a portata di mano tutti i propri file, a cui accedere da ogni luogo ed in ogni momento della giornata. Senza limiti. E spesso senza costo alcuno.

Dropbox: quanto costa?

Il punto di forza di Dropbox è la perfetta integrazione della piattaforma di cloud storage nella maggior parte degli ecosistemi desktop e mobile. Disponibile per tutti i principali sistemi operativi per computer (Windows, Mac OS X, Linux), smartphone e tablet (iOS, Android, presto su Windows Phone), è gratuito nella sua versione base offrendo 2 GB di spazio online su cui salvare ogni sorta di file. Tale spazio, può essere incrementato, sempre gratuitamente, attraverso alcuni espedienti. Gli utenti possono infatti incrementare di 500 MB lo spazio di archiviazione per ogni nuovo utente portato all’iscrizione attraverso il passaparola. Oppure, è possibile aumentare lo spazio collegando l’account al proprio profilo sui social network o utilizzando le versioni beta del programma.

Sono disponibili inoltre piani di upgrade a pagamento per tutti coloro i quali fossero interessati ad utilizzare Dropbox in forma professionale o comunque con maggiori esigenze rispetto alla media. Per 9,99 euro al mese, gli utenti possono infatti disporre di 1 TB di memoria online, mentre le aziende ed i professionisti possono richiedere “Dropbox for Business” che a 12 euro al mese e per utente offre servizi illimitati ed alcuni sistemi di gestione avanzati.

Si evidenzia che, in caso di eccessivo traffico dati generato dai link, gli account potrebbero essere sospesi. Dropbox prevede infatti i seguenti limiti di traffico: 20 GB/giorno per gli account gratuiti e 200 GB/giorno per gli account Pro e Business a pagamento. Rimanendo all’interno di tali limiti non v’è problema alcuno e le attività possono proseguire regolarmente (trattasi di semplici limitazioni finalizzate a porre un argine ad eventuali abusi).

Le applicazioni Dropbox per iOS ed Android offrono la medesima esperienza d’uso della piattaforma desktop sui dispositivi mobile. Gli utenti possono infatti accedere a tutti i file archiviati, condividerli, cancellarli, spostarli, rinominarli e caricarne di nuovi. Una versione per Windows Phone arriverà in un prossimo futuro e in ogni caso, grazie alle API concesse agli sviluppatori, esistono molti surrogati di terze parti che possono sopperire alla mancanza del client ufficiale.

Dropbox è inoltre stato integrato in molte applicazioni per essere utilizzato nelle maniere più disparate. Per esempio, è spesso il luogo ideale per salvare copie di backup delle app, o per lo streaming di contenuti video.

Dropbox come album fotografico

Tra le funzionalità più apprezzate di Dropbox v’è quella che permette l’upload automatico delle foto e dei video presenti sul telefonino all’interno della piattaforma di cloud storage. Foto che possono poi essere organizzate ed accessibili da ogni luogo: un po’ come avere sempre sotto mano il proprio album fotografico dei migliori momenti della propria vita. Una funzione molto utile che può comunque essere disabilitata in ogni momento o essere utilizzata solo in determinate situazioni, come quando lo smartphone è connesso ad una rete WiFi.

A rimarcare la volontà di conquistare il cuore degli utenti mobile facendo leva sui contenuti multimediali, va segnalato il lancio di Carousel, applicazione disponibile per iOS ed Android che consente di accedere alle proprie immagini ed ai propri video archiviati sulla piattaforma, visionando le anteprime direttamente sul dispositivo mobile in uso; inoltre, permette anche di sincronizzare il piano offline e quello online, archiviando in automatico le immagini scattate da smartphone per averne una copia digitale archiviata in remoto per non perdere alcun tassello della propria vita.

Il servizio online ha un corrispettivo potenziale anche su desktop tramite un apposito software. Un semplice download e la successiva installazione consentono di gestire i propri file in modo ulteriormente semplificato, senza la necessità di passare per un browser. Il gruppo mette a disposizione versioni per Windows, Mac e Linux, nonché per dispositivi mobile, in fede all’obBiettivo ultimo del progetto: consentire l’archiviazione, la condivisione e la gestione dei file da remoto a prescindere dalla piattaforma software utilizzata.

Il sito ufficiale Dropbox suggerisce automaticamente l’ultima versione stabile da installare e segnala tra le note di versione tutti i bugfix apportati nel tempo. Download e installazione sono completamente gratuiti.

Dropbox, dalle origini all’evoluzione di un’idea

Dropbox è stato fondato nel 2008 da Drew Houston, un ragazzo prodigio che già a 5 anni aveva iniziato a muovere i primi passi nel mondo della programmazione e che a 14 anni aveva già ben chiaro quello che avrebbe fatto del suo futuro. Drew Houston spiega che l’idea che sta alla base di Dropbox è nata durante il periodo di studi al Mit (Massachusetts Institute Of Technology) di Boston dove si è laureato nel 2006. All’interno del Mit c’era una rete informatica chiamata “Athena” che permetteva a tutti di poter disporre dei propri documenti indipendentemente da dove si accedesse. Non c’era dunque bisogno di portare dietro con se fogli o supporti di backup perché tutti i documenti seguivano l’utente all’interno del campus universitario.

Una soluzione che ha ispirato Drew Houston che ha pensato che tale servizio dovesse essere esteso a tutto il mondo. Da questo concetto è nato Dropbox che nel 2012 ha superato il traguardo dei 100 milioni di utenti e che oggi si pone come una delle piattaforma di cloud storage più utilizzate ed apprezzate dall’intera comunità di internet.

Dropbox disse di no a Steve Jobs

Nella sua storia, Dropbox è stato anche protagonista di alcuni eventi che hanno fatto parlare molto del gruppo. Su tutti il rifiuto di Drew Houston di vendere la piattaforma di cloud storage a Steve Jobs. Era il 2009 è l’allora CEO della mela morsicata aveva intravisto nella piattaforma una grande potenzialità, un servizio da assimilare a OS X e farlo diventare parte dell’ecosistema di Apple. Ma nonostante le grandi capacità di persuasione di Steve Jobs e un assegno, si dice, a nove zeri, Drew Houston e il suo socio Arash Ferdowsi rifiutarono la proposta affermando che l’azienda non era in vendita.

Dropbox, il più amato dalle aziende

Una ricerca condotta da 451 Research evidenzia come Dropbox sia utilizzato da circa il 45% delle aziende e che per le attività professionali sia sinonimo di file sharing aziendale. Questo, nonostante oggi esistano altre valide alternative come Google Drive ed OneDrive. Dropbox vivrebbe però di rendita. In breve, per molte aziende, lo spostarsi all’interno di un’altra piattaforma comporterebbe troppo tempo ed ingenti spese visto che la procedura di migrazione dovrebbe essere effettuata per ogni singolo account in possesso, che nel caso delle aziende possono essere centinaia.

Dropbox, Microsoft e Project Harmony

Microsoft e Dropbox hanno annunciato un accordo di collaborazione che prevede l’integrazione della piattaforma di cloud storage in Office. Tutti gli utenti che utilizzano dunque la piattaforma di produttività di Microsoft, sia su iOS che su Android ed in futuro anche per la versione per computer, potranno accedere all’account Dropbox e visualizzare, modificare e condividere i file Word, Excel e PowerPoint. In buona sostanza, gli utenti possono navigare nelle cartelle di Dropbox dalle App Office, modificare i file Office direttamente dalle app Dropbox, salvare e sincronizzare le modifiche tra tutti i dispositivi, e condividere i link Dropbox dalle App Office.

Questo accordo nasce dalla volontà di Microsoft di voler spingere sulla diffusione di Office 365 offrendo ai suoi clienti l’integrazione con una delle piattaforma di cloud storage più utilizzate, nonostante la stessa casa di Redmond offra un competitor apprezzato quale OneDrive.

Tale funzionalità, disponibile sotto forma di Preview solo per gli scritti a Dropbox for Business, semplifica il lavoro in team, evitando il ricorso ad altri strumenti di comunicazione ed è pensata soprattutto per coloro i quali lavorano in maniera sequenziale, una modifica dopo l’altra. Project Harmony, infatti, non supportata l’editing in tempo reale.

Dropbox: le alternative

Il mercato dello soluzioni di cloud storage è in forte crescita. Sicuramente tra i maggiori rivali si segnalano iCloud, Google Drive e OneDrive.

Apple iCloud, il servizio cloud di Cupertino, è sicuramente indicato esplicitamente agli utilizzatori degli ecosistemi della mela morsicata; l’account base offre 5 GB di spazio online ed i piani di upgrade partono da 0.99 euro al mese per 20 GB extra sino ai 19,99 euro al mese per 1 TB extra.

Google Drive, il servizio cloud di Big G, offre invece 15 GB (spazio condiviso tra Drive, Gmail e Google+ Foto) con piani upgrade a partire da 1,99 dollari al mese per 100 GB extra. Infine, OneDrive, il servizio cloud di Microsoft, offre gratuitamente 15 GB che possono essere subito raddoppiati attivando l’upload automatico delle foto dall’app mobile. Piani upgrade a partire da 1,99 euro al mese per 100 GB extra.

 

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