Toh !, un’altra ‘Tre Campanili’

(venerdì 10 luglio)

Mammarella Jessica Vestone Tre Campanili 2015 b

La Tre Campanili è una gara insolita e senza paragoni. E’ definita una mezza maratona, ma conta qualche centinaio di metri in più e raggiunge una quota altimetrica di ben 1028 metri. E’ una gara Internazionale di corsa in montagna con terreno misto fra asfalto, sterrato, sentieri e cemento… quasi un trail direi.

Sul sito stesso la corsa viene descritta come dura, bella, affascinante e struggente. Fino a ieri mi sembravano parole buttate lì a caso e, invece, le ho ritrovate in quei 22km.

A Vestone, in provincia di Brescia, si sfiorano i 40°, eppure tutti gli organizzatori sorridono e assistono i runner nei rituali di ritiro pettorale, deposito borse ed ingresso in griglia.

Pochi minuti alla partenza, a sorpresa l’Inno Italiano in sottofondo fa salire l’adrenalina e ci accompagna al conto alla rovescia… tre, due, uno… si parte!

Si caricano le gambe con una lunga e costante salita che da 300 metri porta a quota 500 in poco più di 6km. Il sole batte sulla testa e l’afa non aiuta a respirare. Lungo un limpido torrente con incantevoli cascatine si alternano tratti in pieno sole a piccoli ritagli di piacevolissima ombra.

Da subito capisco che il mio personal best sulla mezza discosterà molto dal risultato che riuscirò ad ottenere qui oggi. La Tre Campanili non è una normale mezza maratona con un dislivello importante, è una corsa a sé, davvero unica.

Attesissimo ristoro ai piedi della vera salita che non dà tregua fino al quattordicesimo chilometro: su strada inizio ad alternare camminata e corsa, poi comincia il sentiero umido e scivoloso tra terra, fango sassi e radici. Con le scarpe da trail mi sarei sentita più sicura della presa sul terreno, invece devo stare attenta ad ogni passo, tutti scivolano spesso e per fortuna ritrovano equilibrio senza cadere.

Ai lati dei sentieri gruppi di volontari e passeggiatori incoraggiano i runner, applaudendo e complimentandosi per l’impresa. Nei paesini che attraversiamo c’è un vero e proprio tifo da parte degli abitanti incredibilmente gentili. Ci sono dolcissimi anziani, famiglie e bambini seduti davanti casa a salutare e ad animare il passaggio. C’è chi mette a disposizione le proprie canne d’acqua dei giardini per donare refrigerio, chi libera i runner dalle bottigliette vuote strette tra le mani nei propri cestini di casa.

Dal decimo al picco del quattordicesimo, i chilometri sembrano non finire mai. Sì, è una garadura,ma così vivace da riuscire a rendere la fatica un vero divertimento. E’ bella e affascinante per l’avvicendarsi di incantevoli paesini e fitte pinete che sorprendono con scorci di meravigliosi panorami sulla valle.

La discesa è mista tra tratti tecnici e terribili parti in cemento. Per me è difficilissimo regolare appoggio e velocità passando dalla terra morbida ai colpi secchi sulle ginocchia che dà il cemento.

Ultimo chilometro in volata sull’asfalto, sfilata con giro di boa fra l’instancabile tifo del pubblico. Nello sguardo dei runner cresce quell’entusiasmo che si ha quando si segna il goal della vittoria. Ed eccola, la struggente soddisfazione e felicità al meritatissimo traguardo!

(tratto da www.podisti.net, rif. blog www.matteinfuga.it)

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