Una riflessione per il mese di ottobre

“Chi contempla Gesù, senza ricorrere a suggestioni di fuga dal mondo, senza
accarezzare evasioni dal terribile quotidiano, senza rinchiudersi a giocare il
solitario di una spiritualità narcisista, ma anzi lasciandosi trascinare da
una incontenibile voglia di annunciare il Regno, diventa necessariamente
“contemplattivo”.
Avete sentito bene: “contemplattivo”, con la consonante raddoppiata.
Sì perché l’urto del contatto esperenziale con Gesù provoca prima o poi uno
squarcio nella nostra vita.
Preghiera e azione, cioè, si coniugheranno a tal punto in voi e faranno tanta
sintesi armonica, che la nostra vita sarà la dimostrazione vivente di come
amare Dio non significa diffidare dal mondo. E gli farete compagnia.
Un’altra cosa voglio dirvi: contemplare non è facile.
E’ come ingaggiare una lotta con Dio.
Vi ricordate quella notte trascorsa da Giacobbe nella estenuante e misteriosa
battaglia, che si risolse solo all’alba, e lo lasciò claudicante per sempre ?
Ecco, contemplare significa in un certo senso combattere con Dio. Di notte.
In uno sconvolgente “a tu per tu”.
Quasi per strappargli il segreto della felicità. Quella felicità che inseguiamo
tutta una vita. Vi auguro, allora, che vi lasciate sedurre da questa voglia di
lottare con Dio. E che all’alba, dopo la battaglia notturna, vi ritroviate con
le ossa rotte.
Come Giacobbe, appunto.”

 

don Tonino Bello

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