Nonostante il meteo abbia lasciato in forse lo svolgersi dell’esperienza fino al primo pomeriggio, anche quest’anno si è ripetuta la radizionale fiaccolata che gli amici di Cavona organizzano in occasione dei festeggiamenti della Madonna di Settmbre, alla quale è dedicata la chiesa locale.
Rimanendo conformi a quella che è la “filosofia” dell’evento, quest’anno la partenza è fissata dalla parrochhia di Marzio dove ad attenderci è il parroco preposto (nonché ultracentenario) don Luigi che ci saluta dal balcone della sua abitazione con la benedizione alla nostra marcia.
Da qui ha inizio l’avventura 2015 per il cospicuo gruppo di giovani che si è ritrovato per dare vita alla staffetta. Dopo aver percorso il tratto di risalita dalla parrocchiale alla strada principale in gruppo, da qui ci si avvicenda per portare la fiaccola precedentemente accesa.
Il percorso da coprire perlomeno fino al punto di ritrovo con i bambini e il nostro don Gianluigi è pressocché in discesa e verosimilmente non molto distante sicché l’ansia e le titubanze per quanti si é decisamente si diradano (bene !!).
Raggiunta così Ferrera ecco ad attenderci il nostro parroco e alcuni bambini con i quali, percorrendo dapprima un tratto di ciclabile e poi la strada interna che parte da Rancio Valcuvia, raggiungere la comunità festante di Cavona per l’accensione della Fiamma e l’ingresso in Santa Casa.10411043_680752535394577_2107051176261545647_n

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Emergenza migranti: 40 cose da sapere

(martedì 1 settembre)

 

Emergenza migranti: 40 cose da sapere
Migranti in arrivo in Sicilia 

Domande & risposte / Cie, Cara, Profughi, Dublino, Diritto d’asilo. Costi, procedure, tempi. E poi cosa fanno gli immigrati in Italia. In queste 40 domande e risposte tutti i punti da tenere presenti quando si parla del problema migranti.

di V14 centri di accoglienza (Cpsa, Cda, Cara)

  • 5 centri di identificazione ed espulsione (Cie)
  • 1.861 strutture temporanee
  • 430 progetti del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar)

Quest’ultimo, istituito dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale, è affidato all’Anci (l’associazione dei comuni italiani).

Che cosa è un Cpsa?
In questi Centri di primo soccorso e accoglienza (è il caso di Lampedusa) i migranti appena sbarcati ricevono le prime cure mediche necessarie, vengono fotosegnalati, possono richiedere la protezione internazionale. Successivamente, a seconda della loro condizione, vengono trasferiti nelle altre tipologie di centri (Cie, Cda o Cara).

Cosa sono i Cda e i Cara?
I centri di accoglienza (Cda) garantiscono la prima accoglienza allo straniero rintracciato sul territorio nazionale per il tempo necessario alla sua identificazione.
Lo straniero che richiede la protezione internazionale viene inviato nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara).

A cosa servono i Cie?
Gli stranieri giunti in modo irregolare in Italia che non fanno richiesta di protezione internazionale sono trattenuti nei centri di identificazione ed espulsione (Cie). A differenza degli altri centri qui sono reclusi e non possono liberamente uscire.

Quanto rimane in media uno straniero irregolare in un Cie?
Nel 2014 i tempi medi di permanenza nei vari Cie sono stati i seguenti: 55 giorni nel Cie di Bari; 24 giorni nel Cie di Caltanissetta; 32 giorni nei Cie di Roma e di Torino; 50 giorni nel Cie di Trapani Milo.

Cosa è la rete Sprar?
Lo Sprar dispone di una rete di centri di “seconda accoglienza”: in principio non sarebbe finalizzato (come i Cda o i Cara) a un’assistenza immediata di chi arriva in Italia, ma all’integrazione di soggetti già titolari di una forma di protezione internazionale. Oggi però anche lo Sprar fa la prima accoglienza: dopo l’emergenza Nord Africa e l’aumento dei flussi migratori infatti il ministero dell’Interno ha cominciato a trasferire i richiedenti asilo appena arrivati direttamente nello Sprar, senza passare per i Cara sovraffollati.

Quali sono i centri in Italia?

  • Centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa): Agrigento – Lampedusa, Cagliari – Elmas, Lecce – Otranto, Ragusa – Pozzallo
  • Centri di accoglienza (Cda) e i centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara): Gorizia – Gradisca d’Isonzo, Ancona – Arcevia , Roma – Castelnuovo di Porto, Foggia – Borgo Mezzanone, Bari – Palese, Brindisi – Restinco, Lecce – Don Tonino Bello, Crotone – Loc. S. Anna, Catania – Mineo, Ragusa – Pozzallo, Caltanissetta – Contrada Pian del Lago, Agrigento – Lampedusa, Trapani – Salina Grande, Cagliari – Elmas
  • Centri di identificazione ed espulsione (Cie): Torino, Roma, Bari, Trapani, Caltanissetta

Quali sono le differenze tra Mare nostrum e Triton? 

  • Mare nostrum è stata un’operazione militare e umanitaria italiana partita il 18 ottobre 2013 col lo scopo di garantire la salvaguardia della vita in mare.
  • Triton è invece un’operazione condotta da Frontex, l’agenzia europea di controllo delle frontiere, alla quale partecipano 29 Paesi.
    A differenza di Mare nostrum prevede il controllo delle acque internazionali solamente entro le 30 miglia dalle coste italiane.

– COSTI E FINANZIAMENTI PER L’ACCOGLIENZA –

Quali sono i costi dell’accoglienza?
Nel 2014 per l’accoglienza l’Italia ha speso 628 milioni di euro. Nel 2015 se ne prevedono 800.

Qual è il costo pro-capite per rifugiato?
Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno.

L’Unione Europea partecipa alle spese per la gestione dei migranti?
La Commissione europea ha recentemente stanziato 2,4 miliardi di euro per i prossimi sei anni. La fetta più rilevante, circa 560 milioni, è riservata all’Italia.

– I NUMERI DELL’EMERGENZA –

Quanti sono i migranti accolti oggi in Italia?
Il sistema d’accoglienza attualmente ospita 93.608 profughi, tra centri governativi e strutture temporanee regionali.

Chi sono i migranti che arrivano sulle nostre coste?
Finora, nel 2015, sono per lo più eritrei (29.019), nigeriani (13.788), somali (8.559), sudanesi (6.745) e siriani (6.324). Dunque in gran parte migranti che hanno diritto a una qualche forma di protezione internazionale.

Come sono distribuiti oggi i migranti accolti in Italia?
Ecco le prime 10 regioni con le percentuali dei migranti accolti sul totale: Sicilia 16%, Lombardia 13%, Lazio 9%, Campania 8%, Piemonte 7%, Veneto 7%, Puglia 6%, Toscana 6%, Emilia-Romagna 6%, Calabria 5%.

L’Italia ospita troppi rifugiati?
“Il numero di rifugiati accolti dall’Italia rimane modesto se comparato a quello di altri Paesi in Europa e nel mondo  –  spiega l’Unhcr  –   in media, infatti, l’Italia accoglie un rifugiato ogni mille persone, ben al di sotto della Svezia (con più di 11 rifugiati ogni mille) e della Francia (3,5 ogni mille). Per non parlare di casi limite: in Medio Oriente il Libano, al confine con la Siria, ospita circa 1,2 milioni di rifugiati, pari a un quarto della popolazione del Paese”.

– LE PAROLE DELL’EMERGENZA –

Cos’è un rifugiato?
Lo straniero, che dimostri un fondato timore di subire nel proprio Paese una persecuzione personale ai sensi della Convenzione di Ginevra, può ottenere questo tipo di protezione. Ai sensi dell’articolo 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 è rifugiato “chi temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di siffatti avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”.

Chi sono i minori stranieri non accompagnati?
Per minore straniero non accompagnato si intende il minorenne che non ha cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione europea. In tal caso si applicano le norme previste in generale dalla legge italiana in materia di assistenza e protezione dei minori.  I minori stranieri non possono essere espulsi, tranne che per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato.

Che differenza c’è tra migrante, profugo, rifugiato?

  • Profugo è un termine generico che indica chi lascia il proprio Paese a causa di guerre o catastrofi naturali.
  • Rifugiato è colui al quale è stato riconosciuto lo status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra del 1951.
  • Un migrante è colui che sceglie di lasciare volontariamente il proprio Paese d’origine per cercare un lavoro e migliori condizioni economiche.
    Contrariamente al rifugiato, può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza.

– LA GESTIONE DEI MIGRANTI –

Quanto tempo ci vuole ad analizzare una domanda d’asilo?
Secondo la Guida pratica a cura del sistema SPRAR, le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale devono svolgere l’audizione per il riconoscimento dell’asilo entro 30 giorni dalla presentazione della domanda e decidere nei successivi tre giorni. Tuttavia, stando alla stima della banca dati SPRAR, il periodo di attesa mediamente si aggira attorno ai 12 mesi.

Quante sono le commissioni territoriali?
Le Commissioni territoriali sono dieci, oltre alla Commissione Nazionale che ha compiti essenzialmente di indirizzo e coordinamento.

In quanti casi viene concesso lo status di rifugiato?
Mediamente nei paesi Ue nel 2014 è stato accolto il 44,7% delle domande d’asilo esaminate. In Italia, il 58,5%.

Cosa succede nel frattempo?
Il diritto internazionale impone a ciascun Paese l’accoglienza dei richiedenti asilo fino all’accertamento  –  o al diniego  –  dello status di rifugiato. Nel caso italiano, la lunghezza dei tempi di valutazione delle richieste è uno dei punti critici, con effetti diretti sui tempi di permanenza nei centri di accoglienza anche per chi non avrebbe diritto alla protezione.

Cosa succede ai migranti a cui viene negato?
Contro le decisioni della Commissione territoriale si può ricorrere entro 15 giorni al Tribunale. Il Tribunale decide nel merito entro tre mesi con sentenza.

Se il tribunale nega lo status di rifugiato, cosa succede al migrante?
Una volta divenuta esecutiva la decisione, scatta l’espulsione dello straniero.

Come funziona l’espulsione? Chi paga?
L’espulsione, solitamente via aereo, è a carico dello Stato. I costi? Alti. Per ogni cittadino straniero rimpatriato, lo Stato italiano paga cinque biglietti aerei: quello dello straniero e quelli di andata e ritorno per i due agenti che lo scortano.

– LE LEGGI ITALIANE E LE NORME UE –

Esiste il reato di clandestinità?
Il reato di clandestinità non è ancora stato abolito. Secondo quanto si apprende da fonti di palazzo Chigi, il governo non ha ancora esercitato la delega contenuta nella legge n.67 del 2014 che affidava all’esecutivo il compito di abolire il reato di clandestinità introdotto nell’ordinamento dalla Lega nel 2009.

Come funziona oggi l’asilo in Europa?
Nonostante le sollecitazioni della Commissione europea per introdurre un diritto comune d’asilo, la norma oggi è il fai-da-te. È quanto fotografa una ricerca realizzata dalla Fondazione Leone Moressa con il sostegno di Open Society Foundation. Partiamo dai numeri: nei Paesi Ue nel 2014 è stato accolto il 44,7% delle domande esaminate. Percentuale che varia molto da Stato a Stato: si passa dal 9,4% in Ungheria al 76,6% in Svezia. Ma quello che colpisce di più è altro: anche per le medesime nazionalità si riscontrano risultati diversi. A cominciare dai siriani (122mila richiedenti asilo in Europa nel 2014): le loro domande hanno percentuali di accoglimento molto alte in Svezia (99,8%), Francia (95,6%) e Germania (93,6%). Ben più basse in Ungheria (69,2%) e Italia (64,3%).

Cos’è il regolamento di Dublino? 
Il regolamento di Dublino III sul diritto d’asilo, in vigore dal primo gennaio 2014, stabilisce che “una domanda d’asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III” del regolamento stesso. Salvo eccezioni, si tratta dello Stato in cui il richiedente asilo ha fatto il primo ingresso nell’Unione europea.

Cosa prevede l’agenda Junker?
Approvata a maggio scorso prevede (tra le altre cose) di distribuire i rifugiati fra gli Stati membri, in situazioni di emergenza, secondo una ripartizione che tiene conto di quattro parametri: popolazione complessiva, Pil, tasso di disoccupazione e rifugiati già accolti sul territorio nazionale.

– L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA –

Quanti sono oggi gli immigrati in Italia?
Alla luce delle stime Istat per inizio 2015, gli stranieri residenti in Italia arrivino a quota 5 milioni 73mila, rappresentando l’8,3% della popolazione totale.

Chi sono i “nuovi italiani”?
Guardando alle nazionalità, si conferma la netta prevalenza di quella romena (22%), seguita da albanese (10,1%) e marocchina (9,2%).

Dove vivono gli immigrati?
Entrando nel dettaglio delle presenze territoriali, in tre regioni del Nord e una del Centro è concentrato il 57% dell’intera popolazione straniera: si tratta di Lombardia (22,9%), Lazio (12,5%), Emilia-Romagna (10,9%) e Veneto (10,5%).

Cosa fanno i migranti?
Sono impiegati nel settore dei servizi alla persona (39,3% sul totale degli occupati nel settore), degli alberghi e ristoranti (19,2%), delle costruzioni (18,0%), dell’agricoltura (17,1%), dell’industria in senso stretto (10,5%) e del trasporto (10,3%).

Quanti vanno a scuola?
Nell’anno scolastico 2013/2014, gli alunni stranieri nelle scuole italiane sono 802.785 (di cui 415.182 nati in Italia), che corrisponde a un aumento, rispetto all’anno scolastico precedente, del 2,1%.

Quanti sono cittadini italiani?
Sempre più cittadini: le acquisizioni di cittadinanza nel 2012 sono aumentate rispetto all’anno precedente del 16,4% (65.383). Le province con il maggior numero di acquisizioni sono Milano, Roma, Brescia, Torino e Vicenza.

Come si acquisisce la cittadinanza italiana?

  • Per matrimonio: dopo due anni di convivenza e residenza legale in Italia successivi al matrimonio.
  • Per naturalizzazione: se si risiede legalmente in Italia per 10 anni.
  • Se nato in territorio italiano da genitori stranieri: risiedendo legalmente e ininterrottamente dalla nascita fino al raggiungimento della maggiore età.

Qual è il peso dei migranti sulla criminalità?
Dal 2000 al 2011, le denunce nei confronti di stranieri sono aumentate di ben il 339,7%, passando da 64.479 a 283.508, mentre il corrispondente aumento dei detenuti si riduce al 55,1% (da 15.582 a 24.174). Ma attenzione: “Riconsiderando l’aumento degli ingressi in carcere degli stranieri  – si legge sul rapporto Caritas e Migrantes  –  questi dipendono per lo più dalla loro permanenza in Italia senza permesso di soggiorno e dalla non ottemperanza al decreto di espulsione da parte dei giudici, punita con una pena detentiva da uno a 5 anni”.

Gli immigrati sono un peso per l’Italia?
Stando alla Fondazione Leone Moressa, il bilancio tra tasse pagate dagli immigrati (gettito fiscale e contributi previdenziali) e spesa pubblica per l’immigrazione (welfare, politiche di accoglienza e integrazione, contrasto all’immigrazione irregolare) è in attivo di +3,9 miliardi di euro.

Qual è il contributo dei migranti all’economia del Paese?
Il Pil creato ogni anno dai lavoratori stranieri ammonta a 123 miliardi di euro, pari all’8,8% del totale nazionale. Quasi il 50% è prodotto nel settore dei servizi.

(tratto da www.repubblica.it, articolo di Vladimiro Polchi)

Noi e i rifugiati

(lunedì 24 agosto)

La realtà dei rifugiati o dei migranti non è più un’emergenza, è una condizione di questa fase storica che coinvolge in modo diretto l’Europa. Iniziamo a progettare anziché aver paura.

Emigranti

Che ci piaccia o meno fa poca differenza. La realtà dei rifugiati o dei migranti non è più un’emergenza, è una condizione di questa fase storica che coinvolge in modo diretto l’Europa. C’è anche da credere che durerà a lungo perché sono anni che i conflitti a due passi da casa nostra non trovano soluzione. Solo in Siria sono morte 250mila persone e metà del paese è distrutto. Per non parlare dell’Iraq, della Libia e di tante altre comunità.

Chi può scappa da quelle terre. Scappa dalla paura, dalla violenza, dall’idea che nulla potrà cambiare in tempi brevi. Non è la povertà, e nemmeno chissà quale speranza di avanzamento sociale o economico a far affrontare i rischi di un’odissea spesso drammatica.

Ci vorrà tempo e tanta volontà per cambiare l’attuale scenario geopolitico. Il mondo è diventato complesso e per di più molto interconnesso. Le persone reagiscono come possono e chi viveva nelle zone dei conflitti prova a scappare.

Questa è la loro situazione. La nostra è ben differente. Possiamo così gridare, possiamo così sperare che non ci riguardi, possiamo così continuare a dire “prima vengono gli italiani”. Intanto ogni giorno arrivano migliaia di uomini, donne e bambini. A nessuno piace questa situazione. Nessuno resta tranquillo di fronte a questa tragedia, ma pensare di vederla risolta solo grazie al fatto che se ne occuperà qualcun altro, non solo è inutile, ma è anche disumano.

Ci riguarda tutti. Riguarda tutto il nostro continente e le nazioni che lo compongono, e l’Europa se ne dovrà far sempre più carico. Intanto però resta la domanda su cosa fare noi.

E allora forse non è meglio guardare a questa nuova realtà con occhi diversi? Non è forse meglio cercare soluzioni che non fondino le proprie radici nell’emergenza, ma in una progettualità che riguardi in modo più serio le persone in stato di bisogno? È mai possibile che dobbiamo assistere quotidianamente a comunità che si ribellano al fatto che arrivino i “profughi” a casa loro?

Chi specula su questa crisi per meri calcoli di bottega farà i conti con la storia oltre che con la propria coscienza.
Per un momento proviamo anche a lasciar fuori dalla porta i valori che dovrebbero caratterizzare la nostra civiltà. Si fa un po’ fatica per la verità perché verrebbe facile citare il vangelo di Matteo quando nel giorno del giudizio finale Dio giudicherà solo dai gesti d’amore per il proprio prossimo, “io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.

Oggi, qui, in casa nostra, far questo significa mettere in campo energie e risorse pensando a progetti che valorizzino le vite umane e non le vivano solo come emergenze da risolvere da un’altra parte.

Perché non iniziamo a pensare a piccoli progetti che permettano un inserimento meno problematico dei rifugiati? Questo è possibile se ognuno si mettesse a fare la propria parte con responsabilità. La politica ha il compito di trovare soluzione, ma anche ascoltare e progettare con le comunità. Gli amministratori potrebbero pensare spazi, ma soprattutto occupazioni socialmente utili. I cittadini farsi parte di questi processi in modo attivo provando a conoscere prima di giudicare e basta.

Sono proprio le lenti e le luci che usiamo a permettere di guardare in modo diverso la vita, tanto più se quel che dobbiamo vedere ci piace poco e magari ci fa anche un po’ paura. Proviamo a spostare l’angolo e magari scopriremo che la presenza di piccole comunità di rifugiati dentro comunità più grandi non sono poi un grande problema, ma anzi potrebbero diventar opportunità per migliorare anche la nostra vita di tutti i giorni. Sul lago d’Iseo Legambiente ha gestito un progetto per tener pulite le rive del lago. In giro per l’Italia ci sono altre esperienze positive. Costruiamo percorsi simili. Ci vorrà lo sforzo di tutti, ma si può riuscire.

Che umanità è quella che vorrebbe voltarsi da un’altra parte di fronte al dramma dei propri fratelli vicini?

Lo Stato deve fare una parte importante, ma possiamo iniziare anche nel nostro piccolo a costruire anziché far passare solo la paura. Noi siamo fortunati a vivere in Italia. È un paese meraviglioso e ricco di tutto, anche quando sembra che tutto vada male. Molta della bellezza che abbiamo però non è nostro frutto diretto, c’è stata lasciata in eredità. Questo vale anche per la pace, che è la condizione più importante per una vita serena.Possiamo restituire parte di questa grande fortuna senza dover rinunciare a quasi niente. Farlo non è solo un gesto buono, ma è un gesto che conviene a tutti.

(tratto da www.varesenews.it, editoriale lunedì 24 agosto)

Appuntamento alla ‘Spingi Corri Pedala’

(domenica 19 luglio)

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Rimasta in sospeso fino agli ultimissimmi giorni per lo svolgimento in contemporanea di una gara di rilevanza in quei di Somma Lombardo che ne condionava la partecipazione, come tradizione anche quest’anno nel contesto della ‘Festa della Polenta’ di Cuveglio si è svolta la ‘SpingiCorriPedala’ manifestazione sportiva “sentita” e comunque significativa gara a staffetta handbyke-podista-ciclista che costituisce quasi un ponte con la StracHascine di Albizzate della sera precedente.
La manifestazione spegne quest’anno le 25 cadeline, e gli oganizzatori hanno sperato fino all’ultimo di poter dar vita all’edizione d’ARGENTO ! …
Proprio per quanto sopra detto, al via 10 staffette che poco dopo le 9.20 dopo il sorteggio delle terne si sono date battaglia sul percorso oramai collaudato che prevede per gli kandbikers l’attraversamento dell’arteria principale di Cuveglio da località S. Maria fino alle porte del paese provenendo dalla direzzione opposta, quindi in direzione di Cuvio per raggiungere tramite la strada interna il paese di Cavona, quindi giù verso il lago d’Oro per poi risalire verso l’arteria principale per gli ultimi 400 metri che conducono alla zona-passaggio testimone (7,2 km.); cambio dunque per i podisti e poi le mountain bikes sull’identico percorso (da effettuare rispettivamente una volta – poco meno di 4,6 km – e due volte) che ridiscende per tramite del bosco retrostante la baita sulla ciclabile, proponendo successivamente l’ascesa alla frazione e quindi la ridiscesa verso la medesima ciclabile, e infine affrontare uno strappetto tagliagambe che riporta al punto iniziale.

Se nei primi anni per quanto riguarda la frazione dei podisti il coinvolgimento era perlopiù rivolto a due gruppi della zona, dalle edizioni più recenti “si apre” a coinvolgere pure degli “esterni” …… e le adesioni arrivano, tnto che gli interessati sposano da subito a causa e condividono appieno lo spirito della manifestazione confidando di poter tornare per l’edizione successiva !! ..

Un credo fondato e pienamente condiviso oltre che dall’associazione Polha di Varese, dall’amministrazione locale a patrocinio della manifestazione e dalla proloco di Cuveglio nei suoi vari collaboratori che da sempre si dimostra sensibile e attenta ad ogni dettaglio organizzativo.
Come consuetudine, la mattinata prosegue con le premiazioni di rito e per chi vuole la possibilità di fermarsi presso il parco sotto i tendoni allestiti per un momento di condivisione e allegria.

 

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Metti .. Una sera di fine Grest

(venerdì 3 luglio)

Stasera, come da doversi anni a questa parte, si è conclusa l’esperienza estiva del Grest (GRuppo d’intrattenimento ESTivo) del nostro oratorio.
Un “ponte” lungo tre settimane che, iniziando a ridosso della chiusura delle scuole (quindi da metà giugno) fino ai primi giorni del mese di luglio, rappresenta un periodo di aggregazione, svago e condivisione per i bambini e ragazzi delle parrocchie della nostra comunità.
Se come detto prima il bacino d’utenza sono anzitutto i bambini dei nostri paesi dall’altra parte si contrappone la necessità (irrinunciabile) di avere un gruppo di validi animatori e volontari, per i quali è previsto un apposito momento di formazione (ai miei tempi non c’era!!); ciò realizza quanto altrove nei miei articoli ho richiamato la possibilità di METTERSI IN GIOCO aperta a tutti.

Ecco allora con un occhio distaccato ho partecipato alla messa liturgica con cui appunto si è concluso anche questo ciclo: tanti qui i bambini delle diverse squadre presenti con chi li ha seguiti in queste settimane e, a suggellare l’impegno di tutti, è stato portato sull’altare un intreccio dei nastri delle squadre (giallo, rosso, blu, verde) più un “atipico” nero a simboleggiare il gruppo degli animatori/volontari che si sono affiancati in quest’esperienza.

La serata, la sola celebrazione eucaristica, mi ha fatto riaffiorare i ricordi di anni fa quando ero dall’altra parte della “barricata”, quando anch’io ero animatore attivo in questo contesto: e quindi, l’incontro con i più piccoli, i pomeriggi passati con loro, le responsabilità assunte, … le belle passeggiate, le soddisfazioni, i giochi, …

Tutto però che si riconduce in Lui, a modello di una impronta salesiana.

THE ONE – il primo contratto

 

LUGLIO 2012.

L’anno scorso, terminati dei corsi presso una scuola di Milano che ho voluto frequentare per specializzarmi (!!) nel settore Web, inseguendo – non lo nego – una mia passione che – allora non ancora ben definita – mi portavo avanti dai tempi delle scuole medie, quando feci il primo approccio con il mondo del computer con  il Commodore 64 pietra miliare degli anni fine Ottanta-Novanta: già allora ricordo con piacere come mi divertivo a spadroneggiarci, a fare del manuale una sorta di bibbia, ai semplici programmi, anche un pò “di nicchia”, che sviluppavo …

Così, già allora avrei potuto intraprendere questa nuova avventura, entrare ‘a tutti gli effetti’ nel mondo del Web ! .. Ma ho deciso di ‘ attendere ‘alla finestra’ qualche possibile proposta, tentennando dunque su una possibile soluzione ‘fai-da-te’,  che magari potesse rispondere anche alla mia nuova preparazione ….

 

GIUGNO 2013.

Lo scorso 18 maggio ho fatto tre anni a casa dal lavoro !! ‘QUA BISOGNA INVENTARSI QUALCOSA !!’. Quante volte in questi ultimi anni anche con gli amici si è arrivati a questa conclusione !! Motto forse banale ma ricorrente in questo periodo ! …..

 

Giugno è stato forse ‘l’ago della bilancia’ di una situazione generale (su scala ‘macro’) che involveva anziché andare a migliorare, anche a seguito di una bella esperienza vissuta sempre sullo sfondo del Web, ‘spronato’ dal mio amico Roberto Di Prima: una scelta non semplice perché tra l’altro l’incontro si svolge nello stesso weekend in cui si svolgono le finali provinciali di pallavolo in cui sono coinvolto (e sarebbe il secondo anno che le salterei !). Una volta ricevuto l’ok dal designatore, non ebbi dubbi e mi occupai della definizione della trasferta.

Abbiamo così partecipato ad un seminario di ‘Web Design’ che si teneva a Roma; si trattava, come abbiamo appeso dalla pubblicità, di una cosa decisamente giovane essendo questa solamente la seconda edizione.

Premesso che a livello di ‘figura professionale’ il Web Master/Web Designer non è ancora riconosciuto (vedi ad esempio la confusione per eventuali leggi di riferimento o semplicemente per un ‘listino prezzi’ quindi per i corrispettivi esigibili), qui abbiamo conosciuto un giovane e dinamico gruppo di personaggi che da pochi anni a questa parte è un po’ il mattatore del ‘movimento’, capitanati dal guru Nando Pappalardo.

All’evento eravamo presenti in 150, provenienti dalle diverse regioni d’Italia; il primo anno  – ci hanno detto gli organizzatori – si contavano più o meno una cinquantina di partecipanti; segno della crescita esponenziale che in un lasso di tempo direi breve ha avuto il settore …

Si è trattato di una due-giorni assolutamente gradevole anzitutto per i contenuti stessi che abbiamo affrontato e che andavano a rispondere ai diversi aspetti/ambiti di lavoro del web master/designer come pure alle metodologie ‘d’attacco’. Una sfaccettatura molto apprezzata è stata la possibilità di avere all’interno dell’evento stesso dei momenti in cui letteralmente scambiarsi i biglietti da visita che ognuno opportunamente si era portato con i presenti, in modo da allargare da subito i propri contatti e chissà !! …

E ora di basta ! – Mi sono detto appena uscito con altri amici dal salone dove si teneva il convegno -. ‘La mia vita’ è segnata !!

 

In queste ultime settimane dunque sto viaggiando in questa direzione, con una intenzione ben chiara: riuscire nel mio intento ‘di professione’: la strada sarà dura e il percorso (immagino !) ancor più insidioso e non certo ‘in linea’ ma sento che perlomeno ripagherà un mio desiderio ‘nel cassetto’, e se poi devo trovare qualcosa per togliermi da questo stato ‘di sospensione’ …. punto dritto al sodo !!!!

 

 

Luglio e agosto passano veloci, pur nella loro lentezza estiva con innanzi sempre questa chimera, alla ricerca di un lavoro ‘dignitoso’. Ecco che a settembre qualcosa comincia a muoversi: il servizio di inserimenti di Varese a cui mi sono iscritto da qualche tempo mi segnala un paio di colloqui, di cui uno in particolare risponde alle mie esigenze, al mio famoso ‘bagaglio acquisito’. Nell’ambito del progetto sponsorizzato dalla Regione Lombardia la ‘manna’ pare però arrivare da un terzo, presso uno studio di consulenza del lavoro. Vista la ‘ruota’ che non gira da una parte, considerata la situazione ancora alquanto immobile del mondo del lavoro, decido di avviare questo tirocinio … Questa esperienza, iniziata a novembre del 2013, perdura fino alla terza settimana del marzo seguente quando, scaduto il periodo di contratto, vengo avvertito dalla referente che la regione non dispone di risorse per rifinanziare il progetto (!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ……………………….) ..

 

 

Bbene si torna a stare  a casa – mi dico -. Nelle settimane che seguono, mentre già qualcosa di assopito ricomincia a farsi sentire, quasi una fiammella che si ravviva. In questo contesto, talvolta ripenso al perdurare di una situazione che mai avrei immaginato me come protagonista (“non ultimo fra gli ultimi”), ad una ribellione a uno status ‘di stagnazione’ che continua a perdurare inesorabilmente e che la cronaca insegna che può giungere addirittura a schiacciare ! …..

Ritorno … d'(in) Oltralpe

L’esperienza del gemellaggio,  abbracciata da sempre più comuni negli ultimi anni, è indubbiamente portatrice di una ventata di rinvigorimento e coesione sociale nelle comunità che coinvolge facendole sentire più vicine e creando verosimilmente dei legami a vario livello tra di esse:  se offre ad ogni paese protagonista la possibilità di allargare in primis i propri rapporti istituzionali e culturali non si può nascondere che permette ad ogni singolo partecipante coinvolto a vario titolo, nell’ospitalità piuttosto che nella preparazione della visita nelle varie sfaccettature che può innescare,  la possibilità di allargare le proprie conoscenze ed amicizie, quindi offrendo la piacevolezza di poter aiutare e mettersi in gioco “ad alto livello”, ritrovandosi poi con la soddisfazione di aver dato la propria disponibilità per “qualcosa che lascia il segno”.roc_002

 

 

E’ con questa premessa che ho scelto di vivere ‘da protagonista’ lo scambio culturale che da una decina d’anni ci lega ai paesi di Ronchamp (Francia) e Sukowice (Polonia). La giustificazione dell’avvio di questo scambio trova risposta nella storia, agli inizi del secolo scorso, quando componenti di una famiglia attualmente residente nella frazione di Cavona si trasferì in quel paese per cercare lavoro nelle allora rinomate miniere locali ricche di carbone.

In particolare, mi è sempre caro poter tornare nel paese d’Oltralpe, geograficamente il più vicino fra i due,vuoi anche per la mia ‘inappagata’ inclinazione per la lingua francese e la Francia in generale predilezione nata dai tempi delle scuole !!  🙂

Sin da questa primavera l’amico Pier Antonio mi aveva informato della partecipazione con un nostra delegazione quest’anno in occasione del decennale del gemellaggio proprio a Ronchamp; subito il mio pensiero si è rivolto al passato a quando  in particolare, nel 2007, vissi la mia prima esperienza quasi per caso (ci andai con la mia corale invitata per suggellare l’evento), ospite di una giovane famiglia, ai frangenti e – perché no – alle emozioni vissuti in quei momenti, e poi catapultato in prospettiva del nostro soggiorno che, dopo continui rinvii, ha avuto luogo lo scorso fine settimana.

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Raggiunta Ronchamp nella mattinata dopo un viaggio quasi idilliaco, ci siamo recati alla suggestiva Notre-Dame du Haut, emblematico luogo religioso dedicato alla Vergine Maria,  che domina dall’alto il paese. roc_003Qui ad attenderci i cari amici francesi con il siòr Bolognesì a fare gli onori di casa.  

Al seguito di una giovane e preparata guida (che non pareva neppure tanto francese, visto l’italiano quasi perfetto)abbiamo compiuto un visita alla scoperta della bellezza, semplicità  e dei segreti che l’architetto italiano Renzo Piano ha voluto imprimere nella su opera.

Assegnati ad alcune famiglie per l’alloggio e dopo il pomeriggio libero per escursioni nei luoghi limitrofi o a riposare,  la sera ha offerto altri due momenti di ritrovo, dapprima il rinnovo degli accordi istituzionali fra i tre comuni quindi un momento di convivialità e di festa con una ricca esibizione di un gruppo folkloristico e di una esibizione musicale.

L’indomani, appuntamento in centro per l’inaugurazione di una mostra fotografica presso l’ufficio del turismo locale per poi confluire verso il pranzo comunitario al Salone delle Feste. Anche qui possibilità di ritrovare gli altri amici nonché di stringere nuove amicizie e di trascorrere ancora qualche ora in allegria e spensieratezza, assaporando il contesto.

Quindi, nel tardo pomeriggio giunge l’ora del rientro, non prima di aver dato l’arrivederci a tutti ! …

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Si rinnova l’appuntamento di Cavona

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Si è rinnovata stasera una tradizione che da una decina d’anni richiama un gruppo di volenterosi della frazione di Cavona a suggello della ricorrenza della festività della Madonna la cui statua si ritrova nella chiesa locale.
Prendendo ‘spunto’ dalla valorizzazione di santuari della nostra zona, la fiaccolata “in compagnia” (coinvolge sia ragazzi del paese che giovani di Cavona e non) negli anni è andata a toccare località come il Sacro Monte di Varese, Arcisate, Ardena, Agra, Santa Caterina del Sasso, ..
Raggiunto il punto della partenza da Arcumeggia, dopo un breve momento di raccoglimento nella chiesetta del borgo e avere atteso l’apripista, alle 19 circa ha inizio la staffetta. Effettivamente, vista la distanza che separa le due località (13 km circa) è un pò difficile farci stare tutti i partecipanti nei cambi, benché sia previsto qualche tandem.
A ridosso dell’ultimo chilometro (con un buon anticipo), giunti alle porte della frazione, si decide (come è giusto) di procedere tutti insieme verso l’arrivo nella piazza del paese per l’accensione della fiamma … olimpica … ehmm !! .. quasi, la sensazione c’era !!

 

 

La montagna parlerà tedesco

Accordo tra la Provincia di Bolzano e il governo. l’italiano sparirà da 135 toponimi. Ma per i falchi della Volkspartei è ancora poco

Vi piace l’Alto Adige, con i suoi paesaggi incantati e le camminate tra i monti in stile Heidi? Fate attenzione, perché a breve potreste vedere cancellati i luoghi a cui siete più affezionati. Forcella del Santo? Zac, tagliato. Monte Sant’Anna? Via, non esiste più. Malga Zirago? Stop. E così per la Forcella di Vallunga, la Croda Nera, la Forcella Mezdì e altri centotrenta nomi di cime, malghe e posti da favola. Potere della politica, dove basta una stretta di mano per cancellare in un amen i posti del cuore, i suoi simboli, i ricordi di una vacanza. 

La stretta di mano, che al momento doveva restare segreta, è quella tra il ministro agli Affari regionali Graziano Delrio e il governatore altoatesino Luis Durnwalder: nel nome dell’intesa tra Stato ed Alto Adige, ben 135 toponimi italiani sono stati sacrificati (o meglio dire, cancellati) e di loro non rimarrà più alcuna traccia sui cartelli, che conterranno solo i nomi tedeschi.

La vicenda è molto più complessa di quanto si potrebbe pensare, e prende avvio agli inizi del Novecento, quando lo storico Ettore Tolomei fu incaricato di tradurre in italiano tutti i nomi tedeschi dell’Alto Adige: si mise di buzzo buono, e arrivò a quota 16.735. Da allora, tra furiose polemiche, l’Alto Adige divenne la terra del doppio nome, e guai a chiamare un toponimo con il suo nome italiano se sei di madrelingua tedesca, e viceversa. Siccome la “guerra dei nomi” non poteva durare in eterno, tre anni fa Durnwalder e l’allora ministro Raffaele Fitto iniziarono a incontrarsi (o meglio, a scontrarsi) per decidere quante di quelle denominazioni italiane fossero veramente “in uso”.

Alla fine, la lente d’ingrandimento ha messo nel mirino 135 toponimi che a breve saranno cancellati,
mentre su altri dieci l’accordo non è stato trovato: tra questi c’è l’Alta vetta della Vetta d’Italia (che i sudtirolesi vorrebbero chiamare solo Lausitzer Weg), Malga Sasso (Steinalmen nella dizione tedesca) e soprattutto Durna in Selva, che non è forse la località più conosciuta dai turisti italiani, ma che ha un significato simbolico per il governatore Durnwalder, visto che la denominazione tedesca è proprio Durnwald.

L’intesa, come detto, doveva rimanere segreta perché in Alto Adige l’argomento toponimi è forse il più delicato in assoluto. Già nel 2009 c’era stato un primo blitz, confezionato in gran silenzio dall’Alpenverein (il Cai di lingua tedesca) che aveva piazzato nei boschi altoatesini ben sessantamila cartelli segnavia quasi tutti solo in tedesco, fregandosene che i fondi per quei cartelli arrivassero da Bruxelles e anche da Roma, per via del progetto europeo Obiettivo 2. Risultato? Centinaia di telefonate al Cai da parte di turisti infuriati, che non trovavano più i “loro” cartelli.
Il bello è che Luis Durnwalder è stato messo in croce dai falchi della Volkspartei perché quei 135 toponimi italiani cancellati erano stati considerati un’inezia: e così, armati di pennarello, avevano iniziato a segnare decine e decine di nomi italiani da sfrondare, rischiando di far saltare l’intesa col governo. Ma l’intesa, in realtà, a Bolzano piace davvero a pochi, se è vero che sia il Pd locale che il Pdl altoatesino masticano bocconi amari, sebbene a denti stretti. Basta sentire Daniela Rossi, vicesegretaria del Pd: «Abbiamo fatto una pessima figura. Questa intesa non è mai stata discussa tra di noi». Dello stesso avviso Enrico Lillo, braccio destro della pasionaria del Pdl (nonché sottosegretario) Michaela Biancofiore: «Incontri carbonari della Svp, il solito via vai sulla testa dei cittadini di lingua italiana».

(La Repubblica, 26 agosto 2013)

Trova il tuo ‘Buon samaritano’

 

Se nelle ultime settimane ci sono state proposte in varie sfacettature come ci si può atteggiare per “essere felici”, nell’ultima domenica la Sacra Scrittura proponeva la parabola del ‘Buon Samaritano’, la quale sottende anche al ruolo che ognuno di noi dovrebbe assumere in un contesto sociale, famiglia o comunità nel senso più squisito del termine.

Il passo segnato con questa pagina è fondamentale per ogni cristiano, richiamandolo non a ciò che Lui vuole ma a ciò che a lui medesimo fa bene, lo fa sentire parte attiva di una comunità, di una società, permettendogli anche di dare un senso al suo essere, di sentirsi “importante”, “utile”; forse anzi la pagina più “bella” del “vivere cristiano” dell’intero testo sacro. Facendo leva sul caso esemplare del cagnesco rapporto esistente fra Giudei e Samaritani, Gesù rileva dalla disponibilità a servire, “ad aprirsi” l’uno all’altro la valenza dell’essere prossimi. “Va’ e anche tu fà così”.

 

Nel mentre si legge mi è piacevole come d’abitudine figurarmi la scena che viene trasmessa e allora mi torna in mente la primissima volta alle scuole elementari in cui l’allora arciprete del nostro paese don Mario Binda nei suoi insegnamenti ci introdusse a questa preziosa e basilare pagina del Vangelo.

Il messaggio che traspira è chiaro. Ma allora, come porci dinanzi a questo ‘richiamo’ ? come io, te, ognuno di noi può ‘incarnare’, far suo questo verbo, questo modo di atteggiarsi ? Così come ‘anche il buon cristiano’ dovrebbe saper coltivare il talento dell’essere disponibili verso chi ci è vicino, a prescescindere da chi esso sia.