Un’omelia, una riflessione

(sabato 27 gennaio)

‘Il più bel ricordo che una persona può lasciare di sè ai [posteri,] coetanei e compagni, sono gli insegnamenti che è riuscito a tramandare durante la sua esistenza …’.
Parole ricorrenti in una qualsiasi omelia …

Oggi queste stesse parole pronunciate da don Luca in una celebrazione funebre mi hanno toccato tanto da ricordarle parola per parola; “significativo” verrebbe da dire, in un frangente come quello di una liturgia, precisamente in un commento ai passi della Sacra Scrittura, ricordarsene a posteriori ! … Non so il motivo, forse perché avevo presente di chi si stava parlando nella circostanza. E quello che è ancor più significativo sono state le parole successive: ‘… perché ha capito cosa fosse importante nella vita, … i veri valori che bisogna tenersi stretti …’.

Una riflessione “dal doppio taglio” – verrebbe da pensare -: chi si può fregiare della “buona” strada intrapresa, chi rimane “in bilico” a queste parole, quasi rappresentassero una chimera ! ….

Traslando un pò la riflessione, nel corso della propria vita, del proprio vissuto, ad ognuno è data la facoltà di sperimentare giorno dopo giorno determinate esperienze e conseguentemente le proprie attitudini dal punto di vista caratteriale e comportamentale, imprescindibilmente dettate dalla propria sensibilità e da ciò, da quello che viene seminato, ne consegue il riscontro, una sorta di filtro dei propri talenti e valori, la cartina tornasole del nostro ego. Questa forse è anche l’essenza del ‘METTERSI IN GIOCO‘, non un dovere – va sottinteso – ma una facoltà per ognuno.

Dunque un invito a ‘conformare’ la propria vita interiore “ai” valori veri e consolidati, mettendo in secondo piano quelli più materiali ed effimeri: ciò non vuole sottintendere però a una vita asociale, al rimanere in disparte – anzi, il contesto sociale è il “campo di gioco” in questi termini ! -.

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