Mei, Cova, Antibo: era il 26 agosto 1986

(venerdì 16 settembre)

Ci stiamo leccando le ferite dalla batosta presa a Rio, ci stiamo arrovellando per capire il futuro della nostra Fidal senza capirci nulla, stiamo dando le colpe a tutti e a nessuno, insomma facciamo le classiche chiacchiere da bar, come quelle che si fanno tutti i lunedì mattina per commentare la giornata di calcio appena conclusasi.

Ora proviamo a fare un salto indietro nel tempo: siamo al 26 agosto 1986, esattamente 30 anni fa, in un Neckarstadion di Stoccarda tutto esaurito, 67.000 spettatori (due anni dopo il Napoli di Maradona e Careca vi avrebbe vinto la Coppa Uefa). In questo stadio si disputarono anche i mondiali di atletica del 1993. Dopo la ristrutturazione si chiama Mercedes-Benz Arena, e ahimè non ha più la pista.

Quel giorno di 30 anni fa pioveva, non molto, solo una pioggerella leggera che dava ristoro a chi doveva correre per una mezz’ora o poco meno, diciamo 28 minuti. Già, il tempo giusto per correre un buon 10.000. Si partiva per portare a casa il titolo continentale. C’erano tre atleti con la maglia azzurra: Alberto Cova, il ragioniere, già capace della tripletta europei-mondiali-olimpiade, Salvatore Antibo il giovane sgraziato che corre di forza e cuore, e Stefano Mei il longilineo con addosso tanta rabbia che se esplodesse lo sentiremmo fin qui in Italia. Un lombardo, un siciliano e un ligure, un mix perfetto per unire le forze e far saltare il banco. Tra di loro non c’era amicizia, a malapena si scambiavano qualche parola di circostanza e ognuno correva per conto proprio senza gioco di squadra. E forse è questa la chiave di lettura di quel successo, la voglia di prevalere gli uni sugli altri. 27’56”79 il tempo di Stefano Mei che in una volata partita ai meno 300 dalla fine lascia dietro nell’ordine Alberto Cova e Salvatore Antibo. Appena dopo il traguardo i primi due si scambiarono una gelida stretta di mano; Cova guardava nel vuoto mentre Mei andava a gioire da Federico Leporati, il suo allenatore.

Si disse e si dice tutt’ora che quella fu la vittoria dell’atleta che cerca di prevalere sugli altri con le proprie forze senza ricorrere a strane pratiche. Si dice, perché di conferme non ce ne sono e anche lo stesso Cova si è trincerato dietro un “no comment” (clicca qui per l’intervista ad Alberto Cova).

Fatto sta che quella sera di trent’anni fa esultammo come poche altre volte, tre italiani ai primi tre posti di un 10.000 europeo: cose da non credere. Era il 26 agosto, proprio come oggi. Sono passati trent’anni, sono passati tanti campioni, sempre meno in casa Italia, sempre meno purtroppo.

 

 

(tratto da www.podisti.net, 26 agosto)

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