Metti una domenica “libera” sugli spalti …..

(domenica 24 gennaio)

Terminata la fase provinciale dei campionati invernali PGS, scatta in questi giorni la successiva fase regionale … Avrei potuto starmene a casa “una volta tanto” non avendo designazioni, oggi come ieri … Ggiàa !!
Invece eccomi alla palestra di Induno Olona per seguire dagli spalti due partite dei tabelloni concordati: una under 18 e una under 20, ambedue contro la società del Young Volley Lissone.

Difficile comunque riuscire a fare una cronaca compiuta di una gara fra squadre pressocché ignote, che non si sono seguite in precedenza per quanto riguarda il loro andamento sin qui, tranne una perché rientra nei nostri gironi provinciali. Di seguito trovandomi sugli spalti sin dall’inizio, cerco di riportarla.

Ore 15: di fronte le formszioni di OSGB Induno Olona e Young Volley Lissone cat. u18.Dopo un primo set quasi in sordina per le locali (parziale iniziale di 0-4) nonostante un tentativo di rientrare a metà della frazione Induno non riesce a rientrare sulle avversarie che invece hanno l’accortezza di sfruttre i buchi lasciati nella propria metà campo dalle locali (14-25).
Parte bene OSGB nel secondo set (4-0). Lissone però torna sotto riaprendo il set (5-7), benché la compagine milsanese psare essere tornata in campo più tesa permettendo a sprazzi a Induno un gioco facile. Peraltro, il parziale procede punto a punto (7-7; 9.-9). Si ravvisano peraltro poche azioni fallose da ambo le parti, ciò non toglie però la massima presenza arbitrale nelle dinamiche di gioco. Le locali si riavvicinano (10-12) ma compiono poi delle leggerezze soprattutto in fase di ricezione; nel frattempo, Lissone mette a segno preziosi ace annichilendo la coesione di Induno. La squadra ospite inoltre è molto attenta nella gestione e nel far girare in modo proficuo la palla, riuscendo a capitalizzare molto con azioni in prima linea cogliendo con piazzate così di sorpresa le loacli (10-9). Si registrano quindi diversi errori in battuta da ambo le parti soprattutto della squadra di casa (finale set 12-25).
La squadra di Lissone parte forte nel set successivo giocando molto con palle alte con OSGB che risponde paro non cedendo facilmente sui primi scambi (1-32). Rilevato un fallo di rotazioe, il sodalizio di casa progressivamente si sfilaccia e vede le avversarie allontanarsi sempre più (1-6; 3-10). Pur puntando nuovamente sui palloni alti la musica non cambia per le ragazze di casa (7-11, benché a tratti riesca a capitalizzare al servizio quando Lissone si scompone in avanti); Le locali riescono a ridurre lo svantaggio (10-13, fino al 12-13). Si procede a braccetto fino al 19-19 quando di nuovo Lissone dà uno strappo (19-21). A questo punto, OSGB riesce a sfruttare un buon turno in battuta per il 21-22. I parziale è ancora in bilico perché le ospiti sprecano una ghiotta occasione: si va così sul 22-23 e il successivo pareggio, quando è la squadra di casa a sprecare battendo lungo per poi lasciare il punto finale dalle milanesi (23-25).

Alle 17.30 è la volta delle under 20. Ambedue le formazioni scendono in campo ben determinate e coese, dando sfoggio ad un gioco molto vivo e incentrato in gran parte sulle palle alte. In gran parte dei parziali si procede appaiati con scarti ridottissimi, ed il resto – lo dice il campo – difficile a priori dire chi prevalga sull’altra. Partita molto avvincente nelle dinamiche e a tratti nei “rovesciamenti di fronte” (23-25; 25-16; 25-20; 19-25; 12-15).

“Sorvolando sul Vallone”

(domenica 4 gennaio)

Sviando il comunque piacevole e allenante appuntamento del ‘Cross del Vallone’ organizzato dall’Atletica Verbano in quei di Cittiglio, pure oggi mi concedo un allenamento in casa. In solitaria, nella “vana” attesa di Alessandro, sfidando una temperatura alquanto rigida (2°-3°), esco di casa ad un’ora non molto consona per le mie abitudini (ore 9.00) … ma avendo assaggiato la temperatura mattutina meglio così !!
Variando dal consueto percorso che faccio con Angelo e Gianni, mi dirigo verso Vergobbio e prendendo via Arcumeggia risalgo fino a località Marianne, confine geografico fra i comuni di Cuveglio e Casalzuigno. Quindi, proseguo sul falsopiano (mmolto falso) su&giò che conduce fino a Villa della Porta Bozzolo, quindi l’ascesa non esageratamente impegnativa ma da bere tutta-d’un-fiato di via Libertà (che faccio a tutta fino a dove abitava la Rosy D’Assaro), e quindi l’interminabile rettilineo che porta innanzi al municipio di Casalzuigno (.. dove sono costretto a rifiatare, pur concedendomi un passo di ripresa). Procedo così per il piccolo centro abitato e la piazzuola antistante la prepositurale prima di immettermi giù i tornanti di via Sciareda che scendono alla locale palestra comunale. Ancora la parallela di via Monterosa dove, dopo alcune centinaia di metri di sterrato, prendo a dx per il sottopassaggio il quale immette nella zona country del paese (prosecuzione di via Monterosa); qui il lungo rettilineo (ideale per testare la propria tenuta, e quindi ottimo test per il fiato !!) che termina con la breve ascesa di via Bozzolo la quale, attraversata la provinciale, conduce all’omonimo monumento del FAI. Quindi, nuovamente il lungo rettilineo in falsopiano che ridiscende verso il borgo di Vergobbio.
A quasi tutta (!!!) percorro via Stazione che sfocia sul rotondone vicino casa.

Appunti di un”GAUDIOSO ” mordi&fuggi a Roma

(lunedì 18 gennaio)

 

L’occasione del 90° compleanno di zia Caterina, sorella di mia madre, è stata l’occasione “cercata e voluta” per trascorrere un brevissimo soggiorno nella capitale, la’ Città Eterna’.    

Unitamente a ciò, la possibilità di rivedere parenti che non si è soliti incontrare per motivi di distanza.

 

 

 

 

 

Raggiunta Roma con il FrecciaRossa (prescelto poi il’ 1000′ – intitolato a Pietro Mennea- per il ritorno),

 

 

 

 

 

 

 

 

nel primo pomeriggio di sabato, mi perdo un pò nelle grandezze del quartiere di stazione Termini e poi raggiungo con la metro la casa della zia, non prima di rispettare un must se si va a Roma – concedersi un momento per assaporare  un sublime, ipocalorico ma godurioso maritozzo -, dove a distanza di un paio d’ore ci raggiunge anche mio cugino Giorgio con la vaniglia dalla Puglia.

 


Come da scrupolosa organizzazione, a seguire tutti al ristorante per festeggiare il genetliaco della cara zia con i suoi figli e nipoti.  

 

 

 

 

 

 


Bel momento di convivialità e condivisione quello vissuto in questa 2-giorni con il culmine della torta “a sorpresa” di zia, quando tutti gli avventori del locale si girano al nostro tavolo increduli per le 90 candeline.


Il giorno dopo, partiti tutti, e’ il momento irrinunciabile per un tour della città, perlomeno di visitare quei luoghi in cui tenevo ritornarci: San Pietro (spettacolare sul far della sera!), Fontana di Trevi (maestosa!!), Piazza di Spagna (benché altrettanto meritevoli, saltati l’itinerario l’Altare ella Patria – per me il monumento maximo – e il Colosseo).

Sono sul treno di ritorno per arrivare a Milano e, qua e là, ripenso ai due-giorni appena trascorsi con mia zia e gli altri parenti, quasi una scorta di bilancio. Il tutto nato, congetturato e infine pianificato poco più di una settimana fa con la complicità di mio cugino: il prossimo a venire compleanno della sorella di mia madre; il tentativo (non riuscito) di convincerla ad affronta il viaggio per poter ritrovarsi con le sorelle; i “mille” contatti con mio cugino; il rivedersi insieme per il.festeggiamento dei 90 anni e il momento di convivialità; l’immancabile tour per la città.
L’unico cruccio che mi porto dietro (e che continuerà ancora a pesarmi) e’ il non essere riuscito a convincere mamma così ferma nella sua decisione iniziale.
Peccato !!! ….

 

 

 

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.. Sempre + in alto !! . ! …

(venerdì 15 gennaio)

Una Alfa Volley che mette paura nell’ appuntamento di stasera alla palestra comunale di viale dello sport di Gavirate per affrontare la locale formazione che milita seconda divisione, la quale viene da un buon periodo ultimo di campionato. Sfida di vertice tra la seconda (Gavirate) e la terza (Cuveglio) attuali del girone. Per l’occasione, stasera la direzione e’ affidata a una coppia arbitrale (un po’ spesa per il mancato spettacolo che ci si aspettava dalla gara!). Quella che scende in campo e’ dunque una squadra ‘unita’ quanto a determinazione, affiatamento, grinta: le ragazze di coach Pozzi dopo un lungimirante lavoro in palestra sono intenzionate a tentare. . la scalata: capitan Pozzi e compagne annichiliscono da subito le avversarie…,,, sciorinando un gioco quasi impeccabile nei fondamentali, attente ad una buona ricezione della palla e a farle girare con armonia (tanto da sorprendere lo stesso Pozzi per l’impegno dimostrato sul campo)… riuscendo a mantenere una buona coesione di squadra e a mettere giù punti preziosi. Dall’ altra, LaSportiva si presenta meramente al di sotto delle aspettative, a giudizio personale poco convincente per quanto dimostrato sinora.
Guardando la classifica, la squadra targata BluVolley ora si colloca al secondo posto i classificati, a 3 punti da Saltrio che sudando (3-0 ma 25/21, 25/22, 25/22) riesce a portare a casa il punteggio pieno contro Ternate; dietro , con una gara in meno, Gavirate (20) e Caravate (18).
Ora sogniamo! ….

‘Mmma vvieniii !! …’ “2” … e “3”

(venerdì 15 gennaio)

Dopo continui rinvii infrasettimanali, stasera (ieri ndr – scritto sabato !!) si combina per il solito giretto con Angelo e Giovanni, proprio in un pomeriggio in cui Eolo ha deciso di .. dire la sua !!
Così, usuale tragitto lungo la ciclabile – nuovo tratto incluso oramai nella nostra consuetudine – fino ad arrivare alla nuova rotonda di Rancio Valcuvia e ritorno, risalendo al Borgo e percorrendo la via interna che corre parallela alla statale.
Sfidando il freddo lasciato dal vento insistente, ci importiamo per le campagne retrostanti Cuveglio sulla locale ciclabile. Pur non forzando (ma sono i miei compagni che tentennano) blandamente conduco comunque. Si arriva al termine della prima parte che esce in via Molino Galli, quindi Gianni decide di proseguire sul variegato e sconnesso, boschivo tratto che porta fino a Rancio.
…. chi più chi meno, riusciamo a mantenere il ritmo.
Qui- con la sottolineatura di Angelo pur condivisa – inizia il Calvario odierno: la risalita della strada che dal rondò risale al municipio del paese, non più di 3-400 metri ma che non danno tregua. Si proceda tutti in fila con Gianni a fare l’andatura: così fino a metà dell’ ascesa quando “prendo la testa”e stringo i denti. ….. ; gli ultimi 60 metri li faccio volutamente in progressione. Arrivato su all’inizio della via è un liberatorio ‘Mmma vviienniiiiii! !!!’.
Dopo questo momento di esultanza personale si riprende sulla strada che con suoi su e giù ma in altopiano riporta verso Cuveglio.
‘Oggi ti lascio andare’ – dice Gianni- ma non è poi tanti convincente. In effetti, da questo punto in poi fino all’ASSALTO FINALE sul rettilineo che riporta alle poste pianta due-tre begli allunghi che almeno per quanto mi riguarda “ammirevoli” ! …. Dell’ ultimo quando oramai siamo al termine solo sterrato per arrivare sul rettilineo finale su via Aldo Moro. Determinismo lo sterrato e già tengo d’occhio le retrovie, e infatti lo vedo sopraggiungere con un altro suo allungo. Sull’ asfalto il testa-a-testa continua con lui che mi sprona; io riesco allora a darmi forza e arrivare infonde il fatidico ‘La’ ! !
‘Mmmaavviennniiiiii’ ….

Benigni: “Da piccolo volevo fare il Papa. Francesco è un rivoluzionario”

(giovedì 14 gennaio)

Papa Francesco “è un rivoluzionario”, è “l’uomo più grande del mondo” e sta “tirando tutta la Chiesa verso il Cristianesimo attraverso la misericordia”. Sono le parole di Roberto Benigni, il comico toscano intervenuto alla presentazione del nuovo volume -conversazione del Pontefice con Andrea Tornielli ‘Il nome di Dio è Misericordia’ (edizioni Piemme). Una vera e propria lezione quella del comico toscano che ha letto anche alcuni passaggi significativi del volume del Papa.

“Saluto monsignori, eccellenze, preti e suore – ha esordito Benigni – Solo a questo Papa poteva venire in mente di fare una presentazione con un cardinale veneto (il riferimento è al segretario di Stato Pietro Parolin, ndr), un detenuto cinese e un comico toscano. E’ un’emozione stare in Vaticano, lo Stato più piccolo del mondo con l’uomo più grande del mondo. Un rivoluzionario Francesco come lo ha definito Eugenio Scalfari”, presente nel parterre de roi all’Augustinianum in Vaticano.

Benigni ha raccontato dell’incontro avuto ieri in Vaticano con il Pontefice: “Ero emozionato. E mi sentivo un po’ come Zaccheo che si mette sull’albero di sicomoro per vedere Gesù”. Benigni ha ricordato che tutto il magistero del Pontefice è incentrato sulla misericordia. “Il Papa -ha rimarcato – sta tirando tutta la Chiesa verso il Cristianesimo. E tutta la fatica nel farlo si può notare anche dalla camminata a volte faticosa del Pontefice”.

Benigni ha scherzato, nel ruolo di mattatore anche in Vaticano: “Da piccolo, quando mi chiedevano che cosa volessi fare,dicevo sempre che volevo fare il Papa. Poi tutti ridevano e allora ho capito che dovevo fare il comico”.

“Nel Vangelo di Marco – ha detto ancora il comico toscano citando l’episodio raccontato nel Vangelo di Matteo 8,14-17 – Gesù compie il miracolo e guarisce la suocera di Pietro. Ma perché la guarisce? Perché subito dopo, lei si mise a servirli”.

Un vero e proprio show quello a cui ha dato vita Benigni, davanti a un parterre de roi composto da eminenze, attori e anche qualche politico riuniti in Vaticano in occasione della presentazione del volume. “E’ un libro che innalza i cuori senza annebbiare il cervello – ha sottolineato – E’ come avere il Papa in tasca. Leggetelo sempre, anche in stazione quando attendete il treno in ritardo”. Ed ha messo in evidenza come il libro-conversazione sia un volume di portata universale: “Si rivolge a tutti, anche ai non credenti. Quella di papa Francesco è una sfida impressionante, utilizzando la medicina della misericordia. Francesco la dovrebbe vendere a etti, la misericordia. Il mondo vuole la condanna, Francesco risponde con la misericordia”.

In occasione della presentazione del libro all’Augustinianum, in Vaticano, il portavoce padre Federico Lombardi ha raccontato la reazione del Pontefice che ieri ha ricevuto la prima copia in anteprima. Il volume è stato distribuito in contemporanea in 86 Paesi di tutto il mondo.

“Bergoglio – ha affermato Lombardi – ha detto che questo volume ‘non è letteratura, è esperienza, è vita'”. Il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin ha spiegato che “chi è alla ricerca di rivelazioni, rimarrà deluso. Il volume non è un’intervista a tutto campo al Papa, con questo libro Francesco è come se ci prendesse per mano e ci accompagnasse verso la misericordia di Dio“.

La presentazione del volume di papa Francesco dedicato alla misericordia ha avuto anche un momento dedicato ai detenuti. Agostino Zang, cinese detenuto nel carcere di Padova dal 1997 con un permesso speciale per l’evento, ha raccontato la sua esperienza dell’incontro con Dio dietro le sbarre e la conversione. Anche il ragazzo recluso ieri è stato ricevuto dal Papa per l’anteprima del libro e il Pontefice, come ha spiegato il portavoce vaticano, “ha detto parole di conforto per Agostino e gli altri detenuti, dicendo che prega per loro”.

 

(tratto da www.adnkronos.com, 12 gennaio)

Volley, dopo il trapianto di fegato Sara Anzanello è tornata a giocare

(lunedì 11 gennaio)

La giocatrice veneta, novarese di adozione, sabato sera ha esordito in serie B1 con la Igor Trecate. Era ferma da tre anni dopo il delicato intervento chirurgico.

L’ultimo pallone attaccato era stato quasi tre anni fa, durante una gara della serie A in Azerbaigian con la maglia dell’Azerrail Baku. Erano i primi di marzo del 2013: sabato sera ad Orago, in provincia di Varese ( serie B1 femminile) con la Igor Agil Trecate, Sara Anzanello ha rimesso il piede in campo.

In questi tre anni però la giocatrice veneta di Ponte di Piave, novarese d’adozione, ha vissuto un incubo terminato solo pochi mesi fa, quando la stessa Igor di patron Leonardi (società che milita in serie A1 femminile) le ha dato l’occasione di rimettersi in gioco, aggregandola alla seconda squadra.

 

Un trapianto di fegato alle spalle dopo una gravissima forma di epatite contratta in Azerbaigian, che l’aveva lasciata in bilico tra la vita e la morte; una lunga, lunghissima riabilitazione e poi i primi allenamenti, dapprima con molta cautela, poi sempre più pesanti, per dimostrare a tutti di poter essere ancora una giocatrice di pallavolo a 35 anni, ma soprattutto a se stessa.

Sara Anzanello era stata inserita nella rosa della serie B1 come riserva di lusso con quell’Agil Trecate da cui nel 1999 era partita la sua scalata all’Olimpo del volley: la Coppa Italia con il Novara, la maglia della Nazionale azzurra, i Mondiali del 2002 e le due Coppe del Mondo nel 2007 e nel 2011.

 

Qualche comparsa in panchina, poi, sabato sera a Orago è arrivato, finalmente, il tanto atteso giorno del rientro in campo, della rinascita.

Una partita giocata bene condita da 13 punti aiutando Trecate a vincere al tie break dopo una battaglia di cinque set sotto di 2-0.

 

«Ho provato la stessa emozione che ti accompagna quando stai per giocare una finale scudetto – sono state le prime parole di “Anza” -. Questa volta, però, le gambe mi tremavano per un esordio in serie B1. Essere riuscita a tornare in campo ha un’importanza senza eguali. Il ghiaccio è stato rotto, ora non mi resta che continuare a lavorare tantissimo».

 

E aggiunge sorridendo: «Spero di aver fatto bene il mio dovere, essere riuscita a dare serenità e tranquillità alle mie compagne. Anche se, verità per verità, a Novara sono arrivata per fare da chioccia a queste giovani ragazze ed invece sono state loro a farmi coraggio nel momento del bisogno».

E anche se lei stessa magari non ci crede più di tanto, il sogno di tutti i tifosi è di rivederla ancora in serie A1 con la maglia di quella città, Novara, che 15 anni fa l’aveva adottata.

Pronti ? 1,2,3 … viaaa !

(domenica 10 gennaio)

Prima domenica di nebbia consistente della stagione invernale 2015-16, complice la piogerella del giorno precedente e la bassa pressione che continua ancora a regnare imperturbata da queste parti, con l’umidità che la fà da padrona.
Così, le “condizioni avverse” della giornata e altre concause mi hanno fatto cambiare programma per quest domenica di gennaio rinunciando alla tradizionale ‘Prima dell’anno’ IVV storica di Varese che dall’ippodromo si snoda per le vie cittadine meno interne e trafficate per poi accompagnare i partecipanti alla Prima Cappella del Sacro Monte e per i più temerari (percorso lungo, 20 km) su su lungo la Via Santa.
Si è oramai in fase di training dalla conclusione della stagione ufficiale a scorsa fine d’oyttobr e .. ogni occasione è persa, quindi opto per un percorso di casa.

Così, da casa mia mi dirigo verso il paese di Casalzuigno per tramite della strada interna che attraversa Vergobbio , affrontando alle porte di Casalzuigno l’ascesa di Via Libertà che presenta la ciliegina dei 100 metri finali, allo spasmo. Quindi, proseguo per il lungo rettilineo che passa davanti al municipio del paese (.. che non termina più) fino a passare dall’altra parte della strada dove si trova la decanale Osteria di Casale, breve attraversamento che porta alla prepositurale e poi giù per i larghi tornanti di via Sciareda dove si trova la palestra comunale. Da qua dui nuovo giù verso la sede stradale (e non si vede un niente – odo solo il passaggio delle macchine sulla statale). Decido allora di tenermi sul sentiero che corre parallelo e che porta nei presi dell’autosalone, per prendere  invece dall’altra tramite un sottopasso che conduce nella Bassa (Casalzuigno ndr); lungo sterrato passando dalla casa di Merotto senior quindi ne passo un’altra dove un cane imperioso dalla scala di casa che mi fa ricordare per un attimo il mio amato pastore tedesco Reb, quindi ancora avanti fino a prendere la salitella che riporta all’attraversamento della strada e quindi su in direzione dell’ingresso di Villa Porta Bozzolo. Da qui, sempre avanti lungo via Roma (dove abita il mio amico Fausto Roma) e ancora il falsopiano percorso precedentemente che riporta fino a Canonica.
Decido inizialmente per un allenamento più stimolante quindi “di velocità” (??io??), poi è proprio il sopraggiungere di via Libertà che mi consiglia di non esagerare per non pagare dazio, ed è così fino ad arrivare a Casale.

Soddisfatto del percorso, 50′ “lordi”; soddisfatto per ritrovare ancora buone sensazioni che nel mio piccolo mi fanno be sperare, anche se devo ancora trovare continuità; contento per aver trovato una buona alternativa alle premesse domenicali, contento per aver potuto snora concedermi alla passione del runner che è in me, di entrare in un contatto più intimo con la natura e con il mio corpo

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che solo la corsa sa darti !

Cammina con la ‘Croce Blu’

(mercoledì 6 gennaio)

Non che frequenti molto camminate da quelle parti, ma posso dire che è sempre bello correre nella comasca di questi tempi nella IVV organizzate dalle diverse località per la varietà (??!) dei percorsi proposti.

Così, stamane di buon mattino con gli amici Angelo Mascioni e Giovanni Belotti raggiungiamo la location di giornata Cadorago per la ‘Camminata della Befana Azzurra’,


 

 

 

 

 

, gara dilgenemente organizzata dalla sezione Croce Blu locale. (3° anno consecutivo). Posso dire che, complice il trittico, sta diventando un appuntamento fisso delle mie uscite invernali in compagnia ! …
I numeri danno ampiamente riscontro alla riuscita della manifestazione, che difatti attrae presenze anche dalle provincie limitrofe: ecco che i 2300 iscritti poi comunicati dallo speaker ne danno conferma come uno degli appuntamenti di inizio anno più partecipati e apprezzati.
Neanche un chilometro, prima di imboccare il primo passaggio alberato ecco una cara conoscenza Giulio Dorigo Lo Squalo (giusto poco prima ci stavamo chiedendo se sarebbe potuto mancare) con il quale mi soffermo un attimo per i convenevoli, oggi mi dice non molto in forma ! Più avanti, lungo un sentiero nel bosco mi sento salutare da uno in k-way giallo e calzamaglia che a stento riconosco: è Alberto Fiandra, anche lui conoscenza del circo del PSV, ad un tentativo di rientro dopo uno stop forzato; al ristoro gironzolando vedo Franca e altri due compagni dell’Alenia Aermacchi (??).
Bel percorso, a scegliere fra i canonici 6, 12 e 21 km, che si snoda sostanzialmente lungo i sentieri boschivi e passaggi del Parco del Lura e le stradine interne circostanti. Percorso in gran parte su sterrato con diversi saliscendi più o meno brevi ma che si fanno sentire nelle gambe, per fortuna poco fango, anche sul percorso più lungo che prosegue ancora per buona parte nei boschi con un andamento abbastanza arzigogolato.

Complice la partenza libera propria delle IVV, la prima parte passa all’umbrìa dei camminamenti del parco e al frecc, mentre dall’ottavo chilometro a farci compagnia è un tiepido sole fino alle battute finali.
Ultimamente, in questo periodo di allenamento, avverto delle buone sensazioni benché stia ancora cercando la “condizione migliore” per ripresentarmi alla stagione agonistica a febbraio: così, scevro da indolenzimenti particolari che sono sempre dietro l’angolo a minarti la stagione, quindi seppur con un ritmo certamente non esagerato “tengo” bene fino all’ottavo chilometro. Quindi ecco arrivare il classico campanello pedestre (temuto) a suggerirmi di non esagerare cosicché benché la seconda parte ci riporti poi sull’asfalto e quindi non su tratti sconnessi sono indotto a rallentare il passo …
Gli ultimi km ci riportano dunque sulle strade cittadine, non sempre in linea peraltro, e ad un tratto, mentre proseguo con il mio passo “da crociera”, mi vedo sverniciare da una bimba (non più di 6-7 anni) Viola il suo nome (sempre bello vedere questi bimbi .. in erba che ogni tanto ti passano accanto velocità impressionantiii) senonché dopo poche centinaia di metri me la vedo lì davanti che probabilmente aspetta qualcuno (la mamma ? l’amichetto/a?).
Si è oramai in dirittura d’arrivo e, raccogliendo le ultime energie di giornata, decido di improvvisare una sorta di sprint con un atleta che mi fa compagnia fino al traguardo. Corri tu corro io … cerco di prenderlo alla sprovvista da dietro con un giro largo … però lui taglia, o meglio io proseguo fino al secondo gonfiabile che si vede .. nel dubbio !! Tempo finale “stimato” (non sono un afecionado del cronometro) abbastanza soddisfacente.
Quindi “prendo parte ” al rituale del ristoro, rituale perché qua è prevista la coda per poter accaparrarsi ciò che si vuole … Quindi ritiro del riconoscimento sostituito quest’anno da una bella calza assortita – blu o rossa, invece della tradizionale befanetta con tanto di scopa.
Ben rifocillato, ecco i due compagni di ventura Angelo e Gianni che si è testato sui 21 km. proposti; direzione macchina per cambiarsi e poi, di comune accordo, altra mission al ristoro ala volta del baretto attiguo che offre buone fette di affettati e trippa.

 

 

 

 

La pace come cammino e, per giunta, in salita

(sabato 2 gennaio)

A dire il vero non siamo molto abituati a legare il termine “pace” a concetti dinamici. Raramente sentiamo dire: “Quell’uomo si affatica in pace, “lotta in pace”, “strappa la vita coi denti in pace”. Più consuete, nel nostro linguaggio, sono invece le espressioni “sta seduto in pace”, “legge in pace”, medita in pace” e, ovviamente, “riposa in pace”.

La pace, insomma, ci richiama più la vestaglia da camera che lo zaino del viandante. Più il confort del salotto che i pericoli della strada. Più il caminetto che l’officina brulicante di problemi. Più il silenzio del deserto che il traffico dell metropoli. Più la penombra raccolta di una chiesa che una riunione di sindacato. Più il mistero della notte che i rumori del meriggio.

Occorre forse una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista. Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno. Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo. La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia. Esige alti costi d’incomprensione e di sacrificio. Rifiuta la tentazione del godimento.  Non rtollera atteggiamenti sedentari. on annulla la conflittualità. Non ha molt da sopartire con la banalre “vita pacifica”.

Sì, la pace prima che un traguardo è cammino. E, per giunta, cammino in salita. Vuol dire allora che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi, i suoi percorsi preferenziali e i suo tempi tecnici, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue sioste. Se è così occorrono attese pazienti.

E sarà beato, perché operatore di pace, non chi pretende di trovarsi all’arrivo senza essere mai partito ma chi parte. Col miraggio di una sosta sempre gioiosamente intravista, anche se mai – su questa terra s’intende – pienamente raggiunta.

 

(tratto da La Domenica – Periodico religioso, 1 gennaio 2016)

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