Indicizzazione e ottimizzazione

(mercoledì 24 ottobre)

L’approccio con il mondo della SEO implica spesso, soprattutto per i neofiti, un utilizzo errato di terminologie; fra queste, penso sia diffusa la confusione che si viene a creare parlando di ‘indicizzazione’ e ‘ottimizzazione’.

Con il termine “indicizzazione” si intende semplicemente l’inserimento di un sito o un blog in un motore di ricerca. In ciò differisce dal ricorrente e più “sulla bocca” processo di ottimizzazione, il quale riguarda l’insieme delle attività finalizzate a migliorare la visibilità del sito/blog sui motori di ricerca.
Processo che si realizza attraverso tre step:
-segnalazione sito al motore di ricerca;
-creazione e inserimento del file sitemap.xml
– essere citati da altre fonti (essere citati o meglio linkati da altri siti web è spesso considerato come sinonimo di qualità e/o interesse)

L’indicizzazione di un sito internet è la fase in cui il motore di ricerca raccoglie, analizza ed archivia i dati per facilitare la rapida e accurata ricerca di informazioni
Se un sito non viene indicizzato, non può comparire nei risultati di ricerca. L’indicizzazione di siti internet viene effettuata in maniera automatica dal motore stesso, tramite particolari programmi chiamati spider (“ragni”), che entrano in un sito e ne leggono il codice sorgente.

 

Lindicizzazione SEO è un processo, quindi un insieme di azioni, che ha come unico obiettivo quello di raccogliere le informazioni relative ad una certa pagina web e renderle disponibili nel database del motore di ricerca.

 

Interessante notare che quando un utente effettua una ricerca su Google, quest’ultimo deve interpretare il suo bisogno intrinseco nella ricerca, capire quale tra i tanti siti internet che compongono la rete risponda meglio al suo bisogno e restituire una lista di siti che soddisfino al meglio la richiesta dell’utente “intento di ricerca” (questa operazione deve avvenire in pochi istanti: è per questo che il motore deve avere già memorizzate al proprio interno il maggior numero possibile di info sulle pagine, pena l’esclusione della stessa/e dall’attività di ricerca).

Terminata l’attività di registrazione del sito, i motori di ricerca scansionano periodicamente i siti presenti nel proprio db per verificare eventuali aggiornamenti ricorrendo al servizio add-url (segnala un sito al motore di ricerca): tramite particolari programmi chiamati spider (letteralmente “ragni”, nel senso che essi attraversano la “ragnatela” di collegamenti eletto stereotipo con cui si raffigura simbolicamente il web), entrano in un sito e ne incominciano a leggere il markup HTML, alla ricerca di eventuali modifiche del contenuto o della struttura; procedendo in cascata, se trova un link a un’altra pagina del sito o ad un altro sito, analizza anche quest’ultimo di conseguenza.

Dopo aver scansionato la rete e quindi indicizzato (nel senso di raggruppato) una grandissima mole di pagine web, il motore di ricerca passa alla seconda fase: classificarle e posizionarle in base all’analisi delle parole chiave contenute. In questo modo i motori di ricerca, tramite gli algoritmi, assicurano ai loro utenti contenuti validi e aggiornati. 

Quando il motore di ricerca termina di scansionare i siti già presenti in archivio passa a scansionare tutti i siti proposti nel motori di ricerca. Questo sistema è oramai obsoleto: è preferibile fare uso di strumenti più moderni per monitorare il proprio sito, come ad esempio la Search Console di Google.

Da notare che il sito non viene indicizzato se nel codice sorgente sono presenti determinate istruzioni (ad esempio come <meta name=”robots” content=”noindex”> oppure <meta name=”robots” content=”noimageindex”>); se invece non è specificato nulla a riguardo, viene indicizzato l’intero contenuto della pagina Web.

A questo punto, scansionata la rete e indicizzata (cioè raggruppata) una grandissima mole di pagine web, il motore di ricerca passa alla seconda fase: classificarle e posizionarle in base all’apprezzamento delle parole chiave trovate al suo interno e alla “fedeltà” e attendibilità dei contenuti (ciò avviene in base alla logica dell’algoritmo utilizzato dal motore di ricerca). 

Avere un sito indicizzato su Google piuttosto che Bing o Flickr significa che le URL che lo compongono sono state inserite nella banca dati del motore di ricerca, e conseguentemente quando l’utente eseguirà una ricerca lo stesso comparirà nella SERP (lista dei risultati che vengono trovati). Quando si parla di indicizzazione è sempre meglio parlare in termini di singoli url e non del sito nella sua integrità: non è infatti detto le sue pagine (che possono essere anche svariate, ognuna delle quali  contraddistinta da un preciso “url”)  siano presenti nell’indice del motore di ricerca: alcune possono essere duplicate, altre possono finire nell’indice secondario di Google, altre possono risultare ignare perchè non essere ancora scansionate dallo spider.

Se le attività che riguardano l’indicizzazione sono eseguite automaticamente dal motore di ricerca, quelle di ottimizzazione (attività di SEO – Search Engine Optimization) vengono svolte dalle persone, con la finalità di incrementare il posizionamento organico (cioè non a pagamento) di un sito nei risultati dei motori di ricerca, con l’obiettivo di far apparire il proprio sito in cima alle liste di risultati.

Quindi indicizzazione e posizionamento sono due processi molto differenti tra loro. Il primo ha come unica finalità quella di inserire un sito o una pagina web nel database del motore di ricerca; il secondo invece, mediante opportune strategie web e di Inbound Marketing * mira a portare un determinato sito nelle primissime posizioni dei risultati organici di Google.

Il futuro della SEO nell’Inbound Marketing

(martedì 31 luglio)

Al periodo compreso fra gli ultimi anni Novanta e il 2000 è corrisposto una crescita esponenziale di attività, commerciali e non, agenzie piuttosto che liberi professionisti singole persone, sbarcare nel mare magnum di Internet. A ciò è conseguito uno sviluppo di tecniche con lo scopo di attaccare al meglio il nuovo mercato digitale per riuscire a posizionare al meglio il proprio spazio web nella SERP rispetto alla concorrenza e ugualmente raggiungendo nuove segmenti di clientela finora fuori portata: ciò è quanto perseguito in particolare dalla SEO.

SEO: uno degli elementi chiave dell’Inbound Marketing

L’Inbound Marketing si identifica come un insieme di attività il cui scopo è quello di attirare visitatori al proprio sito web con l’obiettivo (non scontato) di trasformarli in lead e quindi clienti della propria attività/offerta. Da ciò ne deriva che l’Inbound Marketing è un calderone in cui convergono diverse attività ‘operative’.

Al centro di un’azione di IM sta la creazione di contenuti di qualità e non da meno la determinazione di opportuni strumenti per proporli sulla vetrina del web.  Considerando che Google elabora mediamente 40.000 query al secondo si può ben intuire l’importanza della SEO per farci essere presenti nei risultati delle ricerche. Paradossalmente va detto che la Search Engine Optimization così come viene pensata ed attuata oggi è già obsoleta rispetto a ‘quella di domani’.

Gli aggiornamenti di Google e gli effetti su SEO e Inbound Marketing

Con gli aggiornamenti all’algoritmo degli ultimi anni (come Panda e Penguin), sono state apportate modifiche finalizzate a contrastare il fenomeno dei ‘Black-hat SEO’ cioè quanti sono disposti a  raggirare i motori di ricerca al fine di posizionare i propri lavori nella SERP pur senza offrire contenuti di qualità. Così fino ai mesi più recenti in cui nelle modifiche agli algoritmi si è andato ad operare: sebbene non verranno svuotati completamente della loro importanza in una struttura, ad esempio keyword e backlink non verranno considerati come fattori primari in termini di indicizzazione di un sito.

Con l’aggiornamento dell’algoritmo di Google nell’ottobre del 2017 pensato per una buona indicizzazione anche da dispositivi mobile andava a considerare anche il tipo del dispositivo utilizzato, la posizione geografica, le intenzioni e il comportamento dell’utente: in molti, pur non pensandoci, ci avranno fatto caso ! Differentemente prima chi digitava una query approcciava con l’inserire le parole chiave e una volta ottenuti dei risultati doveva filtrare quelli più attinenti con quanto cercato. Adesso le query sono sempre più uniformate al linguaggio parlato e di conseguenza i motori di ricerca stanno migliorando nell’interpretare la volontà (e dunque l’interesse) di chi effettua la ricerca, ottenendo quindi risultati migliori.

I Topic Cluster a supporto della SEO

Se la SEO abituale era basata solidamente sul concetto e utilizzo delle keyword, avendo cura cioè che titoli e contenuti ne contenessero con una adeguata densità, dal 2013 con l’avvento di Hummingbird, il motore di ricerca approccia ad una interpretazione naturale del linguaggio, concentrando la comprensione all’intento di ricerca piuttosto che alle parole chiave. E così che molti operatori del settore vedono Hummingbird come il passaggio ufficiale dell’attenzione di Google dalle parole chiave agli argomenti (topic).

L’esplosione di questo passaggio lo si è avuto nel 2015 con l’aggiornamento a RankBrain, l’algoritmo di ricerca automatico progettato per una migliore comprensione del contesto delle ricerche sottoposte. Ecco allora che semplici ricerche sottoposte al motore di ricerca sortiranno risultati esaurienti sull’argomento, arricchendoli con recensioni, informazioni a corredo e mappe andando così oltre a quanto corrispondente alle sole parole chiave.

In questa maniera Google è passato al modello dei Topic Cluster. Una singola pagina (‘Pillar’) funge da raccoglitore principale di diversi contenuti attinenti un argomento generale, e ad essa sono collegate altre pagine correlate le quali rimandano alla pillar e alle altre pagine del Topic Cluster. Possiamo definirla come una tecnica dal momento che questa azione di collegamento segnala ai motori di ricerca che la pagina pillar è un’autorità sull’argomento e, così facendo, la pagina risulterà sempre più in alto nelle SERP per l’argomento trattato.

 

(tratto da www.extrasys.it)