Ecco l’intervista: Piccini si confessa. “A Londra aria malsana”

TORINO – Nuova vita per Francesca Piccinini, la schiacciatrice sbarcata a Torino dopo 13 anni a Bergamo.

Oggi, intervistata su La Stampa da Giulia Zonca, la campionessa toscana ha tolto il velo del silenzio all’Olimpiade azzurra.
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Ecco cosa ha raccontato sul prestigioso quotidiano piemontese.

L’ultima avventura, quella olimpica, non è finita bene. 
“Una delusione, non esiste un’altra definizione. Non eravamo un gruppo, non c’era armonia e non si è fatto nulla per superare il problema, che tristezza. Quanti mesi sono passati? Ancora oggi non c’è stata un’analisi del risultato, qualcuno che si sia preso delle responsabilità o che abbia provato a spiegare la prestazione. È per lo meno strano. Il nuoto è andato male e li hanno rivoltati tutti”.

Lei ha provato a dire la sua? 
“Non era il caso di sprecare fiato. L’ho vissuta sulla mia pelle e so che non poteva andare diversamente. Alle singole persone ho detto che cosa pensavo, finisce lì. Non siamo arrivate preparate e non eravamo affatto concentrate”.

Non sarà offesa perché non era titolare e ha giocato poco? 
“Io mi sono comportata da professionista, nonostante fossi emarginata ho retto la pressione e evitato di creare ulteriori guai però ognuno andava per conto suo. Noi dovevamo andare a medaglia, ancora oggi se ci penso mi arrabbio. Non la butto giù. Altre volte la nazionale si è trovata ad affrontare squadre più forti, ad avere stelle acciaccate. Qui si trattava di giocarsela diversamente”.

A 33 anni pensa di restare nel giro azzurro? 
“Me lo auguro. Vediamo cosa succede, per ora non si sa  neppure se confermano il Ct. Aspetto”.

Aspetta di vedere se Massimo Barbolini sarà ancora sulla panchina della nazionale? 
“Ora allena anche in Turchia quindi vediamo che intenzioni ci sono. Se lui resta non sarebbe una buona idea per me insistere. Io all’azzurro ci tengo e per ripartire basterebbe far entrare aria fresca: aprire alle più giovani, mescolare le carte, ricostruire l’entusiasmo”.

Lo dice lei che è la più vecchia del gruppo. Non ha paura di autorottamarsi? 
“Figuriamoci, io sento di avere ancora molto da dare e sono più contenta se ci sono ragazze a cui passare il testimone. Certe colleghe fanno la guerra psicologica appena una nuova arriva in ritiro. Io non soffro la concorrenza. E a questo che mi riferivo prima. C’era un’aria malsana a Londra, ma non sta a me dire i nomi e dare i voti. Mi basterebbe che chi di dovere guardasse in faccia all’insuccesso. Non è arrivato per caso”.

Viste da fuori le squadre di volley femminile sembrano un covo di rivalità. Vero o falso? 
“Ai tempi della Cacciatori il nostro dualismo era costruito da fuori. In realtà ci rispettavamo molto e io avevo grossa ammirazione per la sua carriera. Avercene di rivali così. Ma gli spogliatoi non sono tanto complicati. Magari non ti fai amici veri lì dentro però
io ho vissuto grandi intese”
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 (tratto da Volleyball.it)

Aria di rimpasto in casa …

L’aria irrespirabile della Nazionale femminile

Della incisiva e molto interessante intervista di Francesca Piccinini, a Giulia Zonca su La Stampa, mi hanno colpito tre passaggi
“Ancora oggi non c’è stata un’analisi del risultato, qualcuno che si sia preso delle responsabilità o che abbia provato a spiegare la prestazione. È per lo meno strano”.

“Se lui resta non sarebbe una buona idea per me insistere. Io all’azzurro ci tengo e per ripartire basterebbe far entrare aria fresca: aprire alle più giovani, mescolare le carte, ricostruire l’entusiasmo”.

“C’era un’aria malsana a Londra, ma non sta a me dire i nomi e dare i voti. Mi basterebbe che chi di dovere guardasse in faccia all’insuccesso. Non è arrivato per caso”.

Non bisogna avere il codice segreto per capire a chi sono diretti questi messaggi. Il rapporto con Barbolini si era guastato e adesso esplode. E questa intervista sembra tanto essere la parola fine sull’Era Barbolini in Nazionale. Non a caso (forse) Francesca Piccinini – che è persona accorta – parla adesso.  Aria di rinnovamento in cucina per forza, anche se Francesca si guarda bene dal fare i nomi di chi – in squadra – le aveva reso l’aria irrespirabile. E ancora una volta penso che non sia un caso.
Di certo il grande merito di questa intervista è stato quello di squarciare un velo. Al contrario di quello che si pensa magari queste dichiarazioni non sono il frutto della sconfitta di Londra, ma qualcosa che covava già da almeno un paio d’anni, quando Piccinini rischiò di essere esclusa dalla rosa del Mondiale in Giappone.

 

(tratto da Gazzetta.it)

Nuovo format per Blu Volley

Stagione 2012/13 ai nastri di partenza !! … 2005-2012 … e la PGS Blu Volley non finisce di stupire, in campo e fuori … Se alla vigilia di ogni stagione ci ha abituato a presentarsi sempre con delle novità “inaspettate”, che riguardassero le sue squadre piuttosto che aspetti meramente tecnici, strutturali, anche per la prossima non ha voluto ‘essere da meno’: ecco che la società del  pinguino come mascotte cala ora la carta della Libera Mista, dunque una formazione PGS in cui far giocare sia ragazzi che ragazze, ideale per far convergere anzitutto lle atlete che hanno deciso di non impegnarsi in una esperienza più impegnativa come può essere la Federazione ma che non vogliono rinunciare ad abbandonare il rettangolo di gioco e dall’altra alcuni ragazzi “fedelissimi”, anche protagonisti negli anni passati nella Libera Maschile di casa.

I 30 anni del PSV a Cassinetta

MEDAGLIA COMMEMORATIVA 30 ANNI PO - LATO 1  Oggi il Piede d’Oro ha fatto tappa a Cassinetta di Biandronno, in variazione all’appuntamento calendarizzato alla Rasa di Varese; ci si avvicina all’ultimo mese di gare. Giornata odierna particolare oggi, per due motivi: la ricorrenza dei 30 anni di corse che il Piede d’Oro festeggia e lo svolgimento in simultanea con l’evento del Giro del Lago di Varese. Giunto di buon mattino sul luogo del ritrovo presso la ditta Whirlpool con il presidente onorario del CB e consorte, da subito mi accorgo della giornata ‘da grandi manovre’ che, organizzatori in testa, si avrà avanti. Anche oggi per me si profila una giornata ‘da inattivo’, avendo dato disponibilità sul percorso ! Sul piazzale ritrovo i soliti amici della carovana domenicale, Giuseppe, Stefano, Simone, Samuele, Francesca, Gianni e Graziella dell’AV presa a volantinare. Nel mentre, nonostante la possibilità di ritirare i pettorali anche nella giornata di ieri, vengo una grande affollamento agli stand adibiti. Dal momento che da qui partono anche gli handbiker, mi aspetto di incontrare anche la grande amica Natasha Inler ma, ahimé, non riesco a scorgerla ! Il percorso a memoria non presenta particolari difficoltà, risulta essere abbastanza in linea, piuttosto ondulato a giudicare da alcuni passaggi tipo ciclabile. Numeri di tutto rispetto: 1000 e più Girini fra percorso lungo, staffette ed handbyker, e noi su una buona media !! A occhio e croce sono posto sul 6/7 chilometro (contrariamente alle abitudini, oggi sul percorso non sono presenti i cartelli che segnalano i km percorsi – ci viene detto più volte dai podisti !!). Comunque, puntualmente, ecco che dopo poco più di 30 minuti sopraggiungono i primi (noto che tra il primo e gli inseguitori c’è una voragine !!). Peccato al termine della manifestazione non essere riuscito per un imprevisto occorso ad assistere alle premiazioni finali in quanto a suggello della ricorrenza si è voluto dare risalto oggi in particolare ai vari presidenti che si sono succeduti in questi 30 anni: ognuno veniva invitato ad esprimere poi la propria opinione in proposito e veniva coinvolto direttamente nella premiazione delle varie categorie. A suggello della ricorrenza, ad ogni podista veniva poi consegnata una medaglia-ricordo che, se risultava essere più piccola di quella – sicuramente bella – dei Girini, era senza dubbio più ricca di significato, sopratutto per chi – in un modo o nell’altro – ha fatto la storia di questo circuito di gare non competitive del Varesotto.

Tutto sommato il giudizio della giornata è positivo, i podisti non hanno preso la preventivata pioggia, tutto si è svolto senza incidenti, ….. L’unica macchietta – ma questa è un pò scontata quando si organizzano grandi eventi – e oggi c’erano quattro gare in contemporanea ! – è forse ripensare un attimo l’organizzazione alla partenza.

14/15 settembre: un arrivederci correndo all’estate

Duplice impegno questo week end con la partecipazione ad una gara serale il sabato sera e la consueta tappa del Piede d’Oro la domenica mattina.

In un ennesimo (e presumibilmente ultimo) finr settimana intriso di corse serali (Legnano, Sumirago, ..) a Besozzo invece va di scena l’ ‘Ultima Corsa d’Estate’ ( presumo azzeccata anche nella denominazione considerando che si è oramai al termine dei mesi caldi, almeno per quanto mi riguarda).
Giunto in prossimità della zona del ritrovo, noto (!) che tutto il centro del paese è stato chiuso al traffico; trovato parcheggio nei pressi della partenza della gara che qui si svolge a luglio, mi reco al tavolo delle iscrizionipo: con stupore noto vhe tuttew le strade adiacenti è un susseguirsi di stand vari nonché tavolate dove poter mangiare, attrattive e gonfiabili per i bambini: realizzo allora che questa serata è la ‘Notte Bianca’ di Besozzo !!, ricollocata rispetto all’anno passato, in cui oltre a ciò che avviene per le strade, pure tutti i negozi rimangono aperti se non addirittura partecipano direttamente con gli stand stessi.
Al banco delle iscrizioni trovo il carissimo Giuseppe D’Ascanio, presidente dell’ASD Atletica Verbano, coinvolto con alcuni suoi scagnozzi nell’organizzazione dell’evento podistico proposto, con il qualr ho modo di scambiare qusalche battuta. Dopo essermi preparato torno sul rettilineo centrale dove è posta la partenza, prevista per le 19.30. Quindi, dopo un blando riscaldamento, condivido con un altro amivo delle corse domenicali (di cui però non so il nome) la sensazione che, pur essendo pochi – non supererremo la cinquantgina – non manca qualche personaggio d’élite che ben conoaciamo !
Pronti, via: il percorso propone nei suoi 5 km il periplo (giro ndr) della frazione di Bogno (= TANTAA SALITA !), cara a noi assidui del PO, con tratto finale lungo la discesa che si fa anche a fine luglio e arrivo sulla via centrale che ha fatto da cornice alla partenza. La partenza è buona,la carreggiata decisamente larga, e subito ci si butta a fionda (.. io .. direi di no, ma inizio con un buon passo !) per entrare nella frazione alquanto collinare: qui, dopo aver attraversato il paese, riconosciuto l’impegnativo tratto vicino al cimitero che si corre anche nella ‘Su par Ul Sass’, da percorrere due volte. La seconda tornata è decisamente provante poiché dovendo condurre gli atleti su un lungo rettilineo che accompagna poi al tratto conclusino ne mette a dura prova la resistenza con una breve .. salita !! Sulla discesa finale cerco di ritrovarmi (ma dove ho messo la 5a ??); e, superata la famosa fontana della piccola rotonda in paese, non rinunciando al mio debole per la volatona, ingaggio con una podista nel frattempo sopraggiunta un serrato tete-a-tete per ‘ottenere il primato’ … vinto !! Al traguardo poi soddisfazione per ognuno dal momento che l’organizzazione ha previsto premi a sorteggio per tutti.

Il Piede d’Oro fa tappa oggi a Castiglione Olona dove il gruppo dell’Athlon Runners organizza la gara odierna.
Percorso gradevole che, dopo un primo tratto asfaltato attraverso il centro del paese e le campagne circostanti, scendere alla ciclabile mentre negli ultimi 2 chilometri propone il piatto forte di giornata della risalita (interminabile !!) al castello di Monteruzzo.
Mi bastano poco più di due km. per capire che “anche oggi non è giornata” con un fastidio al ginocchio che è presagio dei soliti indolenzimenti ..; decido così, visto il tracciato ‘piacevole’, di approfittarne per fare un ‘test di resistenza’. La risposta a questo proposito non è male anche se nel tratto finale con l’ascesa devo gettare la spugna dei buoni propositi.
Dopo un lungo tratto percorso sulla ciclabile si attraversa il caratteristico borgo antico del paese. Messa alle spalle la lunga ascesa, il tratto finale propone un rapido zigozago che riporta i podisti all’arrivo posto a ridosso del castello.

‘Trofeo Poretti’ a Bernate. La mia gara finisce al 5° km .. no al 6°

Eccoci alla ripresa del Piede d’Oro. Chiusa la parentesi ferragostiana, saltata – per scelta – la tappa di Cantello, oggi il Piede d’Oro faceva tappa a Bernate per il ‘Trofeo Poretti’per la gara nr 25 inserita in calendario. Raggiunto l’ampio parcheggio della fattoria Pasqué tradizionale ritrovo della gara, non sono mancati strombazzamenti e saluti a dritta e a manca agli amici della carovana: tra gli altri, ecco Giuseppe Ramundo reduce dalla Mezza di Trecate di sabato sera corsa sotto l’acqua dall’inizio alla fine, stamattina presente solamente per ‘onor di presenza’.
La gara odierna è caratterizzata da un percorso ricco di saliscendi, pertanto richiede un impegno muscolare (e continuità) non di poco conto. Sin da quando mi sono levato stamane ho accusato un irrigidimento muscolare alle gambe, derivante dal giretto fatto il venerdì precedente con Angelo (!!), e non ancora rientrato.
Partenza inedita rispetto agli anni passati: infatti, invece di andare verso il centro paese, si va in direzione opposta facendo praticamente il periplo della fattoria Pasqué nella parte sottostante, e quindi passaggio per la parrocchiale del paese.
Sin dall’inizio sento le gambe decisamente rigide, nonostante il ridscaldanento di routine, e fino al 4-5 chilometro ingaggio quasi un ‘teteatete’ con l’acido lattico che spinge in direzione opposta !! ‘Vinto’ poi questo acciacco ecco che posso allora tirare un sospiro ‘liberatorio’ ma di lì a poco ecco sopraggiungere una voce … dal basso: la caviglia; non un male che attanaglia ma un ‘avvertimento’, per cui decido (sigh !!) di non forzare più del possibile. Come al io solito, opto per inizio soft, condizionato dagli acciacchi di cui sopra …; non c’è però nessun egnale di risveglio in questo senso con i chilometri che scorrono, pertanto continuo cercando di non mollare. Solamente verso il passaggio al quinto le gambe mi consentono un qualche presagio per allungare … non fosse che ora avverto qualche segnale “reclamo” dalla caviglia (!!!) e quindi, considerato il fondo boschivo, comunque non particolarmente insidioso, mi tocca nuovamente rinunciare ! …
La strada prosegue fra continui saliscendi che mettono a dura prova la forza muscolare dei podisti.
Si esce dunque dal lungo tratto di bosco per immettersi nel caseggiato, a significare che si è agli chilometri di giornata. Qui un passaggio che decisamente non ricordavo: dapprima, il cartello degli’8km’ che indica di svoltare a sinistra, dopodiché SORPRESONA: un bel salitone decisamente impegnativo (che arriva allorquando si è già col fiatonne), abbastanza lungo. Sempre procedendo su afalto, si arriva ad un bivio quindi si prende nuovamente a sinistra per ridiscendere a Bernate per il consueto arrivo alla fattoria. Ultimo chilometro caratteristico con la sua serie di tornanti, da percorre a tutta, ma oggi (SSIGHHH !!) non ce n’é ! e giunti in prossimità dell’arrivo, deviazione per gli ultimi 4-500 metri che portano gli atleti a ripercorerere la parte interna della fattoria fatta all’inizio, fino al rettilimeo finale a fianco delle sue scuderie.
Senz’altro quello di oggi non era un appuntamento da perdere, se non altro per il luogo di partenza/arrivo e per la varietà del percorso di gara. Nonostante tutto !!

Di corsa .. per la fiaccolata di Cavona

Da alcuni anni il gruppo di giovani di Cavona propone, alla vigilia della festa patronale per la Madonna della quale nel piccolo paese al centro della Valcuvia è presente un santuatio, una fiaccolata itinerante, con partenza da un santuario/convento tipico delle nostre zone; così a memoria negli anni passati si sono scelti i luoghi di Agra, S. Monte, Ardena, …
Quest’anno, l’interepido gruppo ha scelto di partire dal suggestivo Eremo di Santa Caterina, a Leggiuno.
Siamo in una dozzina di ragazzi a fungere da tedofori per questa simpatica iniziativa …, il percorso è di 17 chilometri per cui ognuno di noi deve percorrerr perlomeno un km .. a meno di ripescaggi !! Dopo la benedizione impartita dal nostro don Samuele nella chiestta interna, si parte e, dopo un ‘allineamento’ alla parte sottostante alla strada che conduce al Santuario, prende il via l’edizione 2012 della fiaccolata !!
Siamo accompagnati nell’impresa da un paio di furoni di appoggio per lasciare per strada gli staffettisti e recuperare quanti hanno già corso più un paio di motociclette ‘apripista’. Il tragitto da percorrere prevede un unico tratto piuttosto impegnativo, più o meno a metà: la risalita da Gemonio (e, a seguire, visto l’anticipo sulla tabella di marcia, da Azzio per poi ridiscendere da Orino) !!, dove viene ‘lasciata per strada’ Laura, una delle due ragazze della comitiva.
Il tratto finale, una volta raggiunta Cuvio, è percorsa da tutti i tedofori insieme. Ecco dunque che gli improvvisati, camminanbdo e corricchiando, raggiungono il santuario di Cavona dedicato alla Madonna; qui, raggiunta la piccola piazza dove è stato eretto l’sltare per la celebrazione della domenica, sono due ali di persone che accolgono la fiaccola, ed è poi Laura, la più giovane, che avvicina la fiamma al trespolo che illuminerà il culmine della festa !!Gruppo di tedofori per la fiaccolata 2012

Piacevoli ricordi – 1

Prendo spunto da un post pubblicato dall’amico Daniele Leonarduzzi  e che riportava alcuni scatti dell’Alpe Veglia. Magnifica zona quella, meta in questi mesi di soavi e rilassanti passeggiate (come il sottoscritto ha avuto modo di fare anni fa con alcuni amici). Passando le fotografie, nonostante il tempo passato, mi sono ricordato di quei luoghi, immersi in un totale silenzio e comunque non così facilmente raggiungibili per la loro collocazione geografica, (ricordo ancora solo al pensiero uno stretto anfratto che ho dovuto scalare per arrivare a destinazione quell’anno !!).

Con piacere allora si era optato per accampamento in tenda vicino ad un torrente che scorre lassù e … mi pare di avere riconosciuto il luogo preciso nelle fotografie …

SSPETTACOLOO !!

Ripresa ‘ufficiale’ degli allenamenti

Non so il perché di questo articolo … forse perché mi ero prefisso di scriverlo alla vigilia di una delle ultime gare serali di questa stagione che avevo inserito nella mia agenda … ma che poi non ho corso ! A Malgesso si correva infatti la ‘Corsa deglki Asinitt’, gara del cartellone provinciale di fine agosto organizzato dal gruppo podistico ‘7 Laghi Runners’ dell’amico Ugo Fantoni, inserita poi in una combinata con la ‘S. Rocco di corsa’ dello scorso 16 agosto organizzata dal medesimo.

Uno stimolo in più per richiamare le gambe … alle ordinarie fatiche !
E’così che ho dato appuntamento per il solito giretto dalle nostre parti all’amico Angelo, amico con cui condivido solitamente i miei allenamenti ‘in valle’.
Anche se – causa fraintendimento – mi son dovuto fare un pò di strada in più per il ritrovo, abbiamo così deciso di prendere una strada boschiva che collega la frazione di Cavona al paese di Rancio, non particolarmente impegnativa benché preveda uno scollinamento di divisione fra le due località ma senz’altro da preferire paragonandolo all’alternativa su strada, ripercorrendo un sentiero che non si faceva forse da un anno.
Il piacere comune della scelta era sulla bocca di ambedue. Il nostro andare è – almeno per ora – di piacere, quindi lo scambio di battute, le mezze parole nei brevi tratti impegnsativi, non sono mancate.
Lasciato alle spalle il primo tratto che appunto prevedeva il passaggio da Cavona alla parte retrostante a Rancio, abbiamo deciso piuttosto di riprendere .la strada su asfalto che riporta alla partenza, di ridiscendere alla provinciale e di entrare in Cantevria. Breve tratto il falsopiano qua poi, ricordando la tornata dell’anno scorso fatta in compagnia anche di Gianni, abbiamo deciso di svoltare a destra, di risalire fra i vicoli a zigo-zago e di immetterci in un sentiero che corre parallelo ai paesi sottostanti e che prosegue fino a Cavona. Percorrenza “rilassante” e piacevole, anche se in progessiva ma dolce salita, e che si presenta come un sentiero abbbastanza stretto … il quale è rivelato più lungo di quanto ci ricordassimo – benché fra i due paesi ci sono comunque 4 km circa di distanza ! giunti al ‘capolinea’ ci si presentava un bivio: a destra per risalire in quota verso Duno, o a sinistra per ridiscendere sulla strada provinciale e raggiungere Cavona. Optato per la due, abbiamo dovuto comunque
effettuare una deviazione causa un pascolo improvvisato di pecore. Percorriamo dunque “un pò a caso” perché non sappiamo dove esca, un sentiero lì vicino che comunque ci riporta un pò retrostanti a dove in effetti dovevamo uscire. Attraversamento della strada e ultimo tratto percorrendo la ciclabile che atraversa la piccola frazione della Valcuvia.

 

Il fattaccio di Alex

A tergo di quanto è stato detto nelle settimane scorse a proposito di Alex Schwazer, del suo “passticciaccio” alla vigilia della partecipazione alle recenti Olimpiadi di Londra (partecipazione giustamente negatagli !!), di seguito riporto un articolo che stamane ho letto su Facebook scritto da un esperto del settore sportivo giovanile che ho avuto modo di conoscere un anno fa – e che sa parlare -, sull’Alex ‘uomo’, su quanto è successivamente emerso sul suo vivere, sulle sue frustazioni e insoddisfazioni ‘rimuginate. Un personaggio che sì inaspettatamente e – permettetemi – incredibilmente – ha ferito l’orgoglio dell’atletica italiana, ma senz’altro una persona che ora necessita di potersi (e doversi) rialzare !!

 

Carissimo Alex Schwazer,
mentre si stanno spegnendo le luci su quell’incredibile esperienza sportiva che sono le Olimpiadi, capaci di farmi gioire per una vittoria, emozionare per un gesto tecnico, arrabbiare per un giudizio falsato… mi resta anche il rammarico di non aver potuto tifare un grande atleta che stimo e apprezzo.
Lo dico sinceramente e senza falsi moralismi. Non voglio giudicare e neppure rimproverare. Voglio invece cercare di spiegarti quali ragioni mi hanno spinto a non voler rinunciare a fare ancora il tifo per te.
Innanzitutto perché da anni vengo con i ragazzi della mia parrocchia in vacanza proprio a Racines. Un luogo straordinario e incantevole. Un paradiso per chi è sempre immerso nella frenesia della città.
Chissà quante volte anche tu hai attraversato, di corsa, il sentiero che porta al Passo Giovo, oppure il fondavalle verso la Klammalm, hai ammirato e ascoltato il suono delle cascate di Stanghe… ma forse nella testa non più la serenità di una volta bensì il chiodo fisso di una domanda: “E se a Londra non vinco?”. La paura di una terribile sentenza affidata al destino di un risultato. Come se il valore di una persona dipendesse da una medaglia.
Ricordo alcune sere a Racines di aver alzato lo sguardo verso il cielo e di aver visto le stelle così vicine da poterle contare. “ Se guardo il cielo, la luna e le stelle…che cos’è l’uomo perché tu te ne dia pensiero”. Così recita un salmo della Bibbia.
Mi piace pensare che la grandezza di una persona non è data solamente da una medaglia al collo ma dal fatto che qualcuno gli ha regalato la vita per poter provare a conquistarla. Che tu vali perché il tuo papà, la tua mamma, i tuoi cari ti vogliono bene e che tu puoi sentirti vivo perché hai fatto tutto quello che era nelle tue possibilità.
Vorrei che il cielo stellato di Racines, che ancora ti accarezza e non ti abbandona, urlasse a tutti gli sportivi, e non solo, questa incredibile verità.
Una seconda ragione che non fa venire meno il tifo per te è che in più di un’occasione, nei miei incontri sul valore dello sport, citavo la tua frase di Pechino: “Non sono contento perché ho vinto ma ho vinto perché sono contento”.
Sembra stridere con le lacrime, la tristezza, la noia dei 35 km al giorno che per mesi hai dovuto sopportare. La ripetitività, la solitudine, la fatica, l’incognita del risultato ti hanno tolto il sorriso insinuandoti il sospetto che a tutto questo ci fosse un’alternativa, più veloce e più sicura.
In tempi in cui la legge del “tutto, subito e possibilmente facile” invitano a trovare le scorciatoie per rinunciare alla fatica e gustare la “gratificazione immediata”, il tuo ritrovato sorriso potrebbe sostenere la ripetitività dello studio di tanti giovani, la pazienza di chi sta vicino ai malati, la monotonia di un lavoro in fabbrica, la costanza di chi è in ricerca di un impiego. Il tuo sorriso faccia comprendere che non si può accettare fatica, disciplina, pazienza solo per un risultato perché finiremmo, senza volerlo, per assomigliare a dei servi se non a degli schiavi, con la voglia, prima o poi di liberarcene. Invece il sudore di una preparazione è un investimento su se stessi, utilissima per la propria libertà e felicità.
Torna ad essere felice, caro Alex! E’ l’augurio che ti voglio fare.
E’ giusto riconoscere i propri sbagli ma è un sentimento malato lasciarsi schiacciare dai prorpi errori. Quello che conta è perdonarsi e chiedere perdono per il proprio passato. Chi è capace di testimoniare la sofferenza del suo passato sbagliato può diventare un faro che aiuta nel mare mosso dello sport, ma soprattutto della vita.

Don Alessio Albertini
Segr. Commissione Sport
Diocesi di Milano