2019: la SEO che sarà

(martedì 6 novembre)

Già il secondo semestre del 2018, disseminato di novità inerenti la parte algoritmica e tendenze di ricerca sempre più dettagliate, ha gettato le basi per quelli che saranno i trend della SEO nel 2019.

La chiave per essere all’avanguardia nel settore della SEO è prevedere i futuri sviluppi con un occhio di riguardo alle mosse di Google. E quindi

  • USER EXPERIENCE

Già dal 2015 con l’algoritmo RankBrain, nato e sviluppato sull’onda del coetaneo e predecessore Hummingbird

, si è fatto un determinante passo in avanti nell’ottica di avere risultati sempre più mirati e soddisfacenti per quelli che sono gli intenti di ricerca dell’utente. Ciò a tutto vantaggio della user experience (o UX) si intende l’esperienza che un utente prova quando interagisce con un qualsiasi prodotto, sistema o servizio, di design, che sia fisico o digitale”.

                  

  1. MOBILE FIRST

L’inversione di tendenza registrata da inizio 2018 a proposito delle ricerche online appannaggio dei dispositivi mobile (60% con punte addirittura del 90& in alcun nicchie) è stato l’impulso noto come ‘Mobile First’, cioè la realizzazione di un sito web partendo da quella che è la risoluzione di un dispositivo mobile adattandosi via via alle risoluzioni maggiori, rimanendo fedele ma capovolgendo il concetto di Responsive Web Design.

  1. CONTENUTI VIDEO

Partendo da un’intuizione brillante ma fondata, un elemento destinato a fare la differenza sarà quello di incentivare l’utilizzo di contenuti video e multimediali, in armonia con una giusta combinazione con i testi.

  1. RICERCA VOCALE

Correlata alla importante crescita fatta registrare dal settore mobile è quella delle ricerche vocali. Non più intesa come ricerca di un numero di telefono da chiamare o per comunicare keywords, l’intento che si insegue è di dare comandi attraverso la voce consentendo così di risparmiare tempo (si pensi ad esempio quando si hanno le mai occupate).

  1. FEATURED SNIPPET

Effettuando una qualsiasi ricerca su Google per una parola chiave popolare oltre ai canonici risultati organici e a pagamento potrebbero essere mostrati, nella parte superiore della pagina, delle porzioni di altre pagine web che vengono richiamate con lo scopo di dare una risposta diretta alla query. Non essendo a pagamento, l’unico modo per far apparire il featured snippet è ottimizzare il sito.

  1. OTTIMIZZAZIONE CONTENUTI E SEO ON-PAGE

I focus finora illustrati non devono però mettere in secondo piano l’ottimizzazione on-page e la qualità dei contenuti, dal caricamento delle pagine all’ottimizzazione dei (meta)tag di una pagina all’evitare contenuti duplicati …

(Rif. www.progettofirenze.com/blog)

 

Col nuovo anno dunque la Seo sarà particolarmente incentrata sull’esperienza utente da mobile e sui contenuti di valore, oltre che su link e menzioni.

Più tecnicamente, non si può non denotare che l’annata in corso ha portato alla ribalta il passaggio al protocollo per la comunicazione sicura “HTTPS” in sostituzione del vecchio “HTTP” (in realtà ancora largamente usato) e il sistema “AMP” (Accelerated Mobile Pages, in verità lanciato già da circa tre anni) “spinto” per velocizzare il caricamento delle pagine su dispositivi mobile.

Oltre a questi parametri, dovremo continuare a focalizzare la nostra attenzione innanzitutto su contenuti di alta qualità, sulla lunghezza dei testi, su un equo utilizzo delle keyword, dei link interni e dei vari h2 … h6, sull’uso di una adeguata meta descrizione (da molti ormai reputata secondaria, ma invece talvolta di importanza strategica) e di un valido indirizzo URL, sulla valorizzazione di video e fotografie all’interno delle pagine e, naturalmente, sul confronto continuo con altre realtà concorrenti e sulle intuizioni personali in modo da riuscire ad anticipare proprio la diretta concorrenza.

 

Accanto alla Search Engine Optimization, parlando di segnali di evoluzione non va dimenticato il Content Marketing (“Content is the King”), uno dei pilastri del Web Marketing e che procede di pari passo con la realizzazione di siti web in quanto entrambe le attività sono ‘rincorse” al fine di  fornire ai visitatori ciò di cui hanno bisogno, nella forma migliore possibile.

Se è innegabile che  gran parte delle chiavi di ricerca secche a intento commerciale siano ‘in mano’ ai colossi internazionali (eBay, Amazon, ecc.), diversamente avviene per le ricerche di tipo informativo, alle quali ognuno può rispondere con contenuti approfonditi ed esaustivi per guadagnare la fiducia del proprio pubblico. Le ricerche informative infatti possono nascondere intenti di acquisto utili per i propri scopi commerciali.

Soddisfare query informazionali nasconde la possibilità di diventare autorevoli punti di riferimento per le persone che avranno bisogno di prodotti e/o servizi per rispondere ad esigenze simili. Necessità alle quali si può rispondere offrendo articoli per il blog, ebook, video guide, infografiche.

Investire sul Content Marketing significa puntare sulla costruzione di autorevolezza agli occhi del proprio pubblico attraverso la realizzazione di contenuti realmente utili, originali e di valore. La produzione di contenuti è un processo di costruzione di credibilità e valore che permane nel tempo e che si auto-alimenta per mezzo della continua crescita di notorietà del brand.

 

 

 

SEO Audit: cos’è e come si fa

(sabato 3 novembre)

SEO Audit: cos’è e come si fa

 Ecco, un lavoro ci è stato commissionato: la ditta X ci incarica di realizzare un sito per la sua attività … Bene, come da ABC procediamo anzitutto ad un colloquio dettagliato nel quale “capire” il segmento dove lavora, il target di clienti che vuole raggiungere, che finalità ha il sito …..

Dopo una prima elaborazione del progetto web e (gli inevitabili) doverosi successivi aggiustamenti da apportare su richiesta del cliente, la “creatura” è pronta per essere data in pasto al mare magnum di Internet e ai motori di ricerca, con l’obbiettivo di ottenere un buon posizionamento in SERP, sapendo di contare su un sito ottimizzato dal nostro collega.

Già, ma come ogni cosa su questo mondo ‘tutto è relativo’, anche il nostro buon lavoro !

 

Ecco allora che il lavoro del SEO non si ferma al ‘confezionamento’ del sito web con tutti i dogmi richiesti per l’ottimizzazione SEO ma occorre monitorare costantemente quanto fatto: questo è fare SEO AUDIT.

Si tratta di uno step indispensabile per ottenere un buon risultato … da piazzare, e oltretutto necessario nel condurre un’attività SEO. Consiste in una analisi strutturale, dei contenuti e concorrenziale del sito web, andando così ad analizzare tutti gli aspetti – interni ed esterni – che potrebbero influenzare il posizionamento sui motori di ricerca.

Con questa attività è così possibile individuare i punti di forza e di debolezza del sito, e di conseguenza apportare le dovute correzioni con un’opportuna serie di attività SEO al fine di massimizzare il risultato.

Non esiste un’unica strada per perseguire un’analisi di SEO audit anzi, al contrario ognuno avrò una checklist personale.

Questo significa che ognuno di noi avrà una personale checklist per quanto riguarda l’audit SEO di un sito web. Quella che segue è la mia personale lista, spero tu possa trarne qualche spunto interessante. Per prima cosa va detto che la mia analisi SEO è articolata in questo modo:

  • Analizzo il settore.
  • Passo gli aspetti on site.
  • Affronto i punti off site.

Analisi del settore

La prima operazione: fare un’analisi del settore. E’ importante capire chi sono i principali competitor, quali contenuti offrono, come sono strutturati e quali sono i punti di forza.

Cerco di individuare le keyword più importanti del settore e faccio delle ricerche per scoprire i siti che si posizionano, in modo ricorrente, ai primi posti dei motori di ricerca.

Questa sezione è utile per individuare, velocemente, i siti che hanno pagine posizionate per le parole chiave che ci interessano sul serio.

Una volta individuati i competitor passiamo alla parte più importante: analizzare i siti. Questo lavoro va fatto manualmente.

L’obiettivo è quello di capire cosa offrono, in termini di servizi/prodotti/contenuti, i principali competitor. Un buon metodo è di effettuare un’analisi a mano, visitando i siti e annotando gli aspetti rilevanti di ognuno.

Raccolgo i numeri in un file Excel per poi fare delle stime medie; mi interessa individuare quelle che sono i “servizi aggiuntivi” che possono essere inseriti nel settore. Ad esempio, tramite di esso potrei accorgermi che tutti i principali competitor offrono un servizio di informazioni H24 attraverso un numero verde, o magari che nei contenuti più importanti hanno deciso di includere dei video.

Insomma, questa fase preliminare mi permette di avere una panoramica del contesto e di quello che fanno i concorrenti che Google premia, posizionandoli meglio nelle serp di riferimento.

Analisi degli aspetti on site

Mi pongo dinanzi al sito con l’obbiettivo di analizzarlo, mettendomi nei panni dell’ utente standard. Mi pongo una serie di domande cercando di rispondere agli aspetti informazionali, legati all’usabilità e alla fiducia del sito (Il sito è facilmente navigabile ? Capisco subito cosa offre ? Il caricamento avviene in tempi accettabili ? I contenuti soddisfano le mie esigenze ?). Interessa capire se l’utente è messo nelle condizioni di poter trovare quello che cerca.

Il secondo passo è quello di analizzare il file robots.txt per controllare se i motori di ricerca hanno accesso a tutte le pagine che devono essere indicizzate o, viceversa, escluse.

A questo punto, individuati i punti deboli del sito posso procedere con l’analisi attraverso i SEO tool (Search Console, Visual SEO Studio, Seo PowerSuite, Seozoom, Google Analytics). 

 

 

Analisi off site

Per analisi off-site si intende l’insieme dei fattori che sono esterni al sito (link, citazioni, ecc.). In questa fase diventano importantissimi gli strumenti di analisi; fra questi, di indubbia utilità sono:

  • Ahrefs: per fare un’analisi approfondita dei link;
  • Buzzsumo: per analizzare la visibilità sui social network;

L’analisi dei fattori off site siamo consente di perfezionare la strategia SEO: valutare, ad esempio, le azioni per rafforzare una eventuale campagna di acquisizione link.

È il momento dell’analisi SEO del sito

La prima parte della SEO Audit è andata. Hai individuato i dati essenziali del contesto, usato i SEO tool per analizzare i competitor, concentrando l’attenzione su quanto è on site e quanto off site al sito. A questo punto siamo in gradi di determinare i fattori essenziali per la SEO Audit:

  • Abbiamo una panoramica della struttura del sito;
  • Siamo in grado di valutare la user experience;
  • Individuare possibili errori nel codice o nei meta tag;
  • Quali contenuti mancano al sito per poter essere competitivo.
  • Il sito presenta dei contenuti duplicati.
  • Presenza di contenuti che sono impossibili da indicizzare per Google.
  • Cosa manca, dal punto di vista dei link, per poter massimizzare la visibilità sui motori.

Tutte queste informazioni, insieme all’analisi preliminare dei competitor, ci permettono di sviluppare la nostra analisi SEO. Si può ora andare ad elaborare un PDF in cui inserire tutti i dati raccolti in tabelle. In questo ci può essere molto utile Excel, altrimenti ci sono le mappe mentali.

Meglio i SEO tool o un lavoro manuale ?

Parlando di analisi SEO sarebbe ipocrita non sottolineare l’importanza dei tools, i quali assumono un ruolo non indifferente nell’attività e consentono di accedere velocemente a informazioni preziose.

Ma sarebbe corretto però affermare che i tool “sono tutto” in quanto è buona prassi comunque navigare il sito e esplorarlo per comprenderne le sue dinamiche.

Il filo conduttore è che se il sito non è pensato per soddisfare la search intent degli utenti non andrà lontano: se il sito non è semplice da navigare, se i contenuti non sono organizzati nel modo giusto o non sono presenti le informazioni di cui gli utenti necessitano, nessuno acquisterà mai il prodotto/servizio.

 

 

Aggiornamento algoritmo di Google di agosto: …stiamo sereni

(lunedì 10 settembre)
Prime indiscrezioni del ‘post-Google Update Algorithm del 1 agosto‘: appena se ne è sentita voce, la voce di un aggiornamento dell’algoritmo di Google alla vigilia della “serrata”delle saracinesche per ‘CHIUSURA ESTIVA’ era parso come uno spauracchio per gli addetti del settore i quali temevano in un “anatema” contro i risultati raggiunti con il proprio operato.
Di seguito una testimonianza di uno dei migliori SEO Specialist che al contrario dimostra, a distanza di un mese dal “refresh” di Google, come gli effetti scaturiti non siamo poi affatto allarmanti come si credeva, ad eccezione forse di quei settori (leggi settore medico e benessere) che già allora erano stati indicati tra gli altri per un riposizionamento attendibile.

 

Google Update 1 Agosto 2018

Piattaforme blogging: ecco Ghost

(sabato 25 agosto)

Attualmente esiste un cospicuo numero di piattaforme dedicate al blogging (WordPress, Tumblr, Blogger, Medium, Svbtle, LiveJournal, Powerpad, Postach.io, Pen.io, Ghost) sul mercato, destinato ad avere ulteriori sviluppi. Fra di essi, la piattaforma CMS più popolare nel settore è indiscutibilmente WordPress.

Verosimilmente, l’aspirazione di chi si avvicina a questo mondo è di poter utilizzare il miglior strumento disponibile. Da questo punto di vista, la lotta è fra WordPress e Ghost.

Nel corso degli anni, WP ha fatto passi da gigante in termini di     miglioramento dell’usabilità della piattaforma. Se primeggia nella creazione e gestione di blog, questo CMS ha assunto via via importanza anche nel settore della creazione di siti web, e-commerce e svariate soluzioni on line.
Ghost nasce come costola di WordPress e proprio la genesi lo pone come suo diretto concorrente.
Quali sono allora le peculiarità di questo CMS “derivato” che potrebbero farlo preferire ?
Blog Ghost è un CMS open source che consente ai blogger un utilizzo relativamente semplice al fine di pubblicare facilmente i loro contenuti (con correlata anteprima in tempo reale, eludendo così un primo limite di WordPress, fondato su un editor WYSIWYG dove il passaggio da editor visuale ad editor testuale è sempre così preciso). Alla stregua delle cose più naturali, Ghost nasce da un discussione partecipata attorno ad un post pubblicato nel novembre del 2013 da John O’Nolan il quale propose la nascita di una nuova piattaforma incentrata su un unico obbiettivo: fare blogging; post condiviso da molti a significare dunque la necessità di implementare una nuova piattaforma dedicata al blogging, più snella e fruibile da gestire, riducendo i passaggi necessari per iniziare.
Ed è proprio questa idea base, la semplicità, che ha dato slancio al progetto per gli sviluppatori, tanto che da lì a poche settimane è stata resa disponibile la prima versione base della piattaforma web.
Da un primo confronto, Ghost si presenta come un CMS leggero e pronto all’uso: punti di forza di Blog Ghost sono la velocità di accesso al sito, un’interfaccia semplice ed intuitiva, un editor markdown (modalità per aggiungere la formattazione – corsivo, grassetto, elenchi puntati, ecc. – ai testi) innovativo. Caratteristiche che faranno un pò storcere il naso a chi proviene o già mastica il CMS WordPress è una scarsa disponibilità di temi a corredo per “fantasmino” (a meno che si voglia intervenire direttamente sul codice sorgente) e l’assenza del supporto di plugin da installare proprio per facilitarne al massimo l’utilizzo, rendendolo in questo modo però poco flessibile, ciò voluto per “rimanere fedeli” alla vocazione della piattaforma.
Una prima sostanziale differenza fra i due la si coglie già dalla dashboard (“la scrivania”) decisamente intuitiva, vocata alla semplicità, per Blog Ghost più “ricercata” quella di WordPress.

Dashboard Cruscotto di WordPress
Dashboard di WordPress

             

Dashboard Cruscotto di Blog Ghost
Dashboard di Ghost
Velocità caricamento di un sito
Velocità caricamento di un sito

 

 

 

 

Alla “spada di Damocle” dei siti web, vale a dire la velocità di caricamento, la risposta poggia sui diversi linguaggi su cui poggiano le due piattaforme: PHP per WordPress, che non è il massimo in termini di prestazioni necessitando di un tempo maggiore di risposta (pecca peraltro migliorabile mediante la disponibilità di plugin dedicati),

Node.js per Ghost che ne garantisce una struttura più prestante.  

Vista la giovane età, Blog Ghost attualmente non può contare su di una sviluppata e solida community ma perlopiù su forum di discussione, mentre su questo piano WordPress non ha concorrenza contando su una comunità decisamente diffusa e articolata.
In definitiva, Ghost è una soluzione ideale per chi ha interesse a fare blogging “allo stato puro”. Viceversa, se si è intenzionati ad una mera gestione della piattaforma, un blog che possa crescere, con il quale interagire la risposta è WordPress.

 

WordPress incontra Gutenberg: un binomio di web usability

(sabato 11 agosto)

WordPress Gutenberg: il piacere di scrivere

 WordPress 5.0 Gutenberg callout
WordPress 5.0 Gutenberg callout

In molti non se ne saranno accorti (o no ??) o non ci avranno fatto caso: da alcuni mesi accedendo alla bacheca di un blog realizzato con WordPress nella parte centrale si è fatta spazio un’anteprima destinata a scuotere la duttilità e l’utilizzo del CMS, interessandone cioè l’organizzazione strutturale. 

WordPress 5.0 Gutenberg callout

Con l’ultima versione, il CMS per autonomasia ha di fatto compiuto …. un bel salto all’indietro di 7 secoli, andando a scomodare Gutenberg (sì proprio quello della stampa a caratteri mobili) ! … L’adozione cioè di un nuovo editor visuale per la scrittura/gestione dei testi e articoli che scriviamo periodicamente, che inoltre va a semplificare l’approccio anche ai neofiti.

Atteso già dalla versione 4.8 del pacchetto, è con la versione 5.0 dello scorso mese di maggio – nella quale sarà quello predefinito – che è arrivata una ventata di novità in quanto de facto è stato reso fruibile al pubblico l’editor visuale, come alternativa a quello classico.

Il nuovo editor si presenta decisamente flessibile e promette delle novità interessanti nella gestione e stesura dei contenuti, proponendosi come una ineccepibile soluzione WYSWYG. Infatti, dalle premesse e prime indiscrezioni, Gutenberg permetterà di arricchire i nostri testi con una semplicità mai vista prima basata sulla scrittura a blocchi

Gutenberg editor demo
Gutenberg editor demo

, accompagnando l’utente praticamente nella progettazione minimale dei contenuti, rivolgendo questa potenzialità in particolare a chi non ha competenze specifiche, fino alla realizzazione di articoli ben formattati e adeguatamente strutturati.

Scrivere con WordPress Gutenberg è facile.
Scrivere con WordPress Gutenberg è facile
Working with Gutenberg blocks
Working with Gutenberg blocks

 

 

 

 

Pur mantenendo molte analogie con la precedente versione dell’editor, ‘Gutenberg’ si presenta maggiormente orientato alla web usability.

TinyMCE is no more
TinyMCE is no more

 

 

Un primo vantaggio confrontando le due versioni di editor è che quello targato ’GUTENBERG’ mette a disposizione un’area attiva maggiore, in particolare in larghezza, il che va a tutto vantaggio dei dispositivi con schermo ridotto, area che addirittura può essere adattata (“Post settings”) a tutto  schermo. Nella parte superiore a sinistra è inoltre presente uno switch che consente di passare dalla modalità visuale a quella testuale di visualizzazione del codice HTML consentendo così di creare o modificare blocchi direttamente da questa modalità. Ma la ciliegina la si apprezza quando viene selezionato un blocco di testo: vengono cioè mostrate le opzioni per spostarlo (i ‘tasti freccia’, su o giù), cancellarlo o accedere ad altre impostazioni di formattazione e stilizzazione. Sempre restando nella parte superiore dell’editor, si noterà l’assenza della tipica barra degli strumenti tipica di TinyMCE attivabile invece ora clickando sul pulsante “Insert” (.. ecco aprirsi un menu drop-down).

 

WordPress Gutenberg accompagna ad una nuova esperienza di produzione delle pagine basandosi sul concetto dei blocchi: quanto viene aggiunto di volta in volta alla pagina viene considerato come ‘un box separato’ e pertanto indipendente dal resto del testo quanto a formattazione e stilizzazione che vengono apportate.

Cosa significa lavorare per blocchi? Ogni paragrafo, immagine o video ha ora un editor specifico e può essere modificato indipendentemente dalle altre parti senza passare per la barra di formattazione principale (“presente” nello scrolling). Così per esempio se si plana su un paragrafo, ad esempio, si attivano i pulsanti per spostare il testo a sinistra o a destra, per aggiungere il grassetto e il corsivo. Oppure, a sinistra ci sono i comandi per spostare il testo sopra o sotto (le frecce) e il menu per aggiungere heading o quote.

Se parliamo di immagini, invece, ecco le opzioni per posizionare il contenuto rispetto al testo mentre il simbolo + visualizzato consente di aggiungere vari elementi quali titoli, liste puntate, liste numerate, foto e altro ancora. Queste vengono prelevate dalla libreria per essere inserite in un blocco con un certosino effetto fade ; inoltre, su di esse possono essere ora definite proprietà CSS.

 

 

 

 

Ecco le immagini prese da Gutenberg Editor Mockup.

 

 

 

 

 

 

 

Ecco il link ad un buon tutorial sulla presentazione e caratteristiche di WordPress Gutenberg:

 

E per una demo

https://testgutenberg.com/

 

 

Scrivere su web: SEO vs ‘Autenticità’

(sabato 4 agosto)

Ottenere una buona visibilità sui motori di ricerca è un punto fermo per i content writer, chi scrive online.

La scrittura online presenta delle sfaccettature che la distinguono come “arte” dallo scrivere sui mezzi cartacei.

Abilità imprenscindibile per il copywriter  è quella di saper creare contenuti autentici, di continuare cioè a far “traspirare” il proprio stile nei testi.

Anche se la qualità e la presentazione di un contenuto dovrebbero essere preservate, a volte la produttività del content writer viene inficiata dal rispetto delle ordinarie regole SEO: così accade che la propria “impronta” venga subordinata ai vincoli imposti dalle tecniche di ottimizzazione, talvolta peraltro innegabili per l’obiettivo di cui sopra.

‘Ma la frittata può essere rigirata’, potrebbe dirsi: se il punto focale del lavoro del copywriter è la buona scrittura nelle sue varie sfaccettature, non è detto che perciò i canoni SEO debbano prevalere su quello che è il proprio stile ma mantenere un carattere irrinunciabile “controcorrente”: l’autenticità. Ecco allora che per ottenere il risultato di attrarre lettori/clienti i testi devono essere formati e malleati senza bisogno di essere SEO-dipendenti. Occorre tenere ben presente che il successo di un contenuto non è tracciato tanto dall’osservanza delle regole delle Search Engine Optmization quanto proprio dal taglio che viene dato al testo e dal coinvolgimento che si è in grado di suscitare nel lettore.

Il lavoro dei copywriter è e resta pertanto quello di scrivere testi che convincano; a questi poi vanno integrati al meglio gli aspetti SEO. Ci sono tre miti in particolare che bisogna sfatare:

Contenuti duplicati – sì, è possibile

E’ e rimane un dato di fatto che Internet va a penalizzare i contenuti duplicati. Peraltro, ciò non rappresenta un grosso problema finché non sia una pratica destinata a creare confusione negli utenti o con il fine di manipolare i risultati di una ricerca. Per “regolarizzare” questa linea si fa ricorso alla canonizzazione, ovvero aggiungere un tag canonico (“rel= canonical”) all’indirizzo URL del contenuto in questione.

Parole chiave in ogni frase – no, non è necessario

Occorre sfatare il mito secondo cui il testo dev’essere imbottito di parola chiave al fine di ottenere un miglior posizionamento sui motori di ricerca. Se rimane vero che le parole chiave rivestono un ruolo importante per i testi online, il “peso” giocato assume importanza limitatamente all’algoritmo di Google aiutando a ricercare il contenuto e non chi legge il testo. Questo il motivo per cui in primo piano deve sempre esserci un’ottima leggibilità del contenuto; ancora meglio se poi si riesce a incorporare le parole chiave in modo ottimale.

Non importa la quantità ma la qualità

Anche se rimane un ‘verbo’ che i post più lunghi abbiano maggiori possibilità di raggiungere un posizionamento migliore, ciò non vuol dire che tassativamente bisogna scrivere articoli di una determinata lunghezza e non meno! Vero sì che questi possano avere un ranking migliore, denotando una trattazione più analitica e dettagliata dell’argomentazione, ma a prescindere dalla lunghezza quello che fa la differenza e che va a premiare sia il posizionamento del contenuto sia il gradimento dell’utente (i contenuti brevi e informativi vengono apprezzati da Google) è creare testi completi ed esaustivi.

Concludendo allora, non bisogna rinnegare la propria scrittura a favore della SEO. Scrivere rivolgendosi al proprio pubblico rimane l’obbiettivo da (per)seguire, tenendo comunque presenti gli aspetti per una valutazione positiva dal punto di vista SEO.

 

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Il futuro della SEO nell’Inbound Marketing

(martedì 31 luglio)

Al periodo compreso fra gli ultimi anni Novanta e il 2000 è corrisposto una crescita esponenziale di attività, commerciali e non, agenzie piuttosto che liberi professionisti singole persone, sbarcare nel mare magnum di Internet. A ciò è conseguito uno sviluppo di tecniche con lo scopo di attaccare al meglio il nuovo mercato digitale per riuscire a posizionare al meglio il proprio spazio web nella SERP rispetto alla concorrenza e ugualmente raggiungendo nuove segmenti di clientela finora fuori portata: ciò è quanto perseguito in particolare dalla SEO.

SEO: uno degli elementi chiave dell’Inbound Marketing

L’Inbound Marketing si identifica come un insieme di attività il cui scopo è quello di attirare visitatori al proprio sito web con l’obiettivo (non scontato) di trasformarli in lead e quindi clienti della propria attività/offerta. Da ciò ne deriva che l’Inbound Marketing è un calderone in cui convergono diverse attività ‘operative’.

Al centro di un’azione di IM sta la creazione di contenuti di qualità e non da meno la determinazione di opportuni strumenti per proporli sulla vetrina del web.  Considerando che Google elabora mediamente 40.000 query al secondo si può ben intuire l’importanza della SEO per farci essere presenti nei risultati delle ricerche. Paradossalmente va detto che la Search Engine Optimization così come viene pensata ed attuata oggi è già obsoleta rispetto a ‘quella di domani’.

Gli aggiornamenti di Google e gli effetti su SEO e Inbound Marketing

Con gli aggiornamenti all’algoritmo degli ultimi anni (come Panda e Penguin), sono state apportate modifiche finalizzate a contrastare il fenomeno dei ‘Black-hat SEO’ cioè quanti sono disposti a  raggirare i motori di ricerca al fine di posizionare i propri lavori nella SERP pur senza offrire contenuti di qualità. Così fino ai mesi più recenti in cui nelle modifiche agli algoritmi si è andato ad operare: sebbene non verranno svuotati completamente della loro importanza in una struttura, ad esempio keyword e backlink non verranno considerati come fattori primari in termini di indicizzazione di un sito.

Con l’aggiornamento dell’algoritmo di Google nell’ottobre del 2017 pensato per una buona indicizzazione anche da dispositivi mobile andava a considerare anche il tipo del dispositivo utilizzato, la posizione geografica, le intenzioni e il comportamento dell’utente: in molti, pur non pensandoci, ci avranno fatto caso ! Differentemente prima chi digitava una query approcciava con l’inserire le parole chiave e una volta ottenuti dei risultati doveva filtrare quelli più attinenti con quanto cercato. Adesso le query sono sempre più uniformate al linguaggio parlato e di conseguenza i motori di ricerca stanno migliorando nell’interpretare la volontà (e dunque l’interesse) di chi effettua la ricerca, ottenendo quindi risultati migliori.

I Topic Cluster a supporto della SEO

Se la SEO abituale era basata solidamente sul concetto e utilizzo delle keyword, avendo cura cioè che titoli e contenuti ne contenessero con una adeguata densità, dal 2013 con l’avvento di Hummingbird, il motore di ricerca approccia ad una interpretazione naturale del linguaggio, concentrando la comprensione all’intento di ricerca piuttosto che alle parole chiave. E così che molti operatori del settore vedono Hummingbird come il passaggio ufficiale dell’attenzione di Google dalle parole chiave agli argomenti (topic).

L’esplosione di questo passaggio lo si è avuto nel 2015 con l’aggiornamento a RankBrain, l’algoritmo di ricerca automatico progettato per una migliore comprensione del contesto delle ricerche sottoposte. Ecco allora che semplici ricerche sottoposte al motore di ricerca sortiranno risultati esaurienti sull’argomento, arricchendoli con recensioni, informazioni a corredo e mappe andando così oltre a quanto corrispondente alle sole parole chiave.

In questa maniera Google è passato al modello dei Topic Cluster. Una singola pagina (‘Pillar’) funge da raccoglitore principale di diversi contenuti attinenti un argomento generale, e ad essa sono collegate altre pagine correlate le quali rimandano alla pillar e alle altre pagine del Topic Cluster. Possiamo definirla come una tecnica dal momento che questa azione di collegamento segnala ai motori di ricerca che la pagina pillar è un’autorità sull’argomento e, così facendo, la pagina risulterà sempre più in alto nelle SERP per l’argomento trattato.

 

(tratto da www.extrasys.it)

 

 

Differenze tra blogger, webwriter e copywriter ?

 (venerdì 6 luglio)

Gli ultimi anni hanno visto il diffondersi esponenziale anche fra le mura di casa per una innata e sfrenata passione di avere un proprio spazio web. Un vero e proprio fenomeno di proliferazione che, nato fra le mura di casa quasi come fosse una ’emulazione’ di realtà ben più rilevanti e ambizione, ha finito letteralmente per divenire un “aspetto del nostro vivere quotidiano” (ce l’hai o non ce l’hai ?? L’avere un blog è divenuto un fenomeno di massa, realizzando il passaggio epocale dal classico diario dei segreti/dei ricordi cartaceo a uno strumento ‘più in linea con i tempi’ in cui custodire analogamente le stesse cose verosimilmente però con una forma più didattica.

Avere un “blog” è stato dunque il là per una vera e propria fonte di ruoli professionali, figure accomunante dalla passione per la scrittura su web cosiddetta “creativa“, sostanzialmente tre blogger,webwriter e copywriter, accomunate da una discreta padronanza della lingua italiana o forse per meglio dire capacità di modellarla in base alle esigenze, in ognuna delle quali poi germogliare e svilupparsi peculiarità che finiscono per caratterizzare le stesse. Chi riversa articoli “per il gusto di scrivere” ovvero mettendoci le sue passioni i suoi interessi

blogger webwriter e copywriter
Sovrapposizione nei ruoli fra blogger webwriter e copywriter

le sue riflessioni (blogger), con un occhio di riguardo alla gestione pure dei social; chi con l’obbiettivo di creare “contenuti di qualità” (web writer); chi si dipana per attirare l’attenzione di chi legge con un fine commerciale realizzando una call to action (copywriter).

 

Se dunque il blogger può essere pensato come il prototipo, da qui sono nate sostanzialmente tre figure “professionali” che si dilettano scrivendo sul web: il blogger, il (web)writer e il copywriter: tre modi dunque di intendere chi ha a che fare con la scrittura online ma che si diversificano per tenui sfaccettature. Non dunque distinzioni nette ma diverse specializzazioni di un “essere digitale e creativo” su web. Sfaccettature di una ‘eguale’ offerta, specializzazioni nate per rispondere a specifiche esigenze, le professioni di blogger, webwriter e copywriter (comprese quelle minori non riportate 1  2) si intersecano tra di loro, andando anzi paradossalmente a premiare la capacità di spaziare dall’un all’altra, tanto da non poterne tracciare una distinzione netta. Il successo di una campagna sta proprio nella sinergia tra di esse.

Da che parte stai ?
Chi sono ? .. (Dove vado ?) Cosa faccio ??

Di fronte ad un interrogativo che ci può porre legittimamente, non è però possibile compartimentare tra di loro queste figure, creare dei muri, dei tratti distintivi: come detto, ognuno è complementare all’altro, andando addirittura a premiare la capacità di spaziare dall’un all’altra quindi allargare il proprio raggio d’azione: così il copy si dovrà rapportare comunque con il web per espletare la sua attività, il webwriter dovrà avere una visione a 360° per arrivare al suo obiettivo.
Il blogger per me è “il poeta” quello che affascina il lettore, il copy è “il genio”, ‘quello che una volta letto il post trova il titolo che vale il click’, il webwriter è “il logico”, sa dove e quando!’: una definizione ad hoc per fare da spartiacque tra le tre.

E’ possibile poi individuare un connotato “cartina tornasole” che ha determinato una ulteriore specializzazione nel settore destinata a fare la differenza dal punto di vista professionale, ciò che in parte ha favorito la definizione di altre specializzazione: la SEO (Search Engine Optimization), ovvero l’arte di scrivere on line unita alla capacità di attrarre e ‘far rimanere sulla pagina’ il visitatore/lettore con buoni contenuti 1  2  3.

CEL – Certificato di Esecuzione Lavori all’estero: che cos’è ?

Previsto dal D.P.R. 34/2000, il CELCertificato Esecuzione Lavori – individua il documento rilasciato da un ente della P.A. o altro soggetto di diritto (committente o appaltante) all’operatore (appaltatore) che attesta le attività sono state eseguite ad opera a seguito di bando o affidamento diretto.

Mentre il certificato di regolare esecuzione può sostituire il certificato di collaudo, che viene emesso in prima persona dal direttore dei lavori con il benestare del responsabile dell’atto stesso, il certificato di esecuzione dei lavori è l’atto con il quale l’appaltante dichiara, a conferma della certificazione SOA ottenuta (attestazione della qualifica economica e tecnica del soggetto per la partecipazione a gare d’appalto), che i lavori eseguiti sono stati realizzati a regola d’arte e con buon esito. Per la sua natura giuridica e la sua formulazione si può concludere che il certificato di esecuzione di un lavoro pubblico è un documento amministrativo pubblico.

Determinante per l’iter è ottenere l’attestazione SOA

La SOA è una certificazione che autorizza l’impresa a partecipare ad appalti pubblici per determinate tipologie di categorie e importanza.

 

Ai sensi di quanto previsto dall’art. 84 del D.P.R. n. 207/2010 (Regolamento appalti), e recepito dal l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici con atto del 4 marzo 2013, le imprese con sede legale in Italia le quali hanno realizzato lavori all’estero e che intendono usufruire dell’attestazione di qualificazione da parte delle SOA, devono richiedere l’emissione del CELMAE alle sedi diplomatiche italiane negli Stati in cui hanno eseguito i lavori.

Gli uffici delle diplomazie italiane all’estero provvedono quindi a stampare il certificato per poterlo rilasciare alle imprese richiedenti.

Le SOA – Organismi di Attestazione autorizzati – sono tenute a verificare, all’atto della presentazione della documentazione da parte dell’impresa, che le informazioni riportate corrispondano con quelle presenti nel sistema informatico dell’Autorità.

Per la dimostrazione dei requisiti tecnici, l’impresa dovrà ottenere e consegnare alla prescelta SOA i CEL (Certificati Esecuzione Lavori) rilasciati dai propri committenti, controfirmati dalla Direzione Lavori. Qualora l’organismo di attestazione verifichi l’esistenza di certificati di lavori non idonei, deve darne comunicazione sia ai soggetti committenti, sia all’Autorità di vigilanza, per l’adozione dei provvedimenti del caso. Fino al loro inserimento nel casellario informatico, tali certificati non sono utilizzabili, pena l’addebito alla SOA di una sanzione pecuniaria fino a 51.000 euro.

Nel caso di lavori eseguiti all’estero da imprese con sede legale in Italia, il richiedente deve produrre alla SOA la certificazione di esecuzione dei lavori unitamente a copia del contratto e a qualsiasi altro documento comprovante i lavori eseguiti e se emesso del certificato di collaudo. In questo caso, i CEL dovranno presentare determinati requisiti:

  • LEGALIZZAZIONE: per lavori richiesti sia da appaltante pubblico sia privato, l’impresa appaltatrice utilizza la certificazione pubblica: perciò deve richiedere la legalizzazione che è rilasciata dalle autorità consolari italiane all’estero;
  • CERTIFICAZIONE TECNICO DI FIDUCIA CONSOLATO: per lavori eseguiti su committenza privata, per i quali nel paese di esecuzione degli stessi non è prevista una certificazione da parte di organismi pubblici, la documentazione necessaria, dalla quale risultano i lavori eseguiti, il loro ammontare, i tempi di esecuzione nonché la dichiarazione che i lavori sono stati eseguiti regolarmente e con buon esito, è rilasciata da un tecnico di fiducia del consolato;
  • TRADUZIONE UFFICIALE CERTIFICATA CONFORME: Alle precedenti viene allegata una traduzione certificata conforme in lingua italiana rilasciata dalla rappresentanza diplomatica o consolare o eseguita da un traduttore ufficiale;
  • CERTIFICATO SOLO ONLINE: il consolato italiano all’estero, una volta conseguita la certificazione, la trasmette al competente ufficio centrale del Ministero degli affari esteri che provvede ad inserirla nel casellario informatico.

Barriere architettoniche in edifici privati, in arrivo 180 milioni di euro

Seppur non in maniera coercitiva, negli ultimi anni un po’ tutti i comuni del territorio nazionale stanno mettendo in atto un adeguamento urbanistico finalizzato ad armonizzarsi con le esigenze dei diversamente abili, portatori di handicap o menomazioni quello che va sotto il nome di “abbattimento delle barriere architettoniche” , allineandosi così a quanto previsto alla lettera c) dell’art. 8 legge 104/1992.

Se però quanto è stato attuato “ai nostri occhi” ha interessato anzitutto gli spazi e gli edifici pubblici, da pochissimi giorni al centro dell’attenzione è passato il settore privato: dopo ben 15 anni di ‘azzeramento’ in materia, è stato rifinanziato il Fondo per l’abbattimento delle barriere architettoniche previsto dalla L. 13/89 per l’accessibilità agli edifici privati, vale a dire ‘finalmente è stato riaperto un ineccepibile rubinetto delle casse dello Stato’ a favore proprio dei disabili del nostro paese, riconoscendo loro o meglio riprendendo in considerazione un diritto sacrosanto. Misura prevista nel Fondo Investimenti della Legge di Bilancio 2017, i cui contributi possono essere richiesti dai cittadini portatori di handicap.

Pubblicato sul sito del Ministero delle infrastrutture, il decreto, emanato congiuntamente con il Ministero dell’Economia, che entra in vigore il 30 maggio, ripartisce i fondi previsti per il quadriennio 2017-2020.

Come previsto dalla seduta permanente della conferenza fra stato, regioni e comuni di metà febbraio, la normativa metterà a disposizione 180 milioni di euro per i prossimi quattro anni ripartiti fra le singole regioni, le quali provvederanno a loro volta a metterlo a disposizione dei comuni richiedenti al fine di contribuire alle spese sostenute dai cittadini.

Con la misura adottata si cerca di colmare una “farraginosa falla burocratica” dal momento che l’ultimo intervento di destinazione fondi al settore privato risale al 2003: pertanto, con questo atteso finanziamento si tenta anche di coprire i fabbisogni inevasi, tra l’altro più volte segnalati dalle Regioni al ministero competente.

La succitata legge 13 del 1989 è la principale fonte normativa in tema di barriere architettoniche e del loro abbattimento. Essa prevede che ai cittadini sia data possibilità di accedere, mediante domanda al comune di residenza, a contributi per eliminare le barriere architettoniche esistenti nelle loro case e negli edifici privati.

Per accedere ai contributi è necessario inoltrare domanda al comune di residenza in base a specifiche modalità e a condizione si rientri in parametri previsti dalla legge. In particolare, hanno diritto a presentare domanda i disabili con menomazioni o limitazioni motorie permanenti e i non vedenti nonché coloro i quali hanno a carico persone con disabilità permanente; i condomini ove risiedano le suddette categorie; i centri e gli istituti residenziali relativamente agli immobili destinati all’assistenza di persone disabili. Nell’accesso ai contributi hanno precedenza nell’assegnazione le persone disabili con certificazioni di invalidità totale e con difficoltà di deambulazione.

La domanda (comprensiva di una descrizione sommaria della spesa prevista) deve essere presentata direttamente al sindaco del comune di residenza entro il 1 marzo di ogni anno dal disabile o da chi ne esercita la tutela/potestà. Il contributo previsto sarà proporzionale, cioè in misura inferiore o minore al preventivo, alle spese effettive.

 

Dati alla mano, ad ottenere maggiori risorse è l’Emilia -Romagna, alla quale sono assegnati 29,3 milioni. Subito dopo ci sono le regioni Piemonte e Lombardia, beneficiarie rispettivamente di 25,7 e 25,3 milioni di euro. La Basilicata ottiene 15,2 milioni, la Campania 13,5, il Lazio 19,2. Inoltre, 11,3 milioni vanno alle Marche e 11 milioni all’Umbria. L’importo più basso è quello destinato alla Liguria, che ottiene 275 mila euro. Somme tra il milione e gli otto milioni sono distribuite alle regioni Abruzzo (4,4 milioni), Molise (1,1 milioni), Puglia (4 milioni), Sardegna (3,2 milioni), Sicilia (4,4 milioni), Toscana (2,9 milioni) e Veneto (8,4 milioni).

Benché non soddisfino del tutto i reali fabbisogni locali, le risorse destinate a ciascuna regione sono proporzionali al fabbisogno pregresso inevaso, comunicato dalle Regioni stesse al Mit.