Il canto gregoriano

Papa Gregorio Magno, alla fine del 6° secolo, riformò la liturgia della Chiesa romana e raccolse le melodie che da lui prendono il nome (“Antifonario”).

A partire dall’VIII secolo papa Gregorio IV/I impose ufficialmente il c. g. ij tutte le province del SRI; si diffuse così nelle abbazie e nei conventi; Solo Milano ebbe il permesso di continuare ad eseguire i canti ambrosiani, cioè quelli voluti da S.Ambrogio vescovo di questa città nel IV sec.

Il canto gregoriano è una preghiera cantata nella lingua latina ufficiale della liturgia romana. E’ un canto monodico. La monodia (dal termine greco composto di μόνος monos, «unico, solo» e ᾠδή ōdè, «canto») è una linea melodica singola che può essere cantata (o suonata) da uno o più esecutori insieme); il termine monodia si contrappone a quello di polifonia, parola che si riferisce alla musica eseguita a più voci che cantano simultaneamente – dal greco πολύς polǜs «molto, molteplice», e ϕωνή phōnè, «voce, suono» -) e della tradizione liturgica occidentale, e si contrapponeva a quello bizantino della Chiesa d’Oriente. Fu elaborato a partire dall’VIII secolo dalla fusione fra il canto romano antico e il canto gallicano nel contesto della rinascita carolingia.

Cantato ancor oggi, è riconosciuto come “canto proprio della liturgia romana“. Dall’inizio del Cristianesimo il canto rappresentava un momento molto importante e particolare di preghiera collettiva. Con tale termine ci si riferisce alla musica creata nel periodo che va dai primi anni di diffusione del Cristianesimo (313 d.C.) sino all’anno 1000 circa. Il nome deriva dal Benedettino Gregorio Magno (papa dal 590 al 604) il quale si impegnò ad accrescere il prestigio della chiesa nei confronti dei Longobardi. Fra le sue numerose riforme ci fu anche quella che riguardò il canto religioso: per dare maggiore unità alla chiesa si preoccupò di fondere i numerosi canti di preghiere che venivano usati e ordinò i canti sacri in un volume detto Antifonario.

Papa Gregorio impose ufficialmente il canto gregoriano in tutte le province del Sacro Romano Impero, diffondendosi in questo modo nelle abbazie e nei conventi. Il canto gregoriano non aveva finalità artistica, ma il solo scopo era quello  di unire i fedeli nella preghiera. Del canto monodico se ne distinguevano due forme: l’accentuse il concentus. Tipica della prima forma fu la salmodia, cioè il canto biblico; della seconda fu invece l’innodia, cioè il canto di inni anche questi su testi biblici (Alleluia). La teoria musicale si basò su scale che conservarono il nome delle antiche scale greche; si ebbero così una scala dorica, una frigia, una lidia e una misolidia. Vennero poi affiancate altre quattro a loro simili, dette:ipodoricaipofrigia, ipolidia ed ipomisolidia, definite invece plagali. Tutti insieme questi otto tipi di scale furono chiamati modi ecclesiastici e formarono il complesso della modalità gregoriana.

rif: www.wikipedia.org; www.digilander.libero.it

L’under 14 di Monceri-Muselli sbatte contro Cedrate

(domenica 17 marzo)

Dopo il “non proibitivo” dosaggio di partite e i continui rinvii per l’appuntamento da lì s venire, arrivo oggi a inanellare la 500ima presenza come arbitro ufficiale. Teatro proprio palestra del Centro Giovanile San Carlo di Varese la stessa dove nell’ottobre del 2009 diressi la mia prima gara come arbitro PGS.
Di fronte oggi la compagine ‘under 14’ locale di coach Monceri contro le coetanee di Atletico Cedrate accompagnate da Staiano come dirigente in panchina.
Partita ostica sulla carta vado pensando alla vigilia, e tale si è rivelata !
Al giro di boa nel girone VA06, entrambe scendono sul taraflex motivate e determinate a cercare punti preziosi per la propria classifica (la formazione locale è attualmente prima nel girone, a seguire Cedrate con le coinquiline Orago e Fagnano).
Formazioni abbastanza equilibrate quanto a preparazione e gioco e variegate quanto ad annate. Anche se la gara scorre (!) via facile, le locali nei momenti papabili tendono ad essere fallose (leggi rete).

Subito dopo i primi scambi per “testarsi” la partita di accende agonisticamente parlando: la squadra del gallaratese cambia marcia “alza l’asticella” impegnando le locali tutte, palla che se all’inizio viaggiava a fil di rete, con lo sviluppo del gioco (poco più di un’ora e mezza la durata della gara) viene giocata spesso alta non tanto per cogliere impreparate le avversarie quanto a testimoniare la grinta ora dell’una ora dell’altra squadra e l’intensità stessa delle dinamiche. Nulla da eccepire sulla qualità del gioco che impegna a più non posso entrambe le compagini su tutti i 18 metri del campo.
In tutti e quattro i set giocati pertanto ritmi serratissimi con le squadre che in ognuno procedono sostanzialmente a braccetto fino alla conclusione della prima rotazione (6-8 a 7-15 nel primo; nel successivo da 8-11 a 9-13; terzo parziale che dice da 18-11 a 23-14; quarto set da 18-9 a 20-17).

Archiviato Il terzo parziale, che sembrerebbe quello del riscatto per capitan Caputo e compagne per come la squadra sta conducendo (5-4, 11-5) per il finale 25-15, il quarto vuole essere la cartina tornasole delle effettive velleità per la squadra di Monceri-Muselli ma, dopo un buon avvio in cui rimangono e avanti per buona parte del set (5-4, 7-6, 11-9) le locali accusano un severo blackout in campo condito da banali quanto improvvide incertezze che consentono alla squadra gallaratese di rosicchiare un buon break (+8) e arrivare così a mettere in apprensione la retrovia locale. Da apprezzare in considerazione dell’età i ripetuti tentativi di attacco da seconda linea, pur non sempre a segno, delle giocatrici di casa, con Pedrini braccio-armato che si distingue anche da zona 1.

L’arbitro cerca sempre di fare del suo meglio dovendo gestire i 18 metri del campo di gioco, perciò orientando la sua attenzione sull’uno o l’altro campo se non focalizzando la sua attenzione sulla rete e le zone adiacenti. Deve riuscire cioè ad arrivare a valutare anche i “casi estremi” – ciò che fa un buon arbitro -, la qual cosa – è indubbio – si acquisisce sul campo. Frazioni di secondo in cui è chiamato a decidere su situazioni limite (palla dentro/fuori, toccata o no, ..). Errare è umano, ma ciò che fa più diventare tesi è, a prescindere dal contesto, il dissenso del pubblico. Mai – ripeto MAI – dare ascolto alle loro insinuazioni. Lecito invece – come a me capita sovente – “cristallizzare” un momento il gioco, rivedere l’azione da valutare e da lì proseguire. Comportamento forse non condivisibile perché può ritorcersi contro. Ecco, questa è una cosa che devo ancora imparare a gestire nonostante l’esperienza acquisita. Sovrappensiero ieri, ad esempio, mi sono voltato verso un genitore che polemizzava sulla decisione presa quasi interrogandolo.

Ma l’arbitro ha dalla sua che fintanto che non fischia l’azione successiva può tornare sui suoi passi ! ..

Odore, sapore di te

Azzurra lontananza.

Cosa rimane di te ? Salto effimero, ma guardando bene non posso rimanere indifferente a ciò che mi si pone.

Parole che si incrociano, si scambiano e si intersecano nella speranza che siano gradite e liete. A suggellare sguardi ricerca di sicurezza e complicità.

Azzurra lontananza.

Malinconica similitudine e tacito patto nella buonasorte di potersi incontrare e non inseguire congetture dei pensieri umani a suggellare fors’anche la bontà delle nostre attese.

Commistione di sguardi che si cercano e si trovano, e lasciano al loro passaggio un indescrivibile celestiale che sa e parla solo di te.

Folgore Bosto d’autorità contro Oratori Cardano

(sabato 9 marzo)

Impregno oggi a Bosto dove la formsazionre ‘under 16’ locale guidata oggi da Sgrò con Giadini vice affronta la compagine di Oratori Cardano al Campo. Tappa di avvicinamento alle 500 gare ufficiali per il sottoscritto !!
Risultato mai realmente in discussione per il sodalizio di casa e alle sue velleità di affermarsi, nonostante una “tentativo di ritorno” delle avversarie nel terzo set che mette in preallarme il sestetto di casa.
Squadre che si presentano ambiziose e determinate sul taraflex. Nel girone Va09 Folgore Bosto è chiamata a difendere la sua posizione nei piani alti dietro i fuggitivi San Carlo e la capolista I Gabbiani. La squadra della brughiera a cercare di dare una scossa alla sua classifica.
A scanso del risultato finale, perentorio e forse autorevole per Folgore Bosto (3 a 0), le due compagini si presentano comunque compatte e ben disposte in campo. A fare la differenza è verosimilmente la maggiore freschezza e .. malleabilità delle locali.
Dopo la simpatica e gradita dai presenti anteprima con la presentazione delle squadre e del direttore di gara.
Conquistata palla le locali partono subito bene e .. “col pedale abbassato” con Carnelli al servizio (5-0) che realizza importanti affondi cogliendo di sorpresa la retroguardia avversaria sbilanciata. Prologo sibillino perché nonostante la compattezza di Cardano la squadra di coach Chierico non riuscirà ad impensierire in questo parziale la formazione di Sgrò (8-4, 11-5, 16-12 al giro di boa). Buona fluidità e dinamica nel sestetto di casa, e solita buona prestazione dei suoi alfieri che “palla alla mano” non indugiano a piazzarla (finale 25-16).
Secondo set con la compagine della brughiera che vuol dire la sua ma il capitano al servizio spreca il “la”. Le due formazioni procedono poi a braccetto – non risparmiando colpi – fino alla rotazione (13-8 da 5-7; appezzabile prestazione di Fraschini che approfittando ancora di una seconda linea avversaria troppo alta riesce a realizzare preziosi aces). Ma è ora Anderlini per la squadra di Cardano a cercare di spronare compagne e parziale (18-17) ma il suo importante break non trova continuità (25-21).
E si va per il terzo, il quale non comincia positivamente per la squadra di casa con Fraschini ch4 manda in rete. Cardano non riesce però ad approfittarne mentre la corazzata di casa tenta un allungo prezioso (4-1) dando una prima svolta al parziale. E’ poi Manzoni che tenta di dare il “la” all’azione della squadra (10-5) ma Cardano riesce a rimettersi in carreggiata (10-10) e addirittura a mettere in apprensione le ragazze di Sgrò (11-13, 14-17). Folgore procede però “a testa alta” e realizza un importante break con Compri al servizio (19-18). Riscatto di Folgore che ritrova i giusti assetti di squadra e mostra gli artigli ora. Senonché la formazione della brughiera non abbassa la trsta (22-22). Ringalluzzite, partono ora per l’assalto finale ma la ripartenza si ferma con Franzosi che manda in rete.

Buona e vigile la conduzione di gara. Partita decisamente scorrevole: le squadre non si presentano fallose aldilà di qualche azione più evidente che non può passare inosservata. Io che rompo la … “sindrome dei cartellini” estraendone addirittura due (cartellino giallo) uno per squadra per ritardo di gioco.

San Carlo, under 16 sugli scudi

(domenica 3 marzo)

Sfida di livello oggi al Centro Giovanile San Carlo: di fronte il sodalizio under 16 locale contro la compagine di Induno Olona allenata da Mazzola. Non volevo perdermela, valutandone la rilevanza, a scapito degli impegni casalinghi (peccato, o forse per fortuna, mi sono poi dovuto ricredere) ! …

San Carlo all’inseguimento de I Gabbiani, con una partita giocata in più, al primo posto nel girone VA09.
Già dal riscaldamento ufficiale e dalla determinazione che si apprezza da ambo le parti viene da pensare ad un match “testa-a-testa”. Ma il riscontro sul campo sarà ben diverso.
Gara che testimonia di due sodalizi molto preparati, agonisticamente parlando, e difatti il gioco, da subito “di spessore”, si sviluppa su tutti i diciotto metri del campo da gioco ogni metacampo ed è molto dinamico con le locali che a più riprese tentano di cogliere di sorpresa la difesa blu azzurra (tanto da “confondere le idee” all’arbitro in alcune visualizzazioni di gioco) forzando pure dalla seconda linea: si potrebbe parlare forse di una “sfida da mille e una notte” !!
Una volta in campo, OSGB non sfigura quanto a tenacia e duttilità delle giocatrici nel primo set, per poi sgonfiarsi progressivamente nei successivi. Dall’altra parte, le locali mettono determinazione “e core” dall’inizio alla fine, pur spronate da coach Gaggini.
Pur conquistato il servizio, OSGB cede subito palla a San Carlo (2-1) ma è già con la rotazione successiva (con la regia di capitan Moccia al servizio) che si entra nel vivo dei giochi quanto a dinamiche e intensità di gioco. Si assiste ad un avvincente botta e risposta fra le due squadre che verosimilmente trova un indirizzo solo alla fine della prima rotazione (16-9 da 11-6) a suggello della continuità delle locali. Sorti che non mutano con lo sviluppo della seconda rotazione in cui San Carlo che verosimilmente domina approfittando di un calo di concentrazione delle avversarie ora “troppo larghe” pur dovendosi difendere da un impavido OSGB che non riesce però a “scardinare” la difesa locale (22-16) per il finale 25-18. Il secondo parziale è il più avvincente (a referto, 20′ come il primo) anche se, come anticipato, la squadra di Mazzola non riesce a .. risolvere mentre Citerio e compagne continuano a martellare letteralmente: belle dinamiche e gioco molto incentrato sui tre scambi da ambo le parti, ma l’andamento è scontato (25-8).
San Carlo ha verosimilmente paura di un possibile ritorno del sodalizio di Induno Olona ed è forse questa una chiave di lettura della gara.

E in effetti come dice il detto “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco !” ecco Induno tornare in campo per .. giocarsela. Innanzi ad un sestetto che non cede minimamente, le giocatrici di Induno si mostrano calme e costruttive: riescono così a rimontare un secco 4-0 iniziale (5-5), e poi a seguire break ridottissimi fino ad inizio seconda rotazione (14-11) che dà nuovamente il là alle locali per chiudere set e partita (25-19).

Direzione di gara tranquilla, abbastanza scorrevole pur rimarcando la necessaria presenza arbitrale e visione a 360° sul campo. Pochissime le azioni da sanzionare (anche se avrei potuto osare di più, ma non era il caso !). Denoto poi come sia innegabile per l’arbitro il contino allenamento sulle diverse categorie per riuscire a focalizzare poi gesti atletici da ritenere fallosi e non invece rimanere vittima dell’incertezza.

.. E siamo a 498 !!

A Varese per uno scontro fra titani

(lunedì 26 febbraio)

Siamo ancora alle primissime giornate del campionato primaverile delle PGS ma quella che ho arbitrato oggi è stata un gara senz’altro altisonante (come da aspettative) e combattuta da ambo le parti. Varese, scuola Silvio Pellico, categoria under 13; di scena la squadra locale di Elpis contro la formazione di Olimpia Pernate.

Oramai conosco bene – con piacere – il sodalizio delle ‘Pulci’ di Elpis e la caratura, l’estro delle giovani atlete. Diversamente, nulla so sulle avversarie. Si può suggellare allora la gara come un ‘Derby del Ticino‘, dal momento che Pernate si trova sulla sponda piemontese.
Ritmi serrati e bel gioco sciorinato dal primo all’ultimo set con le due squadre che giocano una buona pallavolo in considerazione del “livello tecnico” della categoria.
Con lo sviluppo del gioco emergono però velleità o leggerezze da ambedue le parti (leggi “falli”) che a rigor di regolamento non possono passare inosservate all’arbitro nonostante il disappunto di panchina e giocatrici (aria interrogativa).
Partita piacevole con continui finanche rocamboleschi capovolgimenti di fronte e recuperi della palla in situazioni estreme. A scanso della giovinezza le due formazioni non lesinano molto a … giocare alta la palla.
Se i primi due set Elpis e Olimpia tentano vicendevolmente di imporsi sfoggiando il meglio del loro gioco (il primo è appannaggio delle locali 17 a 12, il secondo “più complicato” vede Pernate pareggiare i conti 11 a 17), col terzo parziale le locali fanno la voce grossa approfittando di un improvviso quanto inaspettato black-out nelle fila del sodalizio piemontese. Il parziale vede ancora la squadra di Tanco imporsi, stavolta in larga misura (17-9).
Ultimi due quasi interminabili (posso testimoniare che nel corso del quarto solo guardando il parziale nell’intervallo del timeout chiesto da Pernate capisco perché mi sembrasse interminabile – 15-15 -), mentre nell’ultimo la squadra di casa mette una mano sul malloppo ma dopo l’altalena degli ultimi cambi palla le ospiti ad imporsi, che nel frattempo rivitalizzate hanno ritrovato lucidità e il grip giusto per “fare la differenza”, 15 a 17.

Etoile filante

Cadeau généraux le Destin m’a donné.

Si loins néanmoins tu est rentrée avec une favourable intimidation dans ma vie. Etoile parvue dans la nuit de mon ciel. Sincerité et complicité se sont retrouvées là et ont réjoui.

Maintenant tu envahi mes pensées Mes nuites, ma journée, comme l’un des plus beaux plaisirs qu’on puisse avoir ! lesquels peuvent enivrer.

A la facon d’une papillon qui va fleur en fleurs ainsi d’avoir tout.

Soleil de vie toi, et joie l’avoir connue.

Per OSGB prove di .. volo con I Gabbiani

(domenica 18 febbraio)

Oggi buon ‘test’ il secondo impegno stagionale a Induno Olona: categoria under 16, di fronte la formazione locale di OSGB opposta alle coetanee della compagine novarese de I Gabbiani.
Giunto sul campo ritrovo l’amica Benedetta alla guida del sodalizio di casa. Dalle distinte noto che la squadra de I Gabbiani è ‘fuori classifica’ presentando nella propria rosa un ‘2007’; squadra di casa invece relativamente giovane. Dal riscaldamento emerge, ed è poi quanto si vedrà in partita, OSGB orientata ad un gioco maggiormente organico, I Gabbiani puntare su palle lunghe (e questi saranno i punti di forza che si apprezzeranno !).
Approccio alla gara: formazioni aggressive e .. solide, ambedue dalle ambizioni già alte in questa tornata dei campionati PGS, ma la partita non offre grossi spunti tecnici almeno nei primi due set nei quali palesemente le due squadre “si stuzzicano”, dapprima appannaggio di OSGB poi I Gabbiani trovano l’alchimia giusta e impongono il proprio gioco, ancorché asfissiante … Primi due set sostanzialmente antitetici, con la formazione di casa che riesce a “stordire” le avversarie incapaci di trovare il giusto assetto sul rettangolo di gioco non riuscendo ad essere convincenti nel primo (15-7, 17-10) e al contrario un secondo parziale in cui pur partite in sordina le ragazze di Pozzan mettono la quinta e con una buona rotazione con il capitano in battuta annichiliscono la retroguardia di OSGB inermi (15-25).

Ritmi sempre serrati ora, formazioni che si inseguono punto a punto, ma la squadra dell’OltrePo comincia a trovare le giuste sinergie e dinamiche per far girare la palla… Le ragazze di Mazzola avvertono questo cambiamento e verosimilmente non abbassano la guardia (6-3) ma le avversarie rispondono alla pari e mettono la freccia (13-16) quando asd inizio di seconda rotazione intensificano il gioco dai nove metri confidando in validi “bracci armati” (numero 33 in particolare) per il 21-25 finale, mentre dall’altra parte le ragazze di OSGB pasticciano su palle innocue e gestibili. Set successivo incerto fino ad inizio seconda rotazione (12-11), quando dal capitano e dal numero 25 in battuta (battute al full di cotone !!) arriva il La per la formazione de I Gabbiani mentre non si risolve l’empasse di Induno che, pur cresciute raggiunta la doppia cifra e portato il parziale ai vantaggi, cedono, complice anche una vistosa accompagnata che a giudizio non poteva passare inosservata, il set 24-26.

Oggi dunque una buona prova utile – dicevo – per saggiare la mia preparazione in una categoria in cui “la fermezza” conta: e i risultati li posso apprezzare. E infatti, salito sul trespolo con la solita determinazione, mantengo alta l’asticella dell’attenzione sulle dinamiche di gioco, con particolare attenzione a quelli che possono essere i falli più comuni su tutti quelli di seconda linea e le invasioni) e placo gli animi in campo – squadre comunque non particolarmente fallose – richiamando in un certo senso ambo le parti ad un “rispetto delle regole” (qualche esagerazione ? non penso) nei primi set, mentre nella parte finale della gara mi limito a gestire le dinamiche.

Elogio della fiducia

Tra i valori relazionali, da ricercare in una persona e di basilare importanza per poter stabilire un rapporto che si vuole stabile è la fiducia (confiance in francese; trust in inglese; confianza in spagnolo: Vertrauen in tedesco). Talento oggi quasi di poco conto o spesso sottinteso (il “dare per scontato’ certe cose è spesso un’arma a doppio taglio, e qui può assumere sfaccettature .. disattese per il legame), che ad un certo punto “l’altro” richiede in chi gli sta di fronte. Esigere fiducia reciproca per potersi fidare ciecamente di chi si ha di fronte, e a prescindere dal rapporto esistente.

Valore che non si riduce a qualcosa di “astratto” ma che si deve propagare nel tempo per preservare il legame stesso che si è creato. Una qualità ricercata e richiesta soprattutto in un legame che vuole tenere unite due persone, quindi irrinunciabile (e interdipendente) per lo stesso.

Valore non facile da ritrovare e tantomeno concedere: legato strettamente per ciò a un altro valore imprescindibile che va sotto il nome di complicità.
Complicità forse è poi lo step successivo alla fiducia, ed esso quando sussiste … apre molte porte !

“Cari i miei pischelli”

– I figli che non ho mai avuto –

Titolo un po’ frivolo, parrebbe poco serio ma volutamente giocoso, ma che racchiude un preciso quanto sottile (e “prezioso” per me) significato.

Una riflessione che nasce semplicemente dalle mie sensazioni ed emozioni.

Da alcuni anni, svolgo un lavoro che mi porta ad essere in contatto con bambini e ragazzi: ciò che a pensarci, “relazionarsi” con i giovani, mi è sempre piaciuto, fa quasi parte del mio DNA: arrivo così ad apprezzare il mio attuale ruolo di collaboratore scolastico.
Cosa non sempre scontata, si può respirare una bella atmosfera in una scuola (“da sapere” costruirsi) che quest’anno ho raggiunto complice il buon rapporto anche con il personale docente oltre che con i ragazzi, alcuni dei quali conosco se non addirittura figli di miei amici.

Tralasciando altre realtà in cui mi metto in gioco, è qua che largamente manifesto la mia sensibilità per i fanciulli, sulla falsariga del ‘Buon padre di famiglia’ riversando forse quel ‘qualcosa’ che mi realizzerebbe.

Proprio la tendenza insita di mantenere questo tipo di legame consente a chiunque di alimentarlo. Del resto, è il fanciullino che è in noi (cit. Pascoli) che tenta di ‘farsi strada’ ed emergere, alla stregua della nostra età e .. storia.

Per ciò si aggiunga che la capacità di dialogare anche in maniera empatica con loro e l’essere disponibili con i professori sono secondo me punti fermi per una gratificazione del “fu” bidello.

Riuscire a mantenere un rapporto di questo tipo anche quando si è adulti, quando “si passa alla maggiore età”, è importante e funzionale e alimenta comunque la crescita del proprio io; non cristallizza cioè la persona a quello che è ma crea una sorta di continuità con la sua giovinezza … i ricordi.

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