Barriera di separazione tra Stati Uniti d’America e Messico

(venerdì 26 febbraio)

La barriera di separazione tra Stati Uniti d’America e Messico, detta anche muro messicano o muro di Tijuana, è una barriera di sicurezza costruita dagliStati Uniti lungo la frontiera al confine tra USA e Messico. In Messico viene però chiamato Muro della vergogna. Il suo obiettivo è quello di impedire agli immigrantiillegali, in particolar modo messicani e centroamericani, cioè Guatemaltechi, Honduregni e Salvadoregni di oltrepassare il confine statunitense.

La sua costruzione ha avuto inizio nel 1994, secondo l’ottica di un triplice progetto antimmigrazione: il progetto “Gatekeeper“, in California, il progetto “Hold-the-Line” in Texas ed il progetto “Safeguard” in Arizona. Secondo alcuni esperti queste operazioni sarebbero solo una manovra per convincere i cittadini statunitensi della sicurezza ed impenetrabilità dei confini, mentre l’economia continuerebbe a beneficiare del continuo flusso di forza lavoro a basso costo in arrivo da oltre frontiera.

La barriera è fatta di lamiera metallica sagomata, alta dai due ai quattro metri, e si snoda per chilometri lungo la frontiera tra Tijuana e San Diego. Il muro è dotato di illuminazione ad altissima intensità, di una rete di sensori elettronici e di strumentazione per la visione notturna, connessi via radio alla polizia di frontiera statunitense, oltre ad un sistema di vigilanza permanente, effettuato con veicoli ed elicotteri armati. Altri tratti di barriera si trovano in Arizona, Nuovo Messico eTexas.

Il confine tra Stati Uniti d’America e Messico, lungo 3.140 km, attraversa territori di diversa conformazione, aree urbane e deserti. La barriera è situata nelle sezioni urbane del confine, le aree che, in passato, hanno visto il maggior numero di attraversamenti clandestini. Queste aree urbane comprendono San Diego, in California ed El Paso, in Texas. Il risultato immediato della costruzione della barriera è stato un numero sempre crescente di persone che hanno cercato di varcare illegalmente il confine, attraverso il deserto di Sonora, o valicando il monte Baboquivari, in Arizona. Questi clandestini hanno dovuto percorrere circa 80 km di territorio inospitale prima di raggiungere la prima strada, nella riserva indiana Tohono O’odham. Tra il 1º ottobre 2003 ed il 30 aprile 2004, 660.390 persone sono state arrestate dalla polizia di confine statunitense mentre cercavano di attraversare illegalmente il confine. In quello stesso periodo dalle 43 alle 61 persone sono morte mentre cercavano di attraversare il deserto della Sonora, tre volte tante quelle che nello stesso lasso di tempo hanno incontrato il medesimo destino nell’anno precedente. Nell’ottobre 2004 la polizia di confine ha dichiarato che 325 persone sarebbero morte negli ultimi 12 mesi, nel tentativo di passare la frontiera. Dal 1998 al 2004, secondo i dati ufficiali, lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, sono morte in totale 1.954 persone.

 

(tratto da wikipedia)

Migranti. Storie dal confine Messico-USA


(venerdì 26 febbraio)

confine MessicoUsaHa detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi: “Serve un approccio politico in Europa per affrontare il problema delle stragi di migranti nel Mediterraneo”La frontiera che separa il Messico dagli Stati Uniti è l’avamposto più lungo sul pianeta e divide l’Eldorado occidentale dall’inferno del Sud del Mondo.

Sono 3141 chilometri o, per usare l’unità di misura di laggiù, 1951 miglia, che attraversano luoghi straordinari ed indimenticabili, dalle mirabolanti praterie ai deserti e alle montagne che hanno raccontato nel cinema l’epopea del Far West. Nomi di città che sono nella memoria di milioni di persone: Nuevo Laredo, Piedras Negras, Monterey, Juarez, Nogales, Yuma, Mexicali, Tecate, Tijuana.

Oggi, dal primo The great train robbery, diretto nel 1903 da Edwin S. Porter e con Broncho Billy Anderson ad Ombre Rosse della coppia di ferro John Ford- John Whyne, la grande avventura dei pionieri, dei pistoleri, degli indiani, degli sceriffi e dei bisonti si è trasformata, dal 1994, in quella del ‘Border Wall’, il Muro di Confine, o, come lo chiamano i latino-americani, del ‘Muro de la Vergüenza’, il Muro della Vergogna. I programmi “Gatekeeper” in California, “Hold the Line” in Texas, “Safeguard” in Arizona debbono impedire l’assalto dei miserabili alla U.S.A. Fortress.

La orribile frontiera fatta di barriere metalliche, filo spinato luccicante d’acciaio, riflettori implacabili come quelli delle torri di controllo dei famigerati lager nazisti, invisibili sensori elettronici, magici occhi notturni a raggi infrarossi, telecamere super tecnologiche e persino controlli satellitari dovrebbero evitare il passaggio degli ‘indocumentados’, quelli che da noi sono gli ‘immigrati clandestini’.

I Border Patrol Agents sarebbero, secondo alcune stime, oltre 20mila, e sono dotati di mezzi d’ogni tipo, compresa una fiammante flotta di elicotteri. Omicidi, sparizioni, bande di trafficanti armati, narcos e qualsiasi genere di criminali infestano, poi, il cammino disperato di donne, uomini e bambini che a qualsiasi costo tentano di entrare negli Stati Uniti per trovare anche un lavoro misero, da lavapiatti o da facchino mal pagato, pur di sopravvivere.

Nonostante la crisi, la marea di fuggitivi continua a premere sul Muro e dai dati disponibili si sa che la polizia di frontiera statunitense ha arrestato 1.189.000 migranti nel 2005, 723.840 nel 2008, 463.000 nel 2010. Diminuiscono perchè la crisi è grave ed ha colpito anche l’Eldorado, ma anche per l’esistenza di tunnel che riescono ad eludere i serrati controlli delle forze di polizia.

Il numero di morti della migrazione americana è ignoto, il governo di Washington e le autorità degli Stati di confine tendono mantenere i dati riservati. Si sa che dal 1998 al 2004 sono morte 1.954 persone secondo le fonti ufficiali.

Nel 2014 la Conferenza dei Vescovi statunitensi sulle migrazioni ha visitato il confine Usa- Messico a Nogales in Arizona ed ha ricordato i migranti defunti lungo il percorso dai propri Paesi, per lo più in America Centrale, sino a quella agognata frontiera. Il numero di quelle vittime è negli anni di almeno 80mila persone.

La storia del ‘Muro de la Vergüenza’ dovrebbe insegnare ai governanti europei che nessun blocco navale, nessun bombardamento e distruzione di barche, nessuna azione militare potrà mai fermare la Great Migration.

Anzi, nel Mediterraneo, qualsiasi ricorso alle armi servirà solo a saldare la disperazione dei fuggitivi con l’azione politica delle formazioni integraliste, che troveranno nell’ennesima svolta armata nuovi sostenitori e combattenti e più forti argomenti contro la violenza dell’occidente.

Come sempre, però, la demagogia dilaga e l’informazione non fa il proprio mestiere e non racconta. Si impedisce ai cittadini di capire come nulla di nuovo stia avvenendo nel nostro mare. In quella violenta lotta che divide i ricchi dai poveri del pianeta la storia è stata scritta infinite volte e mai letta con sincerità.

Si spera che l’approccio ‘politico’ auspicato da Renzi non sia quello che ha suggerito, pare, la scorsa settimana al presidente Obama, ovvero quello di usare i droni per bombardare la Libia. Perchè se così fosse non ci troveremmo più di fronte ad un esodo drammatico, ma in una guerra dalle proporzioni inimmaginabili.

(tratto da www.ilquotidianoitaliano.com)

Sfida al vertice in Seconda Divisione

(domenica 21 febbraio)
Scontro al vertice stasera a Gemonio tra la compagine di casa di Alfa Volley e la capolista Ars Saltrio. Si denota una buona partecipzione di pubblico, si dell’uns dsia sdell’sltra parte.
La squadra di casa psrte bene (2.-0) ma appea gli ospiti conquistano palla mettono costantemente sotto pressione il sestetto di Alfa Volley. La squadra di Pozzi non riesce a contenere il gioco, pur impeccabile, di Saltrio e cede con un perentorio 10-25.
Il secondo set vede invece la squadra di casa voler ostinatamente rientrare in partita, giocarsela e sciorinare un buon gioco (a referto si registreranno 27′, come pure per il successivo, giocati contro i 18′ del precedente); si gioca molto su palle alte per cui è ancor più da ammirare il gioco come il controllo di palla di ambedue le formazioni. Alfa e Saltrio procedono a braccetto fino al raggiungimento della doppia cifra quando grazie a dei buoni turni di battuta e ad una 2^linea “da artiglieria pesante” (‘IKOMplimenti al sestetto di Saltrio) degli ospiti fanno la differenza, mentre Alfa subisce gli attacchi avversari che approfittano di un “sestetto alto”. Nonostante ciò, emerge vistosamente la maggior determinazione nelle ragazze di coah Pozzi di rientrare in partita ma ancora Saltrio riesce a capitalizzare: 23 a 25.
Si torna in campo e va in scena lo stesso copione o meglio con gli ospiti che aumentano il ritmo e “la pesantezza” del proprio gioco per il finale 25-18.

 

Benvenuti al lago di Comabbio

(domenica 21 febbraio)
Ad una settimana dall’apertura ufficiale della stagione 2016 del Piede d’Oro, bell’allenamento di gruppo stamane invitato da Gianni con Francesca e gli amici del 7 Laghi Runners per un giro sul lago di Comabbio: invito irrinunciabile, vista anche la splendida mattinata baciata dal sole !, prima prova del loro campionato sociale,nel suo sviluppo di 12,5 km.
Tradizionale briething in pasticceria, assente (!!) l’amico di sempre Angelo, aspettando Gianni; recuperiamo poi lungo la strada Francesca e quindi direzione Parco Berrini di Ternate dove è fissato il ritrovo e dove alla spicciolata arrivano tutti gli “attori” della giornata. Fra gli altri, noto Paola Ghiraldini con Nicola Benevento e la moglie Mimma, Livio Bertoncello (manca la Katia !!), il presidente e amico Ugo Fantoni.
Alla fin fine si è una quarantina di iscritti più “intrusi ( 🙂 ) che si aggiungono. Verso le 9.45 il vis dall’interno de parco: nonostante il press Ugo raccomandi di ‘… tenere il passo …’ fino all’uscita dal parco (200 metri), appena si da il via …. altro che “.. al passo !”.
Si affronta il giro in senso orario: ciò vuol dire che la parte più tosta la si lascia al “finale di giornata”.
Giusto per “onorare la presenza” mi piazzo nelle prime posizioni del gruppo alla partenza ma alla faccia del “passo” nel giro di poco mi accorgo che i ragazzi sono ben rodati, e già da adesso non si tirano certo indietro quanto a “passo” !!
Io opto per una andatura più consona al mio “solito andare” cercando a questo punto di sentire le mie sensazioni regolandomi senza eccedere, cercando (invano ammetto !) di evitare di cadere “nel vuoto”: sugli ultimi chilometri “mi attacco” all’amico Livio, da cui disto non più di 100 metri (ma che, per a verità, lascio andare nel finale).
Procedo così lungo il percorso tutto sulla ciclabile attorno al meraviglioso lago di Comabbio.
Al 6° chilometro arrivo sui 34′-35′ (non sono un amante del “chronotime”, si capisce ?) – non un tempone come “intermedio” ma non male direi, considerandola la tipologia del tracciato e la “mia natura” ! …. Al contrario di quanto mi è parso di cogliere nelle ultime sedute di allenamento svolte in questi mesi – un (presumibile) miglioramento della continuità sulla distanza -, tutt’altro è a ritmo gara, come oggi pare essere questo semplice allenamento in compagni ! … I seppur brevi strappetti inoltre – come ho modo di discorrere con un compagno – bastano per romperti il rimo – quale che sia – e spezzarti il fiato !!
Si intravede oramai il campanile della chiesa di Mercallo sullo sfondo di una bellissima mattinata simil-primaverile: da qui abbandoniamo il falsopiano della ciclabile per risalire nei pressi della sede stradale, non prima di aver affrontato un susseguirsi di tornanti abbastanza stretti e in progressiva salita (!!): siamo al km 7 (siamo a 44′ circa), Quindi un bel 1000 in linea su asfalto per lasciarci alle spalle Mercallo.

Si raggiunge il riferimento dell’oasi ‘Cavitt’ (chilometro 8) su asfalto prima di tornare nuovamente nei sentieri boschivi; proprio il km 8 mi risulta essere il più pesante (una stima di 7′  di percorrenza !). Da qui si continua sulla ciclabile e con un restringimento del camminamento si arriva ad imboccare il suggestivo quanto affascinante pontile (San …’ ??)(chilometro 9) che “incanta” l’ultimo tratto del giro e che accompagna allo strappetto finale, decisamente impegnativo perché si arriva tra l’altro con nelle gambe i continui saliscendi del tracciato. Svolta a dx con leggera discesa per raggiungere la parte centrale del Parco di Ternate dove è posto il “traguardo di giornata”.

 

‘Destinazione PalaCuasso’

(sabato 20 febbraio)

Appuntamento stasera al PalaCuasso di Cuasso al Piano per un’altra gara di categoria under 16: di fronte la squadre del CSI Bisuschio e di San Marco (dal calendario si evince una ‘inversione di campo’) .

Parto come sempre di buon’ora da casa per raggiungere la non molto vicina; passo il paese di Arcisate, “saluto” l’amico Giuseppe e, passata la rotonda che porta al paese di Cuasso al Piano, mentre mi avvicino alla destinazione riconosco il tratto finale che viene affrontato nell’omonima gara del Piede d’Oro.

Riuscito ad entrare in palestra (dall’ultima volta hanno ristrutturato l’impianto), da protocollo saluto subito gli allenatori delle due squadre.
Gara che nel suo sviluppo è praticamente ‘a senso unico’, con una rediviva squadra di casa da una parte e una giovane squadra di San Marco che, pur cercando di rimanere aggrappata nei vari parziali, dimostra diverse pecche o leggerezze di gioco (quando umi metto a scrivere questi articoli non mi pongo certo come osservatore “autorevole” ma mi esprimo semplicemente dal mio punto di vista di arbitro-“commentatore”-blogger – e infatti mi trovate poi qua!)
Sin dall’inizio si capisce il gap tra le due compagini in campo: appena conquistata la palla la locale squadra di Bisuschio prende il largo (3-7) e per contro le ospiti (San Marco) soffrono il gioco non certo asfissiante ma ben organizzato anche nelle finalizzazioni di Bisuschio. Il completamento della prima rotazione fa registrare 9-17; San Marco appare gracile e poco efficace sia a servizio che nelle azioni sottorete dove per la verità vengono commessi errori di “leggerezza”.
Per cercare di porre rimedio e rimettere ordine in campo i bustocchi chiamano due timeout ma non sortiscono effetto (17-25).
Il secondo set è sostanzialmente un copione di quanto già visto con Bisuschio che tenta subito la fuga(0-4), capitalizzando anche dei buoni turni in battuta (6-9, 8-1410-18), benché gli errori ‘di distrazione’ si annotino qua e là da ambo le parti. Proprio da questo punto di vista, il finale di set vedrebbe gli ospiti poter rientrare a seguito di ripetuti errori al servizio dei locali ma San Marco non sa approfittarne (17-25). Si denota un set comunque più combattuto (parziale di 22′ contro i 18′ precedenti).
Buona invece la (ri)partenza di San Marco nel terzo set che i porta sul 4-0 mentre Bisuschio fatica a rientrare (7-4, 7-9). Si alza allora l’efficacia della 2^ linea di casa che, a parte i buoni attacchi sciorinati nella partita, con il capitano regista capitalizza un buon break da 9-3 a 10-1,12-17. Sul punto più critico il sestetto di San Marco si blocca, torna a commettere degli errori grossolani (12-18, 13-22) favorendo la conclusione della squadra locale (18-25).

(cronaca del venerdì 19)

.. “Rewind”…

(mercoledì 17 febbraio)

‘Ben pianificato’ l’allenamento di oggi pomeriggio. Quasi sfidando il meteo piuttosto incerto di questi giorni, non ho voluto rinunciare ad una ennesima seduta outdoor ! …
Senonché, solo in ultimo ho deciso il luogo che dovesse far da sfondo all’uscita odierna: preferendolo ad una rincorsa sulla ciclabile del paese con possibile risalita al borgo di Cavona, facendo anche qua un pò d’amarcord ho scelto nuovamente per le strade e stradine di Orino, un percorso che non da mai tempo di rifiatare, anche se preso “con i dovuti modi”, caratterizzato da alcuni tratti “da buongustaio” .

Penso di aver fatto mio il motto “più qualità, meno quantità ! …” perché pur facendo tesoro di come sia insidioso il tracciato che mi sono proposto stasera, non eccedendo con il passo, riesco tutto sommato a gestirmi e .. a divertirmi !! E a dar ragione alle buone sensazioni che avverto nel mio vivere il gesto della corsa !!
Pur accompagnato per tutto il tragitto da un leggera pioggerella (e da un freddino non indifferente), eccomi nuovamente sulle strade del “Circuito Serale” tipico del periodo estivo. Proprio la temperatura non certo “comoda” mi ha suggerito di effettuare prima un buon riscaldamento: quindi, andata e ritorno di via S. Lorenzo, poi in direzione della parrocchiale per doppiarne il giro. Quindi, nuovamente in piazza della chiesa decido invece di prendere la suggestiva e caratteristica via Nino Bixio …. senonché percorrendola mi accorgo per di aver fforse sbagliato la strada da imbucare per il mio planning stabilito ! Mi accorgo a questo punto – “tardi” – di aver sbagliato l’itinere pianificato, e dopo aver percorso la stretta via mi ritrovo a ridosso di via G. Verdi, temibile ascesa, soprattutto nella seconda parte, che sale per ricondurre verso il centro del paese o proseguire verso la frazione di Caldana, ascesa che, se nei primi cento metri impegna relativamente l’astante nella seconda parte (poco meno di 200 metri ??), dopo l’intersezione con via Bellini, assume un andamento più impegnativo costringendo a stringerestringere i denti per arrivare fino all’apice.
Prima di tornare verso il centro del paese, una doverosa sosta per riprendere fiato, quindi via! per affrontare le due primordiali chicche del percorso, le salite di via Fatighi&Co. al cui termine passaggio sull’unico tratto di sterrato compreso e che si ricongiunge con la via che scende su via San Lorenzo.

Fatto un buon 40′ di avanti e indietro il mio allenamento ha termine ma decido di concedermi “una ciliegina“.

 
Dopo essermi recato alla macchina per un rapido “pseudocambio” decido infatti, favorito anche dall’allungarsi delle giornate, quindi dalla luce ancora presente, di fare una camminata verso la Rocca di Orino, punto ultimo che non avevo gustato nell’uscita di un paio di settimane fa.
Mi accingo a prendere il breve sentiero che separa l’abitato dalla parte boschiva che conduce là, e su un tornantino noto innanzi  a me un piccolo gattino grigio che mi rimane immobile innanzi (secondo me non tanto perché impaurito come si potrebbe immaginare quanto perché aveva fretta di cercare uno spazio dove ripararsi dal freddo di giornata ! …). Lungo il sentiero che partendo da dietro il paese nel giro di poco meno di un chilometro raggiunge le mura dell’avamposto medioevale non rinuncio a fare .. qualche foto, cui si somma poi l’ebbrezza per aver raggiunto ancora una volta il culmine.

 

Ed ora … qualche scatto ….

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Verona – 9^ Giulietta & Romeo Half Marathon

(martedì 16 febbraio)

Giulietta&Romeo_HM-Verona2016Podio tutto keniano, vincono Bernard Bett e Mary Njoki Wanjiku. Stefano La Rosa è 4° in 1h04’10”, si ritira Valeria Straneo. Prima italiana Federica Proietti in 1h17’08”.

Pioggia. Battente e fredda. Questo lo scenario di questa mattina a Verona in occasione della9^ Giulietta & Romeo Half Marathon. Maltempo che però non ha fermato gli oltre 11mila runners (Ndr: secondo TDS i classificati sono stati 7125 nella mezza maratona e 860 coppie nella staffetta) iscritti provenienti da tutta Italia e da 58 nazioni differenti venuti nella città scaligera per correre e anche per festeggiare San Valentino. Tutti ugualmente forti e temerari, partiti dallo stadio verso piazza Bra, verso l’Arena per attraversarla, con il solo obiettivo di tagliare il traguardo e mettersi al collo la splendida medaglia.

Davanti si correva per il record, non c’è stato, ma si era capito subito visto le avverse condizioni meteo che ha reso viscido l’asfalto portandolo alla scarsa aderenza. Podio tutto keniano, sia al maschile che al femminile, con il giovanissimo Bernard Bett (Run Together) che va a vincere in 1h03’01” dopo aver condotto in testa tutta la gara fin dalle battute iniziali. Alle sue spalle il connazionale Ishmael Kalale in 1h03’15”, mentre terzo in 1h03’41” è Mark Korir, l’uomo più atteso, il vincitore della maratona di Parigi del 2015. Primo italiano Stefano La Rosa al quale non è riuscita l’impresa di battere il proprio primato personale. Quarto posto per il grossetano conquistato in 1h04’10” dopo un acceso duello, e grande volata finale allo sprint, con Ahmed El Mazoury che dunque finisce quinto in classifica con il medesimo tempo.

“Ho fatto quello che potevo, le gambe c’erano e stavo bene – conferma La Rosa – però si è capito subito che non sarebbe stata giornata per migliorare il mio primato. Si scivolava, faceva freddo e il vento hanno reso tutto difficile. La volata con Ahmed è stata intensa, già iniziata nell’Arena poi appena usciti ho cambiato passo e siamo arrivati insieme fino al traguardo spingendo al massimo entrambi”.

Tra le donne vittoria per Mary Njoki Wanjiku (Tropheo) in 1h12’27” che si supera e fissa il suo nuovo primato personale. Bruciato il precedente di 1h14’14” del marzo scorso. Sempre Kenya per la seconda classificata Janet Cheruto Masai che taglia il traguardo in 1h16’26” non male per essere il debutto ufficiale in una mezza maratona e alla prima esperienza europea, mentre è terza Loah Jepchumba Rotich in 1h16’12”. Prima italiana è la romana Federica Proietti(Calcestruzzi Corradini), quinta in classifica alle spalle dell’ungherese Judit Varga. “Ho corso bene, come pensavo, come volevo che fosse senza risparmiarmi ma anche senza andare in fuori giri, settimana prossima ci sono i campionati italiani di cross e dovrò essere al massimo della forma” ha confermato Federica nel dopogara.

Brutte notizie invece purtroppo per l’azzurra Valeria Straneo che si è ritirata al 17° km: “Già da ieri avvertivo un fastidio dietro la gamba, ho provato con della fisioterapia e sembrava fosse migliorato, purtroppo però già dall’11° km il dolore è divenuto molto più intenso fino al costringere a fermarmi, la speranza è che non sia nulla di grave”.

Insieme alla mezza maratona si è corsa anche la Duomarathon, non competitiva, ma per onor di cronaca la vittoria è andata al team denominato ‘Dueecinquantuno’ che ha chiuso in 1h19’41”. I team classificati sono stati ben 860.

Si chiude così una Giulietta & Romeo Half Marathon da record nei numeri e non purtroppo nei tempi cronometrici finali, obiettivo che rimane ovviamente per la prossima edizione, la decima, già programmata per il 12 febbraio 2017. Ma prima, da non perdere, appuntamento per il 20 Novembre con una nuova edizione della Veronamarathon.

 

Ordine d’arrivo maschile:

 1 BETT BERNARD  RUN TOGETHER.  JF  01:03:01
 2 KALALE ISHMAEL  TROPHEO  PM  01:03:15
 3 KORIR MARK  KENYA  PM  01:03:41
 4 LA ROSA STEFANO  C.S. CARABINIERI SEZ. ATLETICA  SM  01:04:10
 5 EL MAZOURY AHMED  G.A. FIAMME GIALLE  JM  01:04:10
 6 GUERNICHE OMAR  CUS PRO PATRIA MILANO  PM  01:06:31
 7 GUALDI GIOVANNI  CORRINTIME  SM35  01:06:51
 8 CUNEAZ RENE’  CUS PRO PATRIA MILANO  SM  01:07:23
 9 KREVS MITJA  AD KLADIVAR CELJE  SM  01:08:10
 10 MAIYO RODGERS  TROPHEO  SM  01:08:37

 

Ordine d’arrivo femminile:

 1 WANJIKU MARY NJOKI  TROPHEO  JF  01:12:27
 2 MASAI JANET CHERUTO  TROPHEO  JF  01:16:01
 3 ROTICH LOAH JEPCHUMBA  TROPHEO  PF  01:16:12
 4 VARGA JUDIT  HUNGARY  SM40  01:16:33
 5 PROIETTI FEDERICA  CALCESTRUZZI CORRADINI EXCELS.  SF  01:17:08
 6 PATERLINI VERONICA  C.U.S. PARMA  SF  01:20:17
 7 NEC LAPINOVA KRISTINA  ROCKTECHNIK/TRIAN  PF  01:21:57
 8 CAVALLINI DENISE  G.S. LAMMARI  SF35  01:22:15
 9 RENSO CHIARA  ATL.VICENTINA  PF  01:22:44
 10 CORDERO GARCIA ANISLEIDY  LIBERTAS VALLESABBIA  SF  01:23:43

 

Ordine d’arrivo Duomarathon:

 1  1  1  961  DUEECINQUANTUNO  01:19:41  01:19:40
 2  2  2  256  GIANNI&EZIO  01:20:55  01:19:44
 3  3  3  962  INANI  01:21:31  01:21:29
 4  4  4  789  MINERVINO&GIULIA  01:22:49  01:22:38
 5  5  5  272  ALEELI  01:29:28  01:25:27
 6  6  6  166  PASETTO/CORDIBELLA  01:30:02  01:29:55
 7  7  7  500  WE ARE PINO  01:32:29  01:30:18
 8  8  8  80  ORANGE SOX A  01:33:24  01:29:04
 9  9  9  603  TEAM SPRITZ LC  01:34:00  01:32:11
 10  10  10  565  ATLETICA ALTO GARDA E LEDRO  01:34:06  01:33:0

 

(tratto da www.podisti.net, domenica 14 febbraio
)

(Ri)Partiamo da Luino per una nuova stagione di volley

(sabato 12 febbraio)
Inizia questo pomeriggio l’n-esima (nooo … si tratta solo del 7° anno con arbitro ufficiale PGS – 14^ stagione per le statistiche!!) sottorete.
Come mi accade negli ultimi anni, anche quest’anno inizio proponendomi una sfida, un “banco di prova”: categoria under 16. Dove le dinamiche di gioco ambo le parti cominciano a rilevarsi, fare la differenza, come i punti incassati al termine !. Di fronte, le padrone di casa del Luino Volley che ospitano la squadra bustocca di San Filippo (le cui ragazze, mi dirà poi l’allenatore, sono al primo anno di u16).
Sin dal riscaldamento le due formazioni sfoggiano un gioco essenzialmente pulito (a tutto svantaggio del direttore di gara: nell’articolarsi della gara infatti intervengo con il mio fischietto fucsia poche volte, naturalmente in base a ciò che vedevo, bruciando i due bonus di “palla contesa” che mi concedo per partita !!)  poco falloso, quasi ad anticipare ciò che si vedrà nelle due ore di gioco successive.
‘Vi lascio giocare, ma ricordatevi che .. io ci sono per il rispetto delle regole ! …’ – questo è il motto imperativo che ormai è consuetudine (ma non solo io !!) che mi porto nel momento in cui salo sul seggiolone.
Dopo una prima e intensa fase di studio fra le due formazioni, benché la squadra di casa rimanga davanti per buona parte del primo parziale (5-3, 14-9, 15-10, 19-16), le ospiti “vengono fuori” sul finale quando capitalizza un buon turno in battuta, condito anche da preziosi aces (20.-25 da 19.-16).
Quel che non ti aspetti !!
Con Luino che ha incassato il colpo si torna in campo per il secondo set: il sestetto locale con un gioco ad ampio respiro ma non asfissiante capitalizza un buon break (7-0) ipotecando il parziale dal momento che le ragazze di San Filippo accusano il colpo benché il set sia solo cominciato, complici pure diversi errori in battuta … che fanno fare il passo della formica ….(25-16).
Col terzo periodo sale vistosamente in ambo i sestetti la tensione unitamente alla paura di sbagliare che procedono a braccetto; fino all’inizio della 2^ rotazione (10-10) quando le locali mettono la freccia e progressivamente allungano (12-11, 16-14) ma solo sul finale il capitano di Luino capitalizza un buon gap (24-20) per il finale 25.-21.
Il rientro in campo per il quarto set denota, nel suo sviluppo, un Luino che dà idea di “sedersi” (0-2), anche se poi si registrano parecchi errori in battuta da ambo le parti. Più determinata ma “tenuta” serena, la squadra di San Filippo capitalizza un buon break sul finire della prima rotazione (7-13 da 6-8). La panchina di Luino richiama le ragazze a trovare la concentrazione necessaria ma San Filippo scava una .. voragine (10-21 da 9-18). Al cambio palla la squadra di casa cerca di ricolmare il distacco (+5) ma oramai a San Filippo non rimane che chiudere nonostante ancora gli errori al servizio non si sprechino (19-25).
Si va così al tie-break con Luino che prende subito il largo (4-0, e pi 8-1), dimostrando un gioco ordinato ma a tutto campo ; da qui le ospiti ritrovano vigore e letteralmente coesione di squadra: riavvicinando Luino (8-7) e rimanendo poi aggrappate al parziale; quando per Luino Volley pareva fatta ((13-12) imponendosi ai vantaggi (14-16).

Metti una sera alla tivvù, al Festival di Sanremo …

(giovedì 11 febbraio)

Non sono solito soffermarmi “solo” sulla televisione la sera, non mi piace di tempra passare così le ore serali ma …

m Ezio_BossoIeri ne valeva la pena sì soffermarsi un momento. Il motivo ? Richiamato dal televisore in sala, dove mio padre stava guardando la puntata del Festival di Sanremo, inquadrato c’era una persona – certamente non la conosco per chi sia; intervistato dal conduttore Carlo Conti costui si dimenava, talvolta accentuando grossolanamente i movimenti quasi fossero spasmi … Non capivo si trattasse di “finzione o realtà”: ‘Sarà una delle solite caricature – ?? -per fare audience (in effetti non sentivo l’audio, quindi non avevo idea del contesto !!, della persona che era lì davanti a tutti) pensavo, e al tempo stesso ‘… che pessimo modo per far crescere gli ascolti ! …’. Non mi perdo una parte successiva dell’intervista … Prendo consapevolezza che non si tratta di “uno qualunque” …

Mi allontano, torno ai miei lavori sul pc; poi sento partire una dolce melodia al pianoforte. Mi riaffaccio in salotto .. ed è lì,  lui !!
Un’esecuzione che gli addetti al settore definirebbero “estasiante” .. “celestiale”: le dita del musicista che scorrono sui tasti bianchi e neri del piano e lui che, quasi estasiato da ciò che sente (o da ciò che legge sul pentagramma della memoria), conduce l’esecuzione quasi “assorto” senza nemmeno guardare la tastiera … Potere della musica !! Infine, dopo le tante cose dette in precedenza nell’intervista, pillole grtuite di vita (‘… la musica siamo noi, … la musica è una fortuna che condividiamo …; ci insegna cose più importanti, che esistiamo … la musica è una fortuna … è la nostra vera terapia …) questo personaggio, Ezio Bosso, M° musicista costretto in carrozzella e ammalato di SLA, che poi scopro essere di fama internazionale (ha curato anche le musiche dei film di un certo Salvatores, o Salvadore) conclude: la musica come la vita si può fare solo in un modo, insieme ! …‘; e parte la standing ovation di tutto l’auditorium.

Ebbene, questa è stata una lezione di vita un pò per tutti, volenterosi, svogliati, ….
Ma la lezione che trapela non rimane là perché la si è sentita alla tivù .. E’ una trasposizione bella e buona di quello che può fare la musica in ognuno di noi, me o te, bello o buono, brutto o cattivo, se la si vive .. più da vicino !
Dopo tanti paradigmi di film (mi viene ad esempio in mente ‘August Rush – La musica nel cuore) una pagina ‘vissuta’, nuda e cruda di quello che la musica .. può (s)muovere … fare: portare a vivere ‘un’altra dimensione’, ad aprirsi al vivere, a capire che esiste un ragione per cui non si può .. mollare.
Anch’io potrei testimoniare ‘il gioco’ della musica sulla persona, quindi che ha avuto per me. Da diversi anni faccio parte di una corale di appassionati di musica (proponiamo un repertorio che spazia dal sacro al profano arrivando a testi più “attuali”), e insieme cerchiamo di continuare questa avventura …. Come succede in tutte le avventure, forse ero un pò insicuro all’inizio, fra le tante difficoltà che si possono incontrare, ma ricordo che l’attaccamento è stato quasi istantaneo. Pian piano mi sono calato in una nuova dimensione … “La Musica di Dio”,sulle orme anche del repertorio stesso che il maestro ci proponeva; parallelamente ai semplici incontri del martedì per provare insieme, anche a casa cresceva il mio interesse per questo genere di musiche, ascoltando e riascoltando nastri, cd ….
Non vorrei dilungarm
i anche perché poi finirei per divenire noioso, comunque Onore a questo musicista che Carlo Conti ha voluto portare in televisione, a Sanremo e condivido appieno la sua frase finale.

Del Monte Finali di Coppa Italia – Volley Land 2016


(martedì 9 febbraio)

La magia di Del Monte Volley Land strega il Mediolanum Forum

Le emozioni della grande pallavolo e l’entusiasmo infinito degli appassionati: questo il magico mix che ha animato il fine settimana al Mediolanum Forum di Assago, dove più di 22.000 spettatori hanno assistito tra sabato 6 e domenica 7 febbraio all’undicesima edizione di Del Monte Volley Land, la grande festa del volley organizzata dalla Lega Pallavolo Serie A in collaborazione con il Comitato Regionale della Lombardia e il Comitato Provinciale di Milano della Federazione Italiana Pallavolo. L’evento non si svolgeva da 7 anni e mancava da Milano dal 2008: la lunga attesa è stata però ripagata da un successo straordinario in termini di pubblico e di partecipazione emotiva.

Sul piano agonistico, lo scatenato ma correttissimo pubblico del Forum ha potuto assistere a un susseguirsi di avvincenti battaglie: la Del Monte Coppa Italia SuperLega alla fine è finita nella bacheca della DHL Modena, che nella finalissima ha superato la Diatec Trentino con il punteggio di 3-0 (25-19, 25-22, 25-13) grazie anche alle prove strepitose di Earvin Ngapeth e Luca Vettori, eletto MVP della final four. Nelle semifinali del sabato Trento si era aggiudicata la lunga battaglia con la Lube Banca Marche Civitanova imponendosi per 3-2 (25-19, 17-25, 25-22, 25-27, 15-11), mentre Modena aveva avuto la meglio in rimonta sulla Sir Safety Conad Perugia per 3-1 (20-25, 25-16, 25-22, 25-22). Ad aggiudicarsi la Del Monte Coppa Italia Serie A2 è stata la Tonno Callipo Vibo Valentia, vittoriosa sempre per 3-2 (25-21, 20-25, 25-21, 23-25, 15-12) sulla Globo Banca Popolare del Frusinate Sora. Infine la “chicca” della tarda serata di sabato: la partita di Master Group Sport Volley Cup femminile tra Club Italia e Metalleghe Sanitars Montichiari, vinta dalle azzurrine con un altro spettacolare 3-2 (25-21, 21-25, 25-21, 23-25, 15-10).

Da sempre però Volley Land è anche sinonimo di gioco, divertimento e promozione della pallavolo, e in questo senso l’evento è stato ancora più travolgente: migliaia di persone hanno visitato tra sabato e domenica la Volley Gallery al secondo piano del Mediolanum Forum, che ospitava gli stand di tutte le squadre di SuperLega e degli sponsor della manifestazione. Eccezionale la risposta degli appassionati alle attività organizzate dallo stand della Federazione Italiana Pallavolo, dove è stato presentato ilprogetto S3 per sviluppare il volley nelle scuole, con un testimonial d’eccezione come Andrea “Lucky” Lucchetta. La massima affluenza si è registrata domenica mattina in coincidenza con la presenza delle ragazze del Club Italia, che hanno firmato autografi, posato per le foto insieme alle loro sagome a grandezza naturale, e anche partecipato a un’estemporanea esibizione di Sitting Volley con la giocatrice della Nazionale Nadia Bala.

Il piano inferiore dell’impianto di Assago è stato invece interamente dedicato alla Fun Area, con giochi e tornei per tutti: complessivamente quasi 2000 giovani (e meno giovani) pallavolisti hanno partecipato alle attività curate dal Comitato Provinciale di Milano della FIPAV. I tornei Under 13, Under 16 e Over 16, in particolare, hanno coinvolto 430 giocatori nella giornata di sabato e 680 in quella di domenica, mentre per il progetto “Gioca e impara col campione” ben 880 atleti in erba – 330 il sabato e 550 la domenica – hanno potuto divertirsi con i giocatori delle squadre di SuperLega, A1 femminile e A2 maschile. Grande successo anche per il corso dirigenti e il corso allenatori (con un relatore d’eccezione come il CT della Nazionale femminile Marco Bonitta) organizzati dalla FIPAV Lombardia: entrambi sono andati rapidamente esauriti per un totale di 240 partecipanti.

Di grande rilievo il successo mediatico dell’evento, grazie alle tante iniziative social su Facebook e Instagram e agli oltre 140 giornalisti e fotografi presenti in rappresentanza di testate cartacee e online, radio e tv; in particolare la Rai ha coperto la manifestazione con un salotto a bordo campo attivo per tutto il weekend e con il collegamento in diretta della trasmissione “Dribbling” su Rai Due.

La complessa macchina organizzativa ha funzionato alla perfezione grazie all’impegno e alla passione degli oltre 150 volontari che hanno collaborato in tutti i settori, confermando ancora una volta l’importanza dell’esperienza maturata dalla FIPAV nell’organizzazione di eventi nazionali e internazionali. Il presidente del Comitato Regionale, Adriano Pucci Mossotti, è stato premiato con una targa celebrativa dalla Lega Pallavolo Serie A prima della finalissima di Coppa Italia.

(tratto da www.lombardia.federvolley.it)