Alessandro Claut: NYCM, emozioni da correre

(domenica 8 novembre)

NYCM 2015 2Quando decisi di correre New York sapevo che non sarebbe stato facile fare il personale, ma mi fissai comunque l’obiettivo di correre sotto le 2:30 , del resto bisogna pur sempre mirare a traguardi ambiziosi, no? Certo non mi immaginavo un percorso così difficile. La TV non rende l’idea di cosa sia correre sulla Fifth Avenue e in Central Park: salita “vera” per diversi chilometri con soli pochi attimi di tregua.

Ma andiamo con ordine:

Organizzazione perfetta in tutto, trasporto sicurezza, aree di partenza, tutto ordinato e senza intoppi o attese fastidiose. Importante prima di una gara che già per ragioni logistiche ti obbliga ad una levataccia.

Emozionante l’inno nazionale, soprattutto per noi che eravamo vicini alla linea di partenza quando è stato cantato; il patriottismo americano può essere difficile da comprendere per noi italiani, ma

personalmente questa loro abitudine di cantare l’inno prima di una manifestazione sportiva mi piace.

La partenza da Verrazzano è in salita, ma il fatto che sia solo il primo chilometro aiuta sicuramente a non sentirla, e poi si viene letteralmente spinti da tutti gli altri corridori, quindi il ponte passa facilmente, basta solo non esagerare. Appena scesi dal ponte si incontra per la prima volta il pubblico, a mio parere vero protagonista dell’evento. Sembra ci sia addirittura la gara ad essere i primi spettatori della corsa da quanto la gente si spinge fino a dove è consentito. Magari in Italia avessimo di questa cultura!

La gente accompagna gli atleti per tutta la prima parte del percorso, tutto sommato abbastanza agevole a parte un paio di saliscendi. L’attenzione deve tuttavia essere sempre al massimo perché gli incitamenti e l’atmosfera di festa creano eccitazione e si rischia di strafare. E se si sbaglia nella prima parte di gara, il conto si presenta puntuale nella seconda… Anche io e i miei 6/7 “colleghi” con cui condivido questa fase di gara ne risentiamo, così ogni tanto corriamo a 3:20/km e ogni tanto a 3:40/km. Nulla di troppo traumatico però, e i primi 25km tra Staten Island e Brooklyn, passando per il quartiere ebraico, passano abbastanza facilmente. Al Queensboro Bridge si incontra la prima vera asperità: un ponte che fa paura a guardarlo da quanto sale. E infatti decido di non guardare a più di 5 metri dai miei piedi per non farmi condizionare, accorcio il passo e non penso al vento, in quel punto fastidioso, e arrivo tutto sommato facilmente alla discesa. La fatica del ponte viene ampiamente ripagata però dall’ingresso nella First Avenue, un vero e proprio stadio che fa il tifo solo per te. Finalmente intuisco cosa possano provare i calciatori davanti alle tribune piene. Sensazione indescrivibile!

Bisogna letteralmente frenare perché le urla ti trascinano e non ti fanno sentire la fatica.

Qui inizio a capire che le sensazioni sono buone e che la gara sarebbe potuta andare bene, ma la First Avenue è lunga e i piani prevedono di stare buono fino al km 32/33, quindi sto ancora tranquillo.

Passano il Bronx e Harlem e finalmente si arriva sulla Fifth Avenue. Finalmente poi…. non lo so proprio, infatti c’è una salita di diversi chilometri che a qualche giorno di distanza lascia ancora traccia nelle gambe. Per di più tutta dritta, cosa che non aiuta la mente… Per spronarmi e non sentire la fatica, a questo punto tanta anche se le gambe girano ancora , faccio finta che le miglia siano chilometri e improvvisamente mi trovo a -4 km dall’arrivo. Praticamente è fatta! Non proprio… La Fifth Avenue e Central Park sono davvero duri, molto più di quello che pensavo vedendo la gara in tv. Per fortuna che il pubblico continua ad incitarmi senza pausa: “looking good! looking good!”. Decido di crederci e continuo a

correre, anche se ormai la fatica ha decisamente preso il sopravvento. L’ultimo chilometro è davvero infinito, e tanto per cambiare, buona parte in salita. Lo passo cercando di inventarmi qualcosa di originale per tagliare il traguardo, ma la mente annebbiata dalla fatica non mi aiuta. Gli ultimi metri li passo allora applaudendo il pubblico, davvero fantastico in tutto il percorso, che ovviamente ricambia regalandomi ancora una grande emozione.

New York e personale (2:28’22). Giornata perfetta!

 

(tratto da www.podisti.net, di Alessandro Claut, sabato 7 novembre)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *