New York City Marathon: appunti di corsa e di viaggio

(sabato 7 novembre)

NYCM_2015Chissà se riuscirà mai a piacermi fino in fondo questa maratona: scomoda, complicata, costosa ma anche esaltante e affascinante. Ti tocca alzarti alle 4.30 il mattino della gara, per arrivare alla partenza, per poi stare tre – quattro ore in attesa della partenza, perché? “per farti vivere l’atmosfera del pre gara” così mi ha risposto un responsabile dei NYRR. Spero che scherzasse. E se piove o fa freddo? Di ripari ce ne sono pochissimi. Per fortuna la giornata dal punto di vista climatico era ideale.

Però quando ti avvicini alla start line ( si fa per dire,secondo dove ti trovi puoi dover fare un chilometro per arrivarci) l’ambientazione è effettivamente magica, l’inno nazionale americano, la canzone New York New York, gli applausi…tutto concorre a provocare un’emozione non da poco.

A proposito di partenza, la macchina organizzativa, nel complesso oggettivamente ottima, qualche falla l’ha mostrata: molti della “wave orange” sono partiti 15 minuti prima del previsto. La wave blu, inizialmente presidiata da un numero impressionante di addetti, improvvisamente si è mescolata tra le varie griglie e l’avvicinamento alla start line ha cambiato molte delle posizioni assegnate.

Partenza che, ripeto, è stata adrenalinica, entusiasmante, a ciò hanno anche contribuito i vari personaggi locali, a cominciare dal sindaco di New York, Bill De Blasio, poi Michael Capiraso, presidente e CEO dei NYRR, Peter Ciaccia, direttore di gara, curioso notare come tutti abbiano chiare origini italiane. Discorsi brevi , uno speaking tipicamente americano , volto a caricare i 50.000 partenti, ma anche un’autoesaltazione un pò lontana dalla nostra cultura.

Alla partenza anche il nostro Daniele Meucci, era dato malato e quasi certamente non in gara, è partito ugualmente, si è fermato dopo pochi chilometri.

E poi si va, il ponte di Verrazzano, una salita di 1,5 km da affrontare con giudizio, anche perché non sarà l’unica. Si scende e poco dopo si entra nel Brooklyn e qui si capisce subito il vero plus di questa maratona: la gente. Pazzesco il numero di persone sulle strade, il supporto che danno a chi corre. New York è più di ogni altra una maratona business, e allora viene il dubbio che siano stati pagati per trovarsi lì, così tanti. No, li ho osservati con attenzione, partecipano, si divertono, un’altra cultura sportiva. E il rispetto per chi fatica, nessuno che attraversa la strada, un applauso ininterrotto, una continua richiesta di “give me five”; mi sono sfiancato a battere la mano a non so quanti bimbi ma anche adulti, ma come fai a non dare un cenno di apprezzamento. Corro per una ventina di chilometri con l’amica Marcella Gianna, ci siamo trovati casualmente, andiamo insieme, non si capisce chi dei due aiuta l’altro, ma non importa.

Scorrono i chilometri , la prima parte di gara è più facile della seconda, troviamo anche un prezioso alleato nel vento, sospinge niente male. Però è l’intero percorso a non essere facile, sono pochi e nemmeno lunghi i tratti dove prendere un ritmo regolare e cercare di mantenerlo, questa a mio parere la principale difficoltà, piuttosto che le salite, sia pure impegnative.

Al km 24 ecco il famoso, o famigerato, Queensboro Bridge, un miglio in salita, senza le persone ai bordi, senti solo il rumore dei tuoi passi e di quelli, tantissimi, che corrono con te.

Si “scollina” e dopo si trova un tratto di circa 5 chilometri quasi sempre in leggera discesa, ma poi ce ne saranno altrettanti di salita, siamo sulla First Avenue. Dopo 25 chilometri ho raggiunto l’amica Paola Tagliavini, staremo insieme fin quasi all’arrivo; ce la raccontiamo un po’, anche se di fiato non ne è rimasto molto, correva la sua decima maratona di New York, non so se la capisco. Si entra o poi si esce in Central Park, un tratto che ci regala un sali e scendi del quale se ne farebbe volentieri a meno; Columbus Circle, si gira a destra e si torna in Central Park, qui sai che è finita e se non ce la fai ci pensa la gente a farti pescare le ultime energie. “You did it”, ti urlano. Mi fermo un attimo a 100 metri dall’arrivo, un appuntamento preso con Adrienne, un’amica americana, ma ci sono anche Micol e Rado, della Bavisela.

All’arrivo il direttore di gara Peter Ciaccia mi stringe la mano, lo farà con tutti, anche quelli arrivati con 8-9 ore.

Dopo inizia l’ultimo calvario, forse inevitabile, devi camminare veramente tanto per recuperare la borsa, però sei felice, hai portato a casa un’altra maratona, per qualcuno New York è LA maratona, non ne sono totalmente convinto, ma resto contagiato dall’atmosfera, dagli addetti che ti fanno i complimenti.

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(tratto da www.podisti.net, di Maurizio Lorenzini, 6 novembre 2015)

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