CEL – Certificato di Esecuzione Lavori all’estero: che cos’è ?

Previsto dal D.P.R. 34/2000, il CELCertificato Esecuzione Lavori – individua il documento rilasciato da un ente della P.A. o altro soggetto di diritto (committente o appaltante) all’operatore (appaltatore) che attesta le attività sono state eseguite ad opera a seguito di bando o affidamento diretto.

Mentre il certificato di regolare esecuzione può sostituire il certificato di collaudo, che viene emesso in prima persona dal direttore dei lavori con il benestare del responsabile dell’atto stesso, il certificato di esecuzione dei lavori è l’atto con il quale l’appaltante dichiara, a conferma della certificazione SOA ottenuta (attestazione della qualifica economica e tecnica del soggetto per la partecipazione a gare d’appalto), che i lavori eseguiti sono stati realizzati a regola d’arte e con buon esito. Per la sua natura giuridica e la sua formulazione si può concludere che il certificato di esecuzione di un lavoro pubblico è un documento amministrativo pubblico.

Determinante per l’iter è ottenere l’attestazione SOA

La SOA è una certificazione che autorizza l’impresa a partecipare ad appalti pubblici per determinate tipologie di categorie e importanza.

 

Ai sensi di quanto previsto dall’art. 84 del D.P.R. n. 207/2010 (Regolamento appalti), e recepito dal l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici con atto del 4 marzo 2013, le imprese con sede legale in Italia le quali hanno realizzato lavori all’estero e che intendono usufruire dell’attestazione di qualificazione da parte delle SOA, devono richiedere l’emissione del CELMAE alle sedi diplomatiche italiane negli Stati in cui hanno eseguito i lavori.

Gli uffici delle diplomazie italiane all’estero provvedono quindi a stampare il certificato per poterlo rilasciare alle imprese richiedenti.

Le SOA – Organismi di Attestazione autorizzati – sono tenute a verificare, all’atto della presentazione della documentazione da parte dell’impresa, che le informazioni riportate corrispondano con quelle presenti nel sistema informatico dell’Autorità.

Per la dimostrazione dei requisiti tecnici, l’impresa dovrà ottenere e consegnare alla prescelta SOA i CEL (Certificati Esecuzione Lavori) rilasciati dai propri committenti, controfirmati dalla Direzione Lavori. Qualora l’organismo di attestazione verifichi l’esistenza di certificati di lavori non idonei, deve darne comunicazione sia ai soggetti committenti, sia all’Autorità di vigilanza, per l’adozione dei provvedimenti del caso. Fino al loro inserimento nel casellario informatico, tali certificati non sono utilizzabili, pena l’addebito alla SOA di una sanzione pecuniaria fino a 51.000 euro.

Nel caso di lavori eseguiti all’estero da imprese con sede legale in Italia, il richiedente deve produrre alla SOA la certificazione di esecuzione dei lavori unitamente a copia del contratto e a qualsiasi altro documento comprovante i lavori eseguiti e se emesso del certificato di collaudo. In questo caso, i CEL dovranno presentare determinati requisiti:

  • LEGALIZZAZIONE: per lavori richiesti sia da appaltante pubblico sia privato, l’impresa appaltatrice utilizza la certificazione pubblica: perciò deve richiedere la legalizzazione che è rilasciata dalle autorità consolari italiane all’estero;
  • CERTIFICAZIONE TECNICO DI FIDUCIA CONSOLATO: per lavori eseguiti su committenza privata, per i quali nel paese di esecuzione degli stessi non è prevista una certificazione da parte di organismi pubblici, la documentazione necessaria, dalla quale risultano i lavori eseguiti, il loro ammontare, i tempi di esecuzione nonché la dichiarazione che i lavori sono stati eseguiti regolarmente e con buon esito, è rilasciata da un tecnico di fiducia del consolato;
  • TRADUZIONE UFFICIALE CERTIFICATA CONFORME: Alle precedenti viene allegata una traduzione certificata conforme in lingua italiana rilasciata dalla rappresentanza diplomatica o consolare o eseguita da un traduttore ufficiale;
  • CERTIFICATO SOLO ONLINE: il consolato italiano all’estero, una volta conseguita la certificazione, la trasmette al competente ufficio centrale del Ministero degli affari esteri che provvede ad inserirla nel casellario informatico.

Barriere architettoniche in edifici privati, in arrivo 180 milioni di euro

Seppur non in maniera coercitiva, negli ultimi anni un po’ tutti i comuni del territorio nazionale stanno mettendo in atto un adeguamento urbanistico finalizzato ad armonizzarsi con le esigenze dei diversamente abili, portatori di handicap o menomazioni quello che va sotto il nome di “abbattimento delle barriere architettoniche” , allineandosi così a quanto previsto alla lettera c) dell’art. 8 legge 104/1992.

Se però quanto è stato attuato “ai nostri occhi” ha interessato anzitutto gli spazi e gli edifici pubblici, da pochissimi giorni al centro dell’attenzione è passato il settore privato: dopo ben 15 anni di ‘azzeramento’ in materia, è stato rifinanziato il Fondo per l’abbattimento delle barriere architettoniche previsto dalla L. 13/89 per l’accessibilità agli edifici privati, vale a dire ‘finalmente è stato riaperto un ineccepibile rubinetto delle casse dello Stato’ a favore proprio dei disabili del nostro paese, riconoscendo loro o meglio riprendendo in considerazione un diritto sacrosanto. Misura prevista nel Fondo Investimenti della Legge di Bilancio 2017, i cui contributi possono essere richiesti dai cittadini portatori di handicap.

Pubblicato sul sito del Ministero delle infrastrutture, il decreto, emanato congiuntamente con il Ministero dell’Economia, che entra in vigore il 30 maggio, ripartisce i fondi previsti per il quadriennio 2017-2020.

Come previsto dalla seduta permanente della conferenza fra stato, regioni e comuni di metà febbraio, la normativa metterà a disposizione 180 milioni di euro per i prossimi quattro anni ripartiti fra le singole regioni, le quali provvederanno a loro volta a metterlo a disposizione dei comuni richiedenti al fine di contribuire alle spese sostenute dai cittadini.

Con la misura adottata si cerca di colmare una “farraginosa falla burocratica” dal momento che l’ultimo intervento di destinazione fondi al settore privato risale al 2003: pertanto, con questo atteso finanziamento si tenta anche di coprire i fabbisogni inevasi, tra l’altro più volte segnalati dalle Regioni al ministero competente.

La succitata legge 13 del 1989 è la principale fonte normativa in tema di barriere architettoniche e del loro abbattimento. Essa prevede che ai cittadini sia data possibilità di accedere, mediante domanda al comune di residenza, a contributi per eliminare le barriere architettoniche esistenti nelle loro case e negli edifici privati.

Per accedere ai contributi è necessario inoltrare domanda al comune di residenza in base a specifiche modalità e a condizione si rientri in parametri previsti dalla legge. In particolare, hanno diritto a presentare domanda i disabili con menomazioni o limitazioni motorie permanenti e i non vedenti nonché coloro i quali hanno a carico persone con disabilità permanente; i condomini ove risiedano le suddette categorie; i centri e gli istituti residenziali relativamente agli immobili destinati all’assistenza di persone disabili. Nell’accesso ai contributi hanno precedenza nell’assegnazione le persone disabili con certificazioni di invalidità totale e con difficoltà di deambulazione.

La domanda (comprensiva di una descrizione sommaria della spesa prevista) deve essere presentata direttamente al sindaco del comune di residenza entro il 1 marzo di ogni anno dal disabile o da chi ne esercita la tutela/potestà. Il contributo previsto sarà proporzionale, cioè in misura inferiore o minore al preventivo, alle spese effettive.

 

Dati alla mano, ad ottenere maggiori risorse è l’Emilia -Romagna, alla quale sono assegnati 29,3 milioni. Subito dopo ci sono le regioni Piemonte e Lombardia, beneficiarie rispettivamente di 25,7 e 25,3 milioni di euro. La Basilicata ottiene 15,2 milioni, la Campania 13,5, il Lazio 19,2. Inoltre, 11,3 milioni vanno alle Marche e 11 milioni all’Umbria. L’importo più basso è quello destinato alla Liguria, che ottiene 275 mila euro. Somme tra il milione e gli otto milioni sono distribuite alle regioni Abruzzo (4,4 milioni), Molise (1,1 milioni), Puglia (4 milioni), Sardegna (3,2 milioni), Sicilia (4,4 milioni), Toscana (2,9 milioni) e Veneto (8,4 milioni).

Benché non soddisfino del tutto i reali fabbisogni locali, le risorse destinate a ciascuna regione sono proporzionali al fabbisogno pregresso inevaso, comunicato dalle Regioni stesse al Mit.

 

APE – Attestato di Prestazione Energetica

L’A.P.E. (acronimo che sta per ‘Attestazione di Prestazione Energetica’) è il documento che definisce le caratteristiche energetiche di un edificio, di un’abitazione o di un appartamento. Prima del 2013 era sostituito dall’ACE. E’ un indicatore che, parametrizzato su una scala di 10 valori (lettere da A4 a G) sintetizza le prestazioni energetiche di un edificio. E’ tra i documenti utili ad ottenere il certificato di agibilità di un edificio.

L’obbligatorietà della redazione dell’Attestato di Prestazione Energetica è stata introdotta il 1° luglio 2009 per la compravendita di immobili e dal 1° luglio 2010 in caso di locazione. In particolare, dall’inizio del 2012 sugli annunci immobiliari vanno inseriti gli indici di prestazione energetica.

La legge nr 90/2013 con la quale di fatto è diventato un documento obbligatorio ha confermato quando bisogna redigere l’Attestato. Si possono individuare sostanzialmente tre circostanze in cui è obbligatorio redigere il documento di Certificazione Energetica: compravendita, affitto, ristrutturazioni importanti.

Documento obbligatorio, al momento dell’acquisto o affitto dell’immobile, si rivela dunque essere un utile strumento per informare circa il livello di consumo energetico ed essere cartina tornasole in tema di edifici ad alto risparmio energetico, consentendo di valutare la convenienza economica del potenziale acquisto in relazione ai propri consumi energetici e di indicare opportuni interventi di riqualificazione energetica.

L’ APE è un documento che assumerà importanza “strategica” nei prossimi anni per due motivi, oramai imprescindibili:

  • Aumento del valore degli immobili caratterizzati da consumi energetici bassi;
  • Incentivazione alla costruzione di edifici ad alto rendimento energetico e a ristrutturazioni energetiche con conseguenti miglioramenti in termini di inquinamento da anidride carbonica CO2.

 

Responsabile a redigere questo documento è un ‘soggetto accreditato’ chiamato Certificatore Energetico il quale possiede competenze specifiche in materia di efficienza energetica applicata agli edifici (solitamente un tecnico abilitato alla progettazione di edifici ed impianti come l’architetto, l’ingegnere ed il geometra); per la tipologia dell’incarico, il certificatore ha delle responsabilità civili e penali molto importanti. Formazione, controllo e accreditamento di questi professionisti sono gestiti dalle Regioni con apposite leggi locali (nonostante più di cinque anni dall’obbligatorietà in materia, la metà delle Regioni italiane ancora non hanno adottato delle normative proprie, nel qual caso la legge di riferimento è quella nazionale: D.Lgs. 192/05).

 

La redazione del documento, che inizia sempre con un sopralluogo dell’immobile, abbraccia diversi parametri (caratteristiche delle murature e degli infissi, le caratteristiche geometriche dell’immobile, la produzione di acqua calda, l’aerazione ed il riscaldamento degli ambienti, il tipo di impianto, eventuali sistemi di produzione di energia rinnovabile) mediante cui il certificatore, avvalendosi di specifici software, sviluppa una analisi energetica dell’immobile. Compila così il documento e rilascia la targa energetica che sintetizza le caratteristiche energetiche dell’immobile

L’ APE va poi conservato con il libretto della caldaia e consegnato al nuovo proprietario o al locatario.

L’attestato può essere firmato dal tecnico anche con la firma digitale, alcune Regioni utilizzano esclusivamente questo metodo per ricevere gli APE nel loro catasto energetico.

 

Non è possibile determinare a priori il costo dell’APE: il prezzo di una certificazione energetica per un appartamento si basa su una forbice fra i 150 € e i 250 € a seconda della città dove è sito e delle caratteristiche proprie dell’immobile.

 

L’APE non deve essere confuso con l’AQE (‘Attestazione di Qualificazione Energetica’). Differentemente dal primo, l’Attestato di Qualificazione può essere redatto dal costruttore o direttore dei lavori, e poi consegnato al comune insieme al resto della documentazione per il rilascio della dichiarazione di fine lavori (diversamente, l’APE  come visto è redatto da un Certificatore Abilitato).

Primariamente pensato per sostituire temporaneamente l’APE (ai sensi del d lgs 311/06), oggi l’AQE è un documento meno utilizzato del passato, viene richiesto solamente in fase di “fine lavori” dal direttore dei lavori.