1815 – 2015: il Bicentenario della nascita di don Bosco. 1^ parte

SGiovanniB 6La Chiesa nella sua funzione di accoglienza e apertura ai giovani attraverso l’oratorio trova il suo precursore in San Giovanni Bosco (Castelnuovo d’Asti, 16 agosto 1815 – Torino, 31 gennaio 1888).

 

 

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Don Bosco è  il fondatore delle congregazioni dei Salesiani (congregazione da lui fondata nel 1859, a coronamento della sua lunga e intensa esperienza di apostolato tra la gioventù povera di Torino; i salesiani ricevettero il pontificio decreto di lode nel 1864 e le loro costituzioni furono approvate dalla Santa Sede nel 1874) e delle Figlie di Maria Ausiliatrice (dette anche Salesiane di Don Bosco, più conosciute con la sigla F.M.A.). È stato canonizzato da papa Pio XI nel 1934 .

Orfano di padre a soli 2 anni, A nove anni il piccolo Giovanni Bosco ebbe un sogno che egli stesso definì “profetico” e che più volte raccontò ai ragazzi del suo Oratorio:

« A 9 anni ho fatto un sogno. Mi pareva di essere vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove si divertiva una gran quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. Al sentire le bestemmie, mi slanciai in mezzo a loro. Cercai di farli tacere usando pugni e parole.

In quel momento apparve un uomo maestoso, vestito nobilmente. Un manto bianco gli copriva tutta la persona. La sua faccia era così luminosa che non riuscivo a fissarla. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di mettermi a capo di quei ragazzi. Aggiunse: «Dovrai farteli amici non con le percosse ma con la mansuetudine e la carità. Su, parla, spiegagli che il peccato è una cosa cattiva e che l’amicizia con il Signore è un bene prezioso».  ……  i ragazzi cessarono le risse, gli schiamazzi e le bestemmie, e si raccolsero tutti intorno a colui che parlava. Quasi senza sapere cosa facessi gli domandai: «Chi siete voi, che mi comandate cose impossibili?» «Proprio perché queste cose ti sembrano impossibili – rispose – dovrai renderle possibili con l’obbedienza e acquistando la scienza». «Come potrò acquistare la scienza?». «Io ti darò la maestra. Sotto la sua guida si diventa sapienti, ma senza di lei anche chi è sapiente diventa un povero ignorante». «Ma chi siete voi?». «Io sono il figlio di colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno». «La mamma mi dice sempre di non stare con quelli che non conosco, senza il suo permesso. Perciò ditemi il vostro nome.» «Il mio nome domandalo a mia madre.»

In quel momento ho visto vicino a lui una donna maestosa, vestita di un manto che risplendeva da tutte le parti, come se in ogni punto ci fosse una stella luminosissima. Vedendomi sempre più confuso, mi fece cenno di andarle vicino, mi prese con bontà per mano e mi disse: «Guarda» Guardai e mi accorsi che quei ragazzi erano tutti scomparsi. Al loro posto c’era una moltitudine di capretti, cani, gatti, orsi e parecchi altri animali. La donna maestosa mi disse: «Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Cresci umile, forte e robusto, e ciò che adesso vedrai succedere a questi animali, tu lo dovrai fare per i miei figli.» Guardai ancora, ed ecco che al posto di animali feroci comparvero altrettanti agnelli mansueti, che saltellavano, correvano, belavano, facevano festa attorno a quell’uomo e a quella signora. A quel punto nel sogno mi misi a piangere. Dissi a quella signora che non capivo tutte quelle cose. Allora mi pose una mano sul capo e mi disse: «A suo tempo, tutto comprenderai.»

…… Al mattino ho subito raccontato il sogno, prima ai fratelli che si misero a ridere, poi alla mamma e alla nonna. Ognuno diede la sua interpretazione. Giuseppe disse: «Diventerai un pecoraio». Mia madre: «Chissà che non abbia a diventare prete.» Antonio malignò: «Sarai un capo di briganti». L’ultima parola la disse la nonna, che non sapeva né leggere né scrivere: «Non bisogna credere ai sogni». Io ero del parer della nonna. Tuttavia quel sogno non riuscii più a togliermelo dalla mente’.

In seguito a quel sogno, il giovane Bosco decise di seguire la strada del sacerdozio.

Per avvicinare alla preghiera e all’ascolto della messa i ragazzini del paese, Giovannino Bosco decise di imparare i giochi di prestigio e le acrobazie dei saltimbanchi, attirando così i coetanei e i contadini del luogo grazie a salti e trucchetti di magia, invitandoli però prima a recitare il Rosario e ad ascoltare una lettura tratta dal Vangelo.

Allontanato dal nucleo familiare in età adolescenziale per gelosia del fratellastro, ebbe modo poi di avvicinarsi al sacramento del sacerdozio a Chieri.

Durante gli anni di studio, Giovanni Bosco strinse forte amicizia con Luigi Comollo, nipote del parroco di Cinzano. Il giovane era spesso maltrattato dai suoi compagni, insultato e picchiato ma accettava spesso con un sorriso o una parola di perdono queste sofferenze. Il giovane Bosco, dal canto suo, non sopportava di vedere il coetaneo così maltrattato e spesso lo difendeva azzuffandosi con i suoi aggressori.

Le parole di Comollo e le sue incessanti preghiere turbarono profondamente l’animo di Giovanni tanto che egli stesso un giorno ricordò nelle sue Memorie: “Posso dire che da lui ho cominciato a imparare a vivere da cristiano”. Grazie al suo atteggiamento così mansueto e innocente, il futuro santo comprese quanto fosse importante per lui raggiungere la salvezza dell’anima e ciò rimase talmente impresso nella sua mente che un giorno, quando egli avrebbe fondato l’Oratorio a Valdocco, avrebbe trascritto su un cartello nella propria stanza: «Toglimi tutto, ma dammi le anime».

Nel marzo 1834 Giovanni Bosco, che si avviava a terminare l’anno di umanità, presentò ai Francescani la domanda di essere accettato nel loro ordine ma cambiò idea prima di andare in convento, seguendo un sogno misterioso ed il consiglio diretto di don Giuseppe Cafasso. Decise allora di vestire l’abito clericale entrando in seminario. Giovanni superò l’esame, che si tenne a Torino, il 25 ottobre prese l’abito ecclesiastico e il 30 ottobre 1835 si presentò in seminario.

Il 29 marzo 1841 ricevette l’ordine del diaconato, il 26 maggio iniziò gli esercizi spirituali di preparazione al sacerdozio che ricevette il 5 giugno 1841 nella Cappella dell’Arcivescovado di Torino.

Diventato prete, ricevette alcune proposte lavorative da parte di amici e conoscenti che, per ricompensare lui e la sua famiglia dei sacrifici fatti, lo volevano come istitutore a Genova o come cappellano. Egli però si rifiutò di accettare tali funzioni sia per una propria inclinazione all’umiltà, sia per le accese omelie di Giuseppe Cafasso, che accusava i sacerdoti di ingordigia e avidità, sia per la perentoria affermazione della madre Margherita: “Se per sventura diventerai ricco, non metterò mai più piede a ca­sa tua”.

Ispirato dalle notizie riguardanti Don Giovanni Cocchi, che pochi anni prima di lui aveva tentato di radunare all’interno di un Oratorio i ragazzi disagiati di Torino, Giovanni Bosco decise di scendere per le strade della sua città e osservare in quale stato di degrado fossero i giovani del tempo. Incontrò così i ragazzi che, sulla piazza di Porta Palazzo, cercavano in tutte le maniere di procurarsi un lavoro. Di questi giovani molti erano scartati perché poco robusti e in poco tempo costretti a finire sottoterra. Le statistiche confermano che in quel tempo ben 7184 fanciulli sotto i dieci anni erano impiegati nelle fabbriche.

Quando Giovanni fu ordinato sacerdote, decise di fare del gioco l’elemento portante del suo progetto pastorale; il suo programma si esprimeva in un trinomio: giocare, stare assieme, fare catechismo.

Lui stesso era partecipe al gioco con i ragazzi. D’altronde, era pur vero che il cortile era preferito alla chiesa; verosimilmente, molti giovani che non frequentavano la chiesa, erano invece attratti dallo spazio aperto come può essere un campo per potersi svagare. Questa esperienza gli offrì la possibilità di denotare come proprio in questo ambito anche il ragazzo povero, sottomesso al lavoro durante la settimana, trovasse in esso un momento di libero sfogo.

…… don Bosco seppe vedere in esso non solo un momento di passatempo ma anche uno strumento educativo e formativo. Nella sua esperienza di educatore, riconobbe nel gioco una potenzialità maggiore di quella esteriore.

Il momento ludico seguiva poi di pari passo il calendario liturgico e catechistico, segnando la vita della comunità giovanile.

Insieme a Don Cafasso cominciò a visitare anche le carceri e inorridì di fronte al degrado nel quale vivevano giovani dai 12 ai 18 anni, rosicchiati dagli insetti e desiderosi di mangiare anche un misero tozzo di pane. Dopo diversi giorni di antagonismo, i carcerati decisero di avvicinarsi al sacerdote, raccontandogli le loro vite e i loro tormenti. Don Bosco sapeva che quei ragazzi sarebbero andati alla rovina senza una guida e quindi si fece promettere che, non appena essi fossero usciti di galera, lo avrebbero raggiunto alla chiesa di San Francesco.

La relazione tra Bosco e gli ambienti protestanti torinesi furono sempre molto dure.

Il 12 aprile 1846, giorno di Pasqua, finalmente don Bosco trovò un posto per i suoi ragazzi, una tettoia con un pezzo di prato: la tettoia Pinardi a Valdocco.

Nel 1854 don Bosco diede inizio alla Società Salesiana, con la quale assicurò la stabilità delle sue opere e del suo spirito …. Dieci anni dopo pone la prima pietra del santuario di Maria Ausiliatrice.

E’ interessante sottolineare anche come man mano che la vita procede il gioco s’intreccia con altri aspetti: Giovanni pure nella sua formazione di uomo non abbandonò mai questa veste di ‘fanciullo giocoso’.

Il sistema educativo di don Bosco si fonda allora su alcuni elementi fermi: famiglia, senso religioso, lavoro, gioco, socialità.

Nel 1872, con santa Maria Domenica Mazzarello, fondò l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, con lo scopo di educare, con il medesimo spirito, la gioventù femminile.

In quegli anni molti collegi e istituti scolastici decentrati, di stampo salesiano, furono fondati in Piemonte, come ad esempio il prestigioso collegio San Carlo a Borgo San Martino vicino Alessandria.

Don Bosco morì di logoramento a Torino all’alba del 31 gennaio 1888.

Tante dunque e sparse lungo tutto l’anno fino al 16 agosto, giorno ultimo, le celebrazioni in memoria del Santo al quale tante comunità hanno dedicato la loro chiesa o ospitano le sue congregazioni, manifestazioni iniziate peraltro già nello scorso mese di agosto con l’apertura ufficiale dell’anniversario presso il Colle Don Bosco e che ha visto nello scorso mese di gennaio la Solenne celebrazione del Bicentenario. Appuntamenti tutti che senz’altro avranno il loro culmine proprio nella provincia torinese e ancor più nei suo luoghi natali (fra di essi, il 21 giugno 2015 la visita di papa Francesco a Torino; dal 6 al 9 agosto il Congresso Internazionale di Maria Ausiliatrice; dal 10 al 16 agosto il MGS Don Bosco 2015) .

















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