Parabola del Figliol Prodigo

(domenica 6 marzo)

Un’altra pagine del Vangelo che aiuta a riflettere … soprattutto al giorno d’oggi … aprendo a mille sfaccettature del nostro vissuto.

 Luca 15,11-32

11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.

14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te;19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Si alzò e torno da suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a supplicarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici.30 Ma ora che è tornato questo tuo figlio che ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

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Questa parabola di Gesù non è tanto sul figlio prodigo o suo fratello ma piuttosto raffigura il grande amore e il cuore clemente del padre.  Il padre qua raffigura Dio, mentre il prodigo è la ribelle umanità e il fratello è il lato religioso dell’uomo.  Questa Parabola dovrebbe essere chiamata correttamente: “La Parabola del padre amoroso”. 

La maggior parte dei predicatori parlano bene del figlio prodigo, un esempio rispettabile di uomo come noi, esaltando il suo comportamento come il vero eroe della storia, denigrando il comportamento del fratello e generalmente ignorando largamente la figura del padre

Ma, esaminiamo il carattere del figliol prodigo, onestamente.

Prodigo: il significato generale della parola è:

  • Sconsiderato, estravagante, cercatore di piaceri,
  • Caratterizzato da imprudenza e dispendioso consumo,
  • Uno che spende e fa spese folli e vive una vita scialacquatrice.

Queste non sono delle buone qualità per un figlio decoroso, vero?  Eppure la figura del figlio prodigo è vista con simpatia e favore da quasi tutti, perché?  Ha forse qualcosa a che fare con Ger 17:9?

Tanto si è detto e fatto sul “pentimento” del prodigo, ma era questo “pentimento” derivato da un penitente e contrito cuore aggravato e afflitto dal peccato o piuttosto sotto lo sprono di bisogno fisico, cioè la fame?  Leggiamo le sue stesse parole: “16 Ed egli desiderava riempire il ventre con le carrube che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava. 17 Allora, rientrato in sé, disse: “Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame!” (Luc 15:16-17) Ci sembra che stava morendo di fame e avrebbe volentieri mangiato l’immondizia data ai maiali, ma nessuno gliene dava.  Questo sembra una buona motivazione per concepire un piano per riempirsi la pancia, sicuramente.  E così escogitò un buon schema: “18 Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati” (Luc 15:18-19)  Ahhh, Ecco! Si potrebbe aggiungere queste parole per spiegare lo schema “almeno come servo non morirei di fame”.  Si, sembra proprio che il suo “pentimento” era basato sul bisogno pressante di sopravvivenza piuttosto che essere aggravato dal peccato. E così complottò una storia plausibile perché sapeva che il cuore del padre era dolce e benevolo.  E così per strada ripeteva cosa doveva dire al padre per essere convincente.

Si! Dimentichiamoci la nozione romantica del figlio penitente con un cuore contrito per le malevoli cose fatte, quello che abbiamo qua è uno schema preparato per prendere vantaggio di un padre amoroso, doppiamente, prima per farsi dare l’eredità in anticipo e adesso per farsi riprendere a casa per aver fallito in una vita volutamente dissoluta.  CHE?  Non ci credete? Pensate davvero che il figlio prodigo fosse tornato dal padre in uno stato penitente se le cose gli fossero andate a gonfie vele con ricchezze moltiplicate e donne e lussuria a volontà?  Penso proprio di NO.  In tal caso, in nessun modo sarebbe tornato, per nulla.

Da notarsi che la parola ‘pentimento’ non viene menzionata mai, per niente e nemmeno c’è un briciolo di evidenza da implicare qualsiasi forma di pentimento nel Prodigo.  Ma la vera motivazione per farlo tornare viene messa in evidenza chiaramente ed è che stava morendo di fame, altro che cuore penitente. Comunque gli interpreti romantici di questa parabola vedono vero rimorso nel prodigo, che ovviamente non c’è.

Dall’altra parte c’è il fratello fedele che aveva sempre obbedito e servito il padre in tutto, senza mai chiedere qualcosa per se stesso. Ebbene vede il prodigo che viene premiato per aver scialacquato la proprietà del padre con prostitute e nel vivere dissolutamente, ed è non poco disturbato, giustamente.  Per il fatto che ha questa reazione, del tutto naturale, il fratello viene marchiato come se avesse un cuore senza misericordia e una cattiva disposizione e diventa il villano della storia.  Sicuramente qualsiasi livello di giustizia e imparzialità sarebbe shockato da queste accuse, ma qui si parla di Grazia e non di Giustizia.

Come la storia si rivela, leggiamo che un giorno il padre mentre occupato nel suo lavoro odierno vede sulla strada di casa il suo giovane figlio. Sicuramente l’apparenza del prodigo sarà stata di un uomo abbattuto per aver fallito nel suo più egoista e arrogante svago, fisicamente debole per mancanza di cibo e stanco per il ungo viaggio. Si! Sarà stata veramente una povera patetica apparenza da vedersi e lo stato pietoso del figlio agita la compassione del padre perché egli era uomo giusto e pieno di amore per i suoi.

Una piccola diversione; certi credono che il padre, infranto dal dolore, passava i suoi giorni guardando alla strada per casa sperando nel ritorno del prodigo.  Questa romantica nozione legge nella storia più di quello che dice. Per esempio, il padre non andò a cercare il figlio, ne si informò di dove era, ma rispettò la decisione del prodigo e referenza a Mat 18:12 è soltanto marginale perché li la pecora si fu persa accidentalmente mentre il prodigo se ne andò di volontà sua sapendo bene cosa voleva. Certamente, il padre avrebbe dato un’occhiata alla strada, ogni tanto, come faceva la sua routine giornaliera, essendo un bravo uomo, ma non avrebbe fissato la strada tutto il giorno, perché era anche un uomo giusto.

E così lo vide tutto abbattuto, e mosso da compassione e gli andò incontro e lo baciò come segno di perdono e di benvenuto di nuovo a casa.  Un’altra volta vediamo il padre come il protagonista della storia, perché fu lui che prontamente perdonò il figlio ancora prima che il prodigo cominciasse a pronunciare le parole di “pentimento” che aveva convenientemente preparato.  Vediamo che il padre quasi non ascolta le parole del figlio, ma lo perdona esternamente dal suo cuore amoroso per aver riavuto un figlio pensato perso, avendolo già perdonato internamente.

Qui c’è un parallelo fra Cristo e Pietro.  Pietro negò il Signore per ben 3 volte, come il Signore predisse, ma Pietro si pentì veramente e fu totalmente dolente per aver negato il Signore, ricordandosi di: “Allora Pietro si ricordò di quello che Gesú gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte», Ed egli uscì, e pianse amaramente.” (Mat 26:75)

Non soltanto per questo atto infame ma anche per la grande malvagità che aveva fatto contro il Signore ricordandosi anche di quelle parole del Signore: “Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, io pure lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».” (Mat 10:33)  Questa cosa avrebbe sicuramente condannato Pietro per sempre, ma sia lodato il Signore per il suo meraviglioso perdono perché vediamo che alla tomba di risurrezione gli Angeli istruiscono le donne a dire agli Apostoli di incontrare Gesù in Galilea aggiungendo specificamente Pietro: “Ma andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; là lo vedrete come vi ha detto».” (Mar 16:7)  Vediamo quanto è magnifico il nostro Signore, perché Pietro lo negò ben tre volte ed egli si meritava che Gesù lo negasse davanti a Suo Padre, ma il nostro meraviglioso Signore lo perdona e lo chiama a Lui, ancora prima che Pietro potesse chiedere perdono, essendosi pentito.  Quant’è grande il Maestro che serviamo.

Come vediamo dalla parabola, il padre era così travolto per aver ricevuto il perduto figlio indietro che appena ascolta le preparate scuse del figlio e procede ad onorare il prodigo con vestiti principesche, anello favoloso, scarpe (dato che avrebbe avuto addosso solo stracci puzzolenti) e anche il vitello ingrassato per festeggiare.  Il figlio prodigo deve essere stato completamente sorpreso da tale trattamento sontuoso perché sicuramente si sarebbe aspettato di ricevere quello che gli era dovuto: un severo rimprovero con botte e messo al lavoro con i servi.  Questo sarebbe stato quello che si meritava per la legge di giustizia, ma non così, invece di giustizia egli riceve GRAZIA, perché il padre ha il cuore di PADRE DIO.

Non è difficile capire che dal punto di vista del fratello tutto questo è ingiustizia perché il prodigo dopo aver rigettato il padre, praticamente sputandogli in faccia, girò la sua schiena a chi gli diede vita pretendendo la sua eredità mentre il padre era ancora in vita, per poi scialacquare i risparmi del padre nel vivere in noncuranza e profondo peccato. Per poi, finita la cuccagna, avendo raggiunto la più bassa miseria dovuto a questo vivere ribelle, decide di ritornare a casa e invece di ricevere la giusta punizione per le sue cose malvagie, egli riceve una sontuosa ricompensa. Tutto questo sembra fare beffa del vivere giusto e onesto, contro qualsiasi standard di imparzialità  Sicuramente questo è quello che ha rattristato e amareggiato il fratello maggiore.  Gli sarà sembrato tutto ingiusto, e lo era dal punto di vista legale.

E’ facile condannare il fratello per dimostrare una attitudine Farisaica, ma se abbiamo attitudine generosa verso il prodigo, allora dovremmo anche estendere la stessa verso il fratello maggiore, come fece il padre.  Ma andiamo avanti.

Dopo aver vissuto una spregevole vita in dissolutezza il prodigo si trovò in più abietta miseria, la fine logica per tutti quelli che vivono una noncurante vita estravagante, e morendo di fame egli decide di rischiare il ritorno a casa per essere servo del padre, almeno il pranzo li è garantito. Ma il padre essendo il padre che è, lo perdona immediatamente, lo veste sontuosamente e gli dedica una festa reale per celebrare il suo ritorno. A questo punto il fratello maggiore fa la sua entrata nella storia. Dopo aver lavorato pesantemente nei campi fin dalla mattina presto in obbedienza al padre, nessuno lo aveva informato del ritorno del prodigo e sentendo suoni di festa chiede ad un servo cosa succede.  Adesso consideriamo cosa passa per la sua mente: “Il mio fratello dissoluto è ritornato dopo avere sperperato tutto, perché nessuno mi è venuto ad informare?  Perché mio padre lo ha ricompensato per aver sbagliato?  Perché il vitello ingrassato non è stato riservato per una più importante occasione, invece di questa, quando a me non è mai stato offerto mai niente per festeggiare con i miei amici?  Ho sempre obbedito a mio padre, mai trasgredito e mai una festa fu fatta per me?  Perché?”  Ragionamento logico e normale.

Sicuramente si percepisce fra le righe che forse non c’era troppo amore perso fra i fratelli visto che il fratello maggiore, anche se giustamente turbato, avrebbe dovuto essere rallegrato dal ritorno del prodigo e per questo lo possiamo condannare per mancanza di amore cristiano, ma tecnicamente la situazione sembra un poco ingiusta.

Adesso osserviamo il vero eroe della parabola, il padre.  In fatti tutta la parabola si aggira attorno al padre, che rappresenta la figura di Dio nella storia.  Tutti e due i fratelli rappresentano il cuore malvagio dell’uomo. Il prodigo dimostra i frutti della carne:  “Ora le opere della carne sono manifeste e sono: adulterio, fornicazione impurità, dissolutezza,” (Gal 5:19) mentre il fratello maggiore dimostra un cuore duro e altezzoso.

Vediamo che il padre, giustamente, è preparato a fare per un figlio quello che fa per l’altro, cioè esercitare grazia e giustizia.  Vide il prodigo da lontano e capì lo stato mentale e fisico in cui era, e anche se egli aveva fatto grosso torto, il padre gli andò incontro provvedendo consolazione e conforto.  Lo stesso col figlio maggiore, il padre capì il tumulto dentro il suo animo e anche se l’attitudine dimostrata non era delle migliori il padre si umiliò ad uscire di casa per consolarlo, fece diligentemente attenzione alle sue lagnanza e lo riassicurò e affermò la sua posizione assicurandolo che tutto era suo, il prodigo avendo già ricevuto e sperperato la sua parte e dopo lo istruì pazientemente. Luc 15:28-32

Il fratello maggiore era sconvolto e non voleva entrare nella casa, ma il padre generosamente usci dalla casa per consolarlo ed esortarlo, incoraggiandolo ad entrare. Come era grande l’amore del padre.  Beh! Questo fratello cominciò a lagnarsi col padre come la cosa era ingiusta per lui che aveva sempre fatto la cosa retta e mai avendo ricevuto alcuna ricompensa, ma il prodigo che aveva fatto tutte le possibili malvagità, anche rigettando il padre, ritorna a casa da questi mali ed è immediatamente premiato con regali e benvenuti.  Questa situazione era troppo per lui, e non riusciva a comprendere.

Il padre, molto pazientemente, assicura il figlio più grande che egli sarà sempre con lui (parla questo di salvezza ?) e tutto quello che il padre ha appartiene a lui.  In quei tempi Biblici l’eredità veniva divisa fra i figli maschi, al primogenito aspettavano due parti, in questo caso la proprietà veniva divisa in 3 col primogenito ricevendo 2 parti. Il prodigo aveva già ricevuto la sua parte (che aveva sperperato) e perciò tutta la proprietà del padre sarebbe stata ereditata dal figlio maggiore.  Il padre conferma questo al figlio per rassicurarlo del suo dovuto.

Avendo così chiarificato questo importante aspetto, il padre procede nello spiegare perché il ritorno del prodigo doveva essere celebrato perché sotto tutti gli aspetti il prodigo era perso e morto, ma adesso fu ritrovato e vivo. questo essendo un miracolo per cui esserne lieti.

Il padre non diede giustizia al prodigo, ma molto di più, gli diede GRAZIA e diede Giustizia la figlio maggiore.

La parabola non dice se il fratello maggiore sia entrato in casa, ma possiamo concludere che lo fece, perché il padre diede sufficienti e esaurienti risposte coperte da vero amore.

Leggendo la storia con un occhio sull’udienza intesa e l’altro sullo sfondo culturale, possiamo prontamente rinominare questa famosa parabole come: “La Parabola del padre amoroso” dato che raffigura come Padre Dio tratta l’umanità con Grazia.  I figli rappresentano i differenti aspetti del cuore umano, e le loro azioni erano ugualmente offensive e dolorose al padre.  In questa parabola Gesù rappresenta e smaschera due aspetti del peccato:

  1. licenzioso, egoistico, cerca piacere vivere del prodigo, e
  2. giustizia propria e legalismo superbo del fratello maggiore.

Guardando alle nostre vite ci rendiamo conto che la nostra attitudine è molto simile a quella di questi figli, con probabilità più a quella del figlio maggiore.  La parabola scopre a nudo il nostro egoismo e arroganza, questo ci dovrebbe far riflettere che ognuno di noi è veramente il prodigo o suo fratello, ma a Dio siamo gli stessi, una espressione effimera, vestita in  immondi indumenti: “Siamo tutti come una cosa impura, e tutte le nostre opere di giustizia sono come un abito sporco; avvizziamo tutti come una foglia, e le nostre iniquità ci portano via come il vento.” (Isa 64:6)

Ma sia lodato il nostro Maestro, il Signore Gesù Cristo, che ci salva da questa miserabile e intollerabile situazione : “Ma ringraziato sia Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesú Cristo.” (1Co 15:57).

 

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Il figlio di questa parabola non poteva aspettare che suo padre morisse. Voleva i beni immediatamente, nonostante suo padre fosse ancora vivo. Una volta che li ebbe, raccolse tutte le sue cose e partì per un “paese lontano”. Chissà cosa aveva sentito dire di questo paese. Forse la pubblicità, la TV, la radio (se esistevano) avevano parlato di questo paese. Se aveva molti soldi, lì poteva vivere la “bella vita” – la “bella vita” che la Parola di Dio descrive con due parole: “vivere dissolutamente”. Alla fine il pallone scoppiò, e il figlio di un padre una volta ricco si trovò nella povertà e nella fame. In realtà aveva così tanta fame che non aveva nulla da mangiare – i maiali erano più sazi di lui!

Fu allora che accadde qualcosa: “rientrò in sé” e pensò: “Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati”. Il figliol prodigo rientrò in sé! Di solito il momento in cui qualcuno “rientra in sé” non è un momento in cui va tutto bene, ma è un momento in cui, come nel caso di questo figlio, non si ha nemmeno cibo per colmare la fame. Pertanto, il figlio rientrò in sé e si incamminò per la strada di ritorno a casa. Tutti i pensieri che aveva fatto erano giusti: dopo quello che aveva fatto, non aveva alcun diritto di essere chiamato ancora figlio di suo padre. Aveva consumato i suoi risparmi vivendo dissipatamente. Tuttavia il padre lo vide da lontano: questo significa che stava guardando la strada. Nonostante il figlio avesse preso la sua eredità e avesse abbandonato la casa, il padre non era indifferente. Stava aspettando il suo ritorno giorno dopo giorno. Se lo avesse trovato, lo avrebbe implorato di tornare a casa – come Dio ci esorta a riconciliarci con Lui (2 Corinzi 5:20-21). Il Padre stava aspettando. Stava guardando la strada, e appena vide che suo figlio stava arrivando, CORSE da lui! Che immagine toccante: un padre che corre per abbracciare e baciare un figlio che ha sperperato tutti i suoi beni vivendo dissipatamente. Non accade lo stesso con Dio? Eravamo morti nei falli e nei peccati, figli dell’ira, tuttavia Egli ci ha salvati, ci ha vivificati insieme a Cristo e ci ha condotti con Lui nei cieli. Non per le nostre opere (noi eravamo morti) MA PER IL SUO GRANDE AMORE (Efesini 2:4). Come il padre della parabola, Dio aspetta la pecora smarrita, e quando ritorna CORRE AD ABBRACCIARLA E BACIARLA. IL PADRE PERDONA E CANCELLA IL PASSATO DI OGNI FIGLIO CHE RITORNA, NON GIUDICHERÀ IL CREDENTE, LA PECORA CHE RITORNA, PER QUELLO CHE HA FATTO MENTRE SI ERA SMARRITA. “SE DUNQUE UNO È IN CRISTO, EGLI È UNA NUOVA CREATURA; LE COSE VECCHIE SONO PASSATE; ECCO, TUTTE LE COSE SONO DIVENTATE NUOVE” (2 Corinzi 5:17), dice la Parola di Dio. Il padre della parabola, invece di punire suo figlio – come fanno molti padri quando scoprono che i loro figli si ribellano, anche se poi si pentono – invece di metterlo alla prova per un periodo, lo ha abbracciato e baciato, e ha ammazzato il vitello più grasso che aveva – E SI MISERO A FARE GRANDE FESTA. La gioia dei cieli è la stessa, quando un peccatore si pente dei suoi peccati. Il Signore non desidera condannare il peccatore. Se vi è stato detto che il Signore vi aspetta con una frusta se tornate da Lui, vi prego di ascoltare queste parole: DIO VI STA ASPETTANDO COME IL PADRE DEL FIGLIOL PRODIGO. VI ASPETTA, E NON APPENA VI VEDRÀ ARRIVARE CORRERÀ AD ABBRACCIARVI E BACIARVI, E DARÀ INIZIO A UNA GRANDE FESTA IN ONORE DEL VOSTRO RITORNO. “Io vi dico che allo stesso modo vi sarà in cielo più gioia per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento” (Luca 15:7).

 

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Papa Francesco nel video messaggio inviato ai giovani di Buenos Aires in occasione della loro Giornata regionale della Gioventù ha voluto prendere ad esempio incontri reali di Gesù con i giovani, descritti nel Vangelo, per analizzare e capire come Gesù si relazioni con i giovani stessi e quali insegnamenti trarre.

Così, tra le tre parabole analizzate, riveste un ruolo centrale quella del figliol prodigo, che Bergoglio battezza con un nuovo nome: il giovane furbo. Papa Francesco spiega che questo giovane furbo ha avuto, a dire il vero, un atteggiamento molto moderno: egli “ha voluto scrivere da solo la propria vita” prendendo letteralmente “a calci le regole della disciplina paterna“.

Così questo giovane furbo, che è il figliol prodigo, ha continuato il Pontefice “se l’è spassata per bene” fino a quando anche per lui, nonostante fosse il figlio del padrone, “ha conosciuto quello che mai aveva conosciuto prima: la fame“.

È in questo momento che interviene la misericordia di Dio che, al posto di chiudere definitivamente le porte a questo giovane furbo che aveva tutto e lo ha sperperato, le spalanca:  “Dio è molto buono – ha così detto il Santo Padre ai giovani – Dio approfitta dei nostri fallimenti per parlarci al cuore“. Così vediamo nella parabola che “Dio non ha detto a questo giovane: ‘Sei un fallito, guarda cosa hai combinato!’” ma Egli interviene facendo ragionare il giovane e facendolo ritornare sui suoi passi, tanto che il Vangelo dice che il giovane “è rientrato in sé“: il giovane si è domandato “Cosa me ne faccio di questa vita? La baldoria non mi è servita a nulla“.

Tuttavia la sorpresa più grande di questa parabola non è la conversione del giovane, non è il suo ritornare sui suoi passi ma lo scoprire che “il padre lo stava aspettando da anni” Così “questo grande peccatore, questo grande sperperatore di tutto il guadagno di suo padre – ha concluso Papa Francesco – ha incontrato qualcosa che non aveva mai conosciuto: l’abbraccio di misericordia“.

La rivisitazione in chiave modera della parabola del figliol prodigo è sicuramente di grande effetto e ci fa riflettere su come noi ci rapportiamo con il Padre: usiamo i doni che ci ha dato per fare del bene o abusiamo degli stessi a fini egoistici, finendo di fatto con lo sperperarli? La fame che prova il giovane furbo è la stessa che proviamo tutti quando desideriamo sempre più beni per poi accorgerci che nessuno di questi veramente ci sazia.

 

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