Chiedimi perché

Chiedimi perché me ne sto qua ai bordi della grande vasca che è quella sfumatura della Vita che porta al divertimento e alla gioia.

Chiedimi perché non sono partecipe del girotondo della Vita non certo nel suo essere ma nelle sue esagerazioni piaceri.

Chiedimi perché …

Forse perché ho cercato sì nella mia gioventù di assaporare tutto quanto mi fosse possibile, auspicando anche al divertimento.

Mi piace vedere la vita scorrere, come fresche acque, cogliere al volo le opportunità che mi offre.

E’ come guardassi scorrere tutto seduto sul muretto.

A Silvia

“Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare
Di gioventù salivi?

Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo canto,
Allor che all’opre femminili intenta
Sedevi, assai contenta
Di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
Così menare il giorno.”
 

– Giacomo Leopardi

In questo componimento Leopardi rievoca una figura femminile del sua giovinezza, Silvia, morta prematuramente di tisi. Il poeta riflette quindi sull’inevitabile infelicità dell’uomo e sul crollo delle speranze. La giovane, con la sua precoce morte, diventa l’emblema della disillusione dell’età adulta.

Il canto gregoriano

Papa Gregorio Magno, alla fine del 6° secolo, riformò la liturgia della Chiesa romana e raccolse le melodie che da lui prendono il nome (“Antifonario”).

A partire dall’VIII secolo papa Gregorio IV/I impose ufficialmente il c. g. ij tutte le province del SRI; si diffuse così nelle abbazie e nei conventi; Solo Milano ebbe il permesso di continuare ad eseguire i canti ambrosiani, cioè quelli voluti da S.Ambrogio vescovo di questa città nel IV sec.

Il canto gregoriano è una preghiera cantata nella lingua latina ufficiale della liturgia romana. E’ un canto monodico. La monodia (dal termine greco composto di μόνος monos, «unico, solo» e ᾠδή ōdè, «canto») è una linea melodica singola che può essere cantata (o suonata) da uno o più esecutori insieme); il termine monodia si contrappone a quello di polifonia, parola che si riferisce alla musica eseguita a più voci che cantano simultaneamente – dal greco πολύς polǜs «molto, molteplice», e ϕωνή phōnè, «voce, suono» -) e della tradizione liturgica occidentale, e si contrapponeva a quello bizantino della Chiesa d’Oriente. Fu elaborato a partire dall’VIII secolo dalla fusione fra il canto romano antico e il canto gallicano nel contesto della rinascita carolingia.

Cantato ancor oggi, è riconosciuto come “canto proprio della liturgia romana“. Dall’inizio del Cristianesimo il canto rappresentava un momento molto importante e particolare di preghiera collettiva. Con tale termine ci si riferisce alla musica creata nel periodo che va dai primi anni di diffusione del Cristianesimo (313 d.C.) sino all’anno 1000 circa. Il nome deriva dal Benedettino Gregorio Magno (papa dal 590 al 604) il quale si impegnò ad accrescere il prestigio della chiesa nei confronti dei Longobardi. Fra le sue numerose riforme ci fu anche quella che riguardò il canto religioso: per dare maggiore unità alla chiesa si preoccupò di fondere i numerosi canti di preghiere che venivano usati e ordinò i canti sacri in un volume detto Antifonario.

Papa Gregorio impose ufficialmente il canto gregoriano in tutte le province del Sacro Romano Impero, diffondendosi in questo modo nelle abbazie e nei conventi. Il canto gregoriano non aveva finalità artistica, ma il solo scopo era quello  di unire i fedeli nella preghiera. Del canto monodico se ne distinguevano due forme: l’accentuse il concentus. Tipica della prima forma fu la salmodia, cioè il canto biblico; della seconda fu invece l’innodia, cioè il canto di inni anche questi su testi biblici (Alleluia). La teoria musicale si basò su scale che conservarono il nome delle antiche scale greche; si ebbero così una scala dorica, una frigia, una lidia e una misolidia. Vennero poi affiancate altre quattro a loro simili, dette:ipodoricaipofrigia, ipolidia ed ipomisolidia, definite invece plagali. Tutti insieme questi otto tipi di scale furono chiamati modi ecclesiastici e formarono il complesso della modalità gregoriana.

rif: www.wikipedia.org; www.digilander.libero.it

Elogio della fiducia

Tra i valori relazionali, da ricercare in una persona e di basilare importanza per poter stabilire un rapporto che si vuole stabile è la fiducia (confiance in francese; trust in inglese; confianza in spagnolo: Vertrauen in tedesco). Talento oggi quasi di poco conto o spesso sottinteso (il “dare per scontato’ certe cose è spesso un’arma a doppio taglio, e qui può assumere sfaccettature .. disattese per il legame), che ad un certo punto “l’altro” richiede in chi gli sta di fronte. Esigere fiducia reciproca per potersi fidare ciecamente di chi si ha di fronte, e a prescindere dal rapporto esistente.

Valore che non si riduce a qualcosa di “astratto” ma che si deve propagare nel tempo per preservare il legame stesso che si è creato. Una qualità ricercata e richiesta soprattutto in un legame che vuole tenere unite due persone, quindi irrinunciabile (e interdipendente) per lo stesso.

Valore non facile da ritrovare e tantomeno concedere: legato strettamente per ciò a un altro valore imprescindibile che va sotto il nome di complicità.
Complicità forse è poi lo step successivo alla fiducia, ed esso quando sussiste … apre molte porte !

“Cari i miei pischelli”

– I figli che non ho mai avuto –

Titolo un po’ frivolo, parrebbe poco serio ma volutamente giocoso, ma che racchiude un preciso quanto sottile (e “prezioso” per me) significato.

Una riflessione che nasce semplicemente dalle mie sensazioni ed emozioni.

Da alcuni anni, svolgo un lavoro che mi porta ad essere in contatto con bambini e ragazzi: ciò che a pensarci, “relazionarsi” con i giovani, mi è sempre piaciuto, fa quasi parte del mio DNA: arrivo così ad apprezzare il mio attuale ruolo di collaboratore scolastico.
Cosa non sempre scontata, si può respirare una bella atmosfera in una scuola (“da sapere” costruirsi) che quest’anno ho raggiunto complice il buon rapporto anche con il personale docente oltre che con i ragazzi, alcuni dei quali conosco se non addirittura figli di miei amici.

Tralasciando altre realtà in cui mi metto in gioco, è qua che largamente manifesto la mia sensibilità per i fanciulli, sulla falsariga del ‘Buon padre di famiglia’ riversando forse quel ‘qualcosa’ che mi realizzerebbe.

Proprio la tendenza insita di mantenere questo tipo di legame consente a chiunque di alimentarlo. Del resto, è il fanciullino che è in noi (cit. Pascoli) che tenta di ‘farsi strada’ ed emergere, alla stregua della nostra età e .. storia.

Per ciò si aggiunga che la capacità di dialogare anche in maniera empatica con loro e l’essere disponibili con i professori sono secondo me punti fermi per una gratificazione del “fu” bidello.

Riuscire a mantenere un rapporto di questo tipo anche quando si è adulti, quando “si passa alla maggiore età”, è importante e funzionale e alimenta comunque la crescita del proprio io; non cristallizza cioè la persona a quello che è ma crea una sorta di continuità con la sua giovinezza … i ricordi.

Le chiavi di un “piccolo paradiso”

(domenica 28 gennaiio)

Una chiave. ‘ Beh ? ..’ -si direbbe – ‘Cosa c’è di strano in una chiave ?? …’.
Non è una “semplice” chiave, ma permette di aprire ad uno spazio reale, tangibile in cui i bambini, i ragazzi finanche i più piccoli possono dare sfogo alle loro passioni: lo stare insieme, il gioco e il divertimento.
Questa chiave dunque è a simboleggiare qualsiasi luogo, spazio o cortile, in cui il fanciullo può correre svagarsi giocare e relazionarsi con altri suoi coetanei. E il pensiero allora corre subito a San Giovanni Bosco e ai suoi insegnamenti.
Nello specifico, la chiave in questione è di una palestra. Uno spazio più circoscritto (e definito) per il gioco. Ecco allora che qui parla di sport, veicolo – proprio come dice don Bosco – per la formazione e la crescita educativa del fanciullo … per la persona di domani.

Lo strumento – il format – migliore è quello dello “sport di squadra” quindi calcio, pallavolo, pallacanestro piuttosto che egualmente eventi organizzati su più discipline che “allenano al divertimento ma anche alla condivisione, e dunque educazione, i ragazzi”, ciò che è proprio alla base dell’oratorio di Don Bosco.

Il cardine che tiene viva questa dimensione di crescita educativa tramite lo sport è attualmente tenuta viva dalle PGS (Polisportive Giovanili Salesiane) nelle varie discipline che propone: pallavolo, pallacanestro, ginnastica soprattutto.

Qui a Cuveglio si è proposta fatta 20 anni fa ai nostri giovani si è basata sulla pallavolo, che già teneva aggregati i ragazzi nelle sere d’estate al campetto del nostro oratorio. Ebbene, se al primo raduno si contava su un gruppo di una dozzina di ragazze nel corso degli anni la società nostrana ASD PGS Blu Volley accoglie un bacino inimmaginabile di ragazzi, di varie fasce d’età, impegnati nelle varie categorie.

Piccolo Coro Valcuvia “… ragazzi che crescono cantando insieme !”

Ieri pomeriggio (sabato 6 gennaio), cogliendo l’invito di Davide, trovandomi a passeggiare a Laveno, mi sono allungato nella chiesa al termine del lungolago per assistere al concerto tenuto dai bambini e ragazzi che fanno parte del ‘Piccolo Coro Valcuvia‘ guidato magistralmente da Margherita Gianola.
Era la prima volta che assistevo ad una loro esibizione, benché nei nostri paesi (e non solo, potendo contare già alcune trasferte) si siano esibiti diverse volte, ma appena entrato nella chiesa dei SS. Filippo e Giacomo al termine del lungolago, ho trovato un gruppo eterogeneo e numeroso di bambini e ragazzi più grandicelli dediti ad ammaliare e ravvivare con il loro semplice ma gioioso e altisonante canto il pubblico presente e l’atmosfera natalizia che ancora traspira.

Si dice ‘Piccolo Coro Valcuvia‘ ma in effetti si tratta di tre cori “diversi” per età ma riuniti insieme: Baby Coro – per i piccini dai 3 ai 6 anni -, Piccolo Coro – bambini dai 6 ai 10 anni – e Junior Coro – fanciulli dagli 11 anni in su -. Una realtà coinvolgente e altisonante – sia fra i piccoli che lo compongono sia per il “dietro le quinte”.
Alla base di questo autentico progetto educativo sani e sinceri valori di amicizia e condivisione frammisti alla spensieratezza dei bambini. Dal 2017 sotto la direzione di Margherita Gianoli Mascioni che li prepara e dirige sapientemente e con entusiasmo, il gruppo conta ora una cinquantina di piccoli cantori e oltre che ad esibirsi nei paesi della Valcuvia si esibiscono anche nelle province di Venezia, Trento, Bergamo, Verona e Belluno. Tra gli altri anche la partecipazione a due eventi di spessore: nel marzo 2022 il Piccolo Coro Valcuvia ha cantato, assieme ad altri cori, all’Udienza di Sua Santità Papa Francesco nell’Aula Paolo VI in Vaticano e, nel giugno 2023, a Longarone (BL), ha partecipato a “Corinfesta-Vajont60”, evento a ricordo dei 500 bambini che sono rimasti vittime della sciagura del 1963.

Ma. come per tutte le cose, “nessuno nasce imparato”: ed è in ciò che si realizza la primordiale e importante responsabilità della direttore artistico: prendere per mano il bambino, a cui senz’ombra di dubbio piace cantare, e aiutarlo ad avere fiducia in sé, a vivere e affinare le sue capacità. “Gli unici limiti possibili sono quelli che ci poniamo noi stessi.

Ancora una volta, e questo ne è un esempio lampante, la musica si fa ‘esperienza di vita’, strumento importante ed edificante allo stesso tempo con un indubbio valore educativo, umano e di crescita della persona.

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/associazioneculturalevalcuvia/

Il brindisi universale

(lunedì 1 gennaio)

Capodanno è una festa celebrata in tutto il mondo per dare il benvenuto all’ anno nuovo. Perché ? Qual è il senso di questa festa che unisce tutto il globo ? La sua origine risale a tempi antichi e le sue radici sono profondamente piantate nelle diverse tradizioni culturali. La celebrazione del passaggio tra l’anno vecchio e quello nuovo ha origini lontane nel tempo e varia da cultura a cultura. In generale, il capodanno rappresenta un momento di rinnovamento e speranza per il futuro. E’ spesso considerato il passaggio dell’ anno per riflettere sui giorni trascorsi e fare buoni propositi per il futuro […].

Nel calendario gregoriano, istituito nel 1582 da papà Gregorio XIII e utilizzato nella maggior parte del mondo, Capodanno cade il 1° gennaio. Tuttavia, questa data risale all’ antica Roma quando Giulio Cesare con il calendario giuliano fissò come inizio dell’anno il primo gennaio in onore del dio romano Giano, il quale possedeva due facce (..) che guardavano sia al passato che al futuro, simboleggiando la transizione da un anno all’altro. Era la divinità degli inizi, da cui deriva il nome del mese di gennaio.

Mentre le celebrazioni di Capodanno variano da luogo a luogo. In molti paesi occidentali, si organizzano feste, spettacoli di fuochi d’artificio e concerti per accogliere il nuovo anno. Altre tradizioni comprendono il bacio a mezzanotte, il brindisi con lo champagne e il canto dell’inno nazionale. In molte culture asiatiche, come quella cinese, si festeggia il Capodanno lunare che cade tra fine gennaio e metà febbraio, ed è caratterizzata da una serie di celebrazioni tradizionali come i draghi danzanti e i fuochi d’artificio. Capodanno è anche un’occasione per impegnarsi in buoni propositi per l’anno a venire […]. Rappresentano un impegno verso il miglioramento personale e il cambiamento positivo. Capodanno è una festa universale che celebra l’inizio di un nuovo anno, un momento per per riflettere, festeggiare e sperare in un futuro migliore.

 

[da ‘La Prealpina’, 39 dicembre 2023]

Santo Natale 2023 … con gli occhi di San Francesco

(Natale 2023)

Anche quest’anno il gruppo ‘Amici del Presepe’ non ha mancato all’appuntamento con la tradizionale rappresentazione del Sacro Presepe nella chiesa di Canonica di Cuveglio.

Il tema proposto quest’anno, ‘Vedere con gli occhi del corpo’, prende spunto dalla ricorrenza dell’Ottavo Centenario dal Primo Presepio a Greccio – un borgo della provincia di Rieti – nel 1223, quando san Francesco – di ritorno dal suo viaggio in Terra Santa ammaliato – ritrovando nel piccolo paese le stesse rocce e gli stessi anfratti, volle «rappresentare e celebrare così Gesù Bambino nato in un umile riparo a Betlemme, nella greppia di una mangiatoia, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui in cui venne alla luce.
L’intuizione di Francesco divenne spunto per annunciare e riscoprire in una forma nuova il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio (Lettera apostolica di Papa Francesco, Admirabile Signum, 2019), e da ciò si originò un eccezionale movimento culturale, artistico, musicale e popolare, che ancora oggi anima e riempie di significato la festa del Natale.

Lo spaccato della scena rurale e contadina minuziosamente ricostruita e proposta dagli Amici pone al centro proprio il santo in adorazione di Gesù, Giuseppe e Maria.

L’invito dunque per ognuno di noi è di volgere sempre il nostro sguardo a Lui e alla Sua Venuta per coglierne il primato e la bellezza pur nella semplicità.

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8 dicembre: giorno dell’Immacolata Concezione

L’Immacolata Concezione è un dogma della Chiesa cattolica, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Dogma Immacolata Concezione

Pio IX è il papa che definì solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione. Una spinta fondamentale fu data dalle suppliche dei fedeli e dall’ampio consenso tra i vescovi. E in più c’era il voto che lo stesso Pio IX aveva fatto alla Santa Vergine…

Quando Pio IX, 1’8 Dicembre 1854 proclamò il Dogma dell’Immacolata come verità rivelata da Dio, il protestante razionalista Harnach scrisse una frase spiritosa e incredula: “Ma quando, e perché, e da chi?”. Sono espressioni ironiche, destabilizzanti, ma possono essere motivo anche per i credenti di ricordare la lunga, sofferta ricerca teologica di questo privilegio di Maria SS. sino alla formulazione definitiva e infallibile della chiesa.

La verità della Immacolata Concezione era già patrimonio della fede orientale e della prima festa sotto questo titolo sin dal secolo VI e VII. Nella Chiesa latina sin dal mille.

Ma lo studio sulla Immacolata assunse rilievo nel periodo della Scolastica: vi sono stati Santi, Dottori della Chiesa, Università Teologiche che si schierarono pro e contro questa verità; il primo grande difensore dell’Immacolato concepimento di Maria, fu il francescano Duns Scoto (di cui in quest’anno si celebra il 6• Centenario della sua Professione religiosa).

Giovanni Duns Scoto, il “Doctor subtilis”, il Cavaliere dell’Immacolata era nato a Duns in Scozia nel 1265 o 1266. Entrò nell’ordine Francescano ed ebbe per maestro negli studi teologici Guglielmo Ware (o Varrone), uno dei massimi sostenitori dell’immacolata concezione. Scoto succedette al suo maestro nella cattedra di Oxford, e da qui cominciò a propugnare la sentenza immaculista. Da Oxford passò poi a Parigi, ed ebbe il dottorato ed il magistero alla Sorbona. Il maestro di Scoto pure, Ware, insegnò a Parigi, ma non sembra che abbia avuto occasione di sostenere pubblicamente, ed in maniera che destasse la comune attenzione, il privilegio di Maria. Il primo che richiamò l’attenzione generale sull’immacolata concezione, e l’impose al rispetto di molti fu dunque Scoto. Ciò avvenne nei primi del 1300. Pochi anni più tardi, un fiero avversario del privilegio della Vergine, il domenicano Gerardo Renier, chiamava Scoto “il primo seminatore di questo errore, (dell’opinione cioè immaculista). – Scoti, primi seminatoris hujus erroris, vel secundum Augustinum, falsae aequivalenter hujus haereticae pravitatis”. Ciò avveniva nel 1350, e queste parole, nessuno oserebbe negarlo, costituiscono, a riguardo di Scoto, una testimonianza di primo ordine.

A proposito dell’influsso che ebbe Scoto sul trionfo della dottrina dell’Immacolata Concezione, divenne più tardi popolare il racconto di una sua meravigliosa disputa sostenuta a Parigi per ordine della S. Sede ed alla presenza dei suoi delegati, allo scopo di dissipare tutte le ombre che nelle scuole si venivano accumulando contro l’insigne privilegio della Madre di Dio.

Bernardino da Bustis nell’Officio che lui ha composto in onore di Maria Immacolata, ed approvato da Sisto IV nel 1480 ne parla nei seguenti termini: “Vi fu un tempo in cui certi religiosi si accesero di tanto accanimento contro l’Immacolata Concezione, che chiamavano eretici i frati dell’Ordine dei Minori, perché nella loro predicazione sostenevano essere stata la Madre di Dio concepita senza peccato. Su questo argomento fu per ordine della Sede apostolica tenuta una pubblica disputa nello studio di Parigi (Sorbona). Gli accennati accusatori vi intervennero con un numero addirittura straordinario dei loro dottori. Ma N. Signore a protezione della dignità della diletta sua Madre, d’improvviso destinò a quella città Scoto esimio dottore dell’Ordine dei Minori, ed egli confutati tutti i fondamenti e gli argomenti dell’avversario con ragionamento inconfondibile, fece brillare di tanta luce la santità della concezione della Madonna, che tutti quei frati, pieni di ammirazione per la sua sottigliezza si racchiusero nel silenzio e cessarono dalla disputa. Di conseguenza l’opinione dei Minori fu approvata dallo studio di Parigi. Scoto poi fu per questo denominato il Dottor sottile”.

La disputa ebbe luogo o verso la fine del 1307, o sul principio del 1308. Scoto sarebbe allora venuto espressamente a Parigi da Oxford. Arrivato il giorno del grande atto Sorbonico, come si chiamava allora la disputa, mentre Scoto si avviava al luogo della discussione, si prostrò davanti ad una statua della Vergine che si trovava sul suo passaggio, e le indirizzò questa preghiera: Dignare me, laudare te, Virgo sacrata: da mihi virtutem contra hostes tuos. La Vergine, ad attestare il gradimento di questo atto, inclinò il capo: posizione questa che avrebbe poi conservata anche in seguito. Incominciata la disputa, gli avversari scrosciarono su Scoto una vera gragnuola di argomenti. Non se ne contarono meno di duecento. Scoto li ascoltò tutti con grande attenzione, col contegno modesto’ ma colla tranquillità ed il presagio del trionfo, dipinti in volto. Quando gli avversari si tacquero egli prese a confutare tutti i loro argomenti: li confutò uno per uno nel medesimo ordine con cui erano stati proposti, con quella medesima facilità, con cui Sansone rompeva i vincoli coi quali Dalila l’aveva legato. Conseguenza di tale disputa sarebbe stata non solo l’approvazione della Sorbona data alla opinione immacolista, ma altresì l’adozione da parte della insigne Università della relativa festa, nonché il rifiuto dei gradi accademici a chi avesse osato esprimere un sentimento diverso.

Così il discepolo di Scoto, Francesco Mayroni, riassumeva l’argomento del maestro: “Dio ha potuto preservare Maria dal peccato: era conveniente che lo facesse: dunque lo fece. – Potuit, decuit, ergo fecit”.

I contemporanei lo chiamarono Doctor subtilis, e i porteri: Doctor Verbi Incarnati e Doctor Marianus.

Le dispute perdurarono sino al Ven. Pio IX.

Ora questa verità non è più incerta e disputabile, essa fa parte dei dogmi della nostra fede e fu solennemente definita da Pio IX il giorno 8 dicembre 1854 con la Bolla Ineffabilis, ove si proclama: “1I Dio ineffabile sin dal principio e innanzi ai secoli, elesse e dispose all’Unigenito suo Figlio una Madre, da cui fatto uomo, avesse egli a nascere nella felice pienezza dei tempi, e fra tutte le creature di tanto amore predilesse, lei, da compiacersi in lei sola con propensissimo affetto. Per il che, assai più che tutti i santi, la ricolmò dell’abbondanza di tutte le grazie celesti, tolte dal tesoro della divinità, in un modo così meraviglioso, che sempre affatto immune da ogni macchia, di peccato, e tutta bella e perfetta, ebbe in sé quella pienezza d’innocenza e di santità, di cui maggiore non può concepirsi al di sotto di Dio, e cui nessuno fuor che Dio stesso può raggiungere col pensiero. E per verità era del tutto conveniente, che sempre rifulgesse ornata degli splendori di perfettissima santità, ed affatto immune dalla stessa macchia della colpa originale, riportasse amplissimo trionfo dell’antico serpente, una sì venerabile Madre.

PIO IX E IL DOGMA DELL’ IMMACOLATA

Sull’intenzione di Pio IX, tra la fine del ’48 e gli inizi del ’54, di procedere verso la definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione, il massimo storico attuale scrive: “Le circostanze eccezionali del momento, l’esilio a  Gaeta e l’imminente proclamazione della Repubblica Romana non faceva che stimolare il papa nella via intrapresa, che nella sua tipica forma mentis gli appariva non solo una questione teologica ma anche come il rimedio più efficace per la salvezza della Chiesa, del suo capo, della società intera dai mali che sovrastavano minacciosi”. Pio IX fu sospinto a definire questo dogma dalla sua pietà mariana che egli mantenne nell’esercizio del suo pontificato, nel quale, però, anche le particolari curvature del temperamento e della educazione familiare vengono chiamate a inquadrarsi nelle responsabilità del supremo magistero.

L’ INFLUSSO DELLA DEVOZIONE PRIVATA

Appare indubbio che allorché Pio IX varcò il soglio pontificio volle porre fine alla secolare controversia teologica e di definire l’Immacolata Concezione.

Già dal 1821, giovane sacerdote, seguendo l’esempio di prelati romani, faceva il ritiro mensile nella cappella del Convento di S. Bonaventura al Palatino, dove era esposta la Lettera Profetica di S. Leonardo da Porto Maurizio, l’ultimo grande araldo dell’Immacolata, e davanti all’urna del Santo aveva voluto ricevere l’abito del Terzo Ordine francescano. E per leggere quella Lettera Profetica ed averne copia, appena eletto papa si reca con tutto il suo seguito al Convento di S. Bonaventura, come attestano i contemporanei pp. Giuseppe da Roma e Agostino Pacifico.

Scoppiata a Roma la rivoluzione il 15 novembre 1848 ed il 24 rifugiatosi Pio IX a Gaeta , il re delle due Sicilie Ferdinando II gli offre ospitalità, ma dietro suggerimento degli Alcantarini di Napoli, per mezzo del suo ambasciatore il duca di Serracapriola, curatore degli affari economici dei francescani, gli chiede come contraccambio la definizione dogmatica dell’Immacolata. Nella sua risposta all’inviato reale Pio IX dichiara che le grandi parole di S. Leonardo e le suppliche del mondo cristiano non gli lasciano più riposo e che è ben risoluto all’azione. Infatti il 2 febbraio 1849 pubblica da Gaeta l’enciclica Ubi Primum, nella quale chiede all’episcopato di tutto il mondo di fargli conoscere con lettere il suo pensiero e quello dei fedeli riguardo all’Immacolata Concezione. Questo ricorso ai Vescovi della cristianità è precisamente quel “Concilio per iscritto e senza spese” preconizzato da S. Leonardo presso Clemente XII e Benedetto XIV. Il risultato dell’inchiesta è noto: 1’8 dicembre 1854 il dogma è proclamato.

Dogma dell'Immacolata Concezione

Il dogma dell’Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX nel 1854 con la bolla “Ineffabilis Deus” che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Nella devozione cattolica l’Immacolata è collegata con le apparizioni di Lourdes (1858) dove Maria apparve a Bernardette presentandosi come «l’Immacolata Concezione».

Dogma dell'Immacolata Concezione

Già celebrata dal secolo XI, la solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria si inserisce nel contesto dell’Avvento e del Natale, congiungendo l’attesa messianica e il ritorno glorioso di Cristo con la memoria della Madre. In tal senso questo periodo liturgico deve essere considerato un tempo particolarmente adatto per il culto della Madre del Signore. Maria è la tutta santa, immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura.

Già profeticamente adombrata nella promessa fatta ai progenitori della vittoria sul serpente, Maria è la Vergine che concepirà e partorirà un figlio il cui nome sarà Emmanuele.

L’Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da Papa Pio IX l’8 dicembre 1854, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Nella Sacra Scrittura l’Immacolata Concezione di Maria non ha un fondamento biblico in senso stretto; nella tradizione della Chiesa trova però un solido fondamento.
Nel proclamare il dogma è stato dato uno speciale risalto al Vangelo di Luca dove Maria è chiamata dall’Arcangelo Gabriele ‘Piena di Grazia’ e dove Santa Elisabetta le dice ‘Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo Grembo’.

L’iter del pronunciamento del dogma da parte di Papa Pio lX nel 1854 è il seguente:
– Nel 1848 viene istituita una commissione teologica perché si esprimesse sulla possibilità di definire il dogma.
– L’anno seguente il Papa pubblica l’enciclica Ubi Primum, in cui chiede a tutti i Vescovi di esprimersi  sulla definibilita’ del dogma.

I Vescovi sono concordi e favorevoli.
L’8 dicembre 1854 Pio lX proclama così il dogma dell’Immacolata Concezione con la bolla Ineffabilis Deus.
La bolla così recita: ‘Dichiariamo che la dottrina ritiene, che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua Concezione, per singolare privilegio di Dio Onnipotente e in vista dei meriti di Gesù  Cristo, Salvatore del genere umano, sia stata  preservata immune da ogni macchia di colpa originale, ciò sia da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli’.
A conferma della veridicità del dogma, a Lourdes, il 25 marzo 1858, la Madonna, in una apparizione, si presenta a Bernadette Soubirous come ‘l’Immacolata Concezione.

[fonti: www.papapionono.it; www.famigliacristiana.it; www.lapressa.it]

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