Migranti. Storie dal confine Messico-USA


(venerdì 26 febbraio)

confine MessicoUsaHa detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi: “Serve un approccio politico in Europa per affrontare il problema delle stragi di migranti nel Mediterraneo”La frontiera che separa il Messico dagli Stati Uniti è l’avamposto più lungo sul pianeta e divide l’Eldorado occidentale dall’inferno del Sud del Mondo.

Sono 3141 chilometri o, per usare l’unità di misura di laggiù, 1951 miglia, che attraversano luoghi straordinari ed indimenticabili, dalle mirabolanti praterie ai deserti e alle montagne che hanno raccontato nel cinema l’epopea del Far West. Nomi di città che sono nella memoria di milioni di persone: Nuevo Laredo, Piedras Negras, Monterey, Juarez, Nogales, Yuma, Mexicali, Tecate, Tijuana.

Oggi, dal primo The great train robbery, diretto nel 1903 da Edwin S. Porter e con Broncho Billy Anderson ad Ombre Rosse della coppia di ferro John Ford- John Whyne, la grande avventura dei pionieri, dei pistoleri, degli indiani, degli sceriffi e dei bisonti si è trasformata, dal 1994, in quella del ‘Border Wall’, il Muro di Confine, o, come lo chiamano i latino-americani, del ‘Muro de la Vergüenza’, il Muro della Vergogna. I programmi “Gatekeeper” in California, “Hold the Line” in Texas, “Safeguard” in Arizona debbono impedire l’assalto dei miserabili alla U.S.A. Fortress.

La orribile frontiera fatta di barriere metalliche, filo spinato luccicante d’acciaio, riflettori implacabili come quelli delle torri di controllo dei famigerati lager nazisti, invisibili sensori elettronici, magici occhi notturni a raggi infrarossi, telecamere super tecnologiche e persino controlli satellitari dovrebbero evitare il passaggio degli ‘indocumentados’, quelli che da noi sono gli ‘immigrati clandestini’.

I Border Patrol Agents sarebbero, secondo alcune stime, oltre 20mila, e sono dotati di mezzi d’ogni tipo, compresa una fiammante flotta di elicotteri. Omicidi, sparizioni, bande di trafficanti armati, narcos e qualsiasi genere di criminali infestano, poi, il cammino disperato di donne, uomini e bambini che a qualsiasi costo tentano di entrare negli Stati Uniti per trovare anche un lavoro misero, da lavapiatti o da facchino mal pagato, pur di sopravvivere.

Nonostante la crisi, la marea di fuggitivi continua a premere sul Muro e dai dati disponibili si sa che la polizia di frontiera statunitense ha arrestato 1.189.000 migranti nel 2005, 723.840 nel 2008, 463.000 nel 2010. Diminuiscono perchè la crisi è grave ed ha colpito anche l’Eldorado, ma anche per l’esistenza di tunnel che riescono ad eludere i serrati controlli delle forze di polizia.

Il numero di morti della migrazione americana è ignoto, il governo di Washington e le autorità degli Stati di confine tendono mantenere i dati riservati. Si sa che dal 1998 al 2004 sono morte 1.954 persone secondo le fonti ufficiali.

Nel 2014 la Conferenza dei Vescovi statunitensi sulle migrazioni ha visitato il confine Usa- Messico a Nogales in Arizona ed ha ricordato i migranti defunti lungo il percorso dai propri Paesi, per lo più in America Centrale, sino a quella agognata frontiera. Il numero di quelle vittime è negli anni di almeno 80mila persone.

La storia del ‘Muro de la Vergüenza’ dovrebbe insegnare ai governanti europei che nessun blocco navale, nessun bombardamento e distruzione di barche, nessuna azione militare potrà mai fermare la Great Migration.

Anzi, nel Mediterraneo, qualsiasi ricorso alle armi servirà solo a saldare la disperazione dei fuggitivi con l’azione politica delle formazioni integraliste, che troveranno nell’ennesima svolta armata nuovi sostenitori e combattenti e più forti argomenti contro la violenza dell’occidente.

Come sempre, però, la demagogia dilaga e l’informazione non fa il proprio mestiere e non racconta. Si impedisce ai cittadini di capire come nulla di nuovo stia avvenendo nel nostro mare. In quella violenta lotta che divide i ricchi dai poveri del pianeta la storia è stata scritta infinite volte e mai letta con sincerità.

Si spera che l’approccio ‘politico’ auspicato da Renzi non sia quello che ha suggerito, pare, la scorsa settimana al presidente Obama, ovvero quello di usare i droni per bombardare la Libia. Perchè se così fosse non ci troveremmo più di fronte ad un esodo drammatico, ma in una guerra dalle proporzioni inimmaginabili.

(tratto da www.ilquotidianoitaliano.com)

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