Presolana Kilometer: il racconto del mio chilometro verticale

(Lunedì 28 luglio)
Cos’è il chilometro verticale? Una nuova specialità dell’atletica leggera, una gara di sola salita in cui bisogna compiere mille metri di dislivello, spesso con una pendenza media attorno al 30%, infatti la lunghezza del percorso non supera mai i 4 chilometri…
La mia prima esperienza di km verticale è stata nel 2012 al Cornizzolo Vertical; fu l’occasione di stringere amicizia con l’organizzatore Michele Cecotti di Affari&Sport e per la cronaca giunsi terzo, ben lontano dal vincitore Marco De Gasperi.
Poi da allora tante gare, alcuni risultati importanti e qualche buco nell’acqua, come tutti, ma nessuna occasione di correre ancora questo tipo di salita, invece adatta a specialisti della montagna.
Al Campionato italiano del km verticale arrivo con una buona condizione fisica, galvanizzato dalla convocazione ai Mondiali di lunghe distanze che si svolgeranno a metà agosto negli Stati Uniti, in Colorado.
Colere si presenta nuvolosa, dopo una notte di pioggia, e quando si parte abbiamo di fronte poco più di 3 km di pista nera, una salita su prato che d’inverno immagino sia il terreno ideale per sciatori spericolati.
Si parte e resto un po’ nella calca come sempre, mi prendo qualche rischio ma la pista è larga e risalgo posizioni importanti fino ad agguantare il gruppo di testa. Siamo in sei: De Gasperi e Baldaccini a fare l’andatura, Cagnati e Manzi nella loro scia mentre io e Zanaboni chiudiamo il gruppo. In questa gara non ci si guarda indietro, e tanto meno in giro; si può vedere solo a pochi metri dai propri piedi per la pendenza del tracciato e io mi concentro su dove mettere i piedi. Mi sento bene e provo ad affiancare alcuni dei miei compagni di fatica, penso che il podio non sia impossibile oggi perché siamo tutti molto vicini. Il gruppo si allunga sensibilmente e io resto incollato a Marco De Gasperi della Forestale. Siamo rimasti noi due e a circa tre quarti di gara lui cambia passo e prova a camminare veloce su un tratto non corribile per la pendenza. Io di istinto gli cammino dietro, ma quando mi accorgo che posso riprendere a correre mi trovo con stupore in testa alla gara. Non manca poi molto, anche se le gambe sono vicine all’esaurimento delle forze e il mio respiro è alla massima frequenza. Inizia un pioggerellina fitta e si sente il freddo dei 2000 metri di quota, incontro i miei amici Stefano e Valerio che mi fanno un tifo da stadio e per un attimo penso: “o vinco oggi il titolo italiano, o non lo vinco mai più…”. E’ in questo “mai più” che trovo ancora energia e la paura di non avere un’altra occasione che da sempre mi accompagna. Vinco e in un attimo arrivano allo chalet gli altri atleti più quotati, sei atleti in 1 minuto!
Mi viene comunicato che l’antidoping verrà fatto al primo e al terzo, uomini e donne. Per me è una novità e questa sorpresa dà più sapore alla vittoria; vengo scortato fino al fuoristrada per scendere a Colere, poi inizia la procedura per la raccolta sterile delle urine…ma come potete immaginare non è facile urinare dopo uno sforzo così intenso e con il medico che mi guarda a distanza ravvicinata mentre riempio il barattolo. Con un po’ di imbarazzo il medico si giustifica dicendo che deve controllare che non abbia un pene finto nascosto in mezzo alle gambe, dato che in atletica ci sono stati dei precedenti!
Archiviata anche questa si può finalmente festeggiare; Gabriele, Mario e Gigio della Cambiaso Risso hanno faticato come me in gara mentre la mia ragazza Anna ha patito la pioggia e il freddo,le vertigini della seggiovia e l’attesa per l’antidoping…Quando la giornata sembra finita, con un successo inaspettato e importante nella mia vita sportiva, ceno con Anna e poi ci mettiamo in viaggio per il ritorno. Ma sui tornanti al buio che portano al passo della Presolana, , troviamo un camion enorme quasi incastrato in un ripido tornante. Il camionista è disperato, scende e risale per capire come fare manovra. Penso a chissà da quante ore si sia messo in viaggio, quanti chilometri lo separano dalla destinazione; probabilmente quella è la vera fatica di un lavoro spesso precario e sottopagato, senza gratificazioni.
(di Tommaso Vaccina)

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