E’ arrivato BootStrap v. 4

(venerdì 16 febbraio)

Cullata e plasmata nelle versioni beta dalla seconda metà del 2017, l’inizio del 2018 ha visto il rilascio della versione stabile di Bootstrap 4.0, il più noto framework Open Source utilizzato per lo sviluppo di progetti ed applicazioni web responsive e mobile first. L’aggiornamento presenta diverse novità sia dal punto di vista delle feature sia per quanto riguarda gli strumenti di base, con un lavoro determinante di revisione e integrazione dei template di base.

Bootstrap 4 abbandona Less in favore di Sass ottenendo tempi di compilazione più rapidi grazie a Libsass; nel contempo il toolkit è stato reso conforme alle specifiche Flexbox per migliorare il focus verso i dispositivi mobile.

Da evidenziare inoltre l’introduzione di nuovi componenti per i layout, le Cards, che offrono dei contenitori facilmente estendibili e flessibili per i contenuti delle Web applications.

Con questa versione è stata rivista l’implementazione delle potenzialità responsive del file di Normalize.css con il supporto di un unico file Sass, mentre le opzioni per la personalizzazione sono state migliorate e integrate con nuovi strumenti. Anche diversi elementi per la stilizzazione (ombre, gradienti, transizioni..) sono stati definiti tramite variabili Sass: in questo modo, per effettuare una qualsiasi modifica basterà effettuare l’aggiornamento di una variabile e ricompilare il sorgente.

La nuova versione del toolkit abbandona di fatto la compatibilità con Internet Explorer 8 e 9.

Inoltre, i plugin JavaScript sono stati riscritti in funzione delle specifiche ES6; mentre Popper.js diventa la libreria di riferimento per tooltip, popover e dropdown. Sono stati profondamente revisionati anche i tools gestori dell’istradamento del flusso di dati con npm che prende il posto di Grunt.

Preprocessori CSS

(venerdì 16 febbraio)

Non tutti sanno (me compreso !) che buona parte delle potenzialità offerte dall’utilizzo dei fogli di stile CSS ovvero CSS3 sono permesse dai preprocessori, programmi ideati per rendere più veloce ed ottimizzare la scrittura dei fogli di stile all’interno di un sito web (si pensi alle porzioni di codice racchiuse tra parentesi graffe in cui vengono inserite le regole CSS) .

Lasciando perdere i dettagli che stanno a monte di queste strutture, quindi evitando di parlare del linguaggio C (che è un po’ il papà in materia), di preprocessori sentiamo parlarne anche a proposito dei CSS, qui introdotti per superare e risolvere alcuni limiti propri del costrutto (poter cambiare una serie di colori, riutilizzare delle parti ridondanti di codice e operazioni matematiche particolari, definire ad hoc delle classi), per i quali occorre citarne due, simili tra loro nell’utilizzo differenti per alcune regole sintattiche (ad es. la definizione delle variabili viene fatta con il simbolo $ nell’uno e con la @ nell’altro) e nella complessità: Sass e Less il cui pregio è di poter definire delle regole evitando di doverle poi ripetere nel corso del programma, rendendo così più leggero e scorrevole il codice, ciò in base al principio DRY (“Don’t Repeat Yourself“).

A partire dalla versione 4, Bootstrap ha deciso di scrivere il proprio codice in Sass abbandonando in questo modo Less.

Per ulteriori approfondimenti sui due preprocessori Less e Sass fare riferimento qui o qui.

Qual’è la differenza tra blogger e giornalista (ma esiste questa differenza)?

(giovedì 8 febbraio)

Ci sono professioni che possono fare la differenza. E che possono segnare la vita delle persone. Una di queste è quella del giornalista, ma qual è la differenza con il blogger? Ci sono dei passaggi da seguire per definire le divergenze?

Questa è la domanda che assilla un po’ tutti quelli che si trovano coinvolti nella creazione dei contenuti scritti: qual è la differenza tra blogger e giornalista? So bene che sto camminando su un terreno scivoloso, quasi pericoloso.

Qual è la differenza tra blogger e giornalista

 

Chi è e cosa fa un blogger online

Inizio con un passaggio: chi è il blogger e cosa fa per portare il pane a casa? Il punto è che con questo termine-ombrello si intende di tutto.

Hanno buttato nel pentolone quello che scrive articoli per le aziende, quello che si occupa del piano editoriale e anche quell’altro che si propone come influencer.

Queste figure hanno poco da condividere con il giornalista. Restringo il cerchio e metto sul piatto della bilancia, insieme al giornalista, il blogger inteso come autore indipendente che scrive, crea video o pubblica podcast attraverso una prospettiva lontana dalle logiche proprietarie del padrone.

Da leggere: come trovare lavoro come blogger

La vera anima del nostro blogger

Il blogger nasce come appassionato che lascia su uno spazio personale le proprie idee e opinioni su un tema. Oggi le cose sono cambiate, i blogger si prestano alle strategie di marketing e sono al soldo delle aziende. Ma io direi di partire da questo punto, non credi? Il blogger è un autore indipendente e che magari viene ingaggiato per essere tale. Mi sembra una buona partenza, ma forse c’è qualcosa da aggiungere.

Chi è e cosa fa il giornalista

Qui si potrebbe scrivere un libro, non è facile dare tutte le nozioni che ruotano intorno a questa professione. Quindi mi limito a inserire la definizione di Wikipedia:

Il giornalista è un professionista del settore dell’informazione; si occupa di scoprire, analizzare, descrivere e scegliere notizie per poi diffonderle (…). Il giornalista redige articoli, inchieste (o reportage) o editoriali per testate giornalistiche periodiche o agenzie di stampa, che vengono pubblicate sui mezzi di comunicazione di massa (carta stampata, radio, televisione, internet).

Ok, commentiamo. Qual è la differenza tra blogger e giornalista? Di certo la prima figura non va oltre il web e la carta stampata resta un affare del giornalista. Lo stesso vale per la Tv e la radio, anche se il blogger ri-media queste tecnologie e le trasforma in video e podcast. E a pensarci bene anche il blogger dovrebbe scoprire.

E analizzare, descrivere, scegliere notizie. Solo che lo fa in modo diverso e con mezzi indipendenti. O magari viene ospitato su testate giornalistiche che hanno bisogno di una caratteristica particolare: la sintesi tra stile personale e indipendenza.

Come diventare giornalista

A differenza dei blogger, i giornalisti devono superare un percorso per diventare tali. E per poter conquistare il famoso tesserino. Qual è la strada da seguire? In primo luogo devi sapere che ci sono due figure essenziali in questo scenario:

  • Giornalista pubblicista
  • Giornalista professionista

Il primo scrive in modo retribuito ma non esercita con costanza: per ottenere il tesserino devi pubblicare per minimo due anni con regole che variano. Il secondo, invece, lavora ogni giorno nel campo dell’informazione e deve superare un esame di Stato. Per maggiori informazioni puoi consultare l’Ordine dei giornalisti.

Mi piace l’idea: il blogger, chiamato nelle redazioni dei giornali online, si intrufola nei portali e pubblica articoli con la propria firma. Che vanno oltre la cronaca, l’enumerazione dei fatti. L’autore prende un tema e lo fa esplodere, oppure conduce un filone in modo indipendente. Senza legami e obblighi. Ma rispettando le regole:

  • Obbligo di rettifica e replica.
  • Presunzione d’innocenza.
  • Verifica e tutela delle fonti.
  • Tutela dei soggetti deboli.

Questi sono solo una parte dei punti espressi dalla carta dei doveri. Un documento che ogni giornalista dovrebbe rispettare. Ma anche ogni blogger. In fin dei conti la mia idea è semplice: il tempo passa e queste figure sono sempre più simili.

Vero, sei giornalista sulla carta quando sei iscritto all’ordine. Ma è veramente questo il punto che fa la differenza nella creazione e nella gestione dell’informazione?

Da leggere: come scrivere un articolo di giornale

Differenza tra blogger e giornalista

Questa è la differenza tra blogger e giornalista secondo me. Alla base della riflessione c’è la capacità di questo professionista (perché il blogger è un professionista) di andare oltre determinate regole. E di superare i binari imposti dalle redazioni.

Ma non dai doveri. Fare informazione attraverso il blog è possibile, ma ci sono dei passaggi imprescindibili che secondo me vanno oltre l’iscrizione all’albo dei giornalisti. Sei d’accordo?

 

(tratto da www.mysocialweb.it)

SEO Copywtriting: saper scrivere non basta

(venerdì 2 febbraio)

La scrittura SEO e le sue tecniche, come farsi trovare dai motori di ricerca. Come scrivere un articolo per il vostro blog aziendale o professionale e ottimizzarlo per i motori di ricerca? Ovvero La scrittura SEO e le sue tecniche, come farsi trovare dai motori di ricerca’

Cos’è la parola chiave e  come individuarla ?

A monte di qualsiasi attività volta a pubblicizzare la nostra attività, è necessario operare un’attenta analisi volta a ricercare la/e parola chiave su cui incentrare l’articolo. La keyword è la parola, o sequenza di parole (“longtail”) che viene utilizzata dagli utenti quando si fanno ricerche di prodotti o servizi sui motori di ricerca.

Non sempre però la parola chiave che selezioniamo per i nostri contenuti sarà quella giusta, ottima al fine di un aumento delle richieste di acquisto o prenotazioni di servizi; occorre, invece, anteporre delle valutazioni importanti, facendo opportuni test e consultando i dati a nostra disposizione per capire quale parole generino il maggior tasso di conversione reale (la risposta alla call to action).

 

Per capire quanto una parola è ricercata sul Web (competitività), esistono vari tools pronti ad indicarci il numero medio di risultati generati da un motore di ricerca per la query (domanda rivolta) digitata: un risultato elevato è così sinonimo di una forte competitività della parola , e indirettamente un consiglio a depennarla dalla lista, cioè a non investire su di essa. Ciò perché lo scopo è viceversa trovare parole o combinazioni di parole per c che siano poco ricercate.

Più saremo specifici, minore sarà la competitività della keyword. Così ad esempio, se la nostra query sarà “Agenzia di Marketing” restituirà circa 1.600.000 risultati contro i 152.000 della query “agenzia di marketing Salerno”. Lo strumento di pianificazione delle parole chiave offre infatti, la media di ricerche mensili e l’indice di competitività da bassa, media a alta.

Se la parola chiave è molto ricercata, il numero dei siti competitor che perseguono lo stesso obiettivo di posizionamento sarà alto, per cui sarà molto difficile e costoso investire su questa keyword; viceversa, se la chiave è poco competitiva, è molto più facile raggiungere una buona visibilità. Strumenti come Google Keyword PlannerKWfinderSemrush Keyword research, possono fornirci degli ottimi indicatori per capire se la nostra parola è ricercata, come, quanto e se è in calo o meno.

E’ anche importante tenere presente l’aspetto semantico delle parole e fare un buon elenco delle parole cosiddette correlate: sinonimi o parole collegate a quella ‘principale’ individuata, come ad esempio fotografia con immagine, scatto, istantanea e così via… che saranno utili per la stesura del contenuto.

 

Come inserire la parola chiave nel nostro testo

Una volta individuata, la kw va inserita nel nostro testo non in maniera meccanica o ridondante; piuttosto, scrivere con naturalezza, badando a non rendere pesante il testo ma distribuendola in modo equo aiutandosi con sinonimi o parole correlate; evitare di fare copia/incolla che potrebbe penalizzare sul piano del posizionamento. Oltretutto, l’eccessiva ricorrenza di una singola keyword rappresenta una tecnica poco corretta per aumentare la propria visibilità che sui motori di ricerca non passa inosservata (keyword stuffing).

 

La keyword va inserita nel title, deve essere breve ma accattivante, e nella meta description.

 

Perché il testo sia ottimizzato per i motori di ricerca, oltre al ‘saper scrivere’ è necessario rispettare alcuni parametri tecnici propri del SEO Copywriting:

  • Incentivare la leggibilità dei testi, utilizzando, in particolare in un contesto di attività professionale, frasi brevi e strutturando il testo in paragrafi ed elenchi, in modo da “spezzettare” il testo e renderlo così più “leggero” per chi legge.
  • Ottimizzare la user experience del testo con le intestazioni: prevedere cioè titolo, sottotitolo e paragrafo, ad ognuno dei quali verrò associato il rispettivo tag (h1, … ,h6, etc.)
  • Prevedere l’inserimento di link interni e link esterni: i primi rimanderanno il lettore ad altri punti all’interno dell’articolo stesso, i secondi a riferimenti esterni che possono anche essere fonti autorevoli per l’argomento trattato. Questi sono “ben accetti” dai motori di ricerca.
  • Una buona meta description, cioè una breve descrizione che appare a corredo nei risultati mostrati dai motori di ricerca (snippet); preferibilmente non deve essere più lunga di 180 caratteri proprio per farla apparire integralmente nello snippet. Sintetizza il contenuto del sito e al suo interno è compresa la parola chiave. Una buona meta description aumenta il click- through rate (CTR=”Percentuale di clic”) sul contenuto.
  • Puntare sull’ottimizzazione delle immagini. Dal momento che oggigiorno il web è sempre più visuale che testuale uno degli elementi fondamentali della SEO Copywriting è quella volta all’ottimizzazione delle immagini presenti . Opportuno anche prevedere di rinominarle con la parola chiave trovata e corredarle poi con gli attributi alt e title in cui riporteremo la parola chiave stessa.

Quindi concludere con una call to action mediante cui cioè si invita il lettore a compiere un’azione: iscriversi a una newsletter piuttosto che guardare un video o scaricare un e-book, oppure richiedere una consulenza o partecipare a un webinar.

 

(tratto da www.adsnetwork.it)

Il Content Marketing: attrarre “pubblico” con le parole giuste

(venerdì 2 febbraio)

 

Ore di studio delle finalità che si vogliono raggiungere nel progetto, innumerevoli incontri con il cliente e conseguenti correzioni, …; poi la bozza, la progettazione su carta; .. quindi gli esperimenti davanti al pc per arrivare dopo chissà quante ore spese al prodotto finale in linea con le esigenze ! …. Questo è il quadro peggiore (ma comunque verosimile) che potrebbe paventarsi ad un web master.

Per quanto egli abbia lavorato sodo per confezionare un buon risultato dal punto di vista metodico e grafico, il contenitore (il sito) può risultare inefficace ed insufficiente per arrivare all’obiettivo finale: quello di comparire in SERP e di conseguenza vendere.

Quello che al giorno d’oggi fa la differenza fra un sito e un sito è il contenuto informativo, il “testo di qualità”, originale ed interessante. Un aspetto del marketing che viene definito come content marketing, con il quale ci si occupa infatti di rendere accurato e originale il testo.

Va anzitutto detto che secondo degli studi il content marketing genera tre volte più leads del marketing outbound tradizionale. Altro dato statistico è che più dell’80% delle aziende oggi ha deciso di puntare sul content marketing, con importanti risultati in tema di link al sto e di leads (indicazione utile per generare una vendita).

Una buona attività di CM può dunque determinare un cospicuo aumento di visibilità per l’azienda.

A chi ha deciso di seguire questa strategia di marketing al fine di acquisire visibilità on line, sarà stata proposta la possibilità di avere un blog aziendale  attraverso cui raccontare mediante articoli, storie legate alla propria attività, oppure che vanno ad affrontare argomenti di particolare interesse, e ancora tutorial e guide, ecc, la propria realtà aziendale e la propria professione.

E si fatto, il blog è indubbiamente una fonte importante in tema di management aziendale in quanto attraverso il contenuto (il cosiddetto storytelling – racconto di storie – mediante cui l’utente entra in contatto con l’azienda, tornando sul suo sito e da lì scatenando le fasi successive che accompagnano alla “call to action” che equivale a “compiere un’azione” quale può essere l’iscrizione alla newsletter, il clic su una determinata pagina, lo ‘sprone’ a contattarci.

In questo, l’aspetto più importante è la qualità del contenuto, in quanto da questa peculiarità dipende l’efficacia di tutto il processo innescato. I contenuti digitali dovranno dunque essere interessanti, interattivi, utili e rilevanti per i potenziali clienti (target di riferimento).

Ma il blog non è la sola strada che si può intraprendere per riuscire a raggiungere i risultati sperati: a seconda del tipo della propria attività professionale, o del servizio offerto, esistono svariati altri strumenti che possiamo adottare: dal video all’e-book, dal podcast alla newsletter, dalle slides all’infografica ad attività maggiormente interattive come il webinar.

A monte però assume importanza – è impensabile farne a meno – la pianificazione del proprio contenuto/prodotto di punta su cui puntare per una eventuale campagna , i propri punti di forza, individuare la presenza e qualità dei competitors  (concorrenza) presenti online e come poter comunicare meglio di loro.

Secondo i dati raccolti dal Content Marketing Institute, il 93% di chi pratica CM utilizza i social media per diffondere i contenuti ed i canali più usati sono:

  • LinkedIn (94%)
  • Twitter (87%)
  • Facebook (84%)
(tratto da www.adsnetwork.it)

SEO Copywriter: evoluzione della figura professionale negli ultimi 10 anni. Scrivere per il web

(lunedì 29 gennaio)

Il SEO Copywriter è un professionista che scrive e realizza contenuti per il web, facendo uso delle tecniche della SEO (Search Engine Optimization) per ottenere cospicui risultati ai fini del miglior piazzamento di un sito sui motori di ricerca.

 

Una figura professionale che ultimamente è in progressiva crescita, ma a cui per lungo tempo non è stata riconosciuta la giusta importanza al punto che era destinata a scomparire in quanto poco utile e concreta in un ‘mondo reale’ cui si contrapponevano i contenuti online e dove erano i video a ‘dettar legge’. A difesa del suo ruolo il motto content is king, “il contenuto regna”, che pian piano si è andato affermando ed è oggi riconosciuto come vero e proprio baluardo della SEO Copywriting.

L’arte della Seo Copywriting  non è però per tutti   : benché se ne abbia una concezione “democratica” – leggi per tutti -, non chiunque è in grado di sviluppare testi efficaci in chiave SEO. Alla stessa maniera, esiste il mito che scrivere e scrivere per il web sia un’analogia, “quasi la stessa cosa”, sminuendo in questo modo la dignità e la preparazione necessaria / professionalità del SEO copywriter, formazione che non è fine a se stessa ma va aggiornata di continuo e perfezionata con l’esperienza sul campo.

Se sui social networks la maggior parte delle informazioni sono veicolate da post che presentano una parte testuale “nero su bianco”, o frasi fatte per catturare l’attenzione, sui motori di ricerca è ancora il messaggio, il contenuto, a determinare il successo o meno dell’intento di comunicazione.

Anche operativamente, il ruolo del SEO copywriter è cambiato negli ultimi anni: se prima cioè la scrittura per il web si basava su opportune combinazioni di parole chiave (le keyword) sapientemente ‘date in pasto’ ai motori di ricerca, oggi l’evoluzione degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale adottata per affinare le ricerche effettuate hanno determinato un panorama operativo ben più complesso in cui viene enfatizzata proprio la qualità dei contenuti, il che determina la necessaria adozione di tecniche maggiormente oculate e perché no abilità nel mestiere.

Il mancato accostamento di questa metodologia pratica a (salvaguardia di) meritate posizioni acquisite sui motori di ricerca ottenute facendo fulcro su metriche pressocché generiche, porterebbe gli utenti ad abbandonare determinati siti senza farvi ritorno, ‘trasformando ogni strategia che trascuri la qualità dei contenuti in un pericoloso boomerang mediatico’.

L’ausilio di algoritmi di ranking mirati sul web ha consentito agli stessi di “umanizzarsi”, filtrando cioè il mare di informazioni generate da una qualsiasi ricerca in base ai gusti e alle preferenze dell’utente: i “contenuti di qualità” sono sempre più accetti da un pubblico esigente.

La necessaria e ricorrente alchimia delle parole chiave utilizzate all’interno di un articolo scritto per il web deve cioè ora ispirarsi a regole ben precise, rispondendo a ciò che cerca il lettore e creando contenuti fortemente orientati, pensati e prodotti per agevolare, aiutare, soddisfare le esigenze del lettore, rispondere alla sue domande (“reader oriented“).

E così Il web si pone dalla parte di chi cerca contenuti: il ruolo del SEO copywriter ha acquistato dunque nuova dignità e un’importanza fondamentale.

‘La partita non si gioca più solo a colpi di keyword selezionate, URL oculate, Title e meta tags ben studiati, ma anche e soprattutto attraverso la veicolazione di contenuti di valore, che sappiano soddisfare la curiosità e le reali necessità del lettore.’.

(tratto da www.itschool.it)

Anatomia di un sito web

(giovedì 25 gennaio)

 

Che dire di questa lampante, inedita ma intuitiva schematizzazione di un comune listato di codice HTML ?

HTML è “l’ossatura” del codice, il nocciolo appunto del programma, attorno a cui …; DB – alias Database – è la parte pensante, lo “strato” dove risiedono e da cui partono tutte le informazioni che vengono richieste al programma; il PHP che può essere pensato come “l’apparato circolatorio” del corpo, reputato a dare vitalità all’intera struttura, andando a recepire eventuali richieste inoltrate; così come JS “l’apparato vascolare” dando al tempo stesso compattezza e capacità di risposta ‘comportamentale’ al codice; e CSS – che è un pò il precursore di tutto, e da cui tutto è poi conseguito – dedicato a curare l’aspetto esteriore e visivo del nostro “oggetto”.
Uuuaoo però !!

 

(tratto da un post su Italian Webdesign café, di Laura Gargiulo)

I Micro momenti (micro-moments) nel marketing digitale: la nuova frontiera

(domenica 10 dicembre)

I micromomenti sono quegli istanti nell’arco della giornata in cui si manifesta una necessità, un bisogno o una curiosità (con cui può anche iniziare o terminare il processo d’acquisto di un bene o servizio) che vengono soddisfatti tramite una consultazione online. La conquista di tali micro momenti è diventata, secondo Google, il nuovo terreno di sfida dei marketer.

L’imperativo categorico del marketing è infatti quello di presidiare tutti i punti di contatto (touchpoints) del processo decisionale dell’utente (buyer’s Journey) in qualunque istante si manifestino. La soddisfazione del bisogno nei microments avviene prevalentemente tramite la consultazione dello smartphone che è il device sempre più presente nella vita dei millennials e della generazione c.

Perché l’avvento del mobile (ricordiamo che stando alle dichiarazioni di Google, in dieci mercati fra i quali quello degli USA le ricerche da dispositivi mobili, hanno già superato le ricerche da desktop) ha stravolto completamente il modo di ricercare, di informarsi e di soddisfare i bisogni, sia che si tratti di necessità e decisioni di acquisto poco rilevanti, sia che si tratti di scelte importanti. Il trend è in continua ascesa e, senza avere la bacchetta magica, si può asserire che presto le percentuali di ricerche e di navigazioni “mobile” supereranno di gran lunga quelle da desktop anche nel resto del mondo connesso.
Pensare mobile first non significa solo realizzare siti ed e-commerce progettati per dispositivi portatili (responsive o mobile) ma significa reimmaginare completamente l’esperienza dell’incontro dell’azienda con l’utente che, risulta totalmente differente, rispetto agli schemi con cui eravamo abituati a confrontarci.

Ti faccio un esempio concreto: hai realizzato un sito mobile friendly e grazie ad un buon posizionamento SEO o ad una campagna SEM o meglio di Pay per click hai un’ottima visibilità “in astratto” su Google (cioè se effettui una ricerca in incognito vedi che nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca compari nelle prime posizioni).

Senonché ti accorgi che Google, per la query che ti interessa e quindi per le parole chiave (keyword) calde per il tuo business, restituisce dal cellulare (ma la tendenza si sta ampliando anche nelle ricerche da desktop) pagine di risposte local (es keyword Milano, keyword più Roma) dando la preferenza ad aziende e professionisti che fanno capire a Big G di essere radicati sul territorio.
Il fatto che abbia un ottimo posizionamento in astratto ed un sito in grado di convertire non ti porterà granché: competitor solo un po’ più furbi che magari hanno impostato una strategia local, riusciranno ad intercettare più utenti di quanto non riesca a fare tu.

L’era del web mobile e l’avvento della generazione C (quella degli utenti sempre connessi) hanno stravolto anche le modalità con cui si effettua la ricerca: se prima le decisioni importanti venivano prese o condivise in momenti specifici della giornata ed in orari prevedibili e lo strumento utilizzato per scegliere, informarsi e comparare era il desktop, oggi sempre più spesso, le ricerche diventano frammentate ed avvengono in orari imprevedibili (durante le attese in una fila, durante un viaggio in metro etc…). E’ per questo che si parla di “micro momenti”.
E a conferma: “People pursue big goals in small moments. 90% of smartphone users have used their phone to make progress toward a long term goal or multi-step process while “out and about.”

Da uno studio tratto dai dati di Google Analytics risulta che le sessioni di ricerca aumentano in valore assoluto ma se ne riduce il tempo (la durata). Non solo, lo studio commissionato da Google evidenzia (se ce ne fosse stato ancora bisogno) che anche l’acquisto in store (in un luogo fisico) è condizionato dal fenomeno mobile. L’82% di coloro che acquistano mentre si trovano in store consultano il cellulare… (Ricordo stiamo parlando di persone nate dopo il 1980).

Come si coniugano Zmot Micro-moments e l’inbound marketing
Come abbiamo già visto ampiamente studiando l’inbound marketing, obiettivo del bravo marketer digitale, deve essere quello di cercare di comprendere la buyer persona (ovvero il potenziale cliente) e il suo buyer’s Journey (ovvero il percorso tramite il quale esso può venire in contatto col brand). Individuata dunque la persona quindi è diventato indispensabile cercare di delineare i suoi micro momenti per tentare di prevederli ed intercettarli. Per intercettarli ed esserci bisogna prima conoscerne la natura …
Si distinguono quattro tipi di micromomenti, corrispondenti ad altrettanti “step attuativi” della Buyer Persona:
#1 I-Want-to-Know Moments: voglio sapere. Il nostro utente è in fase esplorativa, non vuole acquistare (almeno per ora) ma è in cerca di informazioni o intende soddisfare una curiosità. Si tratta di un’esigenza che può manifestarsi in qualsiasi periodo della giornata e può essere innescata da qualsiasi evento.
Il 66% del campione scelto da Google afferma di informarsi sul cellulare in merito alle novità di cui viene a conoscenza tramite la pubblicità televisiva.
#2 I-Want-to-Go Moments: voglio andare. Il nostro potenziale cliente cerca un negozio o un’attività vicina (qui l’intenzione di acquisto è più evidente). Se riesci a farti vedere in tali momenti, le tue probabilità di essere preso in considerazione aumentano notevolmente. Sappi che secondo Google le ricerche di prossimità sono raddoppiate nell’ultimo anno.
#3 I-Want-to-Buy Moments: voglio acquistare. Hai già l’acquolina in bocca… In tali momenti devi “aiutare a farti scegliere”.
Per farti trovare con la giusta proposta devi necessariamente esserci. (Ricorda: i millennials prima di acquistare anche in uno store smanettano sul cellulare).
#4 I-Want-to-Do Moments: voglio fare. La nostra audience è in continua ricerca di informazioni operative, sempre più spesso vuole imparare, vuole sapere come fare (how to moments). Non conosciamo la relazione e il collegamento con l’eventuale acquisto e la fase nel funnel in cui si trova il nostro utente ma è sempre più importante comunque esserci. Se ti può essere di stimolo sappi che su youtube le ricerche collegate agli how to crescono con una media del 70% l’anno.

Fin qui la fase teorica, ma come fare a trasformare la teoria in suggerimenti operativi utili per fare profitti?

Qui è Google stesso che ti fornisce la ricetta:

1) tracciare una mappa identificando la serie di momenti in cui è indispensabile farsi trovare: quegli istanti in cui la gente cerca ispirazione, soddisfa curiosità, vuole acquistare ed in tutte le fasi intermedie importanti;
2) usare empatia, produrre contenuti o applicazioni utili nei momenti in cui si manifestano i bisogn; domandarsi sempre come poter semplificare la vita al tuo utente;
3) tener conto del contesto in cui avviene la ricerca per dare l’informazione su misura;
4) fornire un’esperienza unica non frammentata: fai cioè in modo che le tue comunicazioni ed i tuoi messaggi siano coerenti e frutto di una strategia unitaria;
5) e, infine, misura, misura, misura con gli strumenti di analisi opportunamente settati.

Prima di concludere lasciandoti un video ricco di spunti ed esempi ed alcune fonti utili, ti ricordo che quello sui micro-moments è uno studio “interessato”: Google naturalmente tende a spingere i suoi canali a pagamento e Youtube.

 

blob:https://www.youtube.com/9d26806c-d93a-4d9b-b2fc-f5aa280e1519

 

(tratto da www.argoserv.it)

Monetizzare con Google Adsense – 3

(mercoledì 6 dicembre)

Impostazioni sul tipo di annuncio

 

Come anticipato, non tutti gli annunci disponibili sono attivi nella configurazione predefinita dell’account. Ecco perché è importante personalizzare il proprio profilo prima di procedere.

Da questa pagina potete scegliere il comportamento degli annunci per i contenuti pubblicati sui vostri siti.

Innanzitutto scegliete se mostrare annunci di testo o includere anche annunci illustrati, quando disponibili.

L’annuncio illustrato è un’inserzione più simile ai banner grafici tradizionali. Il costo di un annuncio illustrato è normalmente maggiore e, proporzionalmente, maggiore è il ricavo per il publisher che lo espone. Si consiglia quindi di tenere attiva questa opzione.

 

 Esempio di annuncio testuale e grafico

Infine, è possibile scegliere se attivare gli annunci a tema. Gli annunci a tema sono inserzioni formattate con colori e grafica speciali in occasione di festività ed eventi. Ad esempio, è abbastanza frequente trovare annunci con un colore arancio e delle zucche di sfondo nel periodo di Halloween.

Gli annunci a tema sono disponibili solo in certi periodi dell’anno e dipendono dalla localizzazione geografica dell’utente. Ad esempio, come indicato nella guida di Google AdSense, gli annunci a tema relativi alla festività del 4 luglio sono disponibili solo per gli utenti connessi dagli Stati Uniti.

 

 Esempio di annunci a tema

 

Google è molto scrupoloso nell’assicurarsi che tutte le informazioni indicate in fase di registrazione, nel proprio profilo e nella configurazione di pagamenti, siano corrette. Sono necessarie alcune verifiche aggiuntive prima di ricevere i pagamenti.

Nota: in base ad alcune modifiche introdotte agli inizi del 2008, la verifica dei dati personali diventa operativa al raggiungimento dei primi $10 di ricavo.

 

Verifica dell’indirizzo via PIN

Non appena il saldo dell’account raggiunge i $10, entro 2-3 settimane, Google invia un codice di identificazione, chiamato PIN, all’indirizzo specificato. Se l’indirizzo non è corretto, o non lo avete ancora configurato, tornate alla lezione Configurazione base dell’account e modificate le informazioni del beneficiario.

Il PIN è spedito via posta ordinaria. Una volta ricevuto, seguite la procedura indicata insieme al PIN ed inserite il codice nell’area indicata nella sezione Account Personale. La verifica dell’indirizzo va eseguita entro 6 mesi dalla data in cui sono stati maturati i $10, pena la disattivazione dell’account e la perdita dei ricavi maturati.

Per maggiori informazioni sul PIN, sull’invio di un secondo codice o su eventuali problematiche è possibile consultare la sezione Codice Identificativo Personale della guida online di Google AdSense.

 

Verifica del conto corrente bancario

Una volta raggiunti i $10 è necessario specificare le proprie informazioni fiscali e scegliere un metodo di pagamento.

In caso si decida per il bonifico bancario, Google richiede validare il numero di conto inserito.

La procedura è molto semplice: una volta inserito il numero di conto, Google esegue, nel giro di un paio di giorni, un accredito sul conto di un importo normalmente compreso tra 0.20€ e 2€. Tenete d’occhio il vostro estratto conto e, non appena ricevuto il bonifico, indicate l’ammontare dell’importo nella finestra che appare a fianco del conto nella pagina Account Personale > Impostazioni Account > Dettagli sui Pagamenti.

Sono disponibili solo 4 tentativi per verificare un conto, dunque non procedete mai a casaccio. Per maggiori informazioni consultate la guida alla verifica del conto corrente bancario.

 

Verifica del numero di telefono

La verifica del numero di telefono è stata introdotta in tempi più recenti e i publisher di vecchia data, probabilmente, non ne hanno mai sentito parlare.

La procedura è completamente automatica ed è l’ultimo passo per validare completamente l’account.

Al completamento delle attività precedenti comparirà un nuovo avviso nell’area Account personale con un collegamento chiamato “Verifica il tuo numero di telefono”. Il numero, inutile dirlo, è quello specificato nelle informazioni del beneficiario.

Segui il collegamento e scegli l’ora nella quale essere contattato. Puoi anche scegliere “Immediatamente” se hai il telefono a portata di mano.

A questo punto riceverai una telefonata da Google, dovrai digitare il codice indicato sulla tastiera del telefono e poi confermare sul sito.

Anche in questo caso, il tempo a disposizione è di 6 mesi dal raggiungimento dei $10. In caso contrario, dopo 4 mesi verranno disattivati gli annunci pubblicitari e dopo 6 mesi l’account, con l’impossibilità di recuperare il credito guadagnato.

 

 

In cosa consiste la pubblicazione di un annuncio ?

Per riuscire a seguire meglio i concetti seguenti, è importante una conoscenza base del formato (X)HTML per pubblicare il codice AdSense all’interno del vostro sito.

Per essere subito operativi, vediamo in breve i pochi passaggi necessari per pubblicare un annuncio. La procedura è comune a tutti i tipi di annunci.

Scelta del prodotto

Accedete alla sezione “Impostazioni AdSense” del pannello di controllo, selezionando la voce corrispondente in alto nel menu. Nella pagina “Ottieni annunci” scegliete il prodotto da aggiungere al sito, nel nostro caso un annuncio AdSense per i contenuti.

 

Pagina di scelta del prodotto

 

Per integrare al meglio la pubblicità nel nostro sito, Google AdSense permette di personalizzarne il formato, i colori e lo stile. A seconda del prodotto e del tipo di annuncio avremo a disposizione diverse configurazioni.

Come si vedrà in seguito nella lezione AdSense per i contenuti, per questo prodotto possiamo scegliere un formato tra quelli disponibili, indicare i colori del testo dell’annuncio, bordi e sfondo e infine selezionare lo stile degli angoli.

Scelta del formato e dei colori

criteri di monitoraggio saranno oggetto di una lezione specifica, più avanti. Per ora vi basti pensare ai criteri come a dei tag, associati ad ogni annuncio per valutare nel dettaglio, grazie ai report, il rendimento di ogni vostra inserzione o gruppo.

Associate uno o più criteri di monitoraggio all’annuncio e proseguite. Potete anche scegliere di non selezionare alcun criterio.

Scelta del criterio di monitoraggio

 

 

A seconda del prodotto, come in questo caso, potrebbe essere necessario assegnare un nome al gruppo di annunci per poterlo gestire in seguito dal pannello di controllo. Inserite quindi un nome identificativo che vi permetta facilmente di riconoscere l’annuncio “in mezzo alla folla” di tutti quelli che andrete a creare.

Figura 19.1. Nome del gruppo di annunci

Premendo su “Invia e acquisisci il codice“, avrete appena creato il vostro primo annuncio! Selezionate il codice JavaScript contenuto nella casella di testo a centro pagina e scegliete copia per salvare il contenuto in memoria.

Aprite la pagina web con l’editor di testo ed incollate il codice, esattamente come fornito da Google nella posizione dove desiderate pubblicare l’annuncio.

Codice JavaScript dell’annuncio

Salvate la pagina web modificata e caricatela sul sito. Entro una decina di minuti cominceranno ad apparire i primi annunci pubblicitari in tema con i contenuti della pagina in cui il codice è stato inserito.

 

Esempio di un annuncio AdSense

Sebbene la procedura abbia dimostrato come sia semplice inserire un annuncio di Google nel vostro sito, è bene tenere in considerazione che… siamo solo all’inizio!

Google AdSense mette a disposizione diversi prodotti e formati di annunci per adattarsi al maggior numero possibile di siti web, target pubblicitari e contenuti pubblicati.

 

Google AdSense non consiste solamente in semplici inserzioni di testo, come quelle viste nella lezione precedente. Sono disponibili diversi prodotti pubblicitari, per ogni esigenza e rendita.

Ad oggi è possibile scegliere tra:

  1. AdSense per i contenuti;
  2. AdSense per la ricerca;
  3. Referral;
  4. AdSense per i contenuti mobile;
  5. AdSense per i feed;
  6. AdSense per i video;
  7. Video Unit.

Attenzione: AdSense per i feed, AdSense per i video e Video Unit potrebbero essere disponibili solo se l’account appartiene ad un publisher inglese/americano o se la lingua selezionata per il pannello di controllo è inglese.

Anche la scheda dei prodotti, nella guida ufficiale di Google AdSense, è disponibile solo per la sezione Products and Features in inglese.

AdSense per i contenuti è stato il primo prodotto a far parte dell’offerta di Google AdSense. È il più diffuso, il più tradizionale ed anche il più conosciuto.

 

AdSense per i contenuti

 

Questo prodotto comprende due tipi di annuncio selezionabili: l’insieme di annunci, che include anche i 3 tipi di annunci illustrati, e l’insieme di link. Entrambi i tipi condividono il medesimo sistema di targettizzazione della pubblicità. È Google a preoccuparsi di individuare e fornire gli annunci più rilevanti in base al tema della pagina ed alla provenienza del visitatore.

AdSense per i contenuti può essere facilmente ricondotto ad una versione potenziata delle classiche forme di advertising web: i banner pubblicitari.

Sia per l’insieme di annunci, sia per l’insieme di link, il modello di remunerazione è normalmente basato su click. In altre parole, si ottiene un guadagno per ogni utente che esegue un click su un annuncio da noi pubblicato.

Monetizzare con Google Adsense – 2

(domenica 3 dicembre)

Google AdSense va a braccetto con un altro prodotto per pubblicare gli annunci pubblicitari degli inserzionisti: Google AdWords.

Sebbene Google AdSense sia un programma gratuito ed è in grado di generare profitto colui che lo utilizza deve possedere alcuni requisiti legali e fiscali indicati nel regolamento del programma.

Una volta inviata la richiesta d’iscrizione a Google AdSense, e verificato l’indirizzo email, l’analisi e l’approvazione, normalmente, avviene in 2-3 giorni lavorativi. Non appena l’iscrizione è stata valutata, si riceve un’email di risposta. In caso di esito positivo, il messaggio conterrà le informazioni necessarie per accedere al pannello di controllo ed iniziare così ad utilizzare Google AdSense.

L’autenticazione avviene dalla pagina principale del programma inserendo il nome utente e la password scelti in fase d’iscrizione.

 

 Pagina di login

 

Al primo login è mostrato il documento Termini e condizioni del programma, da leggere ed accettare per proseguire.

Ogni qual volta Google aggiorna i Termini del servizio, questi sono mostrati prima di accedere alla pagina principale del vostro account.

Prestate sempre molta attenzione ai cambiamenti poiché potrebbero richiedere modifiche agli annunci pubblicati sul sito.

 

Termini e condizioni del programma

 

Il pannello di controllo di Google AdSense è il nostro centro di comando. Dal pannello di controllo, interamente accessibile da interfaccia web, è possibile gestire le impostazioni dell’account, inserire annunci, organizzare i pagamenti e visualizzare i report dei ricavi.

Eseguita l’autenticazione, eccoci finalmente all’interno dell’area di amministrazione.

Overview del pannello di controllo

La pagina principale fornisce immediatamente un riepilogo dello status dell’account. È possibile visualizzare a colpo d’occhio i ricavi del giorno e compararli con alcuni intervalli di tempo predefiniti.

Al centro sono disponibili i messaggi inviati dal team di ottimizzazione di Google AdSense, utili a migliorare le performance delle nostre inserzioni pubblicitarie mentre a fondo pagina ecco i collegamenti per accedere velocemente ai nostri report personalizzati.

E’ possibile che nella pagina principale, così come nelle pagine interne del pannello di controllo, compaiano alcuni box con uno sfondo colorato; si tratta di segnalazioni o suggerimenti utili alla gestione o manutenzione del nostro account.

L’interfaccia del pannello di controllo è semplice ma intuitiva. In alto è sempre disponibile il menu di navigazione, contenente le sezioni principali del sito e le sottosezioni dell’area corrente.

Menu del pannello

 

Sempre in alto, sulla destra, il pannello mostra il nome del nostro account e l’informazione relativa all’ultimo login al pannello di controllo, utile per verificare eventuali accessi non autorizzati.

Il pannello di controllo è organizzato in 4 sezioni:

  • rapporti: area per la visualizzazione e la gestione dei rapporti degli annunci;
  • impostazioni AdSense: area per la creazione, gestione e pubblicazione di annunci;
  • account personale: impostazioni e configurazioni dell’account.
  • risorse: raccolta di risorse, strumenti e collegamenti utili per un publisher AdSense.

Ciascuna sezione è a sua volta suddivisa in sottosezioni.

 

La prima fase, prima ancora dell’inserimento di un annuncio, è la configurazione dell’account.

È opportuno impostare immediatamente le preferenze dell’account per adattare il comportamento di Google AdSense alle nostre esigenze e, soprattutto, completare i dati necessari per ricevere i pagamenti ed esporre gli annunci. Nella maggior parte dei casi, infatti, le informazioni fornite in fase d’iscrizione non sono sufficienti per beneficiare economicamente dei ricavi ottenuti. Inoltre, alcune opzioni avanzate richiedono di essere abilitate singolarmente prima di poterle utilizzare.

Andiamo dunque a configurare il nostro account; selezionate il collegamento “Account personale” dal menu di navigazione per accedere alle “Impostazioni Account”.

 

Pagina configurazione base dell’account

 

E’ inoltre possibile configurare la lingua del pannello di controllo che, in alcuni casi, potrebbe essere impostata ad Inglese in quanto lingua predefinita.

Come è possibile indicare la propria autorizzazione alla ricezione di newsletter inviate dal team di Google AdSense contenenti suggerimenti, ottimizzazioni e (occasionalmente) sondaggi.

 

Pagina configurazione base dell’account

 

E’ inoltre possibile configurare la lingua del pannello di controllo che, in alcuni casi, potrebbe essere impostata ad Inglese in quanto lingua predefinita.

Come è possibile indicare la propria autorizzazione alla ricezione di newsletter inviate dal team di Google AdSense contenenti suggerimenti, ottimizzazioni e (occasionalmente) sondaggi.

 

 Informazioni del beneficiario


 Questa sezione contiene le informazioni personali del beneficiario quindi, molto probabilmente, le vostre informazioni.

Questi dettagli sono necessari sia per l’intestazione dei pagamenti, sia per eventuali contatti da parte di Google.

È fondamentale assicurarsi che i dati inseriti siano validi. Entro 6 mesi è infatti necessario verificare tali dati, pena la sospensione dei pagamenti fino ad accertamenti conclusi.

Scelta forma di pagamento

 

Questa sezione contiene le impostazioni relative alla forma di pagamento selezionata per accreditare i ricavi degli annunci pubblicati.

Al momento è possibile indicare un metodo a scelta tra:

  • trasferimento automatico di fondi, ovvero un bonifico bancario;
  • invio di un assegno.

 

Il bonifico è senza dubbio il metodo di pagamento più diffuso, immediato e sicuro. L’accredito avviene direttamente da Google sul conto indicato secondo i tempi e le modalità indicate nel calendario dei pagamenti.

Per scegliere questo metodo è necessario inserire un conto corrente ed assicurarsi che l’intestatario coincida con il beneficiario dell’account.

L’assegno è stata la prima forma di pagamento di Google AdSense.

È possibile scegliere di ricevere l’assegno con consegna standard o espressa. Nel primo caso la consegna avviene normalmente entro le 2-3 settimane, via posta ordinaria. Nel secondo caso l’invio è tramite corriere con un tempo di circa 1 settimana.

 

Nota: in base alle modifiche introdotte nel 2008, la scelta del pagamento è possibile solo una volta maturati $10 di ricavo.

 

(tratto da www.html.it)