Storia e significato della Porta Santa

PortaSantaLa Porta Santa, le indulgenze e il pellegrinaggio. Sono i segni che caratterizzano ogni Giubileo e che saranno al centro anche dell’Anno Santo della misericordia voluto da papa Francesco.

LA PORTA SANTA. L’apertura della Porta Santa e la sua chiusura segnano l’inizio e la conclusione dell’Anno Santo. A Roma sono quattro le Porte Sante che vengono aperte soltanto durante i Giubilei. Oltre a quella di San Pietro, ci sono quelle delle altre tre basiliche maggiori di Roma: San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura. La Porta rimanda al passaggio che ogni cristiano è chiamato a compiere dal peccato alla grazia, guardando a Cristo che di sé dice: «Io sono la porta».

Nella Bolla Misericordiae Vultus con cui viene indetto il Giubileo della misericordia, papa Francesco annuncia che varcherà la Porta Santa in San Pietro l’8 dicembre, giorno di apertura dell’Anno Santo straordinario, mentre spalancherà quella di San Giovanni in Laterano la terza domenica di Avvento, il 13 dicembre. Lo stesso gesto verrà ripetuto successivamente nelle Porte Sante delle altre due basiliche maggiori di Roma (Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura). Saranno «Porte della misericordia» – scrive Francesco nella Bolla – dove chiunque le oltrepasserà «potrà sperimentare l’amore di Dio che consola, perdona e dona speranza». Sempre il 13 dicembre saranno aperte le «Porte della misericordia» in ogni diocesi del mondo: potranno essere nelle Cattedrali o in una chiesa di speciale significato ma anche nei santuari dove i pellegrini possono «trovare la via della conversione», annota il Papa.

Fu papa Martino V ad aprire per la prima volta nella storia degli Anni giubilari la Porta Santa di San Giovanni in Laterano nel 1423. Fino all’Anno Santo del 1975 le Porte erano murate sia all’esterno, sia all’interno delle basiliche. Così, nel giorno dell’inizio del Giubileo, il Papa aveva in mano un martelletto che percuoteva tre volte sul muro della Porta prima che la parete fosse abbattuta. Paolo VI volle spostare l’attenzione dal muro alla Porta e stabilì che le Porte non fossero più murate all’esterno. Così oggi sono sempre visibili dall’esterno: ad esempio, basta andare in San Pietro per osservare sulla sinistra della facciata della basilica la Porta Santa giubilare. E per aprire la Porta non serve più il martelletto d’argento e per chiuderle non c’è bisogno che il Pontefice abbia in mano una cazzuola (come avveniva in precedenza).

Restano però i muri interni, ossia dietro le Porte: le pareti sono realizzate con mattoni che hanno impresso il nome del Papa che ha aperto e chiuso l’Anno Santo e accolgono all’interno una pergamena e alcune monete in un’urna. Le monete che oggi si trovano nelle Porte Sante evocano il 23° anno di pontificato di papa Wojtyla, ossia quando venne celebrato l’ultimo Giubileo del 2000.

L’INDULGENZA. L’indulgenza è uno degli elementi costitutivi dell’evento giubilare. In essa si manifesta la pienezza della misericordia del Padreche viene incontro a tutti con il suo amore. Nella Bolla di indizione dell’Anno Santo straordinario, papa Francesco spiega il senso dell’indulgenza. “Noi tutti – scrive il Pontefice – facciamo esperienza del peccato. Sappiamo di essere chiamati alla perfezione (cfr Mt 5,48), ma sentiamo forte il peso del peccato. (…) Nonostante il perdono, nella nostra vita portiamo le contraddizioni che sono la conseguenza dei nostri peccati”.

Il Papa ricorda che “nel sacramento della Riconciliazione Dio perdona i peccati, che sono davvero cancellati”. Eppure “l’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri rimane. La misericordia di Dio però è più forte anche di questo. Essa diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo (la Chiesa, ndr) raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato”. Di fatto, con l’indulgenza, al peccatore pentito è condonata la pena temporale per i peccati già rimessi quanto alla colpa (con la Confessione).

Per ottenere l’indulgenza, è necessario essere in stato di grazia. Poi serve che il fedele abbia la disposizione interiore del completo distacco dal peccato; che si accosti al sacramento della Riconciliazione; che riceva l’Eucaristia; e che preghi secondo le intenzioni del Papa. Inoltre serve compiere un'”opera”. Ci sono le opere di pietà, ossia fare unpellegrinaggio in un santuario o luogo giubilare (sarà possibile ottenere l’indulgenza compiendo questa opera non solo a Roma – nelle basiliche maggiori e in altre chiese o santuari della città eterna -, ma anche in luoghi delle proprie diocesi in tutti e cinque i continenti, solitamente nelle Cattedrali o nei santuari). Oppure ci sono le opere di penitenza, cioè astenersi da consumi superflui (fumo, bevande alcoliche…), digiunare o astenersi dalle carni devolvendo una somma ai bisognosi.

O ancora ci sono le opere di misericordia di cui il Papa parla nella Bolla di indizione del Giubileo. E le elenca evidenziando che sono un “modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina”. Sono opere di misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. E sono opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti.
IL PELLEGRINAGGIO. Il pellegrinaggio è un simbolo che ha arricchito la tradizione giubilare ed è icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza. Evidenzia papa Francesco che la vita è “un pellegrinaggio” e l’essere umano è “un pellegrino che percorre una strada fino alla meta agognata. Anche per raggiungere la Porta Santa a Roma e in ogni altro luogo, ognuno dovrà compiere, secondo le proprie forze, un pellegrinaggio”. Esso “sarà un segno del fatto che anche la misericordia è una meta da raggiungere e che richiede impegno e sacrificio. Il pellegrinaggio, quindi, sia stimolo alla conversione: attraversando la Porta Santa ci lasceremo abbracciare dalla misericordia di Dio e ci impegneremo ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi”.

Nell’Anno Santo le mete principali del pellegrinaggio sono le quattro basiliche maggiori di Roma (San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura) dove è possibile ottenere l’indulgenza. Ma in ogni diocesi saranno indicati luoghi di pellegrinaggio legati al Giubileo.

 

In marcia per il clima: “salviamo il pianeta”

(domenica 29 novembre)

Centinaia di persone hanno preso parte alla camminata organizzata dal Gruppo Impegno Missionario per chiedere una maggior tutela del pianeta.

È stata un successo la marcia per il clima che si è svolta questa mattina, domenica 29 novembre, a Germignaga. In contemporanea  con le principali piazze del mondo, i cittadini hanno sfilato per ricordare l’importanza di salvaguardare il pianeta. L’occasione si legava alla Conferenza che si apre domani a Parigi dedicata ai Cambiamenti Climatici (COP21) e che si concluderà l’ 11 dicembre.

(tratto da www.varesenews.it)

Pensiero novembrino

(mercoledì 18 novembre)

Saranno si e no dieci giorni che non mi dedico al running “spartano”; esco nel tardo pomeriggio per il consueto giro a cui sono abituato che da casa mia prosegue verso le strade interne e le campagne del mio paese.
Con la stagione agonistica 2015 “ufficialmente” oramai chiusa, come da alcuni anni a questa parte con l’arrivo di novembre mi dedico meno frequentemente a qualche uscita “di mantenimento”; il dedicarsi  nel tardo pomeriggio è quasi il meglio perché può aiutare più che mai ad abbandonare i propri pensieri regalandosi (se poi si riesce !!) un’oretta di rilassatezza, in cui come risaputo abbandonare ogni pensiero e ascoltare solo i propri passi e laddove possibile solo il silenzio circostante.

Eppure la prima sensazione che avverto appena varco il cancello di casa è un ‘Finalmente ! …’ che parte dalle gambe e si fa eco nei polmoni che si aprono ad accogliere timidi (ma motivati) passi di corsa.
Nulla di che, un percorso inferiore ai 10 km comunque, ma avverto delle piacevoli strane sensazioni nell’uscita odierna.

Ecco che abbandono l’abitato di Cuveglio in direzione della ciclabile che conduce al paese di Rancio dove ho prefissato il giro-di-boa: ecco l’appezzamento di terra dell’amico Emanuele con il fido Nero guardiano equestre da una parte e dall’altra parte Marcellino e Lucio ancora indaffarati nei campi.
L’unica lieve asperità che presenta il tragitto scelto è l’ascesa di N.D. de Salette che accompagna alla meta prefissa: un leggero tratto in salita da percorrere tutto-d’un-fiato (le gambe girano bene e allora via! fino alla fine).
Tempo di rifiatare giungo allo spartitraffico e ripercorro in senso contrario la strada appena fatta. E’ a questo punto che mi accorgo di poter assistere ad uno spettacolo che da tempo non vedevo, in particolare quando sono di nuovo sulla ciclabile: il maestoso e magniloquente tramonto del sole che progressivamente cala dando l’arrivederci all’indomani ! … Qualche centinaia di metri necessari per risalire i vicini campi dove viene coltivato il grano colto un mesetto fa e girandomi mi accorgo della prima bruma che facilmente può fare compagnia in queste uscite serali !

Aléèè !! … YES, WE RUN !!‘ pensiero fugace del momento.

Sua moglie è stata uccisa dai terroristi a Parigi: “Ma non avrete mai il mio odio” continua su: http://www.fanpage.it/sua-moglie-e-stata-uccisa-dai-terroristi-a-parigi-ma-non-avrete-mai-il-mio-odio/ http://www.fanpage.it/

La toccante lettera scritta da Antoine Leiris: “Non avrete il mio odio. Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio”.

“Vous n’aurez pas ma haine”.

Vendredi soir vous avez volé la vie d’un être d’exception, l’amour de ma vie, la mère de mon fils mais vous n’aurez pas ma haine. Je ne sais pas qui vous êtes et je ne veux pas le savoir, vous êtes des âmes mortes. Si ce Dieu pour lequel vous tuez aveuglément nous a fait à son image, chaque balle dans le corps de ma femme aura été une blessure dans son coeur.

Alors non je ne vous ferai pas ce cadeau de vous haïr. Vous l’avez bien cherché pourtant mais répondre à la haine par la colère ce serait céder à la même ignorance qui a fait de vous ce que vous êtes. Vous voulez que j’ai peur, que je regarde mes concitoyens avec un oeil méfiant, que je sacrifie ma liberté pour la sécurité. Perdu. Même joueur joue encore.

Je l’ai vue ce matin. Enfin, après des nuits et des jours d’attente. Elle était aussi belle que lorsqu’elle est partie ce vendredi soir, aussi belle que lorsque j’en suis tombé éperdument amoureux il y a plus de 12 ans. Bien sûr je suis dévasté par le chagrin, je vous concède cette petite victoire, mais elle sera de courte durée. Je sais qu’elle nous accompagnera chaque jour et que nous nous retrouverons dans ce paradis des âmes libres auquel vous n’aurez jamais accès.

Nous sommes deux, mon fils et moi, mais nous sommes plus fort que toutes les armées du monde. Je n’ai d’ailleurs pas plus de temps à vous consacrer, je dois rejoindre Melvil qui se réveille de sa sieste. Il a 17 mois à peine, il va manger son goûter comme tous les jours, puis nous allons jouer comme tous les jours et toute sa vie ce petit garçon vous fera l’affront d’être heureux et libre. Car non, vous n’aurez pas sa haine non plus.

“Non avrai il mio odio”
Venerdì sera hai rubato la vita di un essere di eccezione, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio ma non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio saperlo, siete delle anime morte. Se questo Dio per il quale vi uccidete ciecamente ci ha fatto a sua immagine, ogni proiettile nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore.
Allora no non vi farò questo regalo di odiarti. L’ avete ben cercato tuttavia ma rispondere all’odio dalla rabbia sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di te quello che sei. Volete che ho paura, che guardo i miei concittadini con un occhio diffidente, che sacrifico la mia libertà per la sicurezza. Perso. Stesso giocatore gioca ancora.
L’ ho vista stamattina. Infine, dopo notti e giorni d’attesa. Era così bella che quando è parte questo venerdì sera, così bella che quando ne sono innamorò perdutamente c’ha più di 12 anni. Naturalmente io sono devastato dal dolore, ti conceda questa piccola vittoria, ma lei sarà di breve durata. So che lei ci accompagnerà ogni giorno e che ci ritroveremo in questo paradiso delle anime libere a cui non avrai mai accesso.
Siamo due, io e mio figlio, ma siamo più forte di tutti gli eserciti del mondo. Non ho peraltro non più tempo da dedicarvi, devo raggiungere melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha 17 mesi di pena, va a mangiare il suo assaggiare come tutti i giorni, poi andiamo a giocare come tutti i giorni e tutta la sua vita questo piccolo ragazzo vi farà l’affronto di essere felice e libero. Perché no, non avrete il suo odio neanche.

Verona – 14^ VeronaMarathon

(lunedì 16 novembre)

Che bella questa inedita Veronamarathon novembrina. Che festa, che colori, che felicità e soprattutto che folla fin dalle prime ore del mattino in piazza Bra davanti all’Arena. Organizzata da Asd Gaac 2007 e Veronamarathon Eventi Srl, in collaborazione con il Comune di Verona, questa gara è da record.

 

Mai così tanti sulle strade veronesi in occasione della 42km, ben 6300 i partecipanti iscritti tra maratona e Cangrande Half Marathon, quest’ultima è la sorella minore, ma è già un gioiellino e con i suoi 2662 finisher è già la quinta mezza maratona in Italia per numero di arrivati. Tutti vogliono correre a  Verona si potrebbe dire, perché nella città scaligera grazie anche alla Giulietta&Romeo Half Marathon di febbraio si corrono due tra le prime cinque mezze maratone italiane. A suo modo, un record. Nessun’altra città vanta tale record.

In partenza, a pochi istanti dal via, è l’emozione a prendere il sopravvento: con i top runners e tutti i partecipanti ormai schierati, è il Sindaco della città Flavio Tosi, insieme l’Assessore allo Sport Alberto Bozza, a richiamare un minuto di silenzio e a stendere le bandiere di Francia, Italia ed Europea in commemorazione di quanto accaduto venerdì sera Parigi, a confermare che lo sport e la maratona uniscono i popoli e la pace. I 6mila maratoneti hanno corso con un adesivo a forma di cuore appositamente stampato nella notte con la scritta e l’ashtag ufficiale che ormai ha già fatto il giro del mondo: #corroperparigi.

Colpo di pistola alle 9 in punto e poi è stata gara, passi e asfalto, gambe e voglia di arrivare. Primo sul traguardo nella gremita piazza Bra è proprio il keniano Jackson Lokochol, favorito della vigilia ed in testa dal primo all’ultimo metro, che si aggiudica questa 14^ Veronamarathon in 2h16’57” precedendo di soli 18” il marocchino Abdelhadi Tyar, secondo in 2h17’15”. Completa il podio, in 2h21’52”, l’altro marocchino Benazzouz Slimani. Il primo italiano? E’ giovanissimo ed entusiasta ed arriva dal Piemonte: appena giù dal podio è quarto assoluto in 2h27’32” e si chiama Daniele Galliano.

Combattuta ed incerta almeno fino al 35esimo chilometro anche la gara delle donne. Era sfida tra le due ultramaratonete croate più forti e ad avere la meglio è stata la più giovane e soprattutto più fresca Nikolina Sustic. 2h49’23” il tempo finale, mente la connazionale Marija Vrajic ha accusato 1’19” di ritardo chiudendo in 2h50’42”. E’ terza e felicissima Silvia Luna, prima italiana al traguardo alle spalle della Vrajiic, dietro di un niente, solo 5” e un crono finale di 2h50’47”.

Di poche parole Lokochol, come d’abitudine tra i maratoneti keniani, timidi e poco abituati a microfoni e dichiarazioni stampa: “Non posso che essere felice di aver vinto in una grande maratona italiana, ho fatto una buona gara, ma posso essere ancora più veloce di oggi”. Tyar invece parla bergamasco, da tanti anni è in Italia e corre per la società Runners Valseriana: “Ho recuperato molto bene dalla Venicemarathon corsa a fine ottobre, questa città è fantastica, tantissimo tifo e quando entri in questa piazza di corsa è una esplosione di pubblico e di tifo che ti ripaga di tutta la fatica di questi 42km”.

Quasi incontenibile Daniele Galliano, oggi all’esordio sulla maratona: “Non posso che ringraziare la mia famiglia, il mio allenatore e Pietro Riva, il campione europeo juniores dei 10000 metri con cui mi alleno ogni giorno. Bellissima Verona e questo percorso mai monotono, forse non facilissimo da interpretare, ma questa gara rimarrà per sempre nel mio cuore”.

Dolci e dal cuore grande le due croate protagoniste della gara femminile: “Non è stato facile vincere, mi sono dovuta impegnare molto. Sono molto soddisfatta di quest’anno di gare. Ho vinto tra le altre la Maratona di Brescia, ma anche e soprattutto la 100km del Passatore. Amo Verona e tornerò anche gli anni prossimi”. Chi invece ne ha vinti quattro di 100km del Passatore, l’ultramaratona più famosa del mondo, è Marija Vrajic, tra le altre cose quest’anno anche medaglia di bronzo ai mondiali della 100km: “Non so perché qui a Verona non faccio mai grandi risultati, c’è sempre qualche cosa che non va, non riesco mai ad esprimermi al meglio. Ma torno e continuerò a tornare. Ieri con Nikolina abbiamo fatto cinque ore di auto per essere qui, è una maratona che amiamo, una città che ormai conosciamo bene”. Per Luna Silvia la soddisfazione così come l’emozione è fortissima: “E’ la mia sesta maratona ma è quasi come se fosse anche un mio secondo primato personale. Ho corso in 2h48’ nel 2008, oggi ci sono arrivata molto vicino e sono passati parecchi anni. Pensavo di riuscire a stare sotto le tre ore ma non di così tanto, certo fa un po’ rabbia a questo punto aver perso il secondo posto per soli 5”, pazienza. Mi godo comunque questa medaglia e questo risultato”.

 

Nella 2^ Cangrande Half Marathon entrano nell’albo d’oro Federico Polesana in 1h10’46 e Veronica Paterlini in 1h19’49”, mentre è stata un successo anche la non competitiva Last 10 Veronamarathon, benefica con l’ausilio fondamentale di ben 16 Organizzazioni No Profit che ne hanno ricevuto i proventi ognuna per il loro scopo umanitario. Più di 5000 i partecipanti a quest’ultima distanza, chi correndo e chi invece al passo magari spingendo un passeggino oppure un cane al guinzaglio. In questo caso ovviamente niente classifica, era importante esserci, godersi l’istante e soprattutto fare del bene.

 

Il prossimo appuntamento con la corsa sulle strade veronesi è per la Christmas Run, la corsa col vestito di Babbo Natale, che si disputerà il 20 dicembre, mentre con l’agonismo si tornerà ‘su strada’ il 14 febbraio con la Giulietta&Romeo Half Marathon. Per la Veronamarathon, che l’anno prossimo festeggerà il 15esimo compleanno, già prevista la data da cerchiare in rosso sul calendario: domenica 20 Novembre 2016. C’è da scommetterci, sarà come sempre e forse più di sempre un successo.

 

 

Prima in u20

(domenica 15 novembre)

Ad attendermi per questo weekend un’altra ‘prima volta’ della stagione 2015/16, a dirigere una categoria pressocché inedita nella mia esperienza di direzione di gare: una under 20; a dir la verità una sorta di ridesignazione per una partita “scoperta”, pertanto parto con l’intenzione di mettermi in gioco accettandola !
E posso dire – col senno di poi – una scommessa vinta perché posso dire essermi, perlomeno aver cercato di essere all’altezza, (spero!!) dimostrato all’altezza della categoria.
Di fronte la squadra locale di Induno Olona contro le coetanee di Primavera, una gara – mi riferiscono poi dal tavolo del segnapunti – che tradizionalmente si pone quasi come un derby fra i due gruppi tanta è la caparbietà e la tenacia reciproca che ambedue le compagini riversano nell’appuntamento, contendendosi punto a punto ogni set di gara, lasciando così in bilico il risultato finale !
E con questo riassumo praticamente quanto si è poi visto sul campo dal fischio d’inizio all’ultimo pallone messo a terra.
Se è vero che per la cronaca le padrone di casa sono state capaci di stare sempre davanti imponendosi, il 3-0 finale non dice la verità di quanto visto effettivamente sul campo: di certo le avversarie non sono rimaste affatto a guardare: il divario tecnico è risultato praticamente inesistente, le giocatrici di casa hanno avuto forse solo quel “TOT” in più che può fare la differenza in gara (il famoso fattore campo ?). A riprova di ciò, si aggiungano diversi tratti di scambio intenso e di rimessa in gioco della palla non trascurabili, a testimonianza della sottilissima differenza esistente !! ..
Mi preparo a questa prima (sperando di riuscire a) portandomi tutti i “crismi” necessari: su tutti, una maggiore attenzione (più che mai necessaria a questi livelli, e “ricercata”) alle dinamiche di gioco al fine di preservare il buon gioco ed eventuali lamentele, a quelle sottigliezze tecniche (più che per altre, a questo livello potrebbero già definirsi così) che potrebbero determinare azioni fallose e giustamente sanzionabili, oltre poi all’ordinario bagaglio che occorre portarsi quando si sale sul seggiolone (posizioni, invasioni, ecc.), ma mi accorgo che da ambo le parti il gioco è decisamente lineare, pochissime disarmonie da sanzionare sicché la partita scorre via abbastanza agevolmente; sia OSGB che Primavera si rendono protagoniste di una bella gara, in cui entrambe non deludono le attese. Da ciò si deduce che (e di questo “come arbitro” mi sono poi congratulato con le giocatrici) ne è seguita una gara molto combattuta da ambedue le squadre !!

Anche se non ho molti precedenti cui confrontarmi, soddisfatto della conduzione di gara che sa quasi di iniziazione, e a ciò si aggiunga l’occasione di aver potuto assistere ad una bella gara giocata !

1815-2015: Bicentenario della nascita di don Bosco – seconda parte

L’operato di don Bosco ebbe anche una dimensione missionaria.

Fondato il gruppo dei Cooperatori, considerati come i «Salesiani Esterni», nel 1875 partì la prima spedizione missionaria per l’Argentina, terra della grande emigrazione italiana dell’Ottocento. La presenza dei missionari era stata richiesta dall’arcivescovo, Mons. Aneiros: informato dal console argentino Giovanni Battista Gazzolo sul lavoro dei Salesiani, egli propose a Don Bosco di accettare la gestione di una parrocchia a Buenos Aires ed un collegio di ragazzi a San Nicolás de los Arroyos. Don Bosco accolse la richiesta. Con una solenne celebrazione nella Basilica di Maria Ausiliatrice, in Torino, il giorno 11 novembre 1875 prese avvio la prima spedizione missionaria salesiana. Guidati da don Giovanni Cagliero, i missionari di don Bosco si imbarcarono dal porto di Genova il 14 novembre 1875. A Buenos Aires si insediarono in una parrocchia per emigrati italiani.

La seconda spedizione, giusto un anno dopo, il 14 novembre 1876, portò a sbarcare un altro gruppo di salesiani. Li guidava don Francesco Bodrato. Con loro venne aperta, sempre a Buenos Aires, una scuola di arte e mestieri, dove si formavano sarti, falegnami, legatori. Altro personale arrivò con la terza spedizione missionaria nel 1877. Questa volta, insieme ai Salesiani, arrivarono le prime Figlie di Maria Ausiliatrice, guidate da Suor Angela Vallese.

Il sogno di don Bosco per l’Argentina mirava tuttavia alla Patagonia. Dopo anni di attesa, nel 1879 si presentò l’occasione. Il Governo argentino affidò al generale Julio Argentino Roca la spedizione militare il cui obiettivo era la “conquista del deserto”. Mons. Espinosa, vicario di Buenos Aires, e i salesiani don Giacomo Castamagna e il chierico Botta accompagnarono l’esercito come cappellani. Venne così avviata la missione in Patagonia. La prima opera salesiana fu Carmen de Patagones. Più tardi venne aperta Chos Malal, quindi Bahía BlancaJunín de los Andes e gradualmente le altre case.

Grandi missionari, come don Milanesio e don Fagnano, dedicarono impegno e creatività pastorale a questa generosa terra e ai suoi abitanti, soprattutto gli indio delle pampa. Nel 1884 don Cagliero venne nominato vicario apostolico della Patagonia settentrionale e centrale e ricevette la consacrazione episcopale il 7 dicembre dello stesso anno.

L’azione missionaria sognata da don Bosco cominciava a dare i suoi frutti ecclesiali.

Dopo gli inizi, comprensibilmente faticosi, con l’entusiasmo crebbe anche la consistenza dei figli di Don Bosco in Argentina. Al lavoro in questa terra sono tanti i Salesiani che hanno legato il loro nome scrivendo pagine straordinarie di evangelizzazione e promozione umana.

Nella cultura del paese sudamericano si trova traccia dell’importanza dei salesiani nel tango “Cambalache” (“bottega di rigattiere”), scritto e musicato nel 1934 da Enrique Santos Discepolo: il testo accosta don Bosco a figure positive come lo sportivo Primo Carnera e l’eroe nazionale argentino José de San Martín.

 

Esiste un legame antico e innegabile che unisce inequivocabilmente i salesiani e il gioco, il coinvolgimento dei ragazzi. E’ difficile pensare ai salesiani di Don Bosco e non al loro coinvolgimento nel gioco con i giovani.

Nella sua missione, don Bosco seppe scoprire e valorizzare la forza comunicativa ed educativa insita nel gioco.

Nella figura di S. Giovanni Bosco riconosciamo l’abilità di stare con i ragazzi nel loro momento di aggregazione più naturale: il gioco. In lui si può denotare la capacità di essere allo stesso tempo soggetto attivo e passivo nel gioco, riconoscendone le potenzialità comunicative; è questa una caratteristica fondamentale di Giovanni: non cioè un ragazzo che assiste passivamente al divertimento ma anzi che si getta nella mischia con entusiasmo.

Giovanni si fece paladino dell’importanza del momento del gioco nel programma di formazione del giovane; attraverso cioè semplici esperienze, anche semplicemente quelle quotidiane, si passa ad una specializzazione delle stesse nelle quali il fanciullo si identifica e magari denota un maggiore slancio.

Verosimilmente, la sua personalità si differenzia dagli altri Santi proprio nella valorizzazione del gioco come strumento educativo e di crescita.

E’ per questo che si può dire che “Il gioco libera la gioia”, cogliendo proprio in certi suoi aspetti la spontaneità del ragazzo.

Al gioco si riconosce la capacità di far riposare la mente e al tempo stesso di mettere in esercizio e sviluppare forze corporali; accanto a questi valori, poi, ci sono quelli dell’incontro con gli altri: la buona educazione, la capacità di collaborazione, l’amicizia, la generosità, tutte qualità da sviluppare e arricchire col tempo.

Nella definizione dell’oratorio festivo secondo la scuola salesiana si trova il riferimento al cortile come luogo privilegiato di educazione: l’oratorio si regge infatti sul gioco e sulla verità intrinseca nella fede, dunque interdipendenti. Don Bosco dice: “Lo scopo dell’oratorio è di intrattenere i giovani nei giorni di festa con piacevole e onesta ricreazione, dopo aver assistito alle sacre funzioni”. Catechismo e gioco sono poi due punti fermi della sua dottrina, l’Oratorio Festivo. Dal momento che questi due elementi li si trovano un po’ dappertutto nelle sue iniziative è un po’ impensabile concepire una scuola salesiana sprovvista di iniziative ricreative e sportive.

Maratone e mezze saranno ancora organizzate dagli EPS

(sabato 14 novembre)

C’è agitazione nel mondo della corsa da quando la FIDAL ha emanato le nuove linee guida che sembrerebbero privare gli EPS della prerogativa di organizzare in futuro maratone e mezze. Niente di più sbagliato signori. State tranquilli, non cambierà nulla. Innanzitutto perché la FIDAL NON E’ LA CORSA. Qualche volta bisognerebbe anche dare retta agli acronimi. La Federazione Italiana s’interessa Di Atletica Leggera, insomma di lanci, salti, corse in pista. Tutte bellissime discipline sia ben chiaro, ma principalmente svolte dentro gli stadi e non fuori dagli stessi.

E chi corre all’aperto, ha ben poco a che fare con i “federali”. La gente corre per le strade per diletto, fuori da eventi strutturati e di quello che dice la FIDAL non gli interessa nulla. Tutti i fine settimana si svolgono miriadi di non competitive. Altri si divertono con Color Run, coi Marziani del compianto Cosi, con Strongrun, con le corse all’alba denominate 5.30, con i raduni oceanici del noto DJ e chi più ne ha più ne metta. E cosa hanno in comune queste manifestazioni? Che non le troverete mai sui calendari  FIDAL. E a ben guardare, anche molti eventi federali godono di grandi numeri totali, quelli che alla fine smuovono interessi e sponsor, solo in funzione delle gare non agonistiche di cosiddetto contorno, ma che a ben vedere hanno cannibalizzato la cosiddetta principale. Fatto 100 quelli che corrono, in quanti sono tesserati FIDAL? Pochi

In questa chiarissima situazione, cosa hanno pensato gli esperti FIDAL dalla loro torre d’avorio da cui non hanno contatti con la realtà? L’ennesima idea geniale. Oddio, poverini, un po’ li capisco. Medaglie pesanti da mondiali o olimpiadi da mostrare con orgoglio sul petto e poi passare alla cassa del CONI ne hanno pochine… Adesso, dopo decenni di assoluta inerzia, si accorgono ed interessano anche di Trail. Peccato che nel frattempo, seppure illegalmente, ma in evidente vuoto di potere qualcuno abbia inventato una federazione ad hoc. Io francamente gliela lascerei per il principio dell’usucapione. Non sono passati già più dei fatidici 20 anni richiesti dal codice civile?

Quindi se non si possono aumentare le medaglie, i nostri eroi ci provano col numero di tesserati: basta runcard, inversione a U e tutti con le società sportive. Purtroppo non basta. Come spremere ulteriormente i master? Eliminiamo la concorrenza e facciamo anche cassa con tasse e tesseramenti. Quindi stop con questi UISP CSI ACLI ecc ecc. Maratone e mezze solo col marchio Ciquita-FIDAL, così son costretti a venire tutti da noi. Fa niente se questi EPS, anche qui ci viene incontro l’acronimo, son Enti di Promozione Sportiva. Ovvero coloro che promuovono sport  nei confronti di chi un olimpiade non la vincerà mai.

Illusione. Come credono di fare questo in Italia, paese dove le leggi dello Stato si emanano in abbondanza ma si fanno raramente rispettare? Pensano di riuscirci con i loro regolamentini, peraltro spesso poco chiari ed interpretabili e che talvolta sono violati anche dai loro atleti di punta senza che succeda mai nulla?

Fatta la legge verrà trovato l’inganno. Le mezze saranno così solo di nome, ma poi la distanza dichiarata varierà di qualche metro. Probabilmente in meno, così i corridori saranno aiutati a conseguire il loro personale. Idem per le maratone. In fondo non erano da 40 km prima delle Olimpiadi di Londra? Non furono proprio i chilometri finali a costare cari al nostro Dorando Pietri? Passeremo alle 20 chilometri. Ma l’ha detto il dottore che dobbiamo fare esattamente 21.097 metri?

 

(tratto da www.podisti.net, 12 novembre)

Arriva la rivoluzione del “Progetto Running” della Fidal

(domenica 8 novembre)

Giovedì 5 novembre sul sito Fidal è apparso un articolo dal Titolo “Il Progetto Running in 10 domande”, leggendolo ci si rende conto che, se applicato, sarà una rivoluzione.
In sintesi, la Fidal prevederebbe di imporre agli EPS una convenzione nella quale gli stessi sarebbero obbligati a tesserare tutti gli agonisti con la doppia tessera, quindi, EPS+FIDAL ad un costo scontato (il condizionale è d’obbligo in quanto la proposta di convenzione non è ancora stata inoltrata agli EPS) ma pur sempre maggiore rispetto a quanto si è speso quest’anno per il solo tesseramento EPS.
Inoltre, risulta molto significativo, il fatto che si potranno svolgere competitive, su distanze di maratona e mezza maratona, solo se queste verranno inserite nel calendario nazionale ed Internazionale Fidal, le gare regionali Fidal, infatti, NON potranno corrersi se non su distanze diverse dalla maratona e dalla mezza; immaginiamo che questo valga anche per le gare competitive solo EPS.
La Federazione, di fatto, vuole avere il controllo totale sulle gare competitive che si svolgono sulle distanze più di successo, su queste vuole creare un ranking nazionale “non stadia” nel quale i singoli atleti porteranno in dote i punti ottenuti in eventi qualificati e con percorsi certificati.

Si tratterebbe di una vera rivoluzione, vedremo ora le reazioni di atleti ed EPS anche perchè molti organizzatori di gare solo EPS, di fronte alla prospettiva di non fare più gare di mezza maratona, potrebbero essere invogliati a chiedere l’ingresso nel calendario nazionale Fidal lasciando gli EPS, per stimolare questo trasloco, la Fidal, immagino, potrebbe mettere in campo delle facilitazioni.
Non mi risulta, pero’, che Fidal abbia in mente di attrezzarsi per dare il servizio più importante per gli organizzatori, quello del cronometraggio.
Il motivo per cui molti organizzatori non amano la Fidal è proprio perchè impone tasse esose senza dare in cambio servizi significativi, servizi che danno società private che di fatto rendono quasi inutile l’intervento dei giudici di gare, se su questo tema ci sarà un cambio di rotta allora la rivoluzione si compirà più facilmente, senza servizi e controlli sul territorio, sarà invece un buco nell’acqua.

“Il Progetto Running in 10 domande”

Le risposte ad alcuni quesiti frequenti sulle novità introdotte dal recente piano di riordino del mondo delle corse su strada

1) Dal 2016 per partecipare a manifestazioni FIDAL è obbligatorio essere tesserati FIDAL?

Per partecipare a manifestazioni organizzate sotto l’egida della FIDAL e inserite nel Calendario Federale occorre essere obbligatoriamente tesserati con la FIDAL stessa, tramite una società affiliata oppure tramite la Runcard. Tale disposizione entrerà in vigore dopo la scadenza di tutte le convenzioni con gli Enti di Promozione Sportiva e comunque a decorrere dal 1 Giugno 2016.

2) Chi ha fatto la Runcard nel 2015 può rinnovare il tesseramento?

Sì, Runcard si può rinnovare alle stesse condizioni economiche del 2015.

3) …e i tesserati con gli Enti di Promozione Sportiva?

I tesserati con gli Enti di Promozione Sportiva accederanno al tesseramento FIDAL a condizioni agevolate, con un doppio tesseramento collegato FIDAL/EPS che verrà descritto nelle nuove Convenzioni FIDAL/EPS.

4) È vero che dal 2017 Maratone e Mezze Maratone devono essere obbligatoriamente inserite nel Calendario Federale?

Sì, è vero.

Essendo manifestazioni di alto contenuto agonistico e per garantire agli atleti degli standard organizzativi elevati (certificazione del percorso e registrazione della performance), la FIDAL richiede che queste competizioni siano esclusivamente competizioni inserite all’interno del Calendario Federale (nazionale/internazionale).

5) E come verranno suddivise la manifestazioni inserite nel Calendario Federale 2017?

Le manifestazioni di Running verranno inserite in Calendario Federale secondo una specifica classificazione GOLD, SILVER o BRONZE, che si basi su parametri di qualità (agonistici e organizzativi) attualmente in fase di definizione.

6) E le manifestazioni che non hanno i parametri per essere inserite nel Calendario Federale 2017?

Verranno inserite nei Calendari Regionali e si potranno disputare solo su distanze diverse dalla Maratona e Mezza Maratona (es. 30 km – 20 km – 10 miglia, etc).

7) Il Trail Running farà parte della FIDAL?

Il Trail Running è entrato ufficialmente nella definizione di Atletica (nello statuto IAAF) e nel Regolamento Tecnico Internazionale (ART. 252 RTI).

La IAAF e la FIDAL sono felici di accogliere le manifestazioni di Trail senza voler tradire lo spirito che anima gli appassionati della corsa in natura. La semplicità regolamentare del Trail viene rispettata, si pone l’accento sui temi sicurezza e rispetto dell’ambiente.

8) È vero che verrà creato un Ranking individuale?

Sì, è in fase di elaborazione il cosiddetto “Ranking” che permetterà di classificare le prestazioni di ogni tesserato FIDAL/Runcard con un sistema di punteggi (acquisiti principalmente nelle manifestazioni inserite nel Calendario Federale) che permetterà di costruire un’unica classifica nazionale legata alle principali specialità Non Stadia.

9) Gli stranieri che verranno a gareggiare in Italia possono presentare il Certificato Medico del proprio Paese?

Per poter partecipare a manifestazioni “non stadia” che si svolgono in Italia:

  1. a) Gli atleti “tesserati” per una Federazione straniera affiliata alla IAAF che non vengono iscritti dalla propria Federazione o Club o Assistente devono sottoscrivere un’autocertificazione che ne attesti il tesseramento.
  2. b) Gli atleti “Non Tesserati” devono procedere alla sottoscrizione della Runcard, previa presentazione del certificato medico emesso nel proprio Paese ma conforme agli esami diagnostici previsti dalla normativa italiana per poter svolgere attività agonistica.

10) Quali sono gli esami diagnostici richiesti dalla Normativa Italiana?

Conformemente ai dettami di legge vigenti (DM 18/02/82 e DM 24/04/2013) coloro che praticano attività sportiva agonistica devono sottoporsi previamente e periodicamente al controllo dell’idoneità specifica allo sport.

La normativa italiana richiede che i soggetti interessati devono sottoporsi ai seguenti accertamenti sanitari:
– Visita Medica
– Esame completo delle urine
– Elettrocardiogramma a riposo e dopo sforzo
– Spirografia

Tutte le dichiarazioni e i referti degli esami devono essere autentici o conformi agli originali.

(tratto da www.podisti.net, sabato 7 novembre)

Alessandro Claut: NYCM, emozioni da correre

(domenica 8 novembre)

Quando decisi di correre New York sapevo che non sarebbe stato facile fare il personale, ma mi fissai comunque l’obiettivo di correre sotto le 2:30 , del resto bisogna pur sempre mirare a traguardi ambiziosi, no? Certo non mi immaginavo un percorso così difficile. La TV non rende l’idea di cosa sia correre sulla Fifth Avenue e in Central Park: salita “vera” per diversi chilometri con soli pochi attimi di tregua.

Ma andiamo con ordine:

Organizzazione perfetta in tutto, trasporto sicurezza, aree di partenza, tutto ordinato e senza intoppi o attese fastidiose. Importante prima di una gara che già per ragioni logistiche ti obbliga ad una levataccia.

Emozionante l’inno nazionale, soprattutto per noi che eravamo vicini alla linea di partenza quando è stato cantato; il patriottismo americano può essere difficile da comprendere per noi italiani, ma

personalmente questa loro abitudine di cantare l’inno prima di una manifestazione sportiva mi piace.

La partenza da Verrazzano è in salita, ma il fatto che sia solo il primo chilometro aiuta sicuramente a non sentirla, e poi si viene letteralmente spinti da tutti gli altri corridori, quindi il ponte passa facilmente, basta solo non esagerare. Appena scesi dal ponte si incontra per la prima volta il pubblico, a mio parere vero protagonista dell’evento. Sembra ci sia addirittura la gara ad essere i primi spettatori della corsa da quanto la gente si spinge fino a dove è consentito. Magari in Italia avessimo di questa cultura!

La gente accompagna gli atleti per tutta la prima parte del percorso, tutto sommato abbastanza agevole a parte un paio di saliscendi. L’attenzione deve tuttavia essere sempre al massimo perché gli incitamenti e l’atmosfera di festa creano eccitazione e si rischia di strafare. E se si sbaglia nella prima parte di gara, il conto si presenta puntuale nella seconda… Anche io e i miei 6/7 “colleghi” con cui condivido questa fase di gara ne risentiamo, così ogni tanto corriamo a 3:20/km e ogni tanto a 3:40/km. Nulla di troppo traumatico però, e i primi 25km tra Staten Island e Brooklyn, passando per il quartiere ebraico, passano abbastanza facilmente. Al Queensboro Bridge si incontra la prima vera asperità: un ponte che fa paura a guardarlo da quanto sale. E infatti decido di non guardare a più di 5 metri dai miei piedi per non farmi condizionare, accorcio il passo e non penso al vento, in quel punto fastidioso, e arrivo tutto sommato facilmente alla discesa. La fatica del ponte viene ampiamente ripagata però dall’ingresso nella First Avenue, un vero e proprio stadio che fa il tifo solo per te. Finalmente intuisco cosa possano provare i calciatori davanti alle tribune piene. Sensazione indescrivibile!

Bisogna letteralmente frenare perché le urla ti trascinano e non ti fanno sentire la fatica.

Qui inizio a capire che le sensazioni sono buone e che la gara sarebbe potuta andare bene, ma la First Avenue è lunga e i piani prevedono di stare buono fino al km 32/33, quindi sto ancora tranquillo.

Passano il Bronx e Harlem e finalmente si arriva sulla Fifth Avenue. Finalmente poi…. non lo so proprio, infatti c’è una salita di diversi chilometri che a qualche giorno di distanza lascia ancora traccia nelle gambe. Per di più tutta dritta, cosa che non aiuta la mente… Per spronarmi e non sentire la fatica, a questo punto tanta anche se le gambe girano ancora , faccio finta che le miglia siano chilometri e improvvisamente mi trovo a -4 km dall’arrivo. Praticamente è fatta! Non proprio… La Fifth Avenue e Central Park sono davvero duri, molto più di quello che pensavo vedendo la gara in tv. Per fortuna che il pubblico continua ad incitarmi senza pausa: “looking good! looking good!”. Decido di crederci e continuo a

correre, anche se ormai la fatica ha decisamente preso il sopravvento. L’ultimo chilometro è davvero infinito, e tanto per cambiare, buona parte in salita. Lo passo cercando di inventarmi qualcosa di originale per tagliare il traguardo, ma la mente annebbiata dalla fatica non mi aiuta. Gli ultimi metri li passo allora applaudendo il pubblico, davvero fantastico in tutto il percorso, che ovviamente ricambia regalandomi ancora una grande emozione.

New York e personale (2:28’22). Giornata perfetta!

 

(tratto da www.podisti.net, di Alessandro Claut, sabato 7 novembre)

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