Tiriamo le somme dei recenti Europei F

(domenica 15 settembre)

Aveva senso cambiare tanto visto il Mondiale in casa nel 2014? L’esempio del Belgio, che per la prima volta è sul podio. Le incognite dell’anno post olimpico

La Russia delle donne di nuovo al vertice europeo, 12 anni dopo l’ultimo oro continentale della lunghissima era Karpol, e la Germania padrona di casa seconda. Dunque tutto normale, anche se il Belgio a sorpresa ha tolto il bronzo alla Serbia campione uscente? Bisogna essere prudenti a rispondere, perché l’anno post-olimpico spesso dà indicazioni difficili da leggere in prospettiva. Anche se non siamo più nell’epoca in cui il volley europeo era dominato dai Paesi del sistema comunista, alcuni dei quali (massimamente la Germania Est che pensionava le sue atlete già a 24-25 anni…) avevano come principio organizzativo il ricambio generazionale dopo i Giochi (quasi nessuna restava in nazionale oltre i 29 anni).

La Germania è arrivata due volte seconda all’Europeo: 2011 e 2013
La Germania è arrivata due volte seconda all’Europeo: 2011 e 2013

OCCASIONE PERSA -Questa volta è stata l’Italia a forzare in questo senso più di ogni altro Paese. E ha così rinunciato a una grande occasione per andare sul podio. Perché il livello complessivo è stato piuttosto basso. La domanda da farsi, in chiave italiana, è se valeva la pena forzare così il ringiovanimento non solo per quanto si è perso in questo Europeo (il bronzo del Belgio dovrebbe far riflettere…), ma anche per il fatto che siamo a un solo anno da un Mondiale in casa. Appuntamento che forse doveva suggerire maggiore prudenza.

La Russia campione d’Europa 12 anni dopo l’oro del 2001
La Russia campione d’Europa 12 anni dopo l’oro del 2001

BOMBER – L’Italia ha sprecato l’occasione di giocarsi al meglio le proprie chance in un Europeo in cui tante squadre si sono presentate con una sola giocatrice come vera uscita d’attacco. Skowronska per la Polonia, Havlickova per la Rep. Ceca, Brakocevic, bravissima, per la Serbia (che però aveva perso già alla prima partita Mihajlovic), Kozuch per la Germania, Darnel per la Turchia. E così anche Diouf per l’Italia. Il fatto che l’azzurra fosse stata la “cannoniera” del Grand Prix era in realtà un segnale di allarme: la squadra si è sempre dovuta affidare fin troppo a lei, che, per quanto forte in attacco, ha ancora dei limiti anche in questo fondamentale. C’era un’altra nazionale che, oltre alla Russia, aveva un buon numero di bocche da fuoco: la Bulgaria, che però è finita addirittura 13a.

La Germania è allenata da anni dal modenese Giovanni Guidetti AFP
La Germania è allenata da anni dal modenese Giovanni Guidetti AFP

SISTEMA DI GIOCO – Alla fine, la squadra col miglior sistema di gioco non è stata la Russia vincente e nemmeno la Germania finalista, bensì il sottovalutato Belgio che, anche approfittando delle disgrazie altrui, ha saputo conquistare il primo bronzo della storia. Trascinato sì da una bravissima Van Hecke, ma forte di un grande sistema di difesa e della ottima reattività di tutte le giocatrici (il libero Courtois, giustamente premiata), che mai si sono date per arrese. Un esempio di come si deve sviluppare la pallavolo femminile (meritatissimo quindi pure il premio al tecnico Vande Broek), anche se la squadra pareva avere qua e là testosterone in eccesso…

Al centro Yuri Marichev, il tecnico arriva dal settore maschile AFP
Al centro Yuri Marichev, il tecnico arriva dal settore maschile AFP

SOLITA RUSSIA – La grande applicazione tattica delle belghe è esattamente il contrario di quanto messo in mostra dalla pur vincente Russia, che quanto a sistema di gioco non è molto diversa da quella vista anche in passato. Muro molto temibile (spesso a 3: serve davvero? Ma il tecnico Marichev arriva dal settore maschile e si porta le sue abitudini…), attaccanti forti se non fortissime (Goncharova-Obmochaeva nelle vesti che furono gloriosamente indossate da martelloni come Gamova, Artamonova, Smirnova, Volkova e compagnia Karpoliana martellante), però difesa ai minimi. Quando Goncharova, Pasinkova o Kosheleva (mvp), vanno a schiacciare, tutte paiono dare per scontato che l’azione debba concludersi. Così anche la ricostruzione nasce spesso a fatica, nonostante venga ora usato più spesso che in passato il gioco al centro.

Bellissima Goncharova-Obmochaeva (nome del marito)
Bellissima Goncharova-Obmochaeva (nome del marito)

(tratto da Gazzetta.it)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *