La montagna parlerà tedesco

Accordo tra la Provincia di Bolzano e il governo. l’italiano sparirà da 135 toponimi. Ma per i falchi della Volkspartei è ancora poco

Vi piace l’Alto Adige, con i suoi paesaggi incantati e le camminate tra i monti in stile Heidi? Fate attenzione, perché a breve potreste vedere cancellati i luoghi a cui siete più affezionati. Forcella del Santo? Zac, tagliato. Monte Sant’Anna? Via, non esiste più. Malga Zirago? Stop. E così per la Forcella di Vallunga, la Croda Nera, la Forcella Mezdì e altri centotrenta nomi di cime, malghe e posti da favola. Potere della politica, dove basta una stretta di mano per cancellare in un amen i posti del cuore, i suoi simboli, i ricordi di una vacanza. 

La stretta di mano, che al momento doveva restare segreta, è quella tra il ministro agli Affari regionali Graziano Delrio e il governatore altoatesino Luis Durnwalder: nel nome dell’intesa tra Stato ed Alto Adige, ben 135 toponimi italiani sono stati sacrificati (o meglio dire, cancellati) e di loro non rimarrà più alcuna traccia sui cartelli, che conterranno solo i nomi tedeschi.

La vicenda è molto più complessa di quanto si potrebbe pensare, e prende avvio agli inizi del Novecento, quando lo storico Ettore Tolomei fu incaricato di tradurre in italiano tutti i nomi tedeschi dell’Alto Adige: si mise di buzzo buono, e arrivò a quota 16.735. Da allora, tra furiose polemiche, l’Alto Adige divenne la terra del doppio nome, e guai a chiamare un toponimo con il suo nome italiano se sei di madrelingua tedesca, e viceversa. Siccome la “guerra dei nomi” non poteva durare in eterno, tre anni fa Durnwalder e l’allora ministro Raffaele Fitto iniziarono a incontrarsi (o meglio, a scontrarsi) per decidere quante di quelle denominazioni italiane fossero veramente “in uso”.

Alla fine, la lente d’ingrandimento ha messo nel mirino 135 toponimi che a breve saranno cancellati,
mentre su altri dieci l’accordo non è stato trovato: tra questi c’è l’Alta vetta della Vetta d’Italia (che i sudtirolesi vorrebbero chiamare solo Lausitzer Weg), Malga Sasso (Steinalmen nella dizione tedesca) e soprattutto Durna in Selva, che non è forse la località più conosciuta dai turisti italiani, ma che ha un significato simbolico per il governatore Durnwalder, visto che la denominazione tedesca è proprio Durnwald.

L’intesa, come detto, doveva rimanere segreta perché in Alto Adige l’argomento toponimi è forse il più delicato in assoluto. Già nel 2009 c’era stato un primo blitz, confezionato in gran silenzio dall’Alpenverein (il Cai di lingua tedesca) che aveva piazzato nei boschi altoatesini ben sessantamila cartelli segnavia quasi tutti solo in tedesco, fregandosene che i fondi per quei cartelli arrivassero da Bruxelles e anche da Roma, per via del progetto europeo Obiettivo 2. Risultato? Centinaia di telefonate al Cai da parte di turisti infuriati, che non trovavano più i “loro” cartelli.
Il bello è che Luis Durnwalder è stato messo in croce dai falchi della Volkspartei perché quei 135 toponimi italiani cancellati erano stati considerati un’inezia: e così, armati di pennarello, avevano iniziato a segnare decine e decine di nomi italiani da sfrondare, rischiando di far saltare l’intesa col governo. Ma l’intesa, in realtà, a Bolzano piace davvero a pochi, se è vero che sia il Pd locale che il Pdl altoatesino masticano bocconi amari, sebbene a denti stretti. Basta sentire Daniela Rossi, vicesegretaria del Pd: «Abbiamo fatto una pessima figura. Questa intesa non è mai stata discussa tra di noi». Dello stesso avviso Enrico Lillo, braccio destro della pasionaria del Pdl (nonché sottosegretario) Michaela Biancofiore: «Incontri carbonari della Svp, il solito via vai sulla testa dei cittadini di lingua italiana».

(La Repubblica, 26 agosto 2013)

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