Giubileo e conversione

(venerdì 1 gennaio 2016)

Il termine conversione viene spesso riferito in modo prioritario o esclusivo al passaggio dal peccato alla grazia, dall’incredulità alla fede, dalla indifferenza alla pratica religiosa. Questo uso è unilaterale e non corrisponde al reale sviluppo della vita spirituale. Di fatto la conversione diventa sempre più urgente man mano che la storia procede e che le persone crescono nella loro dimensione spirituale.
Anche la specie umana è in progresso e ad ogni svolta culturale crescono le esigenze della vita comunitaria. Le conoscenze si accumulano e le capacità operative crescono in modo esponenziale. Di conseguenza crescono l’urgenza della collaborazione, la profondità della sintonia tra le persone, tra i gruppi sociali, tra i popoli e la necessità di cambianti personali. Ad ogni passo compiuto sono necessarie nuove qualità spirituali come l’attenzione dell’ascolto, la sincerità dell’accoglienza e il coinvolgimento della condivisione. Più la società si sviluppa più sono necessarie collaborazione, convergenza di intenti e relazioni profonde: una sapienza cumulativa deve trasmettersi da una generazione all’altra. Per questo più passa il tempo più le conversioni diventano ampie e urgenti.
Vi è poi un secondo aspetto della conversione. la riparazione del male. Più passa il tempo più appaiono le conseguenze degli errori commessi negli anni e nei secoli scorsi, che richiedono cambiamenti di stile e novità di vita.

 

(tratto da La Domenica – periodico religioso, domenica 27 dicembre)

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