Le nuove frontiere del blogging

(mercoledì 2 settembre)

Il blog è lo zoccolo duro del branding, crea ancora conversazioni o verrà soppiantato dai social? Quali sono le nuove frontiere del blogging? Voglio toccare questo tema insieme a due amici che lavorano nel mondo del blogging ogni giorno: Riccardo Scandellari e Francesco Margherita.

Le nuove frontiere del blogging

Tempo fa, ho letto un articolo di Gary Vaynerchuk e il giorno dopo è arrivata la notizia dei Lead Adsdi Facebook. Ho pensato subito di contattare Riccardo per uno scambio di idee sull’argomento e abbiamo pensato di allargare il confronto anche a livello Personal Branding e SEO.

Quindi ho chiamato in causa Riccardo Scandellari e Francesco Margherita. La lettura dell’articolo e il rilascio dei Lead Ads mi è parsa legata da un sottile filo invisibile: te lo mostro.

Noi viviamo sui social (a ciascuno il suo) e quando ci siamo dentro non abbiamo nessun interesse, né voglia di abbandonarlo per leggere un articolo. A meno che non sia allettante o di provenienza certa.

Lo dimostra il fatto che bastano un titolo e una foto per scatenare la valle di commenti che non hanno nulla a che vedere con il contenuto dell’articolo. Dei veri e propri sfoghi adolescenziali spesso senza alcuna connessione con i contenuti e (soprattutto) i contesti dei casi specifici.

Il blog è obsoleto

Nel suo articolo, Gary Vaynerchuk sostiene che in realtà il blog è una struttura “obsoleta” che ha ancora senso di esistere, ma che oggi è diventata di contorno, nel senso che è utile in caso di domande e risposte specifiche.

Il vero blogging, inteso come fulcro e creatore di conversazioni e confronti, si sta già spostando sui social. E continuerà a farlo, influendo ancora di più sul personal branding. Se scrivi un articolo io lo leggo e lo commento, ma se ciò avviene sui social la conversazione è più attiva.

Perché è più visibile, più partecipata in totale comodità.

Che ruolo ha la notizia dei Lead Ads di Facebook? Destabilizzare la concezione di sito/blog come nucleo. Da oggi le landing page, nella vecchia accezione del termine, non saranno più così necessarie perché tutto si fa dal Social. Questo piace perché non dobbiamo uscire, possiamo iscriverci a una newsletter o comprare qualcosa tra un like e un commento al post con frittata di un amico.

Spostare il contenuto sui social

Cioè il blog continuerà ad esistere finché ci sarà gente che fa ricerche su Google, ma la vera forza sarebbe quella di spostarne il contenuto sui social nella giusta chiave. Mi chiedo allora: ha senso spostare tutto sui social? Qual è il prezzo di questa migrazione? E per chi ha senso?

Immagino che una volta entrata nelle abitudini quotidiane, sarà necessario per tutti adattarsi.

Spostare il contenuto sui social

Ma davvero tutti potranno ottenere dei risultati? È uno scenario plausibile o c’è qualcosa di imposto? È come parlare di previsioni per l’anno a venire: non riesco a capire quanto sono lungimiranti quelli che le fanno e quanto invece influiscono sul comportamento altrui per far si che la previsione si avveri. Ecco le opinioni di Riccardo Scandellari, Francesco Margherita e Riccardo Esposito.

L’opinione di Riccardo Scandellari

Credo che il blog (personale o aziendale) non sia una fede, un’ideologia a cui rimanere attaccati. Il blog ha perso smalto negli ultimi tempi: ha molta concorrenza, nelle ricerche è più complesso posizionarlo, chi utilizza lo smartphone è meno propenso a cercare. Chi conversa sui social network è infastidito dall’uscire per leggere un approfondimento, e altri motivi che non vado ad elencare.

Non credo che il blog sia un’ideologia a cui rimanere attaccati.

La concorrenza delle piattaforme come Tumblr e Medium, che, attraverso la “user-generated content” sono in grado di combinare un pubblico interno a quello esterno, stanno vedendosi affiancare da i diretti competitor: i social media. La piattaforma di blogging di LinkedIn e l’annunciato rilancio di Notes di Facebook consentirà di ottenere pubblico diretto e interno alle piattaforme sociali.

La capacità di seduzione di piattaforme come LinkedIn Pulse sapranno ottenere l’interessi di molti potenziali blogger liberi dai costi e grattacapi. Non dovranno più fondare un loro canale comunicativo e potranno avvalersi del loro pubblico nel luogo in cui l’hanno generato. Alla fine rimane solo il contenuto, vero ambito di impegno in cui ognuno dovrà distinguersi dagli altri per emergere.

L’opinione di Francesco Margherita

Eravamo a Milano per il Joomla Festival e Riccardo Scandellari mi disse che il blog personale sarebbe tramontato, certo non subito, ma in effetti tra un po’ avrebbe perso la sua rilevanza.

Forse in futuro non scriveremo più sui nostri siti web personali, ma su altri, che raccolgono più firme, come in effetti accade già per siti web come Chefuturo, che sarebbe davvero un bel progetto se non si ostinasse a giustificare le intestazioni con i virgolettati. E va beh.

Il blog personale? Se ne farà un uso diverso da oggi.

Ci sono poi i social network,che sono sempre più “il” luogo della discussione. I forum sono utili perché sistematizzano il sapere, ma è sui gruppi Facebook che si discute. Negarlo sarebbe non vedere la realtà. Se però i blog sono destinati a morire e i forum sono monumenti di un passato che fu, dove conserveremo le risorse che produciamo per renderle disponibili nel tempo? Dove sistematizzeremo il nostro pensiero tutte le volte che serve? In un post troppo lungo per essere letto sui social? Su di un giornale che lo metterà tra tanti altri articoli senza soluzione di continuità? Dipende anche dal settore, ma il blog personale per me continuerà a vivere.

Magari non più al centro di tutto, ma integrato in un ecosistema complessivo che terrà conto dell’evoluzione delle dinamiche di accesso alla conoscenza e conversazionali. Il blog non ci sarà più? Mi sembra il classico ragionamento esclusivo che vede questa cosa al posto di quella. Se ne farà un uso diverso da oggi, può darsi. In ogni caso sarà bello scoprirlo insieme.

L’opinione di Riccardo Esposito

Da molto tempo suggerisco di considerare il blog non come il fulcro della comunicazione ma come uno dei nodi dell’ecosistema. Le persone cercano nuove frontiere, nuovi scenari per esprimere la propria opinione. E scelgono quelli che si adattano alle proprie caratteristiche.

Usare un blog interno a una piattaforma social è un po’ come ignorare tutto ciò che si trova fuori, e questo per me non ha senso. Perché – numeri alla mano – dovrei puntare su Facebook che ha un bacino più ampio. Quindi i miei contenuti potrebbero sfruttare la grande base di questo social.

Le piattaforme aumentano, le idee latitano: tu devi scegliere.

E il resto? E le ricerche di Google? Certo, un blog su un CMS firmato Facebook avrà maggior visibilità in questo universo. Ma io sono sempre per l’integrazione delle realtà, e non l’esclusione.

Il web ci ha abituato a queste dinamiche: tutti dicono che qualcosa morirà prima o poi, ma alla fine c’è solo una giusta elaborazione delle piattaforme e delle tecniche. Il contenuto è sempre al centro delle nostre strategie. Poi la piattaforma che ospiterà il mix di testo, immagini e video si evolverà. WordPress forse diventerà più attento alle dinamiche social.

Forse si integrerà con Facebook. O forse rimarrà l’unico baluardo contro il social blogging di Tumblr, Medium, LinkedIn Pulse e Notes. Il tempo è sempre lo stesso, le piattaforme per fare blogging aumentano, le idee latitano: tu devi scegliere. La condizione essenziale? Niente copia e incolla, niente contenuti riciclati: contenuti di qualità, freschi e unici per ogni progetto. Altrimenti non metterti in gioco.

 

(tratto da www.mysocialweb.it, by Cinzia Di Martino)

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