Appunti di Lead Generation

Che cos’è un lead? Si tratta di un individuo che ha mostrato interesse verso un prodotto o un servizio … In ambito marketing si genera un lead quando, attraverso un’iniziativa di marketing, un potenziale cliente, che dimostra un interesse nei confronti dell’azienda o dei suoi prodotti, e potrebbe stabilire un contatto commerciale con la medesima. Più precisamente, è quel contatto che precedentemente ha letto una landing page e, motivato da altri strumenti come i lead magnet, ha svolto l’azione suggerita dalla call to action.
La lead generation è una fase del marketing che consente di generare una lista di possibili clienti interessati ai prodotti o servizi offerti da un’azienda.

Oggi sono gli stessi utenti che, spinti dalle loro ricerche sui prodotti, sono pronti a dichiarare un interesse nei confronti dell’azienda (prima azione del funnel). Per esempio, scelgono di compilare un form sul sito web o di iscriversi a una newsletter per ottenere un beneficio in cambio.


La Lead Generation è un insieme di azioni di marketing volte all’acquisizione ed alla generazione di una lista di contatti di potenziali clienti realmente interessati. Successivamente, l’insieme di queste strategie sono finalizzate alla conversione dell’interesse del Lead (un contatto qualificato) in vendita. L’impresa è chiamata ad accompagnare i contatti, far evolvere il loro interesse e ottenere la loro fiducia nei confronti dell’azienda .
Allora finalità della Lead Generation non è l’immediata vendita, piuttosto costruire un rapporto di fiducia con gli utenti e catturare il loro interesse prima di contattarli per la vendita.

Di seguito ecco le fasi fondamentali per la generazione di Lead:

  1. Individuare il target di riferimento e analizzare le sue esigenze;
  2. Raggiungerlo e farsi trovare facilmente generando traffico qualificato al sito web;
  3. Raccogliere l’interesse degli utenti creando una lista di contatti qualificati;
  4. Canalizzare i contatti instaurando con i clienti un rapporto basato sulla fiducia;
  5. Comunicare il valore dell’azienda;
  6. Soddisfare le esigenze del pubblico offrendo una soluzione concreta ai loro problemi;
  7. Monitorare le diverse fasi del processo di acquisto in cui si trova l’utente;
  8. Convertire i potenziali clienti in clienti reali proponendo una vendita.

Il punto di partenza per ogni processo di vendita è l’acquisizione di nominativi e recapiti telefonici/email, step determinante per la conversione di un contatto in cliente a tutti gli effetti. Ogni fase del processo è strategica per il raggiungimento del risultato finale ed ad ogni fase corrispondono attività specifiche utili a far “scendere” l’utente nell’imbuto fino alla vendita.
Una volta definito il proprio target di riferimento, è importante capire come attirare l’attenzione del pubblico e ottenere una prima manifestazione di interesse, e così via fino all’ottenimento del risultato finale. Mediamente, più dell’80% dei visitatori che atterra per la prima volta su un sito web non è pronto ad acquistare, piuttosto è propenso a raccogliere delle informazioni preliminari sui prodotti o servizi; è pertanto necessario costruire una presenza online visibile ed efficace che presenti l’azienda come una reale soluzione al problema del consumatore.
Per essere pronto ad acquistare l’utente deve essere “educato nel tempo” e deve costruire un rapporto con l’azienda basato sulla fiducia. Ed è perciò che il processo di lead generation si realizza mediante un ‘funnel’.


Il sito web, il blog e i social media sono i principali canali tramite cui un’azienda può creare il primo contatto con il proprio target di pubblico e da qui creare un rapporto.
L’obiettivo è quello di trasmettere credibilità mediante la pubblicazione di contenuti di valore che contengano informazioni utili.

In questo modo l’utente sarà motivato ad approfondire le sue conoscenze e accetterà di lasciare i suoi contatti come iscriversi alla newsletter per ottenere qualcosa in cambio:
o report, ebook, ricerche di mercato;
o video tutorial;
o risorse gratuite
o promozioni;
o punti o gadget in omaggio.

Grazie a questa strategia sarà possibile ottenere una lista variegata di contatti qualificati, utenti che hanno espresso un primo interesse, i quali sono alla base del lead nurturing mediante cui l’azienda ottimizza la comunicazione con i potenziali clienti .

Così il Lead Nurturing è parte integrante di una strategia di marketing di successo; tramite di esso si perfeziona il processo di costruzione delle relazioni con i potenziali clienti tramite i diversi canali comunicativi. Le parole chiave del processo di Lead Nurturing sono: costanza e rilevanza. Non bisogna pensare solo alla vendita, ma seguire e rispettare le fasi del processo di acquisto seguite dal cliente.

Oggigiorno i consumatori si aspettano una comunicazione sempre più personalizzata e diversificata, cioè essere ascoltati; le aziende per contro vogliono creare relazioni cercando di trasmettere fiducia.
Informare il cliente per la sua fidelizzazione, promuovere il Brand mediante l’invio di messaggi costanti e non necessariamente finalizzati ad una promozione, arrivare ad un pubblico profilato di clienti, cioè interessati alle attività svolte dall’azienda, ottenere fiducia nel tempo trasformando i contatti stessi in promotori dell’azienda sono gli obiettivi da perseguire nel processo della lead generation.

E’ in questo scenario che si interpone la figura del blogger aziendale, figura che si occupa di scrivere periodicamente contenuti per il blog. Perché avere un blogger aziendale è indispensabile? Il compito del blog aziendale è quello di condurre un lettore verso la sua trasformazione in lead, offrendogli una serie di contenuti di qualità che rispondano in modo dettagliato. Come intuibile, e come dimostrato in precedenza, il blog aziendale è uno degli strumenti della lead generation perché contribuisce alla profilazione del lead rivolgendosi a un target preciso.

Allora il senso di un blog aziendale resta la conversione, ossia il contributo che questo strumento riesce a dare affinché un lettore diventi un cliente reale. Il blogger non deve però fermarsi alla mera reportistica dei dati ma conoscere le dinamiche di vendita, deve ampliare le sue competenze su diversi versanti, dal copywriting alle basi dello storytelling, e soprattutto alla comprensione delle dinamiche comportamentali della clientela. Ciò esclusivamente per orientare verso la soddisfazione del cliente alla ricerca di un determinato prodotto/servizio.

[fonti: www.webmarketingaziendale.it, www.mysocialweb.it]

Addio strumento di test per i dati strutturati !

Un altro passo avanti nel mondo della SEO – verrebbe da dire ! Stavolta, protagonista o meglio finito sotto i riflettori della casa di Mountain View è una delle ultime innovazioni introdotte in tema di multimedialità e strutturazione delle pagine web: i rich snippets.
Se a proposito del loro utilizzo e validazione Google aveva messo a disposizione uno strumento di validazione mediante cui gli operatori SEO potevano controllare la corretta implementazione del codice, tool ‘decantato’ fino al giorno prima, è degli inizi di luglio la notizia secondo cui questo non sarà più disponibile.


Anche se la scelta non avrà effetti immediati, non si tratterà comunque di un ‘addio totale’ dal momento che il tool sarà comunque integrato (e migliorato) nel nuovo strumento di test dei risultati multimediali che lo sostituirà.

Progetto sviluppato nel 2017, il nuovo strumento di test consente di testare sia porzioni di codice che URL di pagine web di rich snippet tradizionali come di altre tipologie di risultati di ricerca che vengono visualizzati in una SERP.
Se all’inizio consentiva di supportare solo i quattro tipi-base di dati strutturati (ricette, annunci di lavoro, film e corsi), ora il tool ex-novo si dimostra compatibile con dati strutturati in JSON-LD, Microdata e RDFa.
Il tool consente in particolare, in fase di analisi del codice di un pagina web, di fornire in risposta sia errori (che impediscono alla pagina di essere visualizzata sul Web) sia avvertimenti (uno o più elementi non verranno mostrati nella SERP.

Qui riporto un articolo su alcune valide alternative al tool di Google.

Blu Volley ai blocchi di partenza per (si spera!) una nuova stagione

(domenica 6 settembre)

Archiviata l’atipica stagione 2019/20, conclusasi anzitempo ‘senza vincitori né vinti’ a fine febbraio per i noti problemi legati all’emergenza da Coronavirus, con la preparazione atletica iniziata a fine agosto la società nostrana di pallavolo femminile ASD PGS Blu Volley scalda braccia e gambe per una nuova stagione sottorete.
Dunque, nonostante le difficoltà “sul campo” per Blu Volley ecco una nuova avventura ‘si profila all’orizzonte’. Mai espressione poteva essere più azzeccata dal momento che, giunti al mese che segna la ripresa degli allenamenti per tutte le squadre nonché la vigilia dell’inizio canonico dei vari campionati, a parte per le serie maggiori già calendarizzate, nulla di certo ancora si sa dalle provinciali in giù a riguardo, gravate anche da noti problemi logistici (una grande grana per tutto il movimento pallavolistico giovanile), fortunatamente per quel che ci riguarda risolte !
Si aggiunga poi che, tranne per pochissimi sport sinora ‘graziati’ (basket e formula 1) – decisione degli ultimissimi giorni – almeno per i primi mesi anche sulla pallavolo graverà l’assenza dei propri sostenitori, quindi la prospettiva – anche per giovani e giovanissime – è di dover giocare a porte chiuse ! ….

La squadra sta tuttora conoscendo una vigilia atipica sospesa fra il rispetto dei protocolli e l’incertezza per l’avvio ufficiale della nuova avventura.

Pressocché immutato lo staff che porta avanti questa realtà sportiva giovanile, confermata la partecipazione con rappresentative sia ai campionati FIPAV sia a quelli PGS (“Legge dei grandi numeri”), la società sarà impegnata in diverse categorie, con u12, u13 e/o u14, u17 e u19 in federazione; u14 e/o u15 e u17 in PGS. Ad esse si va ad aggiungere la confermata Prima Squadra che milita in serie D, che può contare su importanti rinforzi.
Non rimane allora che augurare buon lavoro ad allenatori e tecnici insieme ai dirigenti di squadra, chiamati a condurre le squadre in una avventura per ora ancora non ben delineata.

Connubio fra AI e marketing

Con il termine di Artificial Intelligence Marketing (“marketing con uso di intelligenza artificiale”) si fa riferimento al marketing diretto che si basa su tecniche, concetti e modelli elaborati dall’intelligenza artificiale tramite l’apprendimento automatico (la parte di ragionamento che suggerisce le azioni da intraprendere è qui svolta da un computer e da algoritmi anziché dall’uomo).

Del significato dell’Intelligenza Artificiale non si ha ancora una piena cognizione: in sostanza, indica l’abilità di un sistema tecnologico nel risolvere problemi o svolgere compiti e attività tipici della mente e delle abilità umane. In ambito informatico allora potremmo identificare l’AI – Artificial Intelligence – come la disciplina che si occupa di progettare macchine – sia hardware che software – e soluzioni attraverso cui poter risolvere autonomamente problemi, compiere azioni, ecc..

In quest’ottica si sente spesso parlare di Machine Learning e Deep Learning, due distinti modelli di apprendimento e applicazione dell’intelligenza artificiale. ‘Machine Learning‘ si distingue per essere un insieme di tecniche di applicazione mediante cui consentire al software di intelligenza artificiale (modello di apprendimento) di ‘allenare’ le macchine di AI ad apprendere e svolgere autonomamente un compito o un’attività, senza bisogno che siano programmate (senza dover cioè dipendere da sistemi programmati che regolano come deve comportarsi e reagire un sistema di AI); sistemi che servono ad “abituare” l’AI in modo che imparando, correggendo gli errori, allenando sé stessa possa poi essere autonoma nello svolgimento delle azioni impartite.
Deep Learning‘: in questo caso parliamo di modelli di apprendimento basati sulla struttura e capacità cognitive del cervello umano. A differenza del precedente metodo allora, il Deep Learning rappresenta la “messa su strada” dell’intelligenza artificiale così concepita andando ad emulare direttamente la mente dell’uomo. Non dunque un modello matematico: il Deep Learning si basa su una rete neurale artificiale che verosimilmente riceve e smista infinite operazioni di calcolo e analisi (simulando in questo modo le connessioni del cervello). Anche se non ce ne accorgiamo, questo modello lo ritroviamo già nel riconoscimento vocale, delle immagini e nei sistemi di NLP – Natural Language Processing.

Secondo l’Osservatorio Artificial intelligence del Politecnico di Milano, è possibile distinguere otto distinte classi di applicazione dell’Intelligenza Artificiale: Autonomous Vehicle: si riferisce a qualunque mezzo a guida autonoma; Autonomous Robot: robot in grado di muoversi ed eseguire azioni senza intervento umano, traendo informazioni dall’ambiente circostante; Intelligent Object: tutti quelli oggetti in grado di eseguire azioni e prendere decisioni autonomamente; Virtual Assistant e Chatbot: sistemi evoluti capaci di comprendere tono e contesto di un dialogo, memorizzare e riutilizzare le informazioni raccolte e sostenere con intraprendenza la conversazione; Recommendation: soluzioni orientate a indirizzare le preferenze, gli interessi, le decisioni dell’utente, basandosi su informazioni fornite; Image Processing: sistemi in grado di effettuare analisi di immagini o video per il riconoscimento di persone, animali e cose presenti nell’immagine stessa; Language Processing: capacità di elaborazione del linguaggio per la comprensione del contenuto, la traduzione, fino alla produzione di testi in modo autonomo; Intelligent Data Processing: soluzioni che utilizzano algoritmi di intelligenza artificiale su dati strutturati ma non per estrarre informazioni, quindi ad es. per sistemi di controllo e analisi complesse.

Step da perseguire dal punto di vista delle abilità intellettuali, il funzionamento di una AI si sostanzia principalmente attraverso su quattro differenti livelli funzionali:

comprensione: mediante la simulazione di capacità cognitive di correlazione dati ed eventi l’AI (Artificial Intelligence) è in grado di riconoscere testi, immagini, tabelle, video, voce e ricavarne informazioni;

ragionamento: mediante la logica i sistemi riescono a collegare le molteplici informazioni raccolte (attraverso precisi algoritmi matematici e in modo automatizzato);

apprendimento: sistemi con funzionalità predefinite per l’analisi degli input di dati e per la loro “corretta” restituzione in output (è il classico esempio dei sistemi che con modelli di apprendimento automatico portano le AI ad imparare e a svolgere varie funzioni);

interazione (Human Machine Interaction): in questo caso ci si riferisce alle modalità di funzionamento dell’AI in relazione alla sua interazione con l’uomo. È qui che stanno fortemente avanzando i sistemi di Nlp – Natural Language Processing, tecnologie che consentono all’uomo di interagire con le macchine (e viceversa) sfruttando il linguaggio naturale.

L’AI nasce negli anni 50, ma è solo oggi che i progressi tecnologici registrati nel campo della potenza di calcolo, della disponibilità dei dati e nella capacità di analisi per la risoluzione di problemi complessi hanno permesso alle applicazioni di nascere e diffondersi.
Il 2020 sarà l’anno in cui tali soluzioni esploderanno.
Le tecnologie di base sono mature e, mediante quelle più avanzate, vengono rese fruibili a costi accessibili.

Attualmente i principali settori nell’adozione di progetti di intelligenza artificiale sono banche, finanza e assicurazioni, automotive, energia, logistica e telecomunicazioni.


Come allora l’intelligenza artificiale può tornare utile per le imprese e il commercio ? Un esempio lampante e sotto gli occhi di tutti sono gli assistenti vocali (Siri di Apple, Cortana di Microsoft o Alexa di Google), ma verosimilmente possiamo contarne infinite applicazioni di cui magari neppure ci accorgiamo: ad esempio gli algoritmi intelligenti, in grado cioè di auto-apprendere; quelli che ci suggeriscono i prodotti da acquistare, i generi di film o brani musicali che rispondono ai nostri gusti, rispondono a domande dei clienti via chat; sono in grado di riconoscere il volto di una persona per consentire un accesso, di smistare i documenti in base al contenuto,filtrare i curriculum per selezionare il candidato ideale; forniscono un valido supporto nel settore medico, aiutando i medici nella lettura delle immagini radiografiche e nelle diagnosi.Esistono già svariati esempi di come l’introduzione dell’Intelligenza artificiale nei processi aziendali abbia avuto un impatto positivo, automatizzando parti altrimenti ripetitive, in precedenza svolti dall’uomo.

Di seguito un estratto da una recente indagine condotta in particolare sul mercato italiano.

In Italia, secondo i risultati dell’Osservatorio Intelligenza Artificiale del Politecnico di Milano, si fa strada l’Artificial Intelligence e, grazie ad essa il mercato, tra software, hardware e servizi, ha raggiunto, nel 2019, il valore di 200 milioni di euro.

Tra i diversi settori, l’AI si è diffusa in particolare nelle banche e finanza (25% del mercato), nella manifattura (13%), nelle utility (13%) e nelle assicurazioni (12%).

La quota principale della spesa (il 33%) è dedicata a progetti di Intelligent Data Processing, algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati, seguiti da quelli di Natural Language Processing e di Chatbot/Virtual Assistant (28%) in grado di comprendere il linguaggio naturale ed eventualmente fornire risposte ad un interlocutore.

Le imprese italiane si dimostrano consapevoli della portata di questa tecnologia: il 90% ha compreso che l’AI può replicare specifiche capacità dell’intelligenza umana, mentre è superata l’idea secondo cui il nostro intelletto possa essere replicato completamente.

Il 96% delle imprese che hanno già implementato soluzioni di AI non rileva effetti di sostituzione del lavoro umano da parte delle macchine. Più che sostituire le capacità degli esseri umani, l’AI le sta aumentando: il 48% delle imprese evidenzia che le soluzioni di intelligenza artificiale adottate non hanno direttamente coinvolto attività svolte dalle persone, il 28% che le attività sostituite hanno permesso ai lavoratori di dedicarsi con maggiore dedizione a quelle rimanenti, il 24% che sono stati necessari ricollocamenti, anche parziali, dei lavoratori coinvolti.

Le soluzioni di automazione di processo RPA (Robotic Process Automation) sono da diversi anni utilizzate per snellire processi onerosi, automatizzando operazioni ripetitive, in particolare sui sistemi informativi (ad esempio, per estrarre dati da un sistema ERP e inserirli in un altro software). Il loro utilizzo è mirato all’efficienza: fanno risparmiare molto tempo e permettono di dedicare le risorse ad attività di maggior rilievo.

L’integrazione dell’AI con la RPA, di fatto complementari, ha reso possibile automatizzare le parti più complesse del processo precedentemente demandate all’uomo.

Nel Marketing si vedono ormai da tempo sistemi di AI impiegati in differenti attività e con svariati obiettivi; il più importante riguarda indubbiamente la gestione della relazione con gli utenti, da sempre “cartina tornasole” dell’azienda, come pure del mondo BtoB.

Le tecnologie di IA impiegate vanno dagli assistenti vocali/virtuali che sfruttano algoritmi di intelligenza artificiale sia per il riconoscimento del linguaggio naturale sia per l’apprendimento e l’analisi delle abitudini e dei comportamenti degli utenti, fino ai processi per l’acquisizione e analisi di grandi moli di dati per la comprensione del “sentiment” e delle esigenze delle persone con attività che si spingono fino alla previsione dei comportamenti di acquisto da cui derivare strategie di comunicazione e/o proposta di servizi.

Chatbot ed altri sistemi basati sul NLP sono ormai diffusamente impiegati anche all’interno dei reparti che si occupano di assistenza, servizio e supporto alla clientela (contact center, customer service, manutenzione e supporto, ecc.).

La rivoluzione digitale sta interessando sempre più le aziende in modo organico impattando sui modelli operativi e organizzativi in maniera esponenziale e alquanto inesplicabile quanto ad “ambiti di applicazione”.

La chiamano “disruption”:oramai sta divenendo un canone irrinunciabile per la sopravvivenza delle aziende.

Fondamentale per organizzare le decisioni d’impresa è tener presente che “Data is the new oil”: l’adozione dell’intelligenza artificiale permetterà di capire e prevedere con lungimiranza il contesto operativo dell’azienda.

Qual è il processo di funzionamento delle nuove tecnologie AI applicate al Marketing? Questi gli step:

Ascolto: la macchina è capace di percepire quello che le sta intorno attraverso l’acquisizione di input;
Comprensione: è capace di analizzare e capire i dati che acquisisce;
Apprendimento: è in grado di svolgere una funzione, un computo;
Interazione: è in grado di prendere una decisione e interagire con l’essere umano.
Applicare queste tecnologie porterà ad automatizzare diverse attività e conseguentemente, sgravati da processi ripetitivi e a basso valore aggiunto, l’uomo potrà concentrarsi sulle sue doti creative. Da ciò deriva la massima “Work smarter, non harder!”

Sono diversi i settori del Marketing su cui l’AI sta impattando, vediamone alcuni insieme:

Chatbot che si basano su Natural Language Processing (NLP): alcuni studi hanno dimostrato che hanno tassi di apertura e percentuali di click superiori rispetto alle e-mail. Messenger applicato in questo contesto ha un Avg open rate (tasso di apertura medio) del 90% con un CTR (numero dei click generati dalla visualizzazione di un annuncio) del 30%, mentre le mail si fermano al 23% e al 3,3%.
Rappresentano inoltre un ottimo mezzo per ottenere informazioni sui visitatori del sito web, sono utilizzati per:

  1. segmentare il pubblico e vendere prodotti e servizi;
  2. rendere i contenuti più interattivi e personalizzati;
  3. sviluppare un rapporto più personale con gli utenti, aumentandone la fedeltà e la fiducia.

Content Marketing: l’AI può venire in supporto alla creazione di contenuti in ambiti quali la ricerca di keyword, la pianificazione degli argomenti, l’ottimizzazione e la personalizzazione dei contenuti, etc…
SEO optimization: l’AI può aiutare a identificare le keyword, a raggrupparle per individuare gli argomenti principali di interesse, sviluppare la struttura del sito in sottogruppi pertinenti e creare contenuti ottimizzati.
Search Marketing: sta cambiando il modo di cercare online, basta pensare che la ricerca vocale è un’applicazione AI. Entro il 2020 il 50% delle ricerche saranno vocali e gli algoritmi di Machine Learning, per poter essere sempre più puntuali, hanno bisogno di essere istruiti in maniera elementare: si parte dall’analisi stessa delle parole usate, che indicano l’intento dell’utente (es. cosa/chi, come, quando e dove).
Autonomos Media buying: l’acquisto di spazi pubblicitari può avvalersi dell’AI per trovare il posto giusto al momento giusto in cui veicolare l’informazione.
Marketing Attribution: soluzioni AI possono aiutare le aziende a raccogliere dati sul gradimento del mercato del brand come il posizionamento nei confronti dei competitors.

Un limite all’usabilità e dunque applicazione di sistemi di intelligenza artificiale sta nella paura che l’AI possa diventare “cattiva”: in realtà la tecnologia non ha sentimenti, sta a noi darle un indirizzo con i nostri intenti.

Con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning si sta assistendo a a un importante cambiando del panorama tecnologico: ad esempio se prima ipotizzare macchine in grado di guidare da sole era fantascienza, oggi ciò è realtà; e molti altri ancora sono gli ambiti di applicazione di queste tecnologie.

Nel contesto aziendale il settore che si occupa di Marketing e Pubblicità tutto questo si identifica nel concetto di Artificial Intelligence Marketing, l’insieme delle tecnologie che fanno capo all’AI (Machine Learning, Natural Language Processing e Deep Learning) e alle tecniche utilizzate nel Marketing Comportamentale con la finalità di individuare il proprio target e quali le sue caratteristiche.
Come impatta allora l’AI sul Marketing ? Detto della specializzazione delle macchine che consente all’uomo di dedicarsi ad altro processi produttivi, l’AI permette “di liberare a” nuove esperienze possibili che sono la chiave per dare vita ad un Marketing che sia sempre più personalizzato e focalizzato nel soddisfare le esigenze del consumatore.

Questa tecnologia permette inoltre di dare impulso alle cosiddette personalizzazioni su larga scala, desiderate da un numero crescente di consumatori, andando in questo modo a catalizzare un pubblico ancora maggiore, intercettando i bisogni attuali del consumatore.

Una applicazione di intelligenza artificiale che va diffondendosi progressivamente sulle piattaforme di acquisto di beni/servizi è quella che va sotto il nome di “cashback” (‘soldi indietro’): nel settore del marketing indica un sistema di riaccredito di soldi sugli acquisti effettuati presso negozi convenzionati, che viene restituito in un portafoglio virtuale, ossia un processo nel quale una parte di quello che noi abbiamo pagato per un acquisto ci viene restituita.

(Rif: https://www.ai4business.it/intelligenza-artificiale/ https://www.digital4.biz/executive/ai-cos-e-l-intelligenza-artificiale-e-come-puo-aiutare-le-imprese/ https://www.contentintelligence.net/it/ci/marketing-e-intelligenza-artificiale-come-innovare-il-business https://www.vidiemme.it/artificial-intelligence-marketing/ https://italiacashback.com/cashback-come-funziona/ https://ai.marketing/it)

Scopriamo LinkedIn

LinkedIn non è dedicato solo al lavoro ma, oltre che ad assumere rilevanza nel b2b (‘business2business‘), si presta anche per ottenere informazioni specifiche e ‘in tempo reale’ sulle persone, per scambi professionali e generare collaborazioni: si presenta come il primo social professionale dedicato al business, dando possibilità di avere una propria rete di contatti, di persone con cui intrattenere collaborazioni.

Può essere considerato sia un social network (cioè strumento per creare relazioni) ma anche social media (piattaforma per la pubblicazione e diffusione di contenuti).

In Italia conta su oltre 14 milioni di iscritti.

Forse perché abituati ai soliti Facebook, Twitter, Instagram, non trovandolo intuitivo come interfaccia e capace di attirare le nostre attenzioni, presumendo che la sua utilità sia limitata alla ricerca di un lavoro e poco attraente per le potenzialità, erroneamente lo si abbandona lasciandolo andare nel .. dimenticatoio !
Fermo stante questa convinzione, LinkediIn sarebbe allora controproducente, addirittura dannoso: visitare cioè un profilo incompleto o comunque non aggiornato è un pessimo biglietto da visita per chi ci cerca.

Essere presenti con un profilo (personale o aziendale) è solo ‘la punta dell’iceberg’: un buon profilo è infatti la base del lavoro da fare, a ciò occorre affiancare delle attività destinate a fare business e a generare clienti: per questo, è necessario pianificare una strategia personalizzata (un mix di attività di coaching, strategie di marketing, ..), dove si individuano le caratteristiche peculiari dal punto di vista professionale come quelle da migliorare per portare valore alla professione (anche come contenuti), un metodo strutturato necessari per realizzare il proprio percorso con continuità.

Alcune peculiarità dei due possibili account che si possono creare.

1. Come per gli altri social, l’esistenza di un profilo aziendale è subordinato all’esistenza di uno personale correlato;

2. Il profilo personale può essere gestito solo da una persona, la pagina da più amministratori.

3. Le relazioni con il profilo sono ‘dirette’ (umano a umano), quelle della pagina ‘da uno a molti’.

4. Il profilo personale può avere collegamenti, la pagina può avere solo follower.

5. Il profilo personale può pubblicare post e articoli, la pagina solo post.

6. Il profilo personale ha poche statistiche, la pagina ha molti insight (report).

7. Il profilo personale non può creare campagne di sponsorizzazione, la pagina sì.

8. Il profilo personale non può aprire pagine vetrina (per singoli prodotti o servizi), la pagina sì.

9. Il profilo personale serve soprattutto per fare personal branding, la pagina per fare marketing

Difficile pensarlo come social network nella cui categoria rientra (effettivamente, in questo caso si tratta di un approccio per costruire relazioni al fine di promuovere il proprio business e il profilo; piattaforma che erroneamente si reputa orientata alla ricerca di lavoro dal momento che offre anche la possibilità di interfacciarsi nel mondo del lavoro e sviluppare i contatti professionali in forza della propria “carta d’identità” (da mantenere aggiornata). Dunque curare e mantenere aggiornato il proprio profilo, dando in esso spicco alle proprie capacità; mantenere aggiornate immagini e contenuti (i contenuti sono vitali per dare visibilità alla piattaforma. Come fondamentali sono le relazioni, ambito in cui LinkedIn eccelle): all’inizio semplici collegamenti, che poi con l’interesse crescente degli utenti/visitatori si trasformano in contatti e rapporti più stabili e duraturi. Così il digitale trasforma relazioni virtuali in relazioni reali); fare network vale a dire sviluppare una rete di contatti (più persone saranno collegate all’account maggiori sono i ritorni anche in termini di visibilità e opportunità), fare networking davvero vuol dire incontrare le persone faccia a faccia.

Per chiedere un collegamento occorre andare sul profilo della persona da invitare e, nel menu di fianco alla sua foto, scegliere la voce Collegati.

Parlando di profilo aziendale è poi strategico il ruolo del Brand Ambassador il quale va a divulgare e a rafforzare l’immagine (brand) aziendale oltre che potenziare la propria skill.

Ammaliato il futuro padre Reid Hoffman in uscita dal progetto ‘Paypal’, LinkedIn vide i natali nel 2002 con l’ambizione di essere una piattaforma social che mettesse in contatto professionisti creando occasione di incontrarsi e discutere di lavoro in rete, dare la possibilità di pubblicare il proprio curriculum e avviare nuove collaborazioni.

Iscriversi a LinkedIn è gratuito; una volta iscritti, si possono pubblicare e aggiornare curriculum vitae e presentazioni, cercare offerte di lavoro, iscriversi a gruppi e seguire i profili delle imprese e delle persone che interessano maggiormente. Un valido strumento che si può seguire nella compilazione del profilo è il cd metodo ‘LinkedIn 10C’ il quale permette di procedere alla compilazione di un cv in modo esauriente e completo, in risposta alle esigenze di chi viene a cercarci.

Un profilo LinkedIn ben creato e aggiornato può fungere da personal branding ovvero il profilo LinkedIn si pone anche come una sorta di vetrina, in cui si presentano le proprie competenze e, in particolare guardando ad un profilo aziendale, può svolgere anche la funzione di landing page (ovvero “pagina di atterraggio”) finalizzata alla vendita dei prodotti e servizi online, o alla lead generation.

LinkedIn permette di dare un’impressione che va sotto il nome di social selling ovvero tramite una combinazione di quattro parametri (completezza del profilo, il numero di collegamenti, l’autorevolezza raggiunta e il grado di networking sulla piattaforma) arrivare a un grado di valutazione interna del proprio operato.

La potenzialità dei rich snippets

Con gli anni Novanta è diventata consuetudine dei programmatori di pagine web ricorrere alla tecnica dei collegamenti ipertestuali utilizzati all’interno di un testo al fine di arricchirlo di preziosi rimandi ad altre risorse per approfondire determinati aspetti, concetti o biografie presenti nel testo stesso, con la finalità implicita di soddisfare il comune internauta altrimenti costretto a continui … “salti”.


Quella dei collegamenti ipertestuali, comunemente chiamati link, è una storia ancor più lunga che trova i suoi albori negli anni Sessanta ma che ha avuto la sua esplosione con la nascita del World Wide Web (XX secolo appunto); indubbio vantaggio è che evitano di dover scrivere contenuti chilometrici, rappresentando una soluzione per ovviare ad articoli altrimenti lunghi e con una quantità eccessiva di informazioni costringendo l’utente ad un continuo scrolling dello stesso. ‘Col senno di poi’ è stato un primo approccio per rendere fruibili al navigante contenuti interessanti e completi su di una ricerca, senza dover saltar da un testo all’altro, in grado cioè di offrire una lettura ‘a 360°’ su di un’unica pagina, non limitandosi cioè all’essenza di ciò che si cerca ma fornendo al tempo stesso utili approfondimenti e contestualizzazione dell’argomento.
In particolare, il collegamento ipertestuale può essere interno (rimandare ad un’altra pagina del sito medesimo) o esterno (che rimanda ad siti web esterni) o al sito stesso, a seconda delle esigenze che ha chi sta scrivendo la pagina web, oppure un’ancora per fare riferimento ad una posizione specifica della pagina che si sta visitando (anchor text), probabilmente molto lunga.

In anni più recenti, per venire incontro alle sempre maggiori esigenze dell’utente, sempre più fuori casa e per necessità collegato alla Grande Rete tramite smartphone o tablet per poter disporre di informazioni e risorse in tempi brevi, l’avvento e l’affermazione del concetto di web semantico ha determinato una importante revisione in merito con il risultato dell’approccio ad una nuova visione della pagina web dal punto di vista dei contenuti.

Quello dei dati strutturati è un concetto strettamente correlato a quello di ottimizzazione Seo comprende anche gli accorgimenti per ottimizzare la performance di un sito nel posizionamento nei risultati sui Motori di Ricerca, Google in primis.

L’idea di strutturare i dati di una pagina in modo tale che le informazioni scritte dagli uomini possano essere elaborate dai programmi, risale al concetto di web semantico. I dati strutturati permettono la scansione automatica dei contenuti delle pagine. I dati strutturati sono un formato standardizzato per fornire informazioni su una pagina e classificarne il contenuto; ad esempio, nella pagina di una ricetta sono gli ingredienti, il tempo di cottura e la temperatura, le calorie e così via.

Google utilizza i dati strutturati per comprendere e classificare i contenuti della pagina. Esistono diversi formati un cui rappresentare i dati strutturati (Microdati, RDFa, JSON-LD) fra cui il più utilizzato è JSON-LD il quale viene richiamato tramite script. La maggior parte dei dati strutturati di ricerca utilizza il vocabolario schema.org. Ad esempio, di seguito viene riportato uno snippet di dati strutturati JSON-LD che potrebbe essere visualizzato in una pagina di ricette, che descrive il titolo della ricetta, l’autore della ricetta e altri dettagli:

<html>
  <head>
    <title>Party Coffee Cake</title>
    <script type="application/ld+json">
    {
      "@context": "https://schema.org/",
      "@type": "Recipe",
      "name": "Party Coffee Cake",
      "author": {
        "@type": "Person",
        "name": "Mary Stone"
      },
      "datePublished": "2018-03-10",
      "description": "This coffee cake is awesome and perfect for parties.",
      "prepTime": "PT20M"
    }
    </script>
  </head>
  <body>
  <h2>Party coffee cake recipe</h2>
  <p>
    This coffee cake is awesome and perfect for parties.
  </p>
  </body>
</html>

La Ricerca Google utilizza inoltre i dati strutturati per abilitare funzionalità e miglioramenti dei risultati di ricerca.

Con “Rich Snippet”, invece si fa riferimento ai risultati di ricerca che sono arricchiti da elementi grafici i quali favoriscono la visibilità e l’interazione dell’utente. A livello pratico, quindi, sono tutte le informazioni supplementari che vengono visualizzate nei risultati, ogni volta che viene effettuata una ricerca in rete. Tali informazioni sono il risultato delle implementazioni dei Dati Strutturati su schema.org.
L’adozione di questa strategia comporta dei notevoli vantaggi al sito. Primo fra tutti, l’aumento del numero dei click e delle visite.


Con il termine “snippet” si intendono i metadati utilizzati da Google per far comparire un sito nell’elenco dei suoi risultati (titolo, descrizione e URL). Google ha arricchito queste informazioni, disponibili come detto sin dalla SERP, con ulteriori dettagli, i cosiddetti rich snippet. In questo modo, i dati della pagina che possono essere comunicati già dalla SERP aumentano: dalle stelline al prezzo all’autore (nel caso di un contenuto) e così via.
[ESEMPIO RICH SNIPPET]


Occorre inserirli all’interno del codice del proprio sito web usando le indicazioni presenti su Schema.org.

Schema.org: Lo scopo è fornire informazioni affinché i motori di ricerca comprendano meglio il contenuto dei siti web in modo da migliorare i risultati delle ricerche per gli utenti. Schema.org ti consente di predisporre i Rich Snippet (dati strutturati) che vengono visualizzati sotto al titolo e alla descrizione della tua pagina.

L’adozione di questa strategia comporta dei notevoli vantaggi al sito. Primo fra tutti, l’aumento del numero dei click e delle visite.

I Rich Snippet rafforzano (e completano) la versatilità dei collegamenti ipertestuali.

In secondo luogo, l’integrazione dei Dati Strutturati permette di aggiungere informazioni nel sito. In questo modo Google risponderà con precisione a specifiche domande, mostrando la Knowledge Graph. La risposta viene data direttamente da Google senza rimandare ad alcun sito web.
L’introduzione e progressiva affermazione del concetto di web semantico hanno poi portato ad enfatizzare l’importanza dei dati strutturati, ovvero la tendenza a strutturare una pagina web in modo che le informazioni scritte siano facilmente elaborate dai programmi, nel caso specifico riconosciute nel passaggio di scansione del crawler, in modo da permettere una scansione automatica dei contenuti delle pagine. In tal modo, è reso possibile per i motori di ricerca la loro elaborazione come knowledge graph. La ricerca semantica si svolge non per singole parole ma per concetti, entità.

Il famigerato dato che viene comunicato a Google è il seguente >> schema.org/PROPRIETA’ …………..

Esistono tantissimi plugin (anche gratuiti) per aggiungere i Rich Snippet (dati strutturati) a WordPress senza bisogno di dover manipolare direttamente il codice.

Dopo averli inseriti, è possibile testarli con un tool gratuito di Google. Lo strumento di assistenza per il markup aiuta ad incorporare i dati strutturati, implementando il codice una volta selezionati gli articoli (prodotti, ricette, articoli e testi, eventi, musica, Hotel e così via) che si vogliono rendere visibili su web, quindi verrà generata una pagina con un codice HTML con microdati: così il codice è subito disponibile.

https://search.google.com/structured-data/testing-tool?hl=it

‘Luglio Culturale’ a Cuvio

Nonostante le misure restrittive ancora in vigore, anche l’edizione 2020 del ‘Luglio Culturale’ è andata in scena, salvata dalla ferma volontà degli organizzatori di non rinunciare al classico cartellone estivo e al tempo stesso offrire malgrado tutto delle serate di svago ai presenti.
E proprio le misure vigenti hanno costretto gli organizzatori loro malgrado ad un programma meno prolisso del solito proponendo ad ora tre serate all’insegna della buona musica.

Concerto d’apertura stasera (sabato 4 luglio) per la serie di appuntamenti promossi da Proloco di Cuvio e associazione ‘Momenti musicali’ con il patrocino del comune di Cuvio, pur non senza difficoltà, non solo organizzative, dettate dalle misure restrittive.

Primo incontro che ha proposto un concerto d’arpa condotto da Elena Guarneri, “insolito” ma melodico strumento dalla sonorità molto dolce e versatile per “espressività” presentato in precedenza nel corso dell’evento ‘Una quarantena di minuti live’ di Million Dreams sempre da Elena (guarda qui).
“Vi dedico una canzone” è stato un concerto ‘fuori le righe’ in quanto non proponeva un programma di musica classica bensì si è trattato di una carrellata di “colonne sonore e di grandi successi dagli anni Sessanta in poi” così come previsto dalla stessa artista la quale nei giorni precedenti l’appuntamento aveva lasciato che fosse il pubblico stesso a scegliere i pezzi che si sarebbero ascoltati nella serata.


Tecnicamente, Elena ha confezionato un programma ricco e articolato, invitando i presenti (per creare un sorta di sfondo all’esecuzione come pure un filo logico al percorso) ad immaginare una sorta di caleidoscopio, ad un susseguirsi di colori da associare ad ogni brano, segnando squisitamente con essi i sentimenti e gli umori sottintesi, intramezzati per ciò da brevi suoi introduzioni.
Ma la maestrìa e l’abilità dell’interpretazione è sempre dell’artista, l’unico vero artefice del successo o meno – musicalmente parlando – della serata, ed in questo Elena Guarneri, arpista laureata al conservatorio ‘G. Verdi’ di Como, eccelle con la sua solida preparazione e professionalità concedendosi – ma talora è lo strumento stesso che lo esige – a degli arrangiamenti volti a imprimere ritmo quando non ‘a chiudere’ il pezzo proposto.
Come pure suadente e piacevole è l’osservare lo scorrere delle dita sulle corde dell’arpa, ora esili ora più spesse, a scandire con la loro vibrazioni le note ma al tempo stesso facendo socchiudere gli occhi agli ascoltatori invitandoli quasi ad abbandonarsi all’evoluzione delle stesse.
Si è così passati da autentici cavalli di battaglia in materia (‘The roof is leaking’, ‘Love of my life’, ‘Fields of gold’, ‘Braveheart theme’) ad,altri più medidativi (‘Hallelujah’ di L. Cohen, ‘Forrest Gump Theme’, Shallow’) a inni alla libertà (‘Il cielo d’Irlanda, Oh ! Freedom).

Perché l’Email Marketing è meglio del Social Media Marketing ?

(lunedì 6 luglio)

Fra le tecniche di marketing online (‘Affiliate marketing’, ‘Email marketing’, ‘Social Media Marketing’, ‘Content marketing’, ‘SEO’, ‘Influencer marketing’, Viral marketing’) se ne può apprezzare una che si dimostra particolarmente efficace quanto a tempi di risposta.

L’Email Marketing è tutt’oggi, e probabilmente lo sarà per molto tempo ancora, il canale primario di lead generation utilizzato dalla maggior parte delle aziende perché garantisce un ritorno d’investimento sicuro e “in tempi celeri”.

Valore indiscutibile del marketing online è di riuscire a raggiungere un pubblico potenzialmente ampio e, dati alla mano, questa tecnica è una “cassaforte” all’uopo.

L’email marketing consiste in tutte quelle attività che prevedono l’invio di messaggi di posta elettronica, commerciali e/o promozionali, al fine di acquisire nuovi clienti nel pubblico, fidelizzare quelli che si hanno già e spingerli con un invito (call-to-action) a eseguire un’azione (es. acquistare un prodotto, utilizzare un servizio, etc.). Il che è poi il processo del funnel.
Ricorrendo alla tecnica dell’email marketing comunque, bisogna fare attenzione a non cadere nella pratica dello spamming, ovvero l’invio assillante e continuo di messaggi pubblicitari: questo potrebbe infastidire gli utenti e produrre risultati negativi rispetto alle intenzioni.
Per inviare messaggi pubblicitari è possibile utilizzare vari servizi, ad esempio i famosi MailChimp e CleverReach, i quali offrono strumenti avanzati nella gestione dei messaggi e per effettuare campagne di marketing.

Si può parlare allora di un “primato” del marketing online alias Web Marketing ? Potrebbe essere, guardando alle consuetudini dell’utente medio, sempre più fuori casa e connesso per necessità ad internet e ai dispositivi mobile per trovare risposta alle sue necessità (approfondimento).

Altra voce importante nel panorama del marketing online e che trova sempre più riscontri con il proliferare dei social network è il social media marketing (SMM). Il suo successo dipende principalmente dal fatto che permette alle aziende e ai clienti (= utenti interessati) di interagire fra di loro.
Questo offre dei benefici per ambedue i soggetti: da una parte le aziende hanno la possibilità di condurre campagne di marketing mirate, scegliendo il pubblico (target) da raggiungere; dall’altro i clienti possono esprimere liberamente le proprie opinioni su un certo prodotto o un servizio con le recensioni. Sui social network è possibile promuovere i propri prodotti e servizi a pagamento, avviando campagne pubblicitarie mirate, che permettono di selezionare il pubblico che si vuole raggiungere, aumentando in questo modo le probabilità di rendere visibili i post a persone realmente interessate al contenuto proposto. I social media sono fortemente associati a una strategia dei contenuti, solitamente di tipo organico (cioè non a pagamento), impensabile in una strategia di Marketing Digitale (che non includa cioè anche la pubblicità a pagamento). Mentre una campagna di Marketing Digitale si realizza in vari modi (pubblicità su Internet, annunci per cellulari, TV, SMS e così via) una strategia di Social Media Marketing rimane sempre e comunque circoscritta all’ambito dei social.

Non deve trarre in inganno che il solo “mettersi sui social media” significhi che così si sta già facendo Marketing Online e che tutto si esaurisca lì: nient’affatto ! I social media sono, infatti, una delle tante attività che è possibile fare nell’ambito del più ampio gruppo di azioni dell’Online e Digital Marketing. Quindi, è solo mediante l’ausilio di determinate tecniche – SEM, e-mail marketing, remarketing, pubblicità su canali o piattaforme digitali, pubblicità a pagamento – che si realizza l’effettiva promozione.

È più importante puntare nel Marketing Digitale o nel Social Media Marketing? Su cosa un imprenditore deve investire per far conoscere la propria attività e i propri prodotti ? La risposta è strettamente correlata alla tipologia dei prodotti e servizi che si intendono promuovere: a casi in cui una attività di SMM può essere più che sufficiente, se ne contrappongono altri che necessitano del supporto di una strategia di Digital Marketing efficace. Tutto dipende dal risultato che si vuole raggiungere e dalle ambizioni che si hanno. Va però notato che implementare il Social Media Marketing all’interno di una più strutturata strategia di promozione sul web garantisce maggiori probabilità di successo.

Anche se entrambe le strategie sono molto efficaci prese singolarmente se ben impostate ed utilizzate possono, integrate fra di loro, amplificare i risultati in maniera esponenziale. Questo suggerisce che, se si desidera migliorare il coinvolgimento del nostro pubblico aumentando i tassi di conversione, l’utilizzo dell’Email Marketing e la sua integrazione con i Social, ed in particolare con Facebook, potrebbe essere uno dei migliori percorsi da intraprendere.

Se un tempo la strategia di invio delle email consisteva semplicemente in un invio massivo della stessa email a tutti i contatti di una mailing list, oggi l’email marketing è una tecnica di digital marketing all’avanguardia, articolata, dinamica e altamente professionale.
La tecnica che utilizza l’email è la regina dei canali di marketing con un ROI cospicuo (3.800%). Le email permettono di accelerare il processo di conversione degli interessati in clienti e agevolano – come detto – l’interazione e la fidelizzazione.


Una sinergia fra le strategie di email marketing e social media marketing genera potenza e, quindi, risultati. Ad esempio, validi suggerimenti sono quelli di aggiungere le icone dei social network alle email, promuovere la presenza sui social del brand, promuovere il contenuto stesso delle email sui social, offrire incentivi (chiedere ai propri affiliati di invitare i loro contatti a mettere “Mi piace”sulla pagina dell’azienda in cambio di scontistica sugli acquisti).

“Sottile linea rossa” fra Web Marketing e Digital Marketing

(mercoledì 1 luglio)

Oggigiorno le dinamiche sociali, il livello di competitività tra le imprese, il modo di interagire stesso e le esigenze dei consumatori hanno sovvertito le strategie aziendali: il successo sta ora nella comunicazione digitale e nel rivolgersi in particolare in maniera efficace al proprio target (nel frattempo sempre più social, che si aggiorna tramite dispositivi mobile e il web).

Con alla base queste nuove esigenze e aspettative, due sono le tendenze “operative” già avviate da alcuni anni, settori in fermento da questo punto di vista: il Digital Marketing e il Web Marketing; ma cosa li distingue? è nato prima l’uno o l’altro ? In effetti, “una sottile linea rossa” sta tra i due termini che spesso vengono utilizzati erroneamente come sinonimi: operativamente, una sottile sfumatura infatti li distingue.

Possiamo affermare che il suffisso ‘web’ indica un sottoinsieme del Digital Marketing: quest’ultimo ingloba l’insieme di azioni e strumenti di promozione che hanno a che fare col digitale; pertanto, il ‘Web’ si conclude ne è una branca.
L’imperativo appare dunque non utilizzare più “Web Marketing” al posto di “Digital Marketing” e viceversa !
Tenendo presente la situazione attualizzata del mercato e delle dinamiche correlate, il Digital Marketing fa riferimento alle azioni messe in atto da azienda o professionista per pubblicizzare beni e/o servizi che hanno a che fare con il mondo del digitale (ad es. dalle offerte commerciali alle informazioni utili per fidelizzare i clienti).

Web Marketing fa riferimento alla sterminata varietà di attività del World Wide Web per raggiungere il comune fine di promozione e pubblicità di beni attività che, pur convergendo in sostanza tutte nel digitale, circoscrivono un ambito più definito: il web; quindi ad esempio fare web copywriting, seo, inbound marketing, leads, social media marketer è fare web marketing.

Fare marketing su Internet “Web Marketing” – all’interno di cui stanno strumenti anche innovativi – si può etichettare come “Marketing Online

(tradizionalmente qui rientrano: Affiliate marketing, email marketing, analytics, content marketing, SEO, influencer marketing, viral marketing). Sempre più aziende e associazioni si rivolgono a questa metodologia di marketing non solo perché risulta essere il modo più conveniente per connettersi con i propri clienti/utenti ma anche per attrarne di nuovi tramite opportune strategie di funnel e conversione _.

Investire semplicemente sui canali di comunicazione del web marketing non appare però esaustivo al fine di averne poi la padronanza: è opportuno conoscere i fondamenti per investire al meglio le proprie risorse e farsi conoscere dal proprio target per i prodotti/servizi offerti.

Definire il web marketing come “marketing applicato al web” è però limitato, non dà spazio alla sua varietà. Il web marketing è un insieme di strumenti, tecniche e metodologie di marketing utilizzati/e per la promozione di una marca e/o prodotti e servizi attraverso internet. Esso include l’uso di social media, motori di ricerca, blogging, video e email. Normalmente le attività di web marketing si traducono prima nella pubblicazione di un progetto web, poi nella realizzazione e promozione di un sito internet.
Il web marketing è destinato ad essere sempre più importante nei prossimi anni: come consumatori si prenderanno le nostre decisioni sempre di più online; si spende sempre più tempo in internet, ci intratteniamo sempre di più sui motori di ricerca, su mobile e sui siti web per ottenere ciò che vogliamo. Allora, un’azienda che vuole vendere i propri prodotti e servizi deve essere in grado di:
– intercettare i suoi possibili clienti su questi canali;
– online deve saper comunicare con loro per influenzare positivamente le decisioni, affinché acquistino prodotti e servizi di questa azienda.

I canali di marketing sono tutte le piattaforme, gli strumenti e le strategie a disposizione del business per comunicare con la loro target audience (“pubblico profilato”) allo scopo di vendere i propri prodotti.

Perché abbiano successo, le imprese devono saper scegliere il giusto “marketing mix” di strategie, ovvero attuare un’efficace comunicazione di marketing. I consumatori vogliono oggi brand di cui fidarsi, comunicazioni che siano personalizzate e rilevanti, e offerte ritagliate sui loro bisogni e preferenze.
Dal punto di vista delle PMI, assume particolare importanza per le micro-attività in quanto con azioni di marketing online anche queste possono intraprendere campagne di rispetto.
Rispetto al marketing tradizionale, il web marketing potendo contare su validi strumenti mediante cui monitorare in maniera pressoché costante l’attività consente ai web marketer di apprezzare in tempo reale cosa funziona ed eventualmente apportare correzioni alla strategia adottata.
Fare marketing oggi significa pensare una strategia per posizionarsi sul mercato e successivamente implementarla attraverso gli strumenti a disposizione.
Prima di cominciare a utilizzare qualunque strumento di marketing e decidere di investire in una qualsivoglia campagna, è indispensabile definire il proprio posizionamento sul mercato: la prima cosa da fare quindi è guardarsi intorno e cominciare un’analisi della nostra concorrenza.

I vantaggi del marketing online rispetto al marketing tradizionale:

Costi ridotti: usare internet per connettersi con il proprio target clienti è meno oneroso rispetto ad una promozione attuata tramite i media tradizionali.
Alta focalizzazione: il web marketing consente attraverso gli Analytics e altri tools di targettizzare i clienti non solo in base a caratteristiche demografiche, ma anche psicografiche ed emozionali (cioè sulla base di interessi, valori, caratteristiche personali ecc.).
Analytics: il web marketing facilita il conseguimento di risultati statistici senza il sostenimento di costi aggiuntivi.
Opzioni multiple: gli strumenti di advertising sono diversificati e includono pay-per-click advertising, email marketing e integrazioni di ricerche locali (come Google Maps).


Per contro, il Digital Marketing è il ramo del marketing che, volgendosi prevalentemente su internet attraverso siti, canali web e social e piattaforme di e-commerce studia il mercato, il comportamento e l’interazione degli utenti.
Differisce dal marketing tradizionale perché consente la promozione online di prodotti ispirandosi a principi di comunicazione pubblicitaria.


Il Digital Marketing comprende diverse branche come Content Marketing, SEO, SEM, DEM, Social Media Marketing e E-Commerce Marketing ed è oggi considerato il settore maggiormente in crescita sia in termini di fatturato che di posizioni lavorative generate ogni anno.

Avere una strategia di marketing efficace è fondamentale per riuscire a posizionarsi sul mercato sapendo di avere a disposizione strumenti sempre più oculati.

Esiste una sterminata varietà di strategie di marketing online che possono essere adottate. Prima che queste diventassero fruibili ai più e disponibili, un business poteva essere attuato a fronte di pubblicità e sponsorizzazioni, dunque era necessario fare un investimento per poterle attuare. Oggi basta disporre di un computer, una connessione a internet e ambizione per arrivare a dei risultati !
Un esempio è offerto dai Social: prima del loro avvento, poter comunicare in modo rapido con altri Paesi quando non altre parti del mondo era inimmaginabile. Il social media marketing consente invece di crearsi una rete di relazioni commerciali con una minima spesa.

Il 2020 ha messo a disposizione alcune strumenti tramite cui poter fare marketing gratuitamente, a fronte della varietà dei canali a disposizione: i Social Media (strumento ideale per avviare un’attività e tramite cui riuscire a realizzare una vera e propria connessione con il target di riferimento), gli Influencer marketing (collaboratori per la promozione del business, consapevoli di poterlo diffondere tramite i propri follower, e che poggia sull’importante leva delle recensioni e opinioni – cosiddetta prova sociale -), il Content marketing (cioè il processo che va dalla pianificazione alla pubblicazione e redistribuzione di contenuti interessanti e coinvolgenti per i proprio target), la spinta della Search Engine Optimization strategia di marketing utilizzata per cercare di posizionarsi nei primi posti delle pagine dei risultati dei motori di ricerca (SERP) facendo leva sull’interesse per i contenuti pubblicati, l’Email marketing, strumento completamente duttile e controllabile di pubblicità, che nonostante la sua non giovane età consente ancora di ottenere buoni ritorni d’investimento.

Fra le strategie di marketing in generale si sta facendo strada il concetto di prossimità.

Strategie di marketing in sintesi

Social Media Marketing

Scegli solo alcune piattaforme di social media su cui concentrarti.
Assicurati che ampia parte della tua target audience interagisca su questi siti.
Le relazioni sono più importanti delle vendite.
Sii consistente con il tuo programma di social media.
Influencer Marketing

Crea un’offerta allettante: cosa ci guadagnano?
Assicurati di ricercare gli influencer in modo approfondito prima di avviare collaborazioni.
Attieniti agli influencer più piccoli, per iniziare.
Sii proattivo e contatta diversi influencer.
Sviluppa relazioni a lungo termine con gli ambassador.
Content Marketing

Concentrati sulla produzione e la condivisione del valore.
Intrattieni il tuo pubblico o insegna loro qualcosa.
Riutilizza i contenuti per diversi canali e piattaforme.
Investi nel lungo termine.
Search Engine Optimization

Ricerca parole chiave efficaci che il tuo target di riferimento sta già cercando.
Ottimizza il tuo sito web e i contenuti per queste parole chiave.
Aggiorna e rinnova continuamente i vecchi contenuti per garantire che rimangano pertinenti.
Email Marketing

Crea un lead magnet avvincente per indurre le persone ad iscriversi alla tua mailing list.
Segmenta la tua mailing list in gruppi in modo da poter prendere di mira strategicamente le persone in diverse fasi del percorso dell’acquirente.
Inizia utilizzando modelli di email efficaci per risparmiare tempo.

Approfondimento: https://www.communicationvillage.com/blogs/2017/09/25/come-fare-marketing-online-strategie-infografica/

Sinergia fra User Experience e SEO

(venerdì 19 giugno)

Se fino a non più di due anni fa la SEO poteva essere considerata a tutti gli effetti una scienza abbastanza rigida nelle regole e nelle metodologie, circoscritta alla valutazione di pochi parametri come argomentazioni e strumenti a disposizione, solo da tempi più recenti sta mostrando continue mutazioni le quali vanno comunque sempre a interessare quella che è l’essenza della scienza stessa, rendendola però più lungimirante: se il fine ultimo è il miglior posizionamento di un sito ciò viene fatto in virtù delle effettive esigenze dell’utente/buyer personas.
Agli albori di Internet il web appariva come un mondo da scoprire in cui veicolare l’utente navigatore. Ora si assiste invece a una sorta di rovesciamento dei fronti: se cioè in principio era il web a presentare i contenuti agli utenti, ora la logica è che siano loro a disegnare il “percorso digitale” da intraprendere in base alle proprie esigenze. Oggi gli utenti navigano scientemente e sanno cosa cercare, dove andare, cosa vogliono: il sito web deve quindi essere davvero all’altezza delle loro aspettative, ora la logica è che sono loro a selezionare il “percorso digitale” da intraprendere.
Se l’utente è diventato più esigente nelle proprie ricerche, di conseguenza i motori di ricerca si sono adattati, modificando l’interpretazione delle ricerche e il modo di mostrare i risultati desiderati.
Da questo punto di vita, l’algoritmo di Big G subirà nei prossimi mesi (si parla comunque del 2021) un nuovo “scossone”; senza creare panico, un affinamento dove saranno premiate l’interazione e l’usabilità del sito .

Il web marketing dunque si conforma sempre più sull’utente, e in futuro le strategie aziendali adottate giocheranno su un dualismo oramai innegabile, quello fra SEO e UX per ottenere più vendite.
E’ allora necessario che la visibilità sui motori di ricerca sia massimizzata. In che modo ? Semplice, ottimizzando il sito.

Seo e UX si danno la mano

La User Experience fa riferimento alle attività di progettazione del sito messe in atto per ottenere la soddisfazione dell’utente (lavorare sull’UX vuol dire mettere in risalto la qualità intrinseca della risorsa con accessibilità, usabilità – “concentrato” di efficacia, efficienza e soddisfazione -, architettura dell’informazione); accorgimenti che si riflettono poi sulla SEO. Infatti, se la UX mira a coinvolgere i visitatori una volta approdati sul sito mediante l’implementazione di una struttura ad hoc, la SEO si focalizza sugli elementi esterni e sulla struttura del sito al fine di portare traffico.

Ecco che invece di porsi in competizione, i settori della Search Engine Optimization e della User Experience agiscono entrambi nell’intento di fornire un’esperienza ottimale ai vari livelli della navigazione web.
Il nuovo algoritmo di indicizzazione terrà conto di nuovi parametri legati al grado di soddisfazione che il sito offre all’utente per determinare l’assegnazione del ranking.
Dunque, un’analisi oculata delle prestazioni di un progetto web oggi deve valutare il legame tra User Experience e SEO. Combinare una buona progettazione della UX con l’ottimizzazione per i motori di ricerca, questa è la chiave del successo !
La sinergia fra i due diversi approcci si rivela fondamentale al fine di avere esperienze ottimizzate per gli utenti. Si può constatare che la SEO mette a disposizione i dati necessari agli addetti alla User Experience per sviluppare esperienze customizzate; per contro, la UX, puntando sulla conoscenza della struttura del sito e l’ottimizzazione dei contenuti necessarie, consente ai primi di assumere decisioni importanti al fine di raggiungere il miglior posizionamento nelle SERP (Search Engine Result Page).

Un tempo il lavoro di posizionamento per i motori di ricerca si basava sulla pura e semplice suddivisione tra le tecniche di link building e keyword research. Ciò è ancora valido, seppur con sfumature differenti, ma sempre con un occhio di riguardo a ciò che fa l’utente quando arriva sulla pagina web.
Invece di essere in competizione, i comparti SEO e UX convergono nell’intento di guadagnarsi la soddisfazione dei clienti; ne consegue che le due metodologie sono dunque complementari.

Mentre la SEO è importante per mettere in luce le tendenze dell’utente tipo, una user experience vincente è fondamentale per la permanenza degli utenti che hanno deciso di visitare un determinato sito. Il rischio è però che se non riescono a trovare velocemente le informazioni che stanno cercando, presto abbandoneranno quel sito web senza convertire.

Se la SEO si focalizza principalmente su elementi esterni e sulla struttura al fine di migliorare il traffico, la User Experience mira prevalentemente a coinvolgere i visitatori una volta approdati al sito, implementando un design che riduca le distrazioni per massimizzare viceversa l’interesse del visitatore e dunque aumentare le conversioni.

La qualità della risorsa non è data solo dal contenuto; ed è in questo contesto che si inserisce l’User Experience la quale fa leva su accessibilità, usabilità, architettura dell’informazione, buona struttura del codice e altro ancora per massimizzare il risultato.

Uno dei punti su cui focalizzare l’attenzione al fine di ottimizzare il rapporto tra web usability e ottimizzazione per i motori di ricerca è la velocità del sito web. Le pagine devono cioè caricarsi nel minor tempo possibile, evitando che l’utente decida di andare altrove a causa dei tempi di caricamento.

Non dimenticare poi che il tuo sito web deve essere sì bello da vedere, ma facile da navigare; mai sacrificare la funzionalità per l’estetica, il che non ripaga il fine ultimo ovvero il riuscire a convertire.

Perciò occorre puntare su di una struttura snella e fluente, che offra da subito al cliente una chiara visione di ciò che il sito offre in funzione di quel che si cerca; puntare a una navigazione semplice e intuitiva, lavorando su un menu capace di accorpare solo ciò che serve.

Perché fare User Experience è importante in un progetto ?

L’esperienza utente (in inglese User Experience o UX) può essere intesa come la sommatoria di emozioni, percezioni e impressioni avvertite da una persona nel momento in cui si interfaccia con un prodotto o servizio. La User Experience (termine coniato da Donald Norman vent’anni fa) è quindi una sfaccettatura della progettazione che mette al centro le caratteristiche e i bisogni degli utenti.
Lavorando su un menu capace di riunire solo ciò che serve ciò dovrebbe aiutare nell’evoluzione dei siti web in modo da corrispondere alle consuetudini di navigazione degli utenti, ormai affinate. Tuttavia, il condizionale è d’obbligo: se da una parte i clienti sono diventati più selettivi nelle loro ricerche, dall’altra parte, sulla base di questi cambiamenti, i motori di ricerca si sono adattati, modificando l’interpretazione delle ricerche e il modo di mostrare i risultati.
Non è più possibile focalizzarsi solo sulle peculiarità della SEO o guardare solo alla UX.
Così, se in principio è stato il web a dettare il modo in cui gli utenti interagiscono con i contenuti, ora sono loro a richiedere che i contenuti abbiano determinati requisiti.
I tuoi potenziali clienti hanno una certa aspettativa quando interagiscono con il tuo business: sta all’azienda far sì che i siti web siano all’altezza delle previsioni. Per farlo è decisivo che ogni realtà imprenditoriale sappia combinare user experience (UX) e strategie SEO.
Gli utenti/visitatori hanno problemi specifici per i quali cercano risposte affidandosi ai motori di ricerca. Nel momento in cui trovano un sito che soddisfa le loro necessità, da quel sito web si aspettano una esperienza di navigazione che sia all’altezza.
Questo è il motivo per cui SEO e UX devono lavorare insieme:

  • La SEO si focalizza principalmente su elementi esterni e sulla struttura del sito web e agisce nell’intento di portare traffico.
  • La UX mira prevalentemente a coinvolgere i visitatori quando arrivano sul sito, mediante un design che lo catturi nella visita al fine di massimizzare le conversioni.


Analizzando la realtà, la UX si pone in stretta relazione con il futuro della SEO: mentre scopo di quest’ultima è mettere in risalto le tendenze dell’utente tipo, una user experience oculata è fondamentale per la permanenza dei medesimi sul sito.


La UX non solo influenza il modo in cui le persone percepiscono un sito web, ma può anche avere un impatto positivo sul modo in cui i motori di ricerca percepiscono l’authority del proprio sito, la sua rilevanza e la sua affidabilità, elementi che possono indirettamente migliorarne il posizionamento in SERP.

La SEO dispone dei dati che gli addetti alla User Experience utilizzano poi per progettare esperienze personalizzate per i clienti; viceversa, gli addetti della UX conoscono la struttura del sito e come puntare all’ottimizzazione dei contenuti, ciò che consente agli addetti alla SEO di prendere decisioni importanti per posizionare il sito nelle SERP (Search engine result page).

I Core Web Vitals: nuove metriche per il (buon) posizionamento in SERP

La già poliedrica e vasta gamma dei fattori di ranking (il complesso meccanismo, con cui gli algoritmi di Google stabiliscono il posizionamento di un sito, conta oltre 200 diversi elementi) si arricchirà con i primi mesi del prossimo anno di nuove metriche, annunciate a maggio 2020, destinate a testimoniare la crescente sinergia fra SEO e UX.

L’algoritmo di Big G subirà nei prossimi mesi un nuovo “scossone”; senza creare panico si tratterà di un affinamento con l’attenzione rivolta a premiare l’interazione e l’usabilità (“concentrato” di efficacia, efficienza e soddisfazione) del sito. L’User Experience fa riferimento alle attività di progettazione del sito messe in atto per ottenere la soddisfazione dell’utente (lavorare sull’UX vuol dire valorizzare la qualità stessa della risorsa con accessibilità, usabilità, architettura dell’informazione). Accorgimenti che si riflettono poi sulla SEO.

Se la UX mira quindi a coinvolgere i visitatori un volta che sono approdati sul sito mediante l’implementazione di una struttura ad hoc, la SEO si focalizza sugli elementi esterni e sulla struttura del sito al fine di portare traffico. Invece di essere in competizione, i comparti SEO e UX agiscono entrambi nell’intento di fornire un approccio soddisfacente a diversi livelli per la navigazione dei clienti. Di fatto, SEO e UX sono due facce della stessa medaglia.

Il motore di ricerca Google ha annunciato che essi rientreranno tra i parametri di riferimento dell’algoritmo che determina il posizionamento dei siti. La casa di Mountain View ha precisato che le metriche adottate non rimarranno costanti bensì potranno cambiare nel tempo in funzione del grado di accuratezza (e di risposta al cliente) nella pagina web.
Nell’algoritmo di Google si apprezza sempre più la sinergia fra la SEO e la User Experience, tramite i Core Web Vitals. I Core Web Vitals (letteralmente Segnali Web essenziali) rappresentano dei segnali di qualità che misurano la navigabilità di un sito dal punto di vista dell’esperienza utente.

Posto ciò, intuendone il valore basilare, i marketer hanno imparato a usare SEO e UX insieme per portare lead qualificati e accrescere le conversioni dei loro siti.

Ciò grazie a tre metriche : velocità di caricamento della parte iniziale della pagina, l’interattività del sito, vale a dire il tempo di risposta del sito alla prima richiesta di interazione dell’utente, la stabilità visuale, ovvero la frequenza con cui si verificano eventuali spostamenti nella visualizzazione della pagina.
Già conosciamo fattori di posizionamento legati alla qualità della navigazione, come l’ottimizzazione per i dispositivi mobili, il protocollo di sicurezza HTTPS, Elementi intrusivi disturbanti come le pop-up e il corretto upload dei contenuti. Ora se ne aggiungono altri legati in particolare all’usabilità e si chiamano Core Web Vitals, già preannunciati agli inizi di maggio dal blog Chromium e progettati per misurare l’esperienza dell’utente che forniscono in termini di caricamento, interattività e stabilità visiva. L’elenco delle metriche comprenderà quindi:

Velocità di caricamento
Interattività
Stabilità del layout
Uso del HTTPS
Ottimizzazione per dispositivi mobile
Sicurezza della navigazione
Elementi intrusivi disturbanti (come pop-up)

Fattori Core Web Vitals

I fattori Core Web Vitals sono tre, identificati da degli acronimi: LCP, FID e CLS, e considerano i seguenti aspetti:

Largest Contentful Paint (LCP): misura le prestazioni di caricamento (loading);
quantifica la velocità di caricamento percepita, e nello specifico la velocità con la quale i primi elementi della pagina appariranno agli occhi dell’utente. Il punteggio LCP ottimale si attesta sotto i 2,5 secondi;
First Input Delay (FID): misura la reattività (interactivity) degli elementi di una pagina al primo caricamento da parte dell’utente. È una misurazione pertanto della percezione e dell’interattività della pagina web. Si misura calcolando lo scarto di tempo intercorso tra prima interazione dell’utente sulla pagina (per esempio, il clic su un link o su un bottone) e l’effettiva risposta del sito a questa interazione. Il valore deve essere inferiore a 100 millisecondi;
Cumulative Layout Shift (CLS): misura la stabilità visiva (visual stability), se la pagina è stabile una volta caricata, se cioè immagini, contenuti e pulsanti si spostano all’interno della pagina. È forse, dal punto di vista concettuale, la metrica più difficile da capire; viene calcolata con un punteggio che considera la somma degli spostamenti dei layout. Il punteggio ottimale si ottiene sotto lo 0.1.

Ricapitolando:

                     Buono          igliorabile            Scarso

LCP <2,5s 2,5s < x < 4,0s >4,0s
FID <100ms 100ms < x < 300ms >300ms
CLS <0,1 0,1 < x < 0,25 >0,25

Conclusioni

I Core Web Vitals sono un insieme di metriche che pongono dunque al centro l’utente, qualificando gli aspetti chiave della User Experience. Misurano le dimensioni dell’usabilità del progetto come il tempo di caricamento, l’interattività e la stabilità dei contenuti durante la fase di loading.

Si potranno misurare tramite gli strumenti di misurazione di Google : ad esempio PageSpeed Insights, Search Console e Lighthouse di Chrome.

Non sono immutabili, il che significa che potranno cambiare di anno in anno in base a ciò che gli utenti si aspetteranno da una buona esperienza di pagine Web.
Con questo aggiornamento, l’esperienza utente diventa fattore di ranking; se Google ritiene che il sito non offra una buona User Experience non lo classificherà così come è adesso.
La qualità del contenuto rimarrà tra i principali fattori ma, in una SERP ad alta concorrenza, le metriche UX potranno sancire la gerarchia tra i risultati.
Per contro, l’uso delle pagine AMP non sarà più stringente, considerato un requisito richiesto.
La convergenza tra le ottimizzazioni per la SEO e quelle per la User Experience nel 2021 sarà realtà.

Il nuovo algoritmo di indicizzazione terrà conto di nuovi parametri legati all’esperienza che il sito offre all’utente per determinare l’assegnazione del ranking.

L’esigenza di avere una buona esperienza di navigazione oggi è rimarcata dal fatto che la maggior parte del traffico arriva da mobile ed è proprio in questo senso che la loro ottimizzazione porta a un Web più fluido e scorrevole per gli utenti qualsiasi browser usino e orienta i siti a evolversi verso le loro aspettative.

Google userà soprattutto la mobile version di un sito per indicizzare e posizionare contenuti. Non solo però responsive e mobile friendly: occorre assicurarsi che la velocità sia in primo piano, ma non vanno sottovalutate la leggibilità del testo e l’usabilità degli elementi nella pagina web.