‘In giro per Malgesso’ con l’ombrello ?? … ma anche no !! (però …)

(domenica 18 marzo)

IL PROLOGO …

Dopo l’attraversamento della Provinciale si procederà lungo la via San
Michele al termine della quale attraversato il ponte della superstrada si
affronterà un tratto asfaltato (1° Kilometro) per poi tuffarsi in un bel
tratto boschivo in leggera discesa che porterà al termine nella zona
industriale dove è posto il traguardo volante “a.s.d. Lago Ilpea” (2,4 Km.
dalla partenza). Subito dopo si affronterà un bellissimo sentiero boschivo
caratterizzato dalla presenza di un antico lavatoio ristrutturato da alcuni
volontari di Malgesso. Al termine di un tratto in salita si uscirà
sull’asfalto dove gli atleti attraverseranno nuovamente i ponti della
superstrada e quello successivo della ferrovia dove ci sarà la deviazione
tra percorso lungo (che scenderà a destra lungo via dei Quadri dove è posto
il traguardo Eolo Time) e il percorso ridotto proseguirà lungo il rettifilo
delle Scuole e del Comune per poi fare l’ingresso nella zona finale
attraverso un sentiero posto dietro il Parco dopo circa 5,5 Km.
Intanto il giro lungo sempre attraverso strade sterrate e boschive
affronterà la lunga ed insidiosa salita che porterà al Santuario di Bregano
nel punto più alto del percorso. Da qui si scenderà a cannone tramite una
breve scalinata e successivamente in una stradina sterrata in una parte del
tutto inedita del percorso. Dopo un lungo ma scorrevole tratto boschivo gli
atleti affronteranno nuovamente il rettilineo del Comune per poi entrare a
loro volta all’ingresso del parco per poi raggiungere lo striscione
d’arrivo posizionato al centro del pratone dopo 9.800 metri. Concludendo
una gara da fare tutta d’un fiato, molto nervosa ed impegnativa ma
sicuramente affascinante e caratteristica.

… SABATO ….

Attenzione! se le previsioni meteo confermeranno abbondanti precipitazioni
sopratutto nella giornata di sabato, il percorso potrà essere soggetto a
variazioni significative utilizzando tratti asfaltati. Una decisione in
merito sarà presa nella giornata di sabato.

Attenzione! il percorso domani visto le abbondanti pioggie verrà modificato . La gara sarà di 8 km 5 di asfalto e 3 chilometri di sterrato un pò fangosi.

Messa alle spalle l’assenza giustificata che mi ha lasciato un sapore agrodolce all’appuntamento di due settimane fa di Azzate in una cornice bianca, ritorno oggi alle gare del Piede d’Oro che oggi fa tappa a Malgesso per la 26^ edizione de ‘in giro per Magesso’, primo appuntamento scelto per la classifica del ‘TopPdO’ e verosimilmente una delle tappe principe del circuito.

Anche se le previsioni non promettevano nulla di buono per il fine settimana, ancora nel letto cercavo di capire se effettivamente stesse piovendo: al rilevabile all’orecchio NO. Bene ! – vado pensando – almeno qualcosa di positivo per questa mattina ! Così mi levo di buonora – come sempre – sbrigo “le solite faccende” per uscire quando mi accorgo che ahimé già gocciola !! … Mestomesto mi metto in macchina per raggiungere la località di giornata.
Come consuetudine, l’arrivo al ritrovo è intriso poi di saluti a destra e a manca: anzitutto l’amico Gianni, che poi – non lo si conoscesse – non rinuncia alla gara sverniciandomi già al primo km, e Lidio e i suoi compagni indaffarati nell’allestire le ultime cose preoccupati dalla ripresa più o meno apprensiva della pioggia; quindi Graziella, Franco, Gianluigi e Giovanna del CB, Antonio Spoti con la moglie Aureliana e il Soxy … Visto l’anticipo gironzolo un pò per l’area: sbrigo le solite formalità .., ritiro la graziosa piantina come riconoscimento.; intravedo altri amici sopraggiungere: Samuele e Barbara dell PM; Alessandro, Sergio, Franca, Daniele e marito dell’Aermacchi. Mi dirigo poi verso la macchina, e ancora saluti: ecco Katia Fornasa e Mirco dell’Atletica Verbano, Roberto Zannoni, Mario e altri della Podistica Mezzanese, Andrea Marzio della Whirlpool, Fabio Casa con Arianna, Alessandro Giancane con l’amico Riccardo Luccherini, l’inossidabile Costantino, …. Sulla starting list ecco Jarno Vistalli e compagni dell’Amatori Atletica Gavirate e un Michele Immobile mimetizzato.
Classica partenza dall’interno del Parco Din Don e vvia in risalita verso la strada provinciale e la parte interna di Malgesso. Quindi dopo poche centinaia di metri il primo assaggino di giornata in saliscendi di via Costanza, poi ancora un lungo tratto in falsopiano in leggera discesa prima di prendere la direzione delle campagne e i boschi del paese.
Siamo ai 3 km circa quando effettuiamo il “giro di boa” per recuperare la strada ridiscesa in precedenza su un tratto d’asfalto e a metà della risalita l’altrettanto immancabile (!!) classicissima variante che ci fionda (espressione voluta, visto il fango di giornata ad attenderci !) nei boschi limitrofi che vista la giornata non potevano aspettarsi tanto accoglienti … e infatti il camminamento è risultato qua e là decisamente pesante e muscolare oltre che per essere in risalita verso la zona di partenza per la quantità di pioggia caduta che ha reso alquanto critici alcuni passaggi !
Risaliamo così i due cavalcavia uno sull’autostrada l’altro sulla ferrovia dove è posto il ristoro di giornata. Si prosegue l’ascesa verso l’abitato che presenta una pendenza importante.
Passata la deviazione dei due percorsi, ancora salita per noi del “lungo” fino ad arrivare al Santuario di Bregano e quindi a un’improvvisa scalinata “a rotta” che ci apre al sesto chilometro.
Ridiscendiamo così verso le vie del paese dove, a seguito del cambiamento del percorso, doppiamo un tratto del centro del paese prima di attraversare una contrada e ridiscendere un stretto e ripido passaggio che ci porta ad affrontare le ultime centinaia di metri prima di rientrare nel parco sfidando le leggi gravitazionali (!!) ed effettuare una sorta di periplo per raggiungere il gonfiabile di giornata.

      

 

 

 

 

 

 

Viste le incombenze odierne del meteo e conoscendo la tipologia del percorso “base”, si profilava una gara tostatosta stamane: l’importante oggi era perciò riuscire a rimanersi in piedi nonostante tutto (e difatti !! …). Si parte tutti con la consapevolezza che lungo il tracciato pur rivisto dagli organizzatori avremmo trovato passaggi ostici dove (appunto) riuscire a rimanere con i piedi a terra non sarebbe stato facile dovendo “faticare” complice anche l’ascesa.

Complimenti al gruppo del 7Laghi Runners per l’ottima organizzazione pur in una situazione decisamente drastica (condividendo le parole del sabato del presidente e amico Ugo Fantoni) ! ….

Un plauso anche al mattatore intrattenitore Felice per .. le capacità d’oratore che ha sfoggiato durante le premiazioni in particolare.

Query string e parametri url

(venerdì 16 marzo)

A livello di programmazione una “Query” non è altro che una “ricerca”; sto facendo una richiesta di codice ad una sorgente dati (la più classica è ad un database con istruzioni SQL).

Mediante una Query String URL dei parametri inseriti nell’URL con lo scopo di filtrare o estrapolare determinati valori o semplicemente passare dei dati in più, necessari per raggiungere poi la “risorsa”.

In informatica una querystring o stringa di ricerca è la parte di un URL che contiene dei dati da passare in input ad un programma, nella fattispecie il destinatario è l’indirizzo di un server con specificato il percorso al suo interno per arrivare alla directory nella quale è localizzata la risorsa che si intende raggiungere. Al termine di tale indirizzo, il segno di “?” il quale la delimita dalla parte contenente i parametri url nella loro strutturazione (“nomeparametro”, “=”, “valoreparametro”, “&” – separatore -, “nomeparametro”, “=”, “valoreparametro”, …).

In particolare, dopo la parte iniziale che possiamo chiamare “url di base”, nella parte a destra la query string include due campi: il parametro ed il suo valore. Questi campi vengono aggiunti all’ URL di base, ad esempio quando si invia un form compilato oppure applicando un filtro ad un listato di prodotti all’interno di un sito eCommerce.

Così, ogniqualvolta l’utente inoltra una richiesta da un terminale mediante un costrutto http (vedi sintassi completa URL), il web server può derivare un file system (u f.s. può essere pensato come una indicizzazione vettoriale mediante cui si arriva direttamente alla localizzazione della risorsa da raggiungere), dettato dal percorso dell’URL, oppure può gestire la richiesta utilizzando una query string (parametro), in forza della parte terminale dell’URL.

La sintassi del parametro URL pur non essendo sintatticamente definita, si può tuttavia standardizzare (perché implementata in tutti i browser e nei linguaggi di scripting) con il seguente schema:

?colore=verde

L’URL completo è composto dai seguenti elementi:

[protocollo (HTTP/HTTPS)] + [(sotto)dominio ((www.)esempio.com)] + [URL path (/scarpe)] + [parametro (&colore=verde)]

Si possono concatenare più parametri con l’utilizzo del carattere “&”.

?colore=verde&ordinamento=prezzo

 

Perché vanno gestiti i parametri url per una corretta SEO

La gestione dei parametri URL assume un’importanza strategica in ottica SEO.

Poggiando sull’univocità di un indirizzo URL e riprendendo la nozione di indirizzo canonico, infatti, se consideriamo due indirizzi “simili” mediante cui vengono raggiunte due pagine identiche, il motore di ricerca sarebbe portato ad indicizzarle entrambe, con scadenza di risultato. L’indirizzo http://www.esempio.com/scarpe è diverso da http://www.esempio.com/scarpe?colore=verde : Googlebot, navigando il sito e trovando link su entrambi gli URL, potrebbe decidere di indicizzare tutte e due le pagine. Il risultato non sarebbe buono dato che avremmo due pagine identiche indicizzate.

Attraverso i parametri così definiti è possibile effettuare diverse funzioni all’interno del sito (database) di riferimento. Per una buona SEO è importante gestire i parametri per migliorare indicizzazione e crawl budget ed evitare in questo modo che i motori di ricerca indicizzino pagine errate e duplicate. Il crawl budget verrà dedicato alla scansione di pagine canoniche (e utili).

 

Funzioni tipiche dei parametri URL

Come anticipato, i parametri IUR vengono utilizzati per diverse finalità dagli operatori.

Vediamo nel dettaglio tutte le possibili funzioni che può avere una query string, quale deve essere indicizzato e quale escluso.

 

Ordinare

Una delle funzioni più comuni per un parametro è l’ordinamento dei risultati in una pagina di listing, come ad esempio quando si vogliono ordinare i prodotti per prezzo.

URL: http://www.esempio.com/scarpe?ordina=prezzo
Canonical: http://www.esempio.com/scarpe

Considerazioni: l’obiettivo è non intasare il database di Google con pagine uguali, che non aggiungono alcun valore a quanto già indicizzato.

Una categoria di un sito eCommerce, con o senza i prodotti ordinati per prezzo, contiene sempre gli stessi elementi. Non avrebbe senso far indicizzare la pagina con il parametro, dato che risulterebbe una pagina duplicata. Per questo motivo i parametri di ordinamento solitamente non si fanno indicizzare, quindi vanno esclusi dalla tag rel canonical.

 

Circoscrivere

I parametri si possono usare per circoscrivere i risultati, ad esempio per una specifica categoria o caratteristica.

URL: http://www.esempio.com/scarpe?brand=nike
Canonical: http://www.esempio.com/scarpe?brand=nike

Considerazioni: i parametri che circoscrivono sono molto importanti, in diversi casi si preferisce usare una struttura URL a cartelle invece del parametro. Nel caso in cui questo tipo di URL crei contenuti utili e ricercati dagli utenti, conviene farli indicizzare.

URL con parametro che circoscrive si fanno indicizzare quando la pagina filtrata che si genera corrisponde a ricerche frequenti online, ad esempio “scarpe nike”. Per assicurare che la pagina venga indicizzata, la tag rel canonical deve includere il parametro nell’URL.

 

Specificare

Un altro utilizzo comune per i parametri è specificare un elemento da visualizzare, che può essere una scheda prodotto, un articolo del blog, una categoria, un profilo utente o qualsiasi altra cosa.

URL: http://www.esempio.com/scarpe?id=123
Canonical: http://www.esempio.com/scarpe?id=123

Considerazioni: i parametri che specificano generalmente vengono fatti indicizzare dato che definiscono univocamente un elemento. Verifica che title tag e meta description siano unici per ogni valore di id.

 

Tradurre

Per questa funzione l’utilizzo de i parametri URL rappresenta una alternativa a i ccTLD dedicati oppure un gTLD con un sistema di URL a cartelle per gestire un sito multi lingua. Qual’è il metodo migliore di gestire questi parametri di traduzione per la SEO?

URL: http://www.esempio.com/scarpe?lang=it
Canonical: http://www.esempio.com/scarpe?lang=it

Considerazioni: i parametri di traduzione devono essere indicizzati se vuoi far indicizzare il sito multi-lingua. La tag rel canonical deve includere il parametro di traduzione e la stessa logica deve essere rispettata nella tag alternate hreflang.

 

Numerare le pagine

I parametri possono venire usati anche per gestire la paginazione di un archivio.

URL: http://www.esempio.com/scarpe?page=3
Canonical: http://www.esempio.com/scarpe?page=3

Considerazioni: i parametri di paginazione devono essere indicizzati altrimenti i motori di ricerca si perderebbero tutte le pagine dell’archivio. La tag rel canonical deve includere il parametro e occorre implementare anche la tag rel next e rel prev per una corretta indicizzazione e posizionamento dell’archivio.

 

Tracciare le visite

I parametri vengono spesso usati per tracciare le visite in piattaforme di web analytics, ad esempio quando si condivide un contenuto sui social, per email oppure in campagne PPC.

URL: http://www.esempio.com/scarpe?utm_source=ppc
Canonical: http://www.esempio.com/scarpe

Considerazioni: i parametri di tracciamento, come quelli generati con Campaign URL Builder di Google, non modificano il contenuto visto dall’utente, pertanto questi URL parametrizzati non dovrebbero essere indicizzati dai motori di ricerca.

 

Parametri multipli

In alcuni casi possono essere attivi due o più parametri contemporaneamente. Il webmaster deve decidere, come visto sopra, quali parametri mantenere nella tag rel canonical, quali escludere, ed in questo caso anche l’ordine di priorità dei parametri – ovvero l’ordine con cui vanno appesi all’URL.

URL: http://www.esempio.com/scarpe?brand=nike&page=2&utm_source=ppc
Canonical: http://www.esempio.com/scarpe?brand=nike&page=2

.

Come si gestiscono  parametri

 Il miglior metodo per gestire i parametri è implementare correttamente la tag rel canonical. Esistono peraltro altri metodi per trattare i parametri.

 

Rel canonical

Rel canonical è una tag che si posiziona nella sezione <head> dell’HTML. Questa tag definisce l’URL univoco di riferimento, l’URL che i motori di ricerca devono usare in fase di indicizzazione e posizionamento della risorsa

Quando Googlebot incontra un URL come questo http://www.esempio.com/scarpe?utm_source=ppc e scansionandolo legge una tag rel canonical http://www.esempio.com/scarpe assegnerà all’URL canonico l’indicizzazione ed il posizionamento. Il parametro non presente nella tag rel canonical non verrà indicizzato ma comunque scansionato dai bot.

La tag rel canonical è accettata da tutti i motori di ricerca.

 

Google Search Console

Google Search Console ha una sezione dedicata alla gestione dei parametri in “Scansione > Parametri URL”. Con questo strumento è possibile istruire Googlebot, spiegandogli la funzione di ciascun parametro che ha incontrato durante la scansione del sito web. Per istruire Googlebot clicca su “modifica” a lato di ciascun parametro individuato e spuntare le voci a seconda che il parametro in considerazione sia da attivare o meno.

 

Rel nofollow

La tag rel nofollow applicata ad un link interno chiede ai motori di ricerca di non seguire quel link e non passare PageRank, di conseguenza l’URL di destinazione verrà ignorato e non verrà scansionato. Attenzione se l’URL è linkato da altre parti ‘nofollow’ allora quell’url verrà scansionato ed indicizzato.

 

Disallow robots.txt

La direttiva Disallow del robots.txt chiede agli spider dei motori di ricerca di non scansionare la cartella oppure l’URL definito. Il Disallow non preclude l’indicizzazione ma impatta solo sulla scansione.

 

(Mal)Essere

(martedì 13 marzo)

Sto scorrendo le pagine di una rivista scientifica mentre sono in sala d’attesa dal dentista quando la mia attenzione si sofferma come catalizzata dalla lettura di un articolo inerente uno ‘stile di vita’ o meglio un atteggiamento comportamentale che, similarmente ad altri “sulla stessa frequenza”, potrebbe far pensare a … qualcosa di strano, qualcosa che non va, di innaturale nella persona …

Da qui, ho preso spunto per una riflessione sullo sfondo sociale, su come cioè sia facile essere etichettati / targetizzati perché “diversi”, foss’anche per una minuzia (come spesso avviene) alla stregua del romanzo pirandelliano ‘Uno, nessuno, centomila’ .. L’immagine che di ognuno di noi viene creata da chi ci osserva, da chi ci frequenta; questa è una realtà della vita di tutti i giorni. 

Vivere sulla propria pelle, non per nostra scelta o volere nel senso del verbo, quanto per .. “fattori innati” determinati modi d’essere ci fa sembrare “distanti” da chi ci circonda … Ecco che allora ‘essere specchio’ di determinati atteggiamenti piuttosto che comportamenti caratteriali della persona che vanno poi riflettendosi “a macchia d’olio” sulla società potrebbero indurre a ‘sentirsi diversi’ rispetto agli altri quando non addirittura isolati dalla comunità, al considerarsi malati …, finanche all’essere additati, discriminati.

Sunto della nostra fragilità quando pur non sapendolo cioè non per nostra scelta ci discostiamo dall’essere normali ed “equilibrati” nella conduzione della vita, o meglio di come siamo succubi e di “come cadiamo” di fronte agli altri che ci vedono così “anormali”.

Quando però dietro alla maggioranza di questi comportamenti “anormali” si nasconde solamente un diverso modo di porsi alla vita, alla relazione con gli altri, senza cioè andare a pregiudicare quelli che possono essere i rapporti amicali, le relazioni sociali.

 

L’argomento trattato è quello dell’asessualità cioè di quel modo d’essere per cui non si prova attrazione l’uno per l’altro, o meglio non si prova alcuna forma di attrazione e desiderio né da una parte né dall’altra, constatazioni che inducono a vedere “storto” chi ci sta innanzi.

Durante l’adolescenza, l’idea di vivere una prima esperienza sessuale “non manda in tilt corpo e cervello e, anche crescendo, il sesso non è mai stato al centro dei propri pensieri”; ma non per una questione di timidezza o per un’educazione religiosa.  Eppure, non c’è nulla che non vada in questi soggetti: benché siano poche le ricerche condotte su questa categoria, da un punto di vista neurofisiologico un gruppo di scienziati ha affermato che in chi è asessuale non c’è nulla che non va: l’eccitazione è dunque simile a quella degli ‘eterosessuali’. Si denota solo una scarsa ‘reazione soggettiva’, come se ci fosse un blocco tra la normale reazione fisica che si prova e le consapevolezza della stessa (attrazione): solitamente infatti il cervello si accorge che il corpo è eccitato e dà il via all’istinto di stare insieme a un partner. Statisticamente, una curiosità, l’asessualità è più diffusa fra i mancini.

Asessualità non significa per forza ‘astensione da’, non deve essere confusa cioè con la castità che è dettata da norme religiose.  Asessualità non significa infine rifiutare e fuggire le relazioni affettive; anche loro desiderano conoscere persone con cui relazionarsi, vivere emozioni forse in modo ‘atipico’: una persona asessuale potrebbe voler vivere una storia d’amore “a modo suo”, e magari costruire comunque anche una famiglia, avere dei figli.

In una società dominata da istinti innati definendo perciò le nostre relazioni, l’idea di una vita senza sesso può apparire inconcepibile. Se allora nei decenni precedenti, a seguito delle prime osservazioni, questi soggetti venivano catalogati come “persone senza contatti o relazioni socio-sessuali, nel 1979 certo Michael Storms scienziato all’università del Kansas identificandolo come “orientamento sessuale”, alla stregua dell’eterosessualità e/o bisessualità.

Machine Learning: l’ascesa del Deep Learning

(martedì 13 marzo)

Deep Learning

Gran parte di questi prodotti funzionano grazie a tecniche di Deep Learning, una sottoarea del Machine Learning, in cui si usa una rete neurale “profonda”, ovvero composta da tanti livelli di neuroni.

Il Machine Learning in questi anni si è imposto, come osserva Etham Alpaydin, autore del testo “Machine Learning – The new AI“, grazie a due fattori principali: la grande disponibilità di dati e una grande potenza di calcolo. In effetti, gran parte delle idee del Machine Learning in generale e del Deep Learning in particolare risalgono agli anni ‘70 e ‘80.

Il vantaggio del Machine Learning rispetto alla programmazione tradizionale è che non richiede al programmatore di scrivere codice e, quindi, di progettare un algoritmo. Quello che serve è solo un insieme di dati di esempio, da cui il programma può “apprendere”.

Se questo approccio non vi sembra rivoluzionario, fermatevi due minuti a pensare a come potreste progettare un algoritmo per risolvere il seguente problema: vi viene data una foto e il vostro programma deve dire se si tratti della foto di un cane oppure di un gatto; la foto può essere di un dettaglio, ad esempio solo la testa dell’animale, oppure può rappresentarlo a figura intera. Usando il Deep Learning, basta avere a disposizione tante foto di cani e di gatti, divise nei due gruppi, per addestrare una rete neurale a risolvere il problema.

Se ancora non siete convinti, citiamo un altro esempio: il recente risultato di DeepMind (una società di Google), pubblicato su Nature. In questo lavoro, usando un innovativo approccio di Deep Learning, i ricercatori di DeepMind sono riusciti a creare un’intelligenza artificiale che ha imparato da sola a giocare ai videogiochi della vecchia e classica console Atari 2600. Questa IA, chiamata Deep Q-Network, ha come input la schermata del videogioco e come output può controllare i movimenti (e il pulsante di fuoco) del joystick, come un giocatore normale.

La cosa più importante è che, per ogni videogioco, la IA non abbia idea delle regole dello stesso: l’unica informazione di cui dispone è la porzione di schermo in cui viene riportato, nel videogioco, il punteggio; l’obiettivo della IA è di massimizzare il punteggio. Sareste in grado di scrivere un programma per giocare a un videogioco che non conoscete?

(tratto da www.html.it, di Luigi Laura)

Sinergia tra AI e Web semantico

(lunedì 12 marzo)

Come ormai si sa, una delle tendenze della SEO iniziata nel 2017 e che vedrà 

   la sua esplosione nel 2018 e gli anni a venire sono la ricerca conversazionale, la elaborazione del “linguaggio naturale” e l’intelligenza artificiale (chiamato anche machine learning o apprendimento automatico). In sostanza il concetto è che i robot stanno diventando sempre più intelligenti al punto di arrivare addirittura a dedurre il contesto di una ricerca !

Il risultato di questi sviluppi è ciò che viene definito web semantico e l’algoritmo ad esso dedicato è Rank Brain.

Se per gli addetti del settore il web semantico è una realtà, viceversa per alcuni sembra ancora molto lontana, forse addirittura inesistente, probabilmente perché a parer loro al momento non ha un grosso impatto sul campo.

Una nuova forma di contenuto Web scatenerà una rivoluzione di nuove possibilità, dando così origine a un Web di dati strutturati e non-strutturati, che consentirà “ad assistenti automatici di operare per conto nostro in modo del tutto autonomo, semplificando e arricchendo notevolmente la nostra esperienza on-line”.

 

Un altro importante elemento è la complessità dei contenuti in ottica SEO semantico. In passato la semplicità del World Wide Web è stato un fattore decisivo per la sua rapida espansione in una rete di massa globale.

Quella semplicità ha dato (libero) accesso anche a persone non preparate tecnicamente ad iniziare la creazione di contenuti che in breve tempo hanno popolato l’intero Web. Al contrario creare contenuti semantici è molto più complicato, proibitivo per molti. Produrre contenuti appositamente per il Web semantico è parte fondamentale per la sua crescita. Il campo semantico è molto più astratto rispetto a documenti o database.

 

Il SEO semantico non è un nuovo ambiente informatico, ma piuttosto una estensione del Web esistente. Il potere dei dati semantici è che un software sarà in grado di elaborare autonomamente soluzioni in grado di soddisfare totalmente le esigenze, bisogni e domande che gli utenti sottopongono ogni giorno al motore di ricerca.

Si sente spesso parlare di semantica applicata alla SEOGoogle RankBrain,  Knowledge Graph, Google Colibrì sono solo alcuni degli algoritmi usati da Google per sfruttare questi concetti e dare risposte concrete alle esigenze di ricerca degli utenti.

La Semantic Search è una sezione innovativa introdotta negli algoritmi dei motori di ricerca che permette di migliorare la precisione delle ricerche sfruttando il comportamento dell’utente.

Con l’avvento di Hummingbird e l’introduzione del Knowledge Graph, la Semantica si impone in modo prepotente all’interno dei “ragionamenti di Google”. I Microdati, RDF e le strutture tecniche sono a supporto del motore di ricerca per aiutarlo a comprendere i bisogni dell’utente finale.

In questo scenario i dispositivi mobile e l’introduzione delle query vocali hanno un ruolo cruciale. La S.E.O. moderna non è una cosa banale !

 

La visione semantica applicata al web si è diffusa a partire dal 2001. Costruire un web semantico globale è un impresa estremamente complessa, innanzitutto la complessità tecnologica, nuovi linguaggi e framework di rappresentazione della conoscenza devono essere pensati tramite standard ipertestuali che poggiano su  protocolli Web determinati.

 

La nascita nel 2013 dell’algoritmo  di ricerca  “Hummingbird”, è stato di fatto l’inizio dell’indicizzazione semantica.

L’azienda di Mountain View, negli anni successivi ha dato sempre più importanza al motore di ricerca e al web semantico, applicando, aggiornando e revisionando gli algoritmi per aumentargli l’intelligenza, semplicemente perché la semantica restituisce contenuti sempre migliori e rilevanti per la query fornita dagli utenti.

Non parliamo più di dati strutturati, applicati ai contenuti come veniva fatto in precedenza, ma di una vera e propria intelligenza artificiale – machine learning -, abbandonando di fatto la SEO canonica e spostandoci verso un SEO semantico.

 

Su questa scia nel 2015 Google dichiara di utilizzare una nuova struttura di intelligenza artificiale – learning machine – chiamato “Rank Brain“.

 

Nel 2018 l’Intelligenza Artificiale e la SEO andranno ancora più strettamente a braccetto, nell’ottica di aiutare gli utenti a ottenere risultati più rilevanti col minimo sforzo. A prescindere da come si accede ai contenuti, una cosa è assolutamente chiara: l’Intelligenza Artificiale applicata alla SEO continuerà ad aiutare gli utenti a ottenere risultati sempre più rilevanti. Tutto ciò avverrà in virtù dell’enfatizzazione di un web semantico, ossia di una strutturazione dei contenuti fornendo all’utente una gamma più completa di informazioni inerenti la sua ricerca (questa era nel 2013 la filosofia “nuda e cruda” dell’algoritmo Hummingbird).

 

Quest’anno assisteremo a una crescita esponenziale del fenomeno dei Linked Data. La rivoluzione silenziosa dei dati linked ha già iniziato a cambiare interi settori, interessando anche SEO e digital marketing. Le applicazioni di Intelligenza Artificiale, i motori di ricerca e gli algoritmi di machine learning hanno un bisogno cospicuo di dati strutturati arricchiti semanticamente per migliorare la qualità dei propri risultati.

 

In questo scenario subentra il concetto di contenuto olistico, ovvero un modo d’approccio alla SEO secondo cui la risposta ad ogni ricerca dovrebbe riuscire a dare strategicamente più informazioni possibili inerenti la ricerca medesima: un testo non deve basarsi solo sull’ottimizzazione di keyword, ma deve trattare l’argomento in modo completo ed essere arricchito di termini correlati e attinenti.

E’ da tempo che si afferma l’importanza di capire l’intenzione degli utenti piuttosto che basarsi sulla singola keyword; si può anzi affermare che oramai al centro dell’indicizzazione di un sito in riferimento alla SERP l’attenzione si è spostata sull’intento di ricerca.  Questa affermazione è facile a dirsi ma difficile da mettere in pratica. Per capire in modo accurato quali siano i comportamenti degli utenti bisogna conoscere le loro aspettative.

 

 

 

Dalla voglia di implementare il web semantico, è nato WordLift, un plugin per WordPress che combina tecnologie semantiche e Intelligenza Artificiale per fare quello che un esperto Seo farebbe per aumentare il traffico verso il proprio sito. Progetto nato agli inizi del 2017 con l’intenzione di sviluppare un “prodotto” che aiutasse a rendere i contenuti più ricchi, organizzandoli in base agli interessi degli utenti.

 il plugin esegue un’analisi semantica, che evidenzia concetti – e non parole – da mettere in risalto. Vengono scelti e tradotti dal software in contenuti adatti a chatbot, crawler e assistenti digitali come Siri. Questo meccanismo non penalizza lo stile di scrittura, anzi aiuta a creare una user experience più ricca, in cui l’utente finale sente di avere un dialogo reale o di leggere un testo più “vero” e curato.

Buon debutto di Blu Volley nel torneo R. La Manna ‘u14’

(domenica 11 marzo)

E’ più che lecito attendersi che un sodalizio prepari al meglio il proprio debutto stagionale; questa è stata forse la premessa principe del sodalizio ‘under 14’ uscito dal campionato invernale ….
Ad un buon esordio nel torneo primaverile ‘La Manna’ di categoria da parte di Blu Volley hanno probabilmente giocato a proprio favore altri fattori, il simultaneo impegno delle “pulci” dell’u13, la “nuova linfa” per la categoria superiore, impegnate stamane a Busto Arsizio e il conseguente coinvolgimento del Consorzio per la composizione del sestetto titolare con annessa panchina da schierare oggi pomeriggio al PalaGemonio.
Ne è conseguita una buona prova corale oggi contro le coetanee di Bisuschio guidate in panchina da Lara Buffa.
Il prologo presentava le squadre ben messe nei fondamentali, lo si poteva ben riscontrare durante il riscaldamento ufficiale con ambedue determinate sul campo e affatto restie a .. colpire forte !
Con questo “format inedito” che sa tanto di “mix”, Blu Volley parte bene: con le giocatrici che riescono da subito a fare gruppo e ad essere molto duttili a tutto campo, a far scorrere la palla prima di metterla giù laddove possibile e con dei buoni “martelli” a piazzare la palla approfittando di qualche svarione tattico delle avversarie (25-19).
Ben più evidente risulta il “divario di giornata” nel parziale successivo, forse perché Bisuschio pare spiazzato da tanta “resistenza” dimostrata dalle nostre: le ospiti che sembrano accusare il colpo già sui primi palloni (break di +6) per poi “giocarsi la palla” e dar la sensazione di poter rientrare in partita: l’epilogo dice 25-14 per ViviBlu Volley  però !
“Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco !”: e n effetti il Bisuschio che torna in campo è ben più motivato dei precedenti e intenzionato a riaprire il match, benché il sestetto rimanga sempre lo stesso (riossigenate ??). Pur con un gap di -2 punti, conquistato il pallone si porta facilmente in vantaggio e riesce così, nonostante il tête-a-tête, ad amministrare il prosieguo del periodo tenendo a distanza ‘di sicurezza’ le ragazze di casa: 18-25.
Set “complicato” quello che segue ma alquanto coinvolgente per le due formazioni che non rinunciano a giocare palle alte e protagoniste vicendevolmente di alcuni lunghi scambi sottorete ma Vivi Blu Volley riesce a portare in porto la partita opponendosi all’avanzata della squadra ospite: 25-10.
Sostanzialmente una bella partita giocata ! L’impegno profuso da ambedue i sodalizi avrebbe fatto ricredere qualsiasi arbitro sulla ‘normale amministrazione‘ di una gara di under 14: .. certo, non si tratterà mai di una partita “hors de” ma l’impegno e la dinamicità da amo le parti ha reso alquanto vivace la gara. Uno sprone in più per evidenziare quanto sia necessaria la presenza arbitrale, lungi dal trattarsi di “categorie basse”.

Sinceramente non mi aspettavo di vedere un ‘risveglio generale” dal punto di vista dell’impegno in un torneo !!

La SEO nel 2018: i trend fra novità e opportunità

 (sabato 3 marzo)

Mai come prima, il passaggio dal 2017 al 2018 si sta rivelando come un anno di importanti trasformazioni per il settore della SEO, un settore comunque da sempre in “silente” ma progressivo mutamento, cambiamenti  in funzione di un’attenzione sempre maggiore alle esigenze dell’utente e alle sue ricerche. Infatti, paradossalmente non si parla più di ottimizzazione per i motori di ricerca ma di ottimizzazione per intento di ricerca.

Uno dei grossi temi di discussione in chiave SEO che al termine dello scorso anno è diventato cruciale, una sorta di “spartiacque”, è stata (ed è) la content findability, la capacità di un articolo di essere ritrovato nel mare aeternum di Internet.

Ad essa sono strettamente legati diversi aspetti, “ambiti” tutt’altro che chiari e che saranno “campo di battaglia” dell’anno in corso.

  1. Dati strutturati e semantica
  2. Intelligenza artificiale e Machine Learning
  3. Indicizzazione Mobile-First, Accelerated Mobile Pages, Progressive Web App
  4. Valorizzazione della ricerca semantica, video e immagini
  5. Ricerca vocale, chatbot e ottimizzazione per gli agenti artificiali
  6. Spazio alla Local SEO

 

  1. Per dare una miglior rilevanza ai contenuti nella SERP è stato enfatizzato il ruolo di un web semantico 1 2, al fine di una migliore indicizzazione del sito web, che aiuta a mettere direttamente in rilievo i contenuti in SERP (con l’aiuto aggiuntivo dei rich snippet).
  2. L’algoritmo RankBrain e altri fondati sulla Machine Learning hanno aperto un acceso e importante dibattito e confronto su quello che sarà l’intelligenza artificiale, condizionando indubbiamente il modo di fare SEO e come Google, motore di ricerca principe, organizzerà di conseguenza i risultati di ricerca. L’impatto che l’intelligenza artificiale sta avendo sulla SEO e sugli ultimi algoritmi come RankBrain si fonda sull’affermazione di tre fattori, che vengono assurti a fondamentali : il dwell time, click-trough-rate e passaggio da seo tradizionale – attività tradizionale di indicizzazione delle pagine e di social marketing – a ‘Modern Seo’.
  3. In virtù del “Mobile-First” in tema di indicizzazione di sito web e dell’ottimizzazione dell’esperienza utente, avere un sito “veloce” diviene il verbo del 2018. Proprio per migliorare l’esperienza utente, si punterà su tecnologie che permettano una velocizzazione delle pagine e dunque degli stessi siti.
  4. Si parlerà sempre più spesso di web semantico, il nocciolo attorno a cui si deve sviluppare un buon progetto web affinché sia appetibile in chiave SEO.

Accanto, si sta assistendo ad una sempre maggior affermazione dei contenuti visuali.

  1. Un passo decisivo che vedrà luce nel corso dell’anno, occorrerà avere presenti e dunque targetizzare anche i contenuti per la ricerca vocale e per i dispositivi intelligenti. In questo ambito assumono rilievo i cosiddetti chatbot.
  2. Il 2018 vedrà l’affermazione della Local Search e della Local SEO, assetto favorito dalla crescita “senza soluzione di continuità” delle ricerche eseguite tramite dispositivi mobile.

 

Se fino a qualche anno fa il campo d’azione per chi faceva SEO era rappresentato dai motori di ricerca, ora l’obiettivo si è spostato sul focalizzarsi sul comportamento degli utenti in modo tale che i contenuti mantengano estremamente alto il grado di soddisfazione: cercare cioè di mantenere l’utente “incollato” sul vostro web site.

(approfondimenti: SEO trend 2018: conferme, novità e opportunità per il posizionamento,  Web Marketing – I 5 Trend SEO 2018 – UPtimization
SEO Trend 2018: sfide e opportunità per le aziende italiane)

 

Nuovi metodi di ricerca si stanno affiancando alla classica ricerca eseguita dal desktop.

Oggi un utente non utilizza più le (“semplici”) parole chiave che usava l’anno scorso e se vorrà chiedere la stessa cosa di qualche anno fa, sicuramente formulerà la domanda in modo diverso (strizzata d’occhio alle ‘longtail’): segno inconfutabile che le query evolvono.

Il modo in cui le persone ricercano sul web cambia anche la modalità con cui essi vengono a contatto con i contenuti: ecco perché adesso ricerca tramite video e immagini rivestono un punto cruciale.

Se si intende ottenere coinvolgenti e consistenti risultati dalla SEO, rendendoli per ciò più ‘efficaci’, nel 2018 è necessario considerare due fattori: il dwell time (tempo di permanenza su una pagina, prima di tornare indietro a vedere altri risultati nella SERP) e il CTR (Click Through Rate, tasso di click) come fattori determinanti in una strategia SEO in quanto per il loro valore aiuta il contenuto a salire in SERP. Fattori che l’attuale RankBrain naturalmente considera come rilevanti.

 

 

 

 

Destinazione Varese Bosto … e trovi OSGB

(giovedì 1 marzo)

Bella partita di under 16 stasera fra le compagini di OSGB Induno Olona e Folgore Bosto Varese, a campi invertiti. Due squadre che, nonostante il campionato primaverile appena iniziato, non vogliono vere un ruolo di second’ordine nel girone VA08.
Ambedue le formazioni impeccabili nei 10 minuti di riscaldamento ufficiale, ‘senza esclusione di colpi e .. bordate’, a testimonianza che ambedue “sentono” il match.
Capire però “da che parte la palla sia più pesante” non è facile, neppure quando la squadra di Induno si ritrova seppur meritatamente in vantaggio di due set.
Dopo una prima fase di studio (3-2, 5-65) è tutto un testa-a-testa con OSGB che a più riprese tenta di allungare il passo (7-5, 9-9, 16-13) con Bonapersona prima e Turriziani poi che capitalizzano un buon turno in battuta mettendo a terra millimetricamente la palla (25-20).
Con il ritorno in campo la squadra ‘di casa’ annichilisce Folgore le cui giocatrici paiono ipnotizzate sul loro servizio (importante cappotto) che traccia l’andamento del parziale portato comunque in porto agevolmente da OSGB.
Parafrasando un famoso adagio (“Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco !’), le locali reagiscono alla ripartenza avversaria (3-8 da 3-0) se non accusarne poi il ritorno(9-8). Subito in doppia cifra, le due squadre aumentano visibilmente l’intensità di gioco e dei loro scambi basati molto su palle alte per cogliere di sorpresa l’avversario ma quella che si vede è una Folgore ritrovta e che non vuole concedere nulla di più (finale 26-28) !
Col quarto set OSGB fa leva una volta di più su alcune pedine (il capitano Calderara (break di 5 punti) e su una redditizia diagonale lunga (Bernasconi al servizio +5). Folgore è però sempre là, insegue pronta a sferrare la zampata determinante (15-11, 19-16). L’epilogo del set registra errori in battuta da ambo le parti e, con un break importante, OSGB spuntarla infine su un errore fatale di Bosto proprio in battuta (25-19).
.. Poteva essere la partita perfetta, detto sottovoce, per come è stata condotta,, almeno nei primi due parziali, non fosse per qualche sbavatura di troppo negli ultimi set (visti solo dall’allenatore di Bosto e dal sottoscritto), ma che non hanno inficiato sul rendimento né dell’una né dell’altra squadra. Ambedue dal mio punto di vista non sono state condizionate dalla direzione arbitrale, a parte un “esplicito” – vistoso per chi se ne intende -errore di valutazione.
L’unico meaculpa è di perdermi talvolta nelle azioni sottorete, non riuscendo a fissare l’attenzione su questi momenti topici.

Evitiamo la cannibalizzazione delle keywords. Ovvero come dare una priorità ai contenuti da pubblicare

(giovedì 1 marzo)

Prima che i motori di ricerca conoscessero l’algoritmo Hummingbird era frequente realizzare articoli caratterizzati da determinate focus key, in cui ogni parola chiave – a prescindere dalla frequenza nel testo – andava a posizionare un suo contenuto. L’avvento della nuova versione afferma la ricerca semantica per cui ogni documento può essere posizionato tramite più keyword coesistenti tra di loro.

Nell’arte della SEO si può incorrere nell’effetto di cannibalizzazione, in base al quale, quando Google trova più contenuti (avallati da keyword similari) che dicono la stessa cosa in modo solo leggermente diverso se non identico, può avere difficoltà nel determinare quale di questi abbia maggior valore e meriti un buon posizionamento a dispetto degli altri.

Anche se normalmente Google riesce a determinare quale documento far prevalere tra tutti quelli simili, non sempre questo succede o peggio, può succedere danneggiando il documento su cui si puntava.

Nel campo dello sviluppo di siti web, è ricorrente trovarsi di fronte a dover dare priorità ad un articolo rispetto ad un altro nell’ambito della trattazione del medesimo contenuto.
Il rel canonical è stato introdotto proprio per affrontare situazioni di questo tipo. Solitamente i siti web più soggetti al fenomeno sono quelli di e-commerce, perché i prodotti potrebbero essere raggiunti utilizzando diverse logiche, diverse “sfumature” semantiche delle pagine.

Due possono essere le soluzioni al problema: o dare importanza alla sezione in cui l’articolo è inserito (predominanza di una sulle altre) oppure aggiungere un link con rel=”canonical” nella pagina non canonica indicante l’URL della versione canonica. Questo, tecnicamente, si traduce inserendo un opportuno frammento di codice che segue all’interno del tag <head> della pagina non canonica (supponendo che la versione canonica sia il primo URL dell’esempio).

<link rel=”canonical” href=”http://www.sito.com/nome-categoria/nome-prodotto/”>

Quello che accade è una sorta di “unione” delle pagine agli occhi del motore di ricerca.

L’URL canonico (canonical URL) rappresenta l’URL della versione “ufficiale” di un contenuto, ovvero l’unico riferimento di quel contenuto che deve essere indicizzato dai motori di ricerca.

Come però si realizza questo ‘puntamento’ al contenuto migliore ?

In presenza di articoli simili tra di loro per contenuto, per dare una certa priorità si ricorre all’utilizzo dell’attributo “rel=canonical” (“indirizzo canonico”) che etichetta l’articolo cui si riferisce come ” versione originale” per l’argomento trattato.

L’URL canonico (canonical URL) rappresenta l’URL della versione “ufficiale” di un contenuto, ovvero l’unico riferimento di quel contenuto che deve essere indicizzato dai motori di ricerca.

La questione fondamentale è: se si dispone di versioni dello stesso contenuto, è necessario scegliere quella “ufficiale” ed indicarla ai motori di ricerca. In questo modo si risolve il noto problema della duplicazione dei contenuti.

Supponiamo di avere due versioni della stessa pagina con contenuti identici al 100%, ma facenti parte di due sezioni diverse del sito web (quindi, ad esempio, potrebbero differire nella costruzione dell’URL) ed entrambe già linkate da siti esterni.
Quale versione dovrebbero considerare (e quindi proporre) i motori di ricerca?

Esempio pratico

http://www.sito.com/nome-categoria/nome-prodotto/
http://www.sito.com/prodotti-in-promozione/nome-prodotto/
Scegliere l’URL canonico

Per definire la pagina canonica in modo che sia comprensibile ai motori di ricerca occorre aggiungere un elemento <link> che contenga il rel=canonical e l’href dell’url da segnalare come primaria all’interno dei tag <head></head> della pagina web come segue:

<html xmlns=”http://www.w3.org/1999/xhtml” xml:lang=”en” lang=”en”>
<head profile=”http://purl.org/NET/erdf/profile”>
<title>….</title>
….
<link rel=”canonical” href=”http://www.example.com/elenco”/>
….
</head>
….

Conseguentemente, lo stesso canonical dovrà essere utilizzato per tutte quelle pagine che non sono altro che duplicati di questa proprio per fare ‘andare avanti’ quest’ultima.

 

A scanso di equivoci è opportuno però screditare questa leggenda; nella SEO non esiste un vero e proprio problema di cannibalizzazione. Premesso che ciò avviene quando più pagine si posizionano in SERP per una stessa keyword entrando così in competizione tra di loro; è viceversa attendibile che se il contenuto è buono ognuna di esse avrà un buon posizionamento sui motori di ricerca.
Per ovviare a questo fenomeno il buon operatore applicherà dunque la regola regina della SEO, vale a dire che ‘ogni pagina va ottimizzata per una determinata keyword‘. Va peraltro detto che una recente ricerca sul campo va in controtendenza affermando cioé che mediamente le singole pagine si posizionano per più parole chiave (cosiddetta longtail) e, giocoforza, se portano un buon contenuto, si possono posizionare più pagine per la stessa keyword.

Concludendo, un buon sito deve avere per ogni URL il suo canonical corretto per ridurre al minimo la possibilità di duplicazione e per preservare le risorse che produciamo.

“Specificare l’URL canonico in tutte le pagine, quindi, potrebbe essere considerata come una “tutela” contro gli errori e la negative SEO”.

Utilità di una sezione “glossario”

(mercoledì 28 febbraio)

Così come in un glossario così come lo intendiamo “nel’uso comune” sono definiti i termini chiave utili per meglio comprendere dei concetti riportati all’interno di un libro o un manuale, una materia di studio ecc., la sua esistenza strutturale può tornare utile anche a corredo di un sito web.

Prevedere l’aggiunta di un glossario all’interno di un sito è utile sia per aiutare le persone che si avvicinano a un determinato campo – quello che è poi la materia trattata dal progetto – a comprenderlo meglio, sia per aiutare “dal’altra parte”  i motori di ricerca ad “apprezzare” i collegamenti tra le pagine e i concetti contenuti. In altre parole, il glossario è uno strumento utile per la SEO perché:

  • permette di definire meglio il dominio semantico nel quale il sito web si colloca;
  • permette di collegare i contenuti di articoli e pagine con i principali concetti menzionati al loro interno.