SEO, Cinque problemi tipici per gli addetti ai lavori

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L’articolo di oggi prende liberamente spunto e ispirazione da un contenuto estremamente interessante apparso sul blog di Moz, nel corso dell’appuntamento settimanale della “Lavagna del Venerdì”.

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Ripresentiamo questo contenuto in quanto si affronta in maniera diretta e operativa problematiche comuni a chi quotidianamente ha a che fare con clienti e progetti legati all’affascinante e ostico mondo della SEO.

Vengono riproposti problemi e questioni che sfido chiunque abbia a che fare con progetti da mettere su e clienti “da far salire” non si sia mai posto almeno una volta nel corso del proprio percorso personale.

 

Quante volte ci siamo chiesti il perchè, nonostante il nostro operato e i nostri sforzi, proprio non si riesce a scalare le Serp e quel competitors invece è sempre lì a farla da padrone?

Una frustrazione che ci pervade, sopratutto quando ci facciamo in quattro per adoperare tutti quegli interventi volti a ottimizzare strutturalmente e on page il nostro sito, mentre magari analizzando i nostri competitors riscontriamo addirittura errori a livello di ottimizzazione.

1) Ottimizzazione Onpage, non può far tutto da sola

Perchè accade questo? Possibile che quanto fatto non serve a nulla? Sfatiamo subito false e facili conclusione, l’ottimizzazione on page è, resta, e resterà fondamentale, per ogni progetto SEO degno di essere considerato tale, semplicemente… può non bastare.

La buona riuscita di un sito in termini di posizionamento organico è un mix di fattori, che utilizzati e sfruttati a dovere possono produrre risultati sorprendenti e durevoli nel tempo. D’accordo, i nostri avversari peccano in fatto di ottimizzazione on page, ma se andiamo in profondità e riscontriamo magari un profilo backlink corposo e qualitativamente elevato, una user experience in grado di spingere giù il bounce rate, social signals a gogo, infondo di cosa ci meravigliamo?

Di contro, studi dettagliati, hanno dimostrato come ad esempio ottimizzazioni on page sui cosiddetti “siti autorevoli” ad alto trust ed engagement hanno fatto realmente miracoli in termini di pattern keyword posizionati.

La questione è estremamente complessa, ed i fattori in gioco sono tanti. Assodato per molti, non di certo per tutti.

2) Profilo backlink, non tutto è oro quel che luccica

Altra cosa che spesso ci fa sbattere la testa contro un muro è quella di notare come un competitors che primeggia per Serp di nostro interesse abbia un profilo backlink degno della SEO primordiale, dove largheggiano siti di article marketing e directory. Ora, appurato che anche in questo caso i fattori che entrano in gioco sono molteplici, non possiamo basarci al 100% sui report backlink forniti dai principali tools (es. Ahrefs.com) in quanto possiamo trovarci di fronte a competitors che magari ad un certo punto hanno proceduto ad effettuare un disavow per i loro link di rimando.

3) Keyword…ballerine

Altra patata bollente, riguarda l’aleatorietà dei posizionamenti per determinate keyword dove è in atto la nostra strategia. Quante volte ci è capitato, monitorando le nostre keyword di assistere a squilibri e scossoni anche importanti sulle Serp?

Un aspetto complicato e sopratutto difficile da spiegare ai clienti, ma cui dobbiamo necessariamente confrontarci ed avere a che fare.

Che Google mischi le carte in tavola sempre più spesso questo è ben che appurato, così come è altrettanto vero che la competizione si è fatta agguerrita e molto probabilmente più di un portale merita di stare in prima pagina per determinate keyword di riferimento.

Lo scorso mese di Gennaio, anticipando di gran lunga il fenomeno, Ivano Di Biasi ha scritto un post dettagliato e interessante sulla questione, vi consigliamo di leggerlo per trarre spunti ed elementi da tenere a mente.

Curate la user experience, generate segnali sociali, create autorità, e aldilà di tutto, per misurare gli effetti della vostra strategia SEO in termini di risultati raggiunti, considerate periodi di tempo ragionevoli per stimare i posizionamenti raggiunti per gruppi di keyword e quantificate il tutto in termini di aumento di traffico profilato raggiunto. Stare a sindacare su “dove si trova quella keyword” ogni quindici giorni oramai lascia il tempo che trova.

4) SEO, non una scienza esatta (eh beh…)

 

Quando ci ritroviamo a elaborare una strategia SEO, magari concordando il tutto con il cliente e il gruppo di lavoro, è fortemente difficile controllare e prevedere in maniera scientifica i risultati potenzialmente raggiungibili.

Ora, se da un lato non c’è bisogno di dire che va concentrato l’aspetto sui benefici che può apportare la SEO, per ottimizzare e “limitare i danni” raccomandiamo di studiare e conoscere approfonditamente il nostro pubblico di riferimento, mappando dettagliatamente bisogni ed esigenze e studiando prodotti multimediali specificamente per loro.

L’analisi SEM, la scelta delle keyword correlate e raffrontate matematicamente per indici KEI e KAI rappresenta un buon punto di partenza e offre ragioni concrete per “convincere” chi deve investire in SEO.

Non limitiamoci inoltre ad un solo scenario e sopratutto arricchiamo con casi studio di successo che possano avvalorare la nostra strategia di posizionamento organico.

5) Grandi brand, affiliamo le armi

E della questione “grandi portali” ne vogliamo parlare? Sempre più spesso ci accorgiamo come, laddove sussistono siti grandi, conosciuti e autorevoli, Google tende inesorabilmente a farli primeggiare nelle Serp di riferimento. Cosa fare in tal senso?

Beh, se ci ritroviamo a dover fronteggiare in Serp dove la fanno da padrone i grandi marchi, la prima cosa da fare è non spaventarsi e armarsi di tempo e pazienza (sotto questo aspetto fare un bel discorso preventivo al cliente non basta), lavorando su più fronti.

La strategia SEO in questo senso si fa gioco forza più aggressiva, non solo a livello di ottimizzazione e contenuti, che dovranno essere in grado di matchare perfettamente richieste e bisogni specifici degli utenti, ma anche a sopratutto Off page, dove dovrete mettere in campo risorse squisitamente di marketing e digital PR volti a incrementare la vostra Brand awareness e authority, generare segnali sociali e far si che sul web “si parla di noi”. Una buona dose di link nel tempo, poi, di certo non guasta.

Abbiamo visto alcuni aspetti che sempre più spesso accomunano gli operatori del settori, elementi che non fanno altro che confermare e avvalorare l’aspetto di come fare SEO sia diventato fortemente ostico, difficile, complesso e variegato a livello di competenze.

Fare SEO vuol dire fare un grosso investimento in termini di risorse ed energie, ma infondo cosa c’è di più bello e appagante delle sfide difficili? :-)

 

(Tratto da www.seoingenui.it, 18 maggio)

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